|
La pianificazione dei vari gruppi e il Camp di Baceno |
| Con ancora in mente gli ultimi esaltanti momenti della lunga annata agonistica appena conclusa, la ValleBelbo Sport è già pronta a ripartire verso la nuova stagione.
Con il momento più alto andato in scena proprio la scorsa settimana, con la partecipazione di Lucia Tassinario ai Campionati del Mondo Juniores di Otopeni (Romania), dove ha conquistato un incredibile 19° posto mondiale nei 50 farfalla e un 25° posto nei 100 farfalla, portando alto il nome della ValleBelbo Sport a livello internazionale, il team arancio-nero riparte verso la stagione 2025-2026 che si preannuncia ricca di progetti innovativi, novità tecniche, competizioni di alto livello e opportunità di crescita trasversale, sia dal punto di vista sportivo che umano. Giovedì 28 agosto, alle ore 14:30, riprende l’attività del gruppo dei “Categoria” presso il centro sportivo Orangym di Nizza Monferrato. Dal 4 al 6 settembre, invece, in occasione del Baceno Camp, un appuntamento in provincia del del Verbano-Cusio-Ossola, fondamentale per ricominciare con spiccato spirito di squadra, divertimento e condivisione, inizierà la stagione per i gruppi Esordienti A, B e Propaganda. Da lunedì 8 settembre, l’attività nella piscina “Gianni Palumbo” tornerà a pieno regime con tutti i gruppi di lavoro, compreso il gruppo Master. Tornando ai risultati agonistici che hanno regalato grandi soddisfazioni grazie a impegno, passione e dedizione di atleti, allenatori e famiglie, ripercorriamo in breve i passaggi chiave degli ultimi mesi che hanno portato la ValleBelbo Sport verso lo storico traguardo della convocazione in nazionale di una sua atleta per un evento internazionale. Oltre al primo titolo italiano conquistato da Lucia Tassinario a Chianciano Terme in occasione dei Campionati Italiani di Categoria, le due finali agli Assoluti Primaverili e agli Assoluti invernali, e la vittoria in Finale B del Trofeo Settecolli di Roma, sei atleti hanno rappresentato il team ai principali appuntamenti giovanili nazionalisalendo per cinque volte sul podio (tre ori, due argenti). Si tratta di Maddalena Bertelli, Elisabetta De Santi, Elisa Ferrari, Francesca Gallione, Mattia Tammaro e della già citata Lucia Tassinario. La ValleBelbo Sport si è messa in grande evidenza nel circuito CSI (Centro Sportivo Italiano), conquistando 27 podi individuali a livello nazionale (titoli italiani conquistati da Elisa Ferrari, Francesca Gallione, Maddalena Bertelli, Laerte Sfolcini, Camilla Palumbo, Federica Ferraris e Aurora Tudisco; sul podio anche Elisabetta De Santi, Bianca Tassinario, Mattia Tammaro, Sarah Messina e Leonardo Pintescul) e 7 titoli di campioni regionali CSI (Federica Ferraris, Elisa Ferrari, Laerte Sfolcini, Maddalena Bertelli, Alessandro Mairano, Aurora Tudisco e Diletta Tudisco). Anche il gruppo Master ha dato il massimo, con presenza e partecipazione, dimostrando che l’impegno non ha età. Hanno partecipato a diverse gare individuali e di staffetta sia nel circuito Federale FIN che in quello CSI, raggiungendo l’obiettivo più importante: unire sport e divertimento. Le staffette hanno cementato lo spirito di squadra, il loro spirito aggregativo e il puro divertimento nel fare sport sono il cuore del gruppo, un vero valore aggiunto per la nostra società. |
Chi di noi non ricorda il film “Ecco noi per esempio”, dove Clic (Adriano Celentano) scatta fotografie in qualsiasi situazione giungendo, durante una rapina, a perdere un occhio perché preso di mira mentre scattava?
Un altro film, “Paparazzi” in chiave diversa mostra anch’esso come alcuni soggetti, per lavoro, fotografino di continuo qualsiasi scena si pari loro davanti, con tutto ciò che questo comporta.
