redazione il torinese

Tutte le magie del Natale in piazza a Torino

albero natale castelloUn Natale coi fiocchi’ : il programma è sul sito: www.nataleatorino.it

 

E’ ufficialmente aperto il calendario di ‘A Torino un Natale coi fiocchi‘, il programma di eventi, spettacoli e animazione promosso dalla Città durante il periodo delle feste. In piazza Castello è acceso il luminoso maxi Albero e si è aperta la prima casella del  Calendario dell’Avvento. Gli allievi degli istituti scolastici I.C. Tommaseo, I.C. Marconi-Antonelli, D.D. Roberto D’Azeglio, D.D. Silvio Pellico, Coro di voci bianche Mikron e Coro di voci bianche del Comune di None, hanno intonato, davanti al pubblico  i canti natalizi.

 

L’Albero natalizio, alto 18,60 metri, di forma piramidale con 5 facce autoportanti e un diametro di 12.20 metri  è composto da 223 elementi aggregati da un telaio in legno verniciato di colore bianco e 43mila lampadine colorate led comandabili per essere accese singolarmente e da 25mila microled per gli effetti speciali ed è realizzato grazie al generoso sostegno di Banca Regionale Europea del Gruppo UBI Banca.

 

All’inaugurazione, grazie all’aiuto dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Torino, è stata aperta la prima casella del Calendario dell’Avvento realizzato dal Teatro Regio di Torino sui bozzetti di Emanuele Luzzati con i disegni e il progetto artistico di Lastrego&Testa: un grande castello fiabesco che scandisce il conto alla rovescia fino al Natale. Ogni giorno, alle 18, i Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Torino, con i loro mezzi più curiosi e spettacolari, scoprono una nuova casella. La cerimonia è diventata ormai una rituale consuetudine per vivere insieme l’attesa e l’entusiasmo della sorpresa.

 

Tutti gli appuntamenti di ‘A Torino un Natale coi fiocchi’ in programma sono sul sito: www.nataleatorino.it

Da Oinos il Giappone incontra la Sicilia… ed è subito Susciliano!

OINOS3Situato a pochi isolati dal fiume Po e dal Parco del Valentino, il locale presenta al pubblico un ambiente sobrio, con colori tenui che puntano sulle tinte beige e marrone e con un arredamento elegante e raffinato, decisamente più orientale che tipico del sud Italia

 

“Cucina mediterranea creativa e sushi rivisitato in chiave siciliana in un locale alla moda con decori minimal”: se cercate su Google il ristorante Oinos di Via della Rocca 39G a Torino, troverete questa calzante descrizione. Situato a pochi isolati dal fiume Po e dal Parco del Valentino, il locale presenta al pubblico un ambiente sobrio, con colori tenui che puntano sulle tinte beige e marrone e con un arredamento elegante e raffinato, decisamente più orientale che tipico del sud Italia.

 

E forse la chiave sta proprio in questo,  nel voler dare il tocco di sicilianità solo ed esclusivamente nei piatti presentati nei diversi menù. Eh si, perché da Oinos è possibile percorrere la strada del menù del Sushi Classico, oppure puntare sulla cucina italiana / siciliana o sulla specialità del locale: il Susciliano, la rivisitazione dell’ormai onnipresente sushi giapponese con ingredienti della tradizione siciliana. L’offerta è variegata e molto interessante: dal Roll con gambero rosso di Sicilia, basilico e olio extravergine, al nighiri con branzino e pesto trapanese oppure quello con tonno e cipolle caramellate.

 

Il Torinese è stato per voi durante una pausa pranzo decidendo di puntare sulle tipicità del ristorante: spaghettone alla chitarra con pestoOINOS 1 trapanese e ombrina e una degustazione di Susciliano da 10 pezzi, e per dessert, un rinfrescante sorbetto menta & limone. Ad accompagnare le portate, una bottiglia di vino bianco siculo, Nozze D’Oro DOC della cantina Tasca Conti D’Almerita e un calice di Passito Diamante D’Almerita sempre della stessa cantina siciliana.

