ilTorinese

Il paesaggio ottocentesco, dall’età romantica al simbolismo

A Novara, negli spazi del castello visconteo, sino al 6 aprile

Due figure femminili, di differenti età, introducono dalla mura del castello visconteo di Novara alla mostra “Realtà Impressione Simbolo. Paesaggi. Da Migliara a Pellizza da Volpedo”, visitabile sino al 6 aprile prossimo (www.metsarte.it): la pastorella, ovvero la bambinaia dei figli del pittore, che, posta da Segantini nella distesa dei prati e tra le nevi del Cantone dei Grigioni, si mette al riparo del sole facendosi ombra con il cappello di paglia a larga falda e con il palmo della mano (“Mezzogiorno sulla Alpi”, 1891), e la vecchia, nello sguardo di Carlo Fornara, in un incessante susseguirsi di piccoli e ravvicinati tratti di colore, lineari e in spirale, curva sotto il peso del fascio di legna che avanza sotto le sferzate del freddo vento del nord in un sapiente alternarsi di azzurri e di rosati, “L’aquilone” del 1902. Un sipario d’introduzione ma rintracciabili nell’ultima delle nove sezioni in cui è suddivisa la mostra, là dove il divisionismo oltre ai succitati abbraccia alcune opere di Morbelli – il paese sull’alto della collina con i pochi personaggi, “Nebbia domenicale” del 1880, riproposto sotto diversa atmosfera trentacinque anni dopo – e di Pellizza da Volpedo, di cui si rivede quel capolavoro di vita e di arte che è “Sul fienile” (1902), un favolistico tratteggio in terra monferrina che confina per molti versi con il pointillisme parigino, intimo e struggente, una scena d’agonia e di sacramenti tra religiosità e povertà posta nell’ombra e messa a confronto con la luce netta che piove su una calda giornata d’estate. Un divisionismo, ancora con Segantini, capace di sfociare in una nuova sperimentazione linguistica e in una incursione in netto clima simbolista, nell’”Amore alla fonte della vita”, del 1896, proveniente dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano, commissionata dal principe russo Jussopoff di San Pietroburgo, “l’amore giocondo e spensierato della femmina, e l’amore pensoso del maschio, allacciati insieme dall’impulso naturale della giovinezza e della primavera” ebbe a scrivere l’artista in una lettera a Domenico Tumiati, fratello dell’attore Gualtiero, mentre “un mistico angiolo sospettoso stende la grande ala sulla misteriosa fonte della vita, l’acqua scaturisce dalla viva roccia, entrambi simboli dell’eternità”.

Uno sguardo per “Paesaggi” che s’incrocia su Piemonte e Lombardia soprattutto, unendo altresì la Liguria (i nomi e la zona di Carcare) e le valli svizzere, con le ricche testimonianze – in un percorso coordinato per isole da Elisabetta Chiodini – provenienti dalle Gam di Torino Milano e Genova e Ricci Oddi di Piacenza, dal museo Segantini di St. Moritz e quello del Paesaggio di Verbania, dalla Galleria Giannoni di Novara. Un percorso che ha inizio dall’età romantica del paesaggio, a partire da quella serie di vedute lombarde che nel 1807 Eugenio di Beauharnais, vicerè d’Italia, commissiona a Marco Gozzi “con l’intento di documentare le località più pittoresche e le opere di ingegneria d’importanza strategica nello sviluppo del territorio”. Faranno seguito i panorami della Franciacorta ad opera di Luigi Basiletti, ville e poderi e personaggi ripresi con netto realismo sino all’arrivo a Milano di Massimo d’Azeglio che s’afferma sulla scena artistica con la formula del “paesaggio istoriato” (“La morte del conte Josselin di Montmorency”, 1825), ove prevale l’aspetto storico immerso in ampie vedute studiate dal vero, e alla “sensibilità moderna” di Giuseppe Canella (del ’38 è la sua “Veduta della laguna di Venezia”, barche e pescatori rischiarati da un vasto tratto d’orizzonte illuminato dalle ultime luci della sera), colpito dall’esempio dei maestri fiamminghi incontrati nelle sale del Louvre all’epoca del suo viaggio parigino. La necessità di andare oltralpe, di superare i confini per saggiare apporti diversi che possono giungere tra gli artisti del nord Italia: si sviluppa l’area mitteleuropea, con i suoi personaggi immersi in un’atmosfera romanticonaturalista, con l’influenza tra gli altri di Alexandre Calame, ginevrino, e Julius Lange, tedesco, che spingeranno i loro colleghi a studiare la natura dal vero, e con gli incontri – da parte di Fontanesi, ad esempio, nelle sale dell’Esposizione Universale parigina del 1855 – con la scuola di Barbizon, con Corot e Daubigny e Rousseau, autore quest’ultimo del bellissimo “Ancien moulin de Saint-Ouen” datato intorno al 1832.

