ilTorinese

“Alberi sani per mitigare il calore”

Riceviamo e pubblichiamo

LA POLITICA A TORINO DISCUTE SUI BLACKOUT MA NON VUOLE PRENDERE MISURE PER MITIGARE DAVVERO L’ISOLA DI CALORE CONSERVANDO TUTTI GLI ALBERI SANI: I CONSIGLIERI COMUNALI APPROVINO LA DELIBERA CONTRO IL RINNOVO DELLE ALBERATE, SENZA EMENDAMENTI (E SENZA ASTENSIONI)!

Invitiamo i cittadini e le cittadine torinesi a seguire, se possibile in presenza, la seduta del Consiglio
comunale di lunedì 29/06/2026, dalle ore 15.00. Dovrebbe essere votata la delibera di iniziativa
popolare sulla salvaguardia degli alberi dei viali torinesi. Auspichiamo che si discuta e si voti anche
quella sugli sprechi idrici.

Nonostante si tratti di istanze sottoscritte da migliaia di cittadini e COLLEGATE ANCHE ALLA MITIGAZIONE E
ALL’ADATTAMENTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO, i consiglieri comunali di maggioranza si rifiutano di approvarle
senza stravolgerle e quelli di centrodestra si dileguano al momento della votazione (come accaduto lunedì
per la suddetta delibera contro la rottamazione delle alberate). E questo nelle stesse sedute di Consiglio in
cui discutono degli effetti del surriscaldamento climatico, in particolare dei BLACKOUT.

Su «Torino Today» del 23/06/2026 abbiamo letto della rabbia del sindaco verso IREN e IRETI a causa dei
blackout: «Le misure adottate non sono assolutamente sufficienti per gestire efficacemente l’emergenza.»
Ma come? Lunedì scorso Lo Russo era assente in Consiglio comunale, ma dovrebbe sapere che l’assessora
Foglietta ha risposto a un’interpellanza del centrodestra assicurando che le misure adottate da IRETI erano
adeguate sia rispetto alle ondate di calore, sia all’aumento dei consumi energetici. E comunque non si tratta
di un’“emergenza”, né, come ha affermato qualche consigliere, della “nuova normalità”: il cambiamento
climatico è un processo senza un punto di arrivo: le temperature estive continueranno ad aumentare, tanto
più se si insiste a maltrattare e a ridurre il verde pubblico e il patrimonio arboreo.

Forse la principale misura inadeguata alla gestione del cambiamento climatico è proprio la nomina della
Foglietta ad assessora con delega alla Transizione ecologica e alle Politiche per l’Ambiente (mai intervenuta
nelle vicende dei viali e dei parchi torinesi nonché dell’acqua pubblica). Lunedì scorso Foglietta ha letto
cantilenando le cifre degli investimenti di IRETI, come se fosse il direttore tecnico dell’impresa. Dal suo
resoconto è emersa l’inesistenza di un vero piano cittadino per fronteggiare i blackout nonché di veri
protocolli del Comune e di tavoli permanenti per garantire la continuità dei servizi sanitari, della viabilità
ecc. Tutto è demandato a IRETI, controllata al 100% da IREN S.p.A., della quale il Comune di Torino nel 2025
è diventato il primo azionista, per una scelta di Lo Russo che non pare incidere positivamente sulla gestione
della rete elettrica: mentre le case ATC restano al buio, a una telefonata del sindaco l’amministratore
delegato di IREN ha risposto che era in barca in Grecia (fonte «Corriere della Sera», 25/06/2026).

Forse limitando per Regolamento gli abbattimenti ai soli alberi a rischio crollo, come chiedono i cittadini,
si avrebbe più ombra e si attenuerebbe il surriscaldamento del suolo, che secondo la relazione letta dalla
Foglietta è una delle principali cause dei blackout? Il terreno si surriscalda di giorno e non si raffredda di
notte, inaridendosi non dissipa più il calore. Perciò il rivestimento plastico dei cavi si deteriora più
rapidamente e arriva anche a fondere, causando cortocircuiti. Il calore riduce anche la portata di corrente, si
arriva più rapidamente al sovraccarico…

Evidenziamo che il Nature Restoration Regulation dell’UE (2024/1991) impone agli Stati membri di
conservare a livello nazionale la quantità di copertura arborea rilevata dal satellite Copernicus nel 2024.
Eppure, in direzione ostinata e contraria, lunedì scorso i consiglieri di maggioranza (PD e Sinistra Ecologista),
facendo quadrato intorno all’assessore Tresso, hanno confermato di voler emendare, stravolgendola, la
delibera di iniziativa popolare che mira a conservare tutti gli alberi sani dei nostri viali.
I tecnici comunali quindi potranno continuare a proporre progetti di “rinnovo delle alberate” etichettandoli
come “manutenzione straordinaria”, come successo in corso Umbria e corso Belgio. Inoltre i cittadini
aderenti ai Comitati spontanei saranno esclusi dal tavolo di lavoro per la revisione del Regolamento del
Verde: l’antidemocratico Tresso ha sprezzantemente definito i Comitati “soggetti nati sui social”, così
offendendo simultaneamente le persone che hanno partecipato al presidio in corso Belgio, i ricorrenti, i
firmatari delle petizioni e della stessa delibera di cui si stava discutendo.

