redazione il torinese

#BODYPOSITIVECATWALK  

Nell’ambito della Fashion Week di Milano, Sabato 22 settembre  più di 50 tra uomini e donne di ogni taglia si sono ritrovati in Piazza Duomo per sfilare in tenuta sportiva secondo il mood #EveryBodiesAreAFitnessBodies. Per sbarazzarsi del pregiudizio e trasmettere #BODYPOSITIVE. Ideatrice ed organizzatrice dell’evento la modella curvy LAURA BRIOSCHI che tramite il suo profilo Instagram ha radunato i partecipanti da tutta Italia.

Il silenzio sulla tela

FINO AL 30 SETTEMBRE

Un omaggio alla Spagna. E a un genere figurativo, quello del bodegòn” (come l’arte iberica è solita definire, fin dagli inizi, la “natura morta” per la sua specifica caratteristica dell’ essere opera quasi sempre ambientata – con la frutta i fiori gli ortaggi i pesci e la selvaggina – in taverne, osterie o cucine popolari) che in Spagna vede le sue prime produzioni intorno alla fine del XVI secolo, sulle orme di un’ormai consolidata tradizione fiamminga e italiana ma con caratteristiche assolutamente originali e di grande fascino narrativo. Questo vuole essere in primo luogo la mostra ospitata, fino al 30 settembre, nelle “Sale Palatine” della torinese Galleria Sabauda, realizzata in collaborazione con Bozar – Palais des Beaux Arts di Bruxelles e con la partnership di Intesa Sanpaolo.

Significativamente titolata “Il silenzio sulla tela” e curata da Angel Aterido, professore all’Università Complutense di Madrid, la rassegna traccia, attraverso gli esempi più significativi di “bodegones” realizzati da maestri che hanno profondamente segnato l’arte spagnola – dal primo Barocco all’età delle Accademie – il percorso di sviluppo di questo genere artistico su due secoli abbondanti di produzione. Da Sànchez Cotàn, prolifico pittore religioso (che nel 1603, a 43 anni, decise addirittura di intraprendere la vita monastica come monaco certosino) e pioniere in Spagna del nuovo filone pittorico fino al grande Francisco Goya, la mostra subalpina si articola in sette sezioni – dalle origini ai primi anni dell’ ‘800 – e fa seguito ad altre prestigiose e similari esposizioni tenutesi alla “National Gallery” di Londra nel 1995, al “Museum of Fine Arts” di Bilbao nel 1999 e successivamente al “Bozar” di Bruxelles. Al suo interno raccoglie una quarantina di opere provenienti da prestigiosi musei pubblici (dal “Prado” al “Louvre” alle “Gallerie degli Uffizi” e all’ “Art Museum” di San Diego), così come da importanti collezioni private: per il visitatore sarà come intraprendere un affascinante viaggio a tema attraverso straordinarie tavole pittoriche, come il “Bodegòn de frutas, verduras y hortalizas” realizzato da Juan Sànchez Cotàn e proveniente dalla Collezione Abellò di Madrid, le “Mele in cestino di vimini” di Juan de Zurbaràn, le scene allegoriche della “Vanitas” e de “Il Sogno del Cavaliere” di Antonio de Pereda (fra i protagonisti assoluti del Barocco spagnolo), fino alla preziosa per rigore tecnico “Natura morta con quaglie, cipolle, aglio e recipienti” di Luis Melèndez, napoletano di nascita e morto a Madrid nel 1780, o all’impressionante “Natura morta con tacchino” di Francisco Goya, che al genere “si avvicinò – precisa Aterido – con l’assoluta libertà tipica della maturità” realizzando opere decisamente innovative “la cui importanza è stata riconosciuta molto dopo la sua scomparsa”. Opere, tutte, di mirabile puntigliosa definizione stilistica, perfette nel gioco compositivo di segni e colori, così come in quei sagaci virtuosismi chiaroscurali capaci di imprimere quasi un “tocco scultoreo” all’intera rappresentazione: in esse leggiamo certamente affinità di fondo, stilistiche e concettuali (e non potrebbe essere che così), con i più consolidati modelli fiamminghi e italiani, ma anche tipiche peculiarità che contraddistinguono gli spagnoli “bodegones” dalle soluzioni compositive adottate negli altri paesi europei. Prime fra tutte, una maggiore sobrietà di fondo e il carattere austero, unito a personalissime interpretazioni tematiche che gratificano gli artisti spagnoli, cui si deve l’evoluzione del “genere”, di uno specifico riconoscimento e che li pone a titolo pieno fra i vertici dell’arte occidentale. Come dimostra anche il voluto accostamento in mostra fra le opere spagnole e nove dipinti italiani e fiamminghi appartenenti alle collezioni della Galleria Sabauda, fra le quali la “Natura morta con frutta, dolci, crostacei, un bicchiere e un topo” del tedesco (operante agli inizi del Seicento) Peter Binoit e “La vanità della vita umana” del fiammingo Jan Bruegel il Giovane, opera di grandissima ricchezza iconografica probabilmente acquistata da Vittorio Amedeo I e giunta a Torino entro il 1635. Da segnalare anche la superba “Natura morta con pesci e molluschi” (1675-80) del napoletano, eccelso pittore di fauna ittica, Giuseppe Recco, data in prestito dalle Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo.

