ilTorinese

Il “grottesco” dei due amanti nascosto dietro la Storia

Repliche sino a domenica 18 febbraio, al Carignano

Un fascio di luce a colpire il sipario ancora chiuso e un gagliardo soldato a dirci, con evidenza di ammiccamenti sessuali, quanto il suo generale “che nelle mischie di grandi battaglie ha fatto scoppiare le fibbie della corazza sul suo petto rinnega ogni moderazione ed è diventato il mantice ed il ventaglio per raffrescare la lussuria di una zingara”. È l’inizio dell’”Antonio e Cleopatra”, opera poco rappresentata da noi, che Shakespeare trasse dalle “Vite parallele” di Plutarco, è l’inizio di uno spettacolo importante, tra quelli della stagione, cui hanno posto mano Emilia Romagna Teatro ERT/Teatro Nazionale, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano e LAC Lugano Arte e Cultura. È l’occasione per Valter Malosti – oggi direttore dell’ERT – di affrontare con una nuova traduzione, dovuta a lui e a Nadia Fusini (ed è da consigliare a ogni amante di teatro l’intervento di quest’ultima nel programma di sala, “il ragazzo Cleopatra”, quanto mai approfondito ed esplicativo e piacevole alla lettura), la love story tra il triumviro, deciso a sconquassare il potere di Roma e a costruire sulle sponde del Nilo un impensato punto di ripartenza, e la regina, questa “dark lady” di rare pulsioni, che tra amori e passioni e abbandoni ne ha fatto il suo buffone, “un tragico buffone”, accresce Malosti, il suo giocattolo.

 

Occidente e Oriente, lo sguardo su due mondi opposti che mai s’incontrano, la lotta eterna. Drasticamente setacciando i circa quaranta personaggi dell’originale (si ipotizza la stesura del Bardo intorno al 1607) a dodici presenze soltanto – per tutti: spariscono Pompeo e il suo giro come gli amici di Cesare, e ufficiali e luogotenenti, si unificano le ancelle della regina -, Malosti sceglie di chiamare in primo piano i due amanti, ce li propone sin dall’inizio immersi in quella scena-tomba, sghemba e imponente, approntata da Margherita Palli su orme metafisiche che potrebbero ricordare volentieri i vasti spazi cari a De Chirico, spazi che in seguito verranno occupati dai due troni, dall’incedere di un cavallo su cui avanza Cleopatra, di ronconiana memoria. Un antro al centro, un grande buco nero, una sorta di oltretomba che tutto inghiotte, entro cui sparire, entro cui annientarsi, forse nascondersi alla Storia.

Un luogo di Eros rappacificato e di Thanatos realissimo, che apre ad un lungo flashback, alla vivisezione di questi “straripanti” protagonisti, a questo generale che ha perso la ragione e la saldezza di un tempo, la propria forza e l’ordine che lo reggeva per scivolare nel disordine, nella passione sfrenata che impedisce il ragionamento, nelle tirate bellissime ma assurde; e a questa regina, la “Cleopatràs lussusiosa” dantesca, una regina instabile ormai, divisa tra amore e libertà, ambigua, quasi clownesca, impudente, fatta di risate e sberleffi (il divertimento che mette nello scimmiottare la Fulvia che il suo amante ha abbandonato a Roma) ma pure di lacrime e disperazione, moderna nella sua volontà di reggere le sorti del proprio paese -, e, ancora tra le pagine della Fusini, ci ritroviamo a fare i conti con le verità di Jan Kott, da quell’ormai lontanissimo 1964 quando ci mostrò quanto Shakespeare sia “nostro contemporaneo” -, pronta ad affrontare, pur di non consegnarsi al vincitore e vedersi chiusa dentro una gabbia nel suo trionfo lungo le strade di Roma, il proprio suicidio, dove il mezzo, qui, non è un’aspide consegnatale da un contadino dentro un cesto di fichi ma una più moderna rivoltella: la fine di una storia, un monologo davanti ad un grande specchio, come quello che le grandi attrici hanno in camerino, per prepararsi alla grande prova o per struccarsi, al termine, mentre il suo compagno di recita, Antonio, compare a offrirle un grande mazzo di rose rosse. Uno sparo, il buio, sipario.

