Il piccolo principe

Teatro Concordia

Domenica 8 febbraio, ore 16

 

 

La nuova produzione della compagnia di danza MIXIT

 

 

Liberamente ispirata al celebre romanzo Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, la nuova produzione della Compagnia di danza MIXIT, con la regia di Denise Zucca, mette in scena un viaggio poetico senza tempo, rivolto a spettatori di ogni fascia d’età.

Il Piccolo Principe racconta la storia di un pilota d’aerei che precipita nel deserto e incontra un bambino misterioso, il Piccolo Principe, proveniente da un minuscolo pianeta lontano. Durante il racconto, il Piccolo Principe condivide con il pilota le sue esperienze di viaggio attraverso vari pianeti, abitati da personaggi strani e solitari che rappresentano diversi aspetti della natura umana. Attraverso dialoghi semplici ma profondi, il libro esplora temi come l’amicizia, l’amore e l’importanza di guardare oltre le apparenze, invitando il lettore a riflettere sulla bellezza dei legami invisibili e sul valore delle cose essenziali, riscoprendo il mondo con occhi curiosi e pieni di meraviglia.

La Compagnia MIXIT è un progetto socioculturale, innovativo e poliedrico, che unisce soggetti di età e attitudini differenti, orientato verso una contaminazione di stili che generano un unico cerchio coreografico a servizio dello spettacolo dal vivo e non solo. La compagnia giovanile, diretta da Denise Zucca, è pensata come un “trampolino di lancio” che ha come obiettivi la visibilità e la preparazione di giovani artisti in fase di crescita ma soprattutto l’arricchimento individuale come utile bagaglio culturale, in un contesto dove la danza e lo spettacolo si identifichino come strumento di comunicazione.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Domenica 8 febbraio 2026, ore 16 

Il piccolo principe

Direzione e regia: Denise Zucca

Ideato da Andrea Alice, Eleonora Biz

Coreografie di Andrea Alice, Eleonora Biz, Denise Zucca

Coordinamento generale: Elisa Amadei

Lighting designer: Riccardo Padovan

Ballerini: Compagnia Mixit

Musiche: Alexandre Desplat, Frederic Sans, Hans Zimmer

Biglietti: 15 euro intero, 10 euro ridotto under 12

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

FIAIP si schiera contro l’abusivismo

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Due esposti in Piemonte, a Cuneo e Novara

Il contrasto all’abusivismo nell’intermediazione immobiliare non è solo una dichiarazione di principio, ma un’azione concreta. Dalla costituzione della delega Legalità, Tutela e Antiabusivismo, la FIAIP ha già avviato sei segnalazioni formali alle Camere di Commercio per ipotesi di esercizio abusivo.

“Su sei casi segnalati, due riguardano il Piemonte: uno in Provincia di Cuneo e l’altro in quella di Novara. Entrambe le attività sono state sospese per una settimana, a conferma di un fenomeno diffuso che altera il mercato e danneggia cittadini e professionisti – dichiara Marco Pusceddu, già Presidente di FIAIP Piemonte, oggi Vicepresidente nazionale, responsabile del settore Legalità, Tutela e Antiabusivismo – è bene che i cittadini sappiano che, trattandosi di agenti abusivi, possono chiedere indietro la provvigione pagata. Gli esposti trasmessi dimostrano che l’abusivismo può essere contrastato, e continueremo a lottare contro chi esercita in modo scorretto, danneggiando i clienti e minando la fiducia nel comparto. Quella di FIAIP è un’azione in difesa dei cittadini e di tutto il settore lavorativo abilitato, che ogni giorno opera nel rispetto delle regole. Legalità, trasparenza e responsabilità sono i validi che guidano FIAIP, sui quali si fonda la difesa della professione”.

FIAIP continuerà a collaborare attivamente con le Camere di Commercio e tutti gli Enti preposti ai controlli, affinché la legalità non rimanga un concetto astratto, ,a diventi una pratica quotidiana verificabile e misurabile.

“Grazie al confronto con i delegati regionali, abbiamo definito una linea guida condivisa per rendere le segnalazioni più efficaci – aggiunge Marco Pusceddu – nell’incontro del 27 gennaio è stato strutturato un metodo di lavoro uniforme su tutto il territorio nazionale che rafforza il coordinamento e rende la tutela più veloce e incisiva”.

“Come Federazione – conclude il Presidente Nazionale FIAIP, Fabrizio Segalerba – abbiamo il dovere di difendere la professionalità degli agenti immobiliari corretti e di segnalare con fermezza ogni comportamento che danneggi i consumatori e alteri la concorrenza”.

Mara Martellotta

Sommersi e abusivi: 57mila imprese piemontesi pagano il prezzo più alto

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In Piemonte oltre 57mila imprese artigiane, pari al 50,3% del totale, sono quotidianamente schiacciate dal peso della concorrenza sleale e delle pratiche commerciali scorrette.

