Cadavere trovato nella Dora Riparia: recuperato dai sommozzatori

Il  corpo era in acqua da almeno 72 ore nella Dora Riparia: trovato e poi recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco.

Secondo i primi accertamenti, un corpo senza vita è stato recuperato nella mattinata di oggi nel tratto di Lungo Dora Firenze all’angolo con Corso Regio Parco. Il ritrovamento è stato compiuto dai sommozzatori dei vigili del fuoco, dopo un primo avvistamento del cadavere segnalato all’altezza di via Bologna.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale sanitario del 118. La sezione investigazioni scientifiche sta lavorando per identificare la vittima e stabilire da quanto tempo il corpo fosse immerso in acqua.

I primi esami indicano che il cadavere era immerso da almeno 72 ore. Secondo i militari, al momento non sarebbero evidenti segni di violenza, ma il corpo è in cattivo stato di conservazione a causa della prolungata permanenza in acqua. Sarà l’autopsia, disposta dall’autorità giudiziaria, a fornire elementi più chiari sulle cause del decesso.

VI.G

Incendio nella notte: distrutto il deposito attrezzi di una cascina

Attrezzature da lavoro avvolte dalle fiamme nella notte in una cascina ad Alpignano. L’area adibita a deposito è andata distrutta. L’allarme è scattato verso le 23.30 in via Garibaldi. Diverse squadre dei vigili del fuoco sono intervenute, hanno spento l’incendio e messo in sicurezza l’abitazione adiacente; l’intervento si è concluso intorno all’una. Sul posto anche personale sanitario e carabinieri. Le cause sono in corso di accertamento.

VI.G

Canalis (Pd): “Il Piemonte apra le scuole il 31 agosto”

Occorre maggiore flessibilità e capacità di programmazione per sostenere la genitorialità e la funzione educativa e sociale delle scuole.

 In una Regione a forte tasso di invecchiamento e riduzione delle nascite come il Piemonte, mi sarei aspettata qualche reazione in più sull’innovativa misura adottata dalla Regione Emilia-Romagna, che quest’anno aprirà in forma sperimentale le scuole primarie il 31 agosto, con attività extrascolastiche sportive, culturali ed educative realizzate in collaborazione con un primo gruppo di Comuni, affiancati dal Terzo Settore, nell’attesa di rendere la misura strutturale nel 2027.

E’ un grosso segnale di attenzione per le famiglie, che a fine estate non hanno centri estivi ed altri servizi a cui appoggiarsi. La sperimentazione emiliano romagnola consiste in progetti realizzati da 42 Comuni e Unioni di Comuni e sostenuti dalla Regione con 3 milioni di euro, con un’offerta che comprende laboratori, sport, musica, creatività, gioco, assistenza.

L’Emilia-Romagna aveva già dimostrato grande capacità di innovazione con la misura ‘Scuole aperte’, attività extracurriculari pomeridiane realizzate nelle scuole secondarie.

In un contesto sociale molto cambiato, in cui tante famiglie non godono della presenza dei nonni o non hanno i soldi per la baby sitter, anche il mondo della scuola deve cambiare e rispondere ai nuovi bisogni, diventando spazio aperto alla comunità, anche nei periodi tradizionalmente vacanzieri.

Prima o poi andrà rivisto il calendario scolastico, ma intanto iniziative come quella della Giunta De Pascale sono un forte contributo alla conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro delle famiglie e alla funzione educativa della scuola oltre le attività curricolari, un contributo necessario quanto l’assegno unico, le politiche della casa e l’aumento dei salari, per sostenere natalità e genitorialità.

Da un lato c’è l’Emilia-Romagna che mette in piedi un progetto strutturale rivolto potenzialmente a tutti i bambini della scuola primaria. Dall’altro c’è il Piemonte che fa la lotteria del bonus Vesta, rivolto a una platea ristretta di bambini 0-6. In mezzo c’è una differente capacità di fare programmazione e di lavorare insieme ai comuni e al Terzo Settore.