Ho scritto volutamente “per lavoro” perché per alcuni versi potrebbe essere un’attenuante, un giustificativo del fatto che questi professionisti fotografano ogni situazione da loro ritenuta interessante, vendibile, adatta al gossip senza preoccuparsi di cosa ne pensi chi viene fotografato.
A me succede spessissimo, soprattutto durante eventi religiosi o caratterizzanti aventi luogo nel Comune che amministro, o in quelli dove vengo invitato come Amministratore, dove i cittadini (particolarmente le donne, ad onore del vero) fotografano ciò che forma oggetto dell’evento (ciclisti, processione, alpini, auto d’epoca, ecc) ma anche chi si trova nei paraggi, così per essere sicuri di non perdersi nulla.
A me personalmente, anche in ossequio al fatto che i personaggi pubblici sono fotografabili (in ambito pubblico) senza particolari restrizioni, non da fastidio, anzi è bello potersi rivedere negli scatti poi pubblicati, ma non sarebbe un’idea malvagia chiedere se una persona gradisca essere fotografata o no.
Ricordo che un anno, alla parata del 2 giugno a Torino, mentre mi accingevo a fotografare i reparti in formazione (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, ecc.) chiedendo ad alcuni poliziotti il consenso, una di essi mi fece segno che non gradiva essere fotografata e, doverosamente, la esclusi dall’inquadratura.
E’ pur vero che se ho qualcosa da nascondere non vado in un luogo affollato, specie in un Comune dove si conoscono tutti, ma è pur vero che vorrei sapere quale fine faranno gli scatti che mi riprendono, per quale motivo tu stia scattando.
Solitamente, se non si tratta di personaggi pubblici (politica, spettacolo), o per motivi di ricerca scientifica o per diritto di cronaca, la pubblicazioni di foto e video deve essere autorizzata da una liberatoria che il soggetto fotografato rilascia al fotografo e/o a chi diffonderà l’immagine. Va notato che, anche in presenza di una liberatoria, l‘immagine non può ledere l’onorabilità di una persona: se mi fotografi con i pantaloni macchiati e metti, come didascalia, “così povero da non avere i soldi per il detersivo” è palese che tale foto mi stia offendendo e, dunque, potrà partire da parte mia una richiesta di risarcimento.
E’ anche vero che ultimamente le persone hanno un livello di litigiosità mai visto in precedenza, per cui se uno pensa di essere fotografato, pur in un contesto più ampio, prima si infuria e, eventualmente, solo dopo chiede di visionare gli scatti fatti (ledendo a sua volta la privacy del fotografo).
Sostengo che, in ogni ambito, la tolleranza e l’educazione sono in grado di dirimere il 90% delle contestazioni, usando buon senso, empatia, ironia e autoironia e, in ultima analisi, non pensando che gli altri vogliano sempre fregarti o che siano tutti più scemi di te, perché spesso chi ti dimostra il contrario è alto 2 metri e picchia come un fabbro.
Se io dovessi impedire ai miei amici di pubblicare le foto che mi scattano in gita, in vacanza, a cena ridurrei a tutti il piacere dirivivere l’evento anche nei giorni successivi, magari ridendo dell’espressione ebete di qualcuno o dei chili in più di qualcun altro, me compreso si intende.
Questo, a mio parere, si inserisce in un quadro molto più ampio di intolleranza in generale che nasce dal non sopportare il cane che abbaia 3 volte di fila, spazientirsi se la comanda al ristorante tarda 5 minuti, passa per il cartello “Divieto di giocare nel cortile” che va di moda da alcuni anni nei condomini, per arrivare alle aule giudiziarie intasate di cause, promosse quasi sempre da chi non conosce la legge e si stupisce, dopo anni di iter, che il giudice gli abbia dato torto.
Sicuramente “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria non è stato letto a sufficienza; di certo è ora di riscriverlo. 260 anni fa il libro venne inserito nell’indice dei libri proibiti a causa della distinzione che esso indicava tra reato e peccato. Ora il vero peccato è fomentare i reati.
Sergio Motta
Oggi alle 15,30 nella cattedrale di San Giovanni del capoluogo piemontese si celebrano i funerali dell’arcivescovo emerito di Torino, Mons. Cesare Nosiglia deceduto alcuni giorni fa. La funzione è presieduta dal suo successore, il cardinale Repole. In duomo e all’esterno della chiesa una folla di fedeli insieme alle autorità.