Intanto, mentre le temperature si arroventano e in pieno periodo di riproduzione dell’avifauna,
l’assessorato al Verde torinese consente a GTT di potare il viale di corso Belgio. Un vero attentato alla
salute degli alberi: non c’è da stupirsi che essi diventino sempre più fragili.

Quindi l’antiecologismo della Giunta è ormai noto, e Lo Russo e Tresso non riescono a mascherarlo facendosi
fotografare con la pala in mano e annunciando la messa a dimora di 2.800 alberi. Sono poi meno di 1.000
alberi all’anno, in buona parte peri cinesi, noccioli turchi e altre piante di piccole dimensioni: e non perché
più adeguate al cambiamento climatico, ma perché i vivai non dispongono di abbastanza alberi di specie di
prima e seconda grandezza per soddisfare le esigenze propagandistiche dei politici (dato che la corsa alla
fotografia con la pala in mano è lo sport in voga tra i sindaci e gli assessori al Verde ormai da qualche anno).
Si ripiega su queste specie anche perché più economiche, volendo sbandierare quantità di piante a tre zeri.
Secondo la relazione letta dall’assessora Foglietta la temperatura dell’asfalto arriva a temperature
superiori a 65-70°C. Quali temperature raggiungerà nel prossimo futuro? E l’assessore Tresso, che rideva
quando il dott. Maurizio Stella disse che svenendo per strada, una persona corre anche il rischio di ustionarsi,
riderà ancora a fronte di questi dati? Dirà ancora ai cittadini di non preoccuparsi, perché lui manderà le
ambulanze? Tresso si rende conto che certe “soluzioni” che proponeva l’anno scorso, come la saletta
refrigerata in Circoscrizione per gli anziani che non hanno il condizionatore suonano esattamente come le
brioches della regina Maria Antonietta, a fronte della gravità del problema dell’isola di calore torinese, la più
intensa l’anno scorso tra i capoluoghi italiani, e che coinvolge il 98% della popolazione secondo il rapporto
di Greenpeace 2026? La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha già stabilito che la mancata mitigazione
degli effetti del cambiamento climatico viola l’obbligo del rispetto dei diritti umani. Ci auguriamo che i
decisori politici che arrivati a questo punto trattano ancora con leggerezza la questione o, peggio, fanno
scelte contrarie, saranno presto perseguibili anche dalle leggi nazionali.
In conclusione, invitiamo tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione a rileggere la delibera proposta
da 2.500 cittadine e cittadini e a decidere di approvarla, lunedì, ritirando o votando contro tutti gli
emendamenti, senza astensioni che sarebbero davvero pilatesche.

Comitato Salviamo gli Alberi di corso Belgio
Comitato Difesa del Parco della Pellerina
Salviamo il Paesaggio, Torino
Comitato Salviamo il Meisino

Tenta la truffa dello specchietto: arrestato dalla polizia

La Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi nel quartiere Parella di Torino, un cittadino italiano di 49 anni per tentata estorsione, nell’ambito della cosiddetta “truffa dello specchietto”.
L’intervento, condotto dagli agenti del Commissariato di P.S. San Secondo, è scattato a seguito di una segnalazione telefonica da parte di un ragazzo, relativa alla presenza di un uomo a bordo di un’autovettura di colore grigio che pretendeva la consegna immediata di una somma di denaro, a fronte di un presunto danneggiamento dello specchietto retrovisore.
Gli operatori della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di P.S. San Secondo, già in possesso di elementi informativi relativi a episodi analoghi riconducibili al medesimo veicolo, si recavano con tempestività nella zona indicata, mantenendosi in costante contatto telefonico con la vittima, al fine di garantirne la sicurezza e monitorare gli spostamenti del truffatore.
Nel frattempo, il soggetto segnalato assumeva un comportamento sempre più aggressivo e intimidatorio nei confronti del ragazzo, insistendo nella richiesta di denaro e ponendo in essere ulteriori pressioni, con ripetuti colpi di clacson e pugni sferrati contro il finestrino del veicolo, con l’obiettivo di costringerlo a fermarsi.
Gli agenti hanno individuato l’autovettura segnalata mentre continuava a inseguire la persona offesa e, approfittando di una fase di rallentamento del traffico all’intersezione semaforica di corso Lecce angolo corso Appio Claudio, hanno bloccato il mezzo, identificando il conducente, un uomo italiano di 49 anni.
A seguito di perquisizione personale e veicolare sono stati rinvenuti e sequestrati, all’interno della portiera lato conducente, due frammenti grezzi in gomma di colore nero, compatibili con materiale utilizzato per la simulazione di un impatto e idonei a lasciare tracce riconducibili a graffi da contatto; gli accertamenti effettuati hanno consentito, inoltre, di accertare che, per perpetrare la truffa, l’uomo aveva anche danneggiato la calotta dello specchietto retrovisore del veicolo della persona offesa.
L’autovettura utilizzata per la commissione del reato è stata sottoposta a sequestro penale e affidata a idonea custodia giudiziale, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.
Al termine degli accertamenti di rito l’uomo è stato arrestato e condotto, su disposizione dell’A.G., presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno.

