ilTorinese

Premio Alessandro Marena: un ricordo a sostegno dei giovani artisti

Giunto alla quarta edizione, il Premio Alessandro Marena torna a supportare i giovani artisti dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino che hanno trovato presso l’Associazione Alessandro Marena una delle sedi formative ed espositive.

 

Abbiamo incontrato Franca Pastore Marena, mamma del compianto Alessandro e ideatrice dell’Associazione e del Premio in sua memoria.

 

Franca, il ricordo di Alessandro rimane vivo nelle moltissime persone che lo conoscevano e che hanno contribuito alla nascita di questa realtà che è l’Associazione Alessandro Marena. Come è nato questo progetto?

 

Alessandro è mancato il 7 luglio 2013, da questa data tragica è nata l’Associazione che porta il suo nome, da me fortissimamente voluta e caldamente sostenuta dai tanti amici vicini in quei terribili momenti.

La mission dell’Associazione intende continuare il progetto di Alessandro nel mondo dell’arte: dapprima nella galleria Marena Rooms Gallery e successivamente nell’Alessandro Marena Project. La galleria d’arte a tutti gli effetti, aperta insieme a me, e un secondo spazio, con installazioni e opere da lui volute, in un progetto più museale e di ricerca.

 

Si può dire quindi che l’arte è stata una passione tramandata di madre in figlio?

 

In un certo senso sì, fin da piccolino seguiva le mostre insieme a me. Andavamo per fiere, mostre e musei…

 

Quindi che attività svolge esattamente l’Associazione?

 

Oltre al Premio Alessandro Marena, con cadenza biennale, giunto oggi alla quarta edizione, l’Associazione organizza mostre ed eventi durante l’anno, per esempio in questi giorni – fino al 30 novembre 2021 – si potrà visitare la mostra “La valle dei pollini” di Theo Gallino a cura di Monica Trigona nel parco secolare di Villa Sassi, dove sono installate le sue monumentali opere in un perfetto connubio tra natura e arte.

 

Parliamo di questo Premio: un momento di ricordo, ma soprattutto uno spiraglio di speranza e di incoraggiamento per tanti ragazzi talentuosi, di cosa si tratta?

 

Il Premio Alessandro Marena consiste in un premio in denaro per consentire al vincitore o vincitrice di proseguire nella sua ricerca artistica e nel suo percorso formativo. L’impegno da parte dell’Associazione è quello di seguire la crescita artistica dei partecipanti.

 

Oltre al Premio Alessandro Marena 2021, quest’anno verranno assegnati altri due premi:

– il Premio conferito dai visitatori della mostra che darà l’opportunità al vincitore di esporre presso la sede dell’Associazione o presso un’altra sede selezionata
– il Premio Villa Sassi concesso dalla Presidente dell’Associazione Patrizia Reviglio che permetterà al vincitore di esporre una o più opere nella location storica.

Qual è stato il tema su cui gli artisti sono stati chiamati a riflettere e a produrre le proprie opere?

 

Quest’anno ho voluto fermamente, in accordo con la curatrice della mostra Francesca Canfora, che i partecipanti trattassero il tema della perdita nelle opere proposte. Nel 2013 io ho subito la perdita di un figlio, ma non sono la sola ad essere stata colpita da una perdita importante: la pandemia ha portato ognuno di noi a sentire la mancanza di qualcuno, sia dal punto di vista della perdita fisica causata dalla morte, sia dalla perdita dovuta all’interruzione dei rapporti umani, all’isolamento dalle persone. Ed ecco che i ragazzi hanno perfettamente recepito il concetto proponendo opere che si riferiscono ad ogni forma perdita.

 

Quanti ragazzi hanno partecipato quest’anno?

 

Ad ogni edizione cresce il numero di partecipanti: delle 56 candidature pervenute il nostro comitato scientifico ha selezionato i 23 artisti che meglio rispondevano al tema proposto nel bando “Missing Ties”.

 

Ricordiamo allora ai lettori i prossimi appuntamenti.

