Nel 2024, sono stati i residenti del quartiere San Donato a far registrare il miglior incremento percentuale nella raccolta differenziata rispetto all’anno precedente, attraverso il sistema di raccolta domiciliare con ecoisole smart ad accesso controllato. Per quanto riguarda invece il sistema cosiddetto “porta a porta”, le migliori performance si sono riscontrate nei quartieri Regio Parco, Barca e Bertolla.
A tutti i nuclei familiari residenti in questi quartieri sarà riconosciuta una riduzione della TARI pari ad una riduzione del 6,5% della parte variabile della tariffa.
La misura è stata approvatadalla Giunta Comunale, su proposta dell’Assessora al Bilancio, Gabriella Nardelli.
”Si tratta di un risultato che è anche frutto del lavoro portato avanti per migliorare l’efficienza nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti – commenta l’assessora al Bilancio- .Un altro segnale concreto dell’impegno dell’Amministrazione sul fronte dei tributi per rendere la città più equa e inclusiva e che segue gli interventi dello scorso aprile per contenere gli effetti dell’aumento dei costi sui cittadini, nonostante la difficile congiuntura e le note ristrettezze finanziarie.”
Ulteriori riduzioni sono previste anche, nel caso delle utenze domestiche, per chi adotta pratiche virtuose di prevenzione dei rifiuti, come l’uso di coppette o assorbenti riutilizzabili, l’utilizzo di pannolini lavabili e l’adesione a servizi di noleggio e lavaggio pannolini per bambini 0–3 anni. Nel caso di utenze non domestiche invece le riduzioni riguarderanno la vendita prevalente di prodotti sfusi o alla spina, l’adozione del vuoto a rendere, la distribuzione di acqua alla spina in contenitori riutilizzabili e la cessione gratuita di prodotti non alimentari.
Lo sconto sarà pari ad una riduzione, per ogni pratica attivata, del 2% della tariffa variabile per le utenze domestiche e dell’1% per le utenze quelle non domestiche. Occorre ricordare che la riduzione verrà concessa a consuntivo, previa presentazione entro febbraio 2026 di una istanza corredata dalla relativa documentazione.
TORINO CLICK
Con la sottoscrizione dell’adesione da parte della Città metropolitana, dei 78 Comuni coinvolti, delle organizzazioni di categoria del mondo agricolo, del CAPAC-Consorzio Agricolo Piemontese per Agroforniture e Cereali, dei Consorzi Irrigui e di alcune aziende del settore molitorio, è nato ufficialmente il Distretto del cibo della pianura Canavesana e Collina torinese, che comprende un ambito territoriale vastissimo e quindi molto importante nell’economia metropolitana. I soci fondatori hanno scelto quale legale rappresentante del Distretto l’assessore alle risorse agricole della Città di Chivasso, Fabrizio Debernardi.
“Sono molto soddisfatta di questa collaborazione territoriale, alla quale ho lavorato con particolare impegno. – commenta la Consigliera delegata allo sviluppo economico e alle attività produttive Sonia Cambursano, che ha firmato negli uffici dello studio notarile associato Bonito-Gili-Minasi-Orsini l’adesione della Città metropolitana di Torino al nuovo Distretto del Cibo – Oggi sanciamo ufficialmente la nascita di un organismo che supporterà un sistema produttivo locale che coinvolge le imprese della produzione, della trasformazione e della distribuzione e somministrazione agroalimentare, gli attori pubblici locali e altri portatori d’interesse che stabiliscono tra di loro legami di interdipendenza virtuosa, rafforzandoli per affrontare il mercato uniti e rafforzati dal sistema territoriale”.
“Nel Distretto del Cibo, – aggiunge Cambursano – il sistema pubblico e privato operano in modo integrato nel sistema produttivo locale per rafforzare la sostenibilità ambientale della produzione agricola, rendere il sistema economico locale più resiliente e in grado di fronteggiare più efficacemente gli impatti del cambiamento climatico e lo spopolamento nelle aree rurali, favorendo la continuità aziendale e la reciproca integrazione delle imprese del sistema agroalimentare locale. I Distretti del Cibo debbono operare per rafforzare il turismo di prossimità, favorire l’accesso della popolazione residente a un cibo sano, di qualità e prodotto localmente“.
