Aveva 24 anni il motociclista in sella alla propria moto, una Aprilia 125, che proveniente da Montanaro è caduto sulla strada finendo sotto un furgoncino Fiat Ducato che viaggiava in direzione opposta. Il giovane è morto sul colpo. Sono intervenuti i sanitari del 118, l’elisoccorso, i carabinieri di Chivasso e i vigili del fuoco.
Torino apre le porte a Quattrozampeinfiera
Il 22 e 23 novembre, a Torino, sport, competizioni, passerelle e tanto divertimento nella “due giorni pet friendly” più famosa d’Italia
L’Usato Pet di Quattrozampeinfiera incontra Pets Share di Tyche Pet per il riciclo di accessori pet
Le prime luci delle feste accendono Torino e una promessa di emozioni per grandi e piccoli amanti degli animali.
Sabato 22 e domenica 23 novembre 2025, Lingotto Fiere ospita Quattrozampeinfiera – Christmas Edition, l’evento che unisce la magia natalizia all’energia degli amici a quattro zampe.
Natale e sostenibilità: nasce #UsatoPet
Quest’anno il Natale incontra anche la sostenibilità con #UsatoPet, il progetto di Quattrozampeinfiera che dà nuova vita agli accessori per animali.
Dopo l’esordio a Milano, la tappa torinese vede la collaborazione con Tyche Pet e il progetto Pets Share.
Chi desidera rinnovare la cuccia o acquistare un nuovo guinzaglio potrà portare in fiera ciò che non utilizza più: cucce, coperte, giochi o cappottini ancora in buono stato.
Tyche Pet si occuperà di raccoglierli e donarli alle associazioni del territorio che aiutano animali in difficoltà. Un gesto semplice che trasforma oggetti inutilizzati in risorse preziose.
Spettacolo, formazione e divertimento
Dimostrazioni di agility, splash dog, discipline cinofile, sfilate, shooting fotografici e consulenze personalizzate animeranno i due giorni di evento, offrendo al pubblico spunti e tendenze per il benessere dei propri animali.
La Casa Pet – Il mondo a misura di cane e gatto
Cuore del progetto è “La Casa Pet di Quattrozampeinfiera”, curata da The HAD – Human Animal Design®, che propone idee per migliorare la convivenza domestica tra persone e animali.
Previsti incontri gratuiti con esperti di comportamento animale e pet design, dimostrazioni pratiche e un’installazione artistica firmata dal designer Marco Maggioni.
Un’esperienza per tutta la famiglia
Il clima natalizio arricchisce la fiera con spazi ludico-educativi per i più piccoli e attività creative all’insegna del riuso.
Casa Gianduja porterà spettacoli e laboratori dove tradizione e magia si intrecciano:
- Gianduja nel Magico Mondo di Babbo Natale
- Il racconto dello Schiaccianoci – L’Animazione con i Pupazzi
Sul Tappeto Rosso, le Marionette in Varietà – Uno Show da Red Carpet! e, con la compagnia Gypsy Torino, uno spettacolo musicale ispirato a The Lion King.
Arena Asintrekking: attività per grandi e piccoli
Nell’arena gestita da Asintrekking, spazio a laboratori di lettura assistita, dimostrazioni di cerca al tartufo con cani esperti, attività manuali e prime esperienze con il proprio cucciolo.
Un’occasione per conoscere da vicino il “metodo gentile” e divertirsi in famiglia.
Shopping natalizio e selfie social
Nei padiglioni del Lingotto tante idee regalo per i pet: accessori, alimentazione e gadget a tema.
Chi arriva con il proprio animale potrà partecipare a sfilate, set fotografici e alla challenge social #UnSelfieperQZF, per sfidarsi “a colpi di like”.
