ilTorinese

Attimi e tempo a Villa Lascaris

 

Domenica 14 luglio 2024, ore 18.00
Villa Lascaris – Ingresso da Piazza SS. Pietro e Paolo, Pianezza

 

Seneca ha scritto che “Il maggior ostacolo al vivere è l’attesa: tutta rivolta al domani, non fa che perdere l’oggi“. Mentre rincorriamo gli impegni, pianifichiamo il domani, aspettiamo che finalmente arrivino le gratificazioni e si realizzino le nostre speranze, perdiamo gli attimi.

Ma quanti modi ha il tempo?

Il tempo è elastico. Un istante può essere infinito oppure durare un battito di ciglia: lo insegna la musica nel trattenere o prolungare una nota, oppure in una pausa, un accordo, un respiro.

Il tempo ha forme e modi diversi. Esiste il tempo esteriore, scandito da un orologio, e il tempo interiore, esistenziale, indipendente da calendari o misurazioni: lo insegna la filosofia.

Non sappiamo cosa sarà il prossimo istante. Lo insegna la danza, nell’imprevedibilità dei movimenti che possono, in un secondo, passare da fluidi a improvvisi, da morbidi ad aspri.

Sono gli attimi, quelli che restano. Pochi secondi sono sufficienti per cambiare una vita, e il tempo è malleabile. Lo insegnano gli attori e i registi sui palcoscenici, così come gli autori tra le pagine dei libri.

I greci distinguevano tra Chronos, il tempo che scorre suddiviso in minuti, ore, giorni, mesi, anni, e Kairos, il momento da non perdere, che determina la scelta e l’azione. Il momento da vivere con intensità.

Villa Lascaris, casa di spiritualità e cultura dell’Arcidiocesi di Torino, propone un pomeriggio di istanti:

CHRONOS E KAIROS – Attimi e tempo

Domenica 14 luglio 2024 – ore 18.00
Villa Lascaris, ingresso da Piazza SS. Pietro e Paolo – Pianezza (TO)

 

Danza, musica e recitazione si declinano in un percorso, tra il parco e le sale auliche di Villa Lascaris, in cui sarà lo spettatore a comporre il suo viaggio in bilico tra tempo e momenti.

Tre palcoscenici, diversi sentieri per raggiungerli. Il tempo – Chronos -, scandito dai rintocchi di una campana. Le performance di Giulia Balla e Jacopo Masserano, musicisti; Elena Cavallo, danzatrice; Silvia Mercuriati, attrice. Indipendenti, in contemporanea, invisibili l’una all’altra. Kairos.

 Saranno i singoli spettatori a scegliere l’ordine delle performance a cui assistere, muovendosi da un palcoscenico all’altro attraverso percorsi che, anch’essi, nascondono esperienze e istanti.  Marco Fracon, direttore di Villa Lascaris, introdurrà le mappe e le chiavi per districarsi in questa esperienza così diversa dal solito.

Al termine della performance, come sempre accade per Letture e Musica nel Parco, di cui Chronos e Kairos è la quarta edizione, verrà offerto agli spettatori un piccolo aperitivo per fare due chiacchere e godere dell’attimo: un tramonto d’estate nella quieta bellezza del parco di Villa Lascaris.

 

Per partecipare a Chronos e Kairos – attimi e tempo, è indispensabile la prenotazione via mail a eventi@villalascaris.it

Biglietti disponibili in loco.

Adulti: € 12.00

Bambini 5 – 12 anni: € 8.00

Bambini sotto i 5 anni: gratuito

Regione e comune di Trana per il giardino botanico sperimentale Rea

La Regione Piemonte ed il Comune di Trana sigleranno un accordo di collaborazione per la gestione e la valorizzazione del giardino botanico sperimentale Rea.

In mattinata si è svolto un incontro di approfondimento degli aspetti tecnici legati all’accordo tra gli enti, presenti l’assessore regionale al Patrimonio Gian Luca Vignale, l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli ed il sindaco di Trana Cinzia Pachetti.