 

Lo spaghettone alla chitarra si è rivelato una scelta azzeccata: ottima cottura della pasta, pesto davvero gustoso con l’ombrina che ha reso il piatto molto delicato. Mise-en-place elegante, che appaga la vista prima ancora del palato, ed è ciò che perdura nella degustazione di Susciliano: in apparenza ti sembra un tipico piatto di sushi, ma appena si provano i vari pezzi, ecco che si scatena in bocca un vero e proprio festival del gusto: la cucina fusion qui è espressa in tutto e per tutto, con risultati eccelsi. La freschezza del pesce fresco si lega a elementi tipici della cucina siciliana che insieme vanno a creare un boccone di assoluta bontà e gioia per gli amanti del buon cibo.

 

OINOS2Nighiri al gambero rosso di Sicilia e olio di agrumi, nighiri al salmone Sockeye e polvere di pomodoro secco, roll con ombrina, zucchine e mandorle croccanti, sono solo alcuni esempi dell’opera di rivisitazione del sushi classico in chiave siciliana attuata dal ristorante Oinos. Si denota la ricerca dell’accostamento di elementi, gusti, ma anche di colori. Il tutto accompagnato da un vino bianco che con la sua freschezza e le sue tonalità delicate, ha saputo deliziare ed esaltare il menù scelto. Il sorbetto limone e menta assieme alle note avvolgenti di caramello offerte dal passito sono stati i protagonisti dei titoli di coda del pranzo.

 

Servizio ottimo, personale cordiale e gentile, locale tranquillo, ideale per cene a due, ma anche per pacati incontri lavorativi. Assolutamente consigliato.

 

                                                                                              Rebecca Genesio

 

Calendario dell'Avvento, come corre il tempo!

avventoLa nostra lettrice Paola ci manda questa immagine scattata martedì sera, primo dicembre: due caselle del calendario dell’Avvento allestito in piazza Castello erano già aperte: una in più rispetto al regolare calendario. Saranno le esigenze dell’inaugurazione delle iniziative natalizie ad aver accelerato i tempi?

Tav, bufera politica per l'uscita di Giaveno dall'Osservatorio

tav 222A votare in modo favorevole, accanto alla maggioranza, la presidente del Consiglio Vilma Beccaria, segretaria del Pd locale, e il grillino Federico Giovale Alet

 

L’uscita dall’Osservatorio sulla TAV votata dal Consiglio Comunale di Giaveno ha infiammato il dibattito politico. A votare in modo favorevole, accanto alla maggioranza, la presidente del Consiglio Vilma Beccaria, segretaria del Pd locale, e il grillino Federico Giovale Alet. Contrari all’uscita dall’Osservatorio, invece, i consiglieri Alessandro Cappuccio e Concetta Zurzolo e il gruppo di minoranza “Per Giaveno”, composto da Daniela Ruffino, Stefano Tizzani e Giovanni Mellano.

 


“Sono estremamente preoccupata per una scelta che spacca quell’unità di valle che ci è stata sempre invidiata e in cui non è mai entrata la logica di partito, ma solo la volontà, come amministrazione, di privilegiare i servizi e i progetti”: a parlare è la vice presidente del Consiglio Regionale, Daniela Ruffino, di Forza Italia.

“Mi lascia completamente allibita l’incoerenza del sindaco Giacone – prosegue Ruffino -Nella sua precedente vita politica è stato sempre favorevole all’opera ed interessato al piano strategico delle compensazioni. Ieri sera invece si è astenuto, lasciando fittiziamente la libertà di voto alla sua maggioranza e facendo pagare un prezzo altissimo alla sua città. Un prezzo di debiti elettorali che cadono sulle spalle dei giavenesi e che riducono a mera gestione ordinaria il ruolo del Comune e dell’intera Unione. L’Osservatorio è una tutela. Uscirne è il costo dell’incarico nell’Unione dei Comuni dato per la seconda volta al consigliere penta stellato Giovale Alet. Credo – conclude la vicepresidente Ruffino – che si stia scrivendo una pagina buia per la nostra valle. Una pagina di vecchia politica che non solo non costruisce, ma in un momento difficile per i comuni li priva anche di serie opportunità”. 

