Export, turismo e vendemmia: per il vino piemontese si prospetta un’ottima annata

La vendemmia 2026 si presenta nei prossimi mesi come un banco di prova importante per il comparto vitivinicolo piemontese, chiamato a confrontarsi con un contesto climatico sempre più complesso e con mercati internazionali in rapida evoluzione. Dopo alcune annate segnate da forti oscillazioni meteorologiche, il settore ha ormai compreso che il cambiamento climatico non rappresenta più un’eccezione, ma una nuova condizione strutturale con cui convivere. In questo scenario il Piemonte, una delle regioni vinicole più prestigiose d’Europa, sembra possedere gli strumenti per trasformare le difficoltà in opportunità.

Le condizioni osservate negli ultimi anni mostrano un progressivo aumento delle temperature medie, una maggiore frequenza di periodi siccitosi durante la stagione estiva e precipitazioni sempre più concentrate in eventi intensi e ravvicinati. Questi fenomeni hanno modificato il ciclo vegetativo della vite, anticipando spesso le fasi di maturazione e costringendo i produttori a ripensare pratiche agronomiche consolidate da decenni. Se il quadro meteorologico del 2026 dovesse confermare le tendenze recenti, è plausibile attendersi una raccolta leggermente anticipata rispetto alle medie storiche e una produzione quantitativamente contenuta ma caratterizzata da un elevato profilo qualitativo. In particolare, i grandi vitigni piemontesi, dal Nebbiolo al Cortese, dall’Arneis alla Barbera, potrebbero beneficiare di una maturazione tecnologica e fenolica particolarmente favorevole, a condizione che le riserve idriche accumulate durante la primavera risultino sufficienti ad affrontare eventuali ondate di calore estive.

Negli ultimi anni le aziende piemontesi hanno investito con crescente convinzione nell’innovazione. Sensori climatici, monitoraggio satellitare dei vigneti, gestione di precisione delle risorse idriche e tecniche agronomiche orientate alla conservazione dell’umidità del terreno stanno diventando strumenti sempre più diffusi. Questo processo di modernizzazione rappresenta una delle principali risposte del settore alle sfide ambientali e testimonia la capacità di adattamento di un comparto che continua a essere tra i più competitivi del panorama nazionale.

Sul piano economico il vino piemontese mantiene una posizione di assoluto rilievo. Il valore della produzione regionale supera ormai il miliardo di euro e una quota significativa delle bottiglie prodotte trova sbocco oltre i confini italiani. Nonostante le incertezze che hanno caratterizzato il commercio mondiale negli ultimi anni, il Piemonte continua a distinguersi per la forte reputazione dei propri marchi territoriali e per la capacità di presidiare i segmenti premium del mercato internazionale. Le denominazioni più prestigiose, come Barolo, Barbaresco, Gavi, Roero e Alta Langa, conservano una forte attrattività presso consumatori e collezionisti, contribuendo a sostenere il valore medio delle esportazioni.

Le prospettive per questa seconda metà 2026 e per il successivo quinquennio indicano una trasformazione profonda del modello di sviluppo. La crescita futura non sarà trainata dall’aumento dei volumi ma dalla valorizzazione della qualità, dell’identità territoriale e della sostenibilità. In molti mercati maturi si osserva infatti una diminuzione dei consumi complessivi di vino, mentre cresce l’interesse verso etichette di fascia alta, produzioni certificate e vini capaci di raccontare una storia legata al territorio di origine. In questo contesto il Piemonte dispone di un vantaggio competitivo difficilmente replicabile, fondato sulla combinazione tra tradizione, paesaggio e notorietà internazionale.

Accanto all’export, un ruolo sempre più determinante viene svolto dal turismo enogastronomico. Negli ultimi anni il Piemonte ha registrato una crescita costante dei flussi turistici, superando i livelli precedenti alla pandemia e consolidando la propria immagine come destinazione d’eccellenza per chi ricerca esperienze autentiche legate al vino e alla cucina. Le colline delle Langhe, del Roero e del Monferrato rappresentano oggi uno dei principali poli dell’enoturismo europeo. Sempre più visitatori scelgono il territorio non soltanto per degustare vini di fama mondiale, ma per vivere un’esperienza completa fatta di paesaggi, cultura, ospitalità e tradizioni gastronomiche.