“ La Regione investirà 1,8 milioni di euro di fondi europei e statali per la sostituzione delle serre, il rifacimento delle caldaie e l’installazione di pannelli fotovoltaici. Sarà presentato un piano di valorizzazione anche dal punto di vista gestionale del parco- afferma l’assessore Vignale. Abbiamo voluto questa collaborazione perchè crediamo molto nelle potenzialità del giardino botanico Rea, che si configura non solo come uno spazio in cui si considerano le piante per la loro specifiche caratteristiche ma anche come luogo di conservazione della biodiversità e di divulgazione scientificaE’ intenzione della Regione valorizzare tutto il proprio patrimonio, che deve diventare un motore di sviluppo territoriale.

Ho avuto modo oggi di visitare uno spazio che ha tutte le caratteristiche per diventare un polo di attrazione culturale e turistica per la zona. Per il giardino botanico Rea si configura una possibilità di collaborazione con il Museo di Scienze Naturali che credo possa davvero rivelarsi utile ed interessante”- sottolinea l’ assessore Chiarelli.

Per il Comune di Trana è un’opportunità davvero interessante cercare rilanciare il Giardino Botanico Rea, grazie alla collaborazione con la Regione Piemonte, il Museo di Scienze Naturali e l’ente parco Alpi Cozie. Crediamo molto nella valorizzazione di questo spazio che merita di essere conosciuto ed apprezzato da un pubblico sempre più vasto. Ringrazio gli assessori regionali Vignale e Chiarelli per la loro presenza oggi” dichiara Cinzia Pachetti sindaco di Trana.

IL GIARDINO BOTANICO REA: LE CARATTERISTICHE

Il giardino si sviluppa su di una superficie di circa 10.000 mq e ad una quota di 450 metri. Sono coltivate circa 2000 tra specie, varietà e cultivar di piante provenienti dal Piemonte, Italia e da tutto il mondo. Le specie piemontesi sono inserite in biotòpi, che rappresentano piccoli ambienti ricostruiti: bosco misto di latifoglie, ambiente acquatico, roccera calcarea e di serpentino.

Due serre a differente clima ospitano rispettivamente piante tropicali, succulente, mentre una terza serra è dedicata alla collezione di specie carnivore e, durante l’inverno ospita le specie delicate: agrumi, fuchsie, pelargoni.

E’ presente un arboreto con specie ornamentali rustiche. Principali collezioni riguardano il genere Iris, che comprende sia specie botaniche (Iris perrieri, Iris sibirica, Iris graminea, ecc) che cultivar ornamentali, in particolare Iris barbate alte.

Questa collezione custodisce Iris storiche create da Giuseppe G. Bellia e dalle “Signore delle Iris” (Nita Stross Radicati, Gina Sgaravatti, Mary Senni, Flaminia Specht), negli anni 60 del Novecento, per poi arrivare a ibridatori moderni, sia italiani che stranieri. Altra collezione di specie ornamentali riguarda il genere Fuchsia, con circa 20 specie botaniche e 50 cultivar.

Collezioni di specie officinali, aromatiche e alimentari sono ospitate in tre aiuole e una area è dedicata al recupero dei cereali antichi e storici.

Una zona è stata creata con piante idonee ad attirare e nutrire farfalle e utili insetti impollinatori. Inoltre sono stati sistemati un alveare didattico e degli hotel per insetti impollinatori, per sensibilizzare i visitatori a questa importante tematica.

Le attività sono rivolte alla divulgazione e lo studio della botanica, sia per gli adulti che per le scolaresche in visita.

Un’altra serata ‘olimpica’ a Bardonecchia con la Nazionale di Spada

 

Ancora un appuntamento olimpico a Bardonecchia che, in questi giorni, sta ospitando l’allenamento collegiale della Nazionale di Spada.

Lunedì  sera, nel foyer del Palazzo delle Feste, gli atleti azzurri con il Commissario Tecnico Dario Chiadò hanno incontrato l’Amministrazione Comunale, residenti e turisti.

Un bellissimo momento ‘a tu per tu’ con i big della specialità: a cominciare dal quartetto femminile, neo campione d’Europa, composto da Rossella Fiammingo, Alberta Santuccio, Giulia Rizzi e Mara Navarria e dai quattro convocati olimpici, tra gli spadisti, Davide Di Veroli, Federico Vismara, Andrea Santarelli e Gabriele Cimini.

