ilTorinese

La sfida tra Atletico Taurinense e Pol. Pasta finita 3 a 6

Doveva essere una gara emozionante quella tra Atletico Taurinense e Polisportiva Pasta e così è stato. Il risultato dice 3 a 6 per gli ospiti, ma è decisamente una squadra molto diversa quella scesa in campo rispetto alle due precedenti partite.

 

La partita è da subito molto combattuta con l’Atletico che prova a prendere le redini del gioco e il Pasta che risponde colpo su colpo.  A sbloccare la contesa è Matteo Barcelos che ruba un buon pallone e insacca alle spalle dell’estremo difensore ospite.

 

La prima frazione di gioco è avara di ulteriori gol, ma non certamente di emozioni con rapidi capovolgimenti di fronte e occasioni da ambedue le parti. Quando mancano pochissimi secondi è Marco Terlizzi a provare la giocata al volo con la palla che finisce fuori ricacciando in gola l’urlo ai tifosi dell’Atletico.

 

Il secondo tempo inizia con il Pasta che prova da subito a comandare il gioco e a recuperare il passivo. Gli ospiti segnano subito due reti, ma il vice capitano Luca Rea riesce di cattiveria a riportare il risultato in parità: 2 a 2.

 

Passa poco più di un minuto ed è ancora Matteo Barcelos a portare avanti i suoi con una bella azione. Il 3 a 2 dura però poco, la pressione del Pasta continua a essere martellante e porta al pareggio: Fatiga riesce a neutralizzare la prima conclusione, ma nulla può contro il tap-in vincente degli ospiti.

 

Il 3 a 3 non demoralizza i padroni di casa che provano a reagire con Elia e Barcelos, ma è ancora il Pasta che segna il 3 a 4. Negli ultimi minuti della contesa l’Atletico prova ad avanzare il portiere per recuperare il passivo, ma è il Pasta a passare segnando due gol a porta sguarnita. Il risultato finale dice 3 a 6.

 

I punti ancora non sono arrivati, ma la squadra ha fatto vedere ampi progressi e c’è grande fiducia per i prossimi appuntamenti.

 

MATTEO BARCELOS –Abbiamo dimostrato di essere in partita e di poter far male fino a dieci minuti dalla fine. Purtroppo abbiamo subito un paio di gol che ci hanno fatto male per come sono arrivati. Anche alla fine eravamo tutti lì a lottare per cercare di agguantare i primi punti e portare il risultato a casa.
Dobbiamo ripartire dalla grinta che abbiamo messo, dall’unione di squadra e dai gol che sono finalmente arrivati.

 

LUCA ELIA –Il mio primo gol purtroppo non è servito, ma abbiamo decisamente fatto un bel passo avanti rispetto alle altre partite. Speriamo che questi benedetti tre punti arrivino presto… A livello personale spero che questo gol sia il primo di una lunga serie.

Dobbiamo ripartire dal ritmo che abbiamo messo questa sera e dalla voglia di conquistare ogni pallone.

Zetafobia 2 – La città morta. Con gli zombie si può convivere, sono gli altri il vero pericolo…

Informazione promozionale

Sono trascorsi sei anni dalla pandemia di H5N1v2, la mutazione del virus dell’aviaria che ha dato il via all’apocalisse zombie. Domenico, suo figlio e la moglie Lucrezia, scampati per il rotto della cuffia a orde di non-morti famelici, sono riusciti a sopravvivere fino a oggi…

 

LIBRI: Zetafobia 2 – La città morta di Gualtiero Ferrari  – Fantascienza – Romanzo – Collana a cura di Silvio Sosio

 

Con gli zombie si può convivere, sono gli altri sopravvissuti il vero pericolo…

 

Sono trascorsi sei anni dalla pandemia di H5N1v2, la mutazione del virus dell’aviaria che ha dato il via all’apocalisse zombie.

Domenico, suo figlio e la moglie Lucrezia, scampati per il rotto della cuffia a orde di non-morti famelici, sono riusciti a sopravvivere fino a oggi.

L’isolamento della famiglia è bruscamente interrotto da un’automobile che si schianta contro una cabina elettrica. All’interno una giovane donna in travaglio sta dando alla luce suo figlio. Appena il bimbo è nato la madre taglia tre pezzi di cordone ombelicale e chiede a Domenico di consegnarli al distretto militare di Torino. Ottenuto ciò che voleva la donna estrae una pistola, uccide il neonato e si spara.