 


“Il Partito democratico del Piemonte sostiene l’utilità dell’alta velocità Torino-Lione”: Lo dichiara Davide Gariglio, segretario regionale del Pd. “Il tratto piemontese fa parte delle reti ferroviarie europee strategiche e di interesse per milioni di cittadini continentali – prosegue Gariglio -.  La discussione che ha definito il tracciato della tratta piemontese  – rimarca – è stato frutto di un confronto ampio e approfondito, reso possibile grazie al lavoro dell’Osservatorio, proprio per questo – sottolinea il Segretario regionale dem – il Partito democratico del Piemonte è convinto dell’utilità di questo organismo. Sono profondamente sorpreso dal voto della nostra consigliera comunale, Vilma Beccarla, tanto più – continua Gariglio – che ha reso possibile l’approvazione del documento dei grillini. Non sostengo il pensiero unico – prosegue – la pluralità è un valore importante, ma uscire da un organismo governativo per la sola testimonianza di protesta ritengo sia sbagliato. L’Osservatorio è un luogo di confronto, da sempre, non esserci significa tirarsi fuori e decidere di essere marginali. Ho convocato la consigliera di Giaveno, insieme al segretario metropolitano Fabrio Morri, per capire le motivazioni di una simile posizione in contrasto col partito” ha concluso Gariglio.

 

(Foto: il Torinese)

“Gipo Farassino: vita, storie, canzoni”

GIPO 1Ognuno ha raccontato Gipo come l’ha conosciuto, ma tutti  concordano che l’uomo in tutte le sue sfaccettature riflette meglio di ogni altro il nostro Piemonte

 

Ieri sera al Circolo dei Lettori  sembrava di stare in famiglia, una serata rilassata attorno ad un divano, con amici a parlare, raccontare, ricordare un grande uomo che troppo presto ci ha lasciato: Gipo Farassino. A due anni dalla sua scomparsa l’uomo, l’artista, l’autore, lo chansonier, il politico,il padre, l’amico è stato ricordato da Bruno Quaranta in occasione dell’uscita del libro “Gipo Farassino vita, storie , canzoni” scritto da Maurizio Ternavasio edizioni ArabaFenice.

 

L’autore ha illustrato le tappe seguite nel mettere nero su bianco il ricordo di Gipo, non una biografia qualunque,GIPO 2 ma una ricca testimonianza non solo di quello che Gipo ha fatto nella sua vita, ma di quello che ci ha lasciato. Valentina Farassino, la figlia, ha illustrato i progetti che la Fondazione Caterina sta portando avanti coinvolgendo giovani musicisti e band , mentre Luca Morino ha raccontato il Gipo riscoperto ricoprendo il ruolo di narratore nel film Zingaro di barriera , che il regista Alessandro Castelletto  sta realizzando sulla vita del personaggio .

 

Ognuno ha raccontato Gipo come l’ha conosciuto, ma tutti  concordano che l’uomo in tutte le sue sfaccettature riflette meglio di ogni altro il nostro Piemonte.

 

Gabriella Daghero

Open day all’Istituto alberghiero Artusi

cuoco cucinaL’Istituto apre le sue porte ed invita famiglie e ragazzi delle scuole medie ad una visita guidata dai docenti ed alunni

 

Quest’anno sarà articolato in due giornate, sabato 12 Dicembre dalle ore 14 alle 19 e Domenica 13 dicembre dalle ore 10 alle 17. I docenti accompagneranno gli ospiti nelle visite ai laboratori, alle aule ed agli spazi comuni illustrando il percorso didattico. Sarà operativo il “RISTORANTE DIDATTICO” dove docenti di cucina e di sala/bar, insieme ai loro allievi, simuleranno delle esercitazioni pratiche e prepareranno durante tutto il week-end ricchi buffet a tema, ricostruendo le  varie tipologie di servizio che realmente avvengono nel mondo enogastronomico, inoltre saranno a completa disposizione per qualsiasi informazione. L’evento ha come obiettivo quello di fare conoscere ai ragazzi una realtà educativa emergente che può offrire sicure e importanti prospettive professionali in un settore in cui la crisi economica attuale sembra avere minore impatto.

 

Fondamentale in questo senso è la collaborazione che l’Istituto porta avanti con prestigiose strutture alberghiere Italiane e Internazionali, che permette l’immediato inserimento nel mondo del lavoro degli studenti, grazie alla consolidata esperienza ultra-trentennale nel settore. Quest’ultimo aspetto ha sicuramente contribuito a creare interesse anche tra i genitori dei ragazzi che sfruttando l’opportunità offerta da questo OPEN DAY potranno constatare personalmente la qualità dei servizi messi a disposizione dalla scuola e aiutare, così, i loro figli in una scelta che ne condizionerà la vita futura.  

