ilTorinese

Viticoltori piemontesi in affanno: le proposte di Confagricoltura

 

In occasione dell’assemblea nazionale di Confagricoltura, i presidenti delle Unioni Agricoltori del Piemonte hanno presentato all’assessore Bongioanni una serie di proposte per il rilancio del comparto

 

Il comparto vitivinicolo della nostra regione si sta confrontando, ormai da alcuni anni, con una crisi di mercato dalle molteplici cause: dai conflitti internazionali, ai dazi imposti dagli USA, alla crisi economica europea, il tutto associato ad una riduzione strutturale dei consumi interni, all’aumento dei costi di produzione in vigna, nonché ai danni causati dal cambiamento climatico in atto.

Il calo generalizzato degli scambi, in particolar modo con Russia, Paesi dell’Est e Stati Uniti, sia in volume, sia in valore, insieme al minor consumo di vino, portano ad un accumulo delle giacenze nelle cantine.

Per queste ragioni, Confagricoltura Piemonte ha elaborato alcune proposte, frutto di un approfondito confronto con i servizi tecnici e i viticoltori, finalizzate ad un miglioramento complessivo del sistema, soprattutto dal punto di vista della regolazione della domanda rispetto all’offerta.

Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte: “In occasione dell’assemblea nazionale della nostra Confederazione, che si è tenuta a Roma qualche giorno fa, i presidenti e i direttori delle sedi piemontesi hanno incontrato l’assessore all’agricoltura   Bongioanni, sottoponendogli una serie proposte di intervento che illustreremo anche questa mattina in occasione del Tavolo Verde. In sintesi chiediamo la sospensione dell’assegnazione delle autorizzazioni di nuovo impianto a partire dal 2026, la proroga di tre anni per tutte le autorizzazioni di nuovo impianto in scadenza e la sospensione delle sanzioni per il loro mancato utilizzo, la proroga, da concordare con i Consorzi di Tutela, delle idoneità assegnate dai bandi delle DO piemontesi, la riformulazione della Ristrutturazione e Riconversione Vigneti, con un premio specifico per chi attende almeno tre anni prima di effettuare un nuovo impianto, l’introduzione della misura della ripalatura, cioè della sostituzione delle viti vecchie o malate e gestione del terreno, nella Ristrutturazione vigneti per favorire la meccanizzazione, soprattutto per l’uso della vendemmiatrice e infine di attivare la misura dell’estirpazione dei vigneti sul modello francese”.

Inoltre, verrà chiesto di poter introdurre nei disciplinari delle denominazioni, in forma ordinaria e possibilmente con sistemi a basso consumo di risorsa, la pratica dell’irrigazione, quale strumento di contrasto agli effetti del cambiamento climatico, in particolare della siccità.

Chirurgia dell’anima, oltre la forma verso l’essenza

Chirurgia plastica dell’anima… colei che unisce medicina, ascolto autentico e rinascita personale. C’è una bellezza che non ha nulla a che vedere con la perfezione, che non vive sulle copertine patinate di riviste del settore, nè si agita spropositatamente sui video dei social media ma nell’incontro fragile e straordinario tra ciò che siamo dentro e ciò che mostriamo al mondo.

 

E’ questa la bellezza a cui il Dr. Luca Spaziante, chirurgo plastico di grande esperienza dedica il suo nuovo libro “Chirurgia dell’Anima”. Si parla di un viaggio verso una guarigione profonda, che comincia molto prima della pelle e molto più in profondità delle cicatrici visibili. Questo suo è un libro che nasce dall’ascolto delle ferite invisibili. Il libro rivela una filosofia che attraversa tutta la sua vita professionale e persino quella privata, perché è proprio da li che lui comincia a fortificare i dettami della sua etica. La sua missione non è cambiare i volti delle persone fino a renderli irriconoscibili, non è inseguire modelli estetici irrealistici, omologati e senz’anima; il suo compito è un altro: “correggere senza stravolgere, rivelare e non trasformare”.