Chi era la donna? Perché quel pezzo di materiale organico è così importante? E soprattutto Domenico e la sua famiglia sono pronti a rischiare tutto per portare a termine una missione di cui non sanno nulla, addentrandosi nel pericoloso territorio della città morta, Torino?

Finalmente il seguito del romanzo bestseller Zetafobia, che ha rivelato il talento di Gualtiero Ferrari.

 

 

L’AUTORE

Gualtiero Ferrari nasce a Torino nel 1970. Sposato, con un figlio adolescente, cresce e vive in questa splendida città, salvo trasferirsi alcuni anni all’estero, per motivi di studio e di lavoro. Parla fluentemente l’inglese, il francese e quel minimo di tedesco necessario a ordinare del cibo caldo e una birra fresca. Di formazione economico-scientifica, più che umanistica, si è avvicinato alla lettura nel corso dell’adolescenza e si è rifugiato nella scrittura, ormai adulto, durante un difficile periodo personale. Attualmente lavora presso un’azienda di meccanica di precisione. Zetafobia, finalista al Premio Odissea, è stato il suo primo romanzo e ha riscosso un lusinghiero successo.

 

EDIZIONE EBOOK

Data di uscita: 29 giugno 2021

Editore: Delos Digital srl

Collana: Odissea Fantascienza n. 104

Pagine (stimate): 322

Formati: epub, kindle

Prezzo: Euro 4,99

 

Tutte le informazioni: https://delos.digital/9788825417005/zetafobia-2-la-citta-morta

Su Amazon: https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?url=search-alias%3Ddigital-text&field-keywords=9788825417005&tag=fantascienzac-21

ISBN: 9788825417005

 

EDIZIONE STAMPATA

Data di uscita: 20 luglio 2021

Editore: Delos Digital srl

Collana: Convoy n. 83

Pagine: 304

Formato:

Prezzo: Euro 16,00

 

Tutte le informazioni: https://delos.digital/9788825417029/zetafobia-2-la-citta-morta

ISBN: 9788825417029

 

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La Polizia soccorre un uomo a ridosso della passerella sulla Dora

Lo hanno notato sporgersi pericolosamente, lo scorso martedì pomeriggio, dalla ringhiera della passerella pedonale sul fiume Dora di via Pianezza

l’uomo era stato segnalato anche da alcuni passanti, preoccupati di vederlo camminare, ubriaco, su quella passerella nel punto ove l’altezza sul fiume è di circa 10 metri, con lo sguardo fisso nel vuoto. Proprio mentre i poliziotti si avvicinavano, sfruttando la presenza del manto erboso  per non fare rumore, l’uomo appoggiava ad una transenna la tracolla che indossava. Presagendo che potesse compiere un gesto inconsulto da lì a breve, gli agenti instauravano immediatamente un dialogo col soggetto, al fine di distrarlo e farlo staccare dalla transenna il più possibile. L’uomo, dopo un iniziale rabbonimento, all’improvviso diventava però aggressivo e con uno scatto repentino si aggrappava alla ringhiera, tentando di scavalcarla col chiaro intento di lanciarsi di sotto. Pertanto, gli agenti del Commissariato Madonna di Campagna lo afferravano energicamente ,riuscendo a riportarlo faticosamente sul prato e traendolo in salvo. L’uomo, proveniente dal nord africa, è stato affidato alle cure del 118.

Confagricoltura è favorevole al Parco dei cinque laghi di Ivrea

“Il processo avviato dalle amministrazioni locali, di cui si discute da anni con le rappresentanze organizzate del territorio, con un confronto che ha coinvolto politica, istituzioni e rappresentanti delle espressioni organizzate del Canavese, merita di giungere a conclusione in tempi rapidi”.  Così Confagricoltura Torino prende posizione sulla realizzazione del Parco dei cinque laghi di Ivrea e conferma il parere favorevole dell’organizzazione degli agricoltori alla realizzazione dell’area protetta.

“Evidenziamo la necessità di valorizzare, sotto il profilo ambientale, turistico e produttivo un’area particolarmente significativa del nostro territorio, che con la costituzione del parco potrà contribuire a creare valore anche per l’economia agricola“, commenta Sergio Tos, agricoltore di Azeglio, presidente di Confagricoltura per l’area del Canavese.