Cosa ne pensa la neo assessora Cameroni?

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Polizia Locale, controllo del codice della strada. Sequestrati 10 veicoli senza assicurazione

I controlli della Polizia Locale, tra ieri e oggi, hanno portato al sequestro di dieci veicoli per varie violazioni, tra cui l’assenza di copertura assicurativa. Nella giornata di ieri, martedì 26 maggio, gli agenti del RISI hanno proceduto al sequestro di due camper, uno parcheggiato in lungo Po Antonelli, risultato radiato dal Pubblico Registro Automobilistico e l’altro in corso Taranto/via Senigallia su cui gravava un fermo amministrativo per mancato pagamento di cartelle esattoriali, bolli e multe.

L’operazione di controllo della Polizia Locale, finalizzata al contrasto del degrado urbano e delle soste irregolari, è proseguita questa mattina, nel parcheggio e nei dintorni del cimitero Parco, in un’area oggetto di numerose segnalazioni. Gli agenti del RISI, insieme ad alcune pattuglie dell’Aliquota Pronto Impiego (API) Sud, del Comando di Santa Rita-Mirafiori e del Reparto Radiomobile della Polizia Locale di Torino, hanno messo in campo un dispositivo di controllo su persone e veicoli per garantire il rispetto delle norme del codice della strada. In via Pancalieri gli agenti hanno sequestrato altri 8 camper e furgoni senza assicurazione, utilizzati come dimora itinerante dagli occupanti.

Durante l’operazione di controllo, gli agenti hanno inoltre riscontrato la presenza di numerosi rifiuti accatastati in un angolo del parcheggio e sparsi sull’intera area. Per tale situazione sono in corso ulteriori accertamenti mirati all’individuazione delle responsabilità circa la violazione delle norme relative al deposito incontrollato di rifiuti, mentre è stata immediatamente demandata ad Amiat la bonifica e la pulizia dell’intera zona interessata.

Per i dieci veicoli sprovvisti di copertura assicurativa è scattata una sanzione amministrativa compresa tra 866 e 3.464 euro, accompagnata dalla misura del sequestro amministrativo del veicolo ai fini dell’eventuale confisca. Questi veicoli, rimossi dal carro attrezzi e depositati in un luogo di custodia, rischiano anche di essere confiscati definitivamente qualora la multa e le spese non vengano saldate e non sia stato effettuato il pagamento dell’assicurazione per almeno sei mesi. La sanzione raddoppia in caso di recidiva della persone, se l’infrazione viene commessa per la seconda volta nell’arco di due anni.

L’Assessore alla sicurezza della Città di Torino, Marco Porcedda, ha sottolineato: “Il rispetto delle regole rimane la base della convivenza civile e chi occupa spazi pubblici in maniera illegittima o viola le norme del codice della strada, ne è risponde secondo quanto previsto dal codice. L’Amministrazione e la Polizia Locale stanno portando avanti un’attività di controllo capillare e continueremo a lavorare con serietà e impegno quotidiano per garantire sicurezza, decoro e vivibilità, con il chiaro obiettivo di portare risultati concreti per i residenti in tutti i quartieri della città senza distinzioni”.

TorinoClick

Marco Bardesono, la passione del giornalismo dalla cronaca nera all’era dell’intelligenza artificiale

RITRATTI TORINESI


Quando e com’è nata la sua passione per il giornalismo?

