In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, giovedì 5 giugno
Giovedì 5 giugno prossimo sarà la Giornata Mondiale dell’Ambiente con il “Gesto Verde” nelle RSA e nelle cliniche di riabilitazione psichiatrica.
Le strutture emeis Italia si uniscono in un grande flash mob per l’ambiente: pazienti, ospiti, operatori, amici e familiari insieme per un gesto simbolico e potente di amore del pianeta.
Giovedì 5 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’ambiente, le RSA e le cliniche di riabilitazione psichiatrica emeis Italia daranno vita a un flash mob corale, emozionante e potentemente simbolico. Alle 11 in punto, il tempo si fermerà per un minuto, in un silenzio condiviso e poetico, durante il quale ogni partecipante solleverà verso il cielo una foglia, un fiore, una piantina o un piccolo segno della natura, vero o creato a mano.
Un gesto semplice ma potentissimo, una dichiarazione collettiva d’affetto e responsabilità verso la Terra, un inno silenzioso ma visibile all’ambiente, un modo per sentirsi parte di un tutto, anche nei contesti più fragili e delicati .
Le strutture si trasformeranno in scenografie viventi; cortili, giardini, finestre si riempiranno di significato e di colore. Le creazioni, realizzate nei giorni precedenti con materiali di recupero, come carta, stoffa e plastica riciclata, porteranno scritti messaggi d’amore per il pianeta, ricordi legati alla natura, desideri per il futuro, versi poetici e pensieri personali.
Le strutture interessate sono:
Residenza Richelmy (TO)
Residenza Giardino degli Aironi ( TO)
Villa Turina Amione (San Maurizio Canavese) ( TO)
Residenza Consolata ( Grugliasco) (TO)
Casa Mia ( Borgaro) ( TO)
Villa di Salute ( Trofarello) (TO)
Mara Martellotta

Dietro questo spritz c’è una storia che intreccia passato e futuro: quella dell’aperitivo torinese, nato tra le boiserie dei caffè ottocenteschi e oggi rilanciato nella cornice avveniristica delle OGR, cattedrale della cultura contemporanea. Il “Gran Torino” reinterpreta questa tradizione con un linguaggio nuovo ma fedele alle radici: ogni ingrediente parla piemontese, ogni sorso racconta la città.
La notizia della morte di Giuseppe Parlato mi riempie di forti e dolorose emozioni. Fummo ambedue allievi di Alessandro Galante Garrone e di Narciso Nada con cui ci laureammo all’Universita’ di Torino. Parlato aveva già allora idee sicuramente di destra o almeno considerate tali e quindi non ritenute degne di attenzione. Credo sia stato il referendum sul divorzio del 1974 a segnare delle scelte divergenti: Parlato si espresse per l’abrogazione , io scelsi la difesa strenua del divorzio a fianco di Pannella. Nella nostra Università torinese non c’era posto per studiosi come Parlato, liquidato in modo sbrigativo da Galante Garrone come un reazionario. Cercai di parlare con Galante Garrone di Parlato, ma lui ebbe la stessa chiusura del giacobino “non mite” che ebbe poi con Vittorio Messori un altro mio amico. Parlato ebbe il coraggio di rompere i ponti con Torino e approdò a Roma alla scuola di Renzo De Felice , anche lui un reietto e un perseguitato. Della scuola defeliciana fu uno dei più coerenti seguaci. Ci incontrammo molte volte a Roma e a Torino dove lo invitai a parlare in più occasioni. Prima di lui invitai Gianni Scipione Rossi che presentò un suo libro sulla destra e Israele in dialogo con Elena Lowenthal. Un dibattito che fece epoca. Parlato ha sempre dimostrato l’equilibrio dello storico scrupoloso in tante occasioni diverse, aperto al confronto sereno con tutti. Qualche suo lavoro non mi convinse e la sua contiguità – più apparente che reale – con l’Msi non mi piacque. Una volta venne presentato un mio libro alla Fondazione De Felice di Roma da lui presieduta. C’era in prima fila la vedova di Er Pecora, l’on. Teodoro Buontempo che gentilmente mi applaudì. Provai un certo imbarazzo, poi la cena con Parlato fu l’occasione per rivederci dopo tanti anni. Parlammo per alcune ore in cordiale amicizia. La sua conversazione era sempre sfolgorante. Venne anche a trovarmi al mare dove gli chiesi di fare una conferenza su Guareschi che ebbe grande successo. Un assessore di origini comuniste lo presentò in piazza senza imbarazzo. Circa un anno fa, in occasione di un convegno sull’omicidio di Giovanni Gentile a Torino, ci sentimmo per definire il suo intervento. Mi disse che era ammalato di cancro , ma che non aveva nessuna voglia di morire e, citando Guareschi, mi disse che non sarebbe morto neppure se lo avessero ucciso. Non poté partecipare al convegno a cui mandò una magistrale relazione che venne letta. Peccato che il mancato finanziamento al convegno della Regione Piemonte abbia impedito la stampa degli atti. Di lui resterà la sua passione inesausta per la ricerca storica e la sua onestà intellettuale. Sono virtù che non vedo molto praticate dai giovani intellettuali di destra che dovrebbero ispirarsi a lui come ad un maestro che ha pagato prezzi altissimi per essere sè stesso. Vorrei anche ricordare la sua ironia, ma non è questo il momento, perché il dolore per la sua scomparsa me lo impedisce.