ilTorinese

Alla galleria Umberto Benappi la mostra dedicata a Tano Festa e Mario Schifano

 

 

È stata inaugurata domenica 23 giugno alle 18 la stagione estiva dello spazio in montagna della galleria Umberto Benappi, nella celebre località di Sansicario, con la mostra “Tano Festa-Mario Schifano”, in collaborazione con la galleria Il Ponte di Firenze.

Con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, la “galleria di montagna”, che nasce per ospitare progetti realizzati in collaborazione con gallerie italiane e internazionali e per proporre cultura in territori dislocati, vede come primo ospite della rassegna estiva la galleria Il Ponte, fondata nel 1965 a San Giovanni Valdarno da Vincenzo Alibrandi, che nel corso della sua attività ha lavorato con artisti selezionati che abbracciano tutto il  secolo XX, mantenendo sempre uno sguardo sulla contemporaneità.

La mostra è  dedicata a due maestri della pop art italiana, Tano Festa e Mario Schifano, tra gli esponenti di spicco della Scuola di piazza del Popolo a Roma, insieme a Franco Angeli, Mimmo Rotella, Cesare Tacchi e Giosetta Fioroni. A partire dai primi anni Sessanta, questo gruppo di artisti accoglie con entusiasmo le istanze della pop art americana, declinandole in termini più  colti e concettuali e servendosi di immagini quotidiane estrapolate dal contesto urbano, dal patrimonio storico-artistico italiano, ma anche dal cinema e dalle pubblicità.

Tano Festa è considerato l’artista italiano più  vicino alla pop art. Divenuto amico di una serie di artisti romani riunitisi nel gruppo della scuola di Piazza del Popolo, tra cui Mario Schifano e Jannis Kounellis, raggiunse una fama che lo portò a partecipare a importanti mostre e a collaborare con importanti gallerie romane.

La produzione di Festa appare piuttosto variegata, anche se compare una tendenza a produrre una serie di opere sullo stesso tema, tra cui le più note sono le serie dedicate all’Adamo della michelangiolesca Cappella Sistina,  i ritratti di amici e familiari e i Coriandoli, su sfondi colorati e vivaci. Grande ammiratore della pop art, è  stato definito esponente della cosiddetta “pop art italiana”; egli era ben consapevole della differenza di contesto tra gli Stati Uniti e l’Italia, il cui esito poteva essere, piuttosto, un’arte italiana “popolare”, capace di prendere spunto dai grandi capolavori del passato per renderli attuali.

Mario Schifano, originario della Libia nel 1934, nei primi anni Quaranta si trasferì  a Roma e prima di essere assunto come assistente restauratore al Museo Etrusco di Villa Giulia, frequentòun corso di pittura insieme al padre e nel 1958 inaugurò la sua prima personale alla Galleria Appa Antica, per poi prendere parte alla Scuola di Piazza del Popolo. Per l’occasione, in una collettiva romana degli anni Sessanta, propose dei monocromatici su carta da imballaggio incollata su tela, con cui dà prova di una pennellata eccezionale inserita in uno o due campi cromatici, alternatidall’inserimento di sgocciolature e parole non particolarmente definite. È  evidente l’influenza della pop art americana e delle coeve esperienze di Jasper Jones. I colori sono di derivazione industriale e questo rende la sua pittura più vicina alle insegne stradali.

La prossima mostra, a luglio, sarà dedicata al collezionista Gian Enzo Sperone.