Gianni Milani

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“Il silenzio sulla tela. Natura morta spagnola da Sànchez Cotàn a Goya”

Galleria Sabauda – Sale Palatine, Piazzetta Reale 1, Torino; tel. 011/5211106 – www.museireali.beniculturali.it Fino al 30 settembre

Orari: dal mart. alla dom. 8,30/19,30

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Nelle foto:

– Juan Sànchez Cotàn: “Bodegòn de frutas, verduras y hortalizas”, 1602
– Juan de Zurbaràn: “Mele in cestino di vimini”, 1643-49
– Peter Binoit: “Natura morta con frutta, dolci, crostacei, un bicchiere e un topo”, ca. 1620

 

 

Puliamo il Mondo (e il Po)

In Piemonte da venerdì 28 a domenica 30 settembre tante le attività in programma lungo le sponde del Po e dei suoi affluenti

Torna Puliamo il Mondo, la più grande iniziativa di volontariato ambientale organizzata in Italia da Legambiente, da venerdì 28 a domenica 30 settembre. Per rimuovere i rifiuti abbandonati dagli spazi pubblici, dalle strade ai parchi e ai canali, con giovani, anziani, amministratori locali, imprese, scuole, uniti da un obiettivo comune: rendere migliore il nostro territorio. Quest’anno, la 26esima edizione di Puliamo il Mondo sarà dedicata al tema dell’abbattimento delle barriere e dei pregiudizi. Tenendo insieme chi vuole salvare l’ambiente, le città e le periferie dai rifiuti e dal degrado e chi cerca di ricostruire ogni giorno relazioni di comunità e dialogo. Dal 1993, anno della prima edizione italiana di Clean Up the World, a oggi, attraverso azioni di cittadinanza attiva, Puliamo il Mondo ha promosso la vivibilità e la bellezza dei luoghi e raccontato quell’Italia che si impegna e partecipa per fare comunità e costruire un mondo migliore. Gesti di vero e proprio impegno civile e sociale, che nel tempo si è allargato e consolidato anche a comprendere numerose attività con associazioni che si occupano di migranti, comunità straniere, richiedenti asilo politico, detenuti, disabilità, salute mentale, discriminazione basata sull’orientamento sessuale, insieme a scolaresche, gruppi scout e non solo. “Puliamo il Mondo è una campagna che ci avvicina agli altri senza distinzioni di etnie, culture e religioni -dichiara Francesca Gramegna, direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Siamo convinti che un mondo migliore passi da un impegno collettivo per il bene comune e che il volontariato sia un’importante leva di cambiamento in grado di far intrecciare competenze, visioni e dare risposte sociali a istanze collettive. Una chiave che rende tutti cittadini di fatto contribuendo ad abbattere ogni possibile barriera”.Tante le iniziative in programma in Piemonte che vedranno impegnati migliaia di volontari, coinvolgendo anche le comunità dei migranti e le associazioni dedite all’integrazione sociale. Come a Pinerolo (TO) dove domenica 30 settembre la pulizia del torrente Lemina sarà anche ad opera dei migranti ospitati dalla cooperativa Crescere Insieme, o al Pian del Re (CN) dove il Parco del Monviso coinvolgerà nelle attività di pulizia i migranti ospitati dalla Diaconia Valdese di Pinerolo e dalla cooperativa Liberi Tutti di Racconigi. O ancora a Torino dove domenica 30 settembre è prevista un’intera giornata di pulizia sulle sponde della Dora a ridosso dell’area dell’ex ThyssenKrupp con il coinvolgimento di diverse realtà che si occupano di prima accoglienza di migranti.Ma come di consueto la lunga tre giorni di Puliamo il Mondo inizierà dalle scuole. Nella mattinata di venerdì 28 settembre sono previste attività di pulizia dei cortili e delle