 

La mostra con le opere finaliste potrà essere visitata fino al 30 novembre dal lunedì al sabato dalle ore 16.00 alle ore 19.00 presso la sede dell’Associazione Alessandro Marena in Via dei Mille 40/A a Torino.

Il 30 novembre alle ore 17.00 si terrà un confronto/dibattito con esperti del settore dal titolo “Dall’accademia alla mostra: istruzioni per l’uso per artisti emergenti”, mentre alle 18.00 si potrà assistere alla premiazione finale.

 

Ringraziamo Franca Pastore Marena e rimaniamo in attesa di scoprire e comunicare i nomi dei vincitori.

 

Pietro Ruspa

Livanova, Grimaldi (LUV): Solo cassa e nessuna programmazione

 “Ai lavoratori si chiede come sempre troppo”

“Apprendiamo che l’acquisizione dell’ex Livanova – importante azienda del sito biomedicale di Saluggia – da parte del fondo Gyrus ha immediatamente portato con sé altre quattro settimane di cassa integrazione per quasi tutti i 547 dipendenti, il cui futuro resta incerto” – dichiara il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi.

“Come in tante altre crisi occupazionali, manca del tutto una programmazione da parte dell’azienda, che non fa sapere nulla sulla capacità produttiva della nuova società e al piano industriale quinquennale di ottobre non ha accompagnato alcuna indicazione sul sito di Saluggia” – prosegue Grimaldi. – “Intanto le quattro settimane di cassa si sommano alla settimana già richiesta nei giorni precedenti e termineranno a ridosso della chiusura natalizia, per cui molti dipendenti rientreranno al lavoro soltanto dopo la prima decade di gennaio 2022. Credo davvero che sia troppo”.

Atp Finals, anche il Consiglio comunale fa il bilancio dell’evento

DA PALAZZO CIVICO

Le Nitto Atp Finals di Torino appena terminate sono state oggetto di comunicazioni da parte dell’assessore allo Sport Mimmo Carretta, nella seduta del Consiglio Comunale di ieri.

A richiederle sono stati i consiglieri Silvio Viale (Lista Civica; in merito alle code per assistere agli incontri di tennis e ai possibili rimedi per evitare che si ripetano) e Pierlucio Firrao (Torino Bellissima; riguardo alla promozione della manifestazione e agli eventi off).

Carretta ha espresso soddisfazione per la riuscita dell’evento, che avrà ricadute importanti sulla città – ha affermato. Ha ringraziato la passata Giunta e i partner che hanno creduto nell’investimento, ribadendo la necessità di guardare avanti, per il bene dei torinesi. Siamo soddisfatti – ha dichiarato l’assessore – nonostante i limiti imposti dal Covid, ma si può ancora migliorare. Occorre coinvolgere maggiormente la città, secondo Carretta, e ragionare sui miglioramenti in un tavolo interassessorile, facendo rivivere l’orgoglio olimpico del 2006 e sfruttando le potenzialità di Torino, a cominciare dai suoi musei.

Proseguono anche le interlocuzioni con la Federazione Italiana Tennis (Fit), la Regione Piemonte e gli investitori privati – ha aggiunto – per generare ulteriori occasioni di sviluppo per la città e pensare in grande: le Atp – ha spiegato – sono un strumento su cui costruire una narrazione importante per Torino, durante tutto l’anno.

Per quanto riguarda le code alla biglietteria del Pala Alpitour, l’assessore ha letto una nota della Fit, in cui viene ribadito che la maggiore parte delle attività si sono svolte in un contesto emergenziale, in continuo mutamento, e che le code sono state causate dalla necessità di garantire il distanziamento interpersonale e il controllo dei green pass. I biglietti annullati saranno rimborsati dalla Fit e sono al vaglio ulteriori forme di ristoro – ha concluso.

