ilTorinese

Decluttering, la filosofia dell’essenziale

ELIMINARE IL SUPERFLUO PER FARE ORDINE ED EVITARE GLI SPRECHI.

Declutter è un termine inglese, un verbo che vuol dire fare ordine o sgombrare, ma anche un abitudine sempre più diffusa che mira all’essenziale, all’eliminazione del superfluo.

Armadi pieni, spazi colmi di oggetti inutili, polvere e la quasi impossibilità di trovare le cose che cerchiamo è una condizione causata dalla tendenza ad immagazzinare fino ad arrivare all’eccesso, alla smania attuale di possedere, di acquistare più di quanto serve. Questo accumulo, che a volte corrisponde ad una vera e propria patologia, può essere fonte di disordine, di stress e di confusione; avere molto più di quanto serve, inoltre, non ci rende più felici anzi ci spinge verso una direzione che porta alla dipendenza e all’insoddisfazione.

Liberarsi di oggetti, di vestiti che non mettiamo più, di cose che rappresentano il passato, spesso ingombrante e voluminoso, è un momento di catarsi e di rigenerazione che ci proietta verso un futuro nuovo, essenziale, che ci pone in una condizione di leggerezza e libertà.

Less is more non è solo un modo di dire, non è una filosofia unicamente legata al design, ma è un paradigma che può rappresentare molti aspetti della vita, un modello capace di creare felicità togliendo invece di aggiungere, selezionando piuttosto che collezionare.

Come si comincia ad eliminare superfluo? Da dove si parte?

Intanto è necessario fare un passo per volta, non affrontare tutto insieme, prima uno spazio poi l’altro cominciando da quello che necessità di più di essere alleggerito. La gradualità ci fa prendere confidenza con questa nuova abitudine, ci fa esercitare a vivere con meno, con l’essenziale.

E’ utile fare un analisi di quanto usiamo determinati oggetti o di quanto indossiamo certi abiti e una volta che si è compreso che sono lì oramai solo a fare polvere vanno eliminati. Ci vuole una certa dose di coraggio e di determinazione perché non è facile separarsi dalle nostre cose, sono lì con noi, abitano la nostra casa e in un certo senso ci danno sicurezza. Bastano 5 minuti al giorno però, qualche ora nel week end per cominciare e creare una routine dello sgombero, del fare ordine alimentando l’abitudine di vivere con meno, con la consapevolezza che possedere troppe cose ci dà un piacere effimero.

Gli esperti di decluttering suggeriscono di fare quattro tipi di scatole per creare un lavoro di purificazione degli ambienti organizzato ed efficiente: da buttare, da tenere, da donare, da riutilizzare. Inoltre è consigliato compiere le differenti azioni in tempi diversi per esempio: il lunedì butto e il martedì dono. Una cosa davvero importante di questa attività è l’aspetto ecologico, devono essere seguiteinfatti tutte le regole che garantiscono il pieno rispetto dell’ambiente per non rischiare che le nostre azioni di sgombero  contribuiscano a far aumentare l’inquinamento. I vestiti da eliminare vanno inseriti negli appositi cassonetti e se sono in condizioni dignitose, invece, andrebbero donati direttamente  o tramite quelle associazioni che si occupano di fare raccolta per persone bisognose. Quanto agli altri oggetti di cui ci si vuole disfare, è necessario lasciarli negli appositi contenitori, portarli alle discariche o farli venire a ritirare. Oggi è possibile anche vendere abbigliamento e altri beni che non vogliamo più attraverso diversi siti online, ma anche presso negozi che trattano l’usato. Insomma non abbiamo più scuse, disfarsi del superfluo si può, fare ordine e sgombrare gli spazi per seguire uno stile di vita sostenibile è immaginabile. L’ordine, la pulizia e il necessario contribuiscono anche al benessere mentale, vivere in un ambiente sobrio e non appesantito da accumuli di beni e materiali stimola infatti la creatività e la serenità.

MARIA LA BARBERA

Juventus-Genoa 0-0

E’ finito  0-0  il match della Juventus con il Genoa nell’anticipo dell’ora di pranzo della 29a giornata di campionato.

Nelle ultime otto partite, è il secondo pareggio consecutivo, dopo aver ottenuto una sola vittoria negli ultimi otto incontri.

Bianconeri piuttosto spenti nel primo tempo, poi  nella ripresa Iling e kean colpiscono il palo. A fine incontro Vlahovic è espulso per proteste.