Ci sono libri che arrivano come un passo leggero sul pavimento della memoria, come un profumo che non si vede ma resta. Libri che non insegnano soltanto, ma che accompagnano, osservano, accarezzano; libri che nascono da una necessità più profonda della semplice volontà di raccontare. Sono libri che scaturiscono da anni di ascolto, di mani tese, di silenzi condivisi tra un medico e i suoi pazienti. Il libro del Dr. Spaziante appartiene esattamente a questa rara famiglia di opere: quelle che non si limitano a essere sfogliate, ma che vanno vissute. Sin dalla prima pagina si comprende che questo libro non è stato scritto per raccontare un’esperienza, ma per donare un’esperienza, affinché chi legge possa trovare uno specchio, un appoggio, o semplicemente una presenza discreta pronta ad aiutare e a condividere. Questo è un libro che respira – e nel suo respiro c’è quello di ogni persona che il Dr. Spaziante ha accolto, ascoltato e operato, perché la sua idea di cura si piega verso la persona. Viviamo in un’epoca in cui la medicina corre veloce, fatta di dati, protocolli, macchinari che parlano un linguaggio perfetto e preciso. Eppure, in questo ritmo calzante, si rischia di dimenticare una dimensione fragile e necessaria, ossia la persona che abita la malattia. Il Dr. Luca Spaziante, con la sua profonda sensibilità e con un sapere affinato negli anni, riporta al centro ciò che spesso viene messo in disparte: la dignità del paziente. Nel suo libro lui non si limita a spiegare, ma si china con delicatezza su quella zona di vita in cui paura, speranza e vulnerabilità si sfiorano. Ogni sua pagina è un invito a rallentare, a guardare negli occhi la persona prima del sintomo, la storia prima del referto.

E’ come se dicesse: “la malattia è un capitolo, non la definizione di un’esistenza”. Le sue sono storie che illuminano anche quando fanno male. Tra le righe il lettore incontra storie vere trasformate in immagini delicate e poetiche. Non ci sono mai dettagli violenti o toni freddi; ciò che emerge è il lato umano, quello che tocca davvero. Il chirurgo racconta quel tipo di sofferenza che non si vede certo nella lettura dei referti…la paura quindi di non farcela, la fatica di non essere compresi, il tremore nascosto nelle mani di chi chiede: “guarirò?” Ma racconta anche l’altra parte – quella luminosa – fatta di progressi inaspettati, di sorrisi che ritornano senza preavviso, di pazienti che trovano il coraggio di confidare ciò che non avevano mai detto a nessuno. La cura, come ci ricorda l’autore, non è solo farmaco, tecnica, intervento. E’ anche un gesto minimo, invisibile, che produce un effetto quasi sacro: il sentirsi accolti. Leggendo il libro poi si percepisce che la sofferenza non appartiene solo a chi la vive. Esiste un’eco che raggiunge chi osserva, chi accompagna, chi deve dare risposte quando le stesse non arrivano nell’immediato. Una delle bellezze più grandi di questo testo è il modo in cui riesce a intrecciare discipline diverse: la medicina, la psicologia, la narrativa, persino la filosofia. Il Dr. Luca Spaziante non pretende di dare verità assolute ma si limita a proporre una visione, un modo di stare dentro il proprio mestiere e dentro la relazione con l’altro. Forse la forza più grande di quest’opera sta nel fatto che il lettore può trovare in essa due cose preziosissime : un porto dove fermarsi e una mappa per orientarsi. Persino lo stile che accompagna questa guida è limpido, morbido, a tratti quasi musicale.