“Confagricoltura sostiene l’iniziativa portata avanti con impegno dalle amministrazioni comunali,  sottolineando anche la valenza culturale del progetto.

“Dobbiamo lavorare con impegno e guardare al futuro – dichiara Ercole Zuccaro, direttore di Confagricoltura Piemonte – per far sì  che il nuovo ente, che ci auguriamo possa prendere forma in tempi rapidi, abbia una gestione competente ed efficace, in grado di assicurare lo sviluppo dell’attività produttiva nel pieno rispetto dell’ambiente. Siamo fermamente convinti – aggiunge Ercole Zuccaro – che la costituzione del parco possa rappresentare un’occasione per migliorare la qualità del territorio. A questo riguardo è necessario contrastare, fin da subito, l’eccessiva proliferazione di selvatici che sta alterando l’equilibrio naturale e minando la biodiversità esistente: gli agricoltori sono i primi difensori dell’ambiente e sono lieti di poter fare la loro parte, valorizzando un’area protetta per la fruizione cittadini e visitatori amanti della natura”.

 

 

In venti tentano di bloccare l’arresto di uno spacciatore Tre poliziotti feriti

Un gruppo di 20 persone la notte scorsa, ha tentato di fermare  l’arresto di un presunto spacciatore  in corso Regina Margherita, in un edificio vicino al  Rondò della Forca. 

Il ragazzo, mentre gli agenti della  Squadra mobile  stavano perquisendo l’alloggio è uscito sul balcone e ha avvisato i suoi “sodali” urlando.

A quel punto una ventina  tra amici, vicini e parenti hanno cercato di allontanare la polizia con calci e sputi. Uno di loro con una condanna per omicidio, ha cercato di prendere la pistola di uno dei poliziotti. Tre agenti sono rimasti feriti e sono stati trasferiti in ospedale.

 

IL COMUNICATO DEL SIULP, SINDACATO DI POLIZIA

Secondo il Segretario Generale del SIULP di Torino Eugenio Bravo, lo scontro tra i criminali e le forze dell’ordine si inasprisce sempre di più e sempre di più si annoverano uomini e donne dello Stato gravemente feriti. Nel caso di specie i poliziotti venivano presi a calci in faccia e feriti gravemente al naso, alle sopracciglia, all’addome, alle braccia, presi a morsi e spintonati nel tentativo di buttarli giù dal ballatoio, un vero e proprio attacco senza remore, all’interno di un condominio, da parte di soggetti stranieri. Quello che è successo in corso regina Margherita è una vera e propria azione violenta realizzata da una compartecipazione di persone volta ad impedire a tre rappresentanti dello Stato di adempiere al proprio dovere.

E’ la plastica dimostrazione di quello che ripetiamo ormai come un mantra circa l’inadeguatezza di una politica della sicurezza, agevolata da politiche troppo tolleranti e buoniste che sottovalutano la gravità di questi fatti e si rifiutano di assumere seri, incisivi è responsabili cambiamenti legislativi.
La legge penale ha una forza deterrente vicino allo zero e soprattutto per quanto riguarda la violenza a pubblico ufficiale; se poi guardiamo all’organico, con assunzioni centellinate, attesi gli scorrimenti dei concorso degli anni precedenti che non sono stati effettuati adeguatamente, nonostante le promesse, espongono ed esporranno sempre più a rischio della propria vita i servitori dello Stato.

Ci chiediamo come possano le forze dell’ordine garantire la sicurezza dei cittadini se hanno serie difficoltà a garantire ormai la propria.

Qualcuno dovrà pur porsi prima o poi l’obiettivo di modificare le leggi, gli strumenti, e gli organici perché diversamente il rischio di una vera e propria debacle della sicurezza urbana è sempre più vicino.

La situazione ha raggiunto livelli insostenibili per Torino e non è più possibile limitarsi a dichiarazioni scritte ma occorre un’azione di sensibilizzazione decisamente più forte e più visibile.

Cinghiali invadono la tangenziale e causano incidente: due i feriti

Ieri sera un branco di  cinghiali ha causato  un incidente sulla tangenziale di Asti. 

Sono improvvisamente sbucati dal guard-rail mentre stava giungendo un’ambulanza con un ferito a bordo e  due auto.