“Grazie per essere qui – ha detto il vice sindaco Vittorio Montabone, incontrando gli Azzurri – è un privilegio ed un onore per noi ospitarvi. Speriamo davvero che vi piaccia essere qui a Bardonecchia”. “Sta diventando per noi una piacevole tradizione ospitare le squadre olimpiche” ha aggiunto Montabone, ricordando la presenza, nelle settimane scorse, della Nazionale femminile di Judo e di quella del Pentathlon. “Grazie a tutti voi e speriamo davvero che da Bardonecchia arrivi un grande in bocca al lupo”.

Anche il Commissario Tecnico della Nazionale Dario Chiadò ha ringraziato Bardonecchia per l’ospitalità di “un territorio capace di ospitarci con strutture sportive ottime”.

Gli atleti, sollecitati dalle domande di Alessia Timon, consigliere comunale ed ex atleta della Nazionale di sci alpino, hanno raccontato le loro emozioni per l’Olimpiade che li attende ed anche la forza che arriva dall’essere “una squadra solida, un gruppo molto coeso, dove si vive in uno splendido clima”.

Al termine tante foto ed un grande in bocca il lupo a tutti gli atleti dal pubblico presente.

 

Al “Concordia” Domiziano Pontone racconta Martin Scorsese

A Vigone le “olimpiadi” della birra

Le “Olimpiadi della Birra 2024”: Non una grezza gara di quantità, ma giochi di abilità, scaltrezza, conoscenza e resistenza basati sulla bevanda che tutti amiamo.

Organizzazione a cura del birrificio artigianale “PENNA NERA” a Vigone, Tennis Club / Bar TieBreak, Sabato 20 luglio 2024, dalle 10 alle 24

Celebrare e far conoscere il mondo della birra a 360°, con giochi e bevute in allegria, buon cibo, musica e tanti sorrisi.

Benvenuti alle Olimpiadi della Birra, l’evento annuale organizzato dal birrificio artigianale “PENNA NERA” che celebra il mondo della birra a 360° in  un’immersione completa nella cultura della birra artigianale, dalla conoscenza delle materie prime agli stili di birra, dal servizio impeccabile ai giochi più celebri legati a questa bevanda.

Le Olimpiadi della Birra non sono solo una gara, ma un’occasione per dimostrare la propria passione e competenza in vari aspetti del mondo birraio.

Con circa venti prove diverse, i partecipanti potranno mettere alla prova le loro abilità in tutto, dalla degustazione alla conoscenza teorica, fino alla resistenza e al divertimento, tutte caratteristiche essenziali per chi ama la birra o lavora nel settore.

Chiunque sia maggiorenne può iscriversi e partecipare alle competizioni, ma l’evento è aperto anche a chi desidera semplicemente assistere, godendosi una giornata di allegria e convivialità.

Per maggiori informazioni ed iscirzione contattaci su WhatsApp al 3336003634

PENNA NERA FB PAGE:

https://www.facebook.com/BirraPennaNera

EVENTO FB:

https://www.facebook.com/events/1463830617555433

Trieste e le ombre dei suoi fantasmi

 