Le torte di Torino: una città da gustare morso dopo morso

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Scopri – To alla scoperta di Torino

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Passeggiare per Torino significa anche lasciarsi tentare da profumi e sapori che si diffondono dalle sue caffetterie più caratteristiche. In alcuni angoli del centro e nei quartieri più vivaci si celano piccole meraviglie artigianali, dove il dolce diventa esperienza. C’è un mondo fatto di glassa, burro, impasti profumati e farciture inattese che merita di essere raccontato. Tra le varie realtà che animano la scena cittadina, alcune si distinguono per originalità e cura. Ecco un itinerario del gusto che parte dal cuore di Vanchiglia, attraversa Via Po e tocca un’altra tappa immancabile per gli amanti delle torte fatte come una volta. Un viaggio che non è solo gastronomico, ma anche estetico e affettivo: i luoghi del dolce raccontano storie di città, di passioni e di mani che lavorano con dedizione ogni giorno.
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Caffè Cesare: dolci che raccontano storie
In Via Vanchiglia 9, in una zona che mescola anima studentesca e atmosfere retrò, Caffè Cesare non passa inosservato. Il bancone è un invito continuo alla curiosità, e appena si entra si capisce che qui la pasticceria non è solo una questione di ricette, ma di cultura del gusto. La proposta è sorprendente e variegata, a cominciare dagli alfajores: due biscotti friabili uniti da un generoso strato di dulce de leche, rifiniti con una leggera spolverata di cocco. Un omaggio alla tradizione argentina, che conquista chiunque abbia voglia di provare qualcosa di autentico e diverso.
Ma non finisce qui. La Charlotte all’ananas, elegante nella sua semplicità, è una proposta che pochi conoscono ma che lascia il segno. C’è poi il matcha fresco con fragole pestate, che affianca profumi orientali alla freschezza della frutta, in un contrasto perfettamente bilanciato.
Chi ama le ricette più familiari potrà invece contare su una carrot cake che non tradisce, oppure tuffarsi tra muffin per ogni gusto e palato. Ogni settimana spuntano anche novità fuori menu, che rispecchiano la stagionalità e l’inventiva dello staff.
La vera firma della casa però sono i Crumbl Cookies. Chi entra una volta per provarli, ritorna. Grandi, friabili, burrosi: esistono in infinite combinazioni, come se ogni gusto fosse una tappa di un viaggio. Dal classico cioccolato, passando per cheesecake, red velvet, Lotus, caramello salato, fino al pistacchio, la scelta è praticamente infinita. Qui non si parla di semplici biscotti, ma di piccoli dessert da assaporare con lentezza. Il tutto accompagnato da bevande che escono dalla consuetudine: chai latte profumato, cinnamon caldo e speziato, oppure una lemon cake da gustare con il tè del pomeriggio. Anche il cappuccino ha un tocco personale, decorato con disegni di latte art che rendono ogni tazza un piccolo quadro da bere.
Caffè Cesare è un luogo dove sedersi a leggere, chiacchierare, studiare o semplicemente lasciarsi coccolare da un profumo che cambia ogni giorno. L’arredamento semplice ma curato, i tavolini in legno e la luce naturale che filtra dalle grandi finestre rendono questo posto una seconda casa per molti.
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Caffetteria Clarissa: eleganza, torte e feste sotto i portici
Spostandosi verso il centro storico, in Via Po, la Caffetteria Clarissa si rivela un’altra tappa imperdibile. Un locale dall’anima sontuosa, arredato in tonalità rosso scuro che evocano ambienti retrò, ma mai superati. L’atmosfera è intima, raffinata, ideale per una pausa ma anche per qualcosa di più: qui infatti si organizzano feste di laurea, compleanni e incontri privati nelle sale interne, che assicurano privacy e uno stile unico.
Le torte di Clarissa hanno una personalità precisa: artigianali, curate nei dettagli, con ingredienti selezionati e combinazioni equilibrate. Che si tratti di una classica Sacher, di una millefoglie rivisitata o di una torta moderna al cioccolato e lamponi, ogni fetta racconta una ricerca e un amore per la pasticceria fatta con passione. Il personale accoglie sempre con un sorriso e sa consigliare chi cerca qualcosa di particolare per una ricorrenza o semplicemente per sé. L’attenzione al cliente è un altro ingrediente che fa la differenza.
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Berlicabarbis: l’altra dolce faccia di Torino (FOTO DI COPERTINA)
Infine, non si può concludere un giro tra le torterie di Torino senza citare Berlicabarbis. Il nome è già una dichiarazione d’intenti, un richiamo al dialetto piemontese che promette dolcezza. Qui le torte sono protagoniste assolute: alte, colorate, spesso scenografiche. I gusti variano a seconda delle stagioni e dell’ispirazione del momento, ma ciò che non cambia è la sensazione di casa che si respira appena varcata la soglia.Berlicabarbis è un rifugio per chi cerca una pausa sincera, un luogo che mette d’accordo amanti della pasticceria classica e fan delle novità. Tra cheesecake, crostate, torte di mele, red velvet e brownies, si può passare un pomeriggio senza accorgersi del tempo che scorre. Il locale ha anche una vena giocosa, con arredi colorati e citazioni sparse qua e là, che lo rendono perfetto per chi ama un tocco di originalità. Non è raro vedere clienti scattare foto alle vetrine prima ancora di ordinare: qui anche l’occhio vuole la sua parte.
In queste tre caffetterie Torino si racconta attraverso il dolce. Ogni torta è un gesto, una piccola forma di accoglienza, un invito a fermarsi. In un mondo che corre veloce, i profumi che escono da questi forni ci ricordano che a volte basta un biscotto ben fatto per cambiare il ritmo della giornata. E in una città che unisce tradizione e innovazione, sedersi davanti a una fetta di torta è anche un modo per sentirsi, per un attimo, nel posto giusto al momento giusto.
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NOEMI GARIANO