La mia passione per il giornalismo nacque in parrocchia, in un piccolo paese in provincia di Torino, Agliè, quando mi misi a scrivere per il bollettino parrocchiale locale durante gli ultimi due anni del liceo. All’epoca non esisteva “Estate Ragazzi”, quindi scrivevo i resoconti delle gite che venivano organizzate e di altre attività parrocchiali. Successivamente mi iscrissi all’università e partecipai alla fondazione e alla diffusione di un giornalino universitario che si chiamava “L’Asterisco”: i temi che venivano affrontati in questo giornale erano più che altro di carattere politico; quelli erano anni intensi, gli Anni di Piombo, e scrivere su un giornale centrista, di ispirazione cristiana era, da un certo punto di vista, anche pericoloso, poteva creare dei problemi. Nonostante questo, con alcuni colleghi universitari, ci impegnammo a portare avanti il progetto, diffondendo questo foglio (ancora prodotto con il ciclostile) nelle facoltà umanistiche dell’Università di Torino. La passione vera, quella che mi portò seriamente sulla strada del giornalismo, nacque proprio con L’Asterisco, giornale che oggi non esiste più e che, negli ultimi tempi, venne trasformato in una sorta di foglio di servizio per gli studenti, in cui si davano informazioni riguardanti piani di studio, biblioteche in cui andare a studiare, problematiche degli studenti fuori sede…

Come è proseguito il suo percorso?

Proprio in quel periodo conobbi una persona che lavorava in Rai e che cercava studenti che alla radio potessero coprire dei turni da programmista/regista in determinati periodi dell’anno, in modo particolare d’estate, nel mese di agosto, e durante le feste comandate, tra Natale e Capodanno e nel periodo pasquale. Insomma, contratti brevissimi, ma si riusciva comunque a lavorare per la messa in onda di determinati programmi già fatti precedentemente. Accettai questa mansione e lavorai in radio, in particolare per Radiodue, per un paio d’anni. In seguito, alla fine degli studi, partecipai a una selezione nazionale per frequentare alcuni stage a Roma, sempre per Radiodue, in particolare per la trasmissione Radiodue 3131, condotta dal grande Corrado Guerzoni. Venni preso e lavorai circa tre anni a Roma. Fu un periodo molto formativo perché ebbi anche modo di entrare in contatto con Corrado Guerzoni, gigante del giornalismo radiofonico e con un’esperienza politica e di comunicazione che, all’epoca, non aveva pari, tant’è vero che, prima di diventare il direttore di Radiodue, Corrado Guerzoni fu per molto tempo il portavoce di Aldo Moro. Tornato a Torino in pianta stabile, feci un’esperienza televisiva nella televisione locale, in modo particolare nel Canavese, di cui però non conservo ricordi memorabili. Si trattò di un’esperienza che sicuramente mi ha arricchito, anche dal punto di vista tecnico e non solo giornalistico, ma ho comunque continuato le mie collaborazioni giornalistiche con la carta stampata. Subito dopo approdai alla Voce di Chivasso, nata dalle ceneri del Risveglio di Chivasso, un giornale che all’inizio si occupava esclusivamente di Chivasso e del Chivassese e che in seguito, nel corso degli anni, ha saputo ampliare il bacino di distribuzione arrivando a coprire tutto il Canavese, e in anni successivi, infatti, si è trasformato ne La Voce del Canavese.

Lei è stato anche direttore di quella testata. Volevo chiederle se oggi, in qualità di vicedirettore di Torino Cronaca, riscontra delle differenze con il ruolo di direttore che ha ricoperto in passato per La Voce di Chivasso e La Voce del Canavese.

Si tratta di due ruoli e strutture differenti: un conto sono le funzioni che si hanno come direttore responsabile di una testata locale della provincia e un altro i ruoli, i compiti e le mansioni che si hanno in un giornale come Torino Cronaca, che non può considerarsi in sé un semplice giornale locale, perché nasce al di fuori della tradizione dei giornali locali e si pone come la seconda voce di una grande città. Certamente il bacino di distribuzione è locale, però la mentalità che bisogna avere in un giornale come Torino Cronaca è diversa da quella di un giornale locale come La Voce del Canavese, in cui ciò che conta maggiormente è diventare punto di riferimento per la comunità in questione, che comunque rappresenta un bel modo per l’informazione di entrare in contatto diretto con i cittadini.

Il ruolo di cronista è riuscito a mantenerlo anche a Torino Cronaca o si è occupato esclusivamente della vicedirezione?

