ilTorinese

Formazione giovani agricoltori, iscrizioni al corso regionale di 150 ore

E’ partito il 3 luglio il corso di formazione di 150 ore per giovani agricoltori e nuovi agricoltori organizzato da Regione Piemonte in collaborazione con Inipa Nord-Ovest, Cia Consulenze Piemonte e Agripiemonteform.

Il corso ha lo scopo di formare i giovani che si insediano in agricoltura per sviluppare competenze e conoscenze di alto livello e migliorare la loro capacità tecnica ed imprenditoriale.

Anche la formazione è un aspetto importante della vita di un agricoltore perché permette di essere più preparati nel cogliere le novità in campo produttivo e ambientale e nell’adeguare la propria azienda agricola alle normative, così da poter partecipare all’assegnazione dei contributi europei tramite i bandi regionali” sottolinea l’assessore all’agricoltura e cibo della Regione Piemonte Marco Protopapa.

La necessità di questa formazione specifica nasce da un Decreto del Ministero dell’Agricoltura che impone ai nuovi insediati una qualifica professionale che, in mancanza di specifici titoli di studio agricoli, si ottiene tramite un corso di 150 ore con esame finale su tematiche riferibili al settore agroalimentare, ambientale e della dimensione sociale.

Questa specifica formazione, insieme agli altri requisiti previsti dal Decreto, consentirà ai giovani che si insediano di accedere all’assegnazione dei diritti all’aiuto previsti per i nuovi agricoltori dalla Comunità europea.

A tal fine la Regione Piemonte ha recentemente deliberato per individuare le materie del corso e le modalità di svolgimento dello stesso.

Nelle docenze sono coinvolti, oltre a funzionari regionali e a vari esperti di specifici settori regionali, anche docenti dell’Università di Torino.

Il corso, della durata di 3 mesi, prevede lezioni in presenza e tramite formazione a distanza, oltre a uscite didattiche per conoscere realtà produttive e aziende agricole “modello”, così come istituti di ricerca piemontesi.

All’esame finale il candidato presenterà il bussiness plan della propria azienda, preparato con il supporto dei

“Fuori Campo”… al via la seconda edizione

A Moncalieri due serate di concerti, spettacoli live, goloso street food e doppia “Notte Bianca dei Saldi” in tutta la città

Venerdì 7 e sabato 8 luglio

Moncalieri (Torino)

L’estate moncalierese accende i riflettori sull’edizione 2023, la seconda, di “Fuori Campo”, la grande rassegna diretta da Francesco Astore e Stefano Pesca che, venerdì 7 e sabato 8 luglio,  invaderà le vie della città fino ai piedi del “Castello Reale”, patrimonio Unesco dal 1997, con un serie di eventi che si concentreranno al “Giardino delle Rose”, in “Piazza Vittorio Emanuele II” e in via San Martino 27, sede di “Casa Sprissetto”. Per due serate consecutive prenderà vita una fitta programmazione di concerti dal vivo (gratuiti), con ben 12 tra artisti e band presenti di grande richiamo nazionale e internazionale, street food di qualità a cura di “Rolling Truck Street Food” e il coinvolgimento di tutti i commercianti per lo shopping sotto le stelle con la doppia “Notte Bianca dei Saldi” oltre a “Una Notte al Castello”, l’evento che riprende il format “Una notte al Museo”, ideato e realizzato dall’Associazione Culturale “Club Silencio” con l’intento di valorizzare e promuovere il patrimonio storico-culturale dei musei e degli edifici storici d’Italia.

Il via, venerdì 7 luglio, alle 18,30, con una line up d’eccezione che vedrà protagonisti gli attesissimi Savana Funk, eccellenza italiana del funk afrobeat, freschi di esibizione nel tour sold out di Willie Peyote e al “Concertone del Primo Maggio” di Roma; la band bolognese sarà preceduta dalla musica di SamooMakepopAlp King“Orchestra Batti e Ribatti” Franco CLH.

Si continua sabato 8 luglio alle 19, con un’altra ricca infornata di artisti guidati dall’esibizione straordinaria di Mista P, dj e performerfinalista del “Red Bull Threestyle WorldChampionships”, mentre prima di lui saliranno sul palco Liede, stella dell’indie-pope co-autore, insieme al moncalierese Alberto Bianco, del brano presentato da Giorgia a Sanremo “Parola dette male”, e poi Funky ClubApollo QuattroI Like ThisAlp King e Franco CLH.

Nella stessa serata all’interno dello splendido “Giardino delle Rose” si svolgerà l’evento speciale organizzato da “Club Silencio” con Plastica (alias Matilde Ferrari), producer, polistrumentista e dj, finalista allo “Jäger Music Lab 2019” di Berlino, uno dei più rilevanti showcase di musica elettronica.

E il programma non finisce qui. In concomitanza, infatti, con l’avvio dei saldi estivi, per tutte e due le giornate di venerdì e sabato, le vie del centro storico, ricche di negozi e attività commerciali, faranno le ore piccole con la “Notte Bianca dei Saldi”: le aperture saranno prolungate fino alla mezzanotte affinchè chiunque possa soddisfare la propria voglia di shopping, approfittando degli sconti e di una cornice cittadina assolutamente suggestiva.