Info utili
Sabato 22 e domenica 23 novembre 2025
Lingotto Fiere Torino
10.00 – 19.00 (casse aperte fino alle 18.00)
Biglietti:
- Intero €15
- Online €12
- Coupon da quattrozampeinfiera.it €11
- Sconto #UsatoPet: €5 di riduzione portando un oggetto pet usato
- Ingresso gratuito per bambini fino a 10 anni e, naturalmente, per cani e gatti
Info: info@quattrozampeinfiera.it – 0362.1636218 – quattrozampeinfiera.it
Il settore dell’automotive sta vivendo una fase di profonda trasformazione e incertezza, che a Torino e in Piemonte assume una valenza particolarmente delicata. L’area che per decenni è stata il cuore pulsante dell’industria automobilistica italiana, con la Fiat prima e poi con Stellantis, oggi affronta una crisi strutturale dovuta a una combinazione di fattori: la transizione verso l’elettrico, il rallentamento della domanda in Europa, la riorganizzazione delle strategie produttive globali e la perdita progressiva di occupazione.
Negli ultimi anni, la produzione automobilistica in Italia ha subito un calo costante, e il Piemonte ne è uno degli epicentri. I dati diffusi dai sindacati mostrano che Stellantis ha ridotto di diverse migliaia il numero di dipendenti nel Paese, con una parte consistente degli esuberi concentrata tra Torino e Mirafiori. Lo storico stabilimento torinese, simbolo del “miracolo industriale” del Novecento, è oggi al centro di un difficile processo di riconversione: la produzione della Fiat 500 elettrica, su cui si erano riposte molte speranze, non ha raggiunto i volumi attesi, e l’azienda ha dovuto fare ricorso a cassa integrazione e programmi di uscite volontarie per centinaia di lavoratori. Le linee produttive funzionano a ritmo ridotto e, in più occasioni, sono state sospese per mancanza di domanda.
Le cause di questa crisi sono molteplici. Da un lato, la transizione ecologica impone investimenti enormi per aggiornare impianti e competenze, mettendo in difficoltà i territori che per decenni hanno basato la loro forza su motori termici e componentistica tradizionale. Dall’altro, la concorrenza internazionale — in particolare dei produttori cinesi di veicoli elettrici a basso costo — sta erodendo quote di mercato, mentre l’Unione Europea si trova a dover bilanciare le politiche ambientali con la tutela della propria base industriale. A ciò si aggiunge la strategia di Stellantis, che tende a razionalizzare la produzione su scala europea, concentrando le catene di montaggio nei siti più competitivi e lasciando in secondo piano alcuni stabilimenti italiani.
Le ripercussioni per il Piemonte sono significative. Oltre agli effetti diretti sull’occupazione nelle fabbriche torinesi, si osservano difficoltà diffuse nella rete dei fornitori locali, composta da centinaia di piccole e medie imprese specializzate in componentistica meccanica, elettronica e servizi di supporto. Molte di queste aziende rischiano di non reggere l’urto della trasformazione se non riusciranno a riconvertire rapidamente le proprie produzioni. Tuttavia, la regione conserva un patrimonio di competenze tecnico-industriali e di ricerca di altissimo livello, sostenuto da poli universitari e centri di innovazione che potrebbero diventare un punto di forza nella filiera dell’elettrico, della mobilità sostenibile e delle tecnologie digitali applicate all’automotive.
Per evitare che la crisi si traduca in un declino irreversibile, occorre un impegno coordinato tra istituzioni, imprese e sistema formativo. Le priorità riguardano la riqualificazione dei lavoratori, il sostegno alla riconversione delle PMI, la creazione di infrastrutture per la produzione di batterie e componenti per veicoli elettrici, e una politica industriale capace di attrarre nuovi investimenti. Alcune iniziative in questa direzione sono già in corso, ma serviranno tempi rapidi e strategie condivise per restituire competitività a un comparto che ha costruito la storia economica e sociale del Piemonte.
La crisi dell’automotive torinese, insomma, non è solo la fine di un ciclo produttivo, ma il segnale di una transizione epocale. Se affrontata con visione e coraggio, potrebbe diventare l’occasione per ridisegnare il futuro industriale della regione, mantenendo viva una tradizione manifatturiera che ha dato al Paese alcuni dei suoi momenti più alti di innovazione e sviluppo.