Fui chiamato da Beppe Fossati, originario delle terre del Canavese, fondatore di Torino Cronaca, che inizialmente mi propose di occuparmi di cronaca nera, un’esperienza durata più di vent’anni, esaltante e faticosa perché si trattava di confrontarsi con una città come Torino su questioni che riguardano la sicurezza, l’emarginazione e le emergenze. Il ruolo del cronista è stato, e continua a essere, un ruolo “mobile”, la cui bravura non si misura tanto dal consenso che si ottiene su internet per numero di visualizzazioni dei propri articoli quanto per il numero di suole delle scarpe che si consumano. Ora mi occupo della vicedirezione, anche perché non sono più un ragazzino, e fare il giornalista di cronaca nera significa faticare molto anche fisicamente, seguire le dimostrazioni in mezzo ai gas lacrimogeni, prendersi qualche pietrata e correre da un capo all’altro della città per seguire molteplici eventi. Insomma, è un ruolo che normalmente, nelle redazioni, viene affidato ai giornalisti giovani.

Quanto è cambiato il ruolo del giornalista oggi? Quali le differenze da quando ha iniziato la sua carriera?

Le differenze ci sono e penso che non vi siano dubbi a riguardo. Oggi il punto è come porsi di fronte all’utilizzo dei social e all’intelligenza artificiale, che ha cambiato le dinamiche di molti settori professionali, non solo quelle del giornalismo. Se il giornalista riesce a governare l’intelligenza artificiale, utilizzandola in quanto strumento d’aiuto e non di sostituzione al suo ruolo per scrivere gli articoli o trovare le notizie, allora è possibile mantenere il senso di praticare l’attività giornalistica. Io non sono contrario all’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dei giornalisti, a patto che siano in grado di governarla e di non farsi governare. Il lettore si accorge se un articolo è fatto con il cuore e se possiede il DNA caratteristico di chi lo scrive.

Mara Martellotta

Il Piemonte del vino a Hong Kong

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 Bongioanni: « a Vinexpo, 35 produttori a confronto con i mercati dell’Estremo Oriente». 

Il Piemonte del vino è protagonista in questi giorni a Hong Kong all’edizione 2026 di Vinexpo Asia. Trentacinque produttori partecipano dal 26 al 28 maggio presso l’Hong Kong Convention and Exhibition Centre alla fiera di punta per l’industria del vino e degli alcolici nella regione Asia-Pacifico, presenti tramite le due aree collettive organizzate da Piemonte Land of Wine Ita – Italian Trade Agency. In occasione di Vinexpo Hong Kong la Regione Piemonte, in collaborazione con Ita e Consorzio dell’Asti Docg, ha promosso nella serata di mercoledì 27 maggio presso il Grand Hyatt Hotel di Hong Kong un evento off intitolato Discovering Piemonte e dedicato alla valorizzazione delle eccellenze vitivinicole e della gastronomia piemontese, con la partecipazione di una cinquantina fra buyer e giornalisti specializzati del settore wine & food internazionale.

Ad accompagnare la delegazione dei produttori piemontesi è Paolo Bongioanni, assessore al Commercio, Agricoltura e cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte, che spiega: «La Regione Piemonte è presente a Vinexpo 2026 con 35 aziende nell’area coordinata da Piemonte Land of Wine e nello spazio Ice – Ita Italian Trade Agency, che ringrazio con il suo presidente Matteo Zoppas. Per il nostro mondo vitivinicolo sono giornate fondamentali di incontro con gli operatori sullo snodo commerciale più importante dell’Oriente. Ho voluto essere presente non soltanto per dimostrare l’attenzione della Regione verso un comparto strategico della nostra economia agroalimentare, ma anche per avere dai nostri produttori un quadro in tempo reale utile ad approfondire come aiutarli a strutturare e orientare le scelte produttive e di promozione. Attraverso il confronto con i tanti operatori presenti costruiremo insieme la nuova campagna di marketing: ogni evento promozionale in programma dovrà d’ora in poi essere accompagnato dall’incontro con la stampa e con gli operatori specializzati in cui si presenterà insieme l’intero Piemonte, quello del vino, dell’agroalimentare e turistico».