aree adiacenti i plessi scolastici ad esempio ad Arè, Candia, Barone, Mazzè, Tonengo, Villareggia e Trino (VC) dove le classi saranno coinvolte anche in attività di educazione ambientale. I bimbi della scuola elementare  di Bagnolo si occuperanno in particolar modo di ripulire l’entrata del polo scolastico dai mozziconi di sigarette, cosa che faranno anche i ragazzi delle medie il giorno successivo a Barge (CN). Ma sono tantissime le iniziative previste sulle sponde del Po e dei suoi affluenti. Quest’anno infatti Puliamo il Mondo in Piemonte si lega in modo naturale a VisPO – Volunteer Initiative for a Sustainable Po, il progetto che per 3 anni coinvolge 230 giovani tra i 18 e i 30 anni in azioni di pulizia e valorizzazione dei corsi d’acqua piemontesi. Un’esperienza di volontariato e apprendimento promossa da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta in partnership con Arpa Piemonte e European Research Institut e finanziata nell’ambito del “LIFE Preparatory Project in Support of European Solidarity Corps” che promuove azioni a priorità ambientale a supporto del Corpo di Solidarietà Europeo (ESC). Si inizia venerdì 28 settembre con attività previste per tutta la giornata presso i laghi di Avigliana (TO), dove i volontari del progetto al mattino affiancheranno i ragazzi delle scuole medie e superiori nella pulizia delle rive di entrambi i laghi mentre i sommozzatori del circolo subacqueo Valmessa Sub e dei Vigili del Fuoco di Torino si occuperanno di ripulire parte dei fondali. Nel pomeriggio sono previste passeggiate guidate con attività di educazione ambientale a cura degli studenti delle scuole superiori. Sabato 29, invece, i volontari VisPO si dedicheranno contemporaneamente alla pulizia di un tratto del Chiusella ad Alice Superiore (TO), del parco fluviale del Po “Mezzaluna” a Settimo Torinese (TO) e ad interventi nelle aree sic novaresi del Parco dei Canneti e del Parco dei Lagoni. Infine domenica 30 settembre sono previsti diversi appuntamenti su quasi tutto il territorio regionale ed in particolare a Torino, Carmagnola (TO) e Trino (VC), dove i volontari si dedicheranno alla pulizia delle rive dei fiumi.

Tutte le iniziative in programma sono consultabili sul sito:

www.puliamoilmondo.it

Brandistribution e Yamamay insieme per Ronaldo

Brandsdistribution (divisione di IDT Spa), l’azienda torinese leader mondiale nella distribuzione online B2B di abbigliamento e accessori firmati, da anni distributore ufficiale della collezione underwear del campione portoghese, ha siglato con Yamamay – Inticom SpA un accordo di commercializzazione in esclusiva in tutti i punti vendita italiani Yamamay del brand CR7 Underwear.

 

“Brandsdistribution – dichiara Carlo TafuriCEO di IDT Spa –  ha individuato in Yamamay il partner strategico ideale per sviluppare il grande potenziale del brand CR7 Underwear in Italia. Essere presenti in tutti i negozi della catena con la collezione CR7 Underwear è una scelta che ci permetterà di posizionare e rafforzare la linea di intimo di Cristiano Ronaldo e nello stesso tempo di dare una grande copertura del mercato grazie alla capillarità della rete Yamamay.”Gianluigi Cimmino, CEO di Pianoforte Group replica: “Per noi è un grande onore presentare nei nostri punti vendita la collezione di un fuoriclasse come Ronaldo. Ringrazio Brandsdistribution per la fiducia e la grande intuizione nel condividere questo progetto.” l lancio vedrà una forte campagna pubblicitaria on-line ed off-line con immagini di CR7 di grande impatto anche nelle vetrine di tutti gli store.

