L’Esercito Italiano alla X edizione delle giornate Fai d’autunno
Il 20 ottobre scorso, nell’ambito delle attività celebrative per il Centenario del Milite Ignoto (1921 – 2021), che culmineranno il 4 novembre, Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate in una cerimonia solenne presso l’altare della Patria, 42 siti delle Forze Armate, su tutto il territorio Nazionale, normalmente non accessibili ai cittadini, di particolare pregio storico-culturale e particolarmente rappresentativi dei valori, delle tradizioni e delle memorie del mondo militare, sono stati aperti al pubblico.
In occasione delle Giornate Nazionali FAI d’Autunno, nelle date di sabato 16 e domenica 17 ottobre 2021, il pubblico ha avuto la possibilità di visitare Palazzo Arsenale, sede del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito che rappresenta uno dei più imponenti edifici torinesi, unica testimonianza del complesso infrastrutturale del “Regio Arsenale” di cui costituiva il cuore e la cui erezione settecentesca, ispirata a planimetrie juvarriane, si è protratta a lungo. Una volta Regie Scuole Teoriche e Pratiche di Artiglieria e Fortificazione, oggi Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito. Un luogo profondamente legato alla città di Torino, importante bene storico-artistico, patrimonio della tradizione e della storia piemontese.
I visitatori accolti dai giovani volontari del FAI hanno seguito un percorso che si è snodato tra le sale auliche dell’edificio. In particolare hanno avuto modo di apprezzare il Padiglione della Gran Scala realizzato nel 1778, il modellino originale ligneo di Palazzo Arsenale, riproduzione fedele, in scala 1:87, eseguito nel 1736 da artigiani della Compagnia Maestranze del Battaglione di Artiglieria, il Piano Nobile con il corridoio che, per la sua imponenza e la sua proiezione verticale, ha offerto un effetto suggestivo, la Biblioteca Monumentale, scrigno che custodisce circa 12000 volumi dal 1483 al 1829 – tra cui quattro incunaboli e un centinaio di cinquecentine, la Sala dei Comandanti sulle cui pareti sono disposti i ritratti ad olio dei Comandanti dell’istituto di Formazione Militare dal 1816 a oggi, il salone delle armi con i cimeli, mobili e arredi, uno stendardo con l’ “Arme del Re” in prezioso ricamo, donato da Vittorio Emanuele III ad un Corso d’Accademia e da questo affidato in custodia alla Scuola, i busti in bronzo di personalità politiche e militari risorgimentali tra cui Camillo Benso Conte di Cavour ed il Generale e Ministro Alfonso Ferrero della Marmora.
Nella due giorni di apertura straordinaria al pubblico, il prestigioso Palazzo Arsenale ha registrato circa 1.150 visitatori, il cui ingresso è stato organizzato e regolamentato in piccoli gruppi con orari di visita prestabiliti e su prenotazione, nel pieno rispetto della normativa vigente in materia di contrasto alla diffusione del CoViD-19.
Proviamo a chiederci le ragioni dei pochi che hanno votato, determinando la vittoria dei candidati del PD, con relativi alleati, nelle principali città italiane. Potrebbe essere un modo per comprendere quelle dei non votanti il cui numero crescente viene giustamente indicato come sintomo di cattiva salute della nostra democrazia. Potrebbe anche scaturirne qualche indicazione affinché i pur comprensibili festeggiamenti a sinistra non risultino effimeri.
Sulle corsie per la sosta di emergenza, si può circolare solo ed esclusivamente per arrestarsi o riprendere la marcia e invece su quelle di variazione di velocità solo per entrare o uscire dalla carreggiata. Il comma 15 dell’articolo 3 del Codice della strada definisce la corsia di emergenza in questo modo: ”Corsia adiacente alla carreggiata, destinata alle soste di emergenza, al transito dei veicoli di soccorso ed, eccezionalmente, al movimento dei pedoni nel casi in cui sia ammessa la circolazione degli stessi”.
Carlo D’Oria, scultore torinese, con una formazione artistica presso l’Accademia Albertina di Belle Arti, lavorando su differenti materiali – il ferro, il marmo, la pietra, l’acciaio o la terracotta -, da anni ha posto il nucleo della sua produzione sul concetto di umanità, sulla fragilità dell’uomo, sulla sua unicità come pure sulla moltitudine, in una cifra stilistica ormai ben riconoscibile. Riducendo allo spasimo la forma, procede per linee, per percorsi lineari attraverso l’essenzialità, costruisce un nuovo universo popolato di forme minime (le lunghe processioni dei suoi “omini”), prosciugate, rimpicciolite, rese prive di ogni elemento superfluo: ma forme vitali, che richiedono una pronta riflessione a chi le guarda, specchio di una umanità confusa, dolente e schiacciata dal peso della società.
Nell’ambito di Art Site Fest 2021, D’Oria presenta (sino al 12 dicembre) in cima allo scalone d’ingresso di Palazzo Madama, “Sentinelle”, con l’apporto critico del direttore artistico Domenico Maria Papa. Affidandosi alla “prossimità”, a quel fattore umano, insostituibile e irrinunciabile, che per troppi mesi ci è stato negato. Ovvero quel bisogno di legami, di vicinanza, di abbracci, di contatti fisici che unisce gli individui, che li fa crescere, che li spinge all’ottimismo, che coinvolge altresì il progredire della cultura. Sagome, a riprodurre prepotentemente figure umane, linee ritmate che pur non toccandosi formano allo stesso tempo un tutt’uno nello spazio e nella sontuosità dei marmi inventati da Juvarra. Sentinelle che stanno ad esprimere il dovere che l’uomo ha ad essere vigile su quanto ci lega uno all’altro, un insieme che, con forme altezze curvature diverse – D’Oria guarda nella propria estrema modernità, in questo oggi ridotto a linee e a pura essenzialità, al passato e cita per certi “atteggiamenti” della sua opera il “Pensatore” di Rodin -, paiono stare lì, tutte insieme, per discutere su qualcosa da fare. Forme che spingono a pensare, ad agire, a progredire, quindi ancora una volta a sottolineare il senso forte di comunità.
Comunità che ben si riconosce in “Ingranaggi” del 2010, opera posta all’interno del Giardino Botanico Medievale del castello, l’uomo e l’umanità tutta come parte di un meccanismo, in una continua marcia, pronti a riaffermare con forza che “se non riusciamo a far comunità resteremo sempre delle individualità e diventeremo degli ingranaggi in disuso, dei rottami pronti a essere distrutti”.