La partita più bella del mondo. Quando la beneficenza non conosce confini

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Dal 12 al 14 giugno si terrà l’evento benefico a favore di UGI

Protagonisti i bambini, che scenderanno in campo, mentre in cucina gli chef Alciati, Mammoliti, Griffa e Ricci prepareranno una cena di beneficenza.

Ci sono le partite indimenticabili, quelle del cuore e quelle che hanno fatto la storia. Ma una, e solo una, si può definire la “Partita più bella del mondo”. Semplicemente per il fatto che il risultato non conta; non ci sono vincitori e sconfitti, ma solo sorrisi in campo e fuori. 8 squadre diverse per divise ma unite dalla beneficenza, dalla voglia di fare del bene e regalare ad altri la possibilità un giorno di giocarla anche loro la Partita più bella del mondo.

È questa l’idea dietro La partita più bella del mondo, appuntamento che torna dal 12 al 14 giugno a Canale, nel cuneese. Un evento benefico – organizzato da La partita più bella del mondo Aps, insieme a Ugi (Unione Genitori Italiani Odv), Canale Academy, Ente Fiera del Pesco, con le Pro Loco di Canale e di Valpone, il patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Cuneo e del Comune di Canale – che in pochi anni è riuscito a raccogliere l’interesse mediatico di tutta Italia.

La grande novità è che, per la prima volta, a scendere in campo – sabato 13 giugno, al Campo Sportivo Malabaila di Canale (CN) – ci saranno 8 squadre miste, provenienti dai Centri di oncoematologia pediatrica italiani, ma anche olandesi e rumeni: Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, Ospedale Santa Chiara di Pisa, Ospedale Gaslini di Genova, Azienda Ospedale–Università di Padova, AORN Santobono Pausilipon di Napoli, Princess Máxima Center for Pediatric Oncology – Utrecht (Paesi Bassi), due rappresentanze dei pazienti dell’Associazione rumena dell’oncoematologia pediatrica.

Infine domenica 14 giugno alle ore 15,30 il via alla Partita più bella del mondo, che vedrà in campo artisti, istituzioni, personaggi pubblici, musicisti ed ex calciatori, tutti amici di UGI.

LA CENA BENEFICA

L’evento sarà anticipato da un’altra novità: la “La cena più bella del mondo”, organizzata giovedì 11 giugno, alle ore 20,30, al Garden del Lago Fontanafredda di Serralunga d’Alba (CN), con la presenza del resident chef Ugo Alciati, Guido Ristorante, di Michelangelo Mammoliti, La Rei Natura (Serralunga d’Alba), Paolo Griffa, Paolo Griffa al Caffè Nazionale (Aosta) e Antonella Ricci, Ricci Osteria (Milano). Il costo della cena è di 150€ vini inclusi. Per ulteriori informazioni: info@lapartitapiubelladelmondo.org.

IL PREMIO ALTER EGO PIEMONT A LUCIANA LITTIZZETTO, PECCO BAGNAIA, DOMIZIA CASTAGNINI E PAOLA FARINETTI

Durante l’evento verrà consegnato il premio Alter Ego Piemont, realizzato dall’artista Alessandro Piano e istituito in accordo con la Regione Piemonte, per premiare coloro che portano orgogliosamente il Piemonte in Italia e nel mondo.

Quest’anno il premio verrà consegnato domenica 14 giugno alle ore 11 in piazza Italia a Canale (CN), in un talk moderato dallo scrittore Luca Bianchini, a Luciana Littizzetto, volto noto della TV e del programma Che tempo che fa, Pecco Bagnaia(vincitore del campionato di MotoGP nel 2022 e 2023) e a sua moglie Domizia Castagnini, da tempo vicini a Ugi.

Verrà premiata anche Paola Farinetti, produttrice di spettacolo e organizzatrice culturale, durante la serata di beneficenza in programma giovedì 11 giugno, alle ore 20,30, al Garden del Lago Fontanafredda di Serralunga d’Alba (CN).

L’intero ricavato servirà a finanziare l’adozione annuale di un’unità abitativa – da Casa UGI, in corso Unità d’Italia, 70 a Torino – che ospiterà un paziente oncologico pediatrico con la sua famiglia e ne garantirà il sostentamento anche con beni di prima necessità.