E all’uscita dal campo i calciatori juventini vengono fischiati dai propri tifosi.

Buon compleanno, “Reale”! I 180 anni della prima società di ginnastica italiana

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La Reale Società Ginnastica di Torino festeggia i suoi 180 anni con un evento aperto al pubblico per raccontare l’emancipazione femminile.

La scusa è quella dei grandi festeggiamenti, l’opportunità è invece quella di entrare in un luogo che è una vera e propria eccellenza torinese.

Qui si studiano arti marziali, ginnastica artistibmca e ritmica, Baskett a livello agonistico. Ma ci sono anche attività amatoriali aperte a tutti. L’allievo più piccolo ha 3 anni, quello più anziano 80.

Nel 2002 apre Flic, una scuola di circo che firma artisti circensi. Gli studenti arrivano da 20 nazioni differenti: dall’Australia al Perù, dagli USA ai più vicini paesi europei. Fanno uno o due anni di studio in base al programma scelto. La scuola rappresenta una tappa conosciuta a livello mondiale per la formazione circense. Da qui escono gli artisti che lavoreranno in spettacoli più o meno noti come quello del Cirque du Soleil.

“Qui i ragazzi vengono a studiare la disciplina del trapezio ballant. Siamo tra le pochissime scuole al mondo che lo insegnano. Ma qui si viene sopratutto per i principi che si trasmettono: rigore, follia e sensibilità. E posso testimoniare la grande umanità dei nostri allievi” dice Matteo Lo Prete, direttore della Reale Società di Ginnastica e del progetto Flic scuola di circo.

Torino vanta dunque l’eccellenza anche nella formazione di atleti e performer unici. Eppure non sono molti a saperlo.

Lori Barozzino

Rock Jazz e dintorni a Torino: Depeche Mode e Roberto Vecchioni

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. All’Imbarchino il duo di elettronica Crystal Pussy. La PFM torna all’Alfieri nel tributo  a Fabrizio De Andrè.

Martedì. All’Alfieri la cover band Big One reinterpreta le musiche dei Pink Floyd. All’Osteria Rabezzana si esibiscono Tiziana Cappellino e Alberto Marsico. Al Colosseo canta Loredana Bertè. Al Fortino “Canti resistenti” con Mattia Martinengo e Anna Spray.

Mercoledì. Al Lambic si esibiscono i Tribot. All’Alfieri per 2 sere consecutive è di scena Levante. Al Colosseo Belinda Davids reinterpreta le canzoni di Whitney Houston. Al Blah Blah suonano i Black Violence.

Giovedì. L’Istituto Musicale di Rivoli presenta Tomasz Ignalski con Giulia Bi. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Piotta. All’Hilton del Lingotto suona il quintetto del sassofonista Bobby Watson. Al Colosseo arriva Roberto Vecchioni. Al Blah Blah si esibisce King Salami & The Cumberland Three. Allo Spazio 211 è di scena Hannah Jadagu.

Venerdì. All’Audiodrome di Moncalieri si esibisce Fatboy Slim. Al Folk Club canta Norma Winston in quartetto. Al Concordia di Venaria per 2 giorni consecutivi si esibisce Giò Evan. Allo Ziggy suonano gli HypNOgeO e Blue Lies. Al Colosseo si esibiscono I Musici di Francesco Guccini. Allo Spazio 211 è di scena Jozef van Wissem. All’Hiroshima arriva Giancane. Al Blah Blah suona la chitarrista Sara Ardizzoni.

Sabato. Allo Ziggy sono di scena i Guineapig. All’Inalpi Arena sold out per i Depeche Mode. Al Bunker tecno con Skee Mask e Zenker Brothers. Al Magazzino di Gilgamesh si esibisce la vocalist JJ Thames. Al Magazzino sul Po suona il trio Lalalar.

Domenica. Al Blah Blah si esibiscono i Pom.

Pier Luigi Fuggetta

PA a scuola di intelligenza artificiale al Polo formativo Sna di Santena

Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, firmano il protocollo d’intesa con Comune di Torino, Fondazione Cavour, Scuola nazionale dell’amministrazione, Università e Politecnico di Torino. Al Polo cavouriano anche nuovi spazi per l’ospitalità.