La sede del nuovo Distretto è identificata in quella di Città metropolitana di Torino. Tra le prime iniziative su cui si stanno confrontando i soci vi è la sinergia tra il nuovo organismo e i Distretti del Commercio presenti sul territorio di riferimento. Un primo protocollo d’intesa è già stato siglato con il Distretto Urbano del Commercio di Torino, su impulso dell’Assessore comunale al commercio e ai mercati, Paolo Chiavarino.
Ricadono nel Distretto del cibo della pianura Canavesana e Collina torinese i territori dei Comuni di Agliè, Azeglio, Bairo, Banchette, Barbania, Barone Canavese, Bosconero, Brandizzo, Brusasco, Busano, Caluso, Candia Canavese, Casalborgone, Castagneto Po, Castellamonte, Castiglione Torinese, Cavagnolo, Chivasso, Ciconio, Ciriè, Colleretto Giacosa, Cuceglio, Favria, Feletto, Fiorano Canavese, Foglizzo, Front, Gassino Torinese, Ivrea, Lauriano, Leinì, Lessolo, Levone, Lombardore, Loranzè, Lusigliè, Mazzè, Mercenasco, Montalenghe, Montanaro, Monteu da Po, Nole, Oglianico, Orio Canavese, Ozegna, Parella, Pavone Canavese, Perosa Canavese, Pertusio, Rivarolo Canavese, Rivara, Rivarossa, Romano Canavese, Rondissone, Salassa, Salerano Canavese, Samone, San Benigno Canavese, San Carlo Canavese, San Francesco al Campo, San Giorgio Canavese, San Giusto Canavese, San Martino Canavese, San Maurizio Canavese, San Ponso, San Raffaele Cimena, San Sebastiano da Po, Scarmagno, Strambino, Torrazza Piemonte, Valperga, Vauda Canavese, Verolengo, Verrua Savoia, Vialfrè, Villareggia, Vische, Volpiano.
Prima giornata Champions League
Fino alla fine, come da motto. La Juve è ancora viva. Dopo il miracolo con l’Inter firmato Adzic al 91’, i bianconeri si superano in Champions: sotto 4-2, risorgono con una doppietta e assist di uno straordinario Vlahovic, e il gol del 4-4 di Kelly, convalidato dal VAR dopo lunghi minuti. Tudor, in preghiera in panchina, esplode di gioia. La Juve non muore mai, anche nei suoi momenti peggiori.
Enzo Grassano
Infermieri, Canalis (pd): “Reclutamento al palo”
Ordine e sindacati propongono l’apertura di corsi universitari più capillari sul territorio e l’offerta di alloggi a prezzo agevolato per gli studenti, ma la Giunta regionale finora ignorato queste proposte.
Dopo gli allarmi di Fnopi, la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche, sui test di ammissione 2025 ai corsi di laurea in Infermieristica, in cui le domande non hanno coperto il numero di posti messi a bando, ci aspettavamo un sussulto da parte della Giunta Cirio.
Anche in Piemonte, infatti, latitano i candidati. Già nel 2024, ci sono state 1.050 domande di iscrizione ai corsi di infermieristica per 1.154 posti e, nel 2025, 986 domande per 1.154 posti, mentre le uscite per pensionamenti, dimissioni o altre cause sono molto alte: nei 6 anni di amministrazione Cirio, tra il 2019 e il 2024, il saldo complessivo degli infermieri è meno 647 (saldo tra cessazioni e assunzioni a tempo indeterminato). Una vera emorragia che mette a repentaglio la tenuta dei servizi.
Le cause strutturali di questo calo di appeal sono la mancanza di prospettive concrete di carriera, le basse retribuzioni, i carichi di lavoro eccessivi, la difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare, lo scarso riconoscimento sociale e le limitazioni dell’esercizio libero professionale.
Il numero di 31 mila iscritti all’Ordine resta stabile solo grazie alla presenza di 4 mila professionisti stranieri, con un titolo riconosciuto dallo Stato italiano (romeni, seguiti da peruviani e albanesi).