Non ho mai immaginato un’evoluzione di questo tipo dell’evento ma, in fondo, l’ho sempre sperato. L’obiettivo, sin dalla prima edizione, era quello di crescere, e con l’edizione di quest’anno – che per la prima volta si apre anche all’estero – posso dire di essere soddisfatto”. Queste sono le parole di Marco Milano, Presidente de La partita più bella del mondo. “Oggi l’appuntamento non è più circoscritto alla partita, ma include anche una cena benefica – naturale prosecuzione di un rapporto di collaborazione già avviato con gli chef – e altri appuntamenti culturali il venerdì, come lo spettacolo di cabaret con Franco Neri”.

Ringrazio tutti gli abitanti di Canale per la sensibilità che dimostrano ogni anno nell’accompagnarci in quest’avventura” ha affermato il presidente di UGI, il professor Enrico Pira. “Dalla prima edizione fino ad oggi, l’evento è cresciuto notevolmente, con un importante ricavato complessivo (tra vendita biglietti, maglie di calciatori all’asta e sponsor) che ha supportato le nostre attività”.

La partita più bella del mondo ha tanti significati. È un momento di incontro, condivisione, ma anche di conferma del percorso di guarigione. Non inteso solo a livello terapeutico, ma anche psicologico, sociale e fisico” ha dichiarato la professoressa Franca Fagioli, Direttore Dipartimento Patologia e Cura del Bambino Ospedale Regina Margherita. “Lo sport è una delle principali modalità di inclusione per i nostri giovani e quest’evento non è solo benefico per il paziente, ma anche per la comunità, che conosce la nostra realtà ospedaliera e può, se lo ritiene opportuno, supportarla”.

Ho scoperto La partita più bella del mondo grazie a Nèttare, il mio progetto editoriale di condivisione e testimonianze autentiche, e subito ho trovando un’affinità con UGI” ha affermato Martina Maccari, madrina dell’evento. “Dare serenità e svago a questi ragazzi attraverso lo sport e la socialità, è il motivo che mi ha spinto a dedicarmi al progetto. Mi porto a casa la luce dei loro occhi. Essere madrina significa donare gioia a chi, purtroppo, l’aveva smarrita”.

Con le squadre in arrivo dai principali Centri di Oncoematologia pediatrica italiani, dai Paesi Bassi e dalla Romania, la cena benefica firmata da alcuni dei nomi più rilevanti dell’alta cucina e il premio Alter Ego Piemont assegnato a figure simbolo del territorio, La partita più bella del mondo compie nel 2026 un salto di scala decisivo. Da Canale, nel cuore del Roero, il progetto diventa una piattaforma nazionale e internazionale di raccolta fondi, ricerca e restituzione sociale. Al centro restano loro: i bambini e i ragazzi che, dopo la malattia, tornano a indossare una maglia, a fare squadra, a correre davanti a una comunità intera. La partita più bella del mondo, alla fine, serve a questo, a trasformare la cura in futuro, la guarigione in presenza, la solidarietà in un gesto concreto capace di arrivare fino alle famiglie accolte da Casa UGI e ai progetti che ogni giorno sostengono i pazienti oncologici pediatrici.

“COSE. Stanze come mondi”

Nell’ottocentesca “Villa Giulia” di Verbania, la “città giardino” sul Lago Maggiore dedica un’importante retrospettiva ad Alessandro Mendini