La sua scrittura non urla, ma sussurra con eleganza, lasciando che siano le immagini dell’anima a parlare. Ogni capitolo sembra costruito come un piccolo quadro: c’è luce, c’è ombra, c’è movimento. Non è una lettura che corre, ma una lettura che si sente. E mentre le pagine scorrono, succede qualcosa di magico: il lettore si accorge che il libro non sta parlando solo di medicina o di malattia, ma sta parlando di lui. Delle sue paure, della sua voglia di essere visto, della sua battaglia quotidiana per sentirsi forte anche quando non lo è. Alla fine, ciò che rimane di questo libro è un senso di gratitudine. Gratitudine verso un medico che non teme le fragilità, che non si nasconde dietro formalismi, che riconosce il valore dell’essere umano, anche quando è stanco, ferito o confuso. Il Dr. Spaziante ci ricorda che la cura migliore non è mai solo medica. E’ una cura fatta di parole dette nel momento giusto, di silenzi che rispettano, di mani che non giudicano, di sguardi che contengono. Il suo libro è una vera propria dichiarazione d’amore verso la vita, anche quando la vita si presenta nella sua forma più difficile. Un’opera la sua che non si limita ad essere letta: resta. Resta nei pensieri, nei gesti, nella memoria di chi lo ha attraversato. Resta quindi come una promessa : quella di una chirurgia capace di guardare negli occhi, di toccare con gentilezza, di comprendere senza invadere. E’ un testo che conforta, che ispira, che illumina. Un compagno prezioso nei momenti in cui tutto sembra confondersi. E’ un promemoria sottile ma potente: siamo esseri fragili, si, ma siamo anche esseri straordinariamente capaci di speranza.

Ed è proprio qui che questo libro rivela la sua forza più grande: non è soltanto un viaggio nella chirurgia plastica vista con sguardo serio, etico e profondamente professionale, ma è anche o soprattutto un messaggio rivolto al futuro. Tra le sue pagine si avverte un appello silenzioso ma potente, ossia l’invito a insegnare, fin dalle scuole, ai ragazzi che crescono tra specchi impietosi e modelli irraggiungibili e assolutamente non autentici, che il corpo non è un nemico da correggere, né un terreno da stravolgere, ma una casa preziosa da conoscere, rispettare e abitare con amore. Per la sua profondità, la delicatezza con cui intreccia scienza ed etica e la sincerità del suo messaggio, il libro del Dr. Luca Spaziante potrebbe diventare un prezioso tributo educativo da portare nelle scuole e nelle università, al fine di poter invitare i giovani a conoscere e a rispettare meglio il proprio corpo prima di desiderare di cambiarlo, a custodire quindi la propria autenticità e a non inseguire trasformazioni o mode di massa che tradiscono di gran lunga ciò che sono nella loro verità fisica e interiore. In ogni sua pagina si percepisce la voce sincera di un medico che fa davvero della sua professione un atto di amore. Un medico che non cura solo il corpo ma che considera addirittura un privilegio poter toccare le anime dei suoi pazienti.

Monica Chiusano

Piano sociosanitario: 300 emendamenti di merito dalle opposizioni

Continua il lavoro sul piano sociosanitario in Quarta commissione: come opposizioni abbiamo presentato quasi 300 emendamenti di merito, volti a integrare il testo e provare a dare riscontro alle istanze raccolte nelle audizioni.

Siamo convinti che sia necessario non perdere questa occasione di dare alla sanità pubblica Piemontese un piano sociosanitario all’altezza delle sue esigenze e ambizioni

 

Sarah DISABATO – Presidente Gruppo Movimento 5 Stelle

 

Vittoria NALLO – Presidente Gruppo Stati Uniti d’Europa per il Piemonte del Consiglio regionale

 

Gianna PENTENERO – Presidente del Gruppo Pd del Consiglio regionale

 

Alice RAVINALE – Presidente Gruppo AVS del Consiglio regionale

 

Daniele VALLE – Vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale

Le tredicesime dell’amicizia di Specchio dei Tempi

Tutti gli anni, dal 1976, la Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi consegna in Piemonte le TREDICESIME DELL’AMICIZIA e negli ultimi tre anni anche in Liguria.

L’obiettivo è di riuscire a soddisfare le oltre 3.000 richieste pervenute alla Fondazione Specchio dei Tempi.