Trieste, ricca di storia sul crinale carsico e crocevia di frontiere contese, è la città più settentrionale del Mediterraneo e più meridionale della Mitteleuropea. Una città “luogo dei luoghi”, protagonista dei racconti “I fantasmi di Trieste”(Bottega Errante Edizioni, 2018). L’autore, Dušan Jelinčič, giornalista della RAI e alpinista, uno degli scrittori italiani di lingua slovena più autorevoli e apprezzati, traccia una personale mappa della memoria che si intreccia con vicende misteriose e “fantasmi”. Come ogni città con un passato importante, complesso e sofferto, Trieste si porta addosso i segni di ferite mai rimarginate e di irrisolti conflitti. I luoghi di questo percorso con ampi tratti autobiografici – Jelinčič a Trieste ci è nato e vive in una casa del primo Carso, ai bordi dell’altipiano affacciato sul golfo che si apre davanti al porto e alla piazza Unità d’Italia – s’intrecciano con le persone, i protagonisti di queste storie. Nei racconti prendono corpo immagini della città vecchia, del tram di Opicina – che sale fino all’omonima frazione sull’altipiano del Carso – e dei rioni di San Giacomo, San Giovanni e San Giusto. Si sente quasi l’odore salmastro del mare e il fischiare della bora, si possono immaginare le onde che s’infrangono sul molo Audace dove nel 1914 ( quando si chiamava ancora molo San Carlo) attraccò la corazzata “Viribus Unitis”,nave ammiraglia della marina Imperiale con a bordo le salme dell’Arciduca Francesco Ferdinando e della moglie Sofia, uccisi nell’attentato di Sarajevo. Sullo stesso molo, quattro anni più tardi, giunse il cacciatorpediniere “Audace” della marina italiana. Era il 3 novembre del 1918, finiva la prima guerra mondiale e la nave che diede il nuovo nome a quella lingua di terrà in mezzo al mare, vi sbarcò un battaglione di bersaglieri. Oltre al paesaggio fisico ci sono i luoghi dell’anima e le storie di personaggi veri, come nel caso di Diego de Henriquez che morì la sera del 2 maggio del 1974 nell’incendio del suo magazzino, dove dormiva solitamente coricato dentro una bara di legno, portando con se i suoi segreti. Un personaggio straordinariamente singolare, triestino erede di una famiglia di ascendenza nobiliare spagnola, raccoglitore di ogni genere di materiale bellico e ideatore del Civico Museo della Guerra per la Pace. La sua morte lasciò molti dubbi e forse, come fa supporre il racconto di Jelinčič. Diego de Henriquez ricopiò in due dei suoi diari, prima che venissero cancellate, le scritte lasciate dai prigionieri nelle celle della Risiera di San Sabba, lo stabilimento per la pilatura del riso che i nazisti trasformarono in lager. Morì a causa di questo, vittima di un incendio doloso? Cercando tra le voci e le scritte dei morti della Risiera venne a conoscenza di verità scomode sull’unico campo di sterminio in Italia? Cosa aveva scoperto?I nomi dei collaborazionisti triestini, qualcuno divenuto poi una figura rispettata della comunità locale? Aveva dato un volto a chi, denunciando i suoi concittadini di religione ebraica, aveva contribuito a toglierli di mezzo, arricchendosi? Volti che riappaiono, come fantasmi, assumendo le sembianze in un altro racconto di un anziano seduto sul tram di Opicina che assomiglia come una goccia d’acqua ad un volto che si intravede in una foto di cinquant’anni prima accanto a Odilo Globocnik,il nazista calato a Trieste per fare della Risiera un luogo di morte. Jelinčič, nei suoi racconti parla anche delle sfide calcistiche allo stadio Grezar, intitolato al mediano triestino che perì con tutto il resto della squadra del Grande Torino nella tragedia di Superga, del vecchio bagno asburgico “La lanterna”, più noto come “El Pedocin” ( il piccolo pidocchio) dove un  muro lungo 74 metri e alto tre divide tra uomini e donne la spiaggia di ciottoli bianchi. E’ lì che l’autore, in gioventù, fece l’amara scoperta di essere considerato con disprezzo uno “sciavo”, in quanto sloveno di Trieste. Ci sono poi le storie dove il protagonista è James Joyce, che visse a lungo in città, completando la raccolta di racconti Gente di Dublino, diverse poesie oltre al dramma Esuli e ai primi tre capitoli de l’Ulisse, il libro che gli diede fama internazionale. In uno dei luoghi più belli della città, il Ponterosso che attraversa il Canal Grande, nel quartiere teresiano, un monumento in bronzo raffigura lo scrittore irlandese mentre cammina, assorto nei suoi pensieri, con un libro sottobraccio e il cappello in testa. La targa, riprendendo la “Lettera a Nora” del 1909, recita: “la mia anima è a Trieste”. Joyce, parafrasando Dušan Jelinčič, fa parte dei “fantasmi gentili”, come lo psichiatra Franco Basaglia che iniziò dal San Giovanni di Trieste la rivoluzione che portò all’abolizione degli ospedali psichiatrici con la legge 180. “La libertà è terapeutica”, venne scritto sui muri bianchi di quella “città dei matti” che rinchiudeva dietro le sbarre, con un “fine pena mai” chi era segnato dalla malattia. Grazie a Basaglia Trieste diventò la città del riscatto di tante persone, come nel caso di Olga, una “ex matta” che racconta la sua storia all’autore. I ricordi vagano e s’imbattono in Julius Kugy, l’alpinista che aveva cercato ovunque sulle alpi Giulie la Scabiosa Trenta, rarissimo fiore delle alpi slovene. Guardando l’immagine della piantina incollata su una pergamena ingiallita, la descrisse così: “..ecco la graziosa creatura di luce, sul calice d’argento finemente merlettato, vestita di bianco splendente, trapunta di tenere antere d’oro! Non era ormai una piantina, era una piccola principessa del paese dei sogni”.Kugy si era fatto costruire un organo che suonava personalmente nella chiesa di via Giustinelli. Una chiesa di proprietà della comunità armena, data in affitto ai cattolici di lingua tedesca e oggi semi abbandonata, esempio di degrado e incuria. In fondo è proprio Trieste, città di grande tradizione europea e crogiuolo di etnie, ricca di contraddizioni e oscuri sensi di colpa che si racconta in questo libro. E Dušan Jelinčič, con la sua scrittura coinvolgente, ne amplifica la voce.

