Un vero e proprio arsenale di armi rubate era nascosto al primo piano di un capannone nel campo nomadi di via Cascine Forneris a Ivrea. Lo ha trovato la polizia in un servizio di controllo del territorio. C’erano tre fucili a pompa, un fucile da caccia con proiettili e due pistole, una semiautomatica e una a tamburo.
Sarà il Trovatore di Giuseppe Verdi, diretto da Pinchas Steinberg, sul podio dell’ Orchestra e Coro del Teatro Regio, ad inaugurare la stagione d’Opera 2018- 2019, mercoledì 10 ottobre prossimo alle20. La più romantica tra le partiture verdiane verrà affrontata in uno spettacolo firmato dal regista Paul Curran
Interprete nel ruolo di Leonora sarà Rachel Willis-Sorensen, in quello di Manrico DiegoTorre, Anna Maria Chiuri vestirà i panni di Azucena e Massimo Cavalletti quelli del conte di Luna. Rappresentato al teatro Apollo di Roma nel 1853, il Trovatore, nonostante l’immensa popolarità conquistata, risulta un’opera stratificata e complessa, tratta dal dramma di ispirazione romantica El trovador di Antonio Garcia-Gutierrez, cui si deve peraltro anche il Simon Boccanegra. Nell’opera emerge la figura titanica di Azucena, schiacciata, secondo le stesse parole verdiane, da una contraddizione letale tra il sentimento materno ed il vincolo filiale, che diventa dissidio tra una visionarieta’ disperata ed un’altrettanto crudele lucidità. Manrico è il simbolo di un’epoca, affine al cavaliere infelice “desdichado”, presente nel romanzo di Walter Scott, Ivanhoe, prototipo del personaggio bello e disperato, tradito dal Fato e destinato a diventare proverbiale. Non a caso il regista Luchino Visconti ha utilizzato la scena della pira in apertura del suo capolavoro filmico “Senso”. Quelle note sono un simbolo perfetto della sensibilità di un’epoca e le gesta del cantore romantico diventano aspirazione risorgimentale, in opposizione alla smania di ordine del “cattivo”, il conte di Luna. Il Trovatore è forse l’opera più cupa e pessimistica del repertorio verdiano. Si apre di notte nell’atmosfera minacciosa del palazzo d’Aliaferia, con Ferrando che racconta una storia di tenebre e di orrore, che non solo ci fornisce il retroscena per la vicenda che si sta per svolgere, ma funge anche da sorta di introduzione emotiva.
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L’opera, come la narrazione di Ferrando, sarà una tragedia di zingari, di vendetta e di morte. Quasi tutte le scene sono notturne o si svolgono all’interno ( o entrambe), e persino l’apertura della seconda parte, con la scena dell’accampamento affacendato di zingari con danze e canti, avviene all’alba, quando le prime timide luci del sole si fondono con quelle ancora più vivide dei bivacchi. Nell’oscurità del Trovatore sono molto importanti i fuochi; la pira viene preparata due volte per l’esecuzione di Azucena, e risulta cruciale ai fini della storia, ed ancor più è l’altro rogo dove morirono sua madre e suo figlio. L’iconografia del libretto di Cammarano è molto ricca di riferimenti a fuoco, fiamme ed ardore, che hanno un valore sia metaforico sia reale. L’iconografia, insieme al vocabolario, donano all’opera un senso di urgenza. Manrico ordina, infatti, a Roux ” orri” e Manrico esso sembra sempre entrare ed uscire precipitosamente, continuamente proteso all’azione. Quest’opera, baricentro della cosiddetta Trilogia popolare verdiana, rappresenta sempre una sfida per i protagonisti per l’immensa difficoltà vocale delle loro parti. Nel Trovatore, nonostante le somiglianze con l’Ernani, è presente, tuttavia, una carica rivoluzionaria estranea all’opera precedente ed i personaggi risultano più ricchi di umanità e più approfonditi sotto il profilo psicologico rispetto a quelli delle altre opee della Trilogia. L a vicenda narrata risulta più vicina a quella dei casi dell’ambito della vita reale, tutto ciò anche grazie all’incisivita’ della musica, più che per merito del libretto, la cui suddivisione in atti e scene risponde ad un criterio di simmetria ( quattro atti, ciascuno dei quali suddiviso in due scene).