Tra pensionamenti, dimissioni, blocco dei gettonisti, fine della deroga per chi era stato assunto senza titoli durante la pandemia e insufficienti iscrizioni ai corsi di laurea, rischiamo veramente di lasciare scoperti ospedali, ambulatori territoriali e RSA. La stima per il Piemonte è di una carenza di 6.000-7.000 infermieri.
I concorsi vanno deserti o reclutano chi già lavora nel sistema pubblico e si sposta da un’azienda all’altra.
Oltre alle missioni di reclutamento in Albania, per ora senza esito concreto, ci saremmo aspettati di veder aprire corsi di laurea in Infermieristica anche nelle aree più decentrate del Piemonte, per garantire capillarità formativa, soprattutto nei territori di confine con le altre Regioni, e avremmo apprezzato l’offerta di alloggi a prezzo agevolato per gli studenti di infermieristica, proprio per incentivarne l’iscrizione. Tutto tace anche sulla regolarizzazione dell’enorme numero di infermieri assunti durante la pandemia, che in Piemonte operano in deroga alle norme (circa 600-1.000), e sull’interlocuzione con il Governo per superare il numero chiuso a Infermieristica.
Anche la risposta fornita oggi dall’assessore, rispetto al mio Question time sul tema, è parsa non sufficientemente incisiva, a fronte dell’emergenza che attanaglia il Servizio Sanitario Regionale.
Monica CANALIS – consigliera regionale PD
cs
FRECCIATE
Chiara Appendino ha appena servito al centrosinistra torinese un piatto che si chiama “campo largo, ma non troppo”. Tradotto: il Movimento 5 Stelle è pronto a sedersi al tavolo con il Pd, a patto però che il sindaco in carica, Stefano Lo Russo, lasci la sedia vuota. E poco importa se governa da soli quattro anni: per Appendino è già il volto stanco di un sistema da archiviare.
Ora la palla passa a Elly Schlein, che dovrà decidere se difendere il suo primo cittadino o sacrificare la continuità sull’altare dell’unità. In un Paese normale la politica si farebbe sui programmi; a Torino, come spesso accade, va in scena il teatro dei personalismi. I protagonisti discutono più di nomi che di idee, più di candidature che di progetti. E il cittadino comune, quello che vorrebbero riportare alle urne, assiste attonito e magari sceglie ancora una volta l’astensione.
Non va meglio sull’altro fronte. Il centrodestra, che a parole si dice pronto a riconquistare la città sabauda, non ha ancora trovato il proprio alfiere. Il toto-nomi gira da mesi, ma di candidato vero non se ne vede l’ombra. Così, mentre a sinistra si litiga su chi deve farsi da parte, a destra non si sa nemmeno chi dovrebbe farsi avanti.
È il paradosso della politica torinese: un campo largo che rischia di diventare un campo minato e un centrodestra che somiglia più a un circolo di caccia senza preda. In tutto questo, la città aspetta qualcuno che parli di lavoro, trasporti, casa, servizi.
Iago Antonelli
Nella foto la Sala Rossa di Palazzo Civico
Un libro prezioso per sfatare (senza accantonare) iconici “miti” e raccontare il moderno “skyline” della città
Sabato 20 settembre
Gran bella città, Torino. Sventoliamolo pure con orgoglio ai quattro venti. “Capitale delle Alpi”, luogo di “Residenze Reali”, Prima Capitale dello Stato Unitario, la città della “Mole Antonelliana”, di “Musei” fra i più importanti al mondo, la IV in Italia per popolazione (dopo Roma, Milano e Napoli) e, sempre più, ambita meta turistica a livello internazionale. Città “magica”, considerata uno dei vertici di due triangoli di magia: uno “bianco” con Praga e Lione e uno “nero con Londra e San Francisco. Altro motivo, di una fama non proprio, in questo caso, pienamente positiva che la città si porta addosso e dentro, per case e palazzi e strade e vicoli, da secoli. Ricchissimo soprattutto il patrimonio architettonico. Ma anche qui a brillare sono, in particolare, e da sempre, le “voci” antiche, pur sempre preziose, del “Barocco” (Torino “gioiello barocco”) e di quello stile “Liberty” che definì, in buona parte, la città durante la “Belle Epoque”.