Un vero e proprio esercito composto soprattutto da muratori (17.140 imprese), attività di acconciatura ed estetica (10.478), manutenzione e riparazione di autoveicoli (6.242), elettricisti (5.420), pittori edili (5.188) e idraulici (5.111). A questi si aggiungono i riparatori di beni ed elettrodomestici (2.465), i tassisti (2.234), i manutentori del verde (1.896), oltre a fotografi (751), videoperatori (179) e traslocatori (107).
In totale 57.211 imprese che operano sotto pressione a causa di una concorrenza che evade il fisco, ignora le regole e non garantisce sicurezza.

La fotografia regionale è netta: edilizia, benessere, riparazione dei veicoli, impiantistica e manutenzioni risultano tra i settori più colpiti dalla presenza di operatori sommersi che sfuggono a costi, obblighi normativi e responsabilità.

A livello provinciale, il fenomeno è particolarmente evidente a Torino, dove sono 30.963 le imprese artigiane penalizzate dalla concorrenza sleale (52,1% del totale). Seguono Cuneo con 8.015 imprese (46,9%), Alessandria 4.962 (49,9%), Novara 3.960 (45,6%), Asti 2.952 (49,4%), Biella 2.287 (51,1%), Vercelli 2.185 (51,4%) e Verbano-Cusio-Ossola 1.867 (47,3%).

A confermare la gravità del quadro è il 20° Rapporto “Galassia” di Confartigianato Imprese, che stima il valore dell’economia sommersa in 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2% del PIL nazionale. Di questi, 77,2 miliardi derivano dal lavoro irregolare, che da solo pesa per il 3,6% del PIL. Un fenomeno in forte crescita: +7,5% in un solo anno, trainato da un aumento dell’11,3% del lavoro irregolare.
Nei servizi – che includono benessere, cura della persona e attività creative – il tasso di irregolarità raggiunge il 13,1%, mentre nelle costruzioni si attesta al 10,3%. Complessivamente, sono 588.150 le imprese artigiane italiane attive nei settori più esposti alla concorrenza sleale.

«La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua, ma una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente – dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. A pagarne il prezzo non sono solo le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori insicuri, privi di garanzie e di qualsiasi tracciabilità. Servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. Nel settore del benessere, ad esempio, l’abusivismo non è solo un problema economico, ma anche di salute e sicurezza: estetica e acconciatura richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli rigorosi. L’impressione è che troppo spesso si colpisca chi è tracciabile, perché più facile, mentre chi opera fuori dalle regole continua a danneggiare clienti e a screditare interi settori fondati su professionalità e investimenti».

Usic: “Ciao Antonio, il tuo sorriso era un dono, il tuo silenzio il nostro rimpianto”

Il messaggio dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri Segreteria Regionale Piemonte e Valle D’Aosta dopo la morte dell’Appuntato Scelto dei Carabinieri Del Vecchio trovato senza vita giovedì a Chivasso.

 

Esiste una sofferenza silenziosa che sa nascondersi dietro i sorrisi più luminosi, dietro la divisa di chi appare “forte”, dietro la presenza costante di chi c’è sempre per gli altri. La tragedia che oggi ci colpisce ci ricorda, con una durezza insostenibile, che la prevenzione non può essere solo un concetto astratto: deve farsi presenza concreta, ascolto attento e, soprattutto, cultura della fragilità. Dobbiamo avere la forza di dirlo: chiedere aiuto non è un segno di cedimento, ma un atto di estremo coraggio.

Parlare di quanto accaduto oggi è doloroso perché ci tocca nel vivo della nostra quotidianità. La comunità di Chivasso perde un punto di riferimento, un Carabiniere che ha servito con dedizione e amore. Ma noi, prima di tutto, perdiamo Antonio. Antonio era l’esatto opposto dell’ombra: era un “amicone” nel senso più puro del termine. Era la battuta pronta che svoltava la giornata, il caffè cercato per condividere un pensiero, la sicurezza di un collega con cui sapevi di poter pattugliare le strade contando su professionalità e umanità. Antonio c’era per i cittadini e c’era per noi. Il fatto che non avesse mai lasciato trasparire il peso che portava nel cuore rende tutto ancora più difficile da accettare.

Non vogliamo fare retorica, né fingere che “vada tutto bene”. Non va bene. Indossare questa divisa non è un mestiere comune: è una scelta che assorbe la vita, che non si sveste mai e che spesso erode il confine tra il servizio e gli affetti più cari. Lo stress, il senso di isolamento e il peso delle responsabilità sono ombre reali che gravano su ogni Carabiniere.

Al nostro Comandante Generale chiediamo con forza di non smettere di investire nel benessere psicologico e nel sostegno concreto. Proteggere l’uomo che indossa la divisa è il primo passo per onorare il servizio che rendiamo al Paese. La tutela della persona non è un optional, è il cuore stesso della nostra missione.