Sarà, verso gli anni Sessanta, la città di Ginevra il punto d’incontro dei tanti artisti, con la scuola di Calame, con gli incontri e le amicizie e i sodalizi artistici che nascono tra il torinese Avondo e il portoghese de Andrade, tra il genovese Rayper ed Ernesto Bertea, pinerolese, consolidati tra i tavolini del caffè du Bourg: una spinta a immergersi al centro della natura, a coltivare l’en plein air, a sviluppare le successive esperienze d’ambito realista, pronte a trovare sede a Rivara, nel canavese, in casa di Carlo Ogliani cognato di Carlo Pittara, e a Carcare, nel savonese, dove prenderà forma la “Scuola dei Grigi”. La natura soprattutto, certo, come è per Fontanesi (“Aprile. Sulle rive del lago del Bourget”, 1864), ma anche l’occasione per guardare – all’interno di un paesaggio livido e spoglio – alla vita sociale, per cui “Buoi al carro” di Pittara può essere anche letto come “Le imposte anticipate” (1865), o al progresso che avanza, unica quella “Via ferrata” di Tammar Luxoro, di origini genovesi, con il treno e il suo sbuffo che attraversano la campagna, e siamo già al 1870. Ad ingigantire il confronto tra il pittore e ciò che lo circonda, saranno Fisanotti e Riccardi, professori di paesaggio a Brera, a portare tra i Sessanta e i Settanta i loro allievi a dipingere nelle campagne dei dintorni di Milano, “spronandoli a confrontarsi con il vero e a cercare di restituire sulla tela le luci, i colori, le ombre” che esistono in natura: quindi non più il paesaggio concepito come una veduta scenografica dove dettano ordini rigide norme compositive e di prospettive, un unicum di accordi di luci e di colori dovranno avere il sopravvento, alla ricerca di una esatta “impressione”. La figura di maggior spicco Filippo Carcano, in sala tutta l’ampiezza (101 x 200 cm) della sua ”Isola dei Pescatori”- il pittore è quarantenne – gioiello del lago Maggiore, datato 1880, in collezione privata, la sponda e le case e il campanile quasi miniaturizzati in tanta precisione, lasciando al paesaggio tutt’intorno la libertà di una tranquilla dispersione.

Con Carcano compaiono i nomi di Delleani (“Giochi di bimbi”, 1885), di Francesco Filippini e il suo ampio sguardo, quasi a perdita d’occhio e dove è meraviglioso perdersi, sull’andata al “Vespro” (1891), di Eugenio Gignous ancora a guardare, sei anni dopo, alle luci dell’”Isola dei Pescatori”, di Achille Befani Formis che “Sulla Strona” guarda alla fatica e ai canti delle lavandaie. Il paesaggio si trasporta altresì nel cuore della città, nel rappresentazione della veduta urbana, coglie le attività quotidiane, le voci e i volti, le differenti età di chi la abita, le contrastanti classi sociali, fotografa ricchezza e nobiltà, la povertà che serpeggia ovunque. Il “naturalismo lombardo” s’impossessa non più dei motivi agresti e montani finora imperanti, ma delle vie e delle strette strade che brulicano di gente mattiniera, degli angoli nascosti e poco frequentati, magari banali, delle trasformazioni che abbelliscono e ingigantiscono l’intera città. È una scommessa a rendere in ambienti del tutto nuovo, ben altro da quanto frequentato in precedenza, i giochi di luci, l’intrecciarsi di riflessi, il sovrapporsi di fresche e felici suggestioni, maestri nel dividersi tra ambienti ora colpiti dalla luce piena del sole come offuscati da giornate nebbiose e rabbuiate. Grandi segnali arrivano dalla “Nevicata” di Segantini e dagli angoli notturni o ancora coperti di neve di Mosè Bianchi, vero cantore della sua Milano, le luci che rischiarano e mettono in mostra gli abiti delle signore forse alla ricerca di una carrozza (“Milano di notte”, 1886) o quella “Prima neve” (1890), dove si va di fretta, dove s’aprono passaggi sgombri, dove poveri calessi tentano d’avanzare a fatica.