Si rafforza la presenza della Scuola Nazionale dell’Amministrazione a Santena (Torino), presso la sede della Fondazione Camillo Cavour. Il Ministro per la Pubblica amministrazione, senatore Paolo Zangrillo, e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, hanno firmato il protocollo d’intesa, con Comune di Torino, Fondazione Cavour, Scuola nazionale dell’amministrazione, Università e Politecnico, sulla gestione del Polo formativo territoriale del Piemonte. Due, in particolare, le novità: il focus dei corsi sui temi della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale e la realizzazione di nuovi spazi dedicati all’ospitalità dei partecipanti grazie, in particolare, all’impegno della Regione Piemonte nell’individuare i finanziamenti necessari.

La cerimonia si è svolta nella Giornata dell’Unità nazionale, nella Sala Diplomatica del Complesso Cavouriano dove Camillo Benso conte di Cavour ha vissuto ed è sepolto. Un luogo simbolico, utilizzato dallo statista per le sue riunioni politiche, dove per l’occasione è stata esposta copia del Primo Tricolore.

Con il Ministro Zangrillo erano presenti il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, la vicesindaca di Torino, Michela Favaro, il vicepresidente della Sna, Remo Morzenti Pellegrini, e i rettori del Politecnico e dell’Università di Torino, Guido Saracco e Stefano Geuna. A fare gli onori di casa il presidente della Fondazione Cavour, Marco Boglione. Ha portato i saluti della città di Santena il sindaco, Roberto Ghio.

«Con la Scuola nazionale dell’amministrazione siamo impegnati a istituire poli territoriali in ogni Regione. Ne abbiamo inaugurato uno in Calabria, oggi siamo qui a Santena, e posso annunciarvi con molta soddisfazione che presto saremo in Lombardia, in Puglia e in Abruzzo per poi continuare nel resto dell’Italia – ha sottolineato il ministro Zangrillo –. L’obiettivo è valorizzare le nostre eccellenze affinché le amministrazioni presenti sul territorio possano lavorare tra loro in modo sinergico anche con le Università e le imprese».

«La scuola nazionale di Santena rappresenta un’eccellenza formativa strategica. L’alta formazione dei dipendenti della pubblica amministrazione, il reciproco arricchimento tra il personale di diverse regioni è un valore aggiunto importante per accrescere sempre di più la qualità dell’azione amministrativa. Il Piemonte crede fermamente nel progetto ed è stata la prima Regione a realizzare attività formative su un polo territoriale e già da settembre ha previsto la frequenza di 45 neo dirigenti regionali, in un percorso per acquisire competenze tecnico-specialistiche e trasversali, in modo da strutturare standard sempre più alti di azione della pubblica amministrazione, di cui la Regione Piemonte è esempio e modello» ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio.

«L’arricchimento dell’offerta formativa della Scuola nazionale dell’Amministrazione è una buona notizia per il territorio e non solo – ha sottolineato la vicesindaca di Torino, Michela Favaro –. La formazione del personale è un’esigenza strategica anche per l’amministrazione comunale. Lavorare sulla digitalizzazione inoltre è davvero importante per migliorare la qualità dell’azione amministrativa dei nostri enti e adeguarli alla realtà che cambia».

La Fondazione Cavour «è impegnata convintamente in questo progetto di grande eccellenza che è complemento naturale delle nostre attività – ha affermato il presidente della Fondazione, Marco Boglione –. Credo che Cavour sarebbe contento di poter ospitare in questi luoghi un polo di alta formazione proprio della pubblica amministrazione, che è la costola del nostro Paese e della sua capacità di dare risposte ai cittadini».

«Quando si parla di formazione – ha osservato il rettore dell’Università di Torino, Stefano Geuna – le università ci sono, con le loro competenze e professionalità e con la capacità di attrarre qui talenti dall’Italia a dell’estero grazie alla sua capacità di fare rete a livello internazionale. Questo è progetto strategico a cui partecipiamo convinti che la formazione sia la strada migliore per caratterizzare una società migliore e più capace di rispondere alla collettività».

«Nella conoscenza della tecnologia, che ha nel Politecnico la sua casa per eccellenza, si gioca la qualità delle politiche – ha aggiunto il rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco –. Intelligenza artificiale e digitalizzazione sono destinate a cambiare in maniera radicale il percorso formativo dall’infanzia fino ai più alti livelli di responsabilità. Avere un luogo dove queste tecnologie rivoluzionarie si studiano e si insegnano alle persone della PA rappresenta un’occasione straordinaria per il Paese e per il nostro territorio».