E, per finire, oltre alla ricca proposta musicale e alle vetrine accese fino a tardi, sarà anche possibile gustare il meglio dello street food di qualità grazie al “Rolling Truck Street Food” (organizzato da “Nova Eventi” con il patrocinio del Comune di Moncalieri) che porterà i migliori Food Truck nazionali e internazionali da venerdì 7 fino a domenica 9 luglio(venerdì dalle 18, sabato e domenica dalle 11) in Piazza Caduti per la Libertà meglio conosciuta come la “piazza del mercato” di Moncalieri. Saranno tre giornate all’insegna del matrimonio perfetto tra spettacoli, musica, shopping  e cibo “da strada” con food truck (o “chioschi-furgone”) che proporranno specialità per tutti i gusti, per gli amanti della cucina italiana (e di quella più specifica regionale) o internazionale. Con “Awakte Zaperoco” ad esempio si andrà in Messico con  tacos, nachos e burritos, mentre per i dolci “fuori casa” si potranno gustare i Churros, tipici della cucina spagnola o i Churritos di quella latino-americana. Da accompagnare con un buon calice di vino (la scelta è la più varia) o con una fresca birra. Magari artigianale. Dalle rosse alle bionde, ce n’è per tutti i gusti.

g. m.

Nelle foto:

–       Savana Funk

–        Plastica (Matilde Ferrari)

–       Mista P

“Note” e “voci” dal territorio al Forte di Bard

“Bard Fest”, ospite d’eccezione il cantautore spagnolo Tonino Carotone

Venerdì 7 luglio

Bard (aosta)

Fra gli appuntamenti inediti di “Estate al Forte di Bard 2023”, quello con “Bard Fest”, in programma per venerdì 7 luglio, nasce come evento (da non perdere per gli appassionati di musica a “largo spettro”) volto a dare spazio e palco a gruppi, dj e musicisti della Vallée e del vicino Canavese.

Undici, fra artisti e gruppi, si alterneranno, a partire dalle 18, nelle piazze d’Armi e Gola, sotto il coordinamento artistico di Paolo Passanante, per arrivare alle 22 con il concerto del cantautore spagnolo Tonino Carotone, che a Bard porta il suo ultimo “Etiliko Romantiko”. La serata sarà presentata da Andrea Balestrieri. Biglietto unico 10 euro; gratuità 0 – 18 anni.

Ad esibirsi per primi in piazza d’Armi saranno i cinque componenti (alla voce Antonella Berlier) de “Le Bistrot des Nuages”, interpreti solo e unicamente di musica francese, canzoni storiche – che hanno comunque ispirato anche la canzone italiana, quella di Fabrizio De André su tutte, nata sotto il mito di George Brassens – e non di rado rivisitate in quella chiave swing e manouche propria del grande chitarrista francese Django Rheinardt che, partendo dal musette, approdò al gipsy jazz. A seguire andranno ad esibirsi i “Discovers”, “Bisanzio”, “Antico Sem”, “Voodoo Lake”,“Regione Trucco” e la giovane aostana Helen Aria, al suo attivo già alcuni album, l’ultimo “Proxima Centauri” del 2022 (Prod. Momo Riva).

In piazza di Gola, si potrà invece assistere alle esibizioni di “Dj set by Armando Martellini e Bob Sinisi”, “Sara & The Fab Hamsters” e “Thar Na Mara”.

Ospite d’eccezione, come detto, l’artista basco di Burgos (Castiglia e Leòn) Tonino Carotone(al secolo Antonio De La Cuesta), con il suo ultimo “Etiliko Romantiko” (15 brani, cantati in italiano, spagnolo, inglese, francese e greco) in cui il cantautore celebra il suo amore per l’Italia e per i Paesi del Mediterraneo in generale, oltre ad evidenziare la sua devozione per la vita e la propria vicinanza agli “ultimi”, ideale da sempre condiviso con il suo grande amico Don Gallo. I suoi miti musicali: Fred Buscaglione (per il look, in particolare) e Renato Carosone, da cui deriva il nome d’arte e con cui ha avuto l’onore di incidere un’ indimenticabile versione di “Tu vuò fa l’americano”. Carotone arriva in Italia per la prima volta nel 1995 ma raggiunge successo e grande pubblico solo nel 2000 con l’album “Mondo difficile” che diventa subito “Disco d’Oro”. Nel 2017 viene battezzato “Cittadino romagnolo nel Mondo” dalla famiglia Casadei per l’interpretazione in spagnolo del celebre successo “Romagna Mia”. Nel novembre del 2021 pubblica per “Maninalto!” “Whisky Facile” l’album tributo al suo grande idolo Fred Buscaglione, in occasione delle celebrazioni per i suoi 100 anni dalla nascita ( Torino, 23 novembre 1921). L’anno seguente lo ritroviamo nel disco degli “Africa Unite”cantando il brano “Tuyo”, colonna sonora della fortunata serie Tv “Narcos” prodotta da “Netflix”.

g.m.

Per info: “Forte di Bard”, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125 833811 o www.fortedibard.it

Nelle foto:

–       Tonino Carotone

–       Helen Aria

–       “Le Bistrot des Nuages”

Nuovi servizi per gli utenti degli ambulatori di veterinaria sociale

L’assessore Caucino: «Questa sinergia rappresenta un importante passo avanti nel progetto degli Ambulatori Veterinari Sociali e garantirà un’assistenza ancora più completa e di estrema qualità». Per la LAV si tratta di «un’iniziativa importante che favorisce concretamente la convivenza con gli animali familiari, prevenendo abbandoni, maltrattamenti e randagismo. Siamo felici di poter dare il nostro contributo per renderla ancora più efficace».