Al termine del percorso – preciso, suggestivo, accattivante nei soggetti e nello svolgimento, nell’intreccio di luci e colori, nella sequenza dei tanti nomi – attendono ancora i dipinti di Leonardo Bazzaro, un angolo intimo di vita e di piacevolezze familiari, realizzati tra il 1900 e il 1905, ambientati in quell’oasi felice che per il pittore fu la residenza all’Alpino, un villino fatto costruire sulla strada che conduce da Gignese al Mottarone: felicità di soggiorni estivi soprattutto, tra amici, la cura dei fiori (“I miei fiori” venne presentato alla mostra della Promotrice torinese nel 1900, e riapparve solo qualche anno fa, dopo oltre un secolo) e le chiacchiere al tavolino con le amiche o i giochi con le piccole nipoti da parte della moglie del pittore. E un breve focus intorno alla figura di Pellizza, lo studio del paesaggismo inglese da Turner a Constable, le riflessioni su Fontanesi, uno sguardo più attento a quanto ci circonda devenuto uno dei temi prediletti dell’ultima stagione pittorica, la tecnica che il pittore stesso definisce impressionistica, il perfetto risultato che sono “La Clementina” e “Valletta a Volpedo”: una nuova visione, il paesaggio osservato dal vero che diviene “un luogo mentale”, una rilettura, “un’immagine universale della natura e del potere rigenerativo della luce”.

Elio Rabbione

Nelle immagini: Giovanni Segantini, “Mezzogiorno sulle Alpi”, 1891, olio su tela, St. Moritz, Segantini Museum, proprietà della Fondazione Otto Fischbacher – Giovanni Segantini; Carlo Fornara, “L’Aquilone”, 1902, olio su tela, coll privata; Giuseppe Pellizza da Volpedo, “Sul fienile”, 1893-94, olio su tela, coll privata; Antonio Fontanesi, “Aprile. Sulle rive del lago del Bourget, in Savoia”, 1864, olio su tela, coll privata; Mosè Bianchi, “La prima neve”, 1890, olio su tela, coll privata.

“Mai + trasmessi”, “La madre di Torino”

Raistoria propone da due settimane dei numeri unici in bianco e nero e a colori; il ritorno alla luce di programmi televisivi andati in onda una sola volta: “Mai + trasmessi”. Mercoledì 26 febbraio, alle ore 21,10, nel corso della puntata si parlerà dell’originale televisivo “La madre di Torino”, del regista e sceneggiatore Gianni Bongioanni, vincitore nel 1967 a Ravenna del Premio Italia.

Andato in onda sul programma Nazionale televisivo il giorno 11 aprile 1968 e distribuito con successo a molte emittenti televisive internazionali ha come interpreti l’attrice Lucia Catullo nei panni della madre e Roberto Trevisio in quelli del figlio ed il torinese Carlo Enrici. Girato in 35 mm con una cinepresa a braccio è la ricostruzione di una storia familiare e cittadina, di un fatto realmente accaduto proprio a Torino negli anni Sessanta tra corso Peschiera e corso Francia: un bambino di quattro anni gioca sul terrazzo in una casa popolare e mentre gioca da solo si trova catapultato nel vuoto, ma all’ultimo riesce ad afferrare le sbarre della ringhiera. La madre se ne accorge, lo trattiene per le mani ma non riesce a sollevarlo per portarlo in salvo. I due  rimangono così, mani nelle mani, per ore. Intrappolati in un congegno di tralicci, amore, angoscia e terrore, madre e figlio rimangono per ore bloccati in una posizione precaria e difficile fino all’arrivo dei soccorritori. La sceneggiatura di Gianni Bongioanni e Lucile Lask è, come venne scritto sul RadiocorriereTv dell’epoca, un’indagine sui sentimenti con implicazioni sociologiche del vivere in città, in un organismo urbano vincolato, allora, alla condizione industriale dove la solitudine era quella dei bambini la cui vitalità non trovava spazi per esprimere la propria energia confinandoli in aree esigue e marginali. Una piccola perla d’epoca da riscoprire con la regia del torinese Gianni Bongioanni, scomparso a 96 anni nel 2018, che ricordiamo per aver diretto anche lo sceneggiato “Una donna”, tratto dal romanzo di Sibilla Aleramo, seguito nel 1977 da 15 milioni di telespettatori in cui lanciò la ventenne Giuliana De Sio, per “Mia figlia” del 1981 e “Matilde” con Lucia Catullo.
Igino Macagno