Dal 16 maggio al 27 settembre

Verbania

Una grandiosa (in tutti sensi) “Poltrona di Paglia”, che mi fa subito venire alla mente le “Big Benches” (“Panchine Giganti” panoramiche, oggi sparse in tutta Italia, la maggior parte in Piemonte), ideate dal designer automobilistico americano Chris Bangle quando insieme alla moglie, nel 2009, si trasferì nelle Langhe di Clavesana e proprio lì creò la sua prima “Panchina Gigante”. La “Panchina n. 1”. Correva l’anno 2010. Non una novità, se si pensa all’enorme “Poltrona di Paglia”, di cui sopra, progettata da Alessandro Mendini, era il 1974 (ben 35 anni prima!), tra i più geniali interpreti del “design” e dell’“architettura” del nostro Novecento, cui la Città di Verbania dedica nell’ottocentesca “Villa Giulia”, sul versante piemontese del Lago Maggiore, una prestigiosa retrospettiva, curata da Loredana Parmesani (con allestimento di Alex Mocika), e visibile da sabato 16 maggio a domenica 27 settembreBen 130 le opere in mostra, tra le più significative della sterminata produzione di Mendini (Milano, 1931 – 2019) e capaci di ripercorrere tutta la sua lunga carriera, dando voce e corpo ad un vasto arco cronologico che scorre dai primi passi nel “Radical Design” milanese degli anni Settanta fino alle più pronunciate “teorie post-moderne”, che ritroviamo anche nella sua collaborazione con l’Azienda “Alessi”, la cosiddetta “Fabbrica dei sogni”, che proprio nel Verbano-Cusio-Ossola (precisamente ad Omegna, dove fu fondata nel 1921 da Giovanni Alessi) ha la sua sede operativa.

Organizzata dal “Comune di Verbania”, in collaborazione con l’“Archivio Alessandro Mendini (Elisa e Fulvia Mendini)”, il Patrocinio di “Regione Piemonte” e “Provincia del Verbano-Cusio- Ossola” (insieme ad altri numerosi Enti ed Istituzioni), la rassegna segue fedelmente un particolare “percorso espositivo” che si snoda lungo un allestimento modulato sulla struttura interna di “Villa Giulia”. In cui s’affiancano, per l’appunto (per dirla con il titolo della stessa mostra), “Cose” che guardano – in un gioco ludico fatto di alta maestria ma anche di sottile ironia e non poca visionarietà – alle “Stanze come mondi”.  Ogni stanza, infatti, é dedicata a un capolavoro di Mendini, scelto in collaborazione con le figlie Fulvia ed Elisa.

In mostra, ci si muove dunque dalla famosa “Poltrona di Paglia” del 1974, progettata per dichiarare quanto il “design” possa essere non solo creazione di “oggetti utili”, ma anche “strumento di provocazione, sensibilizzazione e attivismo sociale”, alla “Poltrona di Proust” del 1978, dedicata allo scrittore francese e a metà tra “Rococò” e “Puntinismo”; dal “Divano K2”  per “A LOT OF Brazil” (importante industria di “design” brasiliana) del 2013 – omaggio ai riferimenti artistici a lui più vicini, quali De ChiricoSavinioCarràKandinskijFuturismo e le avanguardie storiche del tempo – al “Mendinigrafo” del 1985, una sorta di “normografo” o “strumento da disegno” in legno che racchiude i segni e i decori caratterizzanti la sua produzione, fino al “100% Make up” di “Alessi” del 1992, una “Collezione di 100 vasi in porcellana” con il coperchio disegnato da Mendini, ma decorati da altrettanti artisti, architetti e “designer” internazionali. E tant’altro, ancora, di imprevedibile e geniale creatività. Ciascuna opera, inoltre, ci appare accompagnata da disegni, oggetti, dipinti e testi che ne spiegano la genesi e ne sottolineano la collocazione storica e l’importanza estetica.

Sottolinea la curatrice, Loredana Parmesani“In ogni spazio, l’oggetto iconico dà il via a un racconto progettuale ed emozionale che si sviluppa in un percorso fatto di oggetti, disegni, fotografie, scritti che sostengono la peculiarità teorica e formale dell’argomento affrontato. Perché le stanze? Perché le stanze come mondi? Perché le stanze sono state uno dei fili conduttori della sua ricerca. La stanza, a lui così cara, è luogo della riflessione, del riposo, della quiete, del lavoro ma anche il luogo della turbolenza, dell’inquietudine che può divenire anche prigione da cui fuggire grazie all’immaginazione”.

Particolarmente intenso e fecondo anche l’estroso lavoro di “architetto” di Mendini che, insieme al fratello Francesco e con il loro “Atelier”, ha dato vita a innumerevoli progetti in Italia e nel mondo, dalle “Fabbriche Alessi” a Omegna alla “Piscina Olimpionica” di Trieste e alle stazioni della “Metropolitana” a Napoli, fino, in estrema sintesi, al “Museo di Groningen” in Olanda, a un quartiere di Lugano in Svizzera, a un “Palazzo Commerciale” a Lörrach in Germania e, in Corea del Sud, alla “Torre Osservatorio” di Suncheon.