 

Mara Martellotta

Cavalli, cavalieri e… “Pomone”

Quelle “Arcane Fantasie” di Marino Marini in mostra al “Forte di Bard”

Fino al 3 novembre

Bard (Aosta)

Non un “artista fuori dalla storia”, come spesso la semplicistica “mitologia” creatasi intorno alla sua figura (di “artista-vasaio”“etrusco rinato” o “primitivo toscano che si scopre moderno suo malgrado”) ha teso a regalarci nel tempo, ma, al contrario, artista raffinato e di grande solida personalità in costante, consapevole e voluto raffronto con la scultura europea del Novecento, assimilata e fatta propria senza mai perder di vista la scultura antica – quella etrusca ed egizia, in particolare – che per lui fu oggetto di appassionata ispirazione e stimolo creativo. Riesce bene nel riportarci alle giuste e corrette dimensioni di chi fu fra i più importanti artisti italiani del XX secolo, la mostra ospitata, fino a domenica 3 novembre, al “Forte di Bard” (“Sala delle Cannoniere”) e dedicata a Marino Marini (Pistoia, 1901 – Viareggio, 1980). Saggiamente titolata “Arcane Fantasie” e promossa dal “Forte”, sotto la curatela di Sergio Risaliti – direttore del fiorentino “Museo del Novecento” – in collaborazione con “24 Ore Cultura” e “Museo Marini” di Firenze (cui si deve la gran parte dei prestiti) la rassegna si articola in ben 23 sculture e 39 opere su tela e carta.

In esse ritroviamo tutto il suo mondo di cavalli e cavalieri, quel mondo arcaico e solido (ispirato all’artista, pare, dal “Cavaliere di pietra” del Duomo di Bamberga, in Germania, e dalla scultura fiorentina del Quattrocento così come dalla “plastica” etrusca, non meno che dai grandi esempi della “Scuola del Verrocchio”), trasformato in un immobile abbraccio di forme indivisibili fra cavaliere e cavallo, in cui “c’è tutta la storia – diceva lo stesso artista – dell’umanità e della natura”. E accanto a cavalli e a cavalieri, i suoi guerrieri e le sue antiche divinità, il circo con giocolieri danzatrici. E le sue mirabili, inconfondibili, prosperose ed accoglienti “Pomone”, scolpite in bronzo a tutto tondo, prive di braccia – concepite in un effetto “distorsivo e deformante” in cui si palesa l’influenza dell’amico scultore inglese Henry Moore – e rappresentanti l’antica dea della “fertilità” per gli Etruschi, divenuta nell’antica Roma protettrice dei frutti e per questo solitamente raffigurata con una mela in mano.

 

Il pezzo di maggior prestigio allocato in mostra è sicuramente “Gentiluomo a cavallo”, scultura in bronzo datata 1937 ed arrivata a Bard su prestito della “Camera dei Deputati”, dov’è solitamente esposta proprio all’ingresso principale di Montecitorio, di fronte al Cortile d’Onore. Dopo aver seguito i corsi di pittura di Galileo Chini, all’“Accademia di Belle Arti” di Firenze, Marini si avvicina alla scultura nel 1922 (riprenderà a dipingere solo negli anni ’50), sotto la guida di Domenico Trentacoste, sempre presso l’“Accademia” fiorentina. Nel 1926 apre un suo studio in via degli Artisti a Firenze, dove inizia a portare avanti, sviluppandolo a seconda del mutare dei tempi e degli eventi socio-politici internazionali, un suo personalissimo stile legato a cifre narrative rivolte ad una ben precisa sensibilità moderna mai disgiunta dal gusto fedele alla tradizione. Fra i tanti incontri importanti, quello con Arturo Martini,  che, nel ’29, lo chiamerà a succedergli all’insegnamento all’“I.S.I.A. – Istituto Superiore per le Industrie Artistiche”, alla Villa Reale di Monza. La sua prima personale, a Milano, è del 1932. Nel 1935 vince il primo Premio per la Scultura alla “Quadriennale di Roma”. Sono questi gli anni in cui Marini circoscrive la sua ricerca artistica a due tematiche essenziali: il “cavaliere” e la “Pomona”. “Protagonista a suo modo – sottolinea Risaliti – delle ‘avanguardie’, Marino Marini seppe intuire che la scoperta del primordiale, del primitivo era la via necessaria per superare la crisi dei valori formali e spirituali della sua epoca”. Una sorta di benefica “sacralità” dell’arte arcaica, profondamente turbata, anni dopo, dalla tragicità degli eventi bellici.