Marco Travaglini

Gianna Pentenero presidente del Gruppo Pd

 I neoeletti Consiglieri regionali del Partito Democratico, nella riunione svoltasi ieri, hanno indicato come Presidente del Gruppo la candidata alla Presidenza della Regione Gianna Pentenero.

“Il ruolo che mi è stato affidato – commenta Gianna Pentenero – è la prosecuzione dell’impegno che ho profuso in campagna elettorale. Ringrazio i colleghi per avermi, ancora una volta, accordato la loro fiducia. Il Partito Democratico porterà avanti un’opposizione seria, responsabile e inflessibile e attraverso proposte alternative e concrete costruirà nei prossimi cinque anni le basi per tornare al governo della Regione”.

“Un sincero in bocca al lupo a Gianna Pentenero per il suo nuovo incarico di Presidente del Gruppo consiliare del PD. I piemontesi si aspettano da tutti noi un’opposizione intransigente e costruttiva a partire dai temi che hanno caratterizzato il lavoro degli ultimi anni e la campagna elettorale come la difesa della sanità pubblica” dichiara il Segretario Regionale del Partito Democratico, Domenico Rossi.

“Con Gianna, le colleghe e i colleghi consiglieri – aggiunge Rossi – ci sarà un lavoro comune che terrà insieme le attività del gruppo e quelle del partito nelle istituzioni e sul territorio. Insieme alle altre forze di opposizione abbiamo il compito e sentiamo fortemente la responsabilità di costruire un’alternativa che torni a governare la nostra regione”.

Renato Rascel, l’attore che nacque “per caso” a Torino

STORIE PIEMONTESI: a cura di CrPiemonte – Medium /   

Il 2 gennaio del 1991, moriva dopo una lunga malattia Renato Rascel, nome d’arte di Renato Ranucci

di Marco Travaglini

Artista incredibilmente versatile, indimenticabile protagonista del teatro leggero italiano, nella sua lunga carriera di attore, comico, cantautore e ballerino si cimentò in moltissimi ruoli. In molti, tra i non più giovanissimi, lo ricorderanno protagonista di moltissimi spettacoli dalla rivista alla commedia musicale, dall’intrattenimento televisivo e radiofonico all’operetta e al teatro.

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La sigla della trasmissione tv I racconti di Padre Brown

Non tutti sanno però che nacque “casualmente” a Torino il 27 aprile 1912, durante una tournée della compagnia di cui facevano parte i suoi genitori, il cantante di operetta Cesare Ranucci e la ballerina classica Paola Massa, artisti di opera comica che lavorarono anche con il grande Ettore Petrolini.

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Il Corazziere del 1961

Il piccolo Renato passò così i primi giorni di vita in una cesta dietro le quinte dove i genitori, a turno, si prendevano cura di lui tra una scena e l’altra. Venne poi battezzato a Roma, nella basilica di San Pietro per volontà del padre “che volle confermare la sua romanità risalente a sette generazioni”.