In questa fase critica del nostro tempo che, tra conflitti e preoccupazioni per il futuro, segna il punto di alto della crisi per la storia recente dell’umanità si è portati a riflettere sulle parole di uno dei più grandi narratori contemporanei italiani, Mario Rigoni Stern (1921-2008). Nel 2002, in un’intervista concessa a Giulio Milani, si ritrovò a considerare gli effetti benefici di una crisi economica “che prende sempre di mezzo la povera gente”, non nascondendosi come “piuttosto che una guerra, è meglio una grande crisi per stravolgere un poco questo mondo, per metterlo sulla strada giusta, per far capire che non è più la borsa che deve governare”. Non si può fare a meno di ripensare a questa frase oggi dove occorrerebbe ristabilire un patto d’azione tra le istituzioni – dal governo in giù – con i sindacati, i corpi intermedi della società, i ceti produttivi per rimettere la locomotiva italiana su quei binari che hanno, pur tra luci ed ombre, assicurato al Paese uno sviluppo, cercando di recuperare i ritardi atavici che pesano come una palla al piede. Quasi il ritorno, dunque, a stagioni dimenticate. E qui, il discorso vira decisamente su Mario Rigoni Stern. Un ritorno che è anche un azzardo, perché parte proprio da “Stagioni”, l’ultimo libro pubblicato in vita, in cui lo scrittore di Asiago raccontava che cosa significasse per lui lo scorrere del tempo scandito dai ritmi stagionali. Dell’inverno ricordava la legna secca che brucia nelle cucine, il freddo e la neve; dell’estate rammentava i salti sui mucchi di fieno e i nidi di calabroni mentre l’autunno era stagione di rientro delle greggi, di caccia ed escursioni tra i boschi.

In primavera partivano gli emigranti stagionali per la Prussia o la Boemia, ma era anche il momento del risveglio della natura e del ritorno dei rondoni, oltre che il periodo migliore per morire, come accadde al nonno di Mario, a sua madre e a lui stesso. Morire mentre rinasce la vita. Lo scrittore morì ottantaseienne il 16 giugno del 2008, dopo alcuni mesi di malattia, nel letto della sua casa di Asiago. Era un lunedì sera e per sua precisa disposizione la notizia della morte venne diffusa solo a funerali avvenuti, il giorno dopo, nella piccola chiesa del centro dell’altopiano dei Sette Comuni. C’erano la moglie Anna, i tre figli con i due nipoti e il fratello Aldo a salutarne il feretro. Poche persone, raccolte nella cappella come voleva il Sergente nella neve. Al mesto rintocco del Matìo, il campanone di Asiago, toccò l’ultimo saluto. Ora è sepolto nel cimitero a sud del paese, sotto una grande croce di marmo chiaro che lui stesso aveva voluto recuperare dalla tomba del nonno paterno Giovanni Antonio. Sulla tomba una piccola aiuola coltivata a fiori come piaceva a lui, per certi versi simile a quella della teologa e scrittrice Adriana Zarri a Crotte di Strambino, nella campagna canavesana. Ho un personale ricordo di una serata in cui parlammo di lui a Falmenta, in valle Cannobina, dialogando con uno dei suoi più grandi amici, il compositore e maestro Bepi De Marzi: quest’ultimo avanzò l’ipotesi che l’ultima dimora ad Asiago fosse un cenotafio, una tomba vuota, immaginando che le ceneri dello scrittore fossero state disperse nella steppa russa dove riposavano i suoi commilitoni dei reparti alpini che persero la vita nella tragica ritirata di Russia. Ovviamente si trattava solo un’ipotesi, per quanto suggestiva. Mario Rigoni Stern nel 1973 pubblicò una raccolta di racconti intitolata “Ritorno sul Don”. Scrisse, nell’occasione: “Ecco, sono ritornato a casa ancora una volta; ma ora so che laggiù, quello tra il Donetz e il Don, è diventato il posto più tranquillo del mondo. C’è una grande pace, un grande silenzio, un’infinita dolcezza. La finestra della mia stanza inquadra boschi e montagne, ma lontano, oltre le Alpi, le pianure, i grandi fiumi, vedo sempre quei villaggi e quelle pianure dove dormono nella loro pace i nostri compagni che non sono tornati a baita”. L’intera sua vita fu segnata dai ricordi di quella guerra, dal gelo della steppa nella sacca del Don, dal calore umano che trovò nelle isbe anche con i “nemici”. Ricordi che si mescolarono con l’amore per la sua terra, per le vicende dei montanari e la vita che si svolgeva seguendo i tempi dettati dall’orologio della natura. Nel 1938, a diciassette anni (“Sull’Altipiano, per noi ragazzi c’era un detto: o prete, o frate, o fuori con le vacche”) entrò alla Scuola Militare d’alpinismo di Aosta, quindi combatté come alpino nel battaglione Vestone in Francia, Grecia, Albania, Russia. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre, rientrò a casa a piedi, dopo due anni di lager in Lituania, Slesia e Stiria il 5 maggio del 1945. Da quel momento non lasciò più il suo Altopiano dove viveva nella casa che si era costruito da solo, insieme alla moglie e ai figli. Ad Asiago lavorò al catasto comunale, mantenendo l’impiego fino al 1970, quando decide di dedicarsi completamente al lavoro di scrittore. Fu Elio Vittorini, nel 1953, a fargli pubblicare per I Gettoni di Einaudi il suo primo romanzo “Il sergente nella neve”. Poco meno di dieci anni dopo, nel 1962 pubblicò il secondo, “Il bosco degli urogalli”, sempre per Einaudi. Tanti altri seguirono fino a “Stagioni”, l’ultimo romanzo uscito nel 2006, due anni prima della scomparsa. Mario più volte affrontò l’argomento della morte, sottolineando come questa non gli incutesse paura. “La vita si sa che deve finire, ma io non vivo questa consapevolezza con angoscia” raccontò in una intervista per il suo 85esimo compleanno. “Semmai può spaventare la sofferenza fisica, perché a volte il dolore umilia, non lascia all’uomo nemmeno la possibilità di pensare. Ma è un’età, la mia, che va affrontata avendo la coscienza del limite”. D’altronde la morte si era sempre intrecciata alle vicende della sua vita, se non altro per la coincidenza che l’aveva visto venire al mondo (e quindi festeggiare il proprio compleanno) il primo novembre del 1921, giorno dei morti. Per contrasto, nei suoi libri e nei racconti, la vita e le fatiche che l’accompagnano emergevano con grande forza, accompagnando i lettori tra sentieri di montagna e vicende consumatesi su quei confini tra Italia e mitteleuropa. Forse è anche per questo che il tempo che scorre non affievolisce la voce che esce dalle pagine che ci ha lasciato. Una voce potente che si può udire leggendo la raccolta di ventisette interviste fra le tante concesse dallo scrittore di Asiago nell’arco di tempo compreso fra il 1963 ( quando vinse il Bancarellino con “Il sergente nella neve”) e il 2007, l’anno prima della scomparsa. Le pubblicò Einaudi col titolo ”Il coraggio di dire no”, a cura di Giuseppe Mendicino. I testi sono suddivisi in quattro parti: “La vita”, “I libri”, “Le guerre”, “La natura, le montagne, la caccia”, riassumendo così la biografia e l’orizzonte etico-culturale di Mario. Rigoni Stern non si è mai considerato un vero e proprio romanziere ma semmai un narratore, un testimone, un “cancelliere della memoria”, come lo definì acutamente Corrado Stajano. Nella sua vita frequentò, durante i primi anni della sua vita militare e poi nel dopoguerra, diverse località della Valle d’Aosta e del Piemonte: dall’Aosta della caserma “Testa Fochi” all’alta Val Formazza del “corso sciatori” del gennaio del 1939, descritta nel suo “L’ultima partita a carte”; da Champorcher e Cogne, la Val Veny e la Val Soana, il Piccolo San Bernardo. E poi la Torino dell’Einaudi, nella storica sede al n.2 di via Biancamano. Nove anni dopo “Il sergente nella neve”, nel 1962 pubblicò il secondo romanzo, “Il bosco degli urogalli”, sempre per la casa editrice dello struzzo. E tanti altri seguirono fino a “Stagioni”, l’ultimo romanzo uscito nel 2006, due anni prima della sua morte. I testi raccolti ne “Il coraggio di dire no” iniziano con un monologo dello stesso scrittore che racconta il suo grande “rifiuto”, dopo essere stato fatto prigioniero dai nazisti e internato in un lager in Masuria, vicino alla Lituania. Scrive, Rigoni Stern: “Dopo quattro o cinque giorni, ci proposero di arruolarci nella repubblica di