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Valutare l’impatto oggi: perché Torino investe sulle competenze che contano

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In un contesto economico e sociale in rapido cambiamento, parlare di valutazione di impatto non significa più limitarsi a misurare risultati o a compilare report, ma dotarsi di strumenti concreti per prendere decisioni migliori. È da questa consapevolezza che nasce la VII edizione del Corso Universitario di Aggiornamento Professionale (CUAP) in Valutazione di Impatto Sociale, promosso dal Dipartimento di Management dell’Università di Torino.

Negli ultimi anni, fondazioni, pubbliche amministrazioni, imprese e operatori della finanza a impatto si sono trovati di fronte a una crescente richiesta di trasparenza e rendicontazione. Allo stesso tempo, l’evoluzione del quadro normativo europeo – e il recente allentamento di alcuni obblighi formali – ha reso evidente un rischio: confondere la rendicontazione con la valutazione, perdendo di vista la sostanza dei cambiamenti generati dai progetti.

La valutazione di impatto, invece, è una competenza strategica. Significa saper distinguere tra ciò che viene fatto e ciò che realmente cambia, tra output e outcome, tra intenzioni e risultati. È una capacità sempre più richiesta a chi opera nei territori, gestisce risorse pubbliche o private, progetta interventi sociali, culturali e ambientali.

Il CUAP in Valutazione di Impatto Sociale si inserisce in questo scenario come un percorso formativo pensato per chi già lavora, e sente l’esigenza di rafforzare il proprio metodo. Il corso, che prenderà avvio il 9 febbraio 2026, si svolgerà online, con una formula compatibile con l’attività professionale, e prevede 125 ore complessive tra didattica frontale e project work applicativi.

Il programma affronta i principali temi della valutazione di impatto: dalle metodologie e dagli approcci più diffusi, alla teoria del cambiamento, dall’uso dei dati nei processi valutativi al rapporto tra impatto, sostenibilità ed ESG, fino alla comunicazione dei risultati. Particolare attenzione è dedicata ai casi pratici, che permettono ai partecipanti di confrontarsi con situazioni reali e complesse.

Un elemento distintivo del percorso è il rilascio di due certificazioni professionaliChief Value Officer e Valutatore d’Impatto – insieme a crediti formativi universitari e professionali. Un segnale della volontà dell’Università di Torino di contribuire in modo concreto alla costruzione di nuove competenze, utili non solo sul piano teorico ma anche sul mercato del lavoro.

Torino, con il suo ecosistema di fondazioni, enti pubblici, imprese sociali e iniziative di innovazione, rappresenta un contesto ideale per sviluppare e sperimentare approcci avanzati alla valutazione. Investire su queste competenze significa rafforzare la capacità del territorio di progettare, valutare e migliorare le proprie politiche e iniziative.

In un’epoca in cui le risorse sono limitate e le sfide crescono, saper valutare l’impatto non è un lusso: è una necessità. E formare professionisti capaci di farlo in modo rigoroso e consapevole è una responsabilità che l’università non può eludere.

Il nuovo ordine mondiale tra ambizioni e zone d’influenza

 

L’idea di un nuovo ordine mondiale guidato da Trump, Putin e Xi Jinping nasce dalla percezione che le grandi potenze stiano ridefinendo le proprie sfere di influenza. Non esiste una spartizione ufficiale dei territori, ma una serie di mosse politiche, economiche e militari che ricordano una competizione globale sempre più dura.
Gli Stati Uniti, soprattutto nell’era Trump, hanno mostrato interesse strategico per aree chiave: dalla Groenlandia, vista come fondamentale per sicurezza e risorse, fino all’attenzione verso l’America Latina, con pressioni sul Venezuela e su altri Paesi considerati vitali per l’influenza regionale. È una strategia che punta a contenere rivali e proteggere interessi energetici e geopolitici.
La Cina di Xi Jinping guarda invece al Pacifico. Taiwan resta l’obiettivo più sensibile: Pechino la considera parte integrante del proprio territorio e la sua riunificazione è presentata come inevitabile, anche se il tema aumenta le tensioni internazionali. Parallelamente, la Cina espande il proprio peso globale con investimenti, commercio e infrastrutture.
La Russia di Putin punta a recuperare il ruolo perso dopo la disgregazione dell’URSS nel 1991, cercando di riaffermare la propria influenza nelle aree dell’ex spazio sovietico. Più che conquistare nuovi territori, Mosca mira a ricostruire potere e prestigio.
Più che un mondo diviso a tavolino, emerge quindi un sistema instabile, fatto di ambizioni incrociate e competizione continua, in cui gli equilibri globali restano aperti e fragili.