Il tutto inteso scavando in quel tono grottesco che non ti aspetteresti, in quell’eccentrico e in quel deformato che si può tranquillamente scorgere negli anni Trenta del secolo passato. Schegge, e non soltanto, come è Ottavia che se ne arriva con il suo abitino bianco e la valigia grandi viaggi in un ambiente troppo lontano da lei; come sono tutti quei toni alti, tutti falsati e falsi, che smaniano in vaporosi movimenti e in continui cambi d’abito (i costumi sono di Carlo Poggioli, il rosso prevale per la corte d’Egitto, il bianco con corazze rivisitate per i soldati di Roma, lunghe palandrane senza tempo per tutti) della protagonista.

Perché è qui la suggestiva, matura, convincente impostazione dello spettacolo da parte di Malosti – c’è semmai da rammaricarsi che non abbia voluto pigiare maggiormente su questo pedale, relegando soprattutto nella parte iniziale il proprio disegno e non spingendolo più oltre. Voglio dire che, in quel percorso di sacro e profano, di alto e basso, di finzione e di reale, di maschere che la coppia si mette sulla faccia, quella veste attoriale di cui ha rivestito i suoi protagonisti, con tanto di sfacciato gioco di teatro nel teatro, di “play” che si mostra senza paura e sempre oltre misura, nella sembianza alta di porgere la battuta, nella tragicità ma anche nella ridicolaggine delle espressioni e dei movimenti, andrebbe spinta sino in fondo. Compresi gli applausi che sentiamo alle loro spalle e i commenti e le risate alle frasi ironiche e divertenti della sovrana, compresi quella chitarra elettrica di Andrea Cauduro o l’arpa celtica di Dario Guidi, in scena anche convincente Eros, pronto a non sopravvivere al suo signore, compreso e magari ampliato il progetto sonoro di GUP Alcaro. Uno sguardo al privato (la passione degli amanti) come pure al pubblico, che non è soltanto politico, ma coinvolge l’idea della recita e il coinvolgimento della sala (Malosti/Antonio non sfuggirà alla “necessità” di scendere in platea, rivolgendo quel “tu” non più, in quel momento, ad un suo compagno di scena e di lavoro, ma ad ognuno di noi, rendendoci testimoni, autentici e attuali).

Tutta quella carrettata di grottesco se la gioca brillantemente Anna Della Rosa (lei che già ebbe a che fare, applauditissima, con la Cleopatra di Testori), in una varietà di sensazioni, di sentimenti, di affermazioni del corpo e della voce tutte quante agguantate con estrema sicurezza, un ventaglio di momenti tutti da apprezzare. L’abbiamo preferita all’attore/regista, parrucca bianca a riccioli da monarca settecentesco, che depone presto le armi di fronte a quell’ironia che per un po’ gli è calzata a pennello. Dario Battaglia è un solido Ottaviano, Massimo Verdastro un indovino giustamente incantato, Danilo Negrelli un Enobarbo che convince nell’amicizia e nel tradimento all’antico compagno d’armi. Con gli altri compagni, hanno costruito una serata di autentico successo, e il pubblico del Carignano (le repliche proseguono sino a domenica 18) ha applaudito con rara convinzione.

Elio Rabbione

Le foto dello spettacolo sono di Tommaso Le Pera

Italia Lib Pop: “Un Centro che nasce di parte non sarà mai Centro”

“Un Centro che nasce con una visione aprioristica verso una sola direzione, con una pregiudiziale verso una delle due parti e con l’idea del “tutti dentro“, a prescindere dalle profonde differenze di posizione su temi etici e valoriali, non può definirsi reale forza di centro, tantomeno essere percepito come un progetto solido e concreto e non solo come un semplice cartello elettorale, concepito per superare la soglia di sbarramento del 4% alle prossime elezioni Europee“, così Claudio DesiròSegretario di Italia Liberale e Popolare, commenta i movimenti in corso in vista dell’appuntamento elettorale di Giugno.

“Dopo il fallimento del cosiddetto terzo polo, naufragato sia per i contrasti tra gli ego in campo, sia per lo strabismo politico che ne ha contraddistinto il percorso portandolo a diventare un piccolo supporto al centrosinistra, esterno ma al contempo organico ad esso, l’eventuale nascita di un nuovo progetto basato sugli stessi presupposti non può che far presagire i medesimi, fallimentari, risultati”, aggiunge Desirò.