Salò, ossia di aderire all’Italia di Mussolini. Eravamo un gruppo di amici che avevano fatto la guerra in Albania e in Russia. Eravamo rimasti in pochi. Ci siamo messi davanti allo schieramento, e quando hanno detto «Alpini, fate un passo avanti, tornate a combattere!», abbiamo fatto un passo indietro. Gli altri ci hanno seguito… Abbiamo resistito… Avevamo imparato a dire no sui campi della guerra. È molto più difficile dire no che sì”. Una narrazione chiara, asciutta, antiretorica. Trasmette per intero il suo codice etico dove trovano spazio il senso di giustizia, il coraggio, l’amore per la natura, la generosità verso gli altri, l’indipendenza di giudizio, la passione civile. In un colloquio del 2004 per “La Regione Ticino”, Rigoni Stern mise in luce il suo lato ironico, raccontando di una specie di scherzo che faceva con Giulio Einaudi andando in giro per le librerie e rivoltando verso l’interno i dorsi dei libri che non gradivano. In questa come in tutte le sue opere, Mario Rigoni Stern riflette l’immagine di una persona saggia, severa con se stesso prima ancora che con gli altri ma capace anche di grande ironia. E di una forza che, per nostra fortuna, attraverso i libri non ha mai smesso di parlarci e farci compagnia.
Marco Travaglini
Sabato 18 ottobre alla Cittadella dello Sport di Tortona si terrà “One-Stronger Together ” evento che unisce leggende del mondo dello spettacolo e del calcio per sostenere l’associazione Para Padel Project
Svelato il programma dell’evento previsto sabato 18 ottobre prossimo alla Cittadella dello Sport di Tortona, dal titolo “One – Stronger Together”, a partire dalle ore 16. Leggende del mondo dello spettacolo e del calcio si uniranno per un obiettivo comune: fare del bene attraverso lo sport. L’iniziativa nasce per sostenere l’associazione Para Padel Project, che offre a persone con lesioni midollari nuove opportunità di riabilitazione, crescita e rinascita personale attraverso lo sport.
“One-Stronger Together” inaugura le attività di intrattenimento della Cittadella dello Sport di Tortona, una struttura che rappresenta un esempio di valorizzazione urbana e restituzione al territorio, fortemente voluta dalla famiglia Gavio, nella convinzione che sport e cultura siano straordinari strumenti di aggregazione sociale e territoriale. La giornata si aprirà alle ore 16 con “Supernova Live”, l’anteprima speciale di Alessandro Cattelan. Lo showman tortonese, prima di presenziare all’evento “One-Stronger Together”, sarà protagonista del nuovo format dal vivo ospitato in un box di vetro, un incontro tra storia, parole, musica e ironia. Il pubblico, prima di entrare nella Cittadella dello Sport per lo show, potrà ascoltare e osservare dall’esterno ciò che accade all’interno del cubo di vetro. Dalle ore 17, con la conduzione di Federica Nargi e la telecronaca di Gianluigi Bagnulo, si apriranno le porte della Cittadella dello Sport, e inizierà il “Power Start”, show di apertura che introdurrà il “Para Padel Match”, guidato da Pippo Galliano e dedicato agli atleti del Para Padel Project. Alle ore 18.10 sarà il momento del big show con il “VIP Match”, che vedrà scendere in campo Francesco Totti, Christian Vieri, Luca Toni, Alessandro Matri e Luigi Di Biagio, Vincent Candela, Tomas Locatelli e Nicola Amoruso per una sfida all’insegna dell’amicizia, del divertimento e della solidarietà. Numerosi i momenti dedicati a spettacolo, danza e musica che vedranno la partecipazione, tra gli altri, di Maurizio Rossato, produttore e regista radiofonico con programmi di successo su Radio DJ, e le coreografie di Macia Del Prete, e del collettivo di danza Neo Talent Container. Non potrà mancare la nota “kiss cam” che permetterà al pubblico di interagire con i talenti protagonisti dell’evento. Alle 19.30 è previsto il gran finale, che sarà “Stronger Together”, con gli ex campioni e paratleti della Federazione Italiana Tennis e Padel, che condivideranno emozioni in un momento intenso, simbolico e autentico che spiegherà il vero significato del titolo dell’evento: Più forti insieme.
