redazione il torinese

Gallo piemontese re dei cantanti in Liguria

gallo

I trenta galli partecipanti al concorso sono stati stimolati a cantare dalle galline Fabiola e Margherita

 

Si chiama Roby, il gallo di razza amburghese allevato alla Cascina Festa di Pancalieri, che  ha vinto la terza edizione del festival del Canto del Gallo di San Bartolomeo al Mare, in provincia di Savona. Si è aggiudicato il trofeo cantando  all’alba per oltre 3 secondi. Secondo e terzo classificato Rex e Sbirro, entrambi dell’Azienda Agricola Bergalla Giuseppe di Fossano (Cuneo). I trenta galli partecipanti al concorso sono stati stimolati a cantare dalle galline Fabiola e Margherita

Il futuro della Cavallerizza

cavallerizzamole cavallerizzacav moleÈ stato sottolineato come, in seguito alle vicende di occupazione del complesso storico si sia reso necessario un dialogo con le amministrazioni e l’avvio di un progetto partecipato con le Istituzioni

 

Le Commissioni Cultura e istruzione del Consiglio regionale e della Città di Torino, presiedute rispettivamente dai consiglieri Daniele Valle e Luca Cassiani, si sono riunite, il 2 febbraio a Palazzo Civico, in seduta congiunta per discutere sulle prospettive per l’utilizzo della Cavallerizza reale. Turismo, promozione culturale, fondi strutturali europei che rilancino l’economia cittadina sono stati i temi intorno ai quali si è svolto il dibattito, aperto dall’assessore alla Cultura della Giunta regionale, Antonella Parigi. È stato sottolineato come, in seguito alle vicende di occupazione del complesso storico della Cavallerizza, si sia reso necessario un dialogo con le amministrazioni e l’avvio di un progetto partecipato con le Istituzioni. In particolare l’assessore si è soffermata sulla destinazione della struttura, a vocazione non solo culturale, ma anche turistica.

 

L’assessore al Bilancio e programmazione della Giunta comunale, Gianguido Passoni, ha richiamato l’attenzione delle Commissioni sulla necessità di valorizzare il patrimonio culturale e storico torinese. Nell’ottica di dialogo e collaborazione tra istituzioni ed enti, ha reso noto l’impegno per la realizzazione di un Protocollo d’intesa con i soggetti coinvolti nel processo di rilancio della Cavallerizza. Nel corso del dibattito sono intervenuti alcuni consiglieri di maggioranza e opposizione, in particolare Marco Grimaldi (Sel) ha chiesto chiarimenti sulla destinazione dei fondi europei strutturali mentre Francesca Frediani (M5S) e Maurizio Marrone (FdI) sui contenuti del Protocollo d’intesa in via di definizione. È intervenuto, inoltre, il consigliere Andrea Appiano (Pd) sottolineando il ruolo attivo della cittadinanza nella progettazione della nuova struttura.

 

Nella parte conclusiva della seduta gli assessori hanno dichiarato la piena disponibilità a un tavolo di confronto per la realizzazione del polo culturale e turistico nell’area della Cavallerizza reale, confermando inoltre l’apertura al dialogo per individuare la destinazione migliore del complesso, patrimonio di tutti i cittadini piemontesi.

 

(Foto: il Torinese) www.cr.piemonte.it

Daniela Roselli

Meteo, prevista neve a quote basse in tutta la regione: ma questa volta arriverà davvero?

freddo

Le prime precipitazioni sono in arrivo per martedì mattina nelle province di Asti, Cuneo e Alessandria

 

I servizi meteo confermano nevicate anche in pianura tra martedì e mercoledì sul Piemonte. Lunedì freddo ma soleggiato un po’ su tutta la regione, mentre le prime precipitazioni sono in arrivo per martedì mattina nelle province di Asti, Cuneo e Alessandria. La  Smi (Società Meteorologica Italiana)  prevede che le nevicate si amplieranno nel corso della giornata anche sul Torinese. Le previsioni di Arpa indicano dal pomeriggio di martedì deboli nevicate sull’Appennino, successivamente in estensione al settore a sud del Po, mentre lo zero termico si stabilizzerà a 500 metri.