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Una vecchia locandina

Nascendo in una famiglia d’artisti fu normale che anche Renato sentisse il richiamo della scena e così, fin da piccolo, si ritrovò a calcare i palcoscenici di compagnie filodrammatiche e teatrali. A 10 anni entrò a far parte come soprano nel coro delle voci bianche della Cappella Sistina. Grazie alla sua travolgente simpatia e a un innato talento fece tutta la trafila dalla gavetta al successo.

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Le più belle canzoni

Suonò la batteria, ballava il tip-tap, si esibì come cantante, debuttò nel 1934 vestendo gli abiti di Sigismondo ne “Al Cavallino bianco” l’operetta più nota e popolare dopo la “Vedova Allegra”. L’esperienza lo portò a inventare un suo personaggio che lo rese riconoscibile al grande pubblico. La bassa statura e il fisico esile gli suggerirono la celebre, esilarante e surreale interpretazione del Corazziere.

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Rascel nelle vesti del Corazziere

Elaborò sketch e canzoni diventate pietre miliari della rivista, al fianco di attori e autori come Garinei e Giovannini. Con la sua compagnia teatrale mise in scena nel 1952 uno spettacolo — “Attanasio cavallo vanesio” — che ottenne un clamoroso successo, confermandolo tra i più amati beniamini del pubblico italiano. Un successo bissato con “Alvaro piuttosto corsaro”, “Tobia la candida spia”, “Un paio d’ali”, girando per i teatri di una Italia desiderosa di svago e divertimento.

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Rascel cantante

Si cimentò nel cinema con i suoi personaggi senza tralasciare ruoli più impegnati come ne “Il cappotto” (tratto da un racconto di Gogol’) con la regia di Alberto Lattuada e “Policarpo ufficiale di scrittura”, diretto dal torinese Mario Soldati. Rascel fu anche protagonista di una grande e commovente interpretazione nei panni del mendicante cieco Bartimeo nel “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli.

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Renato Rascel nei panni di Padre Brown

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Un primo piano di Renato Rascel

Rascel scrisse anche molte canzoni, alcune delle quali riscossero un successo che varcò i confini nazionali entrando a far parte del nostro repertorio popolare come “Arrivederci Roma”, “Romantica” ( con la quale trionfò al Festival di Sanremo nel 1960), “Te voglio bene tanto tanto”, “E’ arrivata la bufera”. I ragazzini della mia generazione lo ricordano in televisione con la veste talare del protagonista de “I racconti di padre Brown”, sceneggiato prodotto e messo in onda dalla Rai nel 1970. Risale a quello stesso anno la sua ultima interpretazione in una commedia musicale di Garinei e Giovannini (Alleluja brava gente) dove Rascel ebbe l’onere di sostituire all’ultimo istante il famosissimo Domenico Modugno con un giovane Gigi Proietti, pressoché sconosciuto al pubblico.

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Rascel con Giacobetti, Chiusano e la Mannucci del Quartetto Cetra nel 1970

Una carriera lunga e ricca che lo vide al tempo stesso innovatore e rappresentante autentico della storia nobilmente popolare della commedia italiana. Una vicenda umana e artistica che, ancora oggi, molti ricordano con affetto e riconoscenza.

Terra Madre Salone del Gusto, una nuova relazione con la natura

Terra Madre Salone del Gusto 2024 avrà luogo a Parco Dora dal 26 al 30 settembre prossimi e si pone nella condizione di individuare una nuova prospettiva, una nuova relazione con la natura.

Organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte, con il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, del Ministero del Turismo e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e Italian Trade Agency, la quindicesima edizione del Salone del Gusto pone l’accento sul creare una nuova relazione con la natura, attraverso il cibo, l’elemento più importante che ci conduce alla terra. Il claim scelto quest’anno è “We are nature”.

Questo percorso è il frutto di riflessioni che Slow Food ha avviato e condiviso a livello italiano e internazionale con la rete di soci, produttori, artigiani, pastori, pescatori e istituzioni sue partner in quasi quaranta anni di storia dell’associazione ( Slow Food nasce in Italia nel 1986) e in venti anni di Terra Madre.

