ilTorinese

Covid, il bollettino di lunedì 25 ottobre

COVID PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 16,30

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 105nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 57dopo test antigenico), pari allo 0,2% di45.783tamponi eseguiti, di cui42.331antigenici. Dei 105 nuovi casi, gli asintomatici sono67 (63,8%).

I casi sono così ripartiti: 64 screening, 36 contatti di caso, 5 con indagine in corso.

Il totale dei casi positivi diventa quindi 387.501,così suddivisi su base provinciale: 31.893 Alessandria, 18.529 Asti, 12.207 Biella, 55.832 Cuneo, 30.044 Novara, 206.394 Torino, 14.412 Vercelli, 13.775 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.598 residenti fuori regione ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 2.817 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 20 (invariati rispetto a ieririspetto aieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 186(+1rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 3.558

I tamponi diagnostici finora processati sono 8.029.019(+45.783rispetto a ieri), di cui 2.338.711risultati negativi.

I DECESSI DIVENTANO 11.805

Un decesso decesso di persona positiva al test del Covid-19, 0 di oggi, è statocomunicato dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale rimane diventa 11.805deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia:1.581 Alessandria, 722Asti, 436 Biella, 1.467 Cuneo, 950 Novara,5.639 Torino, 533 Vercelli, 376 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 101 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.

371.932GUARITI

I pazienti guariti diventano complessivamente 371.932(+118rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 29.995 Alessandria, 17.641 Asti, 11.708 Biella, 53.780 Cuneo, 28.953 Novara, 198.738 Torino, 13.742 Vercelli, 13.328 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.506 extraregione e 2.541 in fase di definizione.

“Un Po da Pulire” a Chivasso. Raccolti 500kg di rifiuti

McDonald’s ha partecipato con il progetto “Le giornate insieme a te per l’ambiente”

 

Un’iniziativa di McDonald’s, in collaborazione con Fise Assoambiente ed Utilitalia, che ha l’obiettivo di riqualificare parchi, strade, spiagge e piazze in 100 comuni italiani, contrastando gli effetti dell’abbandono dei rifiuti

 50 volontari e 500 kg di rifiuti raccolti: questi i numeri dell’iniziativa di McDonald’s “Le giornate insieme a te per l’ambiente” che si è svolta a Chivasso. Una giornata dedicata alla lotta contro gli effetti del littering, ossia dell’abbandono dei rifiuti, che ha interessato le aree lungo il fiume.

I dipendenti McDonald’s, insieme alle loro famiglie e i cittadini, hanno dedicato il loro tempo per riqualificare le aree cittadine, grazie alla collaborazione con il Comune di Chivasso, delle Aree Protette del Po Piemontese e di alcune associazioni locali tra cui Alpini Chivasso, Leo Club, Lions Duomo, Lions Host, Rotary, Rotaract, Legambiente Settimo (gruppo Chivasso), Vespa lub Chivasso.

Quella di Chivasso è una delle 100 tappe nazionali coinvolte nel progetto, per il quale i ristoranti McDonald’s si fanno promotori del coinvolgimento di associazioni e cittadini, unendo le forze per un unico obiettivo: contribuire alla pulizia di parchi, strade, spiagge e piazze, a seconda delle esigenze specifiche di ogni Comune.

 “Le giornate insieme a te per l’ambiente” si inseriscono in un percorso virtuoso verso la transizione ecologica che McDonald’s ha intrapreso ormai da diversi anni a partire dai suoi ristoranti in termini di Packaging e Waste & Recycling. Ne sono un esempio l’eliminazione della plastica monouso in favore di materiali più sostenibili, l’installazione di contenitori per la raccolta differenziata nelle sale e nei dehors, la collaborazione con Comieco per lo sviluppo di un nuovo sistema per garantire la riciclabilità del packaging in carta e la campagna di sensibilizzazione sulle corrette modalità di raccolta dei rifiuti rivolta ai consumatori nei ristoranti.

Inoltre, attraverso questa iniziativa, McDonald’s rinnova la propria vicinanza ai territori in cui opera con i suoi oltre 610 ristoranti e l’impegno dei 140 licenziatari, imprenditori fortemente radicati nelle comunità locali.