Un modo concreto per migliorare la convivenza con cani e gatti, prevenendo incuria e abbandoni. Ecco il valore dei 15 Ambulatori Veterinari Sociali, inaugurati in queste settimane, l’iniziativa della Regione Piemonte, che da oggi può contare anche sul contributo della LAV (Lega Anti Vivisezione), che andrà ad integrare i servizi base già previsti per potenziare l’assistenza ai cani e gatti che vivono nei nuclei familiari seguiti dai servizi sociali regionali.

Ieri  presso il Palazzo della Regione Piemonte, l’Assessore all’Infanzia, alle Pari Opportunità e con delega al Benessere Animale, Chiara Caucino, e il Presidente LAV, Gianluca Felicetti, hanno firmato il Protocollo d’intesa grazie al quale gli utenti degli ambulatori di veterinaria sociale, oltre alle visite generali, agli esami e ai vaccini messi a disposizione nei 7 ambulatori presso le Asl di Torino, Cuneo e Verbano-Cusio Ossola, potranno avvalersi di ulteriori servizi come la sterilizzazione chirurgica e l’inoculazione del microchip per i gatti, presso cliniche veterinarie convenzionate con le sedi locali LAV piemontesi.

«Questa intesa con la Lega Anti Vivisezione, sia nazionale che locale – spiega l’assessore Caucino – rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso che questa giunta ha intrapreso nella cura degli animali d’affezione in carico alle persone seguite dai servizi sociali. Nell’ottica che abbiamo seguito fin dal primo giorno – ovvero quella delle sinergie – andiamo a rafforzare, per ora, quasi la metà, sette su quindici, dei nostri nuovi Ambulatori Veterinari Sociali, offrendo servizi aggiuntivi e ancora più mirati ai bisogni dei nostri amici a quattro zampe». «Fondamentale – prosegue Caucino – è il valore aggiunto che verrà offerto dalla LAV, che da decenni si occupa di benessere animale. Un know how che farà davvero fare un salto di qualità importantissimo negli ambulatori in cui i volontari opereranno, garantendo, di conseguenza, più prestazioni e soprattutto un servizio della migliore qualità possibile. Auspico, anzi, sono certa – conclude Caucino – che questa collaborazione offrirà risultati positivi, concreti e tangibili e che possa essere un punto di partenza in vista di possibili nuove iniziative. Ringrazio quindi la LAV, il suo presidente nazionale e i suoi vertici locali – oltre che tutti i volontari – per la sensibilità e la disponibilità subito mostrata e per l’entusiasmo con cui hanno aderito a questa iniziativa».

Non solo: nell’ottica di massimizzare la fruibilità dei servizi degli ambulatori di veterinaria sociale, i volontari delle sedi locali LAV agevoleranno il trasporto dei cani e dei gatti delle famiglie non auto munite e verificheranno la necessità di ulteriori beni di prima necessità, come ad esempio i cibi medicati per animali affetti da particolari patologie.

A fronte dello stanziamento di 310mila euro previsto dalla Regione Piemonte lo scorso dicembre per finanziare la messa in opera degli ambulatori presso le Asl veterinarie, LAV metterà a disposizione 25mila euro di fondi propri, che intende incrementare grazie ad attività di raccolta fondi ad hoc.

«Appena saputo del pionieristico progetto della Regione Piemonte abbiamo dato subito la nostra disponibilità per supportarlo e integrarlo in quanto si allinea perfettamente con le attività a sostegno delle famiglie con animali che vivono in condizioni di fragilità sociale che la nostra associazione porta avanti da diversi anni per tutelare il prezioso legame che le tiene unite, attivando tutte le misure necessarie per favorire la convivenza – evidenzia Gianluca Felicetti, Presidente LAV – Siamo lieti di far parte del circolo virtuoso innescato da questa iniziativa e ci auguriamo che l’esempio della Regione Piemonte venga seguito non solo da altre Regioni, ma anche dal Governo. Con l’occasione della presentazione della prossima Legge di Bilancio, intendiamo infatti rinnovare le nostre richieste al Ministro dell’Economia Giorgetti e al Parlamento per realizzare un fisco che realmente agevoli la convivenza con cani e gatti, abbassando l’ingiusta attuale pressione fiscale su cibo e prestazioni veterinarie equiparate a ‘beni di lusso’ anche per chi ha adottato un quattrozampe e aumentando la detraibilità delle spese per curare gli animali».