Nel dibattito in aula, il consigliere Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) ha auspicato un maggiore coinvolgimento della città nei grandi eventi: Torino ha bisogno di energia e freschezza, nel pieno rispetto delle leggi, per ripartire – ha affermato. Il capogruppo Andrea Russi (M5S) si è augurato che ci siano maggiori certezze sui biglietti per le prossime edizioni e che si possano svolgere gli eventi programmati che quest’anno sono stati ridotti o annullati a causa della pandemia. Si è quindi rallegrato che l’attuale maggioranza abbia finalmente compreso le potenzialità della kermesse.

L’allestimento da parte della città è stato scarno e minimale, secondo Ludovica Cioria (PD): è mancata la valorizzazione del territorio, che poteva essere fatta a prescindere dalla pandemia – ha detto.

È stato fatto un ottimo lavoro da parte di Fit, Regione Piemonte e sponsor privati – ha dichiarato Giuseppe Catizone (Lega Nord) – e non dobbiamo soffermarci sulle negatività, continuando a investire nello sport per promuovere ricadute sul territorio torinese e piemontese, in collaborazione con le federazioni sportive.

Occorre fare chiarezza sui rimborsi dei biglietti – ha affermato Enzo Liardo (Fratelli d’Italia) – e vorrei avere risposte in merito dall’assessore.

Era necessario anticipare l’apertura del Pala Alpitour, secondo Silvio Viale (Lista Civica), per evitare le prevedibili code causate dai controlli per il contenimento della pandemia, che hanno causato un danno di immagine alla città; ha quindi richiamato l’attenzione sulla situazione della tennista cinese Peng Shuai.

Nella replica, l’assessore Carretta ha ribadito la volontà della città di essere protagonista nei grandi eventi, pur non entrando nel merito degli aspetti organizzativi, ma assumendosi le proprie responsabilità. Ha rimarcato la necessità di fare chiarezza sul rimborso dei biglietti e di continuare a puntare sul Pala Alpitour e sulle altre strutture della città, facendo gioco di squadra e ascoltando i contributi sia della maggioranza che dell’opposizione, per il bene di Torino e dei torinesi.

Il “signor Merkel”: “Perché quando sono a Torino piove sempre?”

Joachim Sauer, marito dell’ex cancelliere tedesco Angela Merkel, chimico quantistico di fama internazionale, e’ intervenuto all’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Accademia delle Scienze di Torino di cui è socio da alcuni mesi.
“Mi auguro che dopo la  pandemia ci sia più attenzione alla scienza.  Sarebbe bello se in molti si interessassero e decidessero si studiarla, ce ne è bisogno. E c’è bisogno di maggior ricerca sui vaccini per reagire a eventi come questo”.
Sauer ha anche scherzato sul meteo subalpino. “Tutte le volte che sono a Torino piove. Tutti mi dicono che è una gran bella città. Ma perché piove sempre?”.

Al Comune di Chieri il Premio “Rinaldo Bontempi Maurizio Laudi”

Il Premio “Rinaldo Bontempi Maurizio Laudi” 2021, promosso dall’associazione Etica e Sport e giunto alla XII edizione, è stato assegnato al Comune di Chieri, per la sezione istituzioni pubbliche e private, con la seguente motivazione:

«per favorire la diffusione della pratica sportiva e dello sport per tutti e tutte, grazie all’ascolto e alla condivisione degli obiettivi con l’associazionismo sportivo locale, anche concedendo l’utilizzo delle aree verdi pubbliche a titolo gratuito.

Per aver recuperato impianti sportivi dismessi e realizzato nuove infrastrutture come la moderna pista di atletica del centro sportivo San Silvestro.

Per sostenere, in collaborazione con l’ASLTO5, la prevenzione e il benessere fisico della popolazione attraverso il monitoraggio, formazione e coordinamento dei diversi “gruppi di cammino” presenti in città.

Per ospitare nel territorio cittadino importanti realtà sportive di livello regionale e nazionale, di diverse discipline sportive».

 

L’associazione Etica e Sport, presieduta da Silvana Accossato, è nata nel 2014 sulla scia del successo olimpico per promuovere i valori etici dello sport.

