COVID PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 16.30
LA SITUAZIONE DEI CONTAGI
Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 238nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 23 dopo test antigenico), pari all’1,0% di 24.024tamponi eseguiti, di cui 19.412antigenici. Dei 238 nuovi casi, gli asintomatici sono 87 (36,6%).
I casi sono così ripartiti: 27 screening, 163 contatti di caso, 48 con indagine in corso; 8 quelli importati, tutti dall’estero.
Il totale dei casi positivi diventa quindi 378.887,così suddivisi su base provinciale: 30.958 Alessandria, 17.924 Asti, 11.938 Biella, 54.700 Cuneo, 29.519 Novara, 201.916 Torino, 14.162 Vercelli, 13.541 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.557 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 2.672 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.
I ricoverati in terapia intensiva sono 23 (+2rispetto aieri).
I ricoverati non in terapia intensiva sono 189 (+8rispetto a ieri).
Le persone in isolamento domiciliare sono 3.575.
I tamponi diagnostici finora processati sono 6.642.300(+ 24.024rispetto a ieri), di cui 2.074.765risultati negativi.
I DECESSI SALGONO A 11.731
Un decesso di persona positiva al test del Covid-19 comunicato oggi dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, nessuno di oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).
Il totale diventa quindi 11.731deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia:1.571 Alessandria, 713 Asti, 433 Biella, 1.457 Cuneo, 946 Novara, 5.607 Torino, 529 Vercelli, 375 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 100 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.
363.369 GUARITI
I pazienti guariti rimangono complessivamente 363.369(+ 211 rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 29.039 Alessandria, 17.037 Asti, 11.396 Biella, 52.545 Cuneo, 28.368 Novara, 194.502 Torino, 13.473 Vercelli, 13.062 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.468 extraregione e 2.479 in fase di definizione.
L’autore è Enrico Vanzina, pupillo d’oro del cinema italiano, classe 1949, primogenito del regista Steno, cresciuto tra quei profumi di pellicola e di immagini che gli invadevano casa, un baccalauréat al romano liceo Chateaubriand e una laurea nel ’70 in Scienze politiche alla Sapienza, un apprendistato all’ombra del padre, poi la sensazione sempre più concreta che la regia non fa per lui e che il mestiere di sceneggiatore è quello che gli occuperà la vita. A partire dal 1976 nascono progetti e soggetti che prendono forma nella pagina scritta, un lavoro continuo che arriva a superare il centinaio di titoli, affidati ancora al padre e al fratello Carlo – scomparso tre anni fa, al quale Enrico ha dedicato un affettuoso romanzo di ricordi, “Mio fratello Carlo” – come a tanti altri volti del nostro cinema da Lattuada a Flavio Mogherini, da Dino e Marco Risi a Cesare Ferrario, da Neri Parenti a Christian De Sica. Sarebbero sufficienti pochi titoli, a cominciare da “Febbre da cavallo” (1976), a “La patata bollente”, da “Sapore di mare” alle varie “Vacanze di Natale”, dal “Commissario Lo Gatto” a “Tre colonne in cronaca” a “Mai Stati Uniti”. Ha descritto i tanti decenni di vivere italiano, ha analizzato storia dopo storia il cambiamento di una società, le sue risate e i suoi turbamenti, le meschinità e le piccole grandezze, ha inventato facce e storie, ha dato corpo a filoni e a personaggi, magari all’epoca guardati con sufficienza dalla critica ma applauditi dal pubblico e oggi anche rivalutati, ha divertito e nel divertimento ha rimescolato la nota profonda, il cenno di costume mai banale. L’anno scorso, sembra aver buttato all’aria la convinzione di una vita e s’è fatto regista, con
“Lockdown all’italiana” è andato a mettere le mani – con qualche critica – nel periodo buio della pandemia e della necessità di forzate unione all’interno delle case con le tante “debolezze e miserie”.
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