Academy per filiera, il lavoro cresce

FESTIVAL LAVORO BOLOGNA, CHIORINO:
“L’OCCUPAZIONE IN PIEMONTE CRESCE ANCHE GRAZIE ALLE ACADEMY DI FILIERA CON PERCORSI FORMATIVI SU MISURA SCRITTI DALLE IMPRESE”
“Per strutturare un processo di crescita, per creare nuove opportunità di lavoro e per sviluppare la competitività delle imprese del Piemonte abbiamo investito sulla formazione, perché non c’è competitività senza competenze e le competenze si sviluppano dove c’è formazione qualificante. In Piemonte abbiamo cambiato il paradigma del sistema della formazione professionale, un tempo intrappolato nella cosiddetta offerta “a catalogo” che non rispondeva né ai bisogni delle imprese, né alle effettive criticità di un territorio. Oggi invece, attraverso una politica attenta alle trasformazioni in atto e perennemente in ascolto con il mondo produttivo, nascono percorsi “su misura”  scritti dalle imprese stesse che quindi rispondono alle reali esigenze del mercato, che soddisfano e permettono alle imprese il proprio rilancio in termini di competitività così come creano le condizioni per chi è in cerca di un’occupazione di aver un posto di lavoro pressoché assicurato, stabile e qualificante al termine del percorso di formazione. Ho immaginato e disegnato le Academy per filiera, perché è sulle filiere che il sistema economico e produttivo Italiano si fonda; attraverso la formazione sosteniamo la crescita su tutti i fronti e a tutti i livelli delle nostre imprese che fanno grande questa Nazione sotto l’unico grande brand riconosciuto al modo qual è il ‘Made in Italy’ ” .  Lo ha dichiarato  l’Assessore al Lavoro e Formazione della Regione Piemonte Elena Chiorino nel corso del panel “Le Politiche Attive, il punto di vista delle Regioni” alla 14^ Edizione Festival del Lavoro Bologna.

Spaccata in via Della Rocca, tre arresti

Tre persone, tutti cittadini marocchini di 52, 51 e 37 anni sono stati arrestati dagli agenti della Squadra Volante poiché gravemente indiziati di furto aggravato in concorso.

Intorno alle due di notte di mercoledì, viene segnalata una possibile spaccata presso un esercizio commerciale di via Della Rocca. Sul posto gli agenti trovano due persone intente a consumare bevande nel dehors dell’esercizio in questione. I due soggetti corrispondono alle descrizioni ricevute in sede di intervento. Tuttavia, manca all’appello una terza persona così come indicato dal richiedente. Nel corso della bonifica, i poliziotti verificano che la grata di aerazione di un esercizio attiguo era stata divelta. Gli agenti, però appuravano l’assenza di intrusi all’interno del locale. Da una finestra del primo esercizio, però, odono dei rumori e verificano che all’interno c’è la terza persona seduta intenta a consumare cibo e bevande. Resosi conto della presenza degli agenti, l’uomo, attraverso le grate della finestra, minaccia di compiere un gesto anticonservativo armato di un grosso coltello. Nella circostanza, si produce dei tagli sul petto. Con l’ausilio dei Vigili del Fuoco, gli agenti riescono a fare accesso al ristorante. Qui l’uomo prosegue con la sua condotta fino a minacciare direttamente gli agenti che si vedono costretti a utilizzare il taser per porre in sicurezza il trentasettenne. Nonostante ciò, l’uomo continua a opporre resistenza, comportamento che proseguirà anche successivamente nel corso del fotosegnalamento. Ragione per cui, al trentasettenne verrà anche contestato il reato di resistenza.

Gli agenti appureranno poi che, con ogni probabilità, l’uomo si era introdotto nel ristorante attraverso la grata di aereazione dell’altro locale, passando poi attraverso il controsoffitto risultato crollato nel bagno/sgabuzzino.

Grimaldi: Il governo vuole staccare la spina al Siatema Sanitario Nazionale”

Ma lavora a una Sanità privata e regionalizzata.
“Il Governo vuole una Commissione d’inchiesta sul Covid, ma sta cercando di staccare la spina al Sistema Sanitario Nazionale. Tutte le proposte per coinvolgere anche le Regioni tra le indagini sono state respinte e si continuano a negare e tacere gli elementi strutturali che hanno reso il SSN vulnerabile e inadeguato” – ha dichiarato in Aula il Vice-capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra, Marco Grimaldi, che insieme alle opposizioni non ha partecipato al voto.
“Il Governo ha fretta di approvare il progetto di autonomia differenziata del Ministro Calderoli, che amplificherà le diseguaglianze già esistenti in tema di tutela della salute e legittimerà normativamente il divario tra Nord e Sud” – ha proseguito Grimaldi. – “Vuole una Sanità sempre più privata e sempre più regionalizzata, per sancire che la salute non è più un diritto fondamentale di cui lo Stato si fa carico. Se la votino loro la Commissione d’inchiesta, se la facciano loro. Noi non bramiamo vendetta. Vogliamo oggi più di ieri salvare la Sanità pubblica”.