Le prime valutazioni dei produttori confermano l’importanza del quadrante Asia-Pacifico per il futuro del vino piemontese. Emanuela Negrodella Casa Angelo Negro di Monteu Roero: «Ottima la selezione degli incontri BtB gestita da Ice e l’organizzazione del portale di Vinexpo. Mancavamo a Hong Kong da una decina d’anni. Rispetto ad allora, i mercati asiatici oggi stanno chiedendo in modo sempre più netto due cose: vini d’eccellenza e vitigni autoctoni, capaci anche di raccontare un territorio e la magia di “storie di famiglia” in aziende a conduzione familiare come la nostra. I buyer di Hong Kong, Giappone, Thailandia, Indonesia, Vietnam, Cina continentale, Singapore stanno ricercando sempre meno il “modello base” e apprezzando sempre più produzioni di nicchia come le Riserve, che portano ricchezza al territorio e permettono di scoprirlo anche come meta turistica».

Paolo Sartirano, con aziende a San Silvestro di Novello, Costa di Bussia a Monforte e a Penango, è presente ogni anno a Hong Kong e conferma la tenuta dei grandi rossi piemontesi come Barolo e il Barbera Appassimento, che ha creato appositamente per il mercato asiatico. «Sono la nostra bandiera e sono conosciuti in tutto il mondo asiatico. Il problema è farli conoscere e consumare sempre meglio adattandoli al consumo locale e non trasferendo automaticamente la nostra cultura del consumo a tavola e dell’abbinamento con il food. Il vino in Asia si beve diversamente, in altre occasioni. Dobbiamo andare a ricercare i consumi dove ci sono. Sono Paesi di storia millenaria cui non possiamo imporre la nostra cultura del vino ma farglielo capire creando situazioni che si adattino agli usi locali».

Le incertezze dovute agli scenari geopolitici ed economici si fanno sentire anche qui, con la tenuta della fascia alta e il calo del potere d’acquisto della classe media anche in Estremo Oriente. Un modo per intercettare i nuovi mercati può allora essere anche adottare nuove modalità di vendita particolarmente apprezzate dalla cultura cinese come la diretta streaming«In una diretta da appena 20’ dal nostro stand – racconta Sartirano – abbiamo venduto 4.000 bottiglie fra Barolo, Barbera e Moscato con 12mila contatti collegati. Il futuro del vino piemontese può passare anche di qui».

Memorie creative a Palazzo Birago

L’appuntamento è in pieno centro storico torinese dove vi invitiamo a Palazzo Birago di Borgaro – in via Carlo Alberto 16. Di fronte un giardino che scalda la vista e purifica l’aria, dentro all’illustre gioiello di architettura, attraverso uno scalone elegante, ecco che il piano nobile del Palazzo, sede della Camera di Commercio, accoglie per 10 giorni, dal 5 al 14 giugno ,“Memorie creative”,  un viaggio nei saperi della mano che ricorda, crea e tramanda memorie creative. Con il Patrocinio della Città di Torino.

Metalli preziosi, legno, argilla, vetro, filati, tessuti, pellami, carta lavorata, ferro battuto. Ma anche vecchi ombrelli dismessi, cartone riciclato, foglie, fiori, bottoni vintage….E poi ancora a mescolare e trasformare creativamente il tutto tecniche manuali di antica tradizione che richiedono sapienza, passione, ispirazione, ore infinite di lavoro e tanta memoria.

Tutto questo è tanto di più è lo straordinario mondo del fatto-a-mano, del sapere artigianale che dal 5 al 14 giugno verrà ospitato presso le sale del piano nobile di Palazzo Birago di Borgaro, antico e affascinante, e sede istituzionale della Camera di Commercio che ha condiviso e promuove il progetto della mostra “Memorie Creative” insieme all’Associazione torinese Fatto-a-mano.