Come Segreteria Regionale USIC Piemonte e Valle d’Aosta, ci stringiamo in un abbraccio silenzioso e commosso alla famiglia di Antonio. Oggi ci sentiamo sconfitti, ma anche determinati a far sì che il suo ricordo si trasformi in impegno. Antonio, ti abbiamo voluto bene e te ne vorremo sempre. Che la terra ti sia lieveTorino, 5 febbraio 2026

Il Segretario Generale

Dr. Leonardo SILVESTRI

La memoria collettiva, come un lungo caotico romanzo

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“L’agente segreto”, candidato a quattro premi Oscar

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Due giovani ragazze, più vicine alla nostra epoca, percepiscono una retribuzione per ricomporre, attraverso registrazioni, articoli dei tanti giornali, intercettazioni ambientali, come in un puzzle che non conosce delimitazioni ma che al contrario si dilata ad ogni nuovo sguardo, giorno dopo giorno: i tratti, l’esistenza, gli spostamenti, i fatti e la morte di Armando alias Marcelo, dando forma a una spy story che trova le proprie radici durante un carnevale di Recife della seconda metà dei Settanta, caotico e sanguinoso, di quelli che pur tra i festeggiamenti seminano catene di vittime. Frammenti dopo frammenti, tracce, visi che si mescolano e si fanno sempre più numerosi, parole e chiacchiere, voci, tante voci disseminate e ancora silenziose, un intreccio che non si chiarifica, che s’affida anche al cinema – che non è certo sempre spettacolo benevolo, se una donna può uscire dalla sala in preda come posseduta da quanto ha appena visto – e agli schermi su cui scorrono le immagini dello “Squalo” horrorifico del giovane Spielberg o il naso schiacciato di Belmondo circondato da cento bellezze, o alle locandine che s’affacciano sugli ingressi delle sale, “Pasqualino Settebellezze” della nostra Wertmuller, per esempio. Si tenta di ricomporre la storia ma altresì la Storia, quella con la esse maiuscola, quella della dittatura e dei generali al comando, della corruzione e delle uccisioni a cui la parola inchiesta per ristabilire laverità e i mandanti sarà del tutto negata. Realtà e ricostruzioni, al di là di qualche decennio, sangue e anche ironia, sberleffo che dovrebbe accompagnarti al sorriso (o alla risata) ma che dentro quel sangue non ci riesce, per cui anche “la gamba pelosa”, trovata in bocca allo squalo, che va disseminando strage in un giardinetto notturno dentro cui da coppiette o trii di grande mescolanza si consuma un’ampia ginnastica sessuale, si fa realissima in tutto il suo più genuino surrealismo. Brandello importante di un grottesco che è una delle anime dell’intera, doverosa, gustabilissima vicenda. Imprigionato in esso quel memento di b-movie che spesso è arrivato a terrorizzarci e a farci anche un po’ sorridere, in avanti con gli anni.

Pugni nello stomaco dello spettatore, ingarbugliamenti e un racconto dove molte cose (troppe?) rimangono sotto il pelo dell’acqua, un preteso caos che dà la mano a quel materiale disordinato e misterioso che andiamo cercando, sbocconcellamenti cinematografici che ritroviamo qua e là. Fin dall’inizio. Una stazione di servizio dove il protagonista giunge a bordo di un giallo maggiolino per rifornirsi mentre un cadavere, al riparo dal sole ma non dai tafani che gli ronzano intorno e dai cani randagi che gli si avvicinano, occupa il suo spazio nell’area di sosta. L’incredulo viene informato che il morto è lì disteso già da qualche giorno e che nessuno ancora è venuto a reclamarlo: mentre un’auto della polizia gli viene a passare accanto, chiede documenti e informazioni ad Armando/Marcelo, reclama con calma al padrone del servizio una qualche mancia per la buona polizia. È l’inizio. Poi facciamo la conoscenza di Dona Sebastiana e della sua casa ospitale con “i rifugiati”, del piccolo Fernando che è il figlio di Armando e che vive con i nonni, del corrotto capo della polizia Euclides, della famosa gamba pelosa che qualcuno pensa bene di sostituire nella cella dell’obitorio con una zampa d’animale, del nuovo lavoro che il protagonista riesce a ottenere nell’ufficio dell’anagrafe locale, di un ebreo sfuggito all’olocausto, dei due sicari che il perfido quanto arrogante Ghirotti, genovese d’origine, ha assoldato per far fuori Armando/Marcelo, colpevole d’aver scoperto che il famigerato ha annullato tutti i finanziamenti all’università dove lui è a capo di un gruppo di ricerca. E ancora, Elza che guida un movimento di resistenza politica, una storia di passaporti di cui si ha sempre più urgenza, una carneficina con tanto di macchie rossastre che s’allargano sul selciato, il figlio di Armando con un salto di decenni, che una delle ragazze investigatrici ha rintracciato in una clinica dove approdano i donatori di sangue e che ha preso il posto di un vecchio cinema. Fernando confessa di non aver nessun ricordo del padre ma ricorda benissimo di aver visto in quello spazio dove oggi lavora proprio il film di Spielberg, con il nonno.

