Alla presentazione del libro “Il Verminaio” delle giornaliste Bolloli e Cavallaro. Pier Franco Quaglieni ha insignito il direttore de “Il Tempo” della targa “Ennio Flaiano”, in occasione degli ottant’anni del quotidiano e nella ricorrenza del decennale de “il Torinese”
Sabato 5 ottobre, presso il Turin Palace Hotel di via Sacchi 8, a Torino, è stato consegnata la targa “Ennio Flaiano” del Centro Pannunzio al direttore del quotidiano romano Il Tempo, Tommaso Cerno, come riconoscimento della sua attività giornalistica e in occasione degli ottanta anni del giornale da lui diretto.

L’evento è stato promosso dal nostro giornale “il Torinese” e dal Centro Pannunzio di Torino, di cui era presente il Presidente, prof. Pier Franco Quaglieni, che ha insignito Cerno del Premio e ha intrattenuto i convenuti in sala con un importante intervento sulla libertà.

L’incontro è stato introdotto dal direttore de “il Torinese” Cristiano Bussola che ha sottolineato “il valore della libertà, ben rappresentato dalla diffusione di idee e di cultura del Centro Pannunzio e da un giornalismo rispettoso della verità”.

Il professor Quaglieni, ricordando l’onestà e la libertà intellettuale del Centro da lui diretto, ha spiegato che il Premio Targa Flaiano si rivolge e viene conferito a tutti quegli intellettuali coraggiosi che hanno contributo a fare della libertà uno strumento contro l’oppressione politica e di stampa. La targa Flaiano quest’anno è stata conferita a Cerno per esaltarne qualità personali e l’importante statura di giornalista italiano, in quanto ha saputo mantenere un’indipendenza di giudizio e una deontologia professionale. Il riconoscimento porta il nome di un importante critico cinematografico, drammaturgo italiano e noto giornalista del Novecento, specializzato in elzeviri, che scrisse per varie testate, da Oggi al Mondo di Pannunzio, al Corriere della Sera.
Cerno, che ha preso la parola dopo il professor Quaglieni, ha ricordato la fondamentale importanza della libertà di opinione e di stampa, sottolineando quanto il nostro Paese sia ormai anestetizzato dal conformismo del “politicamente corretto”.
Tommaso Cerno è l’unico giornalista ad essere stato direttore di testate di diverso orientamento come l’Espresso e il Tempo. Oggi il Tempo riflette l’anima e il coraggio del suo direttore, il cui intento è cercare di eliminare le distinzioni e approfondire liberamente anche le notizie considerate “scomode”, non prestandosi alla “cancel culture “. La libertà è alla base della sua attività giornalistica ritenuta da lui stesso più forte del conformismo.

L’incontro è stato anche un’occasione per presentare il libro “Il verminaio”(Baldini+Castoldi) alla presenza delle autrici giornaliste Rita Cavallaro e Brunella Bolloli, con la moderazione di Tommaso Cerno, che ne ha curato la prefazione. Il libro tratta l’inchiesta sui dossier dell’Antimafia, le rivelazioni sullo scandalo dei dossieraggi che ha scosso la politica italiana, un sistema che potrebbe aver preso vita nel tempio sacro della Direzione nazionale antimafia, la Superprocura ideata dal giudice Falcone per combattere la criminalità organizzata. Un vero e proprio “verminaio” in cui le giornaliste Cavallaro e Bolloli si sono calate nel profondo per arrivare alla verità, in cerca di luce ancora oggi.

“Questo libro – afferma Tommaso Cerno – prova a entrare dentro la verità, a farsi largo fra le trappole e i depistaggi, alla ricerca di quel filo rosso che sembra all’improvviso unire centinaia di storie italiane e di persone finite nei guai in un’unica e inquietante trama segreta. Alla ricerca di una spiegazione. Alla ricerca dei mandanti”.
Mara Martellotta
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La nomina a cardinale dell’attuale arcivescovo mons. Repole e’ stata accolta con entusiasmo da chi ancora si attarda a vedere come esempio e cardine storico della Chiesa torinese il cardinale Michele Pellegrino, esimio docente all’Universita’ di Torino e vescovo decisamente innovativo rispetto al cardinale Fossati, l’unico entrato nella storia novecentesca di Torino insieme al cardinale Richelmy, per altro mancato prematuramente. Non ho mai avuto simpatia verso il cardinale Pellegrino che preparò più o meno inconsapevolmente la strada a Novelli sindaco, favorito in ciò da una Dc che aveva perso il senso della sua funzione politica e non aveva più uomini adeguati. Le due volte che incontrai personalmente Padre Pellegrino, come voleva che lo si chiamasse, e ascoltai le sue omelie, fui colpito dalla freddezza della sua parola, più adatta alla cattedra che all’altare. Io ricordo ragazzino invece l’umanità profonda del cardinale Fossati che aveva accompagnato la diocesi durante la seconda guerra mondiale e la guerra civile. Valdo Fusi che fu sposato dal Cardinale, mi parlò del Cardinale e del suo carisma religioso e umano. Oggi la nomina cardinalizia di Repole appare un riconoscimento più allo studioso che al vescovo perché nel periodo in cui è stato arcivescovo non si è fatto finora notare per il suo apostolato. Il vescovo di Pinerolo Debernardi si è rivelato più vivace e incisivo in un quadro piemontese in verità un po’ depresso, nel quale risaltava soprattutto il vescovo di Ivrea Bettazzi, discutibile per alcune prese di posizione, ma sicuramente dotato di una forte e indiscussa personalità. È significativo che i successori di Pellegrino non sia citati e meno che mai mons. Nosiglia, attivissimo nel sociale, ma anche nella attività pastorale che per primo non venne nominato cardinale. Non sono pochi coloro che non hanno capito perché la cattedra di San Massimo e anche quella, ancora più illustre, di Sant’Ambrogio siano state declassate, togliendo loro il cardinale arcivescovo . Si può capire come la chiesa universale debba andare oltre il localismo italiano e questa nomina ad personam non si può considerare un gesto di attenzione particolare per Torino, come è stato detto. Forse il Pontefice si sentì bloccato dalle sue origini piemontesi quando nominò Nosiglia, forse già di per sé non propriamente adeguato ad essere un principe della Chiesa. La cattedra di San Massimo esigeva comunque maggiore rispetto, solo in parte recuperato con la nomina che avverrà l’8 dicembre nel prossimo concistoro romano. Spero di non dire una cosa fuori posto nell’affermare che l’ex vescovo di Susa mons. Alfonso Badini Confalonieri forse avrebbe meritato anche per la sua storia la porpora cardinalizia.