La cerimonia di premiazione, alla presenza, tra gli altri, dei rappresentanti del Consiglio Regionale del Piemonte, della Città di Torino, dell’ANCI Piemonte, di giornalisti ed appassionati sportivi, si è svolta presso il Sermig-Arsenale della Pace. Oltre al Comune di Chieri, sono stati premiati il tennista Lorenzo Sonego, l’A.S.D Sermig ed il giornalista Luca Lovelli.

 

Il riconoscimento è stato ritirato dal Sindaco Alessandro SICCHIERO, che è intervenuto alla cerimonia di premiazione insieme a Clara BRAMARDI, consigliera comunale con delega alla “Promozione del benessere e degli stili di vita salutari nella comunità”.

 

«Questo importante riconoscimento premia non solo l’impegno dell’amministrazione ma la vitalità del mondo sportivo chierese, sia a livello professionistico sia dilettantistico, un impegno che guarda all’inclusione, soprattutto per i giovani, i minori, le persone con disabilità- dichiara il Sindaco Alessandro SICCHIERO-ci ha fatto molto piacere il richiamo alla nuova pista di atletica, all’utilizzo gratuito delle aree verdi, alla promozione dei gruppi di cammino e all’attenzione agli stili di vita. Abbiamo cercato di trasformare i sacrifici imposti dall’emergenza sanitaria in nuove opportunità per ripensare il modo di vivere e di concepire gli spazi cittadini, favorendo il cicloturismo e l’utilizzo della bici in città. Come amministrazione ci riconosciamo nei principi enunciati nei dieci articoli della Carta Etica, in particolare i richiami alla legalità, all’educazione, alla sostenibilità, al volontariato e alla partecipazione, alla salute e agli spazi della città».

 

E’ nata la Fondazione AIEF per l’infanzia e l’adolescenza

La prima fondazione in Italia che unisce direttamente l’arte al sociale

Il Maestro d’arte contemporanea Eugenio Bolley dona il suo patrimonio artistico al sociale e sposa la mission dell’Associazione Infanzia e Famiglia AIEF fondata e guidata da Tommaso Varaldo.
Su richiesta di AIEF i ponti storici di Torino si illuminano di blu.

Sabato 20 novembre 2021, in occasione della giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, si è costituita la Fondazione AIEF per l’infanzia e l’adolescenza, presentata con un evento ufficiale a cui hanno aderito numerose autorità, tra cui molte autorità, figure del mondo imprenditoriale e del terzo settore. Numerose fasce tricolore presenti in rappresentanza di diversi comuni della provincia di Torino. Durante l’evento sono giunti gli auguri alla Fondazione del presidente della Regione Piemonte.

La Fondazione è la prima in Italia che unendo direttamente l’arte al sociale realizza e promuove progetti a sostegno dei bambini, dei giovani e delle persone fragili, puntando, in particolare, a prevenire e azzerare ogni violazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, a cominciare da quelli sanciti dalla Convenzione ONU.

La Fondazione nasce per mezzo dei suoi due fondatori che la guideranno: dall’unione della creatività e della generosità del Maestro d’arte contemporanea Eugenio Bolley e dall’impegno sociale dell’associazione infanzia e famiglia AIEF, fondata da Tommaso Varaldo.

La volontà del Maestro Bolley, manifestata negli ultimi anni, di costituire una fondazione capace di tutelare e valorizzare tutto il suo patrimonio artistico, frutto del lavoro di una vita, in favore dei più bisognosi ha finalmente trovato concretezza unendosi al percorso già avviato nel 2018 da Tommaso Varaldo con l’Associazione Infanzia e Famiglia AIEF.

L’Associazione AIEF, nata nel 2018, grazie all’impegno di volontari e professionisti di vari settori, si è distinta con azioni mirate volte al sostegno e all’aiuto dei nuclei familiari in difficoltà e alla tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Interventi resi ancora più concreti grazie ad un protocollo d’intesa tra l’associazione AIEF e l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Piemonte. Inoltre, l’associazione AIEF ha ideato e gestisce direttamente il Centro AIEF presente a Torino nel quartiere Mirafiori Sud. Un centro polifunzionale capace di mettere a disposizione dei nuclei familiari e di tutte le persone più bisognose: sportelli di aiuto completamente gratuiti, laboratori didattici, attività sociali e solidali.