L’agente segreto”, suddiviso in tre capitoli, è valso il Premio per la regia a Cannes al suo regista Kleber Mendonça Filho e il Palmarès per la miglior interpretazione maschile a Wagner Moura, eccellente triplice (potremmo dire) interprete, che si è pure preso tra le mani il Golden Globe con quello come miglior film straniero, mentre ora attende di conoscere quale/quali delle quattro candidature porti a casa lo zio Oscar. “L’agente segreto” a ben vedere è un grande romanzo fiume, di quelli che si leggerebbero comodamente seduti in poltrona, flussi di parole senza briglie a frenarle, 158’ impressi sullo schermo, un fiume (volutamente?) disperso e mai dispersivo, inesauribile di immagini, di memorie e di sentimenti, di ossessioni, di ricordi sfocati e di un’immaginazione che pur avrà fatto ricorso all’immaginario collettivo di un tempo, che ha preso a emblema l’immagine di un uomo che improvvisamente vediamo cadavere ricoperto di sangue e abbandoniamo in un sottofinale. Un dramma (diventa un drammone, con tutte le proprie leggi, in taluni momenti?) a cui si potrebbe non perdonare la eccessiva lunghezza e quei tratti di “avventura” che sviano lo sguardo dello spettatore rendendolo più “facile” ma che certo ha in sé due momenti di cinema “alto” come sono quelli che danno vita alla riunione e alla cena con Ghirotti e che, come si usa scrivere in questi momenti, varrebbero il prezzo del biglietto: ma certamente “L’agente segreto” non ha la robustezza, la dolenza e la commiserazione, lo sguardo lucidamente triste di un film che l’anno scorso abbiamo amato moltissimo, “Io sono ancora qui” del brasiliano Walter Salles, Oscar come miglior film in lingua straniera e un monumento per Fernanda Torres, costruzione di memoria collettiva e privata allo stesso tempo, di quella medesima terra del Brasile che ancora ricerca i suoi desaparecidos.

Lega, petizione ‘Io sto col poliziotto’

Lega, nel week end gazebo in tutto il Piemonte per la petizione ‘Io sto col poliziotto’ e informazioni sul nuovo decreto sicurezza. L’on. Riccardo Molinari sabato mattina a Torino in Piazza San Carlo

Nel week end (e poi anche nel successivo), in tutto il Piemonte e in tutta Italia, i gazebo della Lega raccoglieranno le firme della petizione ‘Io sto con poliziotto’, per esprimere solidarietà e vicinanza alle forze dell’ordine, dopo il recente caso dell’agente di Polizia indagato perché, durante un controllo antidroga nella periferia di Milano, ha ucciso un nordafricano irregolare e con diversi precedenti che si era avvicinato puntando una pistola – poi risultata a salve – contro gli agenti.

Ma in Piemonte, e a Torino in particolare, i gazebo della Lega saranno anche l’occasione per rimarcare che la Lega offre pieno sostegno alle forze dell’Ordine, e alla popolazione, dopo la devastazione causata sabato scorso dai manifestanti del corteo a sostegno di Askatasuna degenerato in guerriglia urbana, con molotov, danneggiamenti a auto e negozi, e la brutale aggressione agli agenti di polizia.

Il capogruppo della Lega alla Camera, e segretario della Lega in Piemonte, on. Riccardo Molinari, sarà al gazebo in Piazza San Carlo sabato mattina alle ore 11, e con lui ci saranno l’on. Elena Maccanti, segretario provinciale della Lega a Torino, l’on. Alessandro Benvenuto, questore della Camera, i consiglieri regionali Fabrizio Ricca e Andrea Cerutti, oltre a tanti amministratori locali.

“Sarà anche l’occasione per spiegare i contenuti dei 33 articoli del decreto sicurezza – sottolinea una nota della Lega -, dal fermo preventivo di 12 ore per soggetti pericolosi alle sanzioni per le manifestazioni non autorizzate, fino a 3 anni di carcere per chi porta lame oltre gli otto centimetri. Oltre all’estensione della tutela legale per tutto il personale delle forze di polizia, delle forze armate e dei vigili del fuoco”.

La petizione Io sto con poliziotto può anche essere sottoscritta on line al seguente link:
https://legaonline.it/iostocolpoliziotto/

Di seguito l’elenco dei Gazebo della Lega in tutto il Piemonte.

