Prosegue l’attività di contrasto dei reati predatori in danno di esercizi commerciali condotta dalla Polizia di Stato nel capoluogo piemontese.
Gli operatori della Volante del Commissariato di P.S. Centro hanno arrestato, in flagranza di reato, un cittadino italiano di 40 anni che, poco dopo la mezzanotte, utilizzando un tombino prelevato dal manto stradale, aveva infranto la vetrata di un’attività commerciale di corso Vittorio Emanuele II, nei pressi della stazione Porta Nuova.
L’uomo stava cercando di fuggire con 15 bottiglie di superalcolici per le vie del quartiere San Salvario, quando è stato intercettato dai poliziotti che, avendo sentito l’allarme, si sono recati con tempestività sul posto.
Gli Agenti sono riusciti così a fermare il fuggitivo e a recuperare l’intera refurtiva e consegnarla, la notte stessa, al titolare dell’attività.
Il quarantenne è stato tratto in arresto per tentato furto aggravato e in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso nei suoi confronti dall’Autorità Giudiziaria di Bologna.
Il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari; pertanto, vige la presunzione di non colpevolezza a favore dell’indagato, sino alla sentenza definitiva.



La presentazione a Susa del libro sul giovane missino Ramelli massacrato di botte che gli hanno procurato la morte, ha suscitato polemiche aspre e presidi antifascisti che hanno portato la polizia a presidiare, a sua volta, la biblioteca di Susa. Forse è stato un misto di antifascismo e di No Tav a creare la miscela della intolleranza. Culicchia non è certo un autore con simpatie fasciste; ha scritto anche l’esaltazione del cugino brigatista rosso Walter Alasia pluriomicida. Adesso racconta la storia Ramelli vittima della furia degli anni di piombo e dell’odio politico, quando si riteneva che uccidere un fascista non fosse reato. Non so se Culicchia abbia saputo storicizzare quell’evento drammatico, ma non credo che il suo libro sia meramente apologetico. La mobilitazione a Susa appare del tutto immotivata. Forse Culicchia non doveva farsi presentare dall’assessore della destra radicale Marrone, ma scegliere uno storico o almeno un giornalista con cui interloquire. Che la presentazione si sia svolta perché la polizia lo ha consentito, è un fatto che induce alla tristezza perché il clima politico sta precipitando nell’estremismo illiberale che non ammette il pluralismo delle idee. In realtà la mancanza di pluralismo, specie su fatti legati al passato, fa pensare al fascismo, non all’antifascismo. La figura di Ramelli va rispettata da tutti perché è stato vittima della violenza. Chi la pensa in modo diverso, recupera visioni politiche nefaste che speravamo fossero solo il ricordo di un passato da guerra civile che faticosamente venne superato.