A Moncalieri il ricordo di Piero Lanza, democristiano

Caro direttore,

mi permetto di tenere memoria della serata dedicata alla figura di Piero Lanza organizzata dal Centro culturale San Francesco del Real Collegio col Centro Studi Sociali Mario Becchis, sotto il cappello delle iniziative #800moncalieri con la proiezione dell’ultima intervista sulla città conservata nell’archivio storico della sezione “Rista” dei Popolari di Moncalieri, realizzata da Alessandro Gaido e Matteo Pizzonia. E’ stato un incontro molto partecipato e va ringraziata innanzitutto la famiglia con la sua, presenza mi viene da dire, emozionata ed emozionante, oltre al Presidente del Centro culturale Antonio Guzzo e al delegato popolare Enrico Cerrato: si è sviluppato semplicemente il titolo “l’esperienza al servizio della comunità” prendendo spunto dalle parole di Piero ascoltate in video che hanno toccato una lunga vita fatta di impegno – oltre a quello lavorativo e famigliare – sociale, culturale, sindacale, politico. Si è parlato di un uomo che è stato
fine conoscitore del territorio e della sua comunità e delle sue problematiche, per le quali le testimonianze di diversi presenti hanno ricordato la preoccupazione e l’impegno. E’ stato interessante essere intervistato in diretta dal giovane giornalista Ottavio Currà perchè, oltre ai più giovani in sala, le domande hanno portato a comprendere una persona appassionata, fondatore e Presidente della Giovane Montagna, Presidente dell’Arciconfraternita di Santa Croce, oltre che della Confraternita della Trippa e dell’agnolotto, membro dell’associazione della banda musicale, che
aveva ben chiara la necessità di conservare per il futuro usi e tradizioni che rappresentano le necessarie radici di una comunità senza le quali si diventa luoghi asettici, senza quel carattere che rappresenta il lascito di personalità come Piero Lanza: per me è stato illuminante imparare tanto di Moncalieri da lui che mi sollecitò a portare a termine il libro sul Sindaco intellettuale, Mario Becchis. Tanto impegno lo si è ricondotto ad una fede cristiana viva che ha rappresentato contemporaneamente il punto centrale di convergenza di tanti impegni e di partenza. Ho lasciato per ultimo il suo ricordo come consiglere comunale, assessore, segretario cittadino della Democrazia Cristiana, decano di noi democristiani e popolari rimasti coerenti con la nostra ispirazione e storia
perchè lo voglio esprimere con le parole di Mino Martinazzoli quando affermò che alla fine dell’impegno a cui ci sentiamo evocati “c’è la grandezza, la ragionevole speranza, la splendida intuizione che è l’idea democratica e cristiana”.
GIANCARLO CHIAPELLO
segreteria nazionale Popolari/Italia Popolare

Grandinata, Cia Agricoltori: “garantire reddito imprese agricole”

«La straordinaria intensità dell’ennesima grandinata verificatasi ieri pomeriggio su vaste zone di Langhe, Monferrato e Roero, tra Cuneese e Astigiano, nel Torinese e nell’Alessandrino, dimostra la drammatica gravità degli effetti dei cambiamenti climatici sulla nostra agricoltura. E’ necessario che venga immediatamente dichiarato lo stato di calamità naturale, ma non basta. Bisogna fare in modo che le Compagnie assicurative riconoscano il 100 per cento del danno agli agricoltori e, soprattutto, occorre che gli imprenditori agricoli possano assicurare il reddito dell’impresa e non solo le coltivazioni. Nel sistema economico in cui oggi le aziende agricole si trovano ad operare, non è accettabile che queste imprese vengano lasciate in completa balìa delle avversità meteorologiche. Nessun imprenditore, in queste condizioni, è in grado di pianificare il futuro della sua azienda».

Cosi il presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, Gabriele Carenini, sulla violenta grandinata abbattutasi oggi pomeriggio su vaste zone agricole piemontesi.

Sicily in Decay, le fotografie di Carlo Arancio

Intervista di Laura Goria

Avventurarsi in palazzi abbandonati e scrostati dall’incuria, contrastare l’inesorabile incombere del tempo fermando in immagini quello che sopravvive, raccontare emozioni e fascino.

E’ quello che fa Carlo Arancio, giovane prodigio siciliano, nato a Catania il 20 marzo 1992, studi di architettura, fotografo di sensibilità e talento, esploratore dell’anima di edifici lasciati a se stessi.

Immortala tracce di fasti e vite passate, entra con passo felpato nei mille misteri appannati dall’abbandono.

Ed è talmente bravo che ha vinto gli ND Awards 2020, contest internazionale, come migliore fotografo non professionista nella sezione architettura d’interni.

Se visitate la sua pagina social Sicily_ in_ Decay… scoprirete la bellezza, la magia e il significato più profondo delle magnifiche foto che scatta in ville, chiese e palazzi fatiscenti.

Il passo successivo è scorrere il volume della sua prima mostra personale a Catania “Sicily in Decay. Serie Biscari e serie Scammacca”.

Libro pregiato che raccoglie gli scatti dell’allestimento aperto al pubblico dal dicembre 2020 ad aprile 2021 in due location poco distanti una dall’altra. A Palazzo Biscari nella parte adibita a co-working e nel piano nobile di Palazzo Scammacca, luogo restaurato dopo anni di decadenza ed ora aperto al pubblico come spazio espositivo.

Il libro è acquistabile sul suo sito e…istruzioni per l’uso… va consultato ripetutamente, con calma, scoprendo ogni volta qualche dettaglio in più. Perché, come ci ha raccontato, il suo non è semplicemente addentrarsi in luoghi massacrati dall’incuria.

 

Definirla urbex, dalla fusione di urban ed exploration, è corretto?

Il termine va preso con le molle perché è un calderone enorme che include più attività. C’è chi come me fa ricerca seria, con professionalità e rispetto dei luoghi.

Ma urbex sono anche gli youtuber e alcuni di loro riprendono con i video, senza alcun rispetto. Inseguono la visibilità, scambiano indirizzi come fossero figurine dei calciatori e non considerano che rivelare l’ubicazione di quei luoghi così fragili apre la strada a tutti, con conseguenze devastanti.

Urbex è pure chi fa graffiti nelle fabbriche, chi si arrampica ovunque per il brivido dell’altezza, chi va a caccia di fantasmi con attrezzature da ghostbusters.