Il 10 dicembre, in Via Luserna di Rorà 8, sono stati consegnati quasi 1.000 assegni di 500 euro, oltre ai 1.000 che verranno distribuiti nei prossimi giorni nelle province piemontesi e a quelli già consegnati in Liguria la scorsa settimana.

Una parte delle persone anziane che hanno ricevuto o riceveranno l’assegno sono anche supportate da un altro dei numerosi progetti di Specchio dei tempi. Si tratta di “Forza Nonni!”, iniziativa che porta speranza alle persone sole, talvolta non autosufficienti, offrendo durante tutto l’anno assistenza domiciliare, consegna della spesa, supporto telefonico e psicologico per chi è in difficoltà. Il Progetto Tredicesime dell’Amicizia è giunto alla 49esima edizione con almeno 85.000 anziani aiutati e quasi 35 milioni di euro distribuiti.

La Presidente della Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi, Lavinia Elkann, ha dichiarato: “Grazie alla straordinaria generosità dei nostri donatori e al cuore grande dei cittadini piemontesi, possiamo anche quest’anno procedere con la consegna di oltre 2.000 assegni. Il progetto rappresenta un gesto concreto di solidarietà verso gli anziani in difficoltà economica e questo risultato ci riempie di orgoglio. Ogni contributo ricevuto si trasforma in un abbraccio simbolico verso chi ne ha più bisogno, dimostrando che insieme possiamo fare davvero la differenza.”

Erano presenti, come accade ormai da anni, anche i ragazzi del Lycée Francais International Jean Giono a consegnare le buste ai beneficiari, insieme alla squadra dei volontari della Fondazione.

La solidarietà e la partecipazione per le Tredicesime, l’impegno per sviluppare benessere e inclusione, oltre al rispetto per le persone più deboli, grazie alla forza di un contributo, grande o piccolo, o piccolissimo, sono alla base dei progetti che la Fondazione Specchio dei tempi sviluppa e sostiene.

La raccolta continua, per soddisfare la necessità di tutti i richiedenti, e i contributi possono essere versati con bonifico bancario, online su specchiodeitempi.org con pagamento attraverso carta di credito; PayPal e Satispay; tramite bonifico bancario sul conto intestato a Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi ets, Iban IT67 L0306909 6061 0000 0117 200 Banca Intesa Sanpaolo e attraverso bollettino postale sul conto n. 1035683943.

Rielezione di Maurizio Bologna alla Cantina Barbera dei Sei Castelli

La Cantina Sociale Barbera dei Sei Castelli archivia il triennio 2023/2025 con un bilancio che riflette una realtà in piena trasformazione, fatta di nuovi progetti culturali, investimenti strategici e di un percorso di crescita che sono stati capaci di rafforzarne la qualità, l’identità e il posizionamento. Si tratta di un ciclo che si chiude nel segno della continuità con la rielezione di Maurizio Bologna alla Presidenza della cooperativa. Simbolo della rinascita è il centro enoturistico “Il Risveglio del Ceppo”, inaugurato l’1 giugno 2024. Il centro rappresenta un luogo dove vino, territorio e ricerca universitaria dialogano grazie alla partnership con l’Ateneo torinese. A fare da catalizzatore culturale, è il Museo “L’Anima del Vino”, che dal 2026 entrerà nella rete Asti Musei, portando la cantina fra le eccellenze museali del territorio. Il triennio ha visto un deciso miglioramento della strategia comunicativa, dai canali social ai media internazionali, con un forte aumento della visibilità del marchio. Parallelamente è stata ampliata la collezione di vini con nuove etichette e un restyling grafico pensato per un pubblico sempre più giovane e internazionale. Tra gli investimenti più significativi spicca l’impianto fotovoltaico da 150 kW ottenuto tramite il bando Parco Agrisolare, che riduce i costi e rafforza la vocazione green della cooperativa. La modifica dello Statuto ha introdotto un sistema di gestione del conferimento più attuale e competitivo, rendendo la Cantina più agile sul mercato. La partecipazione a eventi di riferimento, da Grandi Laghi a Golosaria, da Barbera Wine Festival a Grand Tasting del Gambero Rosso e i numerosi premi enologici ottenuti, confermano un percorso di crescita qualitativa costante.
“Riassumere nuovamente la Presidenza della nostra Cantina – ha spiegato Maurizio Bologna di fronte all’Assemblea dei Soci – è un grande onore e una responsabilità che colgo con profondo senso di appartenenza. Ringrazio i soci per avermi rinnovato la fiducia. Continueremo a valorizzare il nostro territorio e la qualità dei nostri vini. L’obiettivo resta quello di proseguire nel solco dell’innovazione, della sostenibilità e della competitività, guardando con attenzione alle nuove generazioni”.
Il Presidente ha espresso sincera gratitudine ai soci e al Consiglio di Amministrazione per la collaborazione dei risultati raggiunti insieme, sottolineando come la cooperativa esca da questo triennio più strutturata, proiettata al futuro e pronta per le nuove sfide dei mercati.
Mara Martellotta