Sequestrati a Torino dalla Polizia 7 kg di droga

Le due operazioni sono avvenute a 24 ore di distanza

Due arresti e 7 kg di marijuana e hashish sequestrati: questo il bilancio dell’attività di indagine condotta dai poliziotti di Torino nella giornata di mercoledì e giovedì scorsi.

Lo scorso mercoledì sera gli investigatori del Commissariato Madonna di Campagna, da alcuni giorni alla ricerca di un soggetto maghrebino solito aggirarsi nella zona del Parco Dora, verso cui si nutriva il sospetto effettuasse consegne di sostanza stupefacente a bordo di un’auto, o di uno scooter, hanno notato uno motoveicolo del tutto corrispondente a quello segnalato all’interno di un condominio di via Val della Torre. Dagli accertamenti svolti, sono risaliti alla residenza di  un cittadino marocchino di 25 anni, il quale veniva perquisito lo scorso mercoledì pomeriggio mentre saliva a bordo della sua auto parcheggiata in un supermercato. All’interno dell’auto, gli agenti hanno rinvenuto 30 panetti di hashish, riportanti il marchio “papel”, per un peso complessivo di oltre 3 kg, e un panetto di circa 100 grammi di hashish avvolto in una pellicola trasparente, contrassegnato dalla scritta “Gold”. Nella successiva perquisizione domiciliare, cui assisteva anche la moglie dell’arrestato, i poliziotti rinvenivano e sequestravano anche la somma di  12000 €, poggiati all’interno di un sacchetto posizionato, in modo anomalo, sopra al cassonetto della spazzatura condominiale, in un maldestro tentativo di occultamento. Il giovane, già arrestato tre volte nell’ultimo quinquennio per reati inerenti agli stupefacenti, è tornato in carcere.

Meno di 24 ore dopo, i poliziotti appartenenti alla sezione Pegaso (motociclisti) dell’Ufficio Prevenzione Generale, sulle orme di un giovane di cui conoscevano solo il nome di battesimo,  possibile rifornitore all’ingrosso di quantitativi rilevanti di stupefacente a “fidati” clienti, hanno scovato il  ventisettenne all’interno di un appartamento di via Lessona, ove peraltro non risultava residente. Il giovane infatti aveva posto in essere tutta una  serie di cautele affinchè non si arrivasse a lui. Fra queste, i clienti potevano contattarlo esclusivamente usando applicazioni di messaggistica istantanea, tramite le quali prendere  appuntamento; lo stupefacente veniva consegnato sempre nella stessa modalità, presso il suo domicilio. Individuato l’appartamento utilizzato come deposito dello stupefacente, gli operatori si sono presentati ala sua porta lo scorso giovedì sera. Il giovane, intuito di essere stato rintracciato, ha tentato di gettare dal balcone parte dello stupefacente, che è stato prontamente recuperato dai poliziotti. Rinvenuti e sequestrati complessivi 3,8 kg di cannabinoidi (2.6 kg di marijuana racchiusa in buste di cellophane e 1,20 kg di hashish suddiviso in 8 panetti e 43 ovuli), diversi bilancini e bilance, materiale utile al confezionamento delle dosi, circa 600 € in contatti. I telefoni cellulari che il giovane utilizzava per gestire il traffico sono stati rinvenuti nascosti in balcone, sopra il pergolato; uno veniva usato in modalità hotspot e l’altro senza sim, connesso col wi- fi, così da evitare le intercettazioni. Anche il ventisettenne è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

Il centro e il populismo: non c’è alleanza possibile

In Italia conta, da quasi sempre, un principio abbastanza consolidato. Ovvero, “si vince al centro”.