Enzo Grassano

Le origini dello sci a Sauze d’Oulx su Ski

SAUZE D’OULX – Inizio d’anno col botto per Sauze d’Oulx.

La Befana porta in dono un importante servizio su Ski Sport legato alla nascita dello sci a Sauze d’Oulx.

L’appuntamento è per martedì 6 gennaio

Sono in programma sull’emittente Ski ben tre passaggi del documentario di Giorgia Mecca legato ai 120 anni della stazione sciistica di Oulx-Sauze d’Oulx

Il documentario si potrà vendere su Ski Sport alle ore 11:30 nello Speciale Buon Weekend conduzione Demicheli-Frola con saluti e lancio SPECIALE ORIGINE DELLO SCI SN967580; ore 22:00 STD 8 Sport 24 Today conduzione Benci con saluti e lancio SPECIALE ORIGINE DELLO SCI SN967580; ore 00:00 STD 8 News Line conduzione Benci più saluti e lancio SPECIALE ORIGINE DELLO SCI SN967580.

Un documentario che presenterà la storia dello Sci in alta Valle con riprese effettuate lunedì 15 dicembre a Jouvenceaux con l’icona dello sci valsusino Piero Gros e poi venerdì 18 dicembre a Sportinia a Capanna Kind con interventi dell’Istruttore Nazionale di Sci Giuliano Vitton, dello storico e ideatore della gara di sci d’epoca Amedeo Macagno e di Andrea Rondina responsabile marketing della Sestrieres Spa. Nel documentario interventi anche di Daniela Berta direttrice Museo Nazionale della Montagna, di Antonio de La Pierre presidente emerito Ski Club Torino. E poi l’esibizione dei maestri della Project con gli sci d’epoca e protagoniste le nuove leve dello sci di Sauze d’Oulx con i bambini e ragazzi degli Sci Club a guardare avanti al futuro stesso dello sci

L’Assessore al Turismo Davide Allemand invita alla visione: “Siamo decisamente soddisfatti per la messa in onda del servizio di Ski Sport sui 120 anni della nascita della stazione sciistica di Sauze d’Oulx e di Oulx. Un grazie va alla giornalista Giorgia Mecca per il servizio e alla sua troupe. Un grazie a Piero Gros, Giuliano Vitton e Amedeo Macagno per aver reso le loro testimonianze; un grazie ai maestri e ai ragazzi degli sci club per la loro partecipazione; un grazie alla Vialattea per la collaborazione e al Consorzio Fortur per la disponibilità e al Gruppo ABC per la fruizione di Capanna Kind e dello Chalet Mollino. Per il nostro paese è sicuramente un bel biglietto da visita per celebrare non solo questa data ma anche per introdurci al ventennale dei Giochi Olimpici di Torino 2006 e ai 50 anni della medaglia d’oro in slalom speciale del nostro concittadino Piero Gros alle Olimpiadi di Innsbruck 1976”.