Tutte attività dalle quali prendo le distanze.

Perché proprio gli edifici abbandonati?

Intorno ai 15-16 anni mi intrufolavo in una villa, per me rimasta la più bella e insuperabile. Amavo passeggiare nelle sale, guardare le pitture virtuosissime, colorate e decadenti. Mi piaceva stare lì da solo, percepirne l’atmosfera, pensare al senso del tempo e alla bellezza dell’edificio. Crescendo poi la passione per l’architettura e la storia della mia isola hanno determinato la scelta dell’università.

L’idea di fotografarli quando è nata? E perché non dipingerli o scriverne?

Parecchi anni dopo ho rivisitato quella villa in seguito a un terremoto: oltre la metà delle sale era crollata. Rimasi malissimo anche perché alcune non le ricordavo bene. Da quel momento ho iniziato a fotografarle, dapprima col telefonino, come appunto visivo; a volte facevo anche dei disegni, piccoli rilievi dimensionali dell’edificio, annotavo curiosità.

La fotografia cristallizza un attimo, un luogo, ed è un modo giusto di rappresentare il tutto. Preferisco le inquadrature grandangolari per racchiudere in un’immagine sola l’identità di un ambiente. La foto è più veritiera del disegno; più discreta di un video dove si può lasciare trapelare troppo. Voglio che i luoghi che racconto restino anonimi più possibile. Io ho intenti buoni; altre persone invece li cercano per depredarli o vandalizzarli.

Il suo incontro con la macchina fotografica?

Studiavo in Francia e fotografavo ancora con il telefono; c’era l’idea di acquistarne una e mi servivano soprattutto delle lenti grandangolari da usare per l’architettura. Le trovai a prezzo vantaggioso su una bancarella a Barcellona dove ero per uno scambio culturale tra università, le comprai senza neanche avere una Reflex. La settimana dopo lavorai con una fotografa francese che alla fine mi regalò una delle sue 3 macchine, vecchia di una quindicina di anni, ma con l’attacco per la lente che avevo. E’ da allora che non mi sono più separato da una macchina fotografica.

Ricorda la sua prima emozione? Da allora sono sempre le stesse, oppure è diverso?

La prima fu di grande stupore: a bocca aperta, col naso all’insù, guardando le volte dipinte. Emozioni che ho provato altre volte e in altri luoghi: perdere un po’ il senso del tempo, passare tantissime ore in quei luoghi e quasi non accorgersene.

Ogni luogo ha il suo carattere, la sua intimità, non c’è una risposta generica. Alcuni mi hanno emozionato anche se privi di interesse fotografico; altri bellissimi, mi hanno toccato poco.

Lei vanta collaborazioni prestigiose con fotografi famosi, ce le racconta?

La più importante è stata con Thomas Jorion, fotografo francese che scatta con un banco ottico e fa quello che faccio io ma in maniera molto più complessa. Dopo un servizio sul mio lavoro nel Tg nazionale, mi ha cercato in facoltà e chiesto di collaborare con lui. Di solito non si regala il proprio lavoro di ricerca; ma in questo caso ho riconosciuto la sua grande professionalità e bravura. E’ stato uno scambio quasi equo perché grazie alla sua notorietà abbiamo ottenuto autorizzazioni per accedere a luoghi che mi erano stati negati.

Cosa ha imparato da lui?

Insieme siamo entrati in più di una quindicina di edifici ed è stato molto formativo osservarlo fotografare; ha un’attrezzatura complicatissima, ma che permette la miglior resa possibile. Scatta con un banco ottico, una fotografia di altri tempi, utilizzando delle lastre su cui poi resta impressa l’immagine. L’ho studiato sperando di apprendere e ho imparato un bel po’ di cose.

C’è un criterio in base al quale sceglie le sue destinazioni oggi?

Occorre un notevole studio sul territorio. Cerco luoghi che abbiano un pregio artistico, una bellezza fragile di cui custodire memoria. Non sempre è facile giudicare dalla copertina. Per esempio in Sicilia la pittura non era solo nelle case dei nobili, ma anche in quelle borghesi e addirittura in qualche masseria che sembra non avere alcun valore, ma in realtà può nascondere un dipinto importante all’interno. Difficile sapere prima di un sopralluogo quello che si troverà.

Le è capitato di entrare in immobili che poi ha deciso di non fotografare?

Tantissime volte: i primi tempi fotografavo molti palmenti, vasche e botti usate per il vino che erano specchio della cultura locale. Poi ho smesso perché erano troppi. Se invece ci sono pitture pregiate condannate dallo scorrere del tempo mi premuro di fotografarle prima possibile.

Il suo principale campo di azione è la Sicilia, quanto è forte il legame con la sua terra?

Molto profondo, anche se dolce-amaro, e credo che la chiamata sia legata alla mia isola. Ho fotografato altri luoghi nel resto di Italia, in Francia, Belgio e Spagna, ma raramente pubblico quelle immagini perché lì è una tipologia di ricerca fotografica già sviluppata da circa 30 anni. Spesso sai prima cosa trovi ed è più una visita quasi turistica. Invece quando racconto luoghi scoperti ex novo da me dal punto di vista fotografico è molto più emozionante.

