ilTorinese

”Danza nel tempo” è il nuovo album di inediti del fisarmonicista Luca Zanetti

Sarà ospite il 17 febbraio del Caramella Choco Bistrot

 

È uscito un nuovo album di inediti del fisarmonicista piemonteseLuca Zanetti in duo con Paola Torsi al violoncello, intitolato “Danza nel tempo”. In questo album Zanetti compone musica descrittiva.  Sono sette brani come sette visioni dedicate a personaggi comuni  che, con le loro storie ordinarie, fanno riemergere pulsioni, ricordi, sentimenti,  anche con forza.

Si tratta di racconti musicali precisi, dettagliati, interiorizzato e restituiti, che parlano direttamente alla parte più  profonda dell’ascoltatore. Sono voci narranti di cui si avverte intera l’emozione e tutta l’intensità espressiva.

Fondamentale è  anche la sensibilità,  oltre che i colori musicali, che Paola Torsi riesce a donare all’opera. Il violoncello, infatti,  dialoga con il mantice della fisarmonica in modo colto, elegante, tanto da sembrare un’ulteriore voce narrante. Basti ascoltare il ‘tema di Shari’ per vedere, attraverso la musica, una bambina che cammina tra le macerie  di una guerra che non le appartiene. Le corde del collo diventano i battiti del suo cuore, mentre i tasti della fisarmonica disegnano una melodia infantile e struggente. O in “Deportati” il suono contemporaneo  dei due strumenti assume le sembianze dei treni della morte che giungevano nei campi di concentramento, evocando  a tratti lo stridere acuto delle ruote contro i binari.

La ragazza ritratta sulla copertina rappresenta l’ottava visione, figura odierna che non nasconde le sue difficoltà,  anzi mostra il braccio artificiale senza pudori, vagheggiando dolcemente a occhi chiusi la sua personale “danza nel tempo” verso il futuro.

Scritto, arrangiato e registrato in presa diretta, in questo lavoroZanetti e Torsi raggiungono un’intesa che riesce sapientemente a valorizzare le potenzialità timbriche di fisarmonica e violoncello. In esso c’è tutto il suono e il tocco di Zanetti, la sua maturità artistica e la sua volontà di sperimentare e di stupire.

Sabato 17 febbraio Zanetti si esibirà  al Caramella Choco  Bistrot, lo spazio accogliente e quasi fiabesco che ha aperto la casa editrice guidata da Paola Caramella nel quartiere Cit Turin, in corso Francia 34.

MARA MARTELLOTTA

Una lettrice ci scrive: “Tre ore al giorno sui mezzi pubblici”

Caro direttore,

sono passati più di 2 mesi dalla mia segnalazione relativa alla zona di Vanchiglietta e la situazione del TPL è ancora peggiorata, in media per percorrere in città 10 km per andare a lavorare e altri 10 per tornare a casa perdo circa 3 ore al giorno per colpa del pessimo funzionamento dei trasporti soprattutto di tram e autobus (15-56-61-68).
Che consigli potete dare a chi non abita vicino alla metro?
Torino è il contrario di una “città dei 15 minuti” infatti mediamente la maggior parte degli abitanti ci mette 1 ora per andare a lavorare incrementando smog, traffico, stress di cui paghiamo le spese tutti compresi politici e dirigenti GTT che non risolvono i nostri problemi perché non fanno la vita dei comuni cittadini e probabilmente non hanno mai provato ad attraversare la città con i trasporti pubblici. Anche per colpa del pessimo TPL Torino è una delle città italiane con più auto in rapporto al numero di abitanti  ed è la città più inquinata d’Italia.
Lettera firmata