Operativo dall’autunno di due anni fa, quando è stato inaugurato, il Polo formativo Sna del Piemonte ha ospitato fino ad ora una decina di corsi per un totale di circa 400 partecipanti. Altri cinque sono già in programma per il 2024. Il nuovo protocollo, nel rinnovare l’impegno da parte della Sna ad utilizzare il Polo Cavouriano come propria sede piemontese, attribuisce al Polo una vocazione specifica su digitalizzazione e intelligenza artificiale, temi di fondamentale importanza per la PA del futuro. «Stiamo vivendo una trasformazione radicale, alla quale dobbiamo preparare al meglio le nostre persone perché vivano il cambiamento come opportunità e non come minaccia – ha concluso il Ministro Zangrillo – Grazie per il suo lavoro alla Sna, simbolo di capacità, merito ed eccellenza che forma e prepara la classe dirigente a guidare la complessa macchina amministrativa. E grazie anche alla Regione Piemonte, indispensabile partner di questo progetto, e a tutti i firmatari di questo protocollo. Continuiamo a lavorare insieme per una PA all’altezza delle sfide del nostro tempo!».

Al Lingotto 150 espositori del settore horeca. Tutte le novità per hotel, ristoranti e caffè

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Ha preso il via questa mattina  la prima edizione di Horeca Expoforum organizzata al Lingotto Fiere di Torino dal 17 al 19 marzo da GL events Italia. Riservata ai professionisti del settore, la manifestazione con circa 150 gli espositori, per 3 giorni permette di incontrare in un unico luogo tutto il mondo dell’horeca. All’inaugurazione Andrea Tronzano, Assessore al bilancio e alle Attività produttive Regione Piemonte e le associazioni di categoria come Confesercenti e Ascom, oltre a Turismo Torino e Exclusive Brands Torino hanno evidenziato l’importanza di avere questa manifestazione a Torino, una città dove il turismo è presente in modo sempre più costante, ma dove restano ampi margini di crescita, con potenzialità che non sono sfruttate a sufficienza. Considerazioni condivise dalla “padrona di casa” Krisztina Szilvasi, direttore commerciale Lingotto Fiere, che con GL events ha portato a Torino l’unica manifestazione del settore nel nord ovest d’Italia.

Nella tavola rotonda di apertura, incentrata sull’importanza del lavoro di squadra per il successo di un’attività, Elisa Floredan, Responsabile Servizio Monitoraggio, dall’Agenzia Piemonte Lavoro, ha illustrato alcuni dati: nel 2023 sono state oltre 15 mila le aziende dell’Horeca in Piemonte ad aver assunto almeno una persona, pari al 16,4% del totale regionale. Un incremento che si dimostra costante nel tempo e che ha già superato i livelli pre – pandemici.

Claudia Ferrero ha quindi presentato in prima assoluta HorecaJob, la piattaforma dotata di Intelligenza Artificiale che favorisce l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, un servizio semplice, immediato e utile soprattutto per le persone che – per limiti linguistici o altro – hanno difficoltà nello stilare un curriculum vitae e a muoversi nel mondo del lavoro. Ma anche per le aziende, seguite da un assistente virtuale che le aiuta a creare i parametri per lo screening delle candidature ricevute, con tempi di selezione che si possono ridurre fino al 74%.

Dal dibattito è emerso quanto oggi siano sempre più i candidati a scegliere le aziende in cui vogliono lavorare. Uno scenario che impone alle imprese di sviluppare l’“employer branding” per condividere i propri valori con i collaboratori. La parola chiave è “wellness”, evidenziata da Leonardo Serranti, Direttore generale Principi di Piemonte, che ha raccontato l’impegno nella definizione di un protocollo appealing per i lavoratori e lo sforzo nel mantenere all’interno del gruppo i talenti individuati, garantendo appunto il benessere privato e professionale attraverso orari che lascino spazio alle necessità delle persone, offrendo agevolazioni, premi, formazione. «Tuttavia, la formazione non basta se non c’è attitudine» ha precisato il direttore.