Cooperativa Borgo Po e Decoratori, cultura sociale e buona tavola

La forza silenziosa delle associazioni: storia, valori e futuro 

Dove la memoria storica si intreccia con la vita quotidiana dei quartieri, le associazioni culturali e ricreative continuano a rappresentare uno dei presìdi più solidi di socialità e coesione. Un ruolo che affonda le sue radici nel Novecento, attraversa il periodo fascista – quando le forme di aggregazione autonome furono controllate, ridotte o costrette a trovare vie indirette di espressione – e riemerge con vigore nel dopoguerra, diventando spazio di libertà, inclusione e crescita collettiva.
Oggi, realtà come la Cooperativa Borgo Po e Decoratori  testimoniano come i valori storici dell’associazionismo siano tutt’altro che superati: si trasformano, evolvono, ma restano punti di riferimento per chi cerca comunità, cultura, buona cucina e un modo di vivere il tempo libero che non sia puramente consumo, ma esperienza umana.
Dalla condivisione forzata alla socialità liberamente scelta
La storia delle associazioni italiane è anche la storia del Paese. Durante il fascismo, la dimensione collettiva fu indirizzata dall’alto, svuotata della sua natura spontanea e democratica. Nel dopoguerra, al contrario, associazioni e cooperative tornarono ad essere casa di libertà: luoghi dove ricostruire relazioni, identità e partecipazione.
È qui che prende forma quel patrimonio culturale che ancora oggi anima le realtà associative torinesi: la condivisione come valore, la socialità come strumento di emancipazione, l’incontro come occasione di crescita.
Cooperazione, cultura e mutua assistenza: i pilastri della socialità
Le associazioni non sono mai state soltanto dei semplici “circoli”. Hanno rappresentato – e continuano a rappresentare – luoghi di mutuo sostegno, dove la comunità si prende cura dell’individuo senza distinzione di ceto, professione o provenienza. Spazi in cui il sapere manuale si trasmette di generazione in generazione, le attività del tempo libero diventano occasioni di crescita personale e culturale, e la relazione umana è riconosciuta come un valore primario.
L’esperienza della Cooperativa Borgo Po e Decoratori, storica istituzione della città nata dalla fusione tra le due storiche società di mutuo soccorso ne è un esempio emblematico. Qui  l’identità professionale si trasforma in identità collettiva, e la dignità del lavoro manuale viene raccontata e preservata nella sua forma più autentica. Una testimonianza viva di come tradizione e comunità possano continuare a essere motori di coesione sociale.
Il cibo come cultura e benessere: la tradizione che mette tutti a tavola
Nelle comunità che la Cooperativa sostiene, la cucina non è un servizio accessorio, ma un vero ponte tra passato e presente. La Trattoria Decoratori e Imbianchini di Via Lanfranchi 28 a Torino,  di proprietà della Cooperativa e gestita dalla Società Benefit Snodi, è diventata un luogo simbolico in cui buona tavola, cultura e bellezza si intrecciano in modo naturale. Custode di storie, simboli e memorie della Torino operaia e popolare, la trattoria incarna un’idea semplice e potente: mangiare insieme è un atto sociale, un gesto di cura reciproca e un modo per sentirsi parte di una comunità.
La qualità del cibo diventa così un’esperienza di benessere complessivo: non solo salute fisica, ma anche equilibrio emotivo, relazioni autentiche, senso di appartenenza. Una cultura gastronomica che non rincorre sofisticazioni, ma ricerca l’autenticità, la memoria e il piacere condiviso.