Il secondo dopoguerra, infatti, inficerà l’immobile, silenziosa stabilità delle sue figure, per scarnificarle e deformarle in una forte tensione espressionista che andrà a coinvolgere anche la sua pittura, attraverso dettati cromatici più vigorosi e forme chiamate ad evocare, più che a descrivere. Del resto “come nell’amore – diceva Marini – nell’arte non si può spiegare tutto, certe parti rimangono nell’ombra luminosa del mistero”“Quel mistero – scriveva concorde il grande amico Moore – che dovrebbe avanzare pretese nei confronti dello spettatore”. Pretese spesse ignorate. Avidi, come siamo, di scrutare (magari di sfuggita) solo con gli occhi, piuttosto che con la più tenace e sensibile guida del cuore.

Gianni Milani

“Marino Marini. Arcane Fantasie”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino al 3 novembre

Orari: mart. – ven. 10/18; sab. – dom. e festivi 10/19. Lunedì chiuso

Nelle foto: Marino Marini: immagini allestimento e “Gentiluomo a cavallo”, bronzo, 1937

I portici, che invenzione!

I privilegiati passaggi di Torino realizzati in quattro secoli di storia

Caldo rovente, freddo e pioggia, i portici sono un passaggio sicuro in qualsiasi stagione e a qualsiasi temperatura. Adornati da bei negozi, eleganti ristoranti e bar, librerie e ogni tipo di esercizio commerciale, queste gallerie sono un rifugio protetto, ma anche una ariosa e piacevole veranda sulla citta’. A Torino ne abbiamo ben 18 chilometri, di diversi stili e materiali, quelli in pietra grigia di via Po che sfociano da una parte su piazza Castello e dall’altra su piazza Vittorio Veneto, i razionali di via Roma costruiti in marmo, quelli di via Cernaia e via Pietro Micca (la Diagonale) realizzati con uno stile eclettico e decorati da soffitti colorati.

Quale e’ stata la genesi dei portici torinesi? E perche’ furono costruiti?

La ragione era “nobile” ovvero permettere ai regnanti e alla coda aristocratica di passeggiare per la citta’ stando sempre al riparo. La costruzione dei portici, tuttavia, rientrava anche in un preciso disegno politico che voleva trasformare Torino da una citta’ di provincia in una rispettabile capitale, in un luogo rappresentativo e magnifico; costituiscono, inoltre, un fenomeno architettonico unico che ha dato vita ad una zona pedonale molto estesa, la piu’ grande d’Europa. I primi portici di Torino risalgono al periodo medievale ed erano siti a piazza delle Erbe, oggi Palazzo di Citta’, ma solo nei primi anni del 1600 per volonta’ di Carlo Emanuele I di Savoia venne realizzato il porticato di piazza Castello con un progetto di Ascanio Vittozzi, artefice di altre importanti ristrutturazioni.

L’edificazione prosegui’ con gli archi che arrivano fino a piazza San Carlo mentre un secolo dopo vennero ridisegnati, da Benedetto Alfieri, quelli di piazza Palazzo di Citta’. Nel 1800, poi, furono completate le volte di Piazza Castello, piazza Carlo Felice e piazza Statuto e per creare una uniformita’ strutturale e di design anche le due stazioni ferroviarie di Torino, Porta Nuova e Porta Susa, vennero dotate di deliziosi portici.

Negli anni ’30 del secolo scorso ci fu la ristrutturazione dei porticati di un tratto di via Roma in seguito alla demolizione e alla ricostruzione completa di alcuni isolati che vide la rimozione di diversi antichi impianti romani e medievali collocati poi nei musei cittadini. Tra gli ultimi (in senso temporale) passaggi coperti edificati ci sono quelli di piazza Bodoni, piu’ semplici e sobri rispetto agli analoghi monumentali e maestosi.