“La Via dei Saraceni”… un po’ di storia

Perché si chiama “ La Via dei Saraceni” la famosa gara ciclistica che si svolge ogni anno d’estate in Alta Valle di Susa con arrivo a Sauze d’Oulx? Una delle gare MTB più famose del Piemonte. Per saperlo basta alzare lo sguardo verso i versanti più alti delle montagne poste di fronte a Sauze e dintorni e guardare con attenzione. Si scorgeranno, anche da lontano, strane grotte, caverne e gallerie. Lì c’è la risposta. Il Monte Seguret, noto appunto per le grotte, la Galleria dei Saraceni e il Monte Genevris, sono tutte creste attraversate in parte dal percorso della gara ciclistica ed erano il rifugio dei saraceni dopo le terribili incursioni compiute nella bassa valle. La gara di mountain bike prende il nome da una tradizione storica e leggendaria risalente a oltre 1000 anni fa legata all’alta Valle di Susa e da qui nacque l’idea di chiamare il tracciato “Via dei Saraceni”. Almeno così secondo la tradizione locale ma storici e antropologi discutono ancora oggi quanto siano documentati i passaggi dei saraceni proprio sui sentieri di Sauze d’Oulx. È comunque accertato che tra il IX e il X secolo bande saracene provenienti dalla base fortificata di Fraxinetum in Provenza compirono incursioni nelle Alpi occidentali e controllarono per alcuni decenni diversi valichi alpini ma non esistono prove che il percorso dell’attuale gara ciclistica coincida con un loro itinerario storico. In sostanza, con “La Via dei Saraceni” si vuole ricordare gli antichi sentieri militari della parte più alta della Valle di Susa e il fascino delle leggende sui Saraceni che hanno percorso queste montagne. Fascino… fino a un certo punto. Non dimentichiamo che i saraceni erano razziatori, bande di predoni musulmani che scendevano dai monti per incendiare villaggi, chiese e monasteri, uccidere uomini, donne e bambini, fare bottino e scappare. L’antica Abbazia di Novalesa ne sa qualcosa: saccheggiata e distrutta nel 906 proprio dai saraceni.                     Filippo Re
nella foto: inviati saraceni ritratti nelle Chroniques de Saint-Denis (XII-XV secolo)

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Venezia da dimenticare – Il nuovo direttore de “La Stampa” – Un nuovo successo per Borgiattino – Lettere 

Venezia da dimenticare

Ho sempre avuto una vera e propria passione per Venezia, dove ho trascorso lunghi periodi e dove mi muovo come se fossi a Torino o a Roma o a Napoli.

Mi piace sotto tutti i punti di vista per la sua storia, la sua arte, la sua gastronomia, i suoi negozi raffinati anche di abbigliamento come era “Il Duca d’Aosta”.