Le vetture sono rimaste coinvolte nell’incidente  nel cercare di evitare gli animali  che occupavano  le carreggiate.  Due i feriti, dei quali uno il paziente dell’ambulanza, ma nessuno è in condizioni gravi. Sono intervenuti  anche i vigili del fuoco e la polizia stradale che indaga sulla dinamica dell’incidente. Nel frattempo i cinghiali  si sono allontanati.

Sfrattato rioccupa l’alloggio cinque volte e cambia la serratura

Martedì scorso, gli agenti della Squadra Volante hanno arrestato un cittadino senegalese di 52 anni per violazione di domicilio.

 

Nella mattinata precedente, l’uomo aveva ricevuto lo sfratto da un appartamento in zona Barriera Milano. Quello stesso pomeriggio si era reintrodotto all’interno dell’abitazione, costringendo il proprietario ad allertare il 112 NUE. Gli agenti giunti sul posto lo avevano poi denunciato per violazione di domicilio.

Nella stessa giornata erano poi seguiti ulteriori tentativi di accesso da parte dello straniero: ad ogni ingresso l’uomo sostituiva la serratura montata dal padrone di casa con una di sua proprietà.

Martedì mattina, è scattato l’arresto per il reo, sorpreso per la quinta volta all’interno dell’appartamento.

Tutto quello che vorreste sapere sull’Eurovision Song Contest ma non osate chiedere

Torino sarà la città ospitante dell’ESC, l’Eurovision, considerata, non a torto, la manifestazione canora più seguita al mondo.

Se non ne avete mai sentito parlare è perché la kermesse ha riconquistato terreno in Italia solo negli ultimi anni, sino ad esplodere la primavera scorsa con la vittoria dei Maneskin.

Due giorni fa è trapelata la notizia che forse quest’anno a presentare ci sarà Mika e ieri i social sono letteralmente impazziti quando l’ente organizzatore ha confermato il capoluogo sabaudo a città ospitante. Se vi siete sentiti esclusi dalle discussioni, niente paura vi forniamo una guida essenziale per far bella figura al bar e sui social.

Un po’ di storia

L’Eurovision affonda le sue radici negli anni 50 quando il giornalista e drammaturgo Sergio Pugliese suggerisce di organizzare una gara canora a livello europeo, prendendo come esempio il festival di Sanremo. Sono gli anni del dopoguerra e l’UER, Unione Europea di Radiodiffusione, abbraccia l’idea di un progetto che possa simboleggiare unione, fratellanza e, perché no, spensieratezza. La prima edizione si terrà a Lugano con la partecipazione di 7 nazioni tra cui l’Italia, considerata, ancora oggi, tra i paesi fondatori (attenzione perché questo particolare ci tornerà utile per capire il meccanismo di gara).

ESC si sussegue di anno in anno, viaggia per l’Europa, assiste a proteste e cambiamenti epocali. Vede la partecipazione di grandi nomi come l’indimenticabile Modugno o gli iconici Abba. E riscuote successi anche al di fuori dell’Unione Europea. Israele e Australia impazziscono per la gara canora tanto che a un certo punto si decide di far partecipare anche loro. I paesi vanno e vengono, si ritirano come fa l’Italia negli anni ’80, ’90 e 2000, per poi ritornare trovando mamma ESC sempre a braccia aperte. Questo è il festival della libertà e dell’unione dei popoli. Anche se su San Marino avremmo da ridire (tenete a mente anche questo dettaglio).

La partecipazione discontinua del nostro paese ha relegato la manifestazione in un angolino nella memoria degli Italiani. Ma negli ultimi dieci anni, il festival ha saputo riguadagnare terreno, dando vita a gruppi di ascolto, serate tra amici per assistere alla finale e persino un Fantaeurovision ufficiale, a cui prossimamente potrete prendere parte anche voi cliccando qui.

Perché Eurovision sarà a Torino e cosa dobbiamo aspettarci

Lievitano i prezzi delle stanze

Secondo il regolamento di ESC, il Paese ospitante è quello del vincitore dell’edizione precedente. In poche parole, a riportarlo in Italia sono stati i Maneskin con la loro Zitti e Buoni. L’EBU ha poi selezionato Torino in base a criteri come: la presenza di una struttura al coperto con una capienza di 8-10.000 persone, aria condizionata, altezze che consentono le riprese dall’alto, ottima acustica e poi ancora la possibilità di allestire un media centre, la presenza di strutture ricettive e infrastrutture per consentire gli spostamenti. E Torino ha approfittato dei lasciti delle Olimpiadi 2006, con buona pace di chi in questi giorni si attribuisce molti meriti della nomina a città ospitante. Tuttavia, ringraziamo il sindaco uscente per aver fatto il nome della nostra città ma non quelli che sostengono che ESC riempirà solo le tasche di ristoratori e albergatori per un paio di giorni.