La storia dei portici di Torino, dunque, copre quattro secoli di storia, rappresenta la volonta’ di fare di Torino una citta’ monumentale, il proposito di creare un modello architettonico urbano funzionale ed originale, ma anche fiero e sorprendente grazie alla varieta’ degli stili di questi iconici passaggi, da quelli piu’ regali a piazza San Carlo a quelli vivaci e particolareggiati di via Pietro Micca. I piu’ famosi e amati rimangono, comunque, quelli di via Po, realizzati da Amedeo di Castellamonte in pieno periodo Sabaudo, che mettono in comunicazione la parte vecchia di piazza Castello con il Po e la Collina regalando a chi li percorre scorci di unica bellezza.

Il fascino e il valore razionale dei portici ha colpito molti personaggi celebri come Mark Twain che diceva, nel 1880: «si cammina dall’una all’altra di queste spaziose vie sempre al riparo” o Giorgio De Chirico che affermava “Questi portici danno alla città l’aria di essere stata costruita apposta per le dissertazioni filosofiche”.

Il loro charme e’ indiscutibile, ma e’ evidente anche la loro vocazione sociale, sotto i portici, infatti, le persone passeggiano, si incontrano, frequentano i caffe’ e i ristoranti sempre protetti dalla pioggia, ma anche dai bollenti raggi del sole estivi. Queste vie privilegiate simboleggiano il cuore di Torino, la sua storia, la vita sobria e allo stesso tempo vibrante di questa unica citta’.

Maria La Barbera

Settimo: le fondamenta della scuola del Borgo nuovo

Gli operai sono al lavoro al cantiere di via Fantina per la costruzione delle fondamenta della nuova scuola del Borgo Nuovo. Prende forma una delle opere pubbliche più importanti progettate a Settimo negli ultimi anni: la scuola che sostituirà la Martiri della Libertà, uno spazio innovativo, progettato insieme agli insegnanti per una didattica all’avanguardia, che sarà anche un polo aggregativo aperto al quartiere e alla cittadinanza.

Il progetto è finanziato anche grazie ai fondi PNRR. I lavori dovrebbero concludersi entro il 2025.

(Facebook Città di Settimo Torinese)

Fino al 12 luglio la mostra “Quando il tricolore si tinse di giallo”

L’istituto Credem ospita la mostra “Quando il tricolore si tinse di giallo. I campioni italiani al Tour de France” nella sede di Villa Frassati a Torino, dal 18 giugno al 12 luglio.

24 luglio 1949: Coppi festeggia il successo al Tour del France, accanto a lui Giannetto Cimurri
Martedì 18 giugno Credem aprirà la mostra “Quando il tricolore si tinse di giallo. I campioni italiani al Tour de France”, che avrà luogo fino al 12 luglio presso la sede dell’istituto di Villa Frassati in Corso Trento 2/A a Torino.
Nell’ambito della mostra, Credem intende celebrare le importanti gesta dei grandissimi del ciclismo italiano in terra francese attraverso biciclette, maglie gialle, cimeli e ricordi del Tour de France appartenuti allo storico massaggiatore Giannetto Cimurri (1905-2002), originario di Reggio Emilia.

Corridore mancato, massaggiatore nato, Cimurri era chiamato “mano santa”: guariva con le mani, ma anche con le parole, con la pazienza, con la saggezza. Da Bartali a Coppi, da Moser a Bugno, Cimurri è stato il massaggiatore della Nazionale di ciclismo per 34 anni, ha vissuto 74 campionati del mondo tra strada, pista e cross, 40 Giri d’Italia e 11 Tour de France, e ha partecipato a 8 Olimpiadi.
In mostra, oltre a rari cimeli storici, saranno presenti le biciclette di Coppi e di Bartali e un raffinato biciclo di fine ‘800 di pregiata produzione parigina, proveniente dalla collezione di biciclette storiche di Cimurri.
Più in dettaglio, l’iniziativa rientra tra le attività che il Gruppo Credem porta avanti da anni per valorizzare la storia, lo sport e la cultura dell’Italia e dei territori a favore della collettività ed è legata all’arrivo di tappa a Torino prevista per il 1° luglio della Grande Boucle (soprannome ufficiale del Tour de France). La mostra è allestita al piano terra degli eleganti spazi di Villa Frassati, realizzata nel 1916 dal celebre ingegnere ed architetto piemontese Giuseppe Momo (1875- 1940), presso cui è stata inaugurata la nuova sede Credem lo scorso anno a Torino. L’edificio è inoltre legato alla memoria di Piergiorgio Frassati (1901-1925), beatificato nel 1990 da Giovanni Paolo II.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie alla preziosa collaborazione della famiglia Cimurri, del Museo del Ghisallo e di Gianfranco Trevisan.
L’esposizione sarà visitabile ad ingresso libero dal lunedì al venerdì dalle 8:20 alle 13:20 e dalle 14:45 alle 15:45.
Per informazioni: spaziocredem@credem.it