PROVINCIA DI ALESSANDRIA

SABATO 07 FEBBRAIO 2026
ACQUI TERME – CORSO ITALIA C/O P.ZZETTA EX-PRETURA 09.30/12.30
ACQUI TERME – CORSO ITALIA C/O P.ZZETTA EX-PRETURA 16.00/19.00
ALESSANDRIA – CORSO ROMA 09.00/12.30
CASALE MONFERRATO – VIA SAFFI 10.00/12.30
CASALE MONFERRATO – VIA SAFFI 16.00/18.30
NOVI LIGURE – VIALE SAFFI 15.00/18.00
TORTONA – P.ZZA MILANO C/O MERCATO 09.00/12.30
TORTONA – VIA EMILIA SUD 16.00/19.00

DOMENICA 08 FEBBRAIO 2026
ACQUI TERME – CORSO ITALIA C/O P.ZZETTA EX-PRETURA 10.00/12.00
ACQUI TERME – CORSO ITALIA C/O P.ZZETTA EX-PRETURA 16.00/19.00
ALESSANDRIA – VIA FAA’ DI BRUNO 88 C/O SEDE LEGA 10.00/12.00
ARQUATA SCRIVIA – VIA ROMA C/O SEDE LEGA 09.30/12.30
CASTELNUOVO SCRIVIA – CORSO ITALIA 10.00/12.00
FUBINE MONFERRATO – P.ZZA ROBOTTI 10.00/12.00

PROVINCIA DI ASTI

VENERDI 06 FEBBRAIO 2026
NIZZA MONFERRATO – P.ZZA GARIBALDI C/O SOTTO PORTICI 09.00/13.00

SABATO 07 FEBBRAIO 2026
ASTI – P.ZZA ALFIERI C/O SOTTO PORTICI LATO COCCHI 09.00/18.00
CANELLI – P.ZZA CAVOUR 09.00/13.00

DOMENICA 15 FEBBRAIO 2026
COSTIGLIOLE D’ASTI – P.ZZA MEDICI 08.00/13.00

PROVINCIA DI BIELLA

SABATO 07 FEBBRAIO 2026
BIELLA – P.ZZA FALCONE C/O AREA MERCATALE 09.30/12.30
BIELLA – P.ZZA VITTORIO VENETO 15.00/17.30

DOMENICA 08 FEBBRAIO 2026
BIELLA – P.ZZA VITTORIO VENETO 09.30/12.30
BIELLA – P.ZZA VITTORIO VENETO 15.00/17.30

PROVINCIA DI CUNEO

SABATO 07 FEBBRAIO 2026
ALBA – P.ZZA CAGNASSO 09.30/13.00
BRA – VIA CAVOUR 15.00/18.30
BUSCA – P.ZZA SAVOIA 09.30/13.00
CUNEO – CORSO NIZZA 30, 15.00/17.30
FOSSANO – VIALE ALPI 09.30/13.00
SALUZZO – P.ZZA CAVOUR 09.30/13.00
SAVIGLIANO – P.ZZA SANTAROSA 09.30/13.00

DOMENICA 08 FEBBRAIO 2026
CEVA – VIA MARENCO 09.30/13.00
CORTEMILIA – P.ZZA SAVONA 09.30/13.00

SABATO 14 FEBBRAIO 2026
BARGE – P.ZZA GARIBALDI 09.30/13.00
BORGO SAN DALMAZZO – P.ZZA MARTIRI DELLA LIBERTA’ 09.30/13.00
FOSSANO – VIALE ALPI 09.30/13.00
MONDOVI’ – CORSO STATUTO 09.30/13.00

CANAVESE E VALLI DI LANZO

SABATO 07 FEBBRAIO 2026
CASTELLAMONTE – VIA EDUC 33 C/O SEDE LEGA 09.30/12.30
CHIVASSO – AREA MERCATALE C/O PALAZZO EINAUDI 09.00/12.30
CIRIE’ – VIA VITTORIO EMANUELE II, 88 C/O CAFFE’ GRANDE 15.00/19.00
IVREA – CORSO BOTTA ANG. VIA PALESTRO 09.30/13.00
IVREA – VIA AOSTA 6 C/O SEDE LEGA 14.00/18.00
LEINI – P.ZZA I MAGGIO C/O AREA MERCATALE 09.00/13.00
VOLPIANO – VIA PINETTI 26 C/O SEDE LEGA 10.00/13.00

DOMENICA 08 FEBBRAIO 2026
CASTELLAMONTE – VIA EDUC 33 C/O SEDE LEGA 10.00/12.30
CUORGNE’ – P.ZZA MARTIRI DELLA LIBERTA’ C/O BAR UMBERTO 09.00/12.00
VOLPIANO – VIA PINETTI 26 C/O SEDE LEGA 10.00/13.00