Gianni Milani

“COSE. Stanze come mondi”

Villa Giulia, corso Zanitello 10, Verbania; tel. 0323/503249 o www.viviverbania.it

Dal 16 maggio al 27 settembre

Orari: dal lun. al ven. 10,30/13 e 16/19; sab. e dom. 11/19

Nelle foto: Alessandro Mendini seduto sulla “Poltrona di paglia”, 1974 (Ph. Enrico D. Bona); “Poltrona di Proust”, 1978 (Ph. Carlo Lavoratori); “K2 Amazzonia”, 2013 (“Archivio Alessandro Mendini”); “100% Make Up, Alessi”, 1992 (“Archivio Alessandro Mendini”)

Terna e PoliTo, fino all’8 settembre il bando per “innovazione sistemi per l’energia”

 MASTER DI II LIVELLO 
Iscrizioni aperte fino all’8 settembre per la seconda edizione del Master interamente finanziato da Terna
Al termine del percorso formativo i partecipanti conseguiranno il titolo di Master rilasciato congiuntamente dai Politecnici di Torino, Bari e Milano
L’iniziativa rientra nell’ambito del PoliTech Lab, la Rete Politecnica di Alta Competenza
- È stato pubblicato il bando della seconda edizione del Master di II Livello in “Innovazione nei Sistemi Elettrici per l’Energia”, promosso da Terna con i Politecnici di Torino, Bari e Milano nell’ambito del PoliTech Lab, la Rete Politecnica di Alta Competenza. La collaborazione strategica tra il Gruppo e i Politecnici promuove la ricerca, l’innovazione e la formazione avanzata a beneficio del sistema elettrico e del Paese.
Il 2 luglio il Politecnico di Torino ospiterà l’evento di presentazione della seconda edizione per illustrare ai neolaureati presenti o collegati in streaming l’offerta formativa, i dettagli delle materie previste, gli obiettivi dell’iniziativa e gli aspetti organizzativi.
Il Master formerà professioniste e professionisti chiamati a sviluppare e gestire la Rete di Trasmissione Nazionale dei prossimi decenni creando profili altamente specialistici: esperti di sistemi elettrici di potenza, di impianti e tecnologie, di gestione degli asset, mercati e regolazione. Al termine del percorso formativo i partecipanti conseguiranno il titolo di Master rilasciato congiuntamente dai Politecnici di Torino, Bari e Milano.
Per le candidate e i candidati in possesso di laurea magistrale in Ingegneria dell’Automazione, Elettrica, Elettronica, Energetica e Nucleare, Gestionale, Informatica e Meccanica, sarà possibile fino all’8 settembre presentare la domanda di ammissione al Master di durata annuale, che inizierà a novembre. L’impegno previsto per i 45 studenti selezionati, 15 per ciascun Ateneo, è di 1.500 ore per ottenere 60 crediti formativi. I costi di partecipazione saranno interamente sostenuti da Terna che assegnerà, a ogni candidato ammesso, una Borsa di studio. Al termine del percorso, i partecipanti al Master saranno inseriti nel Gruppo Terna.
Il programma prevede lezioni frontali, esercitazioni, laboratori, seminari integrativi, visite agli impianti e un’esperienza pratica finale in azienda. Il percorso formativo è in presenza e in lingua italiana, con un corpo docente multidisciplinare proveniente dal mondo della ricerca e dell’industria. Le attività didattiche si svolgeranno, in maniera integrata, non solo presso i tre Atenei ma anche nel Campus di Terna Academy a Roma.

Thyroid Eye Disease, incontro a Torino

Motore Sanità promuove un momento di confronto dedicato alla Thyroid Eye Disease (TED), una patologia autoimmune rara e ancora poco conosciuta che colpisce prevalentemente le donne e può compromettere in modo significativo la vista e la qualità di vita dei pazienti.

Secondo i dati epidemiologici disponibili, la TED presenta una prevalenza stimata di circa 9 casi ogni 10.000 abitanti; un terzo dei pazienti sviluppa forme moderate o severe e una quota dei casi più gravi può essere esposta al rischio di perdita della vista.