“Con ‘One-Stronger Together’ vogliamo dimostrare che il Padel è molto più di un gioco, ma un linguaggio universale che unisce persone con storie e abilità diverse. Portare in campo campioni del calcio insieme ai paratleti è il modo migliore per raccontare cosa significhi ‘essere più forti insieme’ ” ha dichiarato Pippo Galliano, fondatore dell’Associazione Para Padel Project.
“Sono davvero felice di essere presente all’evento che si terrà alla Cittadella dello Sport per una giornata all’insegna dell’amicizia, dello sport e della solidarietà – ha affermato Bobo Vieri – ritrovarsi in campo per una causa importante è ancora più bello quando il tutto nasce dall’impegno di un amico come Pippo Galliano. Il padel è uno sport che mi ha permesso di provare quelle sensazioni uniche legate all’adrenalina della partita, alla voglia di vincere e di sfidarsi. Quando lo sport aggiunge la possibilità di mettere insieme persone e storie diverse, diventa qualcosa di ancora più bello. Ci fa divertire e ricorda quanto sia importante fare qualcosa di concreto per gli altri”.
Il 40% dell’incasso sarà devoluto all’Associazione Para Padel Project.
Info e biglietti: consultare la pagina Instagram @onestrongertogether
Mara Martellotta
Regione, Cera (avs): “Miopia su femminicidio”
La destra al Governo censura l’educazione sessuo-affettiva e purtroppo il Piemonte è ben allineato: proprio martedì, durante la discussione del Piano di contrasto al bullismo e al cyberbullismo, il Consiglio ha votato contro l’ordine del giorno per promuovere percorsi di questo tipo nelle scuole piemontesi presentato dalla consigliera AVS Valentina Cera.
C’è bisogno di alfabetizzazione emotiva a partire da bambini e bambine, c’è bisogno di educazione sessuale e affettiva per ragazze e ragazzi e per gli adulti. Invece no: Regione Piemonte e Governo si nascondono come un disco rotto dietro l'”ideologia gender” e si ostinano a privare ragazze e ragazzi di educazione emotiva, lasciando che siano immersi in una cultura discriminatoria, fatta di rapporti umani e sessuali basati sulla prevaricazione, sull’esercizio del potere.
Cibo sano, cura vicina: km zero in corsia
Nell’ambito della mostra fotografica multimediale “Memoria e Accoglienza-storie di mondi in cammino”, in corso a Villa Lascaris, a Pianezza, fino al 26 ottobre prossimo, lo spazio talk di domenica 19 ottobre, a partire dalle ore 16, nella citroniera ottocentesca, racconta le vicende degli italiani che emigrano e le nuove generazioni che rimangono. Nella prima parte dell’incontro vi saranno le testimonianze dirette di Meryem Lemaaoui, arrivata in Italia dal Marocco a 7 anni, studentessa di Giurisprudenza e attiva nella associazione ASAI, che racconta la vita di migliaia di ragazzi e ragazze che, pur studiando vivendo e studiando in Italia, non hanno ancora ottenuto la cittadinanza; Andrea Casacci, trentenne laureato in graphic design che, dopo esperienze professionali a Londra è tornato in Italia, è che racconterà la vita all’estero e le differenze tra due mondi: Londra e Torino. Insieme a Marco Fracon, direttore di Villa Lascaris, il talk sarà un’occasione per ascoltare veramente le nuove generazioni, spesso raccontate attraverso luoghi comuni. Nella seconda parte dell’incontro, condotta da Silvia Mercuriati, direttrice artistica di Progetto Zoran, il focus si sposterà sull’arte, con due interlocutori: Marco Monfredini, direttore artistico, regista e attore della Compagnia Anticamera Teatro, che parlerà di come far teatro nei luoghi in cui la guerra è realtà, condividendo l’esperienza di bordermindproject nei territori occupati palestinesi, da cui è nato il libro “Il teatro nei luoghi di conflitto”; Chiara Benetton, illustratrice, che racconterà la sua esperienza artistica a Bristol tra una lingua diversa, gli affetti lontani e le sfide quotidiane, che le hanno aperto gli occhi sul mondo.