«I giovani devono riconoscersi in un progetto che li renda orgogliosi di lavorare nella struttura in cui si trovano» questo è l’impegno di Cesare Grandi, Chef del ristorante La Limonaia, che ha raccontato l’importanza dell’accoglienza al cliente da parte di tutta la sua squadra, con la quale lavora da diversi anni. Visioni condivise anche da Stefano Chiodi Latini, Vice Direttore Generale Gruppo Gerla 1927, che ha sottolineato il ruolo della squadra come “brand ambassador” su cui occorre investire a partire dalla formazione. Formazione che deve includere anche lo sviluppo di competenze per essere accoglienti nei confronti di turisti alto spendenti di culture diverse, in particolare i musulmani, come ha ricordato Paolo Biancone, docente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, UNITO, che ha precisato: «l’Italia è al 67° posto quanto a capacità di attrarre questa fascia di pubblico».

Horeca Expoforum prosegue lunedì 18 e martedì 19 con numerosi appuntamenti: dagli show cooking con chef e lady chef alla premiazione delle Stelle della ristorazione, da degustazioni alla scoperta della vera pizza napoletana a momenti creativi di latte art e ancora i segreti delle macinature di caffè di qualità e temi di grande attualità come lo spreco alimentare.

Il palinsesto di appuntamenti della 3 giorni comprende focus su caffè, pizza, pasticceria, degustazioni di tè, aperitivi dolci e salati, show-cooking e molto altro. A supporto della manifestazione numerosi partner che riconoscono il valore e l’opportunità di Horeca Expoforum, come principale piazza del territorio.

HORECA EXPO

 

Il monito di Cassino

EDITORIALE

Di Adolfo Spezzaferro direttore de “L’identità”

Non c’è luogo più simbolico e carico di significato dell’abbazia di Monte Cassino, rasa al suolo ottant’anni fa, per il monito lanciato dal presidente della Repubblica. Nel suo forte richiamo a fare di più per la pace, e a farlo come Europa, nel segno di San Benedetto, Sergio Mattarella, parlando alla cerimonia commemorativa dell’ottantesimo anniversario della distruzione della città…

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Il monito di Cassino

Per fare delle foto scivola nel Po e muore

Il corpo privo di vita di un uomo di 53 anni, di Rivalta, è stato recuperato dai vigili del fuoco nel fiume Po a Torino. L’uomo ieri sera voleva scattare delle foto ma ha perso l’equilibrio ed è scivolato nel fiume nella zona  dei Murazzi.

In due sul monopattino: nello scontro con un’auto uno si ferisce gravemente e l’altro fugge

Questa mattina a Torino, in piazza S. Gabriele da Gorizia un uomo a bordo di un monopattino è rimasto coinvolto in un incidente stradale ed e’ stato ricoverato al Cto gravemente  ferito.

In base a testimonianze raccolte la vittima dell’incidente era su un monopattino elettrico insieme a un’altra persona e si è scontrato con una vettura.

La seconda persona si è dileguata. Illeso il conducente dell’auto.

Il cav. Carlo Antonio Napione (Torino, 1756 – Rio de Janeiro, 1814) presupposti e pretesti per una postilla

La Storia ha il delicato compito di far conoscere la verità di quelli che non ci sono più. Talora allo storico è permesso di formulare delle ipotesi, che altri potranno, nel tempo, verificare e anche smontare, ma tutti dovremo sempre rispettare scrupolosamente la verità …

Carlo Antonio Napione a Rio abitava non lontano da dove, prima di rientrare a Torino nel 1985, ho vissuto i miei ultimi anni in Brasile. Ai suoi tempi si parlava di “Morro do Castello” (cioè Collina del Castello) mentre, negli anni Ottanta, là non rimaneva più traccia di una zona alta e il nome designava appena una regione al Centro della città, vicina all’Aeroporto Santos Dumont. Quella zona era nata nel 1922 a seguito dello spianamento della collina omonima, ma, con lo spostamento di terra e altri materiali di sgombero, si alterò irreversibilmente la morfologia del territorio, non solo eliminando ogni traccia dell’altura, ma addirittura ricolmando alcune insenature della costa. Per documentare visivamente l’ambiente, ricorro qui a un delicato acquarello del 1809, mentre più avanti darò testimonianza dei funerali di Napione al convento di Sant’Antonio a Rio con l’immagine dello stesso luogo con un corteo funebre (la litografia è tratta dal libro «Voyage pittoresque et historique au Brésil» che il parigino Jean Baptiste Debret pubblicò a Parigi da Firmin Didot et frères tra 1834 e 1839, dopo aver vissuto a Rio per quindici anni, a partire dal 1816).