La manifestazione infatti arriverà in città per almeno tre settimane, ovvero le due precedenti di allestimento e prove e quella vera e propria della gara che non si svolge in due giorni ma prevede eliminazioni e finale. Ci sono artisti, manager, case discografiche, maestranze e sponsor. Tanti sponsor. Perché il festival consente di raggiungere una platea infinita. Vi basti pensare che la finale dello scorso anno è stata seguita in TV da 69 milioni di spettatori. Senza contare tutte le interazione su Facebook, Twitter e Instagram. Gli artisti in gara diventano celebrità a livello mondiale con tour che registrano il tutto esaurito nelle settimane successive alla partecipazione. Provate a prendere i biglietti per un concerto di Dady Freyr, il concorrente islandese. E dire che lui, lo scorso anno, non si è nemmeno esibito. Uno dei suoi musicisti è infatti risultato positivo al Covid e l’intera band è stata messa in quarantena.  Al posto loro, la regia ha trasmesso il video delle prove.

Arrivano le prenotazioni

E per Torino cosa significa? Beh, ormai lo abbiamo capito: un gigantesco spot commerciale. Ieri dopo l’annuncio, le camere di alcune strutture ricettive hanno visto i prezzi lievitare e su Twitter, pochi minuti dopo, c’era già chi aveva prenotato il volo per la nostra città. Non male per dare ossigeno a quelle categorie commerciali che ruotano intorno alla ricettività e che più han sofferto durante la pandemia.

Regolamento, curiosità e qualche polemica

Ma veniamo alla manifestazione in sé. Come dicevo ESC prevede eliminatorie e finale per tutti tranne che per i paesi fondatori, ovvero quelli che sin dall’inizio hanno creduto in questa avventura. L’Italia dunque passa direttamente alla serata conclusiva, con buona pace di alcuni paesi che negli anni avevano polemizzato dal momento che, secondo loro, dopo essersi ritirata, l’Italia doveva passare per le fasi eliminatorie. Purtroppo per loro, ESC non ama i litigi e all’Italia ha sempre riservato un posticino in prima fila.

Durante la gara, i paesi partecipanti votano gli altri paesi spesso facendo “cartello”: quelli del nord votano quelli del nord e così fanno quelli dell’est verso i loro vicini di casa. San Marino tende a non votare per l’Italia ma noi li perdoniamo. Siamo amatissimi nel nord Europa. E noi adoriamo la Finlandia, ma soprattutto quei cuore di panna degli islandesi.

Tuttavia nella serata conclusiva sono i voti del pubblico a decretare il vincitore. E spesso il pubblico riesce a ribaltare la situazione, talvolta infierendo severe lezioni. Sapete quanti voti ha preso l’Inghilterra del dopo Brexit? Zero. Questo divorzio non ci è piaciuto e non abbiamo perso l’occasione per farglielo sapere.

L’artista partecipante viene scelto secondo modalità diverse nei singoli paesi. Per noi si tratta del vincitore del Festival di Sanremo. Una nazione può però decidere di schierare un artista straniero. Nel 1988 la canadese Celine Dion rappresentò la Svizzera e vinse pure.

Non ci sono limiti all’esibizione che spesso coinvolge ballerini, scenografie surreali e fuochi d’artificio. I Maneskin lo scorso anno parteciparono all’insegna della sobrietà, nonostante le tutine in pelle rossa.

Vi è forse venuta la voglia di assistere all’Eurovision?

La Mole: foto R. Barranca

Se il divano di casa e la compagnia di amici e parenti non vi basta, tenete d’occhio il sito ufficiale di ESC. I biglietti sono molti, sia per le serate sia per le prove, ma vanno a ruba in pochissimo tempo. Vi suggerisco per tanto di iscrivervi alla loro newsletter per essere aggiornati su quando saranno disponibili. Sul sito di Eurovision invece è presente una sezione lavoro nel caso desideriate candidarvi, ma qualcosa mi dice che la città organizzerà anche gruppi di volontari, dunque attenzione a possibili bandi istituzionali.

