A cura di Pirati della Cultura, celebra la vincitrice della prima edizione del concorso letterario. Alla presenza di Teo Musso, fondatore di Baladin e sponsor del premio.
Chiara Persico, con l’opera
“La speranza che ho di ritornare – La guerra dei Gualco”,
pubblicata da Il Piroscafo Edizioni.
La cerimonia di premiazione si è svolta il 15 maggio nella prestigiosa Sala Argento del Salone Internazionale del Libro di Torino, alla presenza di autori, editori, operatori culturali e pubblico appassionato.
Ad accompagnare l’evento anche uno sponsor d’eccezione: Teo Musso, fondatore della celebre Birra Baladin, che ha sostenuto con entusiasmo questa prima edizione del premio, condividendone i valori di creatività, territorio e promozione culturale.
Il premio nasce con l’obiettivo di valorizzare le opere dell’editoria indipendente e promuovere nuove voci della narrativa contemporanea. Il concorso prevedeva otto categorie, dedicate sia a opere edite sia inedite: tra queste, romanzi, raccolte di racconti e raccolte poetiche pubblicate entro i cinque anni precedenti, oltre a sezioni riservate a romanzi, racconti e poesie inediti. Le opere selezionate si sono distinte per la capacità di coniugare qualità narrativa, profondità umana e spirito di scoperta, dando voce a scritture capaci di attraversare temi legati alla memoria, all’identità e al futuro.
L’opera vincitrice di Chiara Persico si è distinta per la forza del racconto, la qualità della scrittura e la capacità di affrontare temi storici e umani con intensità e sensibilità.
Con questa prima edizione, il Premio Baladin “L’Inchiostro e la Bussola” si propone di diventare un appuntamento di riferimento nel panorama culturale italiano, promuovendo nuovi percorsi letterari.
Pirati della Cultura ringrazia tutti gli autori partecipanti, la giuria, gli editori, gli ospiti e il pubblico che hanno contribuito al successo dell’iniziativa.
Dopo lunga riflessione e in base a ragionamenti storici e giuridici ho deciso di considerarmi vicino al Duca Aimone di Savoia -Aosta, vedendo in lui il capo di casa Savoia. Per me quanto la Consulta dei senatori del Regno ha deciso in merito al passaggio della continuità della Dinastia Sabauda al ramo Aosta, credo abbia un valore difficilmente discutile in termini giuridici. Ma soprattutto la storia personale del Duca Aimone, i suoi studi alla Bocconi, il suo lungo lavoro in Russia in posti di responsabilità apicale in una delle aziende italiane più importanti, l’aver svolto studi e servizio militare al collegio militare Morosini di Venezia, divenendo ufficiale di Marina come suo padre, sono per me motivo fondamentale per la mia decisione. Ho avuto il piacere di conoscerlo e di parlargli in privato quando il Principe è venuto ad incontrarmi a Torino. E’stato un bel colloquio informale, colto, se posso dirlo, amichevole. Ho notato di trovarmi di fronte ad una grande risorsa per il futuro dell’Italia. Ho letto anche delle sue interviste ed ho assistito ad una sua intervista televisiva. Egli si colloca nella scia degli Aosta: da Amedeo fratello di Vittorio Emanuele II e re di Spagna a Emanuele Filiberto comandante invitto della III Armata, al Duca degli Abruzzi, al Conte di Torino, al conte di Salemi, al Duca Amedeo, eroe dell’Amba Alagi che morì prigioniero in Africa con i suoi soldati, al Duca Aimone ammiraglio che morì in esilio, al padre di Aimone, il Duca Amedeo che seppe assumersi le sue responsabilità dinastiche in un momento di grave crisi dopo la fine dell’esilio. La figura di Aimone e’ tale perché lui riassume nella sua persona le qualità che dovrebbe avere un re. E’ simile a re Carlo d’Inghilterra con cui e’ anche imparentato. Non ama le sfilate delle guardie di cui altri si circondano e che a volte sono personaggi un po’ patetici. Segue una linea di sobrietà e di serietà che fu una virtù tutta piemontese dei Savoia regnanti e dell’ultimo Re Umberto II, che va ricordato con lo stile che egli seppe manifestare anche durante i lunghi anni di esilio. Aimone rappresenta una certa idea di storia italiana che anche i repubblicani possono apprezzare perché fondata su dati reali e verificabili, privi di retorica e di arroganza. Il mio amico Enrico Martini Mauri, capo delle divisioni alpine azzurre nella lotta di Liberazione e medaglia d’oro al Valor Militare, avrebbe apprezzato Aimone come soldato e come uomo. Ricordo che come storico sono stato due volte l’oratore ufficiale che ha ricordato Umberto II a Torino e a Racconigi.



Per ventotto anni lavora nell’aviazione generale, un mondo preciso, tecnico, rigoroso.