Ma attenzione! “Torino non è solo Barocco. E non è solo Liberty”.
Lo scrivono a ben chiare lettere e dati di fatto alla mano e agli occhi la giornalista de “La Stampa”, Elena Maria Del Santo e l’architetto Claudio Marinari, nel libro scritto in coppia – e coppia sono anche nella vita – “Architetture Moderne a Torino. Guida agli 88 Top” (“Neos Edizioni”) che verrà presentato, dagli stessi Autori, il prossimo sabato 20 settembre, alle ore 10, presso la “Pinacoteca Agnelli, FIATCafé500”, con la partecipazione di Cinzia Ballesio (“Neos Edizioni”) e Roberta Ingaramo (Presidente “Ordine Architetti di Torino”). A moderare l’incontro, il giornalista Maurizio Ternavasio.
Sottolineano Elena e Claudio: “Leggere la città attraverso i suoi edifici permette di decifrare non solo il passato, ma anche di intuire le direzioni del suo futuro. La guida promuove un’esplorazione consapevole di edifici che a volte passano inosservati, ma che racchiudono storie significative. Incoraggia il turismo culturale suggerendo percorsi per chi vuole vivere Torino da una prospettiva diversa, andando oltre i luoghi turistici tradizionali”. Complessivamente sono 88 le opere architettoniche di pregio, descritte e ricordate in 13 capitoli (che identificano altrettante aree urbane e suburbane), realizzate a Torino e dintorni fra il secondo Novecento e i giorni nostri. Dalla “GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e contemporanea” (solo per citarne alcune) al “MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile”, alla “Nuvola Lavazza” e a “Casa Aurora” (sede del “Gruppo Finanziario Tessile”), dal “Nuovo Regio” al “Palazzo del Lavoro”, fino alla “Chiesa del Santo Volto” (che ricorda un reattore nucleare) realizzata tra il 2004 ed il 2006 su progetto dell’architetto svizzero Mario Botta, alle “Fonderie Limone”, alla “Pista del Lingotto” (inaugurata come progetto pubblico nel 2021) e al “Grattacielo di Intesa Sanpaolo” (terzo edificio più alto di Torino con i suoi 167,5 metri, firmati da Renzo Piano), i due autori propongono un’esplorazione fuori dai “percorsi classici” propri del “turismo di routine”, ma anche di chi abita la città e pensa (capita a tanti) di non conoscerla mai abbastanza.
Il volume si presenta, quindi, come “una ‘guida’ per scoprire e per capire l’evoluzione della città e le sue trasformazioni storiche, economiche e sociali, dove le architetture scelte, oltre a essere originali dal punto di vista estetico e culturale, rappresentano tappe fondamentali del cambiamento e della resilienza di una città che non si ferma mai e ne suggeriscono anche gli sviluppi futuri”. La Città più moderna e (diciamolo pure!), contemporanea, quella fatta di edifici pensati e realizzati dagli Anni ’50 in poi: dalle costruzioni moderniste del Dopoguerra alle trasformazioni urbane nate sulla scia delle “Olimpiadi 2006” fino ai grandi, anche coraggiosi, progetti di rigenerazione (vedi “Torino Esposizioni”, l’ex “Manifattura Tabacchi”, la “Cavallerizza Reale) così come agli “edifici green” (il “Condominio 25 Verde” di via Chiabrera – primo esperimento di “bioarchitettura ecosostenibile” in città realizzato su progetto di Luciano Pia – o il “The Heat Garden”, progetto in San Salvario realizzato da “Iren Energia”, per il nuovo “Sistema di Accumulo del Calore” a servizio del “teleriscaldamento” cittadino. “Sono ormai molti anni – spiegano ancora i due Autori – che emergono iniziative fuori dal coro, eccezionali, eccentriche o semplicemente diverse. Costruzioni completamente nuove o che reinventano strutture preesistenti. Trasformazioni di enormi complessi industriali in una nuova anima. Edifici che hanno una loro personalità, frutto dell’opera di architetti e committenti illuminati”. E qui s’intrufolano Elena Maria Del Santo e Claudio Marinari. Con passione, curiosità e tanta voglia di portare all’onor del mondo ingegnose opere del “fare umano” spesso, ingiustamente dimenticate.