(foto di Igino Macagno)




Il Politecnico di Torino si conferma tra gli atenei più attrattivi in Italia e nel mondo
Oltre 15.000 le prenotazioni ai test di ingresso: in crescita le domande per le professioni del futuro
I test d’ingresso si concluderanno venerdì 29 agosto
Il primo bilancio delle prove di accesso per le lauree triennali al Politecnico di Torino, che si concludono il 29 agosto con le ultime sessioni per i corsi di Ingegneria, Design, Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Paesaggistico-Ambientale, oltre che per il corso professionalizzante in Tecnologia per l’Industria Manifatturiera, conferma un andamento in continua crescita. Le prove per i corsi di Architettura, come previsto dal bando ministeriale, si sono invece svolte il 22 e il 24 luglio. Complessivamente, le prenotazioni hanno superato quota 15.000 a fronte di 6.007 posti disponibili, di cui 5.443 riservati a studenti dell’Unione Europea e 564 a studenti extra UE, evidenziando quindi una forte competizione e un livello elevato di selezione.
Tutte le prove per l’ammissione all’anno accademico 2025/2026 si sono svolte in presenza e hanno mostrato una crescita di interesse in particolare per i corsi in Pianificazione Territoriale, che hanno registrato un incremento del 40%, e per Ingegneria Edile, in aumento del 17%. Per ampliare le possibilità di accesso e favorire scelte consapevoli, il Politecnico ha organizzato sessioni di test non solo a Torino, ma anche a Martina Franca, Trapani e persino a Tashkent, in Uzbekistan, in linea con gli standard internazionali.
Quest’anno l’Ateneo ha rivolto un’attenzione speciale alle aspiranti matricole provenienti dall’estero. Per agevolare le procedure di iscrizione, è stato anticipato il calendario delle prove e sono stati modificati i requisiti di accesso diretto, introducendo la possibilità di utilizzare la certificazione internazionale SAT, molto diffusa fuori dall’Italia e considerata equivalente al superamento del test tradizionale. Grazie a queste misure, sono già stati immatricolati 750 studenti extra UE nei corsi di Ingegneria e 89 in Architettura, con il totale dei posti riservati a studenti internazionali interamente coperto.
“Come Ateneo, siamo molto soddisfatti per l’interesse mostrato dalle nuove generazioni nei confronti della nostra offerta formativa, un’offerta che ribadisce l’importanza della formazione STEM per le figure professionali richieste nella società moderna – commenta il Vicerettore per la Formazione Fulvio Corno – il Politecnico è quindi impegnato in continui investimenti in attività e progetti di orientamento in collaborazione con le scuole secondarie, per strutturare al meglio il percorso di crescita delle ragazze e dei ragazzi in una logica di filiera”.
“I numeri, che confermano la fortissima attrattività del Politecnico di Torino, ci spingono a procedere nella direzione innovativa dei nostri percorsi formativi – dichiara il Rettore Stefano Corgnati – La forte partecipazione ai test di ingresso è una dimostrazione importante del fatto che gli e le studenti e le famiglie ci scelgono per la solidità dei nostri percorsi, che sono in presenza, esperienziali e svolti all’interno dei nostri campus. A ciò, oggi, dobbiamo aggiungere l’innovazione del nuovo modello didattico-formativo. Questo eccellente risultato, quindi, è di grande stimolo a finalizzare il nuovo percorso, avviato nello scorso anno accademico, verso la definizione di una proposta dell’offerta formativa sempre più moderna ed esperienziale”.