Dal Mur fondi per studentati nel Torinese

 Il Ministero dell’Università̀ e della Ricerca (MUR) ha destinato a Torino e Grugliasco oltre 12,4 milioni di euro per la realizzazione di nuovi studentati, che prevedono la creazione di 623 nuovi posti letto. Ad aggiudicarsi i fondi sono stati Unitalia 2011 per lo studentato di Grugliasco nella Strada della Pronda; Campus X per lo studentato di Torino in Corso regina Margherita e M.L. Immobiliare per lo studentato del capoluogo piemontese in via Rovigo.

L’investimento si inserisce nell’ambito del piano di attuazione della riforma sull’housing universitario, finanziata attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) con una dotazione complessiva di 1,2 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di incrementare la disponibilità̀ di alloggi per gli studenti, migliorando le condizioni di accesso all’istruzione universitaria su tutto il territorio nazionale e rafforzando il diritto allo studio.

Ad oggi, il Ministero guidato da Anna Maria Bernini ha già approvato finanziamenti per la realizzazione di circa 23.000 nuovi posti letto in tutta Italia, di cui 1.893 in Piemonte. Questo intervento rappresenta un passo significativo per rispondere alla crescente domanda di alloggi per studenti e per rafforzare l’attrattività delle università italiane, offrendo soluzioni abitative moderne e accessibili.

Recupero Farmaci Validi non Scaduti, il progetto si allarga a Bardonecchia

Il Progetto di Recupero Farmaci Validi non Scaduti” nel 2024, a Torino e Provincia, ha salvato dallo spreco 88 mila confezioni di farmaci per un valore commerciale di poco superiore ai 2 milioni di euro, che sono stati donati a oltre 30 enti. Questo progetto si allarga con la collocazione di un contenitore per la raccolta presso tre farmacie situate nei comuni montani di Bardonecchia, Pinasca e Ceres. Nel pomeriggio di martedì 25 febbraio, il contenitore per il recupero farmaci Validi non Scaduti è stato collocato nella farmacia comunale Borgo Vecchio, in piazza Don Vachet, a Bardonecchia, alla presenza della Sindaca Chiara Rossetti. Già fissati i prossimi appuntamenti alla farmacia Piton Santiano, in via Nazionale 34, a Pinasca, mercoledì 5 marzo alle ore 10, alla presenza del Sindaco Igor Alessandro Bonino e del Consigliere Regionale Silvio Magliano e infine alla farmacia Ricaldone di piazza Europa 35, a Ceres, mercoledì 12 marzo, alle ore 10, alla presenza del Sindaco Davide Eboli.

Il progetto di Recupero Farmaci Validi Non Scaduti è una delle iniziative dell’iniziativa intitolata “Argini – azione di protezione della salute per la popolazione fragile a contrasto della povertà sanitaria”, promosso da Banco Farmaceutico e finanziato dalla Regione Piemonte. Nelle farmacie che aderiscono all’iniziativa, i cittadini hanno la possibilità di donare farmaci Validi non Scaduti sotto stretto controllo del farmacista, oltre eventualmente ad altri beni di salute e dispositivi come pannoloni per anziani, cateteri, traverse o integratori alimentari. Le operazioni di ritiro dei farmaci saranno a cura dall’ente gemellato con la farmacia, il quale, trattenuto ciò che riterrà utile per i propri assistiti, conferirà a Banco Farmaceutico il rimanente, che sarà messo a disposizione della rete di enti solidaristici che operano sul territorio provinciale.

