Nuova Tomoterapia , laboratorio di Oncoematologia, nuovo reparto di Cardio Oncologia, l’Hospice Monviso continua lo sviluppo dell’Istituto di Camdiolo grazie alle donazioni di oltre 260 mila piemontesi
Nel 2022 la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro ha investito oltre 26 milioni di euro per le attività di cura e ricerca sul cancro dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, grazie a 47 mila donazioni e a oltre 262 mila firme del 5 per mille.
L’istituto di Candiolo è diventata negli anni una realtà scientifica molto importante a livello internazionale: sono attivi 39 laboratori con circa 275 ricercatori, italiani e stranieri. In tutto sono quasi 800 le persone che vi lavorano.

il Bilancio Sociale e di Sostenibilità 2022 presentato ieri dalla presidente donna Allegra Agnelli mostra come prosegua lo sviluppo dell’Istituto insieme al continuo ammodernamento del parco tecnologico, per curare sempre più persone e farlo sempre meglio.: “Vogliamo tenere fede alla nostra missione: contribuire alla sconfitta del cancro. Il nostro impegno non si ferma e non rallenta mai, perché il futuro è oggi”, ha detto donna Allegra agnelli, “ il nostro impegno non si ferma e non rallenta mai, perché il futuro è oggi”.
La presentazione è stata animata dalle interviste condotte dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari, con alcuni dei protagonisti, oltre alla Presidente, la Professoressa Anna Sapino, Direttore Scientifico dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, la Professoressa Caterina Marchiò, Responsabile della Diagnostica Molecolare e dell’Attività di Ricerca dell’Anatomia Patologica, Annamaria Gullà, cervello di rientro ( dal dal prestigioso Dana-Farber Cancer Institute di Boston ) che è rientrata in Italia, a Candiolo, per portare avanti un’importante ricerca sul mieloma multiplo e che ha trovato nel nuovo laboratorio di Ematologia Traslazionale e Immunologia di Candiolo il luogo ideale dove sviluppare i propri progetti. A seguire, Gianmarco Sala, Direttore della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, ha evidenziato gli importanti investimenti fatti grazie alla generosità delle persone, che hanno permesso di dotare l’Istituto, tra le tante cose, di una nuova Tomoterapia (la seconda è in arrivo nei prossimi mesi), di un Laboratorio di Oncoematologia, di un nuovo reparto di Cardio Oncologia, dell’Hospice Monviso e di cominciare a progettare la nuova Biobanca. E per finire Fabiana Multari, mamma e paziente che ha aperto la Milano Fashion Week per testimoniare quanto la prevenzione e la ricerca siano state fondamentali nel suo percorso.
Il Direttore della Fondazione, Gianmarco Sala, ha messo inoltre in rilievo lo straordinario legame che c’è da oltre 37 anni tra la Fondazione e i suoi sostenitori: “Lo dimostrano i dati della raccolta fondi provenienti dal 5X1000, dalla raccolta diretta, dalle eredità e legati e dagli eventi. Nel 2022 abbiamo ricevuto oltre 47 mila donazioni che hanno permesso alla Fondazione di destinare oltre 26 milioni di euro alle attività di cura e ricerca sul cancro dell’Istituto di Candiolo – IRCCS. Significativi in particolare gli ultimi dati del 5X1000 relativi alle dichiarazioni dei redditi 2022: 262.770 firme per un importo che ha superato i 12 milioni di euro
Il Bilancio Sociale e di Sostenibilità è stato redatto grazie alla collaborazione con l’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino e il Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino.
La più eterea stella del cinema italiano, l’altera e sognante Caterina Boratto, torinese, classe 1915, nata in un edificio Liberty in corso Francia, è sempre stata una donna di una bellezza classica, di un’eleganza innata, altera, un pò malinconica, e con lo sguardo da regina; per il grande regista Federico Fellini, “una donna dalla regalità completa”. Dopo aver frequentato il liceo musicale, su segnalazione di Evelina Paoli, una delle maggiori attrici teatrali del primo Novecento, cliente della pellicceria della mamma, nel 1937 esordisce inaspettatamente a soli 22 anni nel cinema come protagonista del film “Vivere!” di Guido Brignone, nella parte della figlia del celebre tenore Tito Schipa. Un successo nazionale e internazionale che le spiana la strada per Hollywood, dove frequenta Joan Crawford, Lana Turner, Spencer Tracy, Judy Garland e persino il grande scrittore Francis Scott Fitzgerald. Ma il suo debutto viene continuamente rinviato. E come tutti i sogni, allo scoppio della guerra, dopo tre anni di lavoro preparatorio negli studios per il debutto, il sogno s’infrange e con un viaggio di ritorno per mare, durante il quale Caterina viene scambiata per una spia, a causa dei timbri tedeschi di Berlino dove era andata a presentare “Vivere!”, rientra in Italia, a Torino. Sposa nel 1944 Armando Ceratto, uomo della Resistenza che riunisce il Comitato di Liberazione Nazionale nella sua clinica privata, la Sanatrix, una delle più importanti d’Europa per l’eccellenza di medici come Achille Mario Dogliotti, il chirurgo torinese dei casi disperati. E per circa una decina di anni la Boratto si ritira a vita privata e riprende a dare concerti come soprano. A ripescarla negli anni Sessanta è Federico Fellini che aveva conosciuto nel 1943 sul set di “Campo de’ Fiori”, il film con Aldo Fabrizi e Anna Magnani, l’ultimo girato prima del suo lungo distacco dal mondo del cinema. L’incontro avviene a Roma, Fellini la nota casualmente per strada mentre lei sta uscendo da un grande magazzino in una traversa di via della Croce. Caterina su suggerimento del regista Guido Sacerdote indossa un grande cappello marrone perché a Roma nessuna donna portava il cappello. Fellini, la nota, la riconosce, si fermano a parlare e l’istinto, così spesso decisivo, lo porta a chiederle di interpretare la parte della misteriosa ed elegante signora che appare in più di una scena del capolavoro “8½”. Nel 1974 avviene il folgorante incontro con Pier Paolo Pasolini che vuole la Boratto a tutti i costi in “Salò, le 100 giornate di Sodoma”; si dedica diretta da Filippo Crivelli anche all’affascinante esperienza dell’Operetta; interpreta Madama Pace in “Questa sera si recita a soggetto” per la regia di Giuseppe Patroni Griffi; nel 1987 partecipa al film di Luciano De Crescenzo “32 dicembre” e nel 1990 arriva l’incontro con Gigi Proietti per la realizzazione della situation-comedy “Villa Arzilla”. Un periodo di grande allegria, serenità e spensieratezza per il suo ritorno a Torino, dove negli 800 metri dello Studio 1 del Centro di Produzione Rai di via Verdi, il regista ricostruisce quattro ambienti ed un salone dove gli arzilli, sorridenti e vivaci protagonisti, i grandi Ernesto Calindri, Giustino Durano, Marisa Merlini e Fiorenzo Fiorentini si incontrano e scontrano per il divertimento dei telespettatori. La Boratto è la Greta Garbo di “Villa Arzilla”, un’ex attrice che non abbandona mai i suoi atteggiamenti da Diva.