Nell’ambito del Castello, Napione era proprio di casa, e tra noi, torinesi, sebbene distanti nel tempo, si venne a creare una buona sintonia intanto che, per conoscerlo, indagavo su di lui e lo studiavo. – Ai miei tempi, quando si facevano questi studi dal Sud America, si partiva un po’ svantaggiati, perché, non essendoci ancora internet, i contatti si svolgevano esclusivamente per posta, e questo costringeva a lunghi periodi di attesa tra la richiesta e l’arrivo delle informazioni (che spesso non arrivavano neppure) …

Personalmente, non mi lamento affatto di aver utilizzato ancora i mezzi di comunicazione più tradizionali. Infatti, così facendo, ho meglio apprezzato in un lettera di Napione per il fratello, quando scriveva di doversi affrettare per chiudere la pagina poiché la candela stava consumandosi ma, col moccolo ancora acceso, avrebbe ancora dovuto sciogliere la ceralacca per sigillarla, prima di consegnarla al postiglione che era pronto a partire… perché sono quelle delle considerazioni di grande vivacità. Su quei fogli però, le annotazioni di chi aveva ricevuto le lettere, non sono meno significative perché ci permettono di dire come non fosse poi così lento il servizio postale internazionale tra Sette e Ottocento! Soprattutto, tornando alle considerazioni sulle nostre corrispondenze però, dirò che quelle lettere mi hanno permesso di stabilire buoni contatti con studiosi di tutto il mondo (dei quali conservo gli autografi), in particolare voglio ricordare che, dall’Italia, Luigi Bulferetti mi rispose subito (chiamandomi “collega”, titolo che, subito, mi premurai di rettificare) e poi mantenne con me un’amicizia che sarebbe durata fino alla sua morte (per questo mi domando perché mai, a richiesta di un innominato e innominabile referee, io dovrei raccontare di un mio alunnato presso di lui, se mai ci fu?). Nella Rio de Janeiro, di quei miei anni, incontrai anche il generale di divisione Francisco de Paula e Azevedo Pondé, storico militare di fama mondiale (il cui nome Luciano Tamburini pretendeva che io rettificassi per adeguarlo alla forma errata riportata da un repertorio statunitense)! Ma, lasciamo da parte quelle assurde pretese, posso ricordare che, in entrambi i Paesi, i due studiosi furono i primi che, negli anni Sessanta, si occuparono di Napione. (Io, che sono intervenuto collegando le indagini e gli studi fatti in Europa con quelli brasiliani, sono stato il primo a fare questa sintesi, rimediando alla dicotomia che è nelle biografie di tanti i personaggi le cui vite si sono svolte su continenti diversi.

Ho dedicato una ventina d’anni ai miei approfondimenti, e li ho conclusi pubblicando gli esiti dei miei studi in due corposi volumi (le cui copertine riprendo qui sopra), (che, prima che fossero stampati, un’operatrice culturale, che a Torino ha voce in capitolo, con tutta la delicatezza dell’elefante nel negozio di porcellane, definì un “mastodonte”). Ora per allora le ribatto che per un personaggio come Napione, la cui vita fu ricca di attività e di viaggi, non bastava un profilo minimo ma, poiché su di lui si era detto poco o nulla, era necessario ricostruirne la storia e, siccome i documenti che lo riguardano erano tantissimi e per lo più inediti, bisognava raccoglierli, studiarli, renderli pubblici un po’ come si fa nelle cause di canonizzazione dei santi.

Non si trattava neppure di un lavoro semplice perché si doveva ricollegare il periodo piemontese (e europeo) della sua vita a quello portoghese (e brasiliano), quindi, una volta raccolti i documenti in giro per il mondo, era necessario trascriverli (ed erano tanti) e poiché, tra quelli, molti erano in Portoghese, Svedese e Tedesco, bisognava tradurli, mentre si poteva credere che, trascritti, bastasse solo pubblicare quelli in Italiano e Francese (però, se si pensa al riferimento a Lagrangia nelle carte di Papacino D’Antoni che vi ho già segnalato, si può pensare che serva a poco pubblicare i documenti dopo averli recuperati, e questo anche se li abbiamo anche trascritti e annotati)!