 

L’Istituto Alberghiero Artusi si trova a Casale Monferrato, in corso Valentino n°95, per qualsiasi informazione è possibile contattare la segreteria al seguente numero 0142/73722 oppure tramite e-mail segreteria@istitutoartusi.it.

 

 

 

 

Urlare contro le gabbie non sempre vuol dire libertà

tosettoSTORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto

Ho chi Minh diceva che il compito di un comunista era far diventare un reazionario conservatore. un conservatore progressista, un progressista un democratico, un democratico un rivoluzionario. Loro non sanno neppure ciò che è successo in Vietnam

 

Nun sè pò campà cussì. Parafrasando il famoso polipo della barzelletta. Polipo sbattuto dal pescivendolo per imbrogliare i clienti. Hanno avuto simile reazione i residenti di Corso Casale e zone limitrofe dell’area Ex zoo Parco Michelotti. Probabilmente anche le case al di là del Po. Eccoli!! Musica tecno a tutto volume all’interno del vecchio giardino zoologico. Per i giovani Punk ( penso), missione compiuta. Hanno divelto l’entrata ed infastidito a dovere. Loro la chiamano libertà. Me ne sono accorto il mattino di domenica portando a spasso il cane. Assistendo ai rimasugli di uno spettacolo veramente edificante. Ragazzotti con larghi pantaloni, con cani lasciati liberi, giovani assolutamente e totalmente ubriachi e fumanti dubbie sigarette. Striscioni contro, genericamente, le gabbie. Dimenticavo: oro la chiamano libertà. E poi, giusto per sancire questo ovvio bisogno di libertà contro le gabbie, bottiglie ed immondizia nei prati e sul selciato. Ne ho avuto disgusto.

 

 ZOO LEONEDopo, commentando con “gli amici del bar” qualcuno mi ha replicato:  inutilmente hanno chiesto spazi al comune di Torino e poi hanno occupato. Sto invecchiando e non ho avuto la risposta pronta. Forse il vantaggio è stata la ponderazione e la riflessione. Spazi? Presupposto di una “integrazione” culturale. O perlomeno di una loro proposta culturale? Proposta culturale, la loro? Francamente sono convinto che di tutto ciò non gli interessa nulla, giusto per essere gentili, usando un linguaggio consono. Hanno ottenuto ciò che volevano. Dare fastidio. E se non si vuole subire, l’unica cosa da fare è reprimere. 

 

Ho chi Minh diceva che il compito di un comunista era far diventare un reazionario conservatore. un conservatore progressista, un progressista un democratico, un democratico un rivoluzionario. Loro non sanno neppure ciò che è successo in Vietnam. Forse non sanno che cosa è il Vietnam. Sicuramente non sanno in quale punto del mondo è. Loro semplicemente non sanno. Fanno dell’ignoranza un punto di vanto. Lo dimostra l’uso dell’alcol come droga. Lo dimostra la loro musica. Ritmicamente paranoica. . Se si vuole salvaguardare le nostre libertà e civiltà, si deve fare una sola cosa: reprimere con i mezzi consentiti dalla legge.

“Settimane della Sicurezza” per non dimenticare

thyssen3Sono passati ormai sette anni da quando, un maledetto 6 dicembre 2007, sette operai della ThyssenKrupp di Torino (Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Antonio Schiavone e Roberto Scola) persero la vita in un tragico incidente sul lavoro

 

Sono iniziate il 1 dicembre le “Settimane della Sicurezza” per non dimenticare. E il 6 dicembre 2007 si consumava il dramma della ThyssenKrupp (nella foto) Sono passati ormai sette anni da quando, un maledetto giorno di dicembre, sette operai della ThyssenKrupp di Torino (Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Antonio Schiavone e Roberto Scola) persero la vita in un tragico incidente sul lavoro. Da cinque anni a questa parte la rivista Sicurezza e Lavoro, in collaborazione con Cit Turin LDE, ed il patrocinio di Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino, organizza le “Settimane della Sicurezza”. Per il 2014 una serie di iniziative si snoderanno dal 1 al 14 dicembre, a cominciare dalla presentazione dei diversi eventi, di lunedì 1 dicembre, all’impianto sportivo Cit Tirun LDE in corso Ferrucci 63/A a Torino.