Più di 25 testimoni del fatto a mano espongono una selezione di propri manufatti interpretando la loro più autentica “memoria creativa”.

Ogni oggetto è protagonista di una storia che lascia memoria di e di un mondo. Ne nasce un mosaico straordinario, insolito, un vivace racconto che stimola emozioni, sblocca ricordi, sollecita curiosità, contagia dolcezza e magia.

Il mondo corre frenetico tra ansia ed incertezze. In Palazzo Birago, senza alcuna concessione alla nostalgia, l’invito è a fermare la mente aprendo il cuore alla bellezza della manualità, terapeutica per chi la pratica e chi la sceglie. 

Perchè le mani ricordano. Il talento crea. E le memorie creative lasciano il segno.

De Sono e Castello di Rivoli per il progetto “Kurtág 100”

Con il clarinettista Michele Marelli e il Quartetto Icaro che rileggono Mozart

Per celebrare il centenario di György Kurtág, la De Sono dedica al grande compositore ungherese il progetto “Kurtág 100”, due appuntamenti speciali in collaborazione con il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea, sabato 30 maggio e sabato 13 giugno prossimi. Si tratta di un miniciclo per rendere omaggio a una delle figure più significative della musica contemporanea europea, un autore capace di influenzare profondamente il linguaggio del Novecento del nostro tempo, attraverso una scrittura essenziale, intensa e profondamente espressiva. I due concerto pongono in dialogo la musica di Kurtág con i repertori di autori appartenenti a epoche diverse, evidenziando i legami sotterranei tra tradizione e contemporaneità. Il primo appuntamento si intitola “Mozart destrutturato”, in programma sabato 30 maggio alle 16, presso il Castello di Rivoli, e vede protagonisti Michele Marelli e il Quartetto Icaro, in una rilettura inedita del Quintetto per clarinetto K 581 di Mozart. I movimenti del Quintetto vengono intervallati da alcune delle esperienze più radicali della musica contemporanea: dopo il silenzio rarefatto e quasi primordiale di “Dal niente” di Helmut Lachenman, la musica di Mozart non appare più come riaffermazione di un ordine perduto, ma come l’emergere di una memoria lontana, fragile e trasfigurata. Accanto a Lachenman, il programma include “In nomine all’Ongherese” di Kurtág, la versione concepita per Michele Marelli nel 2014 per corno di bassetto, e “Die Sieben Lieder der tage” di Karl Heinzstokausen, meditazione visionaria, sospesa tra gesto, parole e suono.

“Mozart destrutturato” nasce dall’idea di osservare il celebre Quintetto da una prospettiva nuova, in un gioco continuo di rimandi temporali percettivi dove la linearità del discorso musicale pare incrinarsi e il tempo stesso perdere la propria direzione – spiega il clarinettista Michele Marelli – il clarinetto perde la sua funzione classica e virtuosistica per diventare respiro, traccia e presenza fisica nello spazio. Mozart stesso, riascoltato dopo questa esperienza, non sembra più appartenere all’equilibrio illuminista, ma una dimensione universale, dove il suono torna a essere parte del tutto”.

Il titolo non allude quindi a una distruzione del linguaggio mozartiano, ma a una sorta di avvicinamento alla sua materia sonora. I brani di Lachenman, Gurtág e Stokausen sono strumenti percettivi che ne modificano progressivamente l’ascolto, fino a trasformare il nostro rapporto con il silenzio e la memoria del suono.

Michele Marelli è considerato uno dei principali interpreti della musica a contemporanea a livello internazionale e ha lavorato a stretto contatto con alcuni dei più importanti compositori del nostro tempo, instaurando in particolare un rapporto privilegiato con Stokausen, Lachenman e Kurtág. Il progetto “Kurtág 100” proseguirà il 13 giugno, alle ore 16, con “Omaggi incrociati”, secondo appuntamento dedicato a pagine di Kurtág, Marco Stroppa e Robert Schumann, con l’interpretazione dell’Mdi Ensemble, guidato da Luca Ieracitano.