Napione fu un artigliere, un chimico, un mineralogista e un metallurgo notevole, e in vita aveva avuto onori (come le nomine a Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, di Torre e Espada, Grande de Portugal) e riconoscenze [quali la chiamata alle: Reale Accademia delle Scienze di Torino, Societät Der Bergbaukunde (Società Montanistica di Germania), Kungl. Vetenskapsakademie (Accademia delle Scienze di Stoccolma), Jenaische Mineralogische Societät (Società Mineralogica di Jena), Academia Real de Sciencias e Sociedade Real, Maritima, Militar, e Geografica di Lisbona], nel tempo aveva poi anche assunto (come specificherò più avanti) diversi incarichi di responsabilità, ma la sua vita, un po’ come quella della più parte di noi, non fu mai distinta per degli atti eroici, ché, come, da giovane, ebbe a scrivere al fratello, nello scendere e salire per le miniere dell’Alta Europa, si trovava soddisfatto anche se era stanco come un mulo e sporco come un maiale!

Mi domando allora a chi giovi sapere che nella biografia sintetica, che di lui pubblicò il Dizionario Biografico degli Italiani, citando i miei studi, qua e là, quasi di proposito, abbia disseminato notizie fake che non si potranno mai confermare. Io lo segnalo domandandomi che senso ha per la Storia dire che un simile racconto è ispirato ai miei studi? Infatti quelle affermazioni mi denigrano, accusandomi indirettamente di falsità, e screditano il mio onesto e scrupolosissimo lavoro … – allora ribatto, ricordando che i pezzenti “più fortunati” vivono nella Capitale, perché sanno che, se allungano la mano sulle cose degli altri, ci sarà sempre un’indulgenza plenaria che concederà loro l’assoluzione piena della colpa e, senza che sia loro richiesto di restituire il mal tolto e senza che debbano nemmeno scusarsi, non saranno mai tenuti a pentirsi di nulla? – Ben altra cosa sono il senso di dignità e l’orgoglio per un “bel lavoro” fatto che i nostri vecchi, geograficamente più vicini a Cornelis Jansen e a Jehan Cauvin (vulgo: Giansenio e Calvino), ci hanno trasmesso col ricordo della loro sana e serissima operosità!

Ma torniamo alla fine del nostro Napione che, per essere avvenuta nella “cidade maravilhosa”, fu davvero tutta tinta di colori foschi, non già da quelli vivaci di un carnevale carioca (dove con l’aggettivo intendo, come si deve, la città di Rio e non “tutto ciò che è brasiliano”, come erroneamente riferiscono tanti comunicatori disinformati). Su di essa domina il grigio con cui terminano tanti sogni e si sviluppano, per l’intera durata, gli incubi … per questo ora ritornerò meglio sull’ultimo periodo della sua vita, perché devo definire alcuni aspetti che avevo lasciato appena accennati. Nella fattispecie, nel capitolo 16° del mio Napione, accenno a una Donna Gertrude Maria Pereira Caldas, la quale, dopo aver assunto, per il nostro, un ruolo di governante, nel testamento, fu da designata sua erede universale. Dopo la pubblicazione del mio saggio, sono ritornato su quel personaggio femminile… in nessuno degli Almanacchi storici (quello di Lisbona per il 1807, ripubblicato integralmente nella «Revista do Instituto Histórico e Geográfico Brasileiro» Apêndice ao vol. 290 – 1971, e quello di Rio per il 1811, ripubblicato integralmente nel vol. 282 – 1969 della stessa rivista) non c’è traccia di lei… Questo potrebbe significare che fosse ancora troppo giovane, poiché i nostri documenti sono tutti di un intorno di tempo prossimo al 1814! Però tanto giovane io predo che non lo fosse, all’assumere la gestione e la custodia dell’abitazione del nostro cinquantaseienne.