In scena al teatro Astra “Gli angeli dello sterminio”

In prima nazionale andrà in scena al teatro Astra , da venerdì 9 a domenica 18 gennaio, la pièce teatrale intitolata “Gli angeli dello sterminio”, dal testo di Giovanni Testori.
Lo spettacolo fa parte della stagione del Teatro Piemonte Europa, che ne cura la produzione in collaborazione con stabilemobile. L’adattamento è di Federico Bellini che affianca Latella anche nella costruzione drammaturgica di un’opera attraversata da immagini estreme e da una lingua che conserva la potenza del testo di Testori. A portare in scena il testo Francesco Manetti, Matilde Vigna e Alfonso Genova.
Cinquanta centauri, angeli di un Paradiso perduto, seminano il terrore tra le rovine di una Milano già devastata dall’Apocalisse. Sono solo temporaneamente sopravvissuti alla fine di tutto in quanto gli eventi di morte si susseguono senza interruzione in tutta la città, trasformata in un vasto obitorio, dove ogni cosa ha perso il suo nome e la stessa urbe, la città,  ha visto il suo Duomo trasformato in latrina o fossa comune. Sarà un cronista, probabile alter-ego dello stesso autore, ad avere il compito di cercare di riordinare la successione dei fatti, affidandosi ai racconti o alle intuizioni di una donna di grande eleganza, una cartomante. Ogni tentativo di dare una logica e una scansione a ciò che avviene si scontra con la rapidità e la frammentarietà della fine, che delega ad ognuno di noi la responsabilità di ricordare o pensare a un’eventuale resurrezione.

Teatro Astra via Rosolino Pilo 6
Tel 0115634352

Mara  Martellotta

Le case più antiche di Torino, il fascino del Medioevo e la storia della città

Torino, conosciuta per la sua eleganza sobria, la sua architettura barocca, ma anche Liberty e neo-classica conserva nel suo cuore tracce di un passato molto lontano: le sue case medievali. Questi edifici sono pregiati e inestimabili testimoni di un’epoca in cui la città si stava trasformando in un centro di cultura, ma anche in un luogo autorevole in fatto di geopolitica. La sua posizione strategica ai piedi delle Alpi e al centro di un crocevia di culture, infatti, l’ha convertita in un modello unico di civilta’. I suoi palazzi contribuiscono a rendere questa citta’ un luogo elegante e fascinoso ed e’ impossibile passeggiando per le vie di Torino non voltare lo sguardo verso l’alto per esplorare visivamente queste opere d’arte costituite da particolari architettonici e artistici, da disegni, da balconi decorati e di finestre dai vetri colorati. Tra le piu’ antiche palazzine della citta, memorie di un passato che arriva fino ai giorni, ne abbiamo tre di sicuro interesse artistico e storico.

Casa del Pingone, posizionata tra piazza delle Erbe e il Duomo, e’ una delle abitazioni più antiche della città, risalente ai secoli XV – XVI e prende il nome da Emanuele Filiberto Pingone, storico di corte del duca Emanuele Filiberto di Savoia che la abito’ dopo il trasferimento da Padova . L’edificio conserva elementi architettonici di grande pregio, come i soffitti in legno, affreschi decorati con motivi a grottesche (pitture di radice romana), e una torre merlata medievale ancora visibile sebbene sia stata coperta in alcune sue parti. Questa casa rappresenta un raro esempio di architettura civile medievale ancora intatta nel cuore di Torino. Nel 2000 e’ stata ridipinta per donarle i colori originari.

Casa del Senato e’ un altro esempio di edilizia medievale che si distingue per la sua base in pietra e per tracce di finestre ogivali, poi sostituite nel XVI secolo da ampie finestre a crociera in cotto. Con i suoi quattro piani fuori terra, la Casa del Senato era sorprendentemente alta per l’epoca, sottolineando il suo ruolo istituzionale e la sua importanza all’interno della città medievale. Costruita come casa nobiliare e poi divenuta luogo di incontro del Senato Subalpino dove furono discusse e approvate alcune delle decisioni più significative per l’unificazione dell’Italia e ha avuto un’importanza particolare durante il Risorgimento italiano. Si trova nel cuore del centro di Torino e rappresenta uno dei simboli capitale del Regno di Sardegna.