Mara Martellotta
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO “Accogliamo con entusiasmo la decisione annunciata oggi dall’assessore alla Sanità, Antonio Saitta, di voler stabilizzare con contratti a tempo indeterminato gli 80 medici precari del 118. Finalmente la situazione si è sbloccata, segno che il lungo lavoro che abbiamo fatto finora accanto ai medici è servito”. Lo affermano in una nota congiunta i consiglieri regionali Stefania Batzella (Movimento Libero Indipendente) e Walter Ottria (Liberi e Uguali), che lo scorso marzo avevano presentato in Aula una mozione – a prima firma Batzella e sottoscritta anche da consiglieri di altre forze politiche – con cui si chiedeva alla Giunta di mettere in atto il percorso normativo più idoneo per arrivare alla stabilizzazione. “Con questo provvedimento – spiegano Ottria e Batzella – viene finalmente riconosciuto l’impegno e il lavoro svolto quotidianamente e con grande professionalità dai medici del 118, molti dei quali sono precari da 8-10 anni. Siamo felici di aver lavorato per lungo tempo e con determinazione accanto a loro e di aver contribuito attivamente affinché i loro diritti fossero riconosciuti e venisse garantita la continuità di un servizio essenziale per i cittadini”.
Associazione Iroko Onlus è molto lieta di invitarvi all’incontro che si terrà il prossimo 8 ottobre alle ore 17, presso il Centro Culturale Dar al Hikma, Via Gianfrancesco Fiochetto, 15, a Torino.
La tratta di esseri umani è un fenomeno di genere. Secondo i dati dell’ultimo rapporto IOM, “nel mondo si stima che circa il 51% delle vittime di tratta siano donne, mentre gli uomini rappresentano il 21% ed i minori il 28%. Nel caso in cui le vittime siano donne, lo sfruttamento è soprattutto sessuale (nel 72% dei casi)”. Nel solo 2016 in Italia le vittime di tratta identificate erano 6.599 – dato estremamente parziale -, rispetto alle 2.195 del 2014-15. Circa l’80% delle migranti nigeriane -nazionalità prevalente – arrivate via mare nel 2016 è probabile vittima di tratta destinata allo sfruttamento sessuale in Italia o in altri paesi dell’Unione Europea. La tratta per fini di sfruttamento sessuale è, altresì, un fenomeno strettamente correlato alla domanda di servizi sessuali: è la prostituzione che accresce i numeri di donne trafficate. In una cornice politica internazionale e locale estremamente delicata, che vede in aumento il numero di donne e minori vittime di tratta a fini sessuali, quali strumenti politici occorre mettere in campo per affrontare e arginare il problema?
Ci confronteremo su questo con:
Giampiero Leo, Vice-Presidente Comitato Regionale Diritti Umani e Portavoce Coordinamento Interconfessionale ‘Noi siamo con Voi’
Sen. Anna Rossomando, Vice-Presidente del Senato
On. Fabiana Dadone, Presidente Comitato per la Legislazione
On. Daniela Ruffino, Commissione Ambiente
e Rachel Moran, attivista e autrice del libro Stupro a pagamento: La verità sulla prostituzione
Il libro, edito e tradotto nel 2017 da Round Robin, è il racconto della sua esperienza di violenza, solitudine, sfruttamento e abusi: la sua storia svela il costo emotivo della vendita del proprio corpo, della perdita di autostima e di contatto con la società in cui vive. Non solo: il libro è anche, soprattutto, una preziosa e lucida riflessione sulla prostituzione come forma di violenza sessuale, psicologica e sociale, incompatibile con la difesa dei diritti umani e frutto dei meccanismi di una società patriarcale.Per la prima volta è la voce di una sopravvissuta alla prostituzione che, attraverso il movimento SPACE International, denuncia le violenze subite, ponendosi come soggetto politico che chiede l’abolizione del sistema prostituente.