Ho avuto la malaugurata idea di andare a Venezia per la Biennale e per qualche giornata di relax nella settimana appena finita. Il caldo opprimente, aggravato dall’umidità, ha reso a dir poco fastidioso il mio soggiorno. Ma il caldo non è bastato. Si sono aggiunti altri motivi che mi hanno reso la vita veneziana molto meno attrattiva del passato.

Sono tornato nei miei vecchi ristoranti abituali e non ho più avuto lo stesso trattamento di alta qualità del passato, a partire dal personale, ma anche per la qualità dei piatti non più eccellente come in passato. I miei adorati bigoli in salsa, il risotto di pesce ben mantecato, le sarde in saor con l’uvetta, il baccalà mantecato, il rombo al forno, la coda di rospo non sono più la stessa cosa, ma espressione di una cucina fatta in serie come quella di quasi tutti i locali attorno a piazza San Marco che lavorano per turisti che non sanno nulla della cucina veneziana. I miei posti abituali, fin da quando andavo a Ca’ Foscari e pranzavo con Alberto Ronchey all'”Anzolo Rafael”, hanno subito una mutazione quasi genetica, all’insegna della mediocrità.

Ma anche Venezia è cambiata. Tanti negozi sono gestiti da immigrati che prestano servizio in tante attività in cui hanno sostituito i veneziani. Vedendo il numero altissimo di immigrati sembra quasi di essere a Monfalcone, che ha dimenticato di essere stata la prima cittadina liberata dalla dominazione austriaca nella I guerra mondiale. D’accordo i due Mori del campanile di piazza San Marco, d’accordo che Venezia è stata anche la città più orientale dell’Occidente per i suoi traffici commerciali. Ma la situazione oggi appare tale da spiegare, se non giustificare, che nelle recenti elezioni comunali sono stati candidati cittadini italiani di origine bengalese.

Si può essere soddisfatti che Venezia abbia dato lavoro a tanti immigrati che servono nei bar, pur non conoscendo la lingua italiana? Va bene occuparli invece di lasciarli bighellonare in Barriera di Milano o vendere droga come fossero caramelle, ma quando si esagera l’idea stessa della venezianità ne risente in modo evidente. Ho percepito il “pericolo Monfalcone”, che potrebbe dare argomenti agli islamofobi e ai razzisti in circolazione. È vero che Venezia è di tutti, ma la percezione che ho avuto è che stia snaturandosi. Forse è il caldo africano che ha guastato il mio soggiorno, che non mi ha consentito di apprezzare come mi accadeva in passato la città che fu dei Dogi. Persino nelle botteghe veneziane in cui si potevano acquistare begli oggetti artistici o di artigianato sono arrivate le cineserie con falsa etichetta locale.

Le cose belle che acquistavo in passato sembrano essere quasi scomparse. Un negozio di scarpe a Rialto, che mi riforniva di comodissime e quasi uniche scarpe di struzzo, si è talmente trasformato da essere irriconoscibile, travolto dalla solita merce che si può trovare dappertutto. Io che ho amato la Venezia del Foscolo e di D’Annunzio, di Thomas Mann, di Visconti, per non parlare di quella di Fra Paolo Sarpi, che ho a lungo studiato, non posso ritrovarmi in una città che rischia di smarrire la sua identità storica. Hanno messo la tassa per contenere i troppi turisti del “mordi e fuggi”, ma forse le autorità veneziane non hanno considerato che Venezia ha un’anima che rischia di scomparire.

Dimenticavo: il Grand Hotel Danieli che era il simbolo di una certa Venezia elegante, è chiuso ed è in fase di ristrutturazione e di restauro. Forse l’unica bella notizia perché le stanze erano decrepite anche nei servizi, mentre le parti comuni restavano mitiche e indimenticabili perché grondanti di storia e di buon gusto. Molti alberghi veneziani  restano vecchi e carissimi senza interventi che potrebbero giustificarne i prezzi trumpiani.

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Il nuovo direttore de “La Stampa”

Dal primo luglio Antonio Di Rosa sarà il nuovo direttore de “La Stampa”, passata ad una nuova proprietà che dovrebbe porre fine alla gestione Elkann, che ha mandato in fumo non solo la Fiat. A commettere un gravissimo errore, che fece perdere migliaia di lettori, fu la nomina del direttore Giannini, che ridusse il giornale di via Lugaro ad un quotidiano della sinistra estremista. Poi il successore, che era vicario di Giannini, ha corretto un po’ il tiro, ma ha mantenuto il giornale nell’alveo della più faziosa e preconcetta opposizione, simile ad un Tg3 di carta. Anche i collaboratori e soprattutto le collaboratrici hanno dato prova della loro incapacità ad analizzare un problema con un po’ di distacco e spirito critico. Alcune sembrano delle vere e proprie Erinni. È diventato un giornale che un lettore non settario non poteva più leggere senza continui rigetti e sussulti.