O, meglio ancora, “si governa dal centro”. Due modi di pensare che fanno del fantomatico “centro” sempre un elemento di equilibrio, di buon senso e di buon governo. Certo, il tutto è anche e soprattutto il frutto della lunga stagione democristiana e delle politiche che hanno caratterizzato quella fase storica, ma anche nella cosiddetta seconda repubblica con la disputa e il confronto tra le coalizioni di Prodi e di Berlusconi si è ruotato attorno alla capacità di declinare “politiche di centro” nella concreta azione di governo.
Una lunga stagione che si è bruscamente interrotta con l’irruzione del populismo di marca grillina e con tutta la deriva antidemocratica, populista, qualunquista, giustizialista, manettara e anti politica che si è trascinata dietro. Una stagione che ha contaminato la stessa Lega a trazione salviniana e che ha contribuito a ridurre la capacità di governo e, soprattutto, che ha allontanato sempre di più i cittadini dalla politica e dalle istituzioni. Non a caso, sono bastati alcuni anni di governo di queste forze – in particolare del populismo grillino – per arrivare ad una semplice e persin banale conclusione. Ovvero, se si vuole ritornare alla politica, al buon governo, alla qualità della classe dirigente e ad una stagione di progettualità politica, di rilancio concreto e riformista del nostro paese e soprattutto di difesa della qualità della democrazia, è indispensabile abbandonare definitivamente il populismo in tutte le sue versioni. I danni provocati da questa sub cultura e da questa deriva qualunquista e antidemocratica sono sotto gli occhi tutti. E i recenti risultati delle elezioni amministrative lo hanno persin platealmente confermato.
Ma, per poter ritornare ad una stagione di normalità democratica e di “politica dei partiti”, non basta abbandonare nominalmente il populismo per come si manifesta in tutte le sue versioni. Quello che conta è di impedire che ci siano alleanze politiche e di governo con queste forze. Perchè se ci si allea con forze di chiara impronta populista e anti politica diventa estremamente difficile poi declinare una cultura di governo che rifugga concretamente da quelle tentazioni. Certo, noi siamo ormai abituati ad assistere alle torsioni trasformistiche ed opportunistiche in campo politico e parlamentare. L’esempio concreto viene proprio dal partito di Grillo e di Conte che misteriosamente e collettivamente ha rinnegato, nello spazio di un mattino, tutto ciò che ha predicato, teorizzato e urlato nelle piazze per oltre 15 anni. Si tratta di una conversione, appunto, collettiva, improvvisa e alquanto misteriosa. Sino a quanto dura? Credo sia impossibile saperlo perchè quando il profilo e l’identità di un partito è ben definito, e quando lo si rinnega così radicalmente, delle due l’una: o si ripropone in tutta la sua integrità appena è possibile oppure si abdica definitivamente ma si corre il rischio che quel partito tramonti elettoralmente del tutto. Ecco perchè l’equivoco di una alleanza strategica, organica e politica con un partito populista indebolisce inesorabilmente una coalizione che ambisce a declinare una politica di governo riformista e autenticamente democratica.
Ed è proprio all’interno di un contesto del genere che un progetto politico di centro – ormai fortemente gettonato anche e soprattutto dopo questa importante tornata amministrativa – quasi si impone. Ma, al di là di come concretamente si declinerà – sarà inesorabile una sorta di “federazione” tra i vari soggetti in campo – è indubbio che difficilmente potrà convivere con forze dichiaratamente ed esplicitamente populiste, qualunquiste e anti politiche che negherebbero alla radice qualsiasi possibilità di poter praticare una reale e credibile “politica di centro”.
Anche su questo versante, dunque, si giocherà una sfida politica non indifferente ai fini della definizione dei prossimi equilibri politici e in vista delle elezioni politiche del 2023. Fuorchè, come dicevamo all’inizio, vinca nuovamente il trasformismo politico e parlamentare. Ma sarebbe una sconfitta sonora della qualità della nostra democrazia e della stessa credibilità delle nostre istituzioni democratiche.

Giorgio Merlo

Mariotto Segni e la “fake news” del colpo di Stato

Sabato 24 ottobre i riflettori di Rai Storia, il bel canale tematico della televisione di Stato, dedicato all’approfondimento della storia, ha mandato in onda, alle ore 8.50 ed alle 20.20 una intervista di Mariotto Segni, incentrata sul libro da lui scritto ‘Il colpo di Stato del ‘64’.

A Giovanni Paolo Fontana, nell’ambito della trasmissione ‘Scritto, letto, detto’, l’onorevole Segni ha ribadito la tesi che ha illustrato nel testo, ovvero che il cosiddetto ‘Colpo di Stato’ su una gigantesca fake news (oggi verrebbe chiamata in questo modo) e che fu l’inizio di una campagna mistificatoria che ha colpito la Repubblica. Riproponiamo, di seguito l’intervista che Il Torinese.it aveva realizzato a maggio di quest’anno con l’autore, ricca di spunti interessanti che offrono una diversa chiave di lettura della storia recente.