Nica Mammì
Alleanze trasversali per Torino
Chiamparino di salvare il salvabile. Dobbiamo e vogliamo essere ottimisti, ma la vediamo molto ma molto dura. Poi avere eletto amministratori nettamente contrari alla Tav rischia di rendere la città non credibile Berenguer premia il Toro
P
er il Torino è la seconda vittoria consecutiva. I granata hanno sconfitto il Frosinone per 3-2 nel primo anticipo della ottava giornata di campionato. Ora sono a 12 punti, con Lazio e Genoa. La partita ha visto un primo tempo guidato dal Toro, con un palo di Belotti e il gol di Rincon al 20′. Nel secondo tempo il
raddoppio di Baselli al 1′. Il Frosinone ha pareggiato con Galdaniga e Ciano. Ma al 26′ è arrivata la rete di Berenguer a premiare i granata.
(foto Luca Tonatto)
Elliott Erwitt. Personae
Pochi elementi colti in men che non si dica, per fissare un amabile flash della Provenza d’antan. In un click che dura una frazione di secondo. Fra l’inaspettata visione del soggetto “irripetibile” nello spazio e nel tempo e il pigiare dell’indice sul pulsante di scatto della macchina fotografica. Siamo nel 1955: una vecchia bicicletta che sembra andar da sola sul rettilineo di una strada alberata disegnata nel silenzio della campagna provenzale, porta a spasso senza fretta un uomo (mani al manubrio) e un bambino che, aggrappato all’uomo e sistemato sul seggiolino posteriore, si volta a guardare incuriosito il signor fotografo. Entrambi hanno ben calato in testa il basco nero francese, il béret basque tanto caro ad artisti e rivoluzionari d’ogni epoca; dietro al bimbo, ben fissata allo schienale del seggiolino, una tipica baguette dalla forma allungata e dalla crosta tanto ruvida da sembrare un nodoso minaccioso bastone. Immagine
catturata al volo, di calda e briosa poesia. Di quelle che non puoi stare un attimo a pensarci su, ché basta ancor meno di un attimo a fartela sgusciar di mano. E di vista. Fortuna. Piatto caldo servito al momento giusto e nel posto giusto. Ma anche bravura, tanta ma proprio tanta bravura, del grande fotografo. “France, Provence” (così bella da essere usata anche nel manifesto pubblicitario della mostra) è una delle oltre 170 immagini che compongono la retrospettiva di Elliott Erwitt, fra i fotografi più celebrati e irriverenti e indisciplinati del Novecento, ospitata nelle Sale dei Paggi della Reggia di Venaria. Retrospettiva amplissima e assolutamente “peculiare” – come sottolinea la curatrice Biba Giacchetti – poiché unisce per la prima volta un
grande corpus di immagini a colori (molte inedite) alle sue icone, più volte esposte a livello internazionale, in bianco e nero. Organizzata da Civita Mostre con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, su progetto grafico di Fabrizio Confalonieri e in collaborazione con Sudest57, la mostra mette in piena evidenza (al di là del dato tecnico di assoluta levatura) la profonda umanità di Erwitt, considerato il “fotografo della commedia umana”, ma soprattutto quella sua voglia di ironia e perfino di barzellettiera comicità che troviamo ad esempio in “Prado Museum” del ’95 – con il fitto gruppo di maschietti che osserva rapito la Maya Desnuda accanto all’unica femminuccia che guarda invece la Maya Vestida– o in alcuni divertenti ritratti dei suoi amatissimi cani, che sono poi “come gli uomini– afferma lo stesso artista – solo con più capelli”. C’è un innato piacevolissimo senso di adesione alla vita quotidiana degli individui nelle foto dell’artista americano (di qui il titolo “Personae” dato alla mostra), ma anche la bizzarria della “maschera” e del “teatro”, che si manifesta soprattutto in alcune foto realizzate con lo pseudonimo di André S. Solidor, il bisbetico alter ego che predilige tutto ciò che Elliott detesta: il digitale e il photoshop, la gratuita nudità e l’eccentricità fine a sé stessa. Una