Condividendo tale approccio pragmatico e pratico per aiutare bambini, famiglie e persone in difficoltà, il Maestro Bolley ha deciso di destinare la gran parte delle sue opere alla nascita della Fondazione, che affiancherà l’associazione Aief nei suoi interventi sul territorio, a partire dell’apertura di altri Centri AIEF nei quartieri più in difficoltà.

“La mia opera – racconta l’artista e fondatore, da oggi Presidente Onorario della Fondazione – ha sempre avuto una forte componente sociale: in tutte le occasioni della mia vita che ho potuto ho dedicato la mia opera al prossimo, con il desiderio di dare speranza a chi ne ha più bisogno. Ho scelto di dar vita insieme a Tommaso Varaldo alla Fondazione AIEF per l’infanzia e l’adolescenza perchè condivido pienamente l’aiuto che si deve portare ai bambini e alle famiglie in difficoltà, ma bisogna anche pensare ai tanti che tutti i giorni non hanno la possibilità di avere un pezzo di pane. La nostra Fondazione farà qualcosa di concreto anche per loro. Donare le mie opere, per lo più divertenti e giocose, affinchè i troppi bambini non tutelati e le tante persone, emarginate dalla società, ritrovino il sorriso e la spensieratezza dell’infanzia mi è sembrata una cosa bella e in un certo senso doverosa”
“In questo momento in Italia 1 bambino su 7 nasce e cresce in condizioni di povertà, 1 su 20 assiste a violenze domestiche, 1 su 100 è vittima di maltrattamenti, 1 su 500 vive in strutture di accoglienza. Sono dati drammatici che rendono necessarie azioni concrete, come quelle che mettiamo in campo come associazione infanzia e famiglia AIEF dal 2018. – aggiunge Tommaso Varaldo, fondatore e Presidente della Fondazione – Quando avevo 5 anni io e il Maestro Bolley facemmo un’opera insieme. A vent’anni da quel disegno sono onorato che il Maestro abbia scelto di fare insieme questa nuova opera di grande valenza sociale e solidale. Sono certo che la Fondazione AIEF potrà sostenere e dare grande slancio ai progetti dell’associazione AIEF, a partire dai Centri AIEF e si potrà fare ciò che entrambi desideriamo: aiutare l’infanzia, sostenere i giovani, combattere ogni discriminazione per lasciare un mondo più giusto e un futuro migliore.”
INFO
www.fondazioneaief.org www.associazioneaief.it

Rubano bottiglie di vino dalle cucine di una parrocchia

Arrestati

Sono le 23 in via San Gaetano da Thiene quando scatta il sistema di allarme delle porte di accesso di una chiesa. Il parroco, allarmato, visiona le immagini della videosorveglianza notando due soggetti nel cortile dell’oratorio. Immediata la chiamata al 112 NUE.

Le pattuglie della Squadra Volante giunte sul posto, dopo aver cinturato l’edificio, accedono all’interno della struttura. Il primo soggetto, un cittadino marocchino di 45 anni, nel tentativo di celarsi alla vista dei poliziotti, si nasconde sotto un furgone mentre il suo complice, trentaseienne romeno, dietro una tavola di legno al piano interrato. Una volta scoperti, i due sono stati controllati. Accanto a loro è stata rinvenuta una borsa contenente 4 bottiglie di vino, trafugate nei locali della cucina, mentre nelle tasche del quarantacinquenne una lama riconducibile ad un paio di forbici.

Da ulteriori accertamenti emerge come il soggetto romeno fosse irregolare sul territorio nazionale e già gravato da un avviso orale emesso dal Questore di Torino.

Entrambi sono stati arrestati per tentato furto, denunciato per danneggiamento il trentaseienne, dopo aver provocato un’introflessione nella carrozzeria della Volante.