 

Il “Piano Solo’, del quale le generazioni più giovani hanno quasi perso memoria, negli anni Sessanta fu un argomento di grande e delicata attualità. Si trattava di un piano di emergenza speciale a tutela dell’ordine pubblico, fatto predisporre nel 1964 da Giovanni de Lorenzo, durante il suo incarico di comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. Nel 1967 L’Espresso uscì con un titolo ad effetto 1964 Segni e de Lorenzo tentarono il colpo di stato’. I giornalisti Lino Jannuzzi ed Eugenio Scalfari sostennero che Antonio Segni, all’epoca dei fatti presidente della Repubblica e de Lorenzo fecero pressione sul Partito Socialista che rinunciò alle riforme ed accettò di formare un secondo governo Moro perché preoccupato dall’attuazione di tale piano.  Poche settimane fa si è tornato a parlare nuovamente di quanto accadde 57 anni fa con un libro di Mariotto Segni, edito per i tipi della Rubbettino, che legge quanto accadde allora da tutt’altra angolazione ed il titolo è eloquente: “Il colpo di stato del 1964 – La madre di tutte le fake news”. L’autore è figlio di Antonio Segni, parlamentare nella Democrazia Cristiana, poi fondatore del Patto Segni dopo un breve transito in Alleanza Democratica, e propugnatore di diverse battaglie referendarie, tra cui quella che portò all’abolizione della preferenza multipla. Dal 2004 non ha più incarichi parlamentari (l’ultimo è stato a Strasburgo) e l’ultima campagna referendaria con Parisi e Di Pietro fu quella stoppata dalla Corte Costituzionale. E’ stato anche docente della cattedra di diritto civile all’Università di Sassari. Nel libro, che è molto documentato e si legge agevolmente, sottolinea che lo scoop dell’Espresso, che diede il via ad una vera e propria campagna di stampa che dipinse la Democrazia Cristiana come un partito golpista, fu in realtà una gigantesca fake news, la prima della storia repubblicana e forse la più imponente. Abbiamo chiesto a Mariotto Segni quale sia stata la genesi del libro e le motivazioni che l’hanno spinto a scriverlo a distanza di tanti anni

“Questo libro è nato in modo singolare e mi si potrebbe chiedere perché non l’ho scritto prima. Tre anni fa, nel 2018, ricorrevano i 40 anni del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro. Nel rileggere i giornali che ripercorrevano la sua vita e la sua vicenda mi capitò di leggere anche alcuni articoli che rievocavano in modo arbitrario le vicende del 1964. Ho effettuato una rilettura attenta degli stessi e mi sono accorto che la narrazione era rimasta sostanzialmente inalterata in 50 anni. Ho lavorato per quasi tre anni e avanzando nella ricerca del materiale mi sono reso conto che era stato raccontato un pezzo di storia italiana con una costruzione falsa. Come documenti mi sono basato sull’archivio Antonio Segni e, per una strana circostanza, a casa ho trovato una cassetta con molte lettere e documenti che poi ho richiamato nel libro e prodotto come allegati. Ma nel rileggere il tutto la scoperta più grande, più significativa e più singolare è stato il costatare come documenti conosciuti erano stati raccontati in modo diverso se non opposto.
All’epoca fece scalpore la proposta di Cesare Merzagora che si propose per guidare un governo di tecnici svincolato da partiti. Certo che i tempi sono davvero cambiati se pensiamo ai governi di Lamberto Dini, su incarico del presidente Scalfaro, o di Monti, nominato dal presidente Napolitano …..

“In realtà quella di Merzagora era una autocandidatura, in realtà è mia convinzione che mio padre non fosse d’accordo su un Governo Merzagora ma pensasse piuttosto ad un monocolore DC”.

Per l’ipotesi di colpo di stato che sarebbe maturato nel 1964 e che indica come una gigantesca fake news ante litteram quale sarebbe stata la ragione alla base ?

“Non saprei dirlo, credo che sia stato il desiderio di un grande scoop. Eugenio Scalfari su ciò ha costruito la sua carriera di giornalista. In ogni caso questo ha influenzato fortemente tutto il corso degli anni Sessanta. Da lì è iniziato il racconto della Democrazia Cristiana golpista. Il risultato di questa predicazione è stata una campagna che dipingeva l’Italia come ad un passo dal colpo di Stato e la Dc come partito pronto a fare il golpe pur di sbarrare la strada al Pci. La narrazione successiva ha poi rafforzato la tesi scalfariana che ha fatto partire tutto dal luglio 1964, con l’azione golpista nella quale sarebbero stati coinvolti il Presidente della Repubblica e l’Arma di Carabinieri.