Controlli su lavoro nero e sicurezza. Il bilancio dei carabinieri

Controlli in materia di salute e sicurezza, contrasto del fenomeno del lavoro nero nella Provincia di Torino nel mese di gennaio e nella prima decade del mese di febbraio 2024
Dal mese di gennaio 2024 alla prima decade del mese di febbraio, i Carabinieri del Comando Provinciale di Torino, con l’ausilio del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, hanno effettuato in provincia, una serie di controlli volti a verificare il rispetto delle normative in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, nonché per il contrasto al fenomeno del lavoro sommerso. Le aziende e gli esercizi commerciali di vario genere controllati sono in tutto diciannove, in sei sono state elevate varie sanzioni per irregolarità di natura penale e amministrativa. Attenzionata la posizione lavorativa di ventiquattro dipendenti, nove sono risultati irregolari. In un’occasione si è proceduto alla sospensione dell’attività, i lavoratori in nero superavano il 30% della forza lavoro impiegata. Tutte le aziende sanzionate, per poter tornare a svolgere la propria attività, dovranno regolarizzare le posizioni lavorative dei dipendenti irregolari. Le ispezioni hanno coinvolto quattro esercizi di ristorazione-bar, una sala scommesse ed un cantiere edile. Gli operatori del NIL, con il supporto dei militari della territoriale, hanno accertato la mancata redazione e custodia del DVR. Da tale violazione è scaturita l’immediata chiusura delle attività imprenditoriali che potranno essere riattivate soltanto nel momento in cui sono state ristabilite le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.
In particolare, le operazioni di controllo sono state eseguite in:
– Venaria Reale (TO):- nell’ambito del controllo dell’esercizio commerciale inerente un centro scommesse, è stata riscontrata la mancata redazione del DVR – Documento Valutazione Rischi. E’ stata sospesa l’attività imprenditoriale sino al ristabilirsi delle condizioni di sicurezza. Inoltre il titolare è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria e sanzionato con 4.778,00 euro di multa.
– Venaria Reale (TO):- nell’ambito del controllo di un Bar-Ristorante è stata riscontrata la mancata redazione del DVR – Documento Valutazione Rischi. Tale mancanza ha portato all’immediata sospensione dell’attività imprenditoriale sino al ristabilirsi delle condizioni di sicurezza. Inoltre il titolare è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria e sanzionato con 4.778,00 euro di multa.
– Chieri (TO):- nell’ambito di un controllo di un Bar è stata riscontrata la presenza di sistemi di videosorveglianza non autorizzati e l’omessa custodia del DVR presso l’unità operativa. Il titolare è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria ed è stato sanzionato con 3.519,00 euro di multa.
– Pinerolo (TO):- nell’ambito del controllo dell’esercizio commerciale del tipo Kebab Pizzeria da asporto è stato riscontrata la mancata redazione del DVR- Documento Valutazione Rischi e la Mancata nomina del servizio RSPP- Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione. E’ stata accertata la presenza di due lavoratori in nero, ossia senza la preventiva comunicazione al centro per l’impiego. L’attività è stata immediatamente sospesa per gravi carenze in materia di sicurezza; il titolare è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria e sanzionato con 9.500,00 euro di multa.
– Rivoli (TO):-, nell’ambito del controllo presso l’esercizio commerciale di tipo Bar, venivano controllati quindici lavoratori e sei sono risultati in nero, senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro. A seguito dell’accertamento, l’attività è stata sospesa sino alla regolarizzazione con assunzione dei soggetti. Il titolare è stato sanzionato 27.500,00 euro di multa.
– Rivoli (TO):- nell’ambito del controllo di un cantiere edile, è stata rilevata la mancata redazione del POS – Piano Operativo di Sicurezza, rischio elettrico, ovvero non sono state prese le misure necessarie affinchè i lavoratori lavorassero in condizioni di sicurezza dai rischi di natura elettrica. L’attività è stata sospesa con segnalazione dei titolari all’Autorità Giudiziaria. Inoltre è stata accertata la presenza di un lavoratore sprovvisto di regolare contratto percui è stata comminata la sanzione di 11.376,00 euro.
L’attività di controllo effettuata dai militari si inquadra in un costante dispositivo di prevenzione e repressione al lavoro sommerso posto in essere dal Comando Provinciale Carabinieri di Torino con l’ausilio dello speciale Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Torino, il tutto a tutela dei lavoratori e nel rispetto delle leggi che ne regolano il loro impiego.

