Lunedì 13 settembre Ezio Bosso avrebbe compiuto 50 anni, così Oscar Giammarinaro, meglio conosciuto come oSKAr già leader della storica band mod torinese Statuto, pubblica un inedito per festeggiare il suo compleanno.
“La musica magica” è il nuovo singolo e videoclip di Oscar Giammarinaro, da lunedì 13
settembre in tutte le piattaforme digitali distribuito da Universal, proprio dedicato all’amico fraterno ed ex bassista degli Statuto Ezio Bosso prematuramente scomparso lo scorso anno.
La canzone composta nel 2019 e presentata all’ultimo Festival di Sanremo, era stata apprezzata dallo stesso Bosso prima della sua morte: “Avevo scritto una canzone per “Xico” –commenta Oscar-, (questo il soprannome affettuoso con il quale i mod di piazza Statuto hanno sempre chiamato Bosso), come regalo per il suo compleanno, a lui era piaciuta molto, al punto che avevo pensato di proporla al Festival di Sanremo. Ezio mi disse che se il brano fosse stato scelto, l’avrebbe arrangiato lui stesso per l’orchestra. A maggio però, Xico ci ha lasciati e la canzone è rimasta lì, come una nostra foto, bella e struggente nello stesso tempo”. Da qui la decisione di provare il Festival e ora di pubblicarla per rendere omaggio alla memoria del musicista, ma, anche all’amico con il quale ha condiviso l’amore per la cultura mod.
Nel videoclip realizzato da Erika Grosso, le note e le parole di Oscar scorrono sullo sfondo di una Torino autunnale tra sonorità cool jazz e pop soul. I protagonisti della storia sono interpretati dai fratelli Julian e Zak Loggia (figli di Alex, storico chitarrista degli Statuto e componenti della band “Omini” che stanno per pubblicare il loro nuovo singolo), rispettivamente nei panni di giovanissimi Ezio e Oscar. Avanti e indietro per la città, che per un attimo ritorna a quegli Anni ’80 che fecero da sfondo al loro sodalizio, i due ragazzi si divertono a suonare e cantare condividendo quella passione per la musica che è stata alla base della loro amicizia e delle loro rispettive carriere. Tra pianoforti, spartiti e contrabbassi le scene si concludono al giardino di piazza Statuto, che da pochi mesi, porta proprio il nome di Ezio Bosso.
Tutti i diritti d’autore del testo saranno devoluti in beneficenza a Radio Parkies – Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani, realtà internazionale già supportata da Bosso negli ultimi mesi di vita.
Il nuovo singolo sarà presentato dal vivo nei prossimi giorni in tre incontri dedicati:
martedì 14 settembre ore 21, presso Il Circolo dei Lettori Torino
mercoledì 15 settembre ore 19.30, presso Gallery16 Bologna
domenica 3 ottobre ore 21, presso Arci Bellezza Milano
SOCIAL
https://www.facebook.com/oscarilmod
https://www.instagram.com/oscar_giammarinaro/
MULTILINK PIATTAFORME
https://udsc.lnk.to/MusicaMagica
VIDEOCLIP UFFICIALE
https://www.youtube.com/watch?v=dsi1HfvnOO0

Sulle alture del Vomero, a Napoli, sorge “Villa La Santarella”, il nome dovuto a una delle commedie di maggior successo di Eduardo Scarpetta, una costruzione mista all’esterno di colori grigi e rossastri che l’autore definì un giorno “un comò sottosopra” per quella sua forma squadrata e per quelle quattro torrette merlate e angolari che la identificano immediatamente. Su di una delle pareti vi fece apporre la scritta “Qui rido io” e quella scritta è oggi il titolo del film imperfetto di Mario Martone presentato a Venezia nei giorni scorsi, rimasto a bocca asciutta tra i Leoni e le coppe Volpi e ora sugli schermi per il giudizio di un pubblico più ampio.