Elkann è stato il gran regista della fine di una grande testata fondata da Frassati e rifondata nel dopoguerra da Burzio. L’avv. Agnelli impedì gli estremismi, anche se alcune volte scelse direttori come Carlo Rossella, che venne sostituito da Marcello Sorgi, ottimo direttore.

Sono molto curioso di vedere cosa farà il nuovo direttore, che è uomo di sicura esperienza ed equilibrio. Sarà anche interessante vedere le nuove scelte editoriali. “La Stampa” della Fiat e della sinistra militante è morta. Incontrai una sola volta   M a l a g u t i   e lo sentii altezzoso e del tutto inadatto a succedere a grandi direttori come Ronchey, Levi, Fattori. Adesso il giornale che per vent’anni fu diretto da Giulio De Benedetti, forse potrà rinascere, anche se il giornale cartaceo appare in gravissima crisi. Non hanno saputo neppure trattenere la pubblicità e neppure le necrologie. Dovrebbe uscire con la stessa testata che adottò dopo la Liberazione: Nuova Stampa. Sarebbe un modo per ricominciare, prendendo le distanze da un recente passato, rivelatosi nefasto.

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Un nuovo successo di Borgiattino
Luciano Borgiattino che continua in maniera ottimale la storica esperienza di famiglia  che, nata nel 1927, costituisce il  meglio in assoluto nel campo dei formaggi  italiani ed esteri di alta qualità, ha ricevuto  la massima onorificenza dei Rotary, la Paul Harris Fellow. Borgiattino è  socio del  prestigioso club  Torino Next di cui è presidente Elisa Lombardo e vice presidente Jean Claude Passerin d’Entreves.
Ancora prima  di festeggiare il centenario dell’ azienda, Borgiattino ha ricevuto un riconoscimento  molto importante importante che riconosce l’alto livello professionale e civile che ha raggiunto con un lavoro serio e continuativo a Torino. Il Rotary di cui è socio Borgiattino, nasce dalla fusione di due storici club rotariani torinesi di cui fui in passato ospite: il Superga e il Torino 150. Il Next, nato nel 2024 ,guarda al futuro prossimo, senza dimenticare il passato.

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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Il black out a Torino

I black out che si sono verificati a Torino danno l’idea di una disattenzione ai problemi dell’energia che ha addirittura suscitato la protesta del sindaco, il quale avrebbe dovuto farsi carico di seguire gli investimenti sulla rete elettrica di Torino. Si è spenta anche l’anagrafe centrale. Il centro è stato fortemente penalizzato. Solo adesso Iren si è svegliata per accelerare nuovi investimenti. Torino, insieme a Napoli, è la città più colpita. Il caldo record non giustifica nulla. Diana Rivella

Condivido nella sostanza i suoi giudizi, anche se il sindaco che protesta appare un po’ paradossale. Iren, sempre celebrata come un modello straordinario di efficienza, ha dimostrato i suoi limiti. Anche gli ospedali, pieni di anziani ricoverati, rischiano il black out. Un segno preoccupante. Nelle case i disagi sono stati molto vistosi perché gli antifurti sono stati neutralizzati e i frigoriferi non hanno potuto conservare l’integrità dei cibi, soprattutto nei congelatori. Le interruzioni di energia hanno provocato gravi danni agli alberghi e al turismo, con molti clienti in fuga. Giustamente Federalberghi si è riservata una class action, anche se Confesercenti ha invitato “ad abbassare i toni”, giungendo al ridicolo. Un condominio di Santa Rita ha denunciato che gli anziani sono a rischio. Speriamo che il caldo ci lasci un po’ di tregua, ma è indispensabile che Iren si attivi, dando a Torino l’attenzione che la città pretende.

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Il Cardinale e i giovani

Il Cardinale di Torino Repole ha affermato un suo “Largo ai giovani “ perché il futuro di Torino è legato alla gioventù oggi non abbastanza valorizzata . A me il discorso mi è sembrato vagamente demagogico. Cosa ne pensa?     Franco Vitelli

Foto La Voce e il Tempo

 

Il discorso del cardinale va letto interamente, senza limitarsi ad una frase che ha attirato l’attenzione dei giornali. Certo andrebbe ribadito che i giovani non hanno solo diritti, ma anche doveri. Se è giusto che aspirino a trovare un posto adeguato nella società, appare altrettanto giusto invitare i giovani alla responsabilità. La generazione Z mi sembra manchi di  alcuni valori irrinunciabili sia sotto il profilo civile che sotto il profilo etico. Se il Cardinale si è espresso in un certo modo, avrà sicuramente le sue ragioni. Il “Largo ai giovani” di Mussolini credo sia  stato uno slogan che oggi definiremmo populista. Un invito ad un cambio generazionale per valorizzare energie più fresche. Il “Largo ai giovani” mussoliniano  finì ‘ male perché tanti  giovani caddero in guerra.