Casa Romagnano, sita in via dei Mercanti 9, conosciuta anche come “Casa Armissoglio”, è un’altra testimonianza dell’edilizia civile della Torino medievale costruita tra la fine del XIII e l’inizio del XVI secolo. Dimora dell’omonima famiglia, nonostante i numerosi interventi di restauro nel corso del tempo, la casa conserva il suo aspetto nobile con dettagli architettonici dell’epoca come le quattro eleganti finestre in cotto e marcapiani che le danno equilibrio e sobrieta’ e che rispecchiano la maestria artigianale di quel periodo. Afine del 1800 fu riqualificata e vennero riportati alla luce diversi elementi come le parti in cotto e le finestre.

Altre Testimonianze Storiche

Oltre a queste dimore, Torino conserva altri edifici medievali sparsi per il centro storico. Le mura romane, le torri e alcune chiese completano un quadro ricco di fascino, che permette di immaginare com’era la città secoli fa.

Maria La Barbera

Trasferta meneghina per il torinese Salone del Libro

Ospite Massimo Gramellini, si terrà a Milano il terzo appuntamento di “Prendersi cura”, Progetto del “Salone” in collaborazione con “Esselunga”

Lunedì 12 gennaio, ore 18,30

Milano

Lavorano a pieno ritmo tutto l’anno i motori del “Salone Internazionale del Libro” di Torino. Non ci sono pause. Così, per chiudere in bellezza il 2025 e inaugurare con il consueto entusiasmo l’anno nuovo, è già pronto a debuttare a Milano (in attesa della sua 38^ edizione che si terrà dal 14 al 18 maggio presso il “Lingotto Fiere”) il terzo appuntamento di “Prendersi cura”, Progetto ideato nel 2024 dal “Salone”, sui temi dell’“ascolto” e reso possibile dalla collaborazione con il Main partner “Esselunga”, che dal 2021 sostiene la manifestazione subalpina.

Dopo gli incontri con Chiara Gamberale (2024), Andrea De Carlo e Teresa Ciabatti (2025) a Torino, il nuovo appuntamento – organizzato in collaborazione con il “Piccolo Teatro” di Milano – vuole riflettere sul valore dell’attenzione verso gli altri e il mondo e in particolare (quanto bisogno ce n’è oggi più che mai!) sui temi universali dell’“affettività”, come il possesso e l’attaccamento, il tradimento e la gelosia.

L’appuntamento è in programma lunedì 12 gennaio (ore 18,30), al “Teatro Studio Melato” del capoluogo lombardo (via Rivoli, 6); ospite il giornalista e scrittore torinese Massimo Gramellini, attualmente (dopo aver lavorato a “La Stampa”, al “Corriere della Sera” e su “Rai Tre”, ospite fisso di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”) conduttore del programma “In altre parole” su “La7”. Gramellini presenterà al pubblico il suo nuovo libro “L’amore è il perché” (“Longanesi”), in dialogo con Annalena Benini, giornalista, scrittrice e direttore del “Salone Internazionale del Libro”.

L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria su www.piccoloteatro.org, presso la Biglietteria del “Teatro Strehler” e tramite “biglietteria telefonica”.

Ad accompagnare gli incontri di “Prendersi cura” è il claim “Diamo spazio all’ascolto”, attraverso gli spunti e le riflessioni che i libri possono offrire alle lettrici e ai lettori, con appuntamenti a Torino e a Milano nei “Supermercati Esselunga” o in “spazi pubblici” (non prettamente sedi di eventi culturali, ma spazi comunque di intensa aggregazione) ad essi vicini e al “Salone”.