Ieri sera al Rosario per Monsignor Nosiglia Alla Consolata, mentre pregavo di fronte al feretro sono stato avvicinato da una clochard e da un cassaintegrato che sottovoce mi hanno detto “e ora chi ci difende?”. I più deboli in questi anni a Torino si sentivano più difesi dall’Arcivescovo , un genovese mite, giunto dalla ricca provincia di Vicenza che dopo aver girato per Parrocchie, dormitori, campi rom e fabbriche in crisi nella Messa di Ferragosto del 2012, alla Consolata ha avuto il coraggio di dire che a Torino la metà della Città che sta bene non si accorge della metà della Città che sta male. Parole durissime che arrivarono dirette allo stomaco o al cuore. Venne preso a male parole da alcuni politici della gauche. Se guardiamo ai numeri delle statistiche sociali non è stato ascoltato. Non a caso i più deboli oggi sono i più spaventati dalla Sua scomparsa. Io sono convinto che il Cardinale Repole non lascerà cadere il coraggioso messaggio di Cesare Nosiglia. Ma è la politica che deve rispondere. E la politica che non può più girarsi dall’altra parte. E ‘ la politica che non deve pensare a migliorare via Roma o a piantare alberi in corso Palermo. La politica deve assolutamente portare lavoro in periferia. Nelle mappe sociali Corso Regina divide la Città in due . Sarà un caso che tutte le Grandi iniziative della Carità , dal Cottolengo ai Salesiani al SERMIG siano sotto corso Regina mentre tutte la economia, tutta la attività amministrativa comunale puntano tutte sulla parte che sta sopra corso Regina? Da mesi sostengo che il nuovo Centro per la Intelligenza Artificiale dovrebbe essere spostato in Barriera di Milano per dare un segnale di cambiamento o di riparazione.
Avete presente quando Po, morbido protagonista del film d’animazione “Kung fu Panda”, guarda in alto e dice: “Il mio antico nemico, le scale!” Ecco, questa è stata la mia reazione non appena giunta ai piedi della Sacra di San Michele.
E dire che un po’ ho barato, poiché non sono partita a piedi da Sant’Ambrogio, come si dovrebbe fare, ma sono salita con la macchina ancora un pochino, fino ad uno spiazzo a circa quaranta minuti di distanza. Non c’è che dire, più in alto non potevano costruirla: l’Abbazia è proprio arroccata sulla vetta del monte Pirchiriano, a ben novecentosessanta metri di altitudine.
Il complesso architettonico si trova all’imbocco della Val Susa, poco sopra la borgata San Pietro, il suo aspetto è maestoso e poetico, imponente e romantico. Apprezzo molto il fascino di questo luogo, soprattutto in alcune giornate autunnali, quando la nebbia avanza e la Sacra sembra sporgersi da tutto quel bianco fumoso, come fosse il soggetto di un quadro di Caspar David Friedrich.
L’atmosfera è senza dubbio coinvolgente, non per niente il grande Umberto Eco, per il suo celebre romanzo “Il nome della rosa”, si era deliberatamente ispirato alla misteriosa bellezza di questo sito architettonico.
Ho scelto comunque un giorno di sole settembrino per la mia passeggiata in salita.
Scesa dalla macchia ho imboccato il sentiero che serpeggia nel bosco e porta dritto in cima al monte: una leggera brezza mi ha addolcito la fatica, il verde delle foglie è ancora intenso e l’odore del legno dei tronchi ha sempre qualcosa di magico.
Il vero nome della Sacra è Abbazia di San Michele della Chiusa, essa si erge su un imponente basamento di ventisei metri, appartiene alla diocesi di Susa ed è la prima tappa italiana che si incontra lungo la via Franchigena.
Come ogni complesso architettonico che si rispetti, anche la Sacra ha i suoi misteri.
Leggenda vuole che l’ex arcivescovo, Giovanni Vincenzo (955-100), ritiratosi a vita da eremita proprio tra le nostre montagne, fosse stato incaricato dall’arcangelo Michele “in persona” di costruire il santuario. Non solo, ma degli angeli avrebbero poi provveduto a consacrare la cappella, che, infatti, la stessa notte della cerimonia, fu vista dagli abitanti come “avvolta da un grande fuoco”.
Secondo tale versione l’edificio risalirebbe al X-XI secolo, data probabile ma non certa, vi sono tuttavia molti documenti che trattano dell’edificazione della Sacra e che fanno risalire i lavori in quello stesso periodo.
Dove oggi sorge l’Abbazia c’era un tempo un castrum, utilizzato dai Longobardi come presidio militare; proprio tale popolazione iniziò a diffondere il culto micaelico, che si propagò ampiamente nell’Alto Medioevo, come dimostrano i numerosi edifici dedicati a San Michele che sorsero dopo l’anno Mille in Europa.