“I farmaci Validi non Scaduti – afferma Cristiana Pensa, Presidente del Banco Farmaceutico ODV – che i cittadini conferiranno presso le farmacie saranno destinati alle persone in condizioni di povertà sanitaria assistite presso gli ambulatori cittadini e provinciali gestiti dagli enti del terzo settore, e presidiati da medici volontari. Una preziosa risorsa di salute che trova così una collocazione solidaristica e che viene sottratta allo smaltimento con un risparmio per tutta la comunità in termini economici ed ambientali. Non dimentichiamo che i farmaci sono rifiuti urbani pericolosi”.

“Oggi è un giorno importante per la nostra comunità-afferma Chiara Rossetti, Sindaca di Bardonecchia – con grande orgoglio inauguriamo questa iniziativa del Banco Farmaceutico, che dimostra concretamente come la solidarietà e la collaborazione possono fare la differenza nella vita delle persone. Sappiamo bene quanto l’accesso ai farmaci sia essenziale per garantire il diritto alla salute, soprattutto per chi si trova in difficoltà economica. Grazie a questo progetto, che permette di raccogliere e distribuire farmaci non scaduti, potremo offrire un aiuto concreto a chi ne ha più bisogno, evitando sprechi e promuovendo una cultura del riuso responsabile. Grazie al Banco Farmaceutico per aver portato a Bardonecchia questa iniziativa, grazie alla farmacia comunale, oggi esternalizzata, che l’ha accolta con entusiasmo, un grande grazie ai volontari e alle associazioni che sosterranno questa rete di solidarietà. Questa è una comunità che non lascia indietro nessuno”.

Mara Martellotta

“Confessione di un ex presidente che ha portato il suo Paese sull’orlo della crisi”

Parola di politico…!

Al torinese “Spazio Kairòs”, spettatori in sala con le cuffie “wireless” per 

Venerdì 28 febbraio, ore 21

No, non ce l’ho banalmente (chiacchiere da bar!) con la “politica” né con i “politici”. Però, lasciatemelo dire, oggi come oggi nutro verso la suddetta “categoria” un tantino (e anche un po’ di più) di diffidenza. Troppo parole (studiate a memoria!), troppi insulti, troppe voci l’una sull’altra. Quanta confusione! E, spesso, “starnazzi” da cortile o da pollaio. Mi giro da una parte e dall’altra e non riesco a trovare una collocazione. Un minimo di simpatia, né di empatia. Gli ultimi personaggi estratti dal “cappello delle elezioni” (atto, per carità, sempre di indubbia democrazia) un po’ mi spaventano pure. Il futuro, nostro e del mondo, mi spaventa. Sarò io ad ingigantire le cose? Chissà? Forse altri, però (mi consolo!) la pensano come me. E a confortarmi mi pare “cadere a fagiolo” lo spettacolo teatrale “Confessione di un ex presidente che ha portato il suo Paese sull’orlo della crisi”, organizzato da “Onda Larsen”  e in programma per venerdì 28 febbraio (ore 21), presso la Sala di “Spazio Kairòs”, in via Mottalciata 7, a Torino.

La serata si preannuncia davvero particolare, un’“esperienza immersiva” per una riflessione sulla politica e sulla “manipolazione della parola”Solo 50 saranno gli spettatori “ammessi” in sala, tutti muniti di cuffie senza fili, per meglio concentrarsi sulla “confessione dell’ex presidente” e dell’intero testo portato in scena dalla Compagnia bresciana “Chronos3”, scritto dal drammaturgo milanese Davide Carnevali, per la regia di Vittorio Borsari e, sul palco, Fabrizio Martorelli, formazione alla “Scuola di Teatro del Piccolo di Milano”, fondata da Giorgio Strehler e  diretta fino al 2015 da Luca Ronconi, cui oggi la “Scuola” è intitolata.

