Nel contesto di controlli del territorio aventi ad oggetto in modo particolare le vie Sesia, Malone, Montanaro, Scarlatti, Corso Palermo e Corso Giulio Cesare, personale del Comm.to Barriera Milano, con l’ausilio di poliziotti del Reparto Prevenzione Crimine e del V Reparto Mobile, ha sottoposto a identificazione nelle scorse ore un centinaio di soggetti stranieri: 5 di essi, dediti alla detenzione ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, sono stati arrestati e 7 denunciati per reati inerenti alla violazione della legge sull’immigrazione e per porto di oggetti atti ad offendere.
Gli arresti vanno dal maliano ventiquattrenne che spacciava all’angolo di via Giachino nascondendo le dosi di crack all’interno della confezione di una barretta di cioccolato ai cereali, al senegalese di 28 che alla vista degli agenti cercava di trovare riparo all’interno dello stabile di via Carmagnola ove vive, senza peraltro riuscirvi: nel suo alloggio le dosi erano già pronte per essere portate in strada.
Nelle disponibilità dei pusher, i poliziotti hanno spesso ritrovato anche oggetti tecnologici, come cellulari e tablet, dati con ogni probabilità dagli acquirenti in cambio delle dosi di stupefacenti, nonchè somme di denaro contante rilevanti. Sono infatti stati sequestrati oltre 5000 €, in quanto di probabile provento delittuoso.
Due connazionali senegalesi di 47 e 24 anni avevano improvvisato un piccolo laboratorio nel loro appartamento: qui, infatti, gli agenti sequestravano bilancini di precisione, lamette, forbici, accendini, cellophane, bicarbonato di sodio utilizzato per il taglio della sostanza, nonché oltre 200 grammi di cocaina ed eroina.
Infine, un ventiquattrenne senegalese veniva fermato mentre si spostava su via Stradella a bordo di un monopattino; il giovane era noto agli operatori per trascorsi legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Anche questa volta è stato trovato in possesso di 12 dosi di crack, nascoste nelle parti intime e pertanto arrestato.
Il mondo dello spettacolo, un gruppo di ragazze e ragazzi, aspiranti attori e cantanti, ballerini, in un continuo alternarsi di successi e piccole delusioni. Il mondo dei provini e delle audizioni, dei talent che possono aprire ogni porta, di un successo improvviso che ti potrebbe imporre come stella di prima grandezza, una scommessa all’estero che potrebbe farti fare un bel salto nel mondo internazionale. Un gruppo dove circolano affetti e amicizia, storie d’amore che si sgonfiano come sono sbocciate o avventure che mescolano improvvisazioni e sesso, quando si arriva al dunque cui tutti aspirano. Magari anche un briciolo più o meno grande di invidia, ti verrebbe da pensare. Al centro del gruppo è “Il fidanzato di tutte” – autori Francis Jackets e Jérôme Dagneau (viene il dubbio che, almeno in buona parte, qualcuno si nasconda dietro questi nomi, qualcuno vicino a Torino Spettacoli? e poi: quanto c’è di aggiornato o di autobiografico nelle parole di Luca e dei suoi compagni?), regia di Girolamo Angione, in scena all’Erba sino a domenica 20 -, ovvero quel Luca, bello, spigliato, rubacuori, “dongiovanni mordi e fuggi”, casanova senza freni, che cerca di far innamorare tutte le ragazze che gli capitano a tiro, avventure sui due mesi e niente più, sicuro di far breccia ma sempre lasciato a bocca asciutta: e così, con tutta la debolezza che fa da contraltare alla spudorata esistenza di ogni giorno, si rifugia nei consigli di una invisibile quanto ironica psicologa (il lettino delle confessioni è al centro della scena firmata da Gian Mesturino), o tenta di fare suoi i face time che il primo amore, un’attrice più grande di lui ormai ritiratasi lontano dai palcoscenici, nella tranquilla casa in riva al lago, gli elargisce, pieni di ricordi e di speranze verso il futuro soprattutto, con il grande e materno comandamento di abbracciare in maniera definitiva e seria il teatro. Nel tentativo di rimettere ordine nella sua vita sentimentale e di dar corso ai suoi progetti di lavoro, Luca dovrà anche accorgersi che i sentimenti più autentici gli vengono da un amico del gruppo, che forse per troppo tempo se ne è rimasto zitto.
Chi l’avrebbe detto di vedere per i corsi alberati di TORINO un Manifesto a difesa del settore auto?