Antonio Segni era contro il centrosinistra ?

Mio padre non aveva una preclusione politica di principio, riteneva che si dovesse fare più avanti nel tempo e che l’esperienza dei due anni del Governo Fanfani (che aveva l’appoggio esterno del Psi) costituisse un pericolo enorme per il Paese. E non dimentichiamo la preoccupazione angosciata di Guido Carli, l’allora Governatore della Banca d’Italia, cui si aggiungevano quelle della stampa e della Cee”.

Che rapporto ha sviluppato con Scalfari ?

Lui e Repubblica appoggiarono fortemente la prima parte della campagna referendaria, come Montanelli. Con Scalfari c’è stato un buon rapporto ma nella vicenda in questione le sue responsabilità sono evidenti. La campagna sul presunto golpe del 1964 ha fatto molto male all’Italia. Paolo Mieli negli anni Novanta, in polemica con Scalfari disse “Avete dato la spinta psicologica al terrorismo rosso, se dite ai giovani che c’è uno Stato violento si fornisce ai giovani il motivo per rispondere con la violenza”.

Che reazioni ha avuto l’uscita del libro ?

E’ da poche settimane in libreria. Ho sentito parecchi amici che mi hanno detto che riapre il discorso non solo sulla crisi del 1964, ma anche di ciò che è seguito. Mi auguro che sia l’inizio di una revisione storica, di un cammino più lungo”.

Il suo libro si chiude con una interessante appendice di documenti. E tutto o c’è ancora qualcosa da aggiungere ?

In questa pubblicazione ho utilizzato tutto quanto era possibile utilizzare. C’è un punto, però, che ancora non è accertabile ed è quello dell’ipotesi del coinvolgimento del Kgb in questa vicenda. Non è chiaro perché gran parte del materiale che proviene dall’archivio del Kgb e dal Cremlino è ancora ampiamente secretato in quanto è stato consegnato così dal Governo Inglese. Ho chiesto all’archivio storico del Senato ma il Governo italiano è tenuto a seguire le indicazioni di quello britannico”.

Qual è il suo ricordo di Antonio Segni ?

“Con un padre che per tutta la mia giovinezza è stato al centro politico italiano si può essere o contestatori o tifosi e io sono stato un suo tifoso. Era un uomo dal carattere difficile, certamente, ma di grande sentimento e di grande spessore.”

Massimo Iaretti

 

Vita di trincea, il messaggio sempre attuale di Rigoni Stern

Caro direttore, come sempre, ogni articolo di Marco Travaglini è motivo di una gioiosa lettura e attenzione e alla fine  sempre di commozione come in questo caso l’articolo su  Mario Rigoni Stern ovvero:  

La memoria dell’ umanità nell’uomo  che comprende cosa è giusto e cosa no, come un risvegliarsi da un sogno drammatico e capire che  l’essere umano  non è fatto per una guerra di conquista, di parole ridondanti di un uomo che si crede al di sopra dell’uomo, che  lo utilizza come  fa un bambino  nel  gioco di soldatini.  Come allora non riflettere  su quanto,  con parole comprensibili, Mario Rigoni Stern ha descritto della vita di trincea in Russia a 40° sotto zero, della ritirata con in mente la casa, il focolare che ti impedisce di arrenderti   quando i piedi divengono ghiacciati al punto che non puoi più proseguire se non stringendo i denti …e avanti un piede e l’altro con dolore disperato,  forse raggiungere una hisba, dove una popolazione di donne vecchi e bambini ti accolgono con un po’ di calore, quel calore che ti ridona la vita,  e ti offrono metà  della loro cena ovvero una patata cotta, un gesto di cristiana umanità.  Grazie a  Marco Travaglini che con la sua avvincente  e credibile scrittura ci ricorda tutto questo.  Con  gratitudine

Wilma Minotti Cerini

Mario Rigoni Stern, il centenario del grande vecchio dell’Altipiano

Inter-Juventus 1-1

Pareggio giusto! prima Dzeko e poi Dybala pareggia su rigore.