Franco Marini, un leader che ci lascia una grande eredità

LO SCENARIO POLITICO  di Giorgio Merlo

 

Tre anni fa ci lasciava Franco Marini – per la precisione il 9 febbraio -, storico leader della Cisl ed
esponente di punta della sinistra sociale di ispirazione cristiana. Un ‘magistero’, quello di Franco,
politico, sociale, culturale ed istituzionale che ha attraversato il nostro paese dall’inizio degli anni
‘50 e sino alla sua scomparsa. Una esperienza che è stata caratterizzata da alcuni elementi di
fondo che non sono mai venuti meno. Sia nella lunga e ricca militanza sindacale e sia sul versante
politico ed istituzionale. Una coerenza, frutto e conseguenza di una solida e definita cultura
politica maturata ed acquisita sin dagli anni giovanili, che ha fatto di Marini un interlocutore della
intera politica italiana.


Il primo elemento è indubbiamente rappresentato dalla fedeltà creativa alla cultura, alla tradizione
e al pensiero del cattolicesimo sociale. Principi e valori che sono stati letti ed interpretati da Marini
nella concreta lotta sindacale prima e politica poi. Partendo sempre dalle condizioni reali delle
persone, dalle loro sofferenze ed aspettative. Una cultura ed un pensiero, quelli del cattolicesimo
sociale, a cui Marini non ha mai rinunciato perchè, e giustamente, conserva tutt’oggi una
straordinaria attualità e modernità.
In secondo luogo la difesa e la promozione dei ceti popolari. Marini, come del resto il “suo
maestro politico, Carlo Donat-Cattin, ha sempre individuato nella difesa degli interessi, delle
esigenze e delle istanze dei ceti popolari la sua vera “mission” politica, culturale ed umana. Non è
mai esistita alternativa, secondo il leader della sinistra sociale cattolica, rispetto alla difesa dei ceti
popolari per chi è impegnato concretamente nella vita pubblica in virtù della sua ispirazione
cristiana e della adesione alla dottrina sociale della Chiesa. Una posizione politica che nella Dc
come nel Ppi, nella Margherita come nel Pd, l’ha sempre visto in prima linea accompagnati dal
consueto coraggio e da una coerenza che lo portavano ad essere intransigente sui principi e sui
valori ma duttile nella capacità di costruire soluzioni che puntavano al raggiungimento, nelle
diverse fasi politiche, di soluzioni che potevano soddisfare gli interessi generali. Cioè quello che
comunemente viene definito, per noi cattolici popolari, il “bene comune”.
In ultimo, ma non per ordine di importanza, la funzione del partito come “strumento democratico
capace di trasformare i ceti popolari da classe subalterna a ceto dirigente del nostro paese” e, al
contempo, marcare una presenza politica e culturale definita all’interno stesso dei partiti. Nella Dc
come nei partiti cosiddetti “plurali” della seconda repubblica, Marini non ha mai rinunciato ad
esaltare questi due caposaldi costitutivi della sua lunga e proficua esperienza politica. Per questi
motivi Marini era un interlocutore politico vero. Perchè tutti sapevano che rappresentava un pezzo
della società italiana e di quel pezzo di società si faceva carico. Nel sindacato come nella politica,
nel partito come nelle istituzioni.
Certo, non esiste una eredità personale di Franco Marini perchè, di norma, i leader e gli statisti
sono unici ed irripetibili. Come diceva Donat-Cattin, “il carisma in politica o c’è o non c’è. È inutile
darselo per decreto”. Ma c’è una eredità politica, sociale, culturale e anche umana che Franco ci
trasmette. Una eredità che obbliga ed invita chi continua a riconoscersi nella tradizione e nel
pensiero del cattolicesimo sociale a proseguire quel cammino nella società contemporanea. Ad
inverare, cioè, quella “sinistra sociale” di ispirazione cristiana nella concreta dialettica politica
italiana. Ben sapendo, come diceva sempre Franco, che il “pensiero e l’azione non sono mai
slegati”. E cioè, si è credibili ed interlocutori nella politica come nel sindacato se si è portatori di
una precisa cultura politica e sempre disponibili al dialogo e al confronto con gli altri – amici ed
avversari – per portare a casa risultati per i ceti popolari e le classi lavoratrici. Senza limitarsi a
contemplare l’esistente o a descriverlo in modo accademico ed astratto.
Giorgio Merlo