Lieto fine, Elisabetta e Tomaso sono tornati a casa dopo 5 anni di prigionia in India

tomaso eli

Accusati di omicidio e di recente scagionati dalla Suprema Corte di Nuova Delhi. Sono rientrati nella notte in Italia, atterrati con un volo a Malpensa

 

Primo giorno a casa per Tomaso Bruno, di 32 anni, di Albenga, ed Elisabetta Boncompagni, 41enne di Torino, i due italiani incarcerati per quasi 5 anni in India, a Varanasi con l’accusa di omicidio e di recente invece scagionati dalla Suprema Corte di Nuova Delhi. Sono rientrati nella notte in Italia, atterrati con un volo a Malpensa. Finalmente per loro un pranzo domenicale in famiglia.

 

Dopo un gran lavorio diplomatico tra Italia e India i due, che erano in carcere da febbraio 2010, hanno ringraziato l’ambasciatore d’Italia Mancini che – non appena appresa la notizia della liberazione – aveva  avviato subito le procedure per ottenere il loro rilascio dal carcere e disporne il rientro in Italia.

 

“Lascio a voi immaginare come possiamo sentirci, dopo cinque anni di strazio. E’ come rinascere”, hanno commentato all’Ansa i genitori della Boncompagni, Leda, di 80 anni, e Romano di 77. “Ormai avevamo perso ogni speranza “.

Toro spettacolo travolge la Samp, Juve insipida con l'Udinese

/

toro juve

Torino Sampdoria 5-1  / Juventus Udinese 0-0

 

La Sampdoria ha dovuto affrontare un Toro in splendida forma con uno straordinario Fabio Quagliarella, Ed è stato tironfo allo Stadio Olimpico:  5-1 per i granata, che raggiungono i 28 punti in classifica, superando persino l’Inter. 3 le reti  di Quagliarella, 1 di Amauri, 1  di Bruno Peres. Per la Samp, Objang, è stato il solo asso dei blucerchiati. Incolore la Juve, che ce l’avrebbe potuta anche fare ma Tevez ha sbagliato sul finire una conclusione. Alla fine il risultato equo è stato di 0-0, La Juventus mantiene intatto il +7 sulla Roma, in vista della prossima super- partita, Juve-Milan.

Foibe, esodo e confine orientale

ricordo

ricordo2Circa 350.000 italiani costretti, dopo il Trattato di pace, che a causa della sconfitta assegnò l’Istria alla Iugoslavia, ad abbandonare le terre delle origini ed a disperdersi nel mondo come emigranti

 

La giornata del 10 febbraio è dedicata al ricordo del dramma degli italiani delle venezie e della Dalmazia. Le foibe e l’esodo dall’Istria e dalla Dalmazia sono una ferita sulla quale nel nostro Paese era stata stesa una cortina di silenzio. Da tempo ormai la parola foiba non descrive più semplicemente il territorio carsico triestino e giuliano, ma è diventata termine atroce, simbolo di una tragedia che si è consumata al confine orientale e che ha come sfondo la seconda Guerra mondiale, il fascismo, il totalitarismo. Migliaia di italiani uccisi dall’esercito di liberazione iugoslavo e gettati nelle foibe, veri e propri inghiottitoi; circa 350.000 italiani costretti, dopo il Trattato di pace, che a causa della sconfitta assegnò l’Istria alla Iugoslavia, ad abbandonare le terre delle origini ed a disperdersi nel mondo come emigranti. Il Giorno del ricordo va considerato come un segnale di ulteriore pacificazione e di riconciliazione dell’Italia repubblicana. Si è trattato, è vero, di una tragedia a lungo rimossa ma ricordarla ci rende tutti più forti e credibili nella difesa e nell’affermazione dei valori fondamentali sui quali è nata e si è costruita la nostra Repubblica; i valori della libertà, della tolleranza, della convivenza pacifica, del rispetto della dignità umana e della persona.Nessuna  violenza che mortifichi quei valori può essere giustificata, neanche come risposta a violenze subite. Non può essere negato infatti che il fascismo italiano, con l’occupazione militare, abbia esercitato contro le popolazioni istriane, soprusi, misfatti e violenze che produssero ritorsioni. Ritorsioni, a loro volta, terribili e disumane.