“Di fronte alla polarizzazione ed alla radicalizzazione dei contenuti e del confronto politico, il nostro Paese ha la necessità di rafforzare il campo Liberale e Popolare, ma facendolo attraverso progetti concreti, intellettualmente onesti e con una prospettiva di lungo termine che non sia solamente finalizzata ad una visione poltronistica, con l’unico fine di superare soglie elettorali o di portare all’elezione di rari rappresentanti, passando attraverso candidature in liste partitiche sempre e solo di un parte politica precisa”, continua Desirò.

“Se un Centro vero e reale ha la legittima possibilità di marcare le proprie distanze dalle aree più sovraniste e populiste di una coalizione, dovrebbe al contempo evidenziare in modo coerente le profonde differenze da una sinistra oggi oltremodo populistaradicale e statalista con la quale i veri liberali e popolari non possono avere punti in comune. Invece, non vi è occasione in cui i promotori di questo presunto centro non rimarchino le distanze da una sola parte, confermando invece di collaborare e cercare sintesi in una direzione che con liberalismo e pensiero popolare nulla ha a che fare”, conclude Desirò.

Al teatro Carignano va in scena Robin Hood

 Dal 17 febbraio per la regia di Maria Cortellazzo Wiel

 

Il teatro Carignano dedica un appuntamento ai più piccoli e alle loro famiglie, mettendo in scena, fuori abbonamento, la pièce di Alexandre Dumas “Robin Hood”, per la traduzione e l’adattamento di Marta Cortellazzo Wiel, Christian di Filippo, Celeste Gugliandolo, Lisa Lendaro, Marcello Spinetta, Aron Tewelde, diretti da Marta Cortellazzo Wiel.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, andrà in scena da sabato 17 febbraio alle ore 16 fino a domenica 26 maggio prossimo.

Il tradizionale appuntamento per le scuole e le famiglie è quest’anno dedicato all’abile arciere della foresta di Sherwood, Robin Hood. La sua vita si divide tra la speranza di ricongiungersi al primo amore, Lady Marian, e la missione di proteggere il popolo dalle ingiustizie di re Giovanni. Il coraggio del giovane viene messo a dura prova quando la foresta di Sherwood è minacciata dalla ferocia del sovrano, aiutato dal crudele sceriffo. È l’inizio di una grande avventura, nell’ambito della quale fioriranno leggende e ballate. Dalla fervida fantasia di Alexandre Dumas padre nasce uno dei ritratti più affascinanti del leggendario fuorilegge inglese. Ad affiancarlo nelle sue imprese figurano i suoi fedeli compagni tra cui il valoroso amico Little John e la scaltra Maude. Paladino della giustizia e difensore dei deboli, Robin Hood è il principe dei ladri, incontrastato signore della foresta di Sherwood.

“La letteratura – spiega la regista Marta Cortellazzo Wiel – ha sempre regalato storie di eroi e eroine che, con le loro eccezionali virtù di coraggio e abnegazione, hanno compiuto gesta memorabili. Spesso ci rassicura che sia un eroe a dover portare a termine una missione. Il nostro Robin Hood non è un eroe, bensì un ragazzo che, come ogni essere umano, si confronta con i propri dubbi e paure, consapevole di non poter agire da solo. A sostenerlo in questa missione ci sono l’amico Little John che, con i suoi consigli, guida l’istinto spregiudicato del protagonista, l’incantevole lady Marian che, spinta dall’amore per Robin e dal suo senso di giustizia, compie atti rivoluzionari contro il suo stato sociale e Maude, fedele amica della giovane e astuta complice. Oltre ad essere un eroe, Robin Hood è uno dei fuorilegge più celebri della letteratura, l’arciere che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Chi non ha mai associato a lui questa frase? Ormai è diventata quasi un epiteto che descrive i nobili intenti del protagonista del romanzo di Alexander Dumas padre. È stato inevitabile per noi nella creazione del testo porci degli interrogativi circa il concetto di giustizia oggi.

Qual è il confine tra giusto e ingiusto? E quando un’ingiustizia, operata per un bene più grande, può trasformarsi in un atto di salvezza?”