Ingresso al museo con biglietto ridotto a 6,50 euro

Per prenotazioni: https://www.castellodirivoli.org/biglietti/

Mara Martellotta

Reggia di Venaria, “Eredità visiva di tre generazioni”

La  Reggia di Venaria ospita dal 28 maggio al 30 agosto prossimi, lungo la Promenade della Galleria Alferiana, una nuova mostra fotografica dal titolo “Eredità visiva di tre generazioni”.
L’esposizione, curata da Pierangelo Cavanna e Paolo Robino, è organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude grazie al coordinamento dell’architetto Stefano Trucco e al contributo di una serie di sponsor, personalità e enti, che hanno consentito il suo allestimento e la sua realizzazione ed è compresa nel percorso di visita della Reggia.
La mostra è dedicata ad una singolare genealogia familiare, quasi una saga, che ha per protagonisti tre membri della famiglia Robino che, nel corso di tre quarti di secolo, si sono dedicati e si dedicano all’universo delle immagini scattate dalla macchina fotografica, dalla fotografia analogica a quella digitale e ora all’immagine di sintesi e all’intelligenza artificiale.

Si tratta di un viaggio affascinante attraverso l’evoluzione dell’immagine tracciando il percorso artistico e tecnologico di tre generazioni di autori torinesi. Tre storie di immagini che testimoniano anche il progressivo passaggio dalla pratica amatoriale a quella professionale, nei distinti ambiti della documentazione del patrimonio artistico e architettonico e della fiction.
La mostra è  articolata in tre sezioni ordinate in senso cronologico, ciascuna dedicata a un membro della famiglia e si apre con le fotografie del padre Stefano, seguite da quelle del figlio Paolo, per chiudere con le elaborazioni e produzioni digitali del nipote Filippo.
Di Stefano Robino ( 1922-2017) sono presenti 85 stampe fotografiche, realizzate tra il 1948  e il 1970, che ricostruiscono l’attività di questo autore che, nelle sue stesse parole, ebbe sempre un approccio professionale senza mai diventare un professionista, nonostante la notorietà raggiunta a partire  dalla metà  degli anni Cinquanta, con partecipazione a mostre e concorsi internazionali e la pubblicazione su importanti riviste quali “Il Corriere Fotografico”, “Ferrania”, “Leica Photografie”, “Life” e “Modern Photography”.
Il lavoro condotto sull’archivio di Stefano Robino, ricco di decine di migliaia di negativi, provini e stampe originali, ha permesso di comprendere il suo processo di produzione e le tematiche da lui privilegiate, i Luoghi, le Fabbriche, le Figure, i Racconti, per chiudere con una sezione intitolata L’Archivio rivisitato, che si propone come una ulteriore apertura, quasi un suggerimento di ricerca, costituita di immagini che egli non aveva scelto, non aveva mai stampato, ma che ancora oggi ci appaiono suggestive e stimolanti.

Sono 54 le fotografie in mostra di Paolo Robino ( 1952), professionista dal 1978. La sua sequenza antologica parte dai primi anni Settanta, quando raccoglieva l’eredità artistica del padre, per giungere fino alle ultimissime produzioni, con un’ampia proposta di campagne di documentazione del patrimonio artistico e architettonico, indicata anche dal progressivo passaggio dalla fotografia analogica all’immagine digitale, cui si aggiungono alcuni ritratti  e figure ambientate, tracce di legami affettuosi professionali e personali.

Ambiente digitale e immagine di sintesi sono ormai il territorio di elezione della pratica professionale di Filippo Robino (1987), attivo come autore di effetti speciali ( FX Artist)  e da alcuni anni titolare di uno studio specializzato nella produzione di effetti speciali. In mostra l’artista fotografo propone  un interessante video di animazione in AI delle fotografie realizzate  dal nonno Stefano  e uno Showreel personale con estratti delle proprie produzioni VFX per film e serie TV, spot pubblicitari, videogiochi e videoclip musicali.

MM