 

Nell’occasione è stato presentato il anteprima il sito web con banca dati e forum dedicato a 400 RLS e RLS-T, ideato da Cgil Torino. Si tratta della prima piattaforma on line realizzata in Italia da un sindacato per promuovere la formazione, l’informazione in tempi rapidi e il confronto tra RLS sui temi della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Si è tenuta anche l’inagurazione della mostra “L’Italia che muore al lavoro. Tragedie sul lavoro e malattie professionali in Italia. aggiornata con nuovi pannelli, realizzata da Sicurezza e Lavoro e Regione Piemonte, in collaborazione con Inail, Museo Nazionale del Cinema, Festival internazionale CinemAmbiente.

 

Sono intervenuti rappresentanti di Sicurezza e Lavoro, Prefettura di Torino, Istituzioni (Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Torino, Comune di Cavagnolo, Sindacati, familiari vittime ed ex operai ThyssenKrupp, associazioni ed enti che aderiscono alle iniziative.

 

Massimo Iaretti

 (Foto: il Torinese)

Le Sette Canzoni popolari di Manuel de Falla nell'orchestrazione di Luciano Berio

Anita Rachbvelishvili e Maria Toledo interpreti d’eccezione di un concerto di musica spagnola diretto da Josep Pons

 

FallaIl concerto di giovedì 3 dicembre, con replica venerdì 4 dicembre, all’Auditorium Rai di Torino, propone due diverse composizioni di Manuel de Falla, capaci di unire la tradizione classica al folklore spagnolo. La prima si intitola “Siete canciones populares espanolas”, presentate nel l’orchestrazione di Luciano Berio, risalente al 1978, e interpretate da Anita Rachbvelishvili,  la seconda è una gitaneria in un atto e due quadri, dal titolo “El amor brujo”, proposta nella versione del 1915 e cantata da Maria Toledo.

 

“Le Siete canciones – spiega l’ interprete Anita Rachbvelishvili –  sono un brano di musica da camera che richiede un approccio vocale totalmente diverso da quello operistico. Ciò che deve mutare è soprattutto lo stile, che si deve necessariamente richiamare al flamenco”. Di queste sette Canzoni spagnole colpisce certamente la gestualità coreutica e il fatto di non avere, a differenza di quasi tutte le altre canzoni popolari, il titolo di una specifica danza del folklore spagnolo. Le Canzoni popolari furono scritte da De Falla a Parigi tra il 1913 e il 1914, immediatamente prima del ritorno in patria antecedente lo scoppio della guerra. La loro fortuna si misura sul numero di trascrizioni esistenti, tra cui quella per violoncello di Maurice Marechal e quella per orchestra di Luciano Berio.

 

Di fronte alla polemica e al dibattito dell’epoca sulla musica di De Falla, che verteva sul carattere folkloristico dell’operetta “La Vida breve”, ambientata a Siviglia, il compositore rispose con un lavoro ancor più esplicitamente spagnolo. Prese spunto da una serie di melodie popolari trovate in alcune fonti del tardo Ottocento, animate da un grande amore per la loro terra, ma prive di metodo scientifico.  De Falla riuscì, tuttavia, a esprimere perfettamente la sua personalità musicale, che si è manifestata nella semplicità e nella sottile intelligenza con cui ha rivestito le melodie popolari.

 

Le due interpreti del concerto, Anita Rachbvelishvili e Maria Toledo, esprimono due diverse vocalità femminili. Maria Toledo è una tra le più rinomate e innovative cantanti di flamenco,  mentre Anita Rachbvelishvili,  georgiana, ha ottenuto un gran successo nel ruolo di Carmen nell’opera presentata il 7 dicembre 2009 al teatro La Scala di Milano. Al Regio di Torino ha recentemente trionfato nel ruolo di Amneris in Aida.