 

Appendino chiede chiarezza sulle Olimpiadi

Mentre la capogruppo leghista a Palazzo Lascaris, Gianna Gancia propone di inserire Sestriere al posto di Torino nel Tridente olimpico insieme a Milano e Cortina, la sindaca Chiara Appendino  chiede che ” il governo chiarisca una volta per tutte se vuole mettere le risorse per finanziare i Giochi. Nel caso in cui mettesse le garanzie chiedo nuovamente di valutare la candidatura unica di Torino e delle valli,  l’unica sostenibile, la meno costosa e rispettosa dei  principi del Cio”.

 

(foto: il Torinese)

“La danza degli spiriti”, quando l’arte del Continente Nero unisce tradizione e modernità

Anna Alberghina e Bruno Albertino portano a Verona gran parte della loro collezione di arte africana in una mostra intitolata “La danza degli spiriti – Arte africana tra tradizione e modernità”, evento inserito nel programma del 38° Festival di Cinema Africano che si svolge nella città scaligera. La mostra, corredata da un catalogo, edito da Effatà Editrice, ricco di notizie e materiale illustrativo, sarà inaugurata sabato 6 ottobre prossimo alle ore 18 e terminerà il 9 dicembre. La sede è quella del Museo africano, nato nel 1938, una collezione permanente promossa e formata dal Missionari Comboniani, un allestimento ampliato e aggiornato di recente secondo i canoni più attuali, che vede l’uso anche di contenuti video

multimediali ad illustrare e riflettere intorno a momenti e problematiche della vita del continente, a quanto è ancora intimamente legato alle antiche tradizioni come a quel che ci possa essere di più diretto verso la modernità. Attività educative e interculturali all’interno del Museo promuovono nuove strade di conoscenza, che felicemente sboccano in una rete di eventi – visite guidate, degustazioni di cibi di diversa provenienza, promozione della cultura africana, proiezioni di film, concerti, spettacoli. I due collezionisti, già li abbiamo conosciuti su queste stesse pagine negli scorsi mesi, più o meno recenti, per le altre occasioni in cui hanno messo a disposizione dei visitatori – a Cherasco, a Carmagnola, a Rivoli e Oderzo, a Milano e a Spoleto, a Biella – il loro personale patrimonio artistico (composto attualmente di circa 400 pezzi, dei più differenti materiali, tra i quali quelli lignei, appartenenti a tutte le principali etnie del continente, datano dalla metà dell’800 alla prima metà del secolo scorso), sono medici e viaggiatori torinesi, che condividono da oltre trent’anni la passione per quel continente, per i suoi luoghi e i paesaggi, le culture e i riti, per le sue persone. Un patrimonio raccolto attraverso i viaggi e le acquisizioni, attraverso collezioni private e aste in gallerie europee e statunitensi e la ricerca continua sul campo, anche in angoli tra i più strani e impensati, appartati e lontani dai grandi itinerari, una passione via via cresciuta che li ha portati allo studio sempre più approfondito dell’arte del grande paese, con la cura di molte mostre di settore e la pubblicazione di svariati libri sull’argomento, tra i quali “Maschere d’Africa”, “African Style” e “Mama Africa”.