“Memoria e Accoglienza – Storie di mondi in cammino” è inserito nel programma delmFestival dell’Accoglienza, promosso dalla Pastorale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino e dall’Associazione Generazioni migranti, organizzato a Villa Lascaris insieme associazioni pianezzesi, Pianezza Protagonista e gli Amici dell’Arte. L’iniziativa si avvale del contributo della Pastorale Migranti, Associazione Generazione Migranti, Fondazione CRT, del Patrocinio della Città Metropolitana di Torino e del Comune di Pianezza, del sostegno di Turismo Torino e Provincia, oltre alla collaborazione di molte realtà legate al territorio, quali l’Associazione Nazionale Alpini, Gruppo di Pianezza, Club Alpino Italiano, Progetto Zoran, Unecon, UniTre di Alpignano, Caselette, Pianezza e il Progetto sociale Materiali di scARTo.
Appuntamento domenica 26 ottobre, alle ore 16, “Storie di esperienze e racconti”.
Accesso alla mostra e agli incontri è libero. Sarà gradito un contributo volontario a sostegnomdell’iniziativa.
Orari: venerdì e sabato 17-19 / domenica 15-19
Mara Martellotta
Venerdì 31 ottobre, al Mercato Centrale di Torino, la notte delle streghe si trasforma in un evento straordinario dedicato a grandi e piccini, una serata unica all’insegna del Cosplay, grazie alla collaborazione con XMAS COMICS, la più importante manifestazione torinese del mondo pop, fumetto e videogame organizzata al Lingotto Fiere in programma a dicembre.
Il cosplay, che consiste nell’interpretazione di un personaggio indossandone il costume, trova in Halloween l’occasione perfetta per mostrare la propria creatività e abilità nella realizzazione di abiti complessi , trasformando una celebrazione occidentale in un’occasione di divertimento puro ed espressione artistica. Un’occasione imperdibile per esprimere la propria creatività e divertirsi insieme, con travestimenti che spaziano da personaggi di fantasia a eroi dei manga a icone delle anime.
La serata sarà animata da una serie di attività sia per adulti sia per bambini a tema Cosplay, in collaborazione con il team di XMAS COMICS, in un’anteprima speciale che anticipa la manifestazione di dicembre.
A partire dalle 18.30 il Mercato Centrale si animerà con una serie di attività pensate per famiglie e appassionati.
I più piccoli potranno divertirsi con il “Trucco bimbi”, dalle 18.30 alle 19.30, e partecipare a una sfilata in costume, con premi per I migliori look, dalle 19.30 alle 20. La serata proseguirà con baby Dance, quiz, sarabanda a tema e karaoke, culminando nella sfilata degli adulti alle 22.30, anch’essa con premiazione per i costumi più creativi.
I vincitori della sfilata bimbi e adulti riceveranno come premio un ingresso omaggio alla manifestazione XMAS COMICS 2025.
Nel corso della serata, i visitatori avranno l’opportunità di incontrare anche gruppi di cosplayer che interpreteranno supereroi, principesse e personaggi iconici del mondo del cinema e dell’animazione, che gireranno per lo store interagendo con il pubblico e posando per foto e video.
Mercato Centrale Torino rappresenta un luogo di incontro dove poter condividere esperienze culinarie di ogni genere. Oltre alle attività di intrattenimento i partecipanti alla serata potranno degustare la bontà dei prodotti artigianali, disponibili anche nell’opzione menù bimbi per i più piccoli.
La partecipazione è gratuita, ingresso libero fino a esaurimento posti.
Gradita la prenotazione al link https://niceuri.co/Iva3n
Per i gruppi superiori alle 4 persone si potrà anche prenotare un tavolo in piazza scrivendo a info.torino@mercatocentrale.it
Mara Martellotta