Età consigliata a partire dai 5 anni

Biglietteria del teatro Stabile di Torino

Teatro Carignano, piazza Carignano 6

Orar6i dal martedì al sabato dalle 13 alle 19. Domenica dalle 14 alle 19. Lunedì riposo.

MARA MARTELLOTTA

Doha: Miressi Argento nella gara regina

Si conclude un’altra giornata di gare all’Aspire Dome di Doha: Alessandro Miressi scrive la storia!

Il gigante piemontese tesserato per il GS Fiamme Oro ed il Centro Nuoto Torino si prende un fantastico argento nei 100 stile libero, battuto solamente dal formidabile cinese e neo primatista del mondo (46″80 nella prima frazione della 4×100 stile libero) Pan Zhanie, che vira in testa e poi lo risorpassa negli ultimi dieci metri chiudendo in 47″53.

Il 25enne e primatista italiano (47″45) nuota in 47″72, con un passaggio trattenuto da 22″82 e un ritorno con il turbo in 24″90, per la prima medaglia individuale iridata.

“Sono contento per la medaglia, la mia prima mondiale individuale – commenta il velocista azzurro – Lo sono un po’ meno per il tempo. Perché se devo fare il pignolo volevo qualcosa in meno. Col record italiano vincevo anche. Però, alla fine, ci sta: dopo un mese di lavoro, fare un mondiale a febbraio e nuotare 47” è comunque un bell’allenamento in vista dell’obiettivo più grande che sarà quello olimpico a Parigi”.

Per l’Italia si tratta della quarta medaglia nella gara regina (2-1-1): l’ultima fu l’oro di Filippo Magnini a Melbourne 2007 (in ex aequo col canadese Brent Hayden) che seguì quello di Montreal 2005, la prima il bronzo di Giorgio Lamberti a Perth 1991, mancava l’argento per completare il tris.

Da segnalare anche le ottime prestazioni dell’altro piemontese in gara in Qatar, Ludovico Viberti Blu Art (Centro Nuoto Torino), che compie la missione di qualificare nelle batterie della giornata di ieri la 4×100 mista mixed in finale, garantendo il pass per le Olimpiadi di Parigi 2024. Una frazione da 59″63 con un crono di staffetta da 3’47″65 che vale l’ottavo ed ultimo tempo d’ingresso. Gli azzurri sfruttano la squalifica dell’Olanda, per cambio irregolare tra la frazione a farfalla e quella a stile libero, che aveva chiuso davanti a loro.

Un mondiale che continua a regalare soddisfazioni, non ci resta che continuare a tifare i nostri azzurri che, con la giornata di oggi, chiudono a quota 8 medaglie.

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Foto Deep Blue Media

Chiede una sigaretta e tenta rapina armato di coltello

Gli agenti del Commissariato di P.S. Madonna di Campagna hanno fermato poiché gravemente indiziato di tentata rapina aggravata un diciannovenne cittadino tunisino.

Mercoledì scorso in tarda serata, mentre rincasa, un uomo viene avvicinato con la richiesta di una sigaretta da un soggetto. L’uomo non asseconda la richiesta e si allontana. A questo punto, viene raggiunto alle spalle dalla stessa persona che lo blocca. La vittima si dimena per allontanarsi ma viene attinta con una lama che lacera la giacca senza che vengano inflitte lesioni corporee. L’aggressore cerca di impossessarsi senza successo del cellulare, scaraventando a terra il malcapitato e colpendolo anche con un calcio al volto. Le grida di aiuto della vittima fanno fuggire l’autore del gesto che trova riparo in un edificio abbandonato all’interno del parco della Colletta. Interviene la Polizia che tuttavia, non riesce nell’ immediatezza a rintracciare l’autore del gesto.

Due giorni dopo, personale del Commissariato di P.S. Madonna di Campagna, nell’ambito di approfondite ricerche del reo, si reca nella struttura abbandonata trovando un cittadino nordafricano che dorme con accanto un coltello a serramanico occultato sotto la coperta. Quando si sveglia, l’uomo, un diciannovenne tunisino, cerca di prendere l’arma ma gli operatori gli immobilizzano il braccio. Sul posto, accanto al materasso, gli agenti ritrovano abiti compatibili con quelli indossati dall’autore della rapina due giorni prima. Gli agenti fermano il giovane straniero quale presunto autore del gesto. La vittima riconoscerà poi nell’uomo colui che l’aveva aggredito a scopo di rapina due giorni prima.