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A Verona, oggi, “La danza degli spiriti” apre un dialogo tra le sculture dell’Africa sub-sahariana e le opere di vari artisti africani contemporanei, in un continuo confronto tra passato e presente: dove il percorso di approfondimento è corredato da testi che accompagnano questo collegamento tra le tradizioni animiste, caratterizzanti le sculture di Otto-Novecento, e i riferimenti a questi contesti che possiamo trovare nel panorama delle arti contemporanee africane. Un dialogo che coinvolge maschere, feticci, figure di maternità e di antenato che popolano il complesso mondo religioso del continente, mai creati per un puro ed esclusivo fine estetico ma per consolidare il legame esistente tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. Questi temi, fondamentali per l’arte africana, si ritrovano immutati, seppur arricchiti di nuovi contenuti, in quella degli artisti contemporanei. Che è composta da nomi per molti sconosciuti, racchiusi in una nicchia di esperti e appassionati, ma che occupa ormai da alcuni decenni l’attenzione del mercato non soltanto europeo. Colpisce lo stile surreale di Camille-Pierre Bodo, scomparso nel 2015, uno dei maggiori esponenti della pittura congolese, legato alla street art e alla pubblicità, mentre Moke fils affronta con ironia e il tratto della caricatura i personaggi e le strade di Kinshasa. Legate al mondo naïf le opere di Kamau “Cartoon” Joseph (nato nel 1976), estremamente colorato, con al centro la donna colta nei diversi momenti della vita. Tanti i rappresentanti della Scuola Tingatinga, nata in Tanzania nella seconda metà del XX secolo, nell’area di Dar es Salaam, artisti che nelle loro opere, in prevalenza rivolte a soggetti animali, utilizzano la sovrapposizione di strati di vernice industriale smaltata non diluita, raggiungendo una pittura lucida dove i contorni delle figure sono del tutto netti. E poi George Lilanga, anch’egli proveniente dalla Tanzania, che più di ogni altro ha saputo concretizzare la propria pittura sul mercato internazionale e che altrettanto più di ogni altro ha posto nei suoi quadri in equilibrio il bene e il male del continente, tra zone oscure e una fantasiosa voglia di vivere. Per finire con la istintiva pittura di Mohamed Tabal, di origini marocchine, coltivata a esprimere un universo onirico legato al mondo dell’infanzia e alla riscoperta di una religiosità che l’ha accompagnata. Ricordiamo in ultimo che sabato 10 novembre alle ore 16 verrà proposta una visita guidata alla mostra con la presenza dei curatori e collezionisti, mentre il giorno successivo (ore 11) gli stessi narreranno al pubblico le loro esperienze di viaggio.

Elio Rabbione

 

 Le immagini:

George Lilanga, “Dall’alto si vede più lontano”, acrilico su masonite, 60 x 60 cm, 1987

Camille-Pierre Bodo, “Hommage à la maman”, acrilico su tela, 69,5 c 49,5 cm, 2008

Particolare di statua Deblé femminile Senoufo, Costa d’Avorio

 

CAFFE’ HAG MONTARULI – MARRONE (FDI) SALVAGUARDARE MARCHIO E LAVORATORI. INTERROGAZIONE AL GOVERNO 

“La vicenda dello stabilimento del caffè HAG desta inquietudine. Non si possono mandare a casa da un giorno all’altro oltre 50 lavoratori e scippare all’Italia contemporaneamente un suo marchio, senza peraltro motivazioni plausibili.  Presenterò  un’interrogazione urgente al Ministro del Lavoro perché il Governo intervenga a tutela dell’Italia davanti ad un sopruso immotivato di una multinazionale che ha sempre guardato fino a ieri al mercato nostrano.  La vicenda e’ ancor più sconcertante se si considera che lo stabilimento e’ a pieno regime. Siamo di fronte ad una cattiveria di fronte al nostro territorio” commenta Augusta Montaruli parlamentare di Fratelli d’ Italia. “Questa vicenda conferma che non esiste alcuna strategia industriale di tutela del Made in Italy e dell’occupazione sul territorio. Il Piemonte continua a perdere le sue eccellenze ed il lavoro dei suoi cittadini perché con Chiamparino si ritrova un governatore preoccupato solo dei guai del centrosinistra” aggiunge il dirigente nazionale FDI Maurizio Marrone.

La casa delle bambole sexy diventerà albergo

Dopo i controlli amministrativi della polizia municipale che hanno portato nei giorni scorsi alla chiusura della “casa delle bambole-robot”, la società Lumidolls, proprietaria dei “manichini” sexy, sembra orientata ad appoggiarsi ad un hotel per gestire la propria attività di casa di appuntamenti.  Il capannone che ospitava la precedente sede, a Mirafiori, era stato chiuso, dopo le lamentele dei vicini, perchè l’attività che si svolgeva all’interno era di affittacamere, e quindi i clienti si sarebbero dovuti registrare. 