 

Sul podio dell’orchestra Rai a dirigere sarà il direttore catalano Josep Pons,  anche Direttore musicale del Gran Teatre del Liceu di Barcellona,  che aprirà il concerto con quattro danze dal balletto Estancia del compositore argentino Alberto Ginastera,  per la prima volta eseguite sotto forma orchestrale nel 1943. I concerti avranno luogo all’Auditorium Arturo Toscanini della Rai, in piazza Rossaro, alle 20.30. Il concerto di giovedì 3 dicembre sarà trasmesso in diretta su Radio 3.

 

“El amor brujo – afferma Maria Tokedo- è scritto per essere appositamente cantato da una voce flamenco,  capace di valorizzare il modo specifico e individuale di costruire il lamento. Il personaggio di Candela mi consente di esprimere con il mio canto l’odio, l’amore e la passionalità,  caratteristiche tutte femminili”. 

 

Mara Martellotta

Il ritorno di Alberto Fortis a Torino

Il 12  dicembre un concerto al Conservatorio per scopo benefico, grazie alla sua collaborazione e a quella di Rotary Crocetta e Lilt (Lega Italiana per la lotta contro i tumori)

 

fortisIl suo ultimo album “ Do l’anima”, uscito il 30 settembre 2014, sta riscuotendo successo, dimostrando che nonostante il passare degli anni i grandi artisti restano nella vita e nelle emozioni del loro pubblico. Lui è Alberto Fortis cantautore italiano che negli anni ’80-’90 scalò le vette delle classifiche musicali con le sue canzoni ed essendo tornato a Torino per una nobile causa – il 12 dicembre 2015 terrà nell’aula del Conservatorio, un concerto di beneficenza per la ricerca medica – noi del “Il Torinese” non potevamo non incontrarlo e fargli qualche domanda.

 

Qual è il tuo rapporto con la città di Torino?

Essendo nato a Domodossola, la città di Torino ha sempre fatto in qualche modo parte della mia vita, anche grazie a mio padre che, avendo studiato medicina all’Università di Torino, ha vissuto in questa città per parecchio tempo. E’ una città a cui sono molto affezionato non solo per i vari concerti fatti e per le varie amicizie che si sono instaurate nel corso degli anni, ma anche perché ritengo che Torino abbia un’emanazione storica ed artistica pressoché unica. Qualche tempo fa, l’incontro con Massimo Stringa, Presidente di Polis, ha fatto nascere l’idea di fare un concerto a Torino per scopo benefico e grazie alla sua collaborazione e a quella di Rotary Crocetta e Lilt (Lega Italiana per la lotta contro i tumori), questo mese potrò in qualche modo tornare a vivermi questa città in tutto il suo splendore artistico e umano.

 

Il tuo spettacolo è a scopo benefico e tocca un argomento importante come quello della ricerca e della prevenzione medica. Quanto pensi sia importante oggi come oggi fare dei concerti a scopo benefico?Pensi che da parte degli altri artisti venga data la giusta attenzione a questi eventi?

Partendo dal presupposto che in ogni ambito e in ogni epoca il “business” continua e continuerà a regnare sovrano, credo che ci troviamo in un momento storico, sociale ed artistico nel quale la voglia di “fare per gli altri” stia pian piano crescendo e non per becero opportunismo ma più che altro per la volontà, da parte delle persone che fanno il mio stesso lavoro, di motivare di più il loro pubblico con un nuovo “credo artistico”. Sono convinto che in un momento come questo di difficoltà economica e per certi versi sociale, sia molto importante la figura dell’artista che, trasmettendo un messaggio di condivisione, speranza e voglia di aiutare, nobilita in un certo senso la sua arte nel modo più umano possibile. Ritengo che i concerti,gli spettacoli a scopo benefico, siano forse l’espressione più pura e significativa del talento di un’artista.

 

Negli anni 80′-90′ sei stato uno dei cantautori italiani più amato dal pubblico, tanto che il tuo album “La grande grotta” è stato in cima alle classifiche per molto tempo. Com’è cambiato il tuo pubblico rispetto a quegli anni?I giovani di oggi ascoltano ancora le tue canzoni?

