Questi dovevano essere i giorni delle ultime verifiche sul percorso, della raccolta delle iscrizioni, della messa a punto di tutti i servizi. Sarebbe stato così senza la maledetta pandemia che tutto ha spazzato via anche nel mondo dello sport e della Mtb in particolare, rendendo pressoché impossibile allestire una Granfondo come siamo abituati a conoscerle.
Anche la Prevostura Mtb ha dovuto inchinarsi e rinunciare alla “messa in scena” per il 4 ottobre, destando una forte delusione in moltissimi appassionati, non solo del Piemonte. Anche per questo gli organizzatori dell’Mtb Lessona hanno quindi pensato di tenere un ideale legame con la gara anche in questo strano anno, proponendo la 22esima edizione de La Prevostura in versione Virtual Race.
Una scelta presa anche per presentare nella maniera dovuta il nuovo percorso della gara, cambiato dopo una decina d’anni, quella che doveva essere la grande novità di quest’edizione capace di interessare anche coloro che della Prevostura sono a tutti gli effetti degli aficionados. Ecco quindi che sulla piattaforma Strava nei prossimi giorni verranno caricate le tracce del nuovo tracciato e i biker potranno affrontarlo nel periodo che va dal 4 ottobre fino all’1 novembre. Ciò significa che tutti gli iscritti alla prova potranno effettuare anche più tentativi sul percorso, inserendo automaticamente in classifica il miglior risultato cronometrico.
La partecipazione alla Prevostura VirtualRace è completamente gratuita, aderendo attraverso il sito della manifestazione dove nei prossimi giorni verrà pubblicato il regolamento: gli organizzatori stanno comunque pensando a una serie di premi legati alla graduatoria finale che verranno successivamente inviati per posta. Il percorso, continuamente monitorato dai responsabili del club, sarà segnalato, ma naturalmente i biker dovranno affidarsi alla propria app e, perché no, al proprio senso dell’orientamento. In tal modo, per un mese intero, Lessona tornerà ad essere la capitale della Mtb.
Per informazioni: Amici Mtb Lessona, tel. 340.1516377 e 334.1342662, www.laprevosturamtb.it, mail mtblessona@libero.it
La mostra curata dal critico d’arte Giuliana Romano Bussola sarà inaugurata alle ore 18 di domenica 30
Alberto Carraro con i suoi graffiti e impronte concilia suggestioni di antichissime pitture e incisioni rupestri con il Movimento dell’Arte Povera, nato negli anni 60, avvalendosi di materiali quali il legno, il ferro e soprattutto il cemento.
Isabella Bocchio, presidente della SOMS, usando una tecnica particolare, dipinge su metallo scorci di paesi monferrini oltre a soggetti religiosi,
FRECCIATE
I fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio hanno iniziato il tour nei cinema italiani della loro ultima opera Spaccapietre. Il film, accolto con calore pochi giorni fa al Festival del Cinema di Venezia in concorso alle “Giornate degli Autori”, è stato presentato in anteprima mercoledì scorso ai Due Giardini e al Cinema Massimo.
È una storia archetipica, quella di un padre e di un figlio che scendono nelle viscere dell’inferno, insieme ad altri malcapitati, e che cercano comunque un riscatto, segnali di umanità. Questa ricerca, necessaria per mantenere la lucidità e non perdere la speranza nella salvezza, è evidente negli oggetti scelti che si sono portati dietro dalla casa che hanno dovuto abbandonare. Il loro disporli nell’ambiente degradato della baracca come simboli che rimandano ad un’altra vita possibile, con una ritualità quasi liturgica, sembra un tentativo di rimettere insieme i pezzi di un mondo danneggiato, andato in frantumi. Nel sogno di Antò di diventare archeologo in fondo c’è la caparbietà di rintracciare tesori e bellezza sotto la crosta dura della vita, nonostante tutto, e la madre che il padre, contro ogni logica, gli ha promesso. E Antò ci crede, come solo i bambini possono fare. Addirittura è convinto che l’occhio del padre, danneggiato dal lavoro e che lui cura amorevolmente ogni sera, sia il segno di qualche super potere.
Il crescendo del film è giocato sulle allusioni a brutalità e umiliazioni inflitte dai caporali alle loro vittime, trattate come bestie al macello e in questo l’iconografia è molto esplicita. Ma si sa che le allusioni scatenano l’immaginazione più di quanto riesca a fare una realtà esibita e in questo caso spingono lo spettatore a confrontarsi con crudeltà così indicibili che mostrarle, sembrano volerci suggerire i registi, equivarrebbe a regalargli una ragion d’essere che non meritano. Il realismo qui è sapientemente mescolato con un certo noir alla Tarantino, che non vuole essere una vuota citazione fine a se stessa, ma è il tocco di chi il cinema non solo lo conosce, ma lo sa fare. E lo si capisce dal fatto che si esce dal cinema con un certo malessere fisico e tante domande nella testa.
La sento troppo spesso trattare come un qualcosa di extra, che tanto anche se non viene portata in tavola tutti i giorni che problema c’è.