Arrestato con mezzo chilo di cocaina nello zaino

Gli agenti del Commissariato di P.S Centro hanno arrestato un cittadino senegalese di 24 anni poiché gravemente indiziato del reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Per lo stesso reato è stato deferito in stato di libertà una ventitreenne italiana.

Durante un controllo del territorio serale, nei pressi di Piazza Arbarello, gli agenti notano un giovane senegalese avvicinarsi ad un’autovettura e ricevere in consegna un grosso involucro di colore bianco. L’uomo si guarda attorno come a verificare che nessuno lo segua e si dirige in Via San Dalmazzo. Qui gli operatori lo fermano e rinvengono all’interno del suo zaino lo stesso involucro di cocaina del peso di circa 530 grammi, oltre che ad un mazzo di chiavi e un telefono-cellulare.

La perquisizione si estende anche all’abitazione del ragazzo, dove all’arrivo dei poliziotti è presente anche la ventitreenne compagna italiana. In cucina vengono rinvenuti un bilancino di precisione, 3 pentole sporche presumibilmente di cocaina, circa 310 grammi di sostanza da taglio, una lama di taglierino e 2 rotoli in cellophane trasparente. In camera da letto viene rinvenuta la somma di 275 euro, circa 6 grammi di marijuana e altri 2 telefoni cellulari.

Alla luce dei fatti, l’uomo viene tratto in arresto e la donna deferita in stato di libertà. Entrambi vengono denunciati in stato di libertà poiché gravemente indiziati di ricettazione, l’uomo anche per le violazioni in materia di immigrazione.

Iannò: “I cani randagi dell’Arrivore hanno aggredito un giovane”

COSA SI ASPETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI?

 

“E’ successo ieri intorno alle 12. Un ragazzo di 15 anni con la sua fidanzata è stato aggredito da uno dei cani randagi dell’Arrivore ed è ricorso alle cure del pronto soccorso con antibiotici e antirabbica. L’episodio è accaduto dietro la Coop di via Botticelli, attirati forse dai rifiuti e alla ricerca di cibo. Cinque cani probabilmente arrabbiati o forse affamati hanno iniziato a ringhiare e a rincorrere il ragazzo evidentemente spaventato, uno di loro lo ha morsicato alla gamba, per fortuna è riuscito a divincolarsi. Da tempo viene segnalato il branco di cani randagi, cosa che ho fatto l’anno scorso. Ma le risposte dell’Amministrazione sono sempre vaghe, non si riesce a catturarli e non è vero che vengono nutriti da volontari e stiamo monitorando la situazione e non possono essere chiusi in gabbia. Impediamo ai torinesi di frequentare i parchi? Tra l’altro sono cani che vagano tra i parchi Arrivore e della Colletta e possono causare incidenti in mezzo al traffico o esporre ad aggressioni ben più serie. Se ci fosse stato un bambino? Amministrazione comunale vogliamo prendere una soluzione risolutiva senza attuare, come spesso capita, azioni improvvisate?”