E per iniziare ad immergervi nell’atmosfera di festa e follia, vi invito a guardare l’esilarante Fire Saga su Netflix, un film che se non vi farà venir voglia di seguire l’Eurovision Song Contest di certo vi strapperà qualche risata.

Lori Barozzino

Alla Città della Salute 400 trapianti di polmoni: un altro importante traguardo raggiunto

Era il 4 settembre 1993, quando è stato eseguito il primo trapianto di polmoni all’ospedale Molinette di Torino, e dopo quasi 28 anni il numero complessivo dei trapianti di polmoni ha raggiunto e superato quota 400. Pochi Centri in Europa hanno raggiunto questo traguardo, che dà una misura di come si consolidi sempre più il ruolo di leader in campo trapiantologico dell’ospedale torinese. In questo momento l’ospedale Molinette è il primo Centro in Italia ogni anno per numero di polmoni trapiantati.

I trapianti di polmone possono essere eseguiti monolateralmente (il 39% di quelli eseguiti alle Molinette) oppure bilateralmente (il 59%). Caratteristica del Centro torinese è anche l’esecuzione di trapianti combinati: nel 2% dei casi i polmoni sono stati trapiantati con altri organi (2 volte con il fegato, 3 con il cuore, 1 con il rene ed in 3 casi con fegato e pancreas).
Nella maggior parte dei casi si trattava di pazienti adulti, 22 sono stati i trapianti pediatrici. In 17 occasioni è stato eseguito un secondo trapianto, a favore di pazienti nei quali i primi trapianti non erano andati a buon fine.
La qualità del programma di trapianto di polmoni è testimoniata dalla valutazione degli esiti, che sono più che significativi: 64% dei trapianti eseguiti dal 2001 in poi è funzionante a 1 anno, in linea con i migliori dati nazionali ed europei.
La medicina dei trapianti è stata sovente un impulso importante di innovazione per la medicina in genere. Ad esempio, dal 2011 il Centro di Torino ha introdotto, tra i primi in Italia, una nuova modalità di rigenerazione dei polmoni, che sono stati ricondizionati con particolari dispositivi una volta prelevati. In questo modo è stato possibile incrementare i trapianti con 41 polmoni che altrimenti non sarebbero stati utilizzati: la sopravvivenza di questi organi ricondizionati è perfettamente sovrapponibile a quella degli organi trapiantati senza ricondizionamento.
La fotografia di coloro che hanno beneficiato dei trapianti di polmone ci dimostra che 2 volte su 3 si tratta di soggetti di sesso maschile, con età media di 50 anni, nel 38% dei casi residenti in regioni diverse dal Piemonte. Le malattie che più frequentemente hanno determinato la necessità di trapianto risultano essere l’enfisema (32% dei casi) e la fibrosi polmonare idiopatica (32%), seguita dalla fibrosi cistica (18%).
Purtroppo, è ancora ampio il divario tra gli organi disponibili e coloro che attendono un trapianto: oggi in Piemonte sono 72 i pazienti in attesa.
“Di qui l’importanza dell’impegno delle istituzioni per sensibilizzare ogni cittadino all’importanza ed al valore della donazione dei propri organi dopo la morte” sottolinea il professor Antonio Amoroso, Responsabile del Centro Regionale Trapianti della Regione Piemonte, “Ancora un cittadino ogni tre si dichiara in Italia contrario alla donazione, questo significa che ogni anno più di mille pazienti non possono beneficiare di un trapianto nella nostra nazione”.
“Siamo grati a quanti in vita hanno espresso parere favorevole alla donazione, ed ai loro familiari che ne hanno testimoniato la volontà, perché questo ci ha consentito di offrire un’opportunità di cura e di vita a chi non ne aveva”, afferma il professor Mauro Rinaldi, Responsabile del Programma di Trapianto di Organi Toracici delle Molinette, “molti dei nostri pazienti considerano la loro rinascita il giorno in cui hanno ricevuto il trapianto, che da quel momento viene festeggiato come il nuovo compleanno”.
Il Direttore Generale della Città della Salute, dottor Giovanni La Valle, si complimenta con tutti i sanitari che hanno reso possibile il raggiungimento di questo importante traguardo, precisando “in realtà un trapianto non è solo il lavoro del chirurgo che lo esegue, ma è l’espressione dell’efficace organizzazione, del buon funzionamento e dell’elevata professionalità di tutto l’ospedale”.