“Il testo – ha scritto bene la storica teatrale Maddalena Giovannelli – offre una discesa negli inferi del lessico politico contemporaneo e l’occasione per riflettere con lucidità su ciò che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni”. Esagerato? Assolutamente no. Parere mio personale. Al centro “la manipolazione della parola” che “come un abile prestigiatore” il politico ci offre su finti piatti d’argento disegnando “un confine ambiguo tra realtà e rappresentazione”. L’ex presidente parla un linguaggio che cerca il “consenso del popolo” e, proprio il pubblico sarà il popolo, pronto a pesare le parole dell’ex presidente attento a valutare la nostra capacità di ascolto. A che punto è il nostro senso critico, il nostro grado di libertà e di democrazia? Ancora Maddalena Giovannelli: “L’ex presidente ‘confessa’ le strategie della menzogna. Eppure, mentre lo fa, continua a fingere: il confine sfuggente tra realtà e rappresentazione – essenza stessa del teatro – è ben difficile da rintracciare nel discorso di un politico. Il presidente, a mandato ormai concluso, getta via la maschera e ammette di aver deliberatamente portato il Paese sull’orlo della crisi: ma il volto che appare dopo il disvelamento non è meno artefatto del precedente”. E il popolo rischia una nuova “caduta”. Un ripensamento su quella figura istrionica capace sempre di sgusciare fra il “lecito” e l’“illecito”. Non per sua colpa, profondissima colpa. Ma “in nome di quel popolo, di quella Patria tanto amata”, così da spingerlo, a volte, oltre i limiti del consentito. Ma, sempre, in totale (per carità!) buona fede.

“Confessione di un ex presidente che ha portato il suo paese sull’orlo della crisi” è stato selezionato dal “Festival PIIGS” di Barcellona. Il nome della rassegna è mutuato dall’acronimo dispregiativo coniato dalla stampa inglese “PIIGS” (in inglese il nome rimanda alla parola “maiali”) formato dalle iniziali di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, ovvero i paesi dell’Unione Europea con problemi economici e di bilancio. Il Festival ha commissionato ad autori dei cinque paesi altrettante opere che parlassero dei problemi economici e sociali che il loro Paese stava vivendo. Il testo è stato anche presentato in forma di lettura al “Festival Tramedautore” presso il “Piccolo Teatro” di Milano.

Per info: “Spazio Kairòs”, via Mottalciata 7, Torino; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

Gianni Milani

Nelle foto: Fabrizio Martorelli, immagini di scena

Educazione Finanziaria con Poste italiane

Proseguono per i cittadini piemontesi gli q in modalità webinar. La settimana riparte con un doppio appuntamento oggi 25 febbraio e il 27, rispettivamente con le tematiche “Il risparmio e gli investimenti” e “Il passaggio generazionale”.

Per ciascuna giornata sono previsti due differenti momenti, alle ore 10 e alle 16, durante i quali i relatori condivideranno con i partecipanti utili suggerimenti su come gestire al meglio risparmi e investimenti e raggiungere così il proprio benessere finanziario e come pianificare il proprio passaggio generazionale per essere dei “buoni antenati”.

Questi incontri, promossi da Poste Italiane, hanno l’obiettivo di diffondere una cultura finanziaria, assicurativa e previdenziale, aiutando giovani e adulti a compiere scelte consapevoli in linea con i gli obiettivi personali e familiari. I webinar saranno accessibili a tutti i cittadini, con sottotitoli e interprete LIS.

Per partecipare gratuitamente basta collegarsi su https://www.posteitaliane.it/educazione-finanziaria/eventi alla pagina web di Educazione Finanziaria, nella sezione sostenibilità del sito istituzionale www.posteitaliane.it, scegliere la tematica di interesse e registrarsi. All’interno del sito sono disponibili, inoltre, molteplici contenuti multimediali aperti a tutti, come ad esempio, i tre “Percorsi in Video pillole”, composti da video pillole di Educazione Finanziaria articolati in tre livelli (base, intermedio ed evoluto), dove ciascun percorso aiuta a orientarsi tra le possibili soluzioni finanziarie, assicurative e previdenziali.

L’iniziativa si muove nel segno della tradizionale attenzione di Poste Italiane alle esigenze dei cittadini e in coerenza con la sua storica vocazione di azienda socialmente responsabile che aderisce ai principi internazionali ESG, promossi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.  

 

Gianluca Herold presenta il suo libro “Il più bel trucco del Diavolo”

La storia di Andrea Volpe e le “Bestie di Satana”

Gianluca Herold, scrittore, collaboratore di molte case editrici e riviste come “Rivista Studio”, “Linkiesta” e “Lucy”, presenterà giovedì 27 febbraio il suo libro “Il più bel trucco del Diavolo”(Rizzoli, 2024) in occasione dell’Aperilibro di febbraio organizzato dal Gruppo di Lettura Carmagnola. Il libro ci racconta, a vent’anni di distanza, la figura di Andrea Volpe e le “Bestie di Satana”.