COME CAMBIERA’ LA ZTL: ECCO LE NOVITA’

E’ stato presentato alle Commissioni Viabilità, Commercio e Servizi pubblici locali di Palazzo Civico uno studio di fattibilità per un nuovo modello di ZTL per integrare accesso e sosta. I tecnici del Consorzio 5T. Si punta ad estendere il diritto di accesso alla ZTL a tutti i cittadini che lo regolarizzeranno ad un costo equivalente a non più di due ore di sosta a raso, ovvero circa cinque euro. “Il modello dovrebbe puntare all’integrazione della gestione di accessi e sosta in ZTL, – spiega una nota del Comune – in base ad analisi su fattibilità tecnica, effetti sul traffico e sostenibilità economica. Le variabili legate alla regolarizzazione di accesso/sosta e all’orario della ZTL, per lo studio, sono state fissate convenzionalmente in da 0 a 5 euro al giorno (in base al potenziale inquinante del veicolo) e nella fascia oraria 7.30-19.30. Il perimetro attuale della ZTL – oggi interessata da circa 95.000 transiti al giorno dei quali 12.500 nell’orario di attivazione delle telecamere- è stato considerato come non soggetto a variazioni”. L’integrazione accesso/sosta dovrà avvenire, secondo lo studio presentato, sulla base della targa, con adeguamento di parcometri e app, con il controllo degli accessi in ZTL  da parte  delle telecamere. Niente più voucher cartaceo, ma diversi  strumenti per regolarizzare la propria posizione, centralizzati per gestire sia il rilascio dei permessi, sia gli accessi occasionali. Secondo lo studio si otterrebbero  ricavi aggiuntivi (da regolarizzazioni di accesso/sosta occasionali ed abbonamenti) per 6.3 milioni di euro con una diminuzione dei costi stimata intorno a 1.3 miliardi, cifre valutate intorno ad uno scenario intermedio. Il documento prodotto da 5T illustra inoltre come la modifica delle politiche di accesso introduca una variazione delle abitudini degli utenti, sino a un numero di ingressi netti in ZTL, in un giorno feriale medio e in fascia oraria 11-20, pari a 30.800 circa (18.000 attraversamenti diretti), senza variazioni significative del traffico nelle zone limitrofe. Le modifiche all’organizzazione della ZTL saranno definite nel corso del 2019.

100% Italia. Cent’anni di capolavori

FINO AL 10 FEBBRAIO 2019

E’ stato definito “un evento unico nel suo genere”. E mai definizione fu così veritiera, per l’imponenza quantitativa e la qualità del progetto. Che certamente avrà richiesto una montagna di coraggio oltreché impegno da vendere e una profonda competenza storico-scientifica da parte dell’intera organizzazione. Ideata e coordinata da Andrea Busto, direttore del MEF – Museo Ettore Fico di Torino e curata da un team di sette storici e critici dell’arte di comprovata levatura ( da Luca Beatrice a Lorenzo Canova a Claudio Cerritelli e a Marco Meneguzzo in buona compagnia con Elena Pontiggia, Luigi Sansone e Giorgio Verzotti), la rassegna “100% Italia. Cent’anni di capolavori” vuole raccontare – fino al 10 febbraio del prossimo anno – un secolo d’arte in Italia, il made in Italy assolutamente doc dell’arte novecentesca, dagli anni immediatamente precedenti al 1915, anno d’avvio per il nostro Paese della Grande Guerra fin quasi ai giorni nostri: in sostanza, da quando i Futuristi proclamavano a gran voce di voler “bruciare i musei e le biblioteche” per dare un calcio alla storia passata, fino a quel 25 febbraio 2015 quando i jiadisti tradussero tragicamente in fatti le altisonanti buriane di “Marinetti & co.”, bombardando Ninive e distruggendo i reperti archeologici del Museo di Mosul. Il viaggio, sia pur compiuto a volo d’arte, è imponente e quasi spaventa per la complessità e l’ampiezza del percorso. A voler “evidenziare il ruolo preminente dell’arte italiana, che ha saputo segnare profondamente – sottolineano gli organizzatori – la creatività europea e quella mondiale” lungo il corso del “secolo breve”, le opere esposte sono ben 630 (a firma di oltre 400 artisti, autentiche icone della storia dell’arte del secolo scorso), tre le città coinvolte – Torino, Vercelli e Biella – e sette le sedi espositive. In mostra, un patrimonio inestimabile, in molti casi inedito e che difficilmente potrà essere rivisto in un unico “blocco” dal momento che tutte le opere provengono da collezioni private, dagli archivi di musei e fondazioni, oltreché dall’Associazione Nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, dall’Associazione Fondazioni e Casse di Risparmio, nonché dalle Gallerie d’Italia di Intesa San Paolo.