SABATO 14 FEBBRAIO 2026
CASTELLAMONTE – VIA EDUC 33 C/O SEDE LEGA 10.00/12.30
LOCANA – VIA ROMA 09.00/12.30

PROVINCIA DI NOVARA

SABATO 07 FEBBRAIO 2026
ARONA – CORSO REPUBBLICA C/O FRONTE UNICREDIT 10.00/12.00
GALLIATE – VIA MARTIRI 36 C/O SEDE LEGA 09.30/11.00
NOVARA – VIALE DANTE C/O MERCATO COPERTO 09.30/12.00

PROVINCIA DI TORINO

VENERDI 06 FEBBRAIO 2026
SETTIMO T.SE – P.ZZA VITTORIO VENETO 3 C/O SALA CONSILIARE 21/23.00

SABATO 07 FEBBRAIO 2026
GRUGLIASCO – VIA LEONARDO DA VINCI 20, 20.00/22.30
POIRINO – P.ZZA ITALIA C/O FONTANA DELLA GIOVINEZZA 09.30/12.30
RIVOLI – P.ZZA F.LLI CERVI 2, 09.00/12.00
TORINO – P.ZZA DELLA VITTORIA C/O ANG. VIA VILLAR 09.30/12.00
TORINO – VIA PORPORA C/O AREA MERCATALE 09.30/12.00
TORINO – P.ZZA SAN CARLO 09.30/12.00
VENARIA REALE – P.ZZA DE GASPERI C/O MERCATO 09.00/13.00

DOMENICA 08 FEBBRAIO 2026
CAVOUR – P.ZZA SFORZINI 09.30/12.00
SETTIMO T.SE – VIA ITALIA C/O ANG. P.ZZA CHIESA S. PIETRO 09.30/12.30
TORINO – P.ZZA SAN CARLO 15.00/18.00

PROVINCIA DEL VCO

SABATO 14 FEBBRAIO 2026
VERBANIA – PIAZZA RANZONI 09.00/12.00
VERBANIA – PIAZZA RANZONI 13.00/17.00

PROVINCIA DI VERCELLI

SABATO 14 FEBBRAIO 2026
BORGOSESIA – VIA XX SETTEMBRE 15.00/19.00
VERCELLI – CORSO LIBERTA’ ANG. VIA VITTORIO VENETO 15/00/19.00

A teatro “Ditegli sempre di sì”: “chi è davvero il pazzo?”

Domenico Pinelli debutta, come interprete e regista, venerdì 6 febbraio, alle ore 21, al teatro Gioiello di Torino, con la tragedia che si fa farsa “Ditegli sempre di sì”, di Eduardo De Filippo. La produzione è a cura della compagnia degli Ipocriti di Melina Balsamo, composta da 12 attori.  Pinelli l’ha portato in scena per la prima volta nel 2024  al teatro La Pergola di Firenze, in occasione del 40esimo anniversario della scomparsa del grande drammaturgo.

La geniale commedia era nata nel 1927 con un atto unico in dialetto napoletano, dal titolo “Chill’è pazzo!”, ed era stata scritta per il fratellastro Vincenzo Scarpetta e, in seguito, nel 1932, reintitolata dopo aver apportato importanti modifiche. L’opera racconta una vicenda in bilico fra farsa e dramma, dove la follia si fa motore narrativo e specchio della condizione umana. Muovendo dal celebre monito di Eduardo di “divertirsi riflettendo”, la messinscena propone un arilettura più consapevole e stratificata del testo, ricercando il cuore tragico dietro l’apparente leggerezza. Il progetto, sostenuto da una compagnia di giovani interpreti, coniuga rispetto per la tradizione e ambizione contemporanea, nel segno dell’umorismo pirandelliano, che tanto influenzò Eduardo. La storia parla di Michele Murri, un commerciante dimesso dal manicomio, dove è stato ricoverato per un anno, che torna a casa dalla sorella Teresa, a cui viene raccomandato di sottostare alle richieste del fratello per non tornare il suo fragile equilibrio. Murri, apparentemente sembra guarito, ma confonde i nomi reale persone, non conosce ironia, prende tutto alla lettera e si ritrova in un mondo in cui la normalità non coincide con ciò che la sua mente gli suggerisce, e tutto questo provoca una serie di equivoci e fraintendimenti. L’opera è una scommessa coraggiosa, che trasforma la farsa in dramma e rilancia la domanda “chi è davvero il pazzo?”.

Venerdì 6 e sabato 7 febbraio ore 21 / domenica 8 febbraio ore 16

Teatro Gioiello – via Cristoforo Colombo 31, Torino

Mara Martellotta

Giorno del Ricordo, un mese di iniziative a Torino

Un mese di iniziative per ricordare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. In occasione del Giorno del Ricordo, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e la Città di Torino propongono un calendario di appuntamenti dedicati alla memoria di una tragedia che ha segnato profondamente la storia del Novecento.