Caselle: dall’estate nuovi voli per la Calabria con Ryanair

TORINO AIRPORT COLLEGATO CON TUTTI GLI SCALI CALABRESI

 Si amplia il network di destinazioni di Torino Airport per la stagione estiva 2024: lo scalo di Torino sarà collegato con tutti gli aeroporti della Calabria, grazie ai nuovi voli Ryanair per Reggio Calabria e Crotone, che si sommano a quello già esistente su Lamezia Terme.

Il nuovo collegamento per Reggio Calabria prenderà il via il prossimo 25 aprile e sarà operato con quattro frequenze settimanali, di lunedì, martedì, giovedì e sabato, mentre il volo per Crotone debutterà il 2 giugno e sarà operato tre volte a settimana, di mercoledì, venerdì e domenica.

La nuova rotta per la città dei Bronzi di Riace servirà non soltanto la zona meridionale della regione, ma anche l’area del messinese in Sicilia, mentre il volo per Crotone consentirà ai torinesi di volare verso una delle zone balneari più affascinanti della regione, ricca di attrattive come la Riserva Marina di Capo Rizzuto o l’isola di Calipso.

Si amplia dunque il ventaglio di destinazioni raggiungibili da Torino, con due nuove mete per le quali la catchment area torinese ha da sempre manifestato grande interesse. I due nuovi voli andranno infatti a soddisfare la domanda di viaggio di chi vuole raggiungere i propri famigliari, oltre che di chi vola per motivi di studio o di lavoro.

I biglietti sono disponibili sin da oggi su tutti i canali di vendita Ryanair con tariffe a partire da 24,99 €.

Dara Brady, Direttore Marketing, Communication e Digital di Ryanair ha dichiarato: “Siamo lieti di portare ancora più scelta e valore ai nostri clienti torinesi con l’aggiunta delle nuove rotte per Reggio e Crotone alla nostra programmazione per l’estate ’24, offrendo ai nostri clienti torinesi una scelta ancora più ampia quando pianificano le loro vacanze estive.

Non vediamo l’ora di accogliere i clienti a bordo dei nostri voli da/per Torino quest’estate, poiché Ryanair continua a offrire più connettività e tariffe più basse di qualsiasi altra compagnia aerea in Europa”.

Andrea Andorno, Amministratore Delegato di Torino Airport ha commentato: “Siamo particolarmente soddisfatti dei due nuovi voli che Ryanair annuncia oggi e che completano il nostro network di collegamenti per il Sud Italia facilitando ulteriormente gli spostamenti tra Piemonte e Calabria.

Sappiamo che Reggio Calabria è una destinazione molto richiesta da Torino e, anche grazie alle interessanti tariffe proposte da Ryanair, saranno in molti a beneficiare di questo collegamento. Crotone, una novità assoluta per il nostro scalo, andrà anche ad ampliare la scelta delle mete estive mediterranee raggiungibili da Torino”.

Tentano di rubare gasolio da un tir: arrestati

Gli agenti del Commissariato di P.S. “Madonna di Campagna” hanno arrestato un cittadino italiano di 34 anni e la compagna italiana di 44 anni gravemente indiziati di furto aggravato di carburante in concorso.

Alcune sere fa, la pattuglia stava andando su un altro intervento in via Cigna quando, imboccando via Toscanini, nota lungo la strada due individui sospetti vicino un tir in sosta.

Gli agenti si accorgono infatti della presenza di una donna che vigila il mezzo, fungendo verosimilmente da palo, mentre il compagno sembrerebbe intento a sottrarre carburante con un tubo di plastica bianco.

L’uomo, avvisato dalla compagna dell’arrivo della Polizia, si nasconde all’interno della scocca del tir mentre la donna tenta di scappare a piedi. Gli operatori fermano subito la 44enne bloccandole le vie di fuga ed estraggono poi il 35enne dal nascondiglio.

Sul posto si rinvengono due taniche contenenti circa venti litri di gasolio, un tubo di gomma ancora inserito nel serbatoio manomesso e altro materiale utilizzato per il furto.

Liberi si nasce e liberi si resta!