Penso che un’ artista, soprattutto un cantautore, tenda sempre a rivolgersi ad un pubblico con una fascia d’età corrispondente alla sua e che poifortis2 solo con il passare del tempo e con l’affermarsi della propria musica, aspiri ad arrivare a tutti. Posso dire che per me, effettivamente, è stato un po’ così. All’epoca ovviamente le mie canzoni, vuoi per la musica, vuoi per il messaggio racchiuso nel testo, erano molto seguite e apprezzate dai ragazzi della mia età. Oggi posso dire che quei ragazzi sono diventati madri o padri che forse hanno per così dire “tramandato” o per certi versi “inculcato” ai loro figli o nipoti i loro gusti musicali, facendo così conoscere il passato alla nuova generazione. Nei miei concerti sono presenti diverse generazioni, poi è ovvio che non bisogna mai dimenticarsi dell’elemento classifica: se il tuo brano è tra i primi posti della classifica significa che sei tornato con un pezzo che arriva a tutti e che di conseguenza attirerà persone di diversa generazione.

 

Nei tuoi testi oltre a bellissime parole d’amore, sono presenti importanti messaggi di denuncia e ribellione. Pensi che i cantanti che stanno in cima alle classifiche comunichino le stesse cose?

Penso che oggi tutto venga preso, metabolizzato, vissuto e gettato molto velocemente. Mi è sempre piaciuto vedere la figura degli artisti un po’ come animali della giungla che a seconda di come si nutrono, di conseguenza vivono. Ritengo che i cantautori di oggi si nutrano di una realtà un po’ più sedimentata rispetto a quella che vivevamo “noi” e che di conseguenza vi sia una rappresentazione del sociale di impronta un po’ più bassa. Ovviamente ritengo che esistano ancora moltissimi artisti capaci di essere “cantautori di protesta” e cioè capaci di sintetizzare e rappresentare molto bene le tematiche sociale odierne; credo che però la grande differenza sia proprio nel fatto che per quanto arrabbiati, per quanto furibondi e contestatori, spesso l’importanza ricada più sulla sneakers di moda, sul tatuaggio giusto o sul bracciale più in voga. Sono convinto che ci siano ancora molti artisti capaci di esprimere e comunicare le loro ideologie e le loro convinzioni, solo che forse a differenza di prima, oggi tutto tende a ricadere inevitabilmente nel mondo del “business”.

 

Com’è cambiato oggi il tuo modo di far musica rispetto al passato?

Il mio modo di fare musica è cambiato soprattutto in base alle esperienze fatte e di conseguenza agli stimoli ricevuti. Ad esempio lavorare parecchio tempo negli Stati Uniti è stata per me un’esperienza fondamentale che mi ha donato per quanto mi riguarda grande professionalità, voglia di mettersi sempre in gioco e di sperimentare.Oggi forse, grazie alla “palestra di qualità” fatta negli anni, cerco di dare maggiore attenzione fortis3alla melodia e cerco di avere una percezione diversa e più attuale per il segnale sonoro in modo da cambiare e trasformare il mio mondo ritmico ma senza “scimmiottare” qualcuno o qualcosa. Ritengo che l’arte sia un po’ come l’amore: se non sperimenti e non fatichi, difficilmente riuscirai a tenerla viva. Nel mio ultimo album “Do l’Anima” forse grazie anche all’inserimento e all’apparizione di una band, si respira tutto questo.

 

Cosa dobbiamo aspettarci dal concerto che terrai a Torino il 12 dicembre?

Ritengo che il concerto che si terrà il 12 dicembre sia davvero qualcosa di unico, sia da un punto di visto artistico ma soprattutto da un punto di vista per così dire “umano”. La formula principale dello spettacolo sarà <<pianoforte più voce>> e vi sarà anche la proiezione di un video creato appositamente per questo concerto. Sarà una sorta di percorso visivo e musicale che ripercorre un po’ i momenti più importanti della mia carriera artistica e di conseguenza della mia vita. Sono molto entusiasta di questo progetto perché mi ha dato non solo la possibilità di esprimermi artisticamente per una nobile causa, ma anche di poter ritornare in una città a cui sono molto legato e affezionato. La responsabilità del progetto è molto forte sia per lo scopo ma anche per il luogo in cui si svolgerà il concerto: ritengo che la Sala del Conservatorio Giuseppe Verdi possa essere definito una sorta di tempio musicale meraviglioso. Mi auguro che il concerto del 12 dicembre possa lasciare un’impronta positiva e che possa sottolineare l’importanza della musica come portavoce di solidarietà.

 

 

Simona Pili Stella