Ricorda Annalena Benini“Mettersi all’ascolto dell’altro significa molte cose. Prima fra tutte, una predisposizione allo sbilanciamento. Il passaggio avventuroso dal nostro sé più profondo al mondo fuori da noi (la famiglia, il lavoro, l’amicizia e naturalmente l’amore, in tutte le sue forme). È prima uno slancio del cuore, poi un sentimento che tiene in sé emozione e ragione e costruisce il ‘prendersi cura’. Delle relazioni, degli ambienti, della vita quotidiana, delle intermittenze del cuore nel rispetto della diversità, nella consapevolezza che tutto chiede di essere visto per ciò che è, e che ci sono tantissimi modi per chiedere aiuto e per offrirlo. Piccole cose e cose grandi”.

Parole in cui pienamente si riflettono i contenuti e le relazioni raccontate da Gramellini in “L’amore è il perché”, un ibrido tra “memoir” e “saggio narrativo”, una sorta di emozionante “viaggio interiore” che sospende chi scrive e chi legge tra il desiderio di un “amore assoluto”, capace di sconfiggere l’impossibile, e la “paura di farsi male”. Percorso, dunque, tormentato in aspra contesa fra cuore e ragione, in pagine che incontrano pur anche Platone e i “miti greci”, per divenire “storia di educazione sentimentale” e di “crescita esistenziale e spirituale”: la storia di tutti noi che aneliamo all’amore, ne soffriamo e a volte vi rinunciamo. Ma, sottolinea a ragione Gramellini“Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire”. E aggiunge la Benini“L’amore muove tutto e a tutto offre un senso, gioia e fatica insieme. ‘Prendersi cura’ significa anche imparare ad amarci”. Un buon auspicio per un anno che si apre riflesso in territori dell’anima in piena salita e confusione, nell’annullamento di sogni e umanità, bagliori di un mondo che urla, inascoltato, desideri di pace e amore, amore vero, amore totale.

Per infowww.salonelibro.it

Gianni Milani

Nelle foto: Locandina “Prendersi cura”; Massimo Gramellini (Ph. Lorenzo Fanfani); Cover “L’amore è il perché” (Longanesi)

A Genova il feretro di Emanuele, morto a Crans-Montana

È arrivato intorno alle 15:30 a Genova il feretro di Emanuele Galeppini, il ragazzo morto nell’incendio avvenuto a Capodanno nella località di Crans-Montana in Svizzera. Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e l’assessore alla Protezione civile Giacomo Raul Giampedrone hanno accolto il feretro all’aeroporto di Milano Linate, da dove è stato poi trasferito a Genova con il coordinamento della Protezione civile regionale, che ha messo a disposizione l’auto per i familiari di Emanuele. Il trasporto della salma fino a Genova è stato affidato dalla Protezione civile regionale ad A.Se.F.. Il feretro è stato quindi scortato fino alla cappella dei Cappuccini dell’ospedale Policlinico San Martino, dove sono state poste le corone di fiori della Regione Liguria e del Comune di Genova. Erano presenti l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò e l’arcivescovo di Genova monsignor Marco Tasca, che ha celebrato le preghiere nella camera ardente con i familiari e le istituzioni, il prefetto di Genova Cinzia Torraco e la sindaca Silvia Salis.

«Perdere la vita a quell’età lascia sempre un segno profondo – ha dichiarato il presidente della Regione Liguria Marco Bucci – Da quando ieri sera è arrivata la richiesta del ministero, che ha affidato alle Regioni la gestione delle operazioni, l’assessore Giampedrone e il nostro Dipartimento della Protezione civile si sono attivati per organizzare il rientro del feretro da Milano a Genova. Siamo con la famiglia che sta vivendo un dolore enorme, e restiamo a loro completa disposizione anche per affrontare le difficoltà logistiche legate ai prossimi giorni. Una tragedia come questa richiama con forza il dovere delle istituzioni di porre sempre al centro la sicurezza delle persone, di non dare nulla per scontato e di interrogarsi su tutte le situazioni che non sono pienamente chiare. Quando accadono eventi così drammatici, questo impegno diventa ancora più evidente e imprescindibile».