Accolto dagli altri proprietari bianchi come uno dei loro il cowboy solitario dei fumetti dovrà combattere per ridistribuire la sua eredità ai contadini neri. In questa lotta contro i potenti nella regione e contro la segregazione razziale, è solo contro tutti ma grazie all’aiuto di uno straordinario alleato riuscirà a ripristinare la giustizia: lo sceriffo Bass Reeves, un personaggio autentico che fece la storia del West come primo uomo di colore a portare sul petto la stella della legge a ovest del Mississippi. Una storia di integrazione, diritti e uguaglianze. Una scelta molto politically correct che si associa al precedente albo intitolato La Terra Promessa dove si narra il viaggio del cowboy che spara più veloce della sua ombra mentre scorta una famiglia di aschenaziti in viaggio verso la Terra Promessa, la cittadina di Chelm City nel Montana.Le loro culture, al primo impatto diversissime, si incontrano e imparano a conoscersi e convivere. Non solo Lucky Luke sopporta le manie della famiglia, incuriosendosi delle loro usanze, ma anche il vecchio Moishe – un po’ svampito e incapace di rendersi conto dei pericoli che lo circondano – si dimostra ben più aperto di quanto ci si sarebbe potuto aspettare, accettando addirittura il fatto che il cowboy non sia ebreo. Lucky Luke è un cowboy solitario dall’aria ironica e scanzonata, perennemente alle prese con il suo ciuffo ribelle mentre cavalca Jolly Jumper, bianco destriero dalla bionda criniera su piste aride e polverose, a caccia di banditi e, soprattutto, dei fratelli Dalton. Nel tempo Lucky Luke è entrato a buon diritto tra i classici del fumetto western. Nato dalla penna del belga Maurice de Bévère – meglio conosciuto con lo pseudonimo di Morris – , apparve per la prima volta settantacinque anni fa, nel 1946, in una storia intitolata “Arizona 1880” ma, dopo pochi episodi, ai testi lo sostituì René Goscinny ( il “papà” di Asterix) che, come sceneggiatore, diede una spinta decisiva alla serie a partire dal 1955. Goscinny sviluppò in maniera brillante anche i comprimari delle storie di Lucky Luke: il suo cavallo “parlante”, Jolly Jumper; i fratelli Dalton (Joe, William, Jack ed Averell), quattro malviventi tanto determinati quanto inconcludenti; Rantanplan, il “cane più stupido del mondo“. Nei paesi della frontiera, tra deserti e fitte foreste, la fama di Lucky Luke diventò nota ad ogni angolo: veloce più di tutti con la pistola non rinunciava a risolvere le situazioni ricorrendo all’astuzia ed evitando fin quando possibile il ricorso alle armi. L’abbigliamento di Lucky Luke è quello dei cowboys dell’ovest degli Stati Uniti d’America, il cosiddetto vecchio West: camicia gialla e gilet nero, fazzoletto rosso al collo, jeans e un paio di stivali con speroni, cappello bianco e sigaretta pendente tra le labbra ( fino a quando, negli anni ’80, Morris decise di farlo smettere di fumare, sostituendo il mozzicone con un filo d’erba). Una curiosità : per il nome Morris si ispirò a quello di Luciano Locarno, sceriffo di origine italiana che visse tra il 1860 e il 1940. Oltre al fumetto sono state realizzate diverse serie animate, una serie Tv e due film diretti e interpretati da Terence Hill e Jean Dujardin.
Ma sono i fumetti a fare davvero la storia. Decine e decine di albi d’avventure dove, accanto a Lucky Luke, sono comparsi anche personaggi “storici” del vecchio west (da Billy the Kid a Calamity Jane, da Buffalo Bill a Jesse James). Dopo la morte di Goscinny, nel 1977, in molti si cimentarono ai testi che accompagnavano le strisce disegnate da Morris. Nel 2001 venne poi a mancare anche il creatore di Lucky Luke che, dall’inizio della sua lunga avventura, era stato il suo unico disegnatore. Prima di morire, il fumettista belga, espresse la volontà che la serie proseguisse anche dopo la sua scomparsa. Fu così che nacquero “Le avventure di Lucky Luke dopo Morris”. Ai testi si sono misurati Laurent Gerra, Daniel Pennac, Tonino Benacquista e Jul ( al secolo Julien Berjeaut), mentre , per i disegni, l’erede dell’autore belga è stato individuato in Achdé (pseudonimo di Hervé Darmenton). Grazie a loro, a settantacinque anni dalla sua prima apparizione – tra fuorilegge, indiani, deserti e malfamati saloon – il cowboy solitario continua ancora oggi a cavalcare. E, come nel finale di ogni storia, lo vediamo allontanarsi al calar del sole cantando “I’m a poor lonesome cowboy… far away from home…”( “Sono un povero cowboy solitario…lontano da casa” ).
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Poi ci sono Julia, ricca, spigliata e dalla vita facile in cui tutto le riesce al meglio; e Karina che si porta dentro un passato difficile e di sofferenza, è “la diversa” del gruppetto.
Dorothy West –nata a Boston nel 1907, deceduta nel 1989- è ricordata come importante esponente del movimento artistico e intellettuale Harlem Renaissance, fondato negli anni 20 per tutelare la libertà di espressione e la creatività degli afroamericani.
Questo è il secondo volume della trilogia di Old Filth, della scrittrice 92enne Jane Gardam (nata nello Yorkshire nel 1928) che da noi è ancora poco conosciuta ma in Inghilterra è una figura di grande spicco nel panorama culturale e letterario. Autrice di racconti per l’infanzia, per ragazzi e adulti, tendente a scrivere romanzi dal sapore vittoriano, ha vinto numerosi e prestigiosissimi premi.
Questa potrebbe essere l’occasione giusta per leggere anche il primo volume della trilogia “Il figlio dell’Impero Britannico” -Sellerio- euro 15,00.