Pino IANNO’ Torino Libero Pensiero

Record di visitatori al presepio di Vezzolano

Vezzolano saluta il suo presepio, viene smontato in una settimana e rimontato pezzo per pezzo nel laboratorio Nicola ad Aramengo d’Asti. Piace sempre di più e colleziona un altro record: quasi 16.000 visitatori fino al 4 febbraio, circa 300 persone al giorno, contro gli 11.000 visitatori del 2023. Il presepio di Vezzolano attira turisti da ogni parte del Piemonte e anche da altre regioni. Da 11 anni l’opera di Anna Rosa Nicola fa bella mostra di sé nell’Abbazia di Vezzolano, sulle colline astigiane di Albugnano, un’opera all’interno di un edificio religioso medievale tra i più importanti del Piemonte. Una cinquantina di mestieri animati da centinaia di personaggi, almeno 400, danno vita al presepio lungo una ventina di metri, curato alla perfezione, in ogni dettaglio e con grande passione da Anna Rosa, figlia di Guido Nicola e Maria Rosa, i famosi restauratori di Aramengo d’Asti. Alla fine del 2024 vedremo nuove scene, nuove ambientazioni, perché il presepio di Anna Rosa si arricchisce e si rinnova ogni volta a Natale. Presto però lascerà l’Abbazia di Vezzolano. Il 2024 è l’ultimo anno. I restauratori Nicola vogliono infatti esporlo tutto l’anno in un salone del loro laboratorio ad Aramengo.
Filippo Re
nelle foto
Presepio allestito nell’Abbazia di Vezzolano
Anna Rosa Nicola davanti al suo presepio a Vezzolano

Raccolta di prossimità oli vegetali in Circoscrizione 4

Promossa dalla Città di Torino di concerto con Amiat Gruppo Iren e CONOE (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti), la raccolta di prossimità degli oli vegetali raggiunge anche la Circoscrizione 4.

In questi giorni, infatti, sono stati posizionati ulteriori 55 cassonetti nei quartieri Campidoglio, San Donato e Parella: i contenitori, di colore blu, sono collocati da Amiat in altrettanti luoghi individuati di concerto con l’amministrazione comunale e la Circoscrizione, nell’ambito dell’Accordo siglato tra la Città di Torino, Amiat Gruppo Iren e CONOE (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti).

“Una raccolta dei rifiuti responsabile ed efficiente è imprescindibile per l’adozione di pratiche circolari che consentano di mitigare l’impatto ambientale. Ma per il successo di queste politiche è necessario un coinvolgimento dei cittadini che faciliti l’adozione di comportamenti responsabili da parte dei singoli – sottolinea l’assessora alle Politiche per l’Ambiente Chiara Foglietta -. La raccolta di prossimità degli oli vegetali di provenienza domestica, insieme alle altre progettualità messe in campo dalla Città di Torino per il recupero del cibo, dei RAEE e del legno, creano un contesto favorevole alla riduzione dei rifiuti prodotti e alla differenziazione degli stessi e consente ai cittadini di contribuire attivamente alla transizione verso una città climaticamente neutra”.

“Iniziative mirate, solo all’apparenza piccole e limitate, come la raccolta di prossimità degli oli esausti alimentari possono orientare l’agire dei cittadini in favore della sostenibilità. Siamo felici, come circoscrizione 4, di aver creato un contesto favorevole coinvolgendo le diverse realtà del territorio dalle scuole agli asili, i supermercati, mense e centri d’incontro, con l’obiettivo di favorire quei piccoli comportamenti sostenibili, armonici e coerenti, che rappresentano un tassello importante nel chiudere il cerchio dell’economia circolare”, spiega il presidente della Circoscrizione 4, Alberto Re.

“Grazie alla positiva collaborazione con Città e Circoscrizioni stiamo costruendo un progetto rilevante – aggiunge Paola Bragantini, Presidente Amiat -. Tramite il coinvolgimento dei cittadini proseguiamo il percorso che porta a trasformare in risorsa un rifiuto che, ad oggi, costituisce a tutti gli effetti un inquinante se non correttamente conferito”.