 

Gli studiosi sono ancora alla ricerca di documenti, di dati e non vi sono conclusioni condivise sulle ragioni della ferocia dei combattenti di Tito, ma non vi è dubbio che quella fu una tragedia con tante facce. Le foibe furono il prodotto di odi diversi, irriducibili ad un unicum: c’era l’odio etnico, nazionale, ideologico. Secondo alcuni storici si trattò di un fenomeno dovuto sia alla politica di italianizzazione forzata da parte del fascismo, che mirava all’annullamento dell’identità nazionale delle comunità slovene e croate, sia alla politica espansionistica di Tito per annettersi Trieste e il goriziano. Lo storico Gianni Oliva sostiene  che “affinché al tavolo delle trattative di pace venisse riconosciuta la sovranità di Belgrado sul territorio giuliano, occorreva che nessuna forma di opposizione contrastasse l’annessione. E dunque bisognava contrastare i movimenti antiannessionistici anche con l’eliminazione fisica di tutti coloro, fascisti o antifascisti, in grado di organizzare e dirigere quei movimenti“. La lunga notte della guerra fredda ha impedito per troppo tempo una lettura meno ideologica di quelle vicende. Ora quella contrapposizione frontale è, almeno per quanto ci riguarda, alle spalle. È possibile una elaborazione condivisa che consenta analisi più serene e obiettive. Come dichiarò Carlo Azeglio Ciampi, e sottolineò il presidente Napolitano “la tragedia delle foibe fa parte della memoria di tutti gli italiani“.

 

Fa parte della storia del Paese. Ristabilire il dovuto riconoscimento di quelle vicende tragiche e dolorose  è necessario per la costruzione di un’Europa poggiata su basi di condivisione che rendano più estesi e radicati i valori fondamentali della convivenza tra diversi, del multiculturalismo, del pluralismo etnico e religioso. Claudio Magris, con efficacia , scrisse “ ..Sulle frontiere si sono da sempre scatenate e si scatenano le passioni scioviniste più furibonde, con il loro bagaglio di violenze, provocatrici a loro volta di cieche vendette foriere anch’esse di feroci rappresaglie“. Agli storici il compito di continuare a ricercare documenti e testimonianze per portare alla luce fatti ed eventi, che aggiungano ulteriori pezzi alla verità storica. A tutti gli altri il compito di creare una memoria critica e solidale, di creare le condizioni per una verità come valore civile condiviso, secondo un ordine di valori che condannino ogni forma di totalitarismo, razzismo, nazionalismo sciovinista.

 

Marco Travaglini

 

 

Piemonte e Lombardia a scuola di Sacri Monti

PIEMONTE

Il progetto “Tutti a Scuola” fa riferimento ad un bando di finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività culturali

 

È entrato nella fase operativa il progetto “Tutti a Scuola” che vede impegnati nell’organizzazione di un rilevante progetto didattico indirizzato a classi di scuola primaria e secondaria, i 9 Sacri Monti che fanno parte, dal 2003, del sito seriale UNESCO “Sacri Monti di Piemonte e Lombardia”.  Il progetto “Tutti a Scuola” fa riferimento ad un bando di finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività culturali che, attraverso la Legge 77/2006, prevede “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “Lista del Patrimonio Mondiale” posti sotto la tutela dell’UNESCO”.

 

Nel 2013 la Regione Piemonte ha presentato la candidatura per l’ottenimento del finanziamento destinato alla promozione e valorizzazione del sito UNESCO “Sacri Monti di Piemonte e Lombardia” di cui fanno parte sette Sacri Monti del Piemonte – Belmonte (TO), Crea (AL), Domodossola (VB), Ghiffa (VB), Oropa (BI), Orta (NO), Varallo (VC) – e due della Lombardia – Ossuccio (CO), Varese (VA).