Nonostante i recenti progressi della ricerca e l’arrivo di nuove prospettive terapeutiche, la malattia resta spesso sottodiagnosticata, con conseguenti ritardi nella presa in carico. Da qui la necessità di rafforzare la collaborazione tra endocrinologi e oculisti, sviluppare reti multidisciplinari e garantire un accesso più rapido ed equo all’innovazione.

 

L’evento “THYROID EYE DISEASE. Innovazione e accessibilità nel percorso di cura”, in programma a Torino, martedì 9 giugno, dalle 11,30 alle 15, presso l’HN Collection Torino Santo Stefano (Via Porta Palatina, 19), intende portare all’attenzione di istituzioni regionali, clinici, operatori sanitari e stakeholder il tema della riorganizzazione dei percorsi assistenziali e delle nuove opportunità terapeutiche, in uno scenario che vede il passaggio dalle sole cure sintomatiche a trattamenti mirati e innovativi capaci di migliorare concretamente diagnosi, cura e qualità di vita delle persone affette da TED.

 

⇒ Cliccare qui per scaricare il programma

“Una boccata d’arte”, alla Fondazione Elpis l’artista peruviana Andrea Ferrero

In occasione della settima edizione di ‘Una boccata d’Arte’, progetto di arte contemporanea diffuso lungo tutta la penisola, ideato dalla Fondazione Elpis, è  il borgo di Avigliana ad accogliere un intervento inedito per il Piemonte, firmato da Andrea Ferrero, artista originaria di Lima in Perù, e curato da Veronica Botta.
Il progetto si intitola “I see you falling in my den” ed è visibile al pubblico a partire da sabato 20 giugno alle ore 16, fino al 4 ottobre.
Nei giardini sotto le rovine del Castello di Avigliana, un’altalena è  abitata da esseri ibridi, quasi custodi e compagni. La loro forma attinge all’immaginario delle creature medievali, evocando un contesto plasmato da miti e narrazioni locali. La struttura duplice richiama i laghi vicini e allude a un paesaggio segnato dalla divisione, ma radicato in un’origine comune. Sospesi tra l’inquietante e il rassicurante, dipendono dal movimento del visitatore; messi in moto mutano natura,  passando da osservatori distanti a complici.
Facendo proprio il linguaggio familiare dei parchi gioco, l’installazione si sviluppa in uno spazio legato alla presenza del castello, dove oggi le tracce dell’autorità incontrano un presente in trasformazione. Quello che un tempo era un presidio legato al controllo viene così ripensato come un luogo che invita al gioco e alla trasgressione, intesi come nuovi modi di relazionarsi al potere. Il grottesco, da segno di esclusione, diventa spazio di incontro e comunità, e il gioco uno strumento per rinegoziare l’autorità.
“Penso molto a come le architetture del potere influenzino il modo in cui immaginiamo e attraversiamo il  mondo – spiega l’artista Andrea Ferrero – un’esperienza che inizia a delinearsi già nel gioco. Ad Avigliana sono stata attratta dalle leggende e dai miti locali, ho immaginato così le creature che custodiscono le rovine del castello, sospese tra minaccia e malizia”.

Andrea Ferrero vive e lavora a Città del Messico e, conseguita una laurea in Scultura in Perù, ha poi partecipato al SOMA Academic Program a Città del Messico. Il suo lavoro si fonda sulla sovversione delle dinamiche di potere e si basa sulla trasformazione di strutture che un tempo richiedevano reverenza in dispositivi di fragilità e gioco.
Combinando materiali che spaziano dalla fusione in alluminio alla lavorazione del ferro fino alla produzione del cioccolato, l’artista crea installazioni immersive che spesso invitano il pubblico a partecipare ad atti intimi di irriverenza, giochi performativi e veri e propri banchetti commestibili. Ha partecipato a mostre personali a New York, Seoul, Lima, Milano, Guadalajara e a mostre collettive tra cui la Biennale di Malta nel 2024, e a Otxs  Mundxs al Museo Tamayo di Città del Messico nel 2024.