Mi appassiona di più una masseria vuota con 4 stucchi e 2 pitture che raccontano l’identità della mia terra. Amo i materiali come la pietra, lavica o arenaria, il legno; parlano il linguaggio della mia anima, anche se meno pregiati di boiserie e ferro battuto di uno Château francese abbandonato.

In Sicilia quanto è forte la sensibilità per queste meraviglie?

Argomento delicato, difficile generalizzare. Il patrimonio Siciliano è immenso, per fotografarlo tutto non basterà una vita. In alcune provincie la sensibilità è maggiore e nascono associazioni per tutelare i luoghi, in altre sono totalmente abbandonati. Determinante è il contesto in cui si trovano. Una masseria decorata e con una bella storia, ma spersa nel nulla, priva di impianti di urbanizzazione primaria e difficilmente raggiungibile in macchina, aveva senso nella sua epoca storica, oggi non più. Molti di questi edifici erano costruiti a scopo di rappresentanza sul territorio del potere della famiglia, che vi abitava stagionalmente. Oggi i costi per mantenerli sono proibitivi.

Quanti immobili abbandonati ha visitato e fotografato? In quanti conta di avventurarsi ancora?

Non sono neanche a un terzo dell’opera, molti più di 500. Spesso sono inaccessibili e per le autorizzazioni occorrono anni. C’è un palazzo bellissimo che sognavo di fotografare senza mai averne ottenuto l’autorizzazione. Ora è crollato e sono riuscito ad entrare da una breccia nel muro, ma non resta assolutamente nulla. Non arrivare in tempo mi fa stare male, però ho dovuto accettare che anche questi luoghi abbiano un triste destino. Mi arrabbio di più quando sono in centri dove potrebbero rinascere.

Predilige alcune case? E su quali dettagli tende a soffermarsi di più?

Non ho una propensione particolare per alcuni edifici rispetto ad altri, però preferisco certi elementi architettonici e ho quasi un feticismo per le alcove. Poi per le stanze di rappresentanza, saloni e sale da pranzo. C’era l’usanza di disegnare piccole vedute, di fantasia oppure reali e legate ai viaggi fatti dalla famiglia. In una villa i proprietari avevano avuto rapporti commerciali con Roma e sopravvivono vedute della città eterna, ed è riconoscibile Castel Sant’Angelo.

I mobili in Sicilia sono più difficili da trovare, spesso sono stati saccheggiati molto prima del mio arrivo; a meno che gli edifici non siano in luoghi difficilmente raggiungibili e sia impossibile un trasloco illecito.

Quando entra, per esempio in una villa nobiliare, immagina il passato e l’anima di quel luogo? Le vite che quelle mura potrebbero raccontare: nascite, liti, amori, tradimenti, morti….?

Certo e quando è possibile faccio anche ricerche, informandomi se c’è una letteratura al riguardo, parlando con la gente del luogo, sulla storia della nascita e della vita di quell’edificio, considerando che spesso la parte finale sono io a raccontarla attraverso le immagini. Tutto quello che c’è prima è un lavoro di ricerca e anche di sensazioni.

Cosa le suggerisce il senso di precarietà di grandi fortune poi crollate come i palazzi?

A volte mi sento piccolo come una formichina di passaggio, perché i tempi dell’uomo sono minuscoli riferiti a quelli dell’architettura che svela anche le storie dei vari gattopardi.

Famiglie nobiliari siciliane che per generazioni hanno gestito potere e patrimoni immensi, poi si sono frammentate.

Recentemente ho fotografato un edificio legato alla famiglia di Giovanni Verga. Nella piazza del paese questo palazzo blasonato è superato in altezza da quello degli imprenditori che si sono arricchiti commerciando i beni che la famiglia nobile produceva. Il confronto tra le due proprietà, con la seconda che sottolinea la sua superiorità, racconta perfettamente le svolte della storia, della società e le alterne fortune. Osservando l’architettura si può scoprire la storia del luogo.

Oggi le saghe familiari incantano, ha mai pensato di raccontare il passato di quello che fotografa anche con le parole?

Si e ci sto lavorando. Attraverso i lasciti architettonici dei patrimoni ho fatto una cernita di edifici che si prestano a raccontare la storia di famiglie che hanno fatto la storia dell’isola. C’è anche la prima dimora dei Florio di cui nel catalogo mostro un’alcova. Sto seguendo il cantiere di restauro dell’edificio, fatto rispettandone la natura e senza badare a spese, lasciandone intatte l’identità e la storia. Dietro le pitture ho potuto scoprire che c’è molto altro da raccontare, ma non anticipo di più.

Il suo lavoro può essere letto anche come una sorta di denuncia contro l’abbandono; è capitato che abbia sortito effetti positivi e richiamato maggiore attenzione?

Argomento delicato. Fotografo sempre in modo anonimo, proprio per tutelare i luoghi che scopro. Ma può anche accadere come durante la mostra a Catania dove si è presentato il proprietario di un immobile che avevo ritratto. Era stato vandalizzato con graffiti in acrilico che impediscono il recupero dell’originaria pittura a tempera, e lui voleva utilizzare le mie foto per un restauro coerente. E’ stata una della mie soddisfazioni più grandi.

Quando entra in questi edifici, oltre a curiosità e rispetto, vive altri stati d’animo?