 

Nel novembre del 2014 la candidatura è stata accolta e a seguito dell’approvazione del progetto “Tutti a Scuola” si è ora entrati nella fase operativa che prevede l’individuazione delle scuole coinvolte nello sviluppo del progetto che propone, agli alunni coinvolti, di scoprire e conoscere il bene Unesco presente sul proprio territorio e di condividerlo con altri studenti delle altre realtà del Sito. Il lavoro sarà organizzato attraverso un percorso di scambio di visite e di informazioni che si svilupperanno e concretizzeranno nella realizzazione e pubblicazione di schede didattiche, di una guida e di un’applicazione web (geoblog) – un potenziale comunicativo e promozionale per altri visitatori (turismo scolastico e gruppi famiglia) la cui utilità ed efficacia divulgativa proseguirà oltre la chiusura del programma didattico, essendo utilizzabile dalla moderna tecnologia rappresentata dai cellulari e dai tablet, strumenti di comunicazione sempre più diffusi e in facile continuo aggiornamento.

 

L’incontro del gruppo di lavoro dell’Ente di gestione dei Sacri Monti alla presenza della del project leader Anna Maria Bruno, avvenuto il 27 gennaio AL sacro Monte di Orta, rappresenta una tappa preliminare alle scelte operative che nel mese di febbraio porteranno l’individuazione degli istituti scolastici che proseguiranno nella realizzazione degli obiettivi del progetto e che interesseranno circa 400 alunni appartenenti alle scuole presenti nei territori dei 9 Sacri Monti che nello specifico insistono su oltre 10 Comuni, 8 provincie e due Regioni. Non mancheranno approfondimenti, opportunità di studio ed occasioni di incontro che non potranno che favorire la relazione e l’arricchimento culturale tra gli alunni delle realtà scolastiche dei diversi territori del sito Sacri Monti al fine di valorizzare e promuovere il sito stesso, attraverso la ‘voce locale’ degli studenti interessati.

 

M.Iar.

Fuochi d'artificio contro il cantiere Tav

polizia no tav

Le forze dell’ordine hanno lanciato alcuni lacrimogeni per allontanare i dimostranti

 

Fuochi d’artificio sono stati lanciati nella notte contro il cantiere della Torino-Lione, in Valle di Susa. Gli attivisti No Tav  hanno compiuto una marcia nell’area dei lavori per protestare contro le 47 condanne nel maxi processo per gli scontri  2011. in risposta le forze dell’ordine hanno lanciato alcuni lacrimogeni per allontanare i dimostranti. Non si registrano feriti.

Mattarella Presidente della Repubblica, Il Piemonte saluta il nuovo inquilino del Colle

mattarella

Fassino: “Al nuovo Presidente i migliori auguri di tutti i sindaci italiani, certi che in Lui avranno un interlocutore sensibile e attento al ruolo degli enti locali nella vita del Paese”

 

Il primo a fare gli auguri di buona lavoro al nuovo Capo dello Stato,  Sergio Mattarella, a nome della città di Torino e dei comuni Italiani di cui è al vertice come presidente Anci è stato il sindaco Piero Fassino (anche lui potenziale candidato presidente): “Raccogliendo i due terzi dei voti del Parlamento, il Presidente Mattarella si è confermato personalità in grado di rappresentare l’intero Paese e raccogliere le speranze degli italiani. Al nuovo Presidente i migliori auguri di tutti i sindaci italiani, certi che in Lui avranno un interlocutore sensibile e attento al ruolo degli enti locali nella vita del Paese”

 

Al coro di auguri si unisce anche la Fondazione Giovanni Goria rivolgendo “un deferente saluto” al nuovo presidente. “E’ per la nostra Fondazione motivo di ulteriore soddisfazione ricordare che l’on. Mattarella fu chiamato per la prima volta a far parte del Consiglio dei Ministri proprio da Giovanni Goria, che nel 1987 gli affidò l’incarico di ministro per i Rapporti con il Parlamento”.