 

Il Ringraziamento

IL PUNTASPILLI  di Luca Martina

 

Nei prossimi giorni, giovedì 25 novembre, gli americani festeggeranno, come ogni ultimo giovedì di novembre, l’annuale ricorrenza del Ringraziamento.  

Le origini vengono fatte risalire ad una celebrazione dei raccolti che, nel 1621, fu condivisa tra i coloni inglesi (i “Pellegrini”) di Plymouth e la tribù indigena dei Wampanoag.

L’altro protagonista della festa, l’unico a non esprimere alcun ringraziamento,  è il tacchino, che, secondo la tradizione, fece la sua comparsa sulla tavola imbandita sin dalle origini.

Gli storici raccontano che il primo contatto tra i 50 europei e una novantina di “indiani” ebbe luogo alle porte dell’insediamento fu fonte di forti tensioni ma che alla fine i due gruppi decisero di socializzare condividendo il cibo (costituito per lo più dal pollame) che si erano procacciato nelle vicinanze dell’ accampamento.

Il risultato dell’incontro di civiltà fu un trattato che durò fino al conflitto di re Filippo, nel 1675-76, quando alcune centinaia di coloni e migliaia di indigeni persero la vita durante i combattimenti.

La celebrazione del Ringraziamento divenne dapprima una consuetudine nel New England, teatro del primo banchetto, per poi diventare una festa nazionale, sancita dal Congresso ma soggetta alla volontà dei singoli Stati, nel 1789.

Fu poi l’editrice della popolare rivista Godey’s Lady’s Book, Sarah Josepha Hale, che promosse una campagna per l’adozione di una festa nazionale del Ringraziamento che fu alla fine proclamata dal Presidente Abramo Lincoln nel 1863, in piena guerra civile.

I giorni successivi al Thanksgiving vennero presto dedicati agli acquisti ed iniziarono ad essere celebrati da una annuale sfilata, la Macy’s Thanksgiving Day Parade a New York, sin dal 1924.

Solo parecchi anni dopo, però, a Filadelfia all’inizio degli anni 60, la festività divenne il simbolo del consumismo arrivando a identificare l’inizio, il giorno successivo al taglio del tacchino, dello shopping natalizio.

A quegli anni va quindi fatto risalire il primo “Venerdì nero” (“Black Friday”).

Fino ad allora il termine aveva evocato cupi ricordi, come il crollo dei mercati finanziari del 24 settembre del 1869 (un venerdì, ovviamente).

La nuova accezione designava, all’inizio, il traffico caotico e gli intasamenti che si erano creati nel centro di Filadelfia per il sovrapporsi della folla che accorreva all’incontro di football tra esercito e marina con quella che affollava i grandi magazzini per lo shopping.

Prevalse in seguito la logica commerciale che vede nel venerdì di fine novembre il primo giorno nel quale i conti incominciano a tornare ed i ricavi (voce scritta in nero nei bilanci) dei centri commerciali e dei grandi magazzini iniziano finalmente a superare i costi (tradizionalmente indicati in rosso).

Quest’anno gli analisti economici attendono con particolare trepidazione questa ricorrenza.

Una nuova ondata pandemica è in corso creando una comprensibile incertezza.

Inoltre, i prezzi (ah, l’inflazione) renderanno più cara la tavola degli americani: il costo della carne di tacchino, ad esempio, è aumentato del 24% rispetto a quello messo in tavola nel 2020.

Ciononostante le attese (stime della National Retail Federation) sono di una crescita di 2 milioni del numero delle persone che effettueranno i loro acquisti recandosi direttamente nei negozi (non accontentandosi di ordinare da casa, sedute davanti al cellulare o al proprio computer).

Saranno certamente giornate frenetiche che daranno indicazioni importanti (sebbene non certo definitive) sulla capacità dell’economia americana di fronteggiare la nuova salita delle infezioni.

Le vittime del Covid negli Stati Uniti sono state quest’anno circa 771.000, il doppio di quelle del 2020, e un vero ritorno alla normalità dovrà accompagnarsi ad un rafforzamento della capacità di curare una malattia che, con le sue continue variazioni, non sparirà tanto presto dalle nostre città.