Il calendario di eventi prende il via questo pomeriggio e si svilupperà per tutto il mese di febbraio, tra mostre, incontri e musica. Il momento centrale sarà mercoledì 11 febbraio alle ore 15.00, con la cerimonia ufficiale nella Sala del Consiglio Comunale a Palazzo Civico, alla presenza del Sindaco Stefano Lo Russo e delle massime autorità cittadine, preceduto martedì 10 febbraio – Giorno del Ricordo – dalla Messa in suffragio celebrata nel Duomo di Torino e dal momento commemorativo davanti al Monumento dedicato alle Vittime delle Foibe al Cimitero Monumentale.

“Il Giorno del Ricordo ci spinge a riflettere su una ferita profonda della nostra storia nazionale e cittadina – afferma il Sindaco Stefano Lo Russo –. Torino è stata un approdo fondamentale per migliaia di esuli giuliano-dalmati che, con dignità e coraggio, hanno saputo ricostruire le loro vite diventando parte della comunità cittadina. Onorare questa memoria non vuole dire soltanto rievocare una pagina dolorosa della storia, ma riaffermare ogni giorno i valori dell’accoglienza e del rispetto. Tenere vivo il ricordo significa assumere una responsabilità pubblica nel promuovere i valori della democrazia e nel contrastare con decisione fanatismi ideologici e derive nazionalistiche, affinché violazioni della libertà, dei diritti umani e della convivenza civile non abbiano più a ripetersi”.

La storia della nostra città è stata profondamente segnata dall’esodo giuliano-dalmata. Tra il 1947 e il 1958, la città accolse oltre 8.000 profughi. Molti arrivarono alla stazione di Porta Nuova e trovarono ospitalità presso le “Casermette” di Borgo San Paolo, in via Veglia: grandi stanzoni dove la vita quotidiana era segnata dalla precarietà e dal desiderio di normalità. Con il tempo, l’integrazione passò attraverso il lavoro nelle industrie e la costruzione del Villaggio Santa Caterina a Lucento, dove le famiglie misero nuove radici contribuendo alla crescita della città.

© Museo Torino

Il programma delle iniziative per il ‘Giorno del Ricordo’ si apre questo pomeriggio, alle ore 17.00, al Polo del ‘900 con il seminario “Nuovi sguardi. Itinerari di ricerca sull’esodo Giuliano Dalmata”. Durante l’incontro, alcuni giovani studiosi presenteranno i risultati delle loro ricerche sulle vicende del confine orientale tra il 1945 e il 1956, quando circa 300.000 italiani furono costretti ad abbandonare le proprie terre. È un’occasione per tutti, anche per chi non conosce questi eventi, di scoprire un pezzo di storia d’Italia che è diventato parte dell’identità di Torino. Tra gli altri appuntamenti si segnalano l’inaugurazione della mostra fotografica “Da esuli a cittadini” l’11 febbraio all’Archivio di Stato e la proiezione alla RAI di via Verdi, il 16 febbraio, del film “La bambina con la valigia” alla presenza di Egea Haffner, simbolo dell’esodo nel mondo. Il mese si chiuderà domenica 1° marzo al Conservatorio Giuseppe Verdi con un concerto dell’Orchestra Mandolinistica Città di Torino.

TorinoClick  – foto Museo Torino

“Che la mia fine sia un racconto”: Giorgia Würth, il grande potere della letteratura

“Che la mia fine sia un racconto”, scritto da Giorgia Würth, appartiene a un modo di far letteratura che è andato piano piano perdendosi già a partire dalla seconda metà del Novecento, fino quasi scomparire, non fosse per qualche grande voce fuori dal coro, negli anni Duemila. Si tratta di quella letteratura che dall’intimismo puramente soggettivo vira e si ramifica in una più ampia analisi dello stare al mondo dell’essere umano come protagonista di un’unica comunità. Giorgia Würth, in questo libro, sembra ripercorrere le orme di quegli scrittori che, non sottomessi a un ordine politico o di credo, hanno saputo individuare e donare all’umanità la purezza della percezione elevandola a tema universale. Ricordo Carlo Emilio Gadda e il suo “Diario di guerra e di prigionia”, in cui i terribili eventi della Grande Guerra sono narrati dallo scrittore quasi fossero un affronto alla sua persona, che pagina dopo pagina diventa unica rappresentante del dolore e della sofferenza di corpi, cuori e menti trafitti dall’orrore. Una dinamica molto simile la troviamo in molti dei libri “sociali” di Antonio Tabucchi. Anche Giorgia Würth, in questo suo lavoro, ci propone un “diario” che funge da strumento per una riflessione complessa, ampia e che tocca molteplici argomenti. Le testimonianze di sofferenza di chi ha toccato con mano gli effetti del brutale conflitto israelo-palestinese non ci mettono in contatto con la semplice dimensione del dolore causato dal conflitto sanguinario, ma anche con il nostro modo di accogliere e metabolizzare le informazioni mediatiche che ne derivano, filtrate dalle nuove tecnologie. Oggi, per lo più, l’informazione arriva attraverso l’immediatezza dell’immagine, del reel social e la breve didascalia che lo contestualizza, della notizia “flash”, e leggere il libro di Giorgia Würth significa anche chiedersi se questo grande calderone di contenuti a cui ci sottoponiamo, e con il quale entriamo in azione a colpi di veloce scorrimento sul nostro smartphone, non contribuisca a una dispercezione riguardante il pericolo o la gravità di un evento, se tutto questo non causi anche una sterilità culturale e sentimentale nei confronti di un altro essere umano. Certo, le manifestazioni ProPal sono numerose, ma mi ha fatto riflettere una frase che disse un ragazzo durante un corteo a Torino: “Forse sto manifestando perché gli ideali che mi sono stati tramandati me lo impongono, ma sento purtroppo molto lontana la sofferenza di tutte queste guerre”.