Ancora una volta emerge un simbolo di equità: il profitto generato viene reinvestito nel garantire contratti equi e a tempo indeterminato ai lavoratori e nel sostenere lo sviluppo di iniziative culturali e sociali.
Il valore dell’incontro casuale: la storia del presidente
La testimonianza del presidente dell’associazione è emblematica. La sua esperienza inizia non da un ruolo, ma da un gesto profondamente umano: sedersi a tavola con perfetti sconosciuti.
In un locale dove chi era solo veniva invitato – quasi indotto – a unirsi ad altri, nasce la consapevolezza che la socialità non è un “di più”: è una necessità, un ingrediente fondamentale per vivere bene.
Da quell’esperienza semplice, quotidiana, scaturisce un orientamento che oggi si traduce nella missione dell’associazione: creare contesti in cui nessuno rimanga ai margini, dove il valore umano supera la formalità e la relazione diventa un investimento sulla persona.
L’uomo al centro: lavoro, dignità e crescita condivisa
In un mondo che spesso schiaccia l’individuo sotto logiche produttive, le associazioni ricordano che il lavoro è prima di tutto un percorso di crescita umana, non solo economica.
Promuovere la qualità delle professioni, valorizzare il saper fare, riconoscere la dignità dell’impegno quotidiano: questi sono atti di cultura sociale.
E la cooperazione diventa un ecosistema che sostiene la persona, non importa da dove venga, cosa faccia o quali siano le sue condizioni. Perché la comunità cresce davvero quando cresce ciascuno dei suoi membri.
Un modello che guarda al futuro
In un contesto sociale sempre più frammentato, realtà come la Cooperativa Borgo Po e Decoratori rappresentano presidi di coesione e responsabilità collettiva. Custodiscono la memoria, ma guardano avanti, offrendo strumenti concreti di inclusione, mutuo supporto e convivialità.
«La nostra forza è nella relazione», conclude il presidente. «Tutto nasce dall’incontro: da una tavolata, da un gesto semplice di attenzione verso l’altro. Torino ha bisogno di luoghi così, dove il benessere si costruisce insieme, e dove la solidarietà non è uno slogan, ma una pratica quotidiana.»
E aggiunge un pensiero per le nuove generazioni: «Il nostro desiderio è trasmettere questi valori ai giovani. Vogliamo che continuino a vivere e a far crescere la comunità, che imparino a condividere tempo, lavoro e cura per gli altri. Solo così questa storia, che oggi raccontiamo, potrà avere un domani ancora più solido e partecipato.»
Conclusione: un’eredità attuale, una missione che continua
In un’epoca in cui il legame sociale sembra indebolirsi, spazi come la Cooperativa Borgo Po e Decoratori ci ricordano che la comunità non è un concetto astratto: è fatta di tavole condivise, progetti comuni, attenzione alla persona e rispetto per il lavoro.
La loro storia – che attraversa il Novecento e arriva fino a noi senza perdere forza – è il segno che, anche oggi, cooperazione, socialità, cultura e buon cibo restano strumenti potentissimi di benessere e crescita civile. E tutto comincia spesso da un gesto semplice: sedersi insieme.

Sciopero generale 12 dicembre: le fasce orarie dei mezzi pubblici

Venerdì 12 Dicembre 2025 è previsto uno sciopero generale della durata di 24 ore indetto dalla Organizzazione Sindacale CGIL contro la Legge di Bilancio.