Mara Martellotta

Le MMA sbarcano a Torino: dalla gabbia al salotto della movida

Chi conosce il mondo degli sport da combattimento sa che sotto la Mole la tradizione della boxe e della kickboxing è radicata da generazioni. Ma c’è una disciplina che i fan torinesi hanno sempre dovuto guardare in televisione, o per cui sono stati costretti a viaggiare per chilometri: le Arti Marziali Miste. Trovare una card professionistica di MMA a Torino è un evento più unico che raro, un vuoto che la città si appresta finalmente a colmare con una notte senza precedenti.

Il prossimo domenica 28 giugno 2026, sotto i patrocini istituzionali di Consiglio Regionale del Piemonte, Città Metropolitana e Comune di Torino, le luci del ONE Club (Corso Massimo D’Azeglio, 11) si accenderanno sulla Torino Fight Night. L’arena, che registra già il tutto esaurito sulle tribune per il suo innovativo format “dinner-show” a bordo ring, ospiterà il primo, attesissimo match della card con i guantoni a quattro once, le dita scoperte e le regole totali della gabbia.

Davide Scarano: l’orgoglio di Mirafiori a difesa del territorio

A rappresentare la bandiera di casa ci sarà quello che gli addetti ai lavori considerano il dominatore indiscusso della categoria in Italia: Davide Scarano. Cresciuto e forgiato a Mirafiori, Scarano è il classico fighter cresciuto con una mentalità solida, radicata in un background profondissimo di Brazilian Jiu Jitsu.

Il suo non è solo un nome noto a livello locale: il torinese ha già respirato il fuoco dei palcoscenici internazionali più prestigiosi d’Europa, come il celebre Cage Warriors (la storica promotion che ha lanciato leggende del calibro di Conor McGregor). Come si vede anche nel poster ufficiale dell’evento, scarano gulomov.png, Scarano porta sul ring la freddezza di chi sa come asfissiare l’avversario con un ground game spietato e una pressione costante, trasformando ogni incontro in una guerra di logoramento a terra.

Fayzali Gulomov: l’assaltatore che vuole zittire il palazzetto

Dall’angolo opposto arriverà un atleta che non ha nessuna intenzione di rispettare i pronostici della vigilia. Fayzali Gulomov, nato in Tagikistan ma adottato marzialmente da Firenze, è un talento puro con un fiuto innato per la finalizzazione rapida.

Gulomov è una vera macchina da sottomissioni, e la sua ghigliottina è temuta in tutto il circuito nazionale per la sua rapidità e precisione. Arriva sotto la Mole con la mente sgombra di chi non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare: il suo unico obiettivo è scardinare i piani di Scarano e prendersi la vittoria davanti al pubblico di casa del rivale.

Uno spettacolo da Las Vegas, ma a Torino

L’inserimento delle MMA in una kermesse che vede già il grande ritorno della boxe professionistica e i titoli internazionali di kickboxing è la mossa che trasforma la Torino Fight Night in un appuntamento storico per lo sport piemontese. L’appuntamento è fissato per le ore 18:30.

Per chi volesse tentare di accaparrarsi gli ultimissimi tavoli rimasti per vedere i match a pochi centimetri dall’azione, i biglietti sono disponibili sul portale: www.one-torino.it.

Torino, scelta fatta: Ignazio Abate guiderà il nuovo corso granata!

 

Il Torino riparte da Ignazio Abate. Dopo settimane di valutazioni e contatti, il club granata ha scelto l’ex tecnico della Juve Stabia come nuovo allenatore, affidandogli la missione di rilanciare una squadra reduce da stagioni al di sotto delle aspettative.
Sfumate altre opzioni e archiviate le piste che portavano ad altri profili, la dirigenza ha deciso di puntare su un tecnico giovane e ambizioso, alla sua prima esperienza in Serie A. Per Abate si tratta di una sfida importante, ma anche di una grande occasione per confermare quanto di buono mostrato nelle sue precedenti esperienze in panchina.
Sotto la presidenza di Urbano Cairo sarà il 19° allenatore della storia granata. Il tecnico firmerà un contratto biennale da circa 750 mila euro a stagione, con bonus legati a un eventuale piazzamento nelle competizioni europee. Ora l’obiettivo è costruire un Torino più competitivo e capace di riconquistare entusiasmo e risultati.Abate è stato un giocatore del Toro nella stagione 2008/09.Un Ottimo terzino di fascia destra.

Enzo Grassano