Anche la paura è un elemento presente; da non sottovalutare ma sfruttare per essere più possibile discreti e prendere le opportune precauzioni. Come valutare lo stato dei solai per il rischio di crolli. Alcuni luoghi poi sono terreno fertile per dinamiche poco legali, dove è bene non trovarsi: il classico posto sbagliato al momento sbagliato. Bisogna fare sempre molta attenzione.

Non credo ai fantasmi, ma penso che le case abbiano una sorta di anima, tracce invisibili di chi ci ha vissuto…lei che ne pensa?

Più che altro una sorta di energia. Ci sono luoghi in cui ho avvertito quasi un invito a fotografarli, non dico mi stessero aspettando, però si prestavano. Altri, invece, tra difficoltà di luce o semplicemente per sensazioni, ho scelto di non raccontarli. Da un lato mi piace pensare che fossero proprio loro a non voler essere fotografati. Per esempio, ho esplorato un edificio dal vissuto molto pesante: un orfanotrofio dove c’è una cappella nella quale, stranamente, e non sono l’unico a cui è capitato, è quasi impossibile fare foto decenti. Ecco un luogo respingente che secondo me non vuole essere raccontato e lo dice a gran voce.

 

L’ iter corretto da seguire per accedere agli edifici, anche in quelli che non hanno più proprietari?

Un’attività fotografica del genere è sul filo del limes tra legale e illegale; è anche vero che se si è rispettosi e si mostra la migliore delle intenzioni è difficile avere problemi. Se possibile è meglio avere un’autorizzazione; perché anche quando il bene è totalmente abbandonato da decenni, sulla carta esiste sempre una proprietà. Nel mio lavoro poi esistono attenuanti, come la mancanza di recinzioni o cartelli di proprietà privata. Dal punto di vista legale se mai dovesse cadermi una tegola in testa, teoricamente la colpa è anche del proprietario che non ha messo in sicurezza il bene. Bisogna essere accorti perché si sta entrando in una proprietà che non è di tutti.

Dovesse raccontarsi …chi è Carlo Arancio?

Una persona curiosa alla quale piace andare al di là delle superfici. Amo i segni del tempo, li ricerco, e non solo perché per me l’architettura è un’arte che si nutre di tutte le altre. Raccontare questi luoghi è anche rappresentare il meglio del lato umano dal punto della produzione artistica.

Quando non esplora e fotografa cosa ama fare: i suoi interessi, hobby?

In realtà la mia attività mi totalizza, un po’ una missione di vita. Il cibo della mia anima.

Le difficoltà maggiori incontrate nel suo cammino professionale?

Ho faticato nel proporre le mie esposizioni proprio in Sicilia dove c’è un certo disinteresse e non mi si prendeva sul serio. Ora ho notato che chi acquista una mia fotografia ha una certa sensibilità ma, a parte le dovute eccezioni, generalmente non è siciliano, o è un architetto.

Lei è giovanissimo, tra 30 anni dove e come si immagina?

Sognando vorrei comprare un giorno una villa di quelle che fotografo, trasformarla in residenza e luogo per eventi culturali. A chiamarmi è soprattutto la fotografia di architettura: quella dell’abbandono mi tocca più nel profondo dell’anima, però mi piace anche quando è viva e ben tenuta. Ho un archivio di palazzi bellissimi, non lasciati a se stessi, ed è un onore poterli raccontare

Mi piacerebbe anche vivere all’estero, magari in Francia paese che amo. Con le mie foto vorrei sempre essere un po’ ambasciatore della cultura siciliana, portarla oltreconfine.

Cose per cui vale la pena fare il suo lavoro?

Gli incontri: quando c’è passione e serietà il mio lavoro avvicina persone di sensibilità simile, crea legami e amicizie bellissime con persone affini. Poi è senza prezzo vedere chi si emoziona davanti a una mia foto. Il ritorno più bello è quello umano.

L’edificio che desidera visitare più di ogni altro e non necessariamente in Sicilia?

Soprattutto due per i quali è impossibile ottenere le autorizzazioni. Uno è siciliano, chiuso e guardianato, con all’interno tesori meravigliosi. L’altro è in Toscana, il castello di Sammezzano, credo unico al mondo. E’ l’opera di un nobile che ha speso tutta la vita per costruire questa reggia infinita, in stile moresco, con sale decorate in modo incredibile. Un luogo che mi fa sognare. Va spesso all’asta ma, per l’enorme impegno economico che richiederebbe, sono sempre deserte.

Cosa non ho chiesto ma le preme dire?

In Sicilia l’attività di esplorazione dei luoghi abbandonati non è ancora massificata come in Francia e Belgio, culle di questa pratica. Ma è bene non lasciarsi prendere dalla febbre dell’esplorazione; ci sono limiti da non superare mai, come sfondare una porta chiusa. Una volta che si sottraggono questi luoghi all’oblio, li si espone a rischi, a dinamiche errate e rovinose.

Al momento a cosa sta lavorando?

A San Vito Lo Capo sto esponendo in uno spazio un po’ atipico: una casa di pescatori, mantenuta decadente, trasformata in enoteca, arredata con gli oggetti dei pescatori che erano al suo interno.

 

Per scoprire il lavoro di Carlo Arancio e il libro potete consultare il sito

www.sicilyindecay.com

 

Per le foto al Winners Awards 2020 il link del Contest:

https://ndawards.net/winners-gallery/nd-awards-2020/non-professional/interior/812/gold-award/