Ecco, penso che questo di Giorgia Würth sia un libro necessario, e che risponda a queste preoccupazioni attraverso lo stimolo alla riflessione, riportando alla luce il grande potere della letteratura.

Dalla sinossi: “Dal 7 ottobre 2023, per molti di noi la vita non è più la stessa. Gli eventi di Gaza hanno scosso le fondamenta della giustizia, dei diritti umani e della libertà di pensiero. Per la prima volta, attraverso i social media, assistiamo in diretta a un genocidio, e questo ha lasciato un segno indelebile su chi ha scelto di non chiudere gli occhi. Dolore, rabbia e impotenza hanno spinto molti a rivoluzionare la propria vita, le relazioni, il lavoro. In questo diario collettivo, voci diverse si intrecciano per raccontare la lotta per la sopravvivenza di un popolo e l’impatto profondo di questa resistenza sulle nostre coscienze. Sono testimonianze di sofferenza, ma anche di risveglio e liberazione, in cui la Palestina diventa una lente attraverso cui ripensare noi stessi. Un’opportunità per decolonizzare il nostro immaginario, combattere l’islamofobia e il razzismo, e sfidare la disumanizzazione. La causa palestinese non è solo un conflitto geopolitico, ma un simbolo universale di dignità e umanità per chi ha il coraggio di coglierlo.
Affinché davvero non accada mai più.

“Che la mia fine sia un racconto” è un’opera potente e toccante che, attraverso la condivisione di esperienze personali, ci mette di fronte alla realtà brutale del conflitto israelo-palestinese e al suo impatto devastante sulla vita di milioni di persone. Il libro ci chiama a non rimanere indifferenti, a trasformare il dolore in azione, a rompere il silenzio e a lottare per un futuro di giustizia e di pace.

Gian Giacomo Della Porta

Reggia di Venaria: aperture all’ombra dei ciliegi in fiore

“All’ombra dei ciliegi in fiore” l’edizione 2026 si arricchisce delle aperture straordinarie dopo cena dal 21 marzo al 6 aprile, i giorni dell’Hanami

“All’ombra dei ciliegi in fiore”, edizione 2026, ai giardini della Reggia di Venaria, quest’anno gioca d’anticipo, promuovendo aperture straordinarie dopo cena dal 21 marzo al 6 aprile, giorni di massima fioritura dei petali rosa che ci ricordano l’Oriente. Con l’incantevole fioritura dei ciliegi, che trasforma il potager royale in una delicata nuvola rosa, torna l’evento più amato della Reggia di Venaria, che aspetta i turisti per godere di questo spettacolo della natura, accompagnato da concerti, aperitivi a tema, laboratori di pittura en plain air, visite a tema con i giardinieri e colazione sotto i petali rosa. A seguito della grande affluenza degli ultimi anni, i giardini della Reggia saranno aperti anche il 23 e il 30 marzo, oltre a lunedì 6 aprile e tutti i giorni con orario prolungato dalle 7.30 alle 18. Al pubblico verrà offerto uno spettacolo eccezionale in Italia, in quanto i 100 alberi fioriti saranno illuminati da altrettante luci, creando uno scenario magico che è degno della secolare tradizione romantica orientale dell’ammirazione dei ciliegi fioriti di notte, l’Hanami giapponese. La Reggia di Venaria ha inoltre imbastito una collaborazione con il MAO di Torino, quando sabato 21 e domenica 22 marzo saranno organizzati eventi legati alla cultura e alle tradizioni giapponesi, reinterpretate in chiave contemporanea, e contestualizzata nei giardini della Reggia. La fioritura dei ciliegi diventa così uno spunto per occasioni di incontro e ascolto, e per favorire il dialogo con il paesaggio.

Mara Martellotta

 

Partito il countdown per la vendita dei primi 3.000 “biglietti open” per l’evento All’ombra dei ciliegi in fiore alla Reggia di Venaria: dalle ore 10 di domani, venerdì 6 febbraio, saranno disponibili i primi 3.000 “biglietti open” su lavenaria.it.