L’antico insediamento longobardo si trovava dunque alla base del progetto architettonico iniziato da Giovanni Vincenzo, il quale, con o senza l’aiuto dell’arcangelo, diede inizio all’edificazione di un’architettura maestosa e complessa: accanto al sacello più antico ne fece realizzare un secondo che oggi è l’ambiente centrale della cripta della Chiesa. Le nicchie e le colonnine richiamano motivi bizantini, all’epoca largamente diffusi a Ravenna.
Sul finire del X secolo, il conte Hugon di Montboissier, per riscattarsi dai suoi peccati, finanziò ulteriori lavori di ampliamento e fece aggiungere anche un piccolo cenobio per pochi monaci e qualche pellegrino.
In seguito fu l’abate Adverto di Lezat ad amministrare lo stabile. Egli chiamò l’architetto Guglielmo da Volpiano, a cui si deve il progetto della “chiesa nuova”, che sarebbe sorta sulle fondamenta della primitiva chiesetta.
A metà dell’XII secolo la Sacra venne affidata ai Benedettini, che costruirono l’edificio della foresteria, staccato dal monastero, per accogliere i numerosi pellegrini che, percorrendo la via Franchigena, passavano per il Moncenisio. Risale a quest’epoca la parte denominata “Nuovo monastero”, che comprendeva alcune celle, una biblioteca, delle cucine, un refettorio e diverse officine.
La lunga e articolata vicenda sembra concretizzarsi nel percorso impervio che il visitatore percorre, avanzando guardingo per la Sacra.
Io stessa ho passato la visita un po’ con la testa in su, incuriosita e ammaliata dagli archi rampanti e dalla grandiosità dell’insieme, e un po’ a guardarmi indietro, come fossi un Pollicino a corto di briciole.
La spettacolare chiesa odierna è dunque il formidabile risultato di più di un secolo di interventi.
Nella zona più antica, quella eretta sul castrum, priva di finestre e sormontata da volte a crociera, è evidente lo stile romanico di stampo normanno.
Influenze del linearismo della scuola scultorea di Tolosa emergono dal così detto scalone dei Morti, anticamente fiancheggiato da tombe e si evidenziano nella splendida porta dello Zodiaco. La porta ha destato più che mai la mia attenzione, e mi sono soffermata a guardarla nei minimi dettagli: le creature zodiacali risaltano pur consunte dalla pietra bianca, sembrano intrecciarsi le une alle altre, accatastate in una complessa composizione caratterizzata da un evidente “horror vacui”. Cerco l’Ariete, il mio segno zodiacale, l’animale si distingue per le possenti corna e il corpo muscoloso, ovviamente mi sembra che tale rilievo sia più bello degli altri. C’è un’altra motivazione per cui il portale mi colpisce, ed è il significato allegorico dello scorrere del tempo, tale significazione tramuta una semplice porta intarsiata in un poetico memento mori.
Risalgono al XII secolo gli interventi che riprendono lo stile del “romanico di transizione”. Tali lavorazioni sono riscontrabili dalla presenza di bifore, di pilastri cilindrici e polistili e dalle arcate con pilastri a fascio e archi acuti.
Nel XVI secolo la volta della navata centrale crollò e venne sostituita con una pesante volta a botte, che però esercitava una forza eccessiva sulle pareti laterali; per ovviare alla pericolosità architettonica, nell’Ottocento si decise di intervenire sostituendo tale volta a botte con una triplice volta a crociera, ultimata nel 1937.
Vi sono poi elementi in stile “gotico francese” risalenti al XIII secolo.
Il visitatore, me compresa, si perde ad osservare i molteplici stili artistici che convivono armoniosamente. Molto suggestivi sono anche le terrazze, visitabili lungo il percorso: dall’ambiente poco illuminato tipico dei luoghi di culto, mi sono ritrovata ad osservare la vallata verdeggiante ai piedi delle montagne, illuminata dall’ancora caldo sole di settembre.
Eppure, distratta dalle minuzie interne alla Chiesa e dalla vista mozzafiato, stavo per non fare caso a quella che è una straordinaria peculiarità della costruzione: la facciata.
Essa si trova nel piano posto sotto il pavimento che costituisce la volta dello scalone dei Morti, è sotto l’altare maggiore ed è sovrastata dalle absidi con la loggia dei Viretti.