Il volume è corredato da un ampio album fotografico accessibile tramite “Qrcode”.
Gianni Milani
Nelle foto: Cover “Architetture Moderne a Torino”; Elena Del Santo e Claudio Marinari; Pinacoteca Agnelli – Pista 500; “The Heat Garden”
E’ stata inaugurata la nuova Rianimazione dell’ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute e della Scienza di Torino. Situata al 3° piano, è stata totalmente rinnovata, in linea, da un lato, con gli attuali concetti di umanizzazione delle cure e di rianimazione aperta e, dall’altro, con i bisogni delle cure intensive. Sono 10 posti letto, disposti 6 in un unico ambiente e 4 suddivisi in 2 camere, utilizzabili queste ultime anche come isolamento. Oltre ai locali di servizio per gli operatori disposti sul lato opposto dell’area di cura, è prevista un’area fortemente desiderata, dedicata ai genitori, alla loro accoglienza e ristoro, progettata per rendere questo ambiente di per sé ricco di sofferenza il più confortevole possibile. Si è trattato di un investimento complessivo, tra lavori, arredi ed apparecchiature, di circa 2 milioni e 500mila euro, di cui 2 milioni di euro sono stati Fondi Arcuri. La Rianimazione dell’ospedale Regina Margherita afferisce alla Anestesia e Rianimazione 5 pediatrica (diretta dalla dottoressa Simona Quaglia), afferente al Dipartimento di Anestesia, Rianimazione ed Emergenza (diretto dal dottor Maurizio Berardino) e, dal punto di vista funzionale, al Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino (diretto dalla professoressa Franca Fagioli). Il Responsabile è il dottor Enrico Bonaveglio e la Coordinatrice infermieristica è la dottoressa Ilaria Bergese.
Ogni anno vengono accolti più di 550 bambini provenienti da tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta, ma anche da tutta Italia e dall’estero, grazie alle elevate competenze presenti all’OIRM e vengono prese in carico tutte le patologie mediche e chirurgiche del neonato e del bambino, grazie a due gruppi medico-infermieristici, l’uno a maggior vocazione per la cardiochirurgia e i trapianti e l’altro generale. Negli ultimi anni, con l’incremento della complessità degli interventi chirurgici effettuati all’OIRM si è verificato, con l’aumento dei ricoveri postchirurgici, un’inversione del tradizionale rapporto pazienti medici / pazienti chirurgici e si è resa necessaria la messa a punto di nuove soluzioni clinico-organizzative adatte al cambiamento.
Erano presenti Alberto Cirio, Federico Riboldi, Andrea Tronzano, Maurizio Marrone, Livio Tranchida, Franco Ripa, Franca Fagioli, Simona Quaglia, Maurizio Berardino.
“La nuova Rianimazione dell’ospedale Infantile Regina Margherita consente di unire nello stesso contesto le migliori cure assicurate da professionisti di riconosciuto livello con l’umanizzazione degli ambienti, per garantire ai piccoli pazienti e alle loro famiglie l’assistenza più completa. La Regione conferma e rafforza il suo impegno a favore della struttura del Regina che ogni accoglie centinaia di pazienti non solo dal Piemonte ma da tutto il mondo” dichiarano il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’Assessore alla Sanità piemontese Federico Riboldi.
“Il nuovo reparto di Rianimazione , realizzato con i Fondi Arcuri esalta sia l’aspetto del percorso diagnostico terapeutico sia quello dell’umanizzazione degli ambienti ospedalieri. Il tutto nell’ottica della presa in carico dei piccoli pazienti, non solo dal punto di vista medico sanitario, ma soprattutto dal punto di vista della persona a 360°” dichiara Livio Tranchida (Direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino).
“Si tratta di un nuovo traguardo raggiunto per il nostro ospedale, un progetto che rappresenta un passo importante non solo dal punto di vista clinico, ma anche umano. È uno spazio pensato per offrire cure altamente specialistiche ai bambini più fragili e, al tempo stesso, sollievo e sostegno concreto ai genitori, spesso molto provati fisicamente e psicologicamente. Abbiamo voluto creare un ambiente il più possibile vicino alle famiglie ed ai piccoli pazienti nei momenti più difficili» ha dichiarato la professoressa Franca Fagioli (Direttrice del Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino).