Come altre tradizioni anglosassoni anche quella del Black Friday sta  entrando da qualche anno nelle nostre abitudini ed anche nella vecchia Europa sarà perciò interessante verificare la capacità di tenuta dei consumi (che dovranno fronteggiare il vento contrario delle chiusure forzate in alcuni Paesi, come l’Austria), in vista di un auspicabile accelerazione a partire dalla prossima primavera (con la messa in campo dei tanti piani di sviluppo in corso di approvazione).

Le difficoltà non vanno sottovalutate ma una maggiore consapevolezza dei rischi e l’affinamento delle potenziali contromisure dovrebbero consentire di proseguire la ripresa economica e di celebrarla, il prossimo anno, con un degno (giorno del) ringraziamento.

Violenza Donne. Ruffino (CI): “Investire su prevenzione e sostegno alle vittime”

“Troppe donne muoiono per mano di uomini. Migliaia di donne subiscono violenze e vessazioni. Anche questo sabato a Foggia ad un’altra donna è stata tolta la vita per mano del marito, un altro caso che, a pochi giorni dalla giornata contro la violenza sulle donne, ci riporta alla triste realtà: la violenza sulle donne è un’emergenza collettiva a cui tutti noi dobbiamo dare risposte, un problema che riguarda tutti e tutti dobbiamo intervenire e trovare soluzioni in tempi rapidi affinché questa piaga venga debellata”. Lo afferma Daniela Ruffino, deputata di Coraggio Italia.
“I dati del report del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale che riguardano le donne ammazzate – continua Ruffino – fanno paura: nel 2021 è stata uccisa una donna ogni tre giorni. Purtroppo abbiamo visto che l’inasprimento delle pene non basta per scoraggiare i carnefici. Spesso, le donne vittime di violenza, abusi e ricatti, non denunciano e non decidono di intraprendere un percorso di uscita. Bisogna da una parte – spiega Ruffino – ripensare alle misure di prevenzione, intervenendo in aiuto di quelle donne che hanno denunciato, prima che sia troppo tardi, dall’altro bisogna offrire sostegno alle vittimò di violenza che oggi non hanno ancora il coraggio di denunciare, perché non si sentono abbastanza protette”.

Profitto, filantropia o benefit?

Sono una realtà giovane, ma in forte e costante crescita, che sicuramente in futuro darà una svolta significativa al sistema economico nazionale.

Le aziende benefit sono ormai parecchie centinaia e annoverano nel gruppo non solo piccole realtà locali, ma anche nome prestigiosi dell’industria come Danone, Illycaffé, Alessi; e molte sono in “lista d’attesa” per completare la trasformazione della loro natura per abbracciare la filosofia di azienda sostenibile.

Le aziende benefit sono state regolamentate in Italia dalla legge n.208 del 28/10/2015, che ne fissa i requisiti e che ha preso spunto da una normativa americana, elaborata per la prima volta dal Delaware nel 2010.

Diventare azienda benefit significa cambiare radicalmente il proprio statuto e i propri obiettivi: fermo restando l’obiettivo base, irrinunciabile, del conseguimento del profitto, l’azienda s’impegna a realizzare anche finalità d’interesse comune, a beneficio della collettività. In particolare l’azienda benefit opera per mantenere corrette relazioni industriali, un attivo rapporto con le comunità locali, un’attenzione costante alla tutela dell’ambiente, una collaborazione con associazioni di volontariato o della società civile, un sostegno alle attività culturali.

In una parola, non si persegue più l’ottenimento del massimo profitto nel breve termine, ma del profitto “utile” nel lungo termine, che vada a beneficio non solo degli azionisti, ma anche della collettività.