I ricercatori PoliTo vincono il Best Paper Award

Congratulazioni ai ricercatori #PoliTO del #DIGEP, che vincono il Best Paper Award alla sesta edizione dell’International Conference on Quality Engineering and Management-ICQEM che si è svolta in Spagna, con una ricerca focalizzata sull’applicazione della gamification all’industria manifatturiera.

Il paper spiega come, attraverso un caso studio relativo ai processi di assemblaggio svolti da uomini supportati da robot collaborativi, introdurre elementi di gamification migliora le performance e riduce stress e fatica. (Facebook Politecnico Torino)

Leggi il #PoliFlash per scoprire di più: https://www.polito.it/ateneo/comunicazione-e-ufficio-stampa/poliflash/gamification-come-il-gioco-puo-cambiare-il-lavoro

Mole illuminata per i Paesaggi Unesco

Anche la Mole Antonelliana ha ricordato nella notte i 10 anni dell’inserimento dei paesaggi vitinicoli di #langheroeromonferrato nella lista del Patrimonio dell’umanità UNESCO.

Altri eventi e celebrazioni si sono svolti nel castello di GrinzaneCavour, ad Alba, Barbaresco, Canelli e AliceBelColle.

Zucchero & co – L’impronta della dolcezza

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Dopo il debutto dello scorso autunno alla ventunesima edizione del Festival della Scienza di Genova, sbarca alle Settimane della Scienza di Torino, dal 19 giugno al 19 luglio, lo speciale laboratorio ludico-educativo di divulgazione scientifica firmato Eridania: un coinvolgente viaggio attraverso gli elementi nutritivi, con particolare attenzione allo zucchero in tutte le sue forme, per comprenderne le origini e peculiarità, sfatarne i falsi miti e imparare come inserirlo in un’alimentazione quanto più equilibrata e bilanciata.

Lo sapevate che anche gli zuccheri sono carboidrati come quelli contenuti nel pane o nella pasta? Ma allora quante diverse tipologie di zucchero esistono? Basta un piccolo cambiamento nella struttura molecolare ed ecco che si passa, ad esempio, dal glucosio al fruttosio e a una diversa funzione metabolica. E allora che cosa rende speciale il saccarosio, lo zucchero alimentare più comune?

Queste alcune delle tematiche che verranno affrontate a “Zucchero & co – L’impronta della dolcezza”, il laboratorio sul mondo della dolcificazione che Eridania, in collaborazione con Cooperativa Ossigeno e insieme a Associazione CentroScienza Onlus, presenterà alle Settimane della Scienza di Torino e rivolto a un pubblico di tutte le età con un focus particolare sulle giovani generazioni.

Il progetto “Zucchero & co” sarà proposto al pubblico dal 19 giugno al 19 luglio e si svolgerà all’interno della Biblioteca AGROVET di Grugliasco (Via Largo Paolo Braccini 2, Grugliasco – TO). La partecipazione è gratuita ed è rivolta ai centri estivi al mattino e al pubblico organizzato in gruppi al pomeriggio (i gruppi devono essere composti da un minimo di 10 persone a un massimo di 25). Per tutti la prenotazione è obbligatoria inviando una mail a settimane@centroscienza.it (Per maggiori informazioni: Tel 011 8394913 – WhatsApp 375 6266090).