Maltrattamenti ai genitori, arrestato minorenne

E’ stato portato nel centro di prima accoglienza di Torino il minorenne arrestato dai carabinieri a Tortona. I militari sono intervenuti dopo una chiamata dei genitori al 112. Il ragazzo nel corso dell’ennesima lite avrebbe  colpito padre e madre con dei pugni e aveva dato calci contro porte e arredi.
I coniugi hanno raccontato di essere da tempo vittime di minacce, violenze verbali e, in alcune occasioni, violenze fisiche.

I cattolici secondo Schlein

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Il rapporto tra i cattolici e la sinistra ha accompagnato un pezzo della storia democratica del nostro paese. Un rapporto, il più delle volte e non si può non dire, fatto di subalternità e di gregariato ma anche di protagonismo. Durante la lunga ed intensa esperienza nel Pci nell’intera prima repubblica, la presenza dei cattolici si è riassunta principalmente nelle candidature dei “cattolici indipendenti di sinistra”. Personalità del mondo cattolico che hanno trovato spazio nelle liste comuniste a conferma della natura plurale del partito ma, al contempo, con un limite ben preciso. Ovvero, questi cattolici eletti nelle liste del Pci non avevano la benchè minima possibilità di incidere e di condizionare il progetto politico del partito che, come ovvio, era coerentemente appaltato al gruppo dirigente del partito e, nello specifico, al segretario generale. Da qui il ruolo puramente ornamentale, periferico e politicamente ininfluente ed irrilevante dei cattolici nel Pci. La situazione non è cambiata granché nel corso degli anni perché la concezione di fondo del partito è rimasta la stessa. Le cose, invece, cambiano radicalmente, va detto con forza ed onestà intellettuale, dopo l’avvio nel lontano 2007 del Partito democratico a guida Veltroni. Un partito culturalmente plurale dove la presenza, attiva e visibile, dei cattolici democratici, popolari e sociale è stata comunque sia determinante e decisivo nella costruzione del progetto politico dell’intero partito. Un processo che, seppur tra alti e bassi, è proseguito per molti anni. Ma, per tornare all’oggi, non possiamo non registrare che con la segreteria Schlein, e del tutto legittimamente, il rapporto tra il principale partito della sinistra italiana, il Pd appunto, e i cattolici è tornato ad essere quello che era di moda quando c’era il vecchio e glorioso Pci. Ovvero, per dirla in breve, una sorta di “quota panda” all’interno del partito e, di conseguenza, del tutto irrilevanti ed ininfluenti ai fini della definizione del profilo politico, culturale e programmatico del partito. Non si tratta di una opinione ma, ormai, è una considerazione che viene fatta propria dagli stessi protagonisti all’interno del partito. E, del resto, l’apporto della cultura, del pensiero, della storia e della tradizione del cattolicesimo popolare e sociale all’attuale Pd a guida Schlein è del tutto irrisorio. Per la semplice ragione che il profilo politico del partito – e, lo ripeto, del tutto legittimamente – è quello di una sinistra con una chiara matrice radicale, massimalista e libertaria. Che, detto fra di noi, è l’esatto contrario di tutto ciò che è riconducibile alla storica esperienza del cattolicesimo politico italiano. E, ancora, i pochissimi e del tutto estemporanei riferimenti – seppur molto vaghi e generici – ai cattolici da parte della Schlein non va mai nella direzione del filone del cattolicesimo popolare e sociale ma solo e soltanto verso l’esperienza e il modello dei cattolici collocati saldamente a sinistra. Ecco perchè, come da copione e forse anche inconsapevolmente, si ritorna alla concreta esperienza dei “cattolici indipendenti” candidati nelle liste del Pci. Per queste ragioni, semplici ma essenziali, il cattolicesimo popolare e sociale è un corpo estraneo nel Pd della Schlein.

Spettacoli dal vivo gratuiti, arriva “Cubo Live 2026”

 

Promossa da Cubo Archivio al Museo d’impresa del Gruppo Unipol

Con la sua sesta edizione, torna “Cubo Live. Luoghi, Idee, Voci, Eventi”, la,rassegna itinerante di spettacoli dal vivo gratuiti promossa da Cubo Archivio e Museo d’Impresa del Gruppo Unipol. Ad accogliere la seconda tappa della rassegna, dal 30 giugno al 2 luglio prossimi, è la Città di Torino nella cornice del Teatro Agnelli, che farà da culla alle atmosfere vibranti delle tre serate, scandite da jazz internazionale e musica d’autore.

Ad esibirsi, il trio composto da Alberto Bianco, Roberto Angelini e Andrea Pesce. In un appuntamento del tour Camaleonte che mescola concerto, spettacolo teatrale e laboratorio sonoro; la cantautrice torinese Ginevra Lubrano, tra le più interessanti voci della scena italiana, e Nicole Zuraitis, pianista e arrangiatrice Jazz, vincitrice di due Grammy.