UN INCONTRO SULLA LIBERTÀ E LA TIRANNIA

 

Un appuntamento culturale di rilievo è in programma venerdì 16 febbraio alle ore 18:30 al Circolo dei Lettori di Via Bogino 9 a Torino. Si terrà infatti, la presentazione con lettura e dibattito di “Il Contr’uno remix o della servitù volontaria”, adattamento di Fabrizio Odetto del saggio epocale sulla tirannia e la servitù dei popoli, scritto intorno alla metà del XVI secolo dal giovane filosofo francese Étienne de La Boétie. Il libro è edito da Lisianthus.

Nell’odierno clima culturale, pieno di contraddizioni, questo breve saggio ci ricorda che la libertà e il libero arbitrio sono tesori dal valore inestimabile; beni così preziosi che, una volta perduti, sono capaci di spogliare l’uomo della sua stessa umanità.

Il celebre “Discorso sulla servitù volontaria” è ritenuto uno dei più grandi testi mai scritti contro la tirannia, in difesa dei diritti naturali dell’uomo. Una lucida visione che proviene da un remoto passato, diretta verso un lontano futuro, che rischia di diventare un eterno presente.

“Non occorre che il tiranno lo scacciate con la forza” scrive Étienne de la Boétie, “non serve buttarlo giù dal trono: basta smettere di sostenerlo e, simile a un gran colosso a cui si tagliasse via la base, eccovelo a terra, cadere sotto il proprio peso, e andare in mille bricioli!”

L’attore Fabrizio Odetto ha rielaborato e adattato la prima versione italiana a cura di Pietro Fanfani e al Circolo Lettori ne porterà viva testimonianza attraverso la sua interpretazione.

L’incontro sarà moderato da Riccardo Cristiani.

 

L’ingresso è gratuito, è gradita la prenotazione.

Per informazioni contattare il numero 0118904401 o scrivere un’e-mail: info@circololettori.it

 

Mara Martellotta

Minaccia gli agenti con spray al peperoncino

Gli agenti della Squadra Volante hanno fermato, in due differenti contesti, un trentaseienne cittadino marocchino e un coetaneo ucraino, entrambi gravemente indiziati di resistenza a P.U.

Venerdì mattina, i poliziotti sottopongono a controllo alcune persone presenti sotto i portici di via Nizza. Mentre operano, si avvicina un cittadino straniero, prima con fare polemico e poi insultando in modo diretto gli agenti. L’uomo, un trentaseienne cittadino marocchino, in evidente stato di agitazione si dichiara sprovvisto di documento di identità e durante il controllo impugna uno spray al peperoncino, ma gli agenti lo mettono in sicurezza prima che possa usare lo spray, nonostante i ripetuti tentativi di colpire con calci gli operatori. L’uomo continua nella sua condotta aggressiva anche in auto, continuando a scalciare in direzione dei poliziotti mentre lo accomodano in auto. Nella circostanza, il trentaseienne, minaccerà di morte e insulterà più volte gli operatori, quindi oltre alla resistenza a P.U. gli saranno anche contestate le minacce.

Un secondo episodio è avvenuto, sempre venerdì in serata, in Piazza Bengasi. Un uomo, alla vista della volante, inizia a correre e una volta raggiunto e fermato si mostra minaccioso e poco collaborativo. Il soggetto, cittadino ucraino di trentasette anni, sbraccia e spintona gli operatori per divincolarsi. In questo frangente, porta la mano alla tasca dei pantaloni. Gli agenti, dopo averlo bloccato, troveranno nella tasca un coltello a serramanico. Durante le fasi della messa in sicurezza, il cittadino ucraino prosegue con la condotta violenta danneggiando lo smartphone di un poliziotto. Oltre all’arresto per resistenza a P.U., per il trentaseienne ucraino scatta la denuncia in stato di libertà per danneggiamento e per il possesso dell’arma. Dai successivi accertamenti, emerge anche che l’uomo ha fatto eccessivo uso di alcol, con valori alcolemici vicini a 2 mg/dl, ed è positivo al THC dei cannabinoidi.

A entrambi i soggetti sono state applicate misure cautelari.