Può sembrare un controsenso, dopo secoli di corsa verso una crescente creazione di ricchezza a esclusivo appannaggio dei soci, ma l’emergere di istanze diverse da quelle puramente economiche e finanziarie ha iniziato a condizionare anche modalità operative che sembravano intoccabili. Il fenomeno è stato probabilmente innescato anche dalle crisi susseguitesi negli ultimi decenni non solo in campo finanziario (legate all’avidità degli operatori internazionali – si pensi, solo per fare un esempio, al crack Lehman – ) ma anche in campo ambientale (drastiche variazioni climatiche con fenomeni gravissimi di sconvolgimenti meteorologici) e in campo sanitario (la pandemia da COVID 19 ha smosso molte coscienze e creato le condizioni per una profonda riflessione sui modelli economici).

L’idea che le aziende possano fare tutto ciò che vogliono, limitandosi a compensare gli eventuali danni che provocano pagando le tasse (delegando allo Stato il compito di porre rimedio, a spese della collettività, alle situazioni deteriorate), ha lasciato spazio all’idea che siano esse stesse a preoccuparsi di operare in maniera da non provocare danni.

Un’azienda benefit si pone, quindi, in una posizione di attiva collaborazione con la società, impegnandosi in attività sociali che siano non solo utili, ma soprattutto misurabili e verificabili (tanto che i bilanci debbono essere compilati in maniera tale da evidenziare proprio questi aspetti).

In pratica, si realizza un modello d’azienda intermedio tra quello tradizionale (ricerca della massimizzazione del profitto) e quello sociale (le ONLUS che puntano solo alla soddisfazione di bisogni collettivi), coniugando il profitto con il sociale. Modello che alcuni hanno definito, con un efficace termine, “ibridazione gestionale d’azienda”. Perché l’essenziale non è come si distribuiscono i proventi, ma come si produce, come si trattano i lavoratori, come si conserva l’ambiente e così via: in una parola come si applica l’etica al mondo imprenditoriale.

Per ottenere la “patente” di società benefit occorre passare un vero e proprio esame attraverso un ente internazionale di certificazione (chiamato B Lab). E’ un punto fondamentale, per evitare fenomeni di “greenwashing” (cioè manovre di maquillage sociale tendenti a dare un’immagine di positività senza però produrre realmente benefici sociali).

Si parte da un questionario in cui si raccolgono i dati aziendali (capitale sociale, utilizzo di materie prime, ore lavoro impiegate, ecc.), che vengono “tradotti” in punti, calcolati per misurare il valore generato. Su un massimo di 200 punti, occorre raggiungere un punteggio minimo di 80, che indica che si genera più valore di quello consumato.

Quali vantaggi si possono individuare nell’opzione di diventare azienda benefit e quali ostacoli esistono per una diffusione più ampia del fenomeno?

Non ci sono vantaggi monetari immediati; ad esempio, non sono previste agevolazioni fiscali o bonus o incentivi specifici per le aziende benefit. Ma il vantaggio maggiore che si può ricavare è in termini di immagine: un’azienda benefit attira l’attenzione del pubblico, dei media, dei risparmiatori. Una “operazione simpatia” che, se non si traduce in maniera immediata e concreta in maggiori utili, porta comunque benefici (ad esempio attrae investitori sensibili alle problematiche dell’etica e del corretto posizionamento nell’ambiente).

Tra gli ostacoli possiamo individuare una forte resistenza da parte delle grandi società, in particolare di quelle quotate in Borsa, che devono rispondere ai loro azionisti remunerandoli in maniera soddisfacente. Passare da società “tradizionale” a benefit significa, soprattutto nel breve periodo, doversi accontentare di minori utili e di minori dividendi, poiché l’utile dovrà essere destinato anche a interventi e investimenti nei settori sociali e della salvaguardia ambientale. Più facile l’adozione del modello da parte di aziende medio-piccole a conduzione familiare, più sensibili al rapporto con il territorio e più vicine alle esigenze locali in cui operano.

In un’ottica di medio-lungo periodo, però, è sicuro che certe impostazioni cambieranno: l’attenzione verso l’etica e l’ambiente sta crescendo e prima o poi tutti dovranno fare i conti con comportamenti “virtuosi”.

Gianluigi De Marchi