IL SERVIZIO SARÀ GARANTITO NELLE SEGUENTI FASCE ORARIE:

  • Servizio URBANOSUBURBANO, METROPOLITANA, CENTRI SERVIZIO AL CLIENTE: dalle ore 6.00 alle ore 9.00 e dalle ore 12.00 alle ore 15.00
  • Servizio EXTRAURBANO, Servizio bus cooperativo Linea 3971 (tratta Ciriè – Ceres): da inizio servizio alle ore 8.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30

Sarà assicurato il completamento delle corse in partenza entro il termine delle fasce di servizio garantito.

Eataly Lingotto, il Campionato della Pasta Fatta a Mano 2026

Si apre ufficialmente a Torino il tour del Campionato della Pasta Fatta a Mano 2026, il primo e unico campionato al mondo dedicato agli artigiani della pasta fresca. La città ospiterà la prima tappa il 20 gennaio negli spazi di Eataly Lingotto , luogo simbolo del gusto italiano che proprio in questi giorni festeggia 19 anni di vita.

La tappa torinese, riservata ai professionisti del settore, inaugura un percorso nazionale che attraverserà il nostro Paese da Nord  a Sud, con il supporto di Eataly e di partner d’eccellenza. I partecipanti si sfideranno “a colpi di mattarello e impasti”, presentando creazioni valutate da una giuria di esperti composta da chef stellato, giornalisti ed esperti del settore. Al momento sono stati confermati per la Giuria di Qualità di Torino lo chef del ristorante Unforgettable di Torino ( 1 Stella Michelin) Sabrina Stravato e Valentina Dirindin, giornalista enogastronomica.

Il vincitore della tappa accede ufficialmente e direttamente alla finalissima di fine giugno in programma a Napoli all’interno del DMED salone della Dieta Mediterranea. Anche i secondi e i terzi classificati potranno partecipare alla fase conclusiva del Campionato.

Le iscrizioni per la tappa  di Torino sono aperte dal 3 novembre scorso sul sito ufficiale www.campionatodellapasta.it

Mara Martellotta

Nigeriana arrestata: doveva scontare 4 anni per prostituzione minorile

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un ordine di carcerazione e alla successiva traduzione presso la locale Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno” nei confronti di una cittadina nigeriana di 44 anni, in ottemperanza a quanto disposto dalla Procura della Repubblica di Torino a seguito di condanna con pena da espiare di anni 4 e mesi 3 di reclusione e 12.000 euro di multa, poiché riconosciuta responsabile di reati in materia di prostituzione minorile.

La quarantaquattrenne aveva avanzato istanza di rilascio di permesso di soggiorno presso l’Ufficio Immigrazione presentandosi, a seguito di prenotazione, presso gli Sportelli aperti al Pubblico. A seguito dei puntuali controlli incrociati quotidianamente fatti dai poliziotti nell’istruzione delle pratiche di soggiorno, è emerso che a carico della donna, sotto un alias, risultava essere stato emesso un ordine di carcerazione.

La cittadina nigeriana risultava condannata per reati di particolare allarme sociale, commessi in continuazione e con il riconoscimento delle circostanze aggravanti. Nello specifico, la donna, in concorso con terzi, è risultato aver reclutato giovanissime ragazze che sfruttava avviandole alla prostituzione, organizzandone l’attività di meretricio anche a mezzo di riti vudù, minacce di morte, e aggressioni fisiche, facendosi al contempo consegnare il denaro giornalmente “guadagnato” dalle vittime.

IMU 2025: tutto quello che serve sapere prima della scadenza del 16 dicembre

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.
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Dicembre porta con sé non solo l’atmosfera delle feste, ma anche un appuntamento immancabile per i proprietari di immobili: il saldo IMU, in scadenza il 16 dicembre 2025.

Dopo l’acconto versato a giugno, arriva infatti il momento di regolare i conti con il proprio Comune, applicando le aliquote aggiornate e pubblicate dal MEF. Se il Comune non ha deliberato entro i termini, si fa riferimento alle aliquote base.