Un gol per tempo decidono il Derby d’Italia. Al vantaggio nerazzurro di Dzeko risponde Dybala su rigore nel finale.
È la supersfida delle grandi notti al Meazza di Milano per la sfida valida per la 9ª giornata di Serie A tra Inter e Juventus. Il Derby d’Italia,una grande classica del nostro calcio, per l’occasione vede il ritorno della capienza al 75% di spettatori allo stadio. La gara è terminata 1 a 1,in un vortice d’emozioni.Prima passano meritatamente in vantaggio i nerazzurri di Inzaghi grazie a Dzeko nel primo tempo.Poi bnel secondo tempo di marca bianconera ristabilisce la parità Dybala su calcio di rigore,calciato perfettamente,nel finale. Un risultato giusto per quanto visto sul rettangolo di gioco nell’arco dei 95′ di gara. Meglio l’Inter nella prima frazione di gioco, mentre la Juventus si è fatta preferire nella ripresa. Con questo pareggio l’Inter si porta a 18 punti in classifica, mentre la Juventus sale a 15 punti.

Vincenzo Grassano

Reale Mutua Basket Torino – Piacenza 90 -75: bella vittoria di una bella Torino

Il basket visto da vicino

Il risultato va addirittura stretto per la Reale Mutua se lo rapportiamo a quanto visto durante tutta la partita. Sempre in controllo e con largo margine di sicurezza, il punteggio finale non fa risaltare il dominio di questa sera.

Non ci sono dubbi: il quintetto base di Torino compete in qualità con quello dell’altr’anno e fa pensare che possa essere addirittura migliore, e, soprattutto, sembra essere un livello molto diverso il feeling tra allenatore e giocatori, da far ben sperare che i pochi errori sin qui fatti possano essere cancellati dal tempo e dall’amalgamarsi del gruppo nel corso dei mesi.

Decisivi? A turno un po’ tutti. Trey Davies conduce per mano la squadra durante tutta la partita e regala momenti di spettacolo tra tiri da lontano e assist per i compagni. Davon Scott è concreto e non è mai facile da superare. Giordano Pagani sigla il suo massimo in carriera con 11 punti e sta acquisendo sempre maggiore fiducia in campo facendo ben sperare per il futuro. Il fisico da supergladiatore da film epici ce l’ha, e se comincia ad avere padronanza del campo il futuro suo e di Torino diviene più roseo.

Alibegovic, De Vico e Landi si alternano segnando da lontano e da vicino a mantenere alta la pericolosità della Reale Mutua in campo e tutti vanno bene a canestro e segnano finalmente con costanza anche da tre punti

Zugno regge bene il campo e Toscano, con una sua parte di curva che lo inneggia composta da tantissimi bambini (simpatica davvero questa parte di tifoseria) gioca bene e si dedica come suo solito anima e cuore sul campo.

La Reale Mutua gioca in scioltezza e regala schiacciate e tiri spettacolari come non si vedeva da tempo.

Peccato il pubblico relativamente mancante perché la partita è stata divertente.

Il ritorno anche della tifoseria storica al Parco Ruffini, aiuta sicuramente i giocatori a “gasarsi” e a cercare di entusiasmare il resto del palazzetto che dovrà tornare “caldo” come un tempo. Sicuramente lo shock della finale persa l’altr’anno e lo scarso spettacolo che si vedeva, pur vincendo, con quella squadra, ha lasciato uno strascico negativo da cancellare con gioco e spettacolo. I tifosi “dal 1989” ci sono e sostengono la squadra: si attendono i tifosi del 2021. Se Torino comincia a giocare bene sarà inevitabile (speriamo e incrociamo le dita…).

Paolo Michieletto

 

Didattica ambientale a cascina Ressia

E’ l’inizio dell’anno scolastico a segnare il passo per l’ambiente nell’Istituto Calamandrei di Crescentino.

Mercoledì 20 ottobre le classi 1^ agraria e 1^ geometri si sono recate presso Cascina Ressia dove hanno costruito un accogliente rifugio per specie impollinatrici al fine di aumentare la biodiversità degli insetti utili.

Ottimo strumento di didattica ambientale “l’hotel degli insetti” verrà in seguito  posizionato nel giardino e nell’orto scolastico per favorire la nidificazione di insetti antagonisti nel controllo dei parassiti.

