CESANA TORINESE – Il Natale a Cesana porta un grande regalo sotto l’albero. Il Club Med di Sansicario è realtà. Miglior notizia per il Natale a Cesana ed in tutta la Valle di Susa non poteva arrivare. E con tempismo perfetto.
Sabato 21 dicembre a Serre Chevalier il presidente di Club Med Henri Giscard D’Estaing, durante l’inaugurazione del complesso francese riammodernato, ha annunciato che a primavera partirà il cantiere di Sansicario. Lo ha fatto alla presenza dei Sindaci dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea.
Una notizia che pone fine alle cassandre che annunciavano sempre con toni pessimistici l’operazione del Club Med a Sansicario.
Questa è la voce vera e arriva dal massimo esponente della società francese.
Soddisfatto il presidente dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea Mauro Meneguzzi: “Questo sì che è una bella notizia natalizia. La parole del presidente di Club Med Giscard D’Estaing confermano in maniera inequivocabile la volontà del Club Med di dar corso al progetto di Sansicario che è strategico per tutto il sistema turistico della nostra alta valle. Non c’è più tempo da perdere e dopo questa notizia anche la Regione Piemonte dovrà fare la sua parte così come era stato promesso”.
Il Sindaco di Cesana Daniele Mazzoleni commenta: “Per Cesana e per tutta l’Alta Valle Susa l’investimento del Club Med su Sansicario è a dir poco strategico. Parliamo di un investimento da 130 milioni di euro per un nuovo villaggio da 500 camere per un totale di 1100 posti letto. Un’operazione che andrà alla creazione non indifferente di centinaia di posti di lavoro in loco con un giro di affari sul territorio alquanto importante. Stante al cronoprogramma il resort dovrebbe essere inaugurato a fine 2027 e l’inizio lavori è previsto per la prossima primavera. Un resort che non sarà solo sci, ma garantirà importanti ricadute anche nel periodo estivo e quindi funzionale a quella destagionalizzazione che stiamo perseguendo con grande convinzione. Questo strategico investimento rilancia poi in modo determinante la nostra idea di costruire lo Ski Dome al posto della pista da bob che dovrà essere smantellata e che garantirebbe agli ospiti del Club Med la possibilità di sciare 365 giorni all’anno”.
Il latinista Luciano Perelli è stato ricordato al liceo “Carlo Botta” di Ivrea dove nacque nel 1911. Morto trent’anni fa, è ancora molto ricordato dagli ex allievi al liceo Gioberti di Torino e alla Facoltà di Lettere dove insegnò-caso raro- Letteratura latina e successivamente Storia romana alla Facoltà di Magistero. Soprattutto Perelli è ricordato per i suoi libri di testo dalla pregevolissima “Storia della letteratura latina” che non ebbe eguali per decine d’anni ai molti commenti a Cicerone ed agli amatissimi Lucrezio, poeta dell’angoscia e Catullo, poeta dell’amore tenero e disperato. I giovani nei suoi commenti ritrovavano l’humanitas autentica e la storicità di Roma senza l’eccessivo tecnicismo filologico che a volte uccide gli studi classici. Gli allievi di Perelli, similmente a quelli di Concetto Marchesi, acquisivano una cultura classica che era la base di un sapere poliedrico nel quale sarebbero cresciuti. Quando Perelli morì all’improvviso nel 1994, Luciano Canfora scrisse di lui una testimonianza ancora oggi importante che riguarda i suoi “ricordi antifascisti” incentrati sul carcere inflitto dal regime al padre e al fratello, che condizionò i suoi studi per affrettare il suo insegnamento privato, appena superata la Maturità, per dare un sostegno alla famiglia. Tuttavia egli non confuse mai l’insegnamento con un marcato impegno politico, come invece fece Marchesi. L’antifascismo per lui fu una scelta di libertà incompatibile con l’ideologismo anche se seppe difendere le ragioni della scuola classica da chi avrebbe voluto circoscriverla a pochi specialisti, di fatto uccidendola. Giovanna Garbarino, che fu docente di Letteratura latina, mi disse spesso che questa capacità di miscelare insieme letteratura e storia latina e greca era la cifra straordinaria di Luciano, forse non abbastanza apprezzato in Facoltà. Quando ancora insegnava al liceo, seppe difendere con coraggio ed anticonformismo la dignità professionale dei professori dalla tendenza già allora emergente di considerarli degli impiegati. La tutela della funzione docente fu una delle sue più grandi preoccupazioni e anche questo rende Perelli un protagonista unico della scuola piemontese. Egli capì fin dal suo sorgere l’aspetto eversivo di una parte della contestazione giovanile del ’68 insieme ai colleghi Franco Venturi, grande storico dell’Illuminismo e Giorgio Gullini, archeologo e preside della Facoltà di Lettere. Giunse a vedere delle affinità con il fascismo in certi estremismi di sinistra. Una volta con il “Corriere della Sera” in mano parlammo di un articolo del direttore Spadolini sugli opposti estremismi che corrispondeva a pieno al suo modo di vedere la violenza in quegli anni difficilissimi in cui qualcuno tentò di vedere le lotte studentesche in una sorta di continuità con la Resistenza.