Biossido di azoto sotto i limiti: migliorano i dati sull’aria in Piemonte

Rispettato per la prima volta il valore limite del biossido di azoto. Confermato il trend di riduzione del PM10

I primi dati sul monitoraggio della qualità dell’aria relativi al 2025, elaborati da Arpa Piemonte, delineano un quadro complessivamente positivo, caratterizzato da miglioramenti significativi e dal pieno rispetto degli standard normativi per il biossido di azoto. L’analisi evidenzia come l’anno sia stato contraddistinto da condizioni meteorologiche generalmente favorevoli alla dispersione degli inquinanti, con inverni miti e precipitazioni nella norma.

Il 2025 rappresenta inoltre il primo anno di piena applicazione delle disposizioni previste dal Piano regionale della qualità dell’aria, approvato dalla Giunta nel settembre 2024. Secondo la relazione preliminare, redatta sulla base dei dati provenienti dagli analizzatori automatici e in attesa di validazione definitiva, il Piemonte ha raggiunto un risultato storico per quanto riguarda il biossido di azoto (NO₂), inquinante generato principalmente dai processi di combustione e dal traffico veicolare: per la prima volta tutte le stazioni della rete regionale hanno rispettato il valore limite annuale di 40 μg/m³.

Le concentrazioni più elevate, pur restando al di sotto dei limiti di legge, sono state registrate nelle aree a maggiore intensità di traffico dell’agglomerato torinese, in particolare nelle stazioni di Torino Rebaudengo (39), Torino Consolata (35), Settimo Torinese (33), Collegno (31) e Carmagnola (31).

Anche per il particolato PM10 si conferma un andamento positivo, in continuità con la progressiva riduzione osservata negli ultimi anni. Tra i capoluoghi di provincia, le concentrazioni più basse sono state rilevate a Verbania. Nella maggior parte delle stazioni regionali è stata inoltre registrata una marcata diminuzione del numero di superamenti del limite giornaliero di 50 μg/m³ (consentiti fino a 35 giorni l’anno): nel 2025 il valore è stato rispettato in 29 stazioni su 33, contro le 25 del 2024. Le stazioni con criticità si sono dimezzate, passando da 8 a 4, tutte localizzate nell’area torinese.

Nel dettaglio, a Settimo Torinese sono stati registrati 48 superamenti (erano 68 nel 2024), a Torino Rebaudengo 39 (contro 55), e a Vinovo 38 (contro 55). Miglioramenti significativi rispetto al 2024 si rilevano anche a Ivrea (-22 superamenti), Settimo Torinese (-20), Vinovo (-19), Torino Rebaudengo (-16) e Torino Rubino (-10).

“Il 2025 è stato un anno storico – dichiarano il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati – perché per la prima volta da quando si eseguone le rilevazioni il Piemonte ha rispettato gli attuali limiti di legge per quanto riguarda gli ossidi di azoto, un risultato importante che, unito alla conferma di trend di positiva riduzione delle polveri sottili, conferma l’efficacia delle misure di contenimento degli inquinanti e a tutela della qualità dell’aria. E’ un risultato che consideriamo straordinario e frutto delle giuste politiche regionali che ci hanno consentito, in questi anni, di invertire la rotta di aumento degli inquinanti e raggiungere questo obiettivo. Continueremo con questo metodo e con investimenti importanti per ridurre gli inquinanti e migliorare la qualità dell’aria in Piemonte. Questi risultati, pur se in attesa della validazione finale dei dati, rappresentano un segnale importante e incoraggiano la Regione a continuare con determinazione nel lavoro di monitoraggio dei numeri e di tutela dell’ambiente con misure strutturali e combinate nella convinzione che la qualità dell’aria sia un obiettivo fondamentale da raggiungere con equilibrio, sostenibilità, attenzione alla salute e alle esigenze della comunità».