“Non ricorda niente. Lo chalet, Mariangela, la videocassetta. La notte che sta sfumando in un’alba di neve è un buco nero in testa, una voragine su cui incombe una luna incendiaria. Andrea Volpe non dorme da giorni, e ha perso il conto delle droghe che ha in corpo, ma una consapevolezza improvvisa lo attraversa come un brivido quando la sua Honda termina la corsa, sul ponte del canale Villoresi: è tutto finito. È il 24 gennaio 2004, sembra la fine di un incubo, ma in realtà è solo l’inizio per quel ragazzo con gli occhi da folle e i lunghi capelli corvini. A Somma Lombardo si apre l’indagine sulle Bestie di Satana, uno dei casi di omicidi più sconvolgenti del Dopoguerra italiano, come lo ha definito la BBC. Andrea ha ventisette anni, una vita già spezzata prima che le sue dichiarazioni ai carabinieri lo consegnino alla cronaca come il mostro, prima che la giustizia faccia il suo corso e arrivi la condanna definitiva per quattro omicidi. A vent’anni di distanza dai fatti, Gianluca Herold ricostruisce la storia di Andrea Volpe, che si racconta per la prima volta in queste pagine con la fiducia e la sfrontatezza di chi prova finalmente a togliersi la maschera. Il risultato è un romanzo di scavo, che ci restituisce l’itinerario brutale di un uomo che ha abitato l’abisso, e lo fa attraverso la sua voce e quella di chi ne ha incrociato il destino. Un viaggio nel male assoluto che ci interroga con sguardo lucido e una scrittura tagliente sulla possibilità di voltare pagina. Un libro molto attento alla realtà dei fatti e lontano da ogni stereotipo, è anche un’articolata riflessione sul male, sulle sue origini, e le sue conseguenze su chi lo fa e chi lo subisce”.

L’incontro sarà moderato da Maurizio Liberti e si terrà nella Sala Monviso della Trattoria della Vigna di via San Francesco di Sales 188, a Carmagnola, a partire dalle ore 21.

Come prevede la formula dell’Aperilibro, alle ore 19.30 inizierà l’apericena (non obbligatoria) al costo di 15 euro, che prevede due antipasti, un primo, acqua e la possibilità di sedere nelle prime file durante la presentazione del libro.

Mara Martellotta

Mappano, 28 nuovi volontari nella Croce Rossa 

Si è ufficialmente concluso il corso di accesso per nuovi volontari della Croce
Rossa Italiana – Comitato di Mappano. Da oggi, il Comitato e il territorio potranno contare su 28 nuovi
volontari e volontarie pronti a operare a servizio della comunità.
Il corso, della durata di 30 ore, ha visto la partecipazione di persone di diverse fasce d’età, con il volontario
più giovane di 14 anni e la più adulta di 80, tutte accomunate dal desiderio di mettersi al servizio della
collettività.
“Siamo orgogliosi di accogliere questi nuovi volontari nella nostra grande famiglia,” ha dichiarato Andrea
Giorgis, Presidente del Comitato CRI di Mappano. “Il loro entusiasmo e la loro dedizione saranno una
risorsa preziosa per il nostro Comitato e per tutta la comunità di Mappano. Oggi più che mai, il ruolo del
volontariato è fondamentale per rispondere alle esigenze del territorio e garantire supporto a chi ne ha più
bisogno.”
Al momento, in seguito al superamento del corso di accesso, i nuovi volontari non sono abilitati al
soccorso, ma possono svolgere attività sociali, di promozione della salute e di supporto alla cittadinanza.
I neo-volontari saranno impegnati in vari ambiti, tra cui le attività rivolte alle fasce di popolazione più
vulnerabili e con attività di sensibilizzazione alla cittadinanza. L’ingresso di queste nuove forze consentirà
di rafforzare ulteriormente le attività del Comitato, garantendo una presenza costante e capillare sul
territorio.
L’importanza del volontariato è sempre più evidente in un periodo storico in cui la solidarietà e l’impegno
sociale rappresentano un pilastro fondamentale per il benessere della comunità. La Croce Rossa di
Mappano ringrazia tutti coloro che hanno contribuito alla formazione di questi nuovi volontari e invita la
cittadinanza a scoprire di più sulle attività dell’associazione e sulle opportunità di volontariato.