maschera dissacrante attraverso cui irridere certi artisti e certa arte. Non mancano in mostra le foto (numerosissime quelle scattate in più di settant’anni di attività) dedicate alle celebrities: da Marilyn Monroe, bellissima e sensuale in The Misfits, a Che Guevara, Sophia Loren, fino ad Arnold Schwarzenegger e a John Kennedy. Passata alla storia quella del ’59 in cui Richard Nixon punta il dito contro Nikita Khrushchev: fra i due nessuna importante baruffa, ma il gesto del primo fu cristallizzato in un’ icona di così forte aggressività da essere in seguito usata dallo staff di Nixon nella campagna presidenziale. Erwitt si infuriò non poco per l’incauto scippo e portò avanti una fiera battaglia sul diritto d’autore che certamente contribuì a produrre importanti effetti sul piano giuridico-legale, fino ad arrivare alle sacrosanti leggi del copyright oggi in vigore. Nato a Parigi nel 1928, da genitori russi emigrati, Elliott Herwitt (nato Elio Romano Erwitz) ha da poco compiuto 90 anni. Fino a 10 anni ha vissuto a Milano e, a seguito delle leggi razziali, si è trasferito prima a Parigi e successivamente a New York e, nel ’41, a Los Angeles. Negli States inizia la sua avventura e la lunga love story con l’arte della fotografia. Studia e lavora. Nel ’53 l’incontro fondamentale della vita con il grande Robert Capa, che lo porta in Magnum Photos, di
cui diventa presidente nel ’68, ricoprendo la carica per tre nomine. Sicuramente – non fosse per quelle novanta primavere così pesanti anche per un gigante come lui – gli sarebbe piaciuto eccome presenziare all’inaugurazione della sua mostra alla Venaria. E a noi sarebbe di certo piaciuto non meno vederlo aggirarsi (e raccontare!) fra le sue immagini senza tempo, storie autentiche di uomini e donne – ma non solo – più o meno celebri, più o meno di ispirata ed ispirante empatia. E allora lo immaginiamo, appoggiato al suo bastone famoso quanto lui, con quella simpatica trombetta – si racconta – applicata sopra e che Elliott suona per far scansare la gente. Geniale. Ironico. Istrionesco mattatore. Inimitabile e irraggiungibile anche sulla scena della vita.
Gianni Milani
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“Elliot Erwitt. Personae”
Reggia di Venaria – Sale dei Paggi, piazza della Repubblica 4, Venaria Reale (To), tel.011/4992333- www.lavenaria.it – Fino al 24 febbraio 2019
Orari: mart. – ven. 10/18; sab. – dom. e festivi 10/19,30
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Foto
Salendo al Monte dei Cappuccini
Il sindacato Fismic rende noto che l’attività produttiva dello stabilimento Maserati di Grugliasco del gruppo Fca si fermerà per una ulteriore settimana dall’8 al 12 ottobre prossimi. Nello stabilimento, fermo dal 27 settembre, saranno coinvolti tutti i 2.700 dipendenti per i quali verranno utilizzati i contratti di solidarietà. Sono in programma corsi di formazione per circa 400 lavoratori. Alla Comau è stata invece aperta una
procedura di mobilità per 72 lavoratori dello stabilimento di Grugliasco, su base volontaria e con incentivo, per lavoratori che otterranno la pensione entro due anni. All’Automotive Ligthing di Venaria, del gruppo Magneti Marelli, verrà applicata la cassa integrazione dal 29 ottobre al 2 novembre.
(foto: il Torinese)
Sfoglia ai porri di Cervere
E’ un ortaggio dal fusto lungo e sottile, un prodotto unico dal sapore delicato e dolce

Il porro di Cervere, tipico del territorio in provincia di Cuneo e’ un ortaggio dal fusto lungo e sottile, un prodotto unico dal sapore delicato e dolce, piu’ tenero e piu’ digeribile del porro comune che in cucina si presta a mille preparazioni. Provatelo cosi’…
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Ingredienti (per 6 persone)
1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare o tonda
2 porri di Cervere (o in alternativa 1 porro comune)
200gr. di ricotta fresca
1 fetta di prosciutto cotto da 100gr.
1 uovo intero
2 cucchiai di grana grattugiato
sale, pepe, olio q.b.
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Pulire i porri, tagliarli a rondelle sottili e stufarli a fuoco lento con poco olio. In una terrina mescolare la ricotta con il grana, il prosciutto ridotto a dadini, l’uovo intero, i porri cotti, il pepe e aggiustare di sale. Stendere la pasta sfoglia un una teglia foderata con carta forno, versare l’impasto, livellare e cuocere in forno per 30 minuti a 200 gradi. Servitela tiepida, vi catturera’.
Paperita Patty