Il Torinese abitava nel così detto “Calabouço” (nome che significa letteralmente “dungeon” e indica una “prigione”, una “segreta” o un “sotterraneo”, ma che, analogamente all’italiano “dongione”, può anche essere usato per la torre interna di un castello) su quei locali io già scrissi che erano accolti in una struttura, decentrata rispetto al vero e proprio castello, nei quali aveva funzionato una prigione e che erano stati scelti perché, in essi, Napione avrebbe installato anche il suo laboratorio chimico. Non dimentichiamo che si occupava di esplosivi (motivo per cui il laboratorio doveva presentare caratteristiche particolari e, nel caso, i muri rinforzati di una prigione potevano andare bene anche per quest’altro uso) e, poi, che, tra gli elementi che, normalmente, maneggiava, c’erano l’arsenico e il mercurio, solo per ricordarne due tra i più velenosi (ma di questo, se mai se ne occuperà chi vorrà approfondire il suo decesso) … Certamente poi, quella casa era frequentata dai militari subalterni suoi collaboratori. Ora, se ricordiamo che egli era Direttore della Fabbrica della Polvere e del Real Orto Botanico della Laguna Rodrigo de Freitas, Is­pettore Generale di Artiglieria, Consigliere di Guerra del Consiglio Supremo Militare, Is­pettore della Real Giunta degli Arsenali, Fabbriche e Fonderie, e che per quegli incarichi lui, che era straniero era apprezzato a corte e pagato bene, si può immaginare che questo causasse qualche gelosia, se non anche invidia tra alcuni esponenti dell’ambiente militare portoghese; e poiché si sa che, alla corte portoghese di Rio, erano abbastanza comuni i complotti e le congiure… così … dobbiamo ipotizzare che succedesse proprio contro di lui che, da qualche anno, essendo venuto meno il Conte di Linhares, aveva perso il protettore ufficiale, che non solo era ministro della guerra, ma un suo personale amico da lunga data, profondamente legato all’ambiente torinese dove aveva vissuto parecchi anni e aveva sposato un’Asinari di San Marzano!

Ma torniamo al Brasile! Casualmente, nella História Geral do Brasil di Francisco Adolfo de Varnhagen (vol. 3, t. V), ho ritrovato per ben due volte il nome di un portoghese, proprietario in Olinda, provincia di Pernambuco: Manuel José Pereira Caldas. La prima volta il 6 marzo, e l’altra, durante il governo repubblicano provvisorio di quelle terre, il 18 maggio 1817. Il nome, alla data del 9 maggio 1817, è accompagnato dall’epiteto di Robespierre della rivoluzione di Pernambuco e, nello stesso anno, un’efemeride ne chiarisce bene il perché, infatti riferisce che: «Il governo repubblicano di Pernambuco manda a fucilare un uomo impiegato al servizio del mare, per mantenere comunicazioni con il blocco del porto. Per questo e altri eccessi di potere contro gli europei, Manuel José Pereira Caldas meritò il soprannome di Robespierre». (Ephemerides nacionaes colligidas pelo Dr. J. A. Teixeira de Mello e publicadas na Gazeta de Noticias – tomo 1° – Rio de Janeiro, 1881, p. 295). Altri scritti più recenti poi, come la tesi di dottorato di Breno Gontijo Andrade (A Guerra das Palavras: cultura oral e escrita na Revolução de 1817, discussa a Belo Horizonte nel 2012), permettono di connotare meglio il personaggio. Così sappiamo che era portoghese di nascita, “doutor” (dottore, laureato in diritto), che iniziò la sua carriera in Brasile, nell’allora provincia della Paraiba, dove fu “ouvidor” (cioè: difensore civico), e che si dedicava anche all’amministrazione di uno zuccherificio di sua proprietà. In ultimo si ricorderà che, all’inizio del 1817, passava già i sessant’anni di età, quindi, citando lo storico Oliveira Lima, sapremo, ed è ciò che più importa, che era “dedicadíssimo à República e foi sanguinario nos seus ditos e pareceres, o que se confirma na documentação” e che, per quei suoi “pregi”, fu incaricato di scrivere la costituzione repubblicana di Pernambuco.

Uniti dallo stesso cognome (il quale è comune nella città portoghese di Braga), non sappiamo se e in che grado fosse parente della Gertrude, governante del generale, ma ci sono buoni presupposti per pensarlo e, quindi, per immaginarli coinvolti in un complotto ordito contro Carlo Antonio Napione, per questo ipotizzo che la morte del Cavaliere avvenisse per un omicidio deciso da un complotto ordito da un gruppo di rivoluzionari (vicini a quei repubblicani di Pernambuco che si sarebbero messi in luce per i fatti successivi) infatti, alla corte di Rio, essi contavano sull’appoggio di chi, appartenendo alla loro stessa organizzazione segreta, li avrebbe coperti e protetti… L’ipotesi non è così stravagante: nell’America Latina del tempo dominata dall’emblematica e sanguinaria figura di Simón Bolívar. Per questi motivi crediamo che la nostra non sia un’ipotesi del terzo tipo…

Carlo Alfonso Maria Burdet

(Dedico queste pagine alla memoria di Andrée MansuyDiniz Silva, Luigi Bulferetti e Raimondo Luraghi, storici di fama mondiale che, nel corso degli anni, seppero esprimermi la loro amicizia insieme alla stima per i miei studi).