“Sono trascorsi venti anni dalla prima edizione di Terra Madre – spiega il sindaco di Torino Stefano Lo Russo – un periodo in cui la manifestazione è cresciuta diventando un punto di incontro delle comunità del cibo di tutto il mondo. Per l’edizione 2024 Terra Madre e il Salone del Gusto hanno scelto di darsi appuntamento a Parco Dora, una cornice non solo adatta a ospitare grandi eventi, ma anche uno dei simboli della rigenerazione urbana e della contaminazione tra culture diverse in questa città. La Città di Torino avrà come sempre un suo spazio per presentare le tante iniziative e i progetti legati al tema del cibo, da quelli di studio a quelli di cittadinanza attiva per sostenere l’economia circolare e combattere lo spreco alimentare. Il cibo è un tema importantissimo che ha anche un’incidenza trasversale su tutta la nostra comunità . Per essere buono deve essere sostenibile ed etico. Terra Madre e Slow Food ci danno appuntamento per rinnovare questa riflessione, oggi più preziosa che mai”.

“Da venti anni Terra Madre è preziosa occasione di dibattito, conoscenza e cultura sui temi del cibo e della sostenibilità alimentare – affermano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore regionale al Commercio, Agricoltura e Cibo Paolo Bongioanni – Si tratta di un appuntamento cresciuto nel tempo che consente a Torino di accogliere migliaia di delegati e affrontare ad altissimo livello una delle problematiche più cogenti dell’umanità. Quest’anno la manifestazione sarà l’occasione per riunire il Tavolo nazionale sui sistemi Alimentari, cui parteciperanno esperti della filiera Agroalimentare italiana insieme alle principali città italiane, per delineare la posizione del nostro Paese su cibo, sostenibilità e sicurezza alimentare a livello internazionale”.

“Con una situazione demografica a livello planetario che, in questi ultimi venti anni, ha portato un incremento della popolazione mondiale di 1,5 milioni di individui, e una crisi climatica galoppante, oggi è più che mai necessario unire le forze per far fronte a questo stato di cose – ha dichiarato Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ricordando l’appello per inserire l’educazione alimentare nelle scuole di ogni ordine e grado.

“Con una classe dirigente sorda e sempre più in balia degli interessi economici delle multinazionali o dei grandi fondi di investimento, noi crediamo che il cambiamento possa avvenire ancora dal basso. Ma per far sì che ciò si realizzi, è necessario che la società civile sia informata e avveduta su tutte le possibili e innumerevoli connessioni che, partendo dal cibo, si legano al benessere degli individui e alla salute del pianeta. In questa edizione Terra Madre vorrà promuovere una sana educazione e una più profonda conoscenza del comparto alimentare e delle dinamiche che ne sottendono. Solo attraverso questo percorso sarà possibile creare la consapevolezza di essere natura, consegnando un futuro diverso e migliore alle nuove generazioni”.

Ad aprire la conferenza di presentazione della quindicesima edizione del Salone del Gusto è stato Giacomo Portas, presidente di Environment Park, uno dei luoghi, oltre Parco Dora, cuore pulsante della manifestazione, che ospiteranno alcuni appuntamenti del palinsesto insieme a Cascina Fossata, Nuvola Lavazza e Eataly del Lingotto. Al catalogo degli espositori che è già online, insieme a una prima tranche del programma di conferenze, laboratori del gusto e appuntamenti a tavola, si aggiungeranno nei prossimi mesi presentazioni e degustazioni, gli appuntamenti organizzati negli spazi dei partner e delle istituzioni ( tutte le Regioni italiane saranno rappresentate), e gli eventi OFF organizzati in città le quali possono contribuire con le proposte da parte di circoscrizioni, associazioni, enti culturali e ricreativi.

Tra le tematiche centrali la riflessione sulle principali questioni di attualità, come la crisi climatica, il ruolo delle multinazionali nel sistema alimentare, la giustizia lungo la filiera del cibo, il futuro delle aree interne e delle terre alte, al possibilità di nutrire l’umanità attraverso modelli agricoli capaci di rispettare la natura, grazie al contributo di nomi di fama internazionale e alle testimonianze dei produttori.

MARA MARTELLOTTA