 

Invece, sulla vulgata del presunto ‘cattivo carattere’ di Mattarella, il presidente della Regione Sergio Chiamparino – anche lui grande elettore presidenziale, nonchè potenziale candidato alla Presidenza della repubblica –  smentisce: “Io l’ho conosciuto quando nel 1996 ero deputato e lui era capogruppo del Ppi e non ho avuto alcun riscontro in questo senso”.

 

E il governatore, attraverso l’Ansa,  fa anche qualche considerazione politica sui giochi per il Quirinale: “Renzi sapeva che doveva trovare la più ampia convergenza possibile, che non poteva che essere costruita a partire dal Pd. Io credo che sia stata una scelta giusta quella di aver costruito l’unità del partito in questa fase e che aiuterà molto anche su altri tavoli”.

 

I bastardi di Sarajevo

SARAJEVO LIBRO

La città ha vissuto l’assedio più lungo della storia bellica europea. E anche oggi, quasi vent’anni dopo la fine della guerra, continua a essere sotto l’assedio delle mafie, della corruzione politica, giudiziaria e della polizia, dei giochi di potere tra fazioni religiose e politiche che fanno finta di contendersi le anime e invece lottano all’ultimo brandello di carne per appropriarsi dei soldi, delle risorse, del territorio

 

“I bastardi di Sarajevo”  (Infinito edizioni) è l’ultimo libro di Luca Leone, uno dei più attenti e informati giornalisti e scrittori sulle vicende balcaniche in generale e bosniache in particolare. Questa volta l’autore di “Srebrenica.I giorni della vergogna” e “Bosnia Express”, riassume in un romanzo che sembra quasi un “noir”  le lacerazioni, i drammi e le infinite miserie che ancora oggi segnano l’infinito dopoguerra di Sarajevo, della Bosnia Erzegovina e della sua gente. Sarajevo ha vissuto l’assedio più lungo della storia bellica europea. E anche oggi, quasi vent’anni dopo la fine della guerra, continua a essere sotto l’assedio delle mafie, della corruzione politica, giudiziaria e della polizia, dei giochi di potere tra fazioni religiose e politiche che fanno finta di contendersi le anime e invece lottano all’ultimo brandello di carne per appropriarsi dei soldi, delle risorse, del territorio. Luca Leone riassume le lacerazioni, i drammi e le miserie di una città in balìa della corruzione, di un Paese senza speranze di futuro, dove i fantasmi del passato tornano anche dall’Italia. Un racconto tragicamente bello. Bello perché vero, doloroso; tragico perché offre un inquietante spaccato della terribile pace con cui, da quasi vent’anni, devono quotidianamente fare i conti i bosniaci in generale e i sarajevesi in particolare.

 

È un quadro a tinte fosche che ha dato un significato più ampio e profondo a quel termine che Luca Leone pronunciò la sera di fine dicembre che a Cuneo abbiamo condiviso un dibattito sulla Bosnia:default. Sì, perché – come scrive con pieno realismo – mancanza, assenza, difetto sono oggi le caratteristiche della società bosniaca post-bellica. Se non sotto tutti, certamente sotto molti punti di vista. Il libro è una denuncia decisa dei senza scrupoli, dei profittatori, dei delinquenti che stanno soggiogando quel Paese, rubando ai giovani il loro futuro o, almeno, cercando di far questo. Si nota l’impronta di un giornalista d’inchiesta che interpreta e “usa” i vari personaggi per una forte denuncia. E’ un libro che chiunque legge si porta dentro, che apre gli occhi, che mette in guardia  da quella crudeltà che solo l’essere umano può mettere in atto quando vanifica il limite. Credo proprio che la lettura de “I bastardi di Sarajevo” sia quanto mai utile e necessaria per chi (a partire dai molti che vivono in quella meravigliosa e disgraziata terra dall’altra parte dell’Adriatico), pensa che lo “spirito di Sarajevo” non debba morire soffocato da nazionalismi, corruzione e criminalità. Con l’augurio che, presto, si possa scorgere all’orizzonte una primavera bosniaca.

 

Marco Travaglini