La collaborazione nell’ambito delle Settimane della Scienza con il Dipartimento e la Biblioteca di Scienze Veterinarie rappresenta una scelta di valorizzazione dei luoghi di apprendimento e innovazione, in linea con le strategie di apertura alla comunità e al territorio. L’obiettivo condiviso è quello di favorire la diffusione della conoscenza, promuovere la salute e il benessere e coinvolgere attivamente la comunità, con una particolare attenzione ai più giovani.

Il laboratorio, che ha debuttato l’autunno scorso alla ventunesima edizione del Festival della Scienza di Genova coinvolgendo oltre 1.700 partecipanti, è strutturato come un interessante viaggio attraverso gli elementi nutritivi, con particolare attenzione allo zucchero in tutte le sue forme, per comprenderne le origini e peculiarità e sfatarne i falsi miti attraverso divertenti attività interattive. Tra schede didattiche, esperienze sensoriali, esperimenti di fisica e divertenti quiz, bambini, studenti e appassionati di ogni età potranno scoprire gli aneddoti e le curiosità che caratterizzano questo dolcissimo ingrediente, imparando quali siano le tecniche di produzione –– e come inserirlo in una dieta corretta. Tra gli obiettivi principali dell’iniziativa, infatti, vi è quello di imparare a distinguere fake news e notizie attendibili, così da capire quale sia la via migliore per scegliere un’alimentazione quanto più equilibrata e bilanciata, senza rinunciare a un pizzico di dolcezza.

Dopo la bellissima esperienza dello scorso autunno al Festival della Scienza di Genova, siamo felici di riproporre l’iniziativa anche quest’anno, nell’ambito di un’importante manifestazione come le Settimane della Scienza di Torino – ha dichiarato Alessio Bruschetta, AD di Eridania ItaliaL’impegno che, come azienda, ci assumiamo nel campo dell’alimentazione responsabile parte anche dalla vicinanza ai consumatori: questo genere di attività a carattere ludico-educativo ci consentono di sensibilizzare un pubblico vario e di ogni età attraverso un’azione di divulgazione scientifica in grado di dare basi strutturate alle scelte di consumo. I consumatori sono sempre più attenti e ricercano maggiori informazioni sul prodotto

da acquistare, a maggior ragione se questo finirà sulle loro tavole. È perciò fondamentale informarli adeguatamente, accompagnandoli e aiutandoli a distinguere le fake news dalle notizie vere e attendibili”.

Il futuro chiede dolcezza”: Eridania si prende cura del domani a 360 gradi

La responsabilità che si assume Eridania nel campo della corretta nutrizione è parte di un impegno globale dell’azienda nel perseguire obiettivi di sostenibilità aziendale trasversali, dal packaging ai trasporti, dai consumi energetici alle iniziative in campo sociale.

La sostenibilità di Eridania non va intesa in un’ottica unicamente ambientale, ma è un elemento intrinseco in tutte le attività: quelle che hanno a che fare con l’ambiente, con il territorio, ma anche con la salute e con il benessere delle persone. Proprio in questo concetto risiede la chiave della campagna permanente lanciata nel 2022 “Il futuro chiede dolcezza”: un manifesto dell’impegno di Eridania e un appello alle persone a fare ciascuno la propria parte per addolcire il futuro del nostro Pianeta. In una visione più estesa di sostenibilità, che non sia solo ambientale, ma anche sociale e nutrizionale, Eridania è da ormai 4 anni accanto alla Croce Rossa Italiana per contribuire a dare supporto e sostegno a persone in difficoltà socioeconomica e nuclei familiari fragili e con le scuole elementari con il programma “A scuola di dolcezza” volto a parlare di educazione alimentare e di consumo responsabile dello zucchero.

