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Alberto Vanelli e Sergio Toffetti: "Bene i musei a Torino, ma l'industria culturale è lontana"

coda musei realeVanellitoffetti

 

Prosegue l’inchiesta del “Torinese” sulla cultura e sulle prospettive di Torino ad essa legate

 

A commento della precedente puntata, dedicata ai musei della città ospitiamo volentieri gli interventi di Alberto Vanelli, già direttore dei Beni culturali della Regione Piemonte e della Reggia di Venaria e di Sergio Toffetti, Direttore dell’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa, della sede del Piemonte del Centro Sperimentale di Cinematografia e fino al 2009 conservatore della Cineteca Nazionale.

 

Troppi squilibri e poco ricambio, ma la situazione è incoraggiante

 Di Alberto Vanelli

 

La ricerca del Torinese sulla situazione dei musei fa chiaramente emergere una storia di successo. Il modello delle fondazioni partecipate, generalizzato nell’esperienza torinese ma pressoché assente nel resto di Italia, permette di affiancare Torino alle grandi capitali europee della cultura. Grazie a questo modello organizzativo, infatti, e per la buona trasparenza gestionale, le singole istituzioni culturali possono esercitare una grande libertà di iniziativa culturale e una buona autonomia amministrativa.

 

Ne è discesa, in questi anni, la capacità di produrre risultati complessivamente migliori rispetto al resto del Paese. Il modello torinese, inoltre, si è rivelato come un positivo esempio di sostenibilità economica, anche in un periodo di crisi e riduzione della spesa pubblica come quello che stiamo vivendo. Un altro elemento positivo è il consolidamento delle attività di comunicazione e marketing, che ha consentito un aumento dei visitatori