Potremmo dire che, se si pensa ad un’altra qualsiasi chiesa o abbazia, la facciata della Sacra è in posizione opposta rispetto a quella che la tradizione architettonica religiosa richiederebbe.

In tempi recenti, i lavori ancora non terminano. Tra il XIX e il XX secolo ci furono degli interventi voluti da Alfredo d’Andrade e durante gli anni Ottanta e Novanta si resero necessarie ulteriori modifiche.
Ciò che non cambia, nonostante il trascorrere dei secoli, è il fascino del luogo, reso ancora più prorompente dai misteri che accompagnano queste mura antiche. Si pensi alla vicenda della “Bell’Adda”. Adda era una giovane fanciulla che per sfuggire ai soldati nemici si buttò giù nel precipizio, gli angeli misericordiosi ebbero pietà di lei e la salvarono; Adda raccontò l’accaduto ai compaesani, i quali ovviamente non le credettero, così lei compì nuovamente l’insano gesto. Alcuni la definirebbero “hybris”, altri semplicemente “vanità”, resta il fatto che questa volta Adda non tornò a farsi vedere. Ma neppure il suo corpo venne mai più rinvenuto.
Non sappiamo cosa accadde ad Adda, ma sappiamo che ancora oggi numerosissimi visitatori si inerpicano per la collina per visitare la Sacra e tutti rimangono folgorati dalla bellezza di quel che vedono finita la faticosa salita.
Nel 2017, l’Abbazia è stata candidata a far parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco, nel quadro del sito seriale “Il paesaggio culturale degli insediamenti benedettini dell’Italia medievale”.
Sulla meraviglia del sito non si discute, ma possibile che in tutti questi secoli di interventi architettonici, nessuno abbia ancora pensato all’inserimento di un semplice ascensore?
Alessia Cagnotto
Bhutan, dove si misura la felicità
Informazione promozionale
Nel Regno del Dragone, tra vette himalayane e monasteri sospesi, il viaggio diventa meditazione.
Un silenzio che parla
Monasteri sospesi e villaggi lenti
Equilibrio come atto quotidiano
La filosofia della Gross National Happiness
La spiritualità bhutanese
Un viaggio interiore
La valigia invisibile
BHUTAN INCANTATO E IL TEMPIO DELL’AMORE DI AGRA
Donna morta da giorni trovata in casa con il fratello
Ieri in un appartamento di via Farinelli 24, nel quartiere Lingotto a Torino, il cadavere in avanzato stato di decomposizione di Lorella Rocca, 64 anni, è stato trovato al sesto piano di un palazzo dopo l’allarme lanciato dai condomini per il cattivo odore che si era diffuso nella scala.
Sono intervenuti i vigili del fuoco di Torino Lingotto, che hanno forzato la porta, insieme ai soccorritori del 118 dei Giovanniti.
Nell’appartamento era presente anche il fratello della vittima, 58 anni, che soffrirebbe di problemi psichiatrici e che non voleva aprire ai soccorritori. L’uomo è stato trasportato alle Molinette per accertamenti.
Maltempo, duemila blackout in Piemonte
il tempo dovrebbe migliorare nelle prossime ore ma la Sala operativa della Protezione civile della Regione Piemonte continua a monitorare la situazione derivante dalle forti precipitazioni che hanno interessato e stanno interessando Verbano, Novarese, Valsesia, Biellese, Val Chiusella e pianura settentrionale: fino alla mezzanotte era in vigore l’allerta arancione diramata da Arpa.
Al momento sono attivi 65 Centri operativi comunali e risultano la chiusura in via cautelativa delle statali del Colle della Maddalena ad Argentera (CN), di quella della Val Formazza e della 549 a Calasca Castiglione (VB). Oltre 1900 i casi di disalimentazione dell’erogazione di corrente elettrica, con picchi nel Vercellese e nel VCO.
Nel pomeriggio di ieri si è sviluppata un’intensificazione delle piogge sul Piemonte orientale, in attenuazione in serata. Una ripresa delle precipitazioni è segnalata per oggi pomeriggio.
Il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi ringraziano i volontari che sono all’opera per il monitoraggio della situazione ed invitano i cittadini alla prudenza ed a evitare spostamenti se non strettamente necessari, soprattutto nelle zone montane.