Bricolage del cuore, Palazzina Zuretti rinnovata

Un’area interna completamente rinnovata e arredata, per un totale di oltre 500 metri quadrati, in modo da creare una zona più confortevole all’interno della palazzina Zuretti, dove si trova anche la sala prelievi dell’Ospedale Pediatrico Regina Margherita. È questo il risultato dell’impegno dei collaboratori dei negozi Leroy Merlin dell’area di Torino in occasione dell’edizione 2024 di Bricolage del Cuore, il progetto di volontariato d’impresa ideato dall’azienda multispecialista nel 2013 per contrastare la povertà abitativa e sostenere le comunità locali. L’intervento è stato possibile anche grazie all’aiuto dei volontari di Forma Onlus, la Fondazione dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, che ha l’obiettivo di rendere l’Ospedale a misura di bambino.

I lavori del Bricolage del Cuore si sono svolti per diversi giorni e si sono conclusi il 15 giugno. Durante questo periodo sono state coinvolte un totale di 100 persone, tra cui 90 appartenenti a Leroy Merlin e 10 esterni all’azienda, che hanno manifestato il desiderio di fare la propria parte per la realizzazione di questo progetto. Nello specifico i lavori effettuati includono la tinteggiatura e la sistemazione di alcune sale dell’Ospedale Regina Margherita, creando un ambiente più pulito e accogliente e migliorando le condizioni dei locali sanitari. Inoltre la fondazione Forma ha organizzato un evento a beneficio dei bambini ricoverati intitolato “Play – I giochi del Regina”.

Grazie a questi preziosi interventi, la palazzina Zuretti ha potuto beneficiare del contributo di Leroy Merlin Italia, che ha contribuito a migliorare i luoghi che ospitano le comunità in cui l’azienda opera.

Bricolage del Cuore è solo una delle tante attività con cui Leroy Merlin Italia si impegna ad ingaggiare la comunità locale per garantire a ciascuno il diritto a una casa ideale, generando un impatto positivo sull’ambiente e sulla società. L’ingaggio della comunità rappresenta una delle cinque sfide della Strategia 2024-2026 attraverso la quale l’azienda si pone l’obiettivo di creare valore condiviso insieme alle comunità locali, portando benefici nei territori in cui opera.

“Siamo orgogliosi di aver potuto contribuire alla riqualificazione degli ambienti interni della palazzina Zuretti. Questo progetto ha comportato un notevole impegno e dedizione da parte di tutto il nostro team, che ha lavorato con passione per trasformare gli spazi interni in ambienti più moderni e funzionali. La riqualificazione ha incluso interventi di tinteggiatura delle pareti circa  (550 Mq), tutti mirati a creare un ambiente più accogliente e confortevole per chi lo utilizza, soprattutto per i più piccoli. A tutte le persone che hanno collaborato vanno i miei più sentiti ringraziamenti per aver reso possibile questo fantastico progetto e per rendere tangibile il nostro impegno sociale sul territorio”, ha dichiarato Lorenzo GuzziStore Leader del negozio di Collegno.

All’iniziativa Bricolage del Cuore aderiscono tutti i 52 negozi dell’azienda, coinvolgendo clienti, comunità, istituzioni e fornitori, talvolta unendo le forze di più negozi per un’unica iniziativa. Le persone, accomunate dalla forte volontà di contrastare la povertà abitativa e di valorizzare i beni comuni e l’habitat, si uniscono in un grande gesto volontaristico e diffuso con l’obiettivo di donare un progetto di ristrutturazione a chi ne ha più bisogno e allo stesso tempo sensibilizzare e influenzare positivamente anche il comportamento degli altri, innescando così un circolo virtuoso.

“Abbiamo accolto con entusiasmo il progetto del Bricolage del Cuore perché condividiamo con Leroy Merlin i valori di impegno, lavoro di squadra e solidarietà. I volontari che hanno dedicato il loro tempo a tinteggiare il Centro Prelievi hanno donato una nuova veste luminosa ed accogliente ad un servizio che quotidianamente ospita numerosi bambini con le loro famiglie”, ha commentato Antonino Aidala, Presidente Fondazione FORMA.