Claudio Bagnasco, alla libreria La Ciurma il possibile prende forma

Nel cuore di Torino, in via Caprera 20/b, La Ciurma non è soltanto una libreria indipendente: è un presidio culturale, un luogo di resistenza gentile dove i libri diventano occasione di incontro e le parole tornano a circolare dal vivo. Tra scaffali curati e un’atmosfera intima e partecipata, sabato 3 gennaio 2026 lo spazio ha accolto la presentazione di Fare il possibile di Claudio Bagnasco (TerraRossa), in dialogo con Edoardo Ghiglieno, davanti a un pubblico attento, curioso e coinvolto.

Una biografia in frammenti

Fare il possibile si offre al lettore come una costellazione di brevi testi, piccoli “minerali narrativi” che, accostati l’uno all’altro, compongono una biografia scomposta. Trentuno racconti autonomi, ciascuno intitolato con una data, disposti però fuori da ogni ordine cronologico rigido. Non un diario, ma una mappa emotiva e temporale, nata – come racconta l’autore – tra ottobre 2022 e novembre 2023, con vuoti, addensamenti e improvvise accensioni.

Voce, ritmo, visione

Bagnasco definisce il proprio stile come un flusso continuo, sostenuto da un uso quasi “ipertrofico” della virgola accanto al punto: un respiro narrativo che cerca di tenere insieme l’esperienza del vivere, senza mai chiuderla davvero. In alcuni passaggi la scrittura si fa quasi visionaria, come nel racconto dedicato a Matilde, figura intensa e radicale, che durante l’incontro è stata accostata a una scrittura di flusso di coscienza, capace di evocare e destabilizzare.

Tra ironia e ferite, pubblico e privato

Il libro attraversa con naturalezza registri diversi: il comico e il drammatico, l’intimo e il collettivo. Emergono riferimenti cinematografici (Altrimenti ci arrangiamo), musicali (Guccini), ma anche episodi di cronaca recente, come la morte nello stesso giorno di Francesco Nuti e Silvio Berlusconi, osservata attraverso le reazioni contrastanti di una comunità divisa.

Politica, memoria, relazioni

Lo sguardo politico è presente e dichiarato: l’io narrante si riconosce nella sinistra, ma ne mette in discussione automatismi e retoriche, interrogandosi sul rapporto tra militanza, memoria e abitudine. Accanto a questi temi si intrecciano storie sentimentali, come un amore giovanile nato durante l’occupazione di una scuola, segnato da contraddizioni e sorprese.

Al centro, però, resta un’urgenza condivisa: far circolare cultura, tornare ad abitare luoghi fisici come le librerie indipendenti, riprendersi il tempo del confronto e dell’ascolto. In questo senso, La Ciurma non è solo cornice ma parte attiva del racconto: uno spazio che rende possibile ciò che altrove rischia di perdersi.

Per Claudio Bagnasco, “fare il possibile” significa costruire qualcosa che resti, pur nei limiti individuali, senza inseguire l’illusione del tutto. Un gesto minimo ma necessario, che si iscrive in una tradizione narrativa capace di tenere insieme fragilità e resistenza.

Il prossimo appuntamento a La Ciurma è fissato per il 9 gennaio alle ore 18.30, con Paola Barbato, che presenterà il suo libro Cuore capovolto: un nuovo incontro per continuare a fare, insieme, il possibile.

Valeria Rombolà

Pozzo Strada: fiamme al quinto piano, 30enne in ospedale

Scoppia un incendio in un palazzo al quinto piano: 30enne finisce in ospedale. È successo intorno alle 11 di questa mattina in via Monte Ortigara 11, a Pozzo Strada. Sul posto sono intervenuti 4 mezzi dei vigili del fuoco e i soccorritori del 118 Azienda Zero, che hanno trasportato in ospedale una ragazza di 30 anni per accertamenti dopo i fumi inalati.

Secondo le ipotesi, ad innescare il rogo sarebbero state una o più candele accese. Le indagini sulle cause sono ancora in corso. Sul luogo anche la polizia locale.

VI.G