Il progetto, avviato lo scorso aprile, ha già permesso di mettere a disposizione dei Cittadini oltre 340 contenitori: nei punti di raccolta collocati sul territorio, l’olio vegetale esausto, precedentemente filtrato da impurità ed eventuali residui di cibo per ottimizzare il processo di trasformazione da rifiuto a risorsa, dovrà essere raccolto in bottiglie ben chiuse, che dovranno essere conferite direttamente all’interno degli appositi contenitori. È possibile smaltire olio di oliva e di semi vari usati per frittura, oli di conservazione dei cibi in scatola o in vetro e oli vegetali deteriorati o scaduti.

Il servizio verrà esteso a tutta la città entro il 2024, aggiungendosi a quello già attivo presso i Centri di raccolta Amiat, dove è possibile conferire gli oli vegetali esausti all’interno dei fusti presenti.

Per maggiori informazioni: https://www.amiat.it/servizi/raccolta-oli-vegetali-esausti

Debutto di “Antonio e Cleopatra” di William Shakespeare al teatro Carignano

Con Valter Malosti nelle vesti di regista e interprete, il 13 febbraio prossimo 

 

Debutto al teatro Carignano, martedì 13 febbraio, alle ore 19:30, di ‘Antonio e Cleopatra’, spettacolo per la regia di Valter Malosti, che ha curato traduzione e adattamento dell’opera shakespeariana insieme a Nadia Fusini. Protagonisti dell’opera saranno Anna Della Rosa e lo stesso Malosti.

Lo spettacolo è coprodotto da Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, LAC Lugano Arte e Cultura. Resterà in scena per la stagione d’abbonamento dello Stabile fino a domenica 18 febbraio. Le recite in programma dal 13 al 18 febbraio, al Carignano, sono accessibili attraverso sovratitolazione, audiodescrizione e materiale di approfondimento. Venerdì 16 febbraio, alle ore 18:00, è previsto un tour descrittivo e tattile sul palcoscenico.

“Antonio e Cleopatra” è un’opera disincantata e misteriosa che mescola tragico, comico, sacro e grottesco, santifica l’eros con alcuni dei versi più evocativi dell’opera shakespeariana. Valter Malosti e Anna Della Rosa sono i protagonisti della grande tragedia di Shakespeare, scritta tra il 1607 e il 1608 che, come suggerisce Gilberto Sacerdoti, è un prisma ottico: visto di fronte è la storia di amore e politica narrata da Plutarco. Visto di sbieco, ci spinge a decifrare l’infinito libro di segreti della natura.

“i due straripanti protagonisti – spiega Valter Malosti – eccedono ogni misura per affermare la loro infinita libertà. Politicamente scorretti e pericolosamente vitali, al ritmo misterioso e furente di un baccanale egiziano, vanno oltre la ragione e i giochi della politica. Inimitabili e impareggiabili, neanche la morte li può contenere”.

“Di Antonio e Cleopatra – prosegue il regista – la mia generazione ha impressa nella memoria l’immagine, ai confini con il kitsch, vista attraverso la lente di ingrandimento del grande cinema (grande davvero, vista la regia Joseph L. Mankiewicz), di Hollywood, della coppia Richard Burton/Liz Taylor. Su quest’opera disincantata e misteriosa, capace di mescolare il tragico al comico e il sacro al grottesco, su questo meraviglioso poema filosofico e mistico-alchemico, che santifica l’eros, che gioca con l’alto e il basso, aleggia, secondo più di uno studioso, l’ombra del nostro grande filosofo Giordano Bruno. Si tratterebbe di un ‘teatro della mente’”.