A TORINO

Sono quattro, nel capoluogo piemontese, i punti espostivi dedicati ad alcune fra le correnti artistiche più significati del nostro Novecento. Al MEF (via Cigna, 114 – tel. 011/853065) vanno di scena Novecento, Corrente, Astrazione e Informale, con un lungo elenco di artisti in parete che vanno, solo per citarne alcuni, da Felice Casorati ad Arturo Martini (con un bellissimo “Ritratto di ragazzo” in terracotta del ’21), passando per Sironi e Dudreville (suoi gli iperrealistici “Occhiali” datati ’25). E poi ancora i Sei di Torino, le “nature morte” di Carena e Guttuso, e i pittori dell’astrazione, da Spazzapan a Carol Rama a Giò Pomodoro, fino all’informale gestualità di Vedova o al “Sacco” di Burri e al “Concetto spaziale” di Fontana. A seguire (e consapevolmente tralasciandone altri), Pinot Gallizio, Fico, Cherchi con le sue sculture e Garelli e Cordero. Nelle sale del MEF Outside (via Juvarra, 13 – tel. 011/0343229) è invece la Pop Art a raccontarsi attraverso le opere dei nostri “grandi”, da Schifano ad Angeli a Gribaudo a Nespolo, mentre al Mastio della Cittadella (via Cernaia, 1- tel. 011/01134494) troviamo gli esponenti dell’Arte Povera (da Celant all’ “Illuminazione Zen” di Rotella) e alcuni fra i più emblematici rappresentanti dell’Optical, del Minimalismo e del Concettuale, fra i quali Pistoletto, Salvo, Paolini, Boetti, Mario e Marisa Merz con Gilardi, Penone e Anselmo. A chiudere a Torino, sono la Transavanguardia, Nuova Figurazione e International con opere esposte a Palazzo Barolo ( via Corte d’Appello 20/c – tel. 011/2636111) a firma di Nicola De Maria, Paladino, Chia, Mondino insieme a Cattelan, Mainolfi, Stoisa e altri.

A VERCELLI

Nella Città del Riso, la mostra trova ospitalità con tutte le suggestioni della Metafisica, del Realismo Magico e della Neometafisica, negli spazi del Polo Espositivo “L’Arca” (piazza San Marco, 1 – tel. 0161/596363). Siamo ovviamente nel regno incontrastato di Giorgio De Chirico (fra le opere esposte l’epica “Battaglia sul ponte”, realizzata dal “Pictor Optimus” nel ’69), ma anche di Morandi e di Savinio e dei “Fiori” di De Pisis, così come dell’incanto sospeso de “La famiglia. Dopo il temporale” firmata nel ’34 da Antonio Calderara.

A BIELLA

In Palazzo Gromo Losa (corso del Piazzo, 22-24 tel. 015/2520432 ), il Novecento dell’arte italiana ha le forme, i colori forti e l’irrequieto dinamismo del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti e di Umberto Boccioni ma anche di Soffici e Sant’Elia e Carrà su tutti; mentre al Museo del Territorio ( via Quintino Sella, 54/b – tel. 015/2529345) spiccano in parete i dipinti di Diulgheroff, Depero, Farfa e Mino Rosso. Sono le avanguardie del Secondo Futurismo: quello seguito alla morte di Boccioni nel 1916 e al contemporaneo avvicinamento di Severini e Carrà alla sintassi cubista.

Gianni Milani

 

Foto

– Giorgio De Chirico: “La battaglia sul ponte”, 1969
– Leonardo Dudreville: “Occhiali”, 1925
– Antonio Calderara: “La famiglia. Dopo il temporale”, 1934
– Michelangelo Pistoletto: “Suonatrice di liuto”, 1970, ph. beppe giardino
– Mimmo Rotella: “Qui etes vous Polly”, 1975 ph. beppe giardino
– Athos Casarini: “Dinamismo di metropoli”, 1912