“Viene inaugurato oggi il nuovo reparto di Rianimazione, che coniuga alla perfezione tecnologia innovativa ed umanizzazione e che qualifica ulteriormente l’AO OIRM di Torino e la rete pediatrica regionale. Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per questo importante traguardo” dichiara Franco Ripa (Commissario Azienda Ospedaliera OIRM Torino).
Per aver difeso l’Idf, le truppe israeliane, durante una lezione al Politecnico di Torino, affermando che si tratta dell’ “l’esercito più pulito del mondo”, un professore israeliano è stato sospeso. Il docente, “sarà convocato per un chiarimento su quanto avvenuto”, ha detto il rettore del Poli ,Stefano Corgnati, sulle parole pronunciate dal prof. israeliano Pini Zorea.
Ritorna Torino Tattoo Convention
Torna a Torino la Torino Tattoo Convention 2025, che aprirà le sue porte dal 26 al 28 settembre all’Inalpi Arena, per un’edizione che promette di essere ancora più ricca, coinvolgente e piena di sorprese, un evento tra i più attesi in Europa, dove il tatuaggio è diventato arte, cultura e linguaggio universale. Con oltre 400 tatuatori da tutto il mondo e oltre 15 mila visitatori attesi, la manifestazione si conferma come un punto di riferimento per gli appassionati del settore. Gli artisti italiani e internazionali presenti porteranno sul palco della manifestazione il proprio talento, ma anche visioni uniche che riflettono le diversità delle varie tradizioni tatuatorie. Anche quest’anno non mancheranno i ‘tattoo contest’, competizioni che vedranno i migliori tatuatori sfidarsi in un’esplosione di creatività. Il programma prevede inoltre intrattenimento, musica e djset e live show per un evento immersivo capace di coinvolgere tutti i sensi. Non si tratterà solo di una fiera, ma di un’occasione unica per respirare l’arte del tatuaggio in tutte le sue forme. Dal punto di vista privilegiato di tatuatore della convention, arriva una panoramica globale sulle tendenze del tatuaggio in Italia.
Il mondo del tatuaggio in Italia sta, infatti, vivendo una fase di grande evoluzione e maturazione, con una clientela sempre più attenta e consapevole. Il 60% dei clienti italiani ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni, a conferma del crescente interesse tra i giovani adulti, ma non mancano nemmeno tatuaggi tra le persone più giovani, il 13% dei tatuati ha tra i 18 e i 24 anni. Circa il 70% dei tatuatori italiani indica che i propri clienti si sottopongono a più di una sessione di tatuaggio, dimostrando che esso è sempre più considerato forma d’arte.
La tendenza di genere, la divisione tra uomini e donne si sta equilibrando. Tra gli stili e soggetti preferiti emerge un ritorno alla tradizione, mescolato a nuove tendenze contemporanee. Il 46% dei tatuatori indica il realismo come uno degli stili più richiesti, i soggetti includono nature morte e ritratti. Il 30% dei tatuatori segnala un crescente interesse per fiori, piante e temi naturali. Molti sono i ritratti di persone e animali, i soggetti cichani e le scritte, anche in lingue straniere. Lo stile minimal si aggiudica una quota del 16%, seguito a ruota dal black work geometrico, fine line e giapponese che continuano a dominare la scena spartendosi le rimanenti quote percentuali. Un aspetto interessante che emerge dai dati è la richiesta di personalizzazione. Il 75% dei tatuatori italiani dichiara che i propri clienti preferiscono creare un design esclusivo, chiedendo di lavorare a stretto contatto con l’artista per sviluppare un’idea unica che rappresenti la loro identità. La preferenza si orienta sui tattoo di grandi dimensioni, oltre 15 cm, il 46,7%, per un costo medio che oscilla fra i 200 e i 500 euro a lavoro.
26-28 settembre 2025 – Inalpi Arena, corso Sebastopoli 123.
Info: torinotattooconvention@gmail.com
Mara Martellotta