“Mi hanno sempre colpito, leggendo e rileggendo Antonio e Cleopatra – spiega Malosti – la prima e l’ultima scena, ma non capivo esattamente il perché. Mi sembravano due scene, stavo per dire inquadrature, non rilevanti. Nella prima scena, uno degli ambasciatori arrivati da Roma, per avere un colloquio con Antonio parla del grande Generale come fosse un vecchio demente, disordinato, libidinoso, perso dietro l’amore per la zingara Cleopatra. Nella scena che chiude la tragedia, osserviamo il vincitore Cesare Ottaviano davanti al copro esanime di Cleopatra, che incita al massimo ordine. Antonio e Cleopatra inizia quindi col massimo disordine in atto, in cui Eros vive insieme a Thanatos in un baccanale egiziano, e convive con le guerre e la Res Publica e il potere, ma tutto questo sconvolgimento svanisce con la morte dei due amanti ‘senza pari’. L’ultima scena appartiene a Cesare Ottaviano che, dopo la beffa politica del suicidio di Cleopatra, concede ai due una imperitura tomba, ed esige dai suoi il massimo ordine relativamente al rito di sepoltura, con tutto l’esercito schierato. Massimo ordine che vuole cancellare per sempre il massimo disordine, ed è istintivamente, proprio per me dall’immagine ineludibile di questa tomba-monumento, che è iniziata la nostra ricerca su Antonio e Cleopatra. Ho chiesto a Margherita Palli di creare una scena ‘tomba’ con gli strati millenari della storia visibili. Una scena tomba che potesse riprodurre un mausoleo odierno.

 

Mara Martellota

Arresti grazie all’App Youpol

Sono numerose le segnalazioni che pervengono alla Centrale Radio della Questura tramite l’App “YOUPOL”, lo strumento attraverso cui si possono segnalare alla Polizia di Stato sia episodi di spaccio e bullismo che di violenza domestica in modalità anonima.

Negli scorsi giorni, personale dell’UPGSP ha tratto in arresto 2 cittadini egiziani, un cittadino marocchino e denunciatone un quarto, tutti gravemente indiziati di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.

Nel primo caso, grazie alle descrizioni ricevute tramite l’applicazione, gli agenti hanno individuato nei parcheggi della metropolitana di piazza Bengasi due soggetti stranieri che, alla vista della pattuglia di polizia, cercavano di allontanarsi in due direzioni opposte. Avvicinandosi, i poliziotti notavano uno dei due, un cittadino egiziano di 19 anni, gettare per terra un involucro e, incurante della richiesta di sottoporsi a controllo, cercare di fuggire. I poliziotti riuscivano ugualmente a fermarlo, recuperando anche ciò che aveva gettato, cioè un pezzo di oltre 50 grammi di hashish avvolto in plastica trasparente con sopra un’etichetta bianca con scritta parziale “V”. L’altro giovane che era con lui, anch’egli diciannovenne e di nazionalità egiziana, aveva addosso altri due pezzi di hashish, avvolti da una pellicola trasparente su cui campeggiava la medesima etichetta combaciante con il primo pezzo; il tutto è stato sottoposto a sequestro.

Dinamica abbastanza simile pochi giorni dopo, quando una segnalazione anonima relativa a un soggetto con un giubbotto blu scuro che stazionava in via Berthollet, angolo via Goito, conduceva i poliziotti dell’UPGSP al controllo di un 53enne di nazionalità marocchina. L’uomo, prima di essere fermato, riusciva a disfarsi, gettandolo per terra, di un pezzo di hashish di circa 3 grammi, mentre addosso alla sua persona gli agenti rinvenivano un altro pezzo, più grande, di circa 14 grammi della medesima sostanza. A suo carico venivano anche sequestrati 230 € in banconote di piccolo taglio delle quali non era in grado di dimostrarne il legittimo possesso. L’uomo risulta tra l’altro colpito dalla misura del DASPO urbano dall’Aprile 2019.

Una terza segnalazione ha invece riguardato la presenza di un uomo all’angolo fra Lungo Dora Napoli e Corso Giulio Cesare, verosimilmente intento a spacciare. Giunti sul posto, i poliziotti hanno rintracciato la persona indicata e hanno proceduto alla sua denuncia, in quanto trovato in possesso di 42 grammi di sostanza stupefacente.

I procedimenti penali si trovano attualmente nella fase delle indagini preliminari, pertanto vige la presunzione di non colpevolezza degli indagati, sino alla sentenza definitiva.