Cubo Live conferma così la propria vocazione a condividere cultura attraverso la musica, offrendo al pubblico esperienze uniche e coinvolgenti in luoghi suggestivi, dove la distanza tra artista e spettatore si annulla, e il racconto personale si intreccia naturalmente con la performance dal vivo, privilegiando qualità e sperimentazione. Jazz internazionale, cantautorato, musica elettronica, classica contemporanea e nuove forme di contaminazione sonora si incontrano in luoghi fortemente identitari di quattro città: la Unipol Tower di Milano, il Teatro Agnelli a Torino, la Marina di Loano e Piazza Italia, a Loano, e i Giardini Pensili a Bologna.

Martedì 30 giugno, alle 21.30, Alberto Bianco propone un concerto intimo e sospeso, ma vivo e in continuo movimento, dal titolo “Camaleonte”. Un viaggio dentro il suono caldo delle cassette, tra memoria analogica e presente digitale. Sul palco il trio di Alberto Bianco, composto da egli stesso, Roberto Angelini e Andrea Pesce, che daranno vita a un piccolo mondo in cui le canzoni si trasformano, si spogliano e si ricompongono ogni sera in modo diverso. Il cuore è la musica registrata su nastro, che diventa protagonista anche del vivo: il Tascam 414 a cassette verrà usato come uno strumento facendolo respirare insieme alle chitarre, al Wurlitzer e alle voci. I momenti suonati si alterneranno a brevi parti narrative e a piccoli esperimenti sonori realizzati in diretta. Bianco è vice e chitarra, Angelini e Pesce alla tastiera. Prenotazione obbligatoria su cubounipol.it.

Ginevra Lubrano, in arte Ginevra, cantautrice torinese, è tra le voci più interessanti della musica italiana. Si esibirà il 1⁰ luglio alle 21.30. Nel concerto presenterà brani originali tratti dagli album che l’hanno resa famosa, quali “Metropoli”, “Diamanti” e “Femina”. Si tratta di un viaggio emozionale tra le tappe piu significative del suo percorso artistico, in cui le parole e la voce dell’artista accompagneranno il pubblico alla scoperta di pietre preziose, con messaggi di positività, libertà e condivisione. Insieme a Ginevra, vi sarà Domenico Finizio alla chitarra.

Infine, giovedì 2 luglio, alle 21.30, si esibirà la cantautrice, pianista e arrangiatrice Jazz Nicole Zuraitis, vincitrice di due Grammy. È un’artista pionieristica che sta ridefinendo il jazz vocale, guadagnandosi un posto tra le artiste più prolifiche. Si muove con disinvoltura e naturalezza fra i diversi stili, rimando fedele a una voce del tutto personale. Ha messo in luce le sue doti di cantautrice, che lei stessa ha definito di “Modern Song Book”. Il suo ultimo album riflette un principio guida secondo cui la buona musica rimane tale a prescindere dal genere. Con Nicole Zuraitis alla voce e al pianoforte, si esibiranno Idan Morim alla chitarra, Dan Pugach alla batteria e Samuel Wever al basso. Prenotazione obbligatoria per tutti i concerti su cubounipol.it. la sede dei concerti è il Teatro Agnelli, via Paolo Sarpi 111/A.

MARA MARTELLOTTA

Info: www.cubounipol.it – 02 64029090

Torna a Rivoli la Festa de l’Unità

Torna a Rivoli la Festa de l’Unità, storico appuntamento dell’estate rivolese. I Giardini Lamarmora di via Gatti si animeranno tutte le sere, fino a sabato 11 luglio, con l’apertura della cucina a partire dalle 19:30: tra i piatti più apprezzati ci sono la grigliata e il fritto di pesce, senza dimenticare i succulenti primi e gli immancabili antipasti tra i quali compaiono le mitiche “zucchine alla scapece”.
Ricco anche il programma dei dibattiti che vedranno la partecipazione di numerosi ospiti, tra cui il Sindaco di Rivoli Alessandro Errigo (mercoledì 8 luglio), insieme ai suoi colleghi Sindaci: Matteo Cavallone di Collegno, Emanuele Gaito di Grugliasco, Steven Palmieri di Alpignano, Carlo Vietti di Druento (mercoledì 1 luglio). Tra gli altri ospiti spiccano Guido Saracco, già Rettore del Politecnico di Torino (1 luglio), gli Eurodeputati dem Irene Tinagli e Brando Benifei (5 luglio), i Consiglieri Regionali del PD (6 luglio), oltre a molti altri DeputatiSenatori e altre personalità di rilievo locale e nazionale.
Serate danzanti ogni sabato sera, oltre che evento dei Giovani Democratici il 3 luglio.