Suddivisi in gruppi di lavoro e coordinati da  Renza Baiardi ,guida naturalistica del Parco , unitamente ai professori Francesco Brancaccio, Gianni Regis e Valeria Rpta, i ragazzi hanno costruito una casetta con materiale di recupero per un giardino sostenibile.

Un “bug hotel” rappresenta cosi’ una valida metodologia didattica e  laboratoriale utile per illustrare molteplici aspetti delle discipline scolastiche afferenti alle scienze per i ragazzi, futuri conservatori della natura.

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La missione biblica di Lo Russo erede di Chiamparino

Notiziona. Sergio Chiamparino dice che si ritira dalla politica. Ora, finalmente è arrivato il suo (degno) successore. Stefano Lo Russo. E lunedì la nuova Giunta. Per ora alcune cose si sanno. Metà donne e perché no …. anche metà assessori che vengono da fuori. Nuova giunta, nuovo gruppo dirigente del PD e nuova politica. E’ venuto pure Piero Fassino ad “omaggiare” il suo ex pupillo.
Ex perché oramai Piero fa la spola tra Ferrara e Roma. Poi Presidente della commissione Esteri del parlamento. In giro per il mondo.
Ex pupillo perché cresciuto. Lo Russo ha chiamato Boccia che, in caso di sconfitta chiedeva le sue dimissioni. Ho vinto caro Boccia, e perché non ti dimetti tu, ora. L’oggetto del contendere è noto. Il rapporto con i Cinquestelle. Conte annaspa. Oramai questa partita deve giocarsela fino in fondo.
Più rilassata Chiaretta. A giorni di nuovo mamma. Sono queste le cose veramente importanti della vita. Passaggio di consegne con il nuovo Sindaco che fa un po’ la corte a Damilano  che, per ora, dice di fare solo opposizione. Il fronte democratico e,  diciamo così, centrista si sta muovendo.
Il governatore Cirio è pronto a collaborare con il “compagno” Lo Russo. Tutti sanno ed aspettano i soldi dell’Europa. Spenderli sarà un attimo. Speriamo che li spendano bene. Viceversa Torino collasserà.  Meccanica e Food vanno bene, soprattutto con le esportazioni. Stellantis di Torino importa un fico secco. Non ci possiamo contare manco un po’ . Sempre Cirio è contento. Se accettavano la mia richiesta di iscrizione a Fratelli d’Italia ero rovinato. Con Crosetto che va e viene dalle trasmissioni in TV. Sempre più difficile difendere la Meloni, che solo ora ha scoperto che a Roma, vicino all’isola Tiberina,  dopo il ponte pedonale sul Tevere c’è il ghetto ebreo con la Sinagoga  più grande ed importante d’Europa. Oramai i Fratellini d’Italia sanno di essere per sé e per gli altri del centro destra un problema. Ora La Russa non ha dubbi: Silvio Berlusconi detto Berlusca Presidente della repubblica. Buontempone.
Tra una sconfitta e l’altra, la destra continua a sperare nella futura vittoria elettorale. Futura,  proprio futuribile. E Mario Draghi non perde un colpo.
Schiena diritta ed avanti. Piaccia o non piaccia il centro moderato vince dappertutto.
Milano Roma Torino. Persino a Napoli qualcosa sta cambiando. Il famoso Masaniello De Magistris molto bravo nell’arringare le folle e poi le due gallerie che unificano la città letteralmente fuori uso.
Non a caso è la città più indebitata d’Italia.
Giusto per gradire, la seconda è Torino.
Dove poter avere la residenza o la carta d’identità è un’ impresa biblica. Caro Sindaco Stefano Lo Russo auguri per il poderoso lavoro che dovrai affrontare.  Quasi una missione impossibile per la quale necessitano mille e poi mille miracoli. Il primo che dovrai fare sarà un giunta nuova, innovativa e composta da professionisti dei singoli settori. Speriamo ardentemente che avvenga. Grazie del tuo lavoro,  Sergio Chiamparino. Sono passati più di 50 anni da quando hai cominciato a fare politica.
Oltre mezzo secolo. E che secolo.
Quello delle guerre mondiali e delle rivoluzioni mancate. Grazie Sergio del tuo bel gesto. Darà ancora più forza a Stefano Lo Russo. Il nuovo Sindaco è molto determinato. Ha le idee chiare e una buona considerazione di se stesso. I propositi sono buoni. Speriamo che seguano i fatti.