Cura del territorio, riduzione dell’impatto ambientale e responsabilità verso la collettività sono i principi che ispirano il nuovo progetto di volontariato aziendale attivato in queste ultime settimane dall’azienda torinese UOMOeAMBIENTE.
Consapevole che la sostenibilità non può limitarsi alle parole, ma richiede azioni concrete e la responsabilità condivisa, la Società Benefit e B Corp, che da oltre venti anni accompagna le aziende verso un modello di progresso sostenibile, ha deciso di aderire all’iniziativa dal titolo “Torino spazio pubblico”, con un nuovo progetto di volontariato aziendale, avviato dal Comune di Torino nel 2012. Questo progetto è basato sul principio di sussidiarietà che coinvolge tutti i cittadini desiderosi di prendersi cura del verde e delle aree pubbliche della città, offrendo loro l’opportunità di collaborare fianco a fianco con l’amministrazione comunale, contribuendo a rendere la città più verde e vivibile per chi la abita e la visita.
Con l’adesione dell’azienda al progetto, un primo gruppo di collaboratori ha scelto di dedicare parte del proprio tempo perun intervento di ripristino e cura di un tratto della pista ciclabile di Corso Monte Cucco, a pochi passi dalla sede torinese di UOMOeAMBIENTE. Il personale ha raccolto rifiuti e materiali abbandonati lungo il percorso, restituendo dignità e valore a un’infrastruttura chiave della mobilità sostenibile della città e della comunità locale.
Con questa iniziativa UOMOeAMBIENTE ha concretizzato un importante obiettivo inserito nel proprio bilancio di sostenibilità 2024. L’azienda punta ora a proseguire e ampliare progetti pro bono avviati, includendo attività con un impatto non solo ambientale, ma anche sociale e di governante.
Per i progetti previsti per il 2026 è già partita la raccolta di contatti, disponibilità e proposte , con l’obiettivo di trasformare queste idee in azioni concrete.
Mara Martellotta
Il teatro Valdocco è proprietà dei Salesiani i quali sono liberi – si spera ancora liberi – di accogliere o non accogliere conferenzieri. Il solito professore in quiescenza D’Orsi si lascia andare ad una ennesima, astiosa polemica, come è nel suo stile narcisistico – comunista, contro i Salesiani perché non hanno ospitato una sfilata di faziosi che è difficile mettere insieme in bellicosa falange, mai così compatta ed esclusiva. Barbero, Canfora, Travaglio, Di Battista, Di Cesare (l’amica della brigatista rossa!), Moni Ovadia, Enzo Iacchetti, D’Orsi ed altri attivisti minori non sono dei conferenzieri, ma sono un coro che canta una sola musica, quella del l’antisemitismo, del vetero – comunismo, dell’odio di classe e via discorrendo. La corale dei faziosi non può essere ospitata nella casa di Don Bosco e bene hanno fatto i salesiani a rifiutare la sala. La corale ha mille posti per esibirsi a Torino, ammesso che ci sia ancora un pubblico disposto ad ascoltarli. D’Orsi deve mettersi il cuore in pace, limitandosi a fare il pensionato. Persino le sue letture di Gramsci non meritano particolare attenzione : sono le solite vulgate che uno storico comunista come Spriano non avrebbe degnato di uno sguardo. Basta cultura faziosa. Anzi, va detto che la cultura faziosa non è cultura, ma propaganda: continuano a suonare il piffero di una rivoluzione per nostra fortuna impossibile. Anche per merito della loro alterigia monotona e ripetitiva che ha stancato.