In questo articolo facciamo chiarezza—con un linguaggio semplice e diretto—su chi deve pagarecome si calcola l’imposta, quali sono le esenzioni, e cosa accade in caso di ritardo o omesso pagamento. Un piccolo vademecum per arrivare preparati e sereni alla scadenza.

 

Chi deve pagare l’IMU? E chi ne è esente?

L’IMU non riguarda tutti i proprietari. Sono esenti:

  • le abitazioni principali che non rientrano nelle categorie di lusso;

  • gli alloggi sociali;

  • il nudo proprietario, quando l’immobile è gravato da usufrutto.

Devono invece pagare l’IMU:

  • le prime case di lusso, categorie catastali A/1, A/8, A/9;

  • tutte le seconde case e gli immobili diversi dall’abitazione principale.

Per le prime case di lusso resta prevista un’aliquota agevolata e una detrazione di 200 euro.

Come si calcola l’IMU 2025 sulla prima casa di lusso

Il calcolo parte da tre passaggi fondamentali:

  1. Rivalutare del 5% la rendita catastale.

  2. Applicare il coefficiente catastale previsto per la tipologia dell’immobile.

  3. Applicare l’aliquota deliberata dal Comune.

Il risultato finale sarà l’importo su cui calcolare il saldo di dicembre, tenendo conto di quanto già versato a giugno.

Coniugi con residenze diverse: la novità della Cassazione

Una recente sentenza ha introdotto un’importante modifica:

se i coniugi hanno residenze diverse in due immobili differenti, entrambi possono usufruire dell’esenzione per abitazione principale.

Un chiarimento che rende più equa una situazione sempre molto discussa.

Prima casa in affitto: chi paga l’IMU?

Anche dopo l’abolizione della TASI, nulla cambia sul fronte IMU:

l’imposta rimane interamente a carico del proprietario, anche se l’immobile è affittato.

 

Pertinenze: quante sono esenti?

Sono esenti dal pagamento IMU fino a tre pertinenze, una per ciascuna delle categorie:

  • C2 (cantine, solai, depositi)

  • C6 (box, stalle, scuderie)

  • C7 (tettoie)

 

Cosa succede se si paga in ritardo?

Niente panico. Il sistema fiscale mette a disposizione un utile strumento: il ravvedimento operoso, che consente di regolarizzare spontaneamente la posizione con sanzioni ridotte proporzionate al ritardo.

Le principali forme di ravvedimento

 

  • Sprint: entro 14 giorni → sanzione fino all’1,4%

  • Breve: entro 30 giorni → 1,5%

  • Intermedio: entro 90 giorni → 1,67%

  • Lungo: entro un anno → 3,75%

  • Biennale: entro due anni → 4,29%

  • Ultrabiennale: oltre due anni → 5%

 

Superato un anno senza ravvedimento, la sanzione sale al 30% dell’importo dovuto, oltre agli interessi.

Il pagamento avviene tramite modello F24, barrando la casella “Ravv.” e utilizzando il codice tributo corretto (3912 per abitazione principale, 3918 per altri fabbricati, ecc.).

 

Accertamenti e prescrizione: cosa bisogna sapere

Il Comune può notificare un avviso di accertamento entro 5 anni dalla data in cui il versamento sarebbe dovuto avvenire.

Oltre questo periodo, scatta la prescrizione, e l’IMU non è più dovuta.

Se il Comune richiede il pagamento di più annualità arretrate, il contribuente è tenuto a versare solo gli ultimi cinque anni.

In sintesi

La scadenza del 16 dicembre è un appuntamento importante per gestire in modo consapevole il proprio patrimonio immobiliare.

Conoscere chi pagacome calcolare l’imposta, e come regolarizzare eventuali ritardi aiuta a muoversi con serenità in un ambito spesso percepito come complesso.

Un’abitazione non è soltanto un bene: è una parte della nostra identità.

Gestirla con attenzione, anche sul piano fiscale, significa valorizzarla e mantenerla nel tempo.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com