“La ragazza sul divano” di Jon Fosse in prima nazionale al teatro Carignano

Per la regia di Valerio Binasco,  dal 5 al 24 marzo 2024

 

Martedì 5 marzo prossimo, alle 19:30, debutterà in prima nazionale al teatro Carignano di Torino, lo spettacolo “La ragazza sul divano” di Jon Fosse, autore norvegese insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 2023. Il 27 febbraio prossimo uscirà, con Giulio Einaudi Editore, “La ragazza sul divano” del noto scrittore. La traduzione del testo è di Graziella Perin, a firmare la regia è Valerio Binasco, direttore artistico del Teatro Stabile di Torino, che sarà in scena con Pamela Villoresi, Michele Di Mauro, Giordana Faggiano, Fabrizio Contri, Giulia Chiaramonte e Isabella Ferrari. Le scene e le luci sono di Nicolas Bovey, i costumi di Alessio Rosati, il suono di Filippo Conti. “La ragazza sul divano” è una nuova produzione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale insieme al Teatro Biondo di Palermo. Lo spettacolo verrà replicato al Carignano per la Stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 24 marzo 2024.

Valerio Binasco è riconosciuto come il principale interprete italiano di Jon Fosse. Da sempre affascinato dalla poesia introspettiva che attraversa ogni suo testo, e dalla relazione quasi proustiana che le opere del maestro norvegese tracciano tra passato e presente.

Questa storia ha il suo fulcro narrativo in una donna di mezza età intenta a dipingere il ritratto di una ragazza seduta su un divano. Combatte contro i dubbi sulle proprie capacità artistiche e con l’immagine ricorrente della ragazza da cui si sente perseguitata. Essa non è altro che il ritratto di se stessa da giovane, turbata da mille incertezze.

Binasco è affiancato da un cast di grandi interpreti e affronta la difficoltà di curare e rimarginare le proprie ferite affettive.

“La scelta di allestire un’opera – afferma Valerio Binasco – come scrissi tempo fa a proposito della commedia ‘Sonno’ di Jon Fosse, a volte nasce da minimi segni, come certe pietre sul sentiero danno l’indicazione di un percorso; altre volte è il titolo stesso un indizio ermetico di qualcosa che stiamo cercando, perché si concretizza in un’immagine che si trasforma in un personaggio che viene voglia di guardare, di vedere cosa fa e, alla fine, di trovarsi al suo fianco e nel suo mondo. Altre volte un personaggio ci appare come un volto visto in sogno; al risveglio non si è sicuri di chi sia davvero, ma si sente di amarlo, chiunque esso sia. Amo la percezione fuori fuoco della realtà che trovo nei testi di Fosse. Il tema principale de ‘La ragazza sul divano’ è l’abbandono. In molte opere di Fosse torna, come un sogno ricorrente, la figura di una donna che aspetta il ritorno di un uomo che è partito per mare e non è più tornato. I quadri che la donna dipinge in questa pièce sono il punto di vista di chi guarda una nave partire e svanire verso un orizzonte ostile, simbolo di una minaccia che non riguarda solo il mare. Il dipinto simboleggia il padre che se ne va verso la sua idea di vita (il mare), la figlia rimasta sola, reclusa nella vita d’appartamento, percossa dal mare di un’acerba femminilità, cosiccome da quella tempestosa della madre e da quella autodistruttiva della sorella. Il dipinto incompiuto, se si vuole parlare dell’attesa: chi aspetta resta sospeso come sospesa è la forza purgatoriale dell’eterna attesa di un padre che non ritorna mai. Lo stile ossessivo e minimale di Fosse mi seduce. Credo che la sua qualità principale sia il ritmo. Un ritmo che, nonostante appaia lento o inerte, non è mai in ‘battere’, ma, al contrario, possiede un andamento in ‘levare’, anche e soprattutto quando l’azione sembra procedere con esasperata lentezza. Il suo ritmo è scenico, e ciò che è scenico risulta festoso e pieno di humour. Ecco perché, sebbene i suoi temi siano molto tristi e spesso tragici, la tragedia e la tristezza non sono in primo piano. Vi sono in primo piano le atmosfere sospese e l’umorismo serio, quasi duro, inespressivo di personaggi e interpreti”.

 

Teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino

dal 5 al 24 marzo 2024, Prima nazionale

Orari: da martedì, giovedì e sabato ore 19:30/ mercoledì e venerdì ore 20:45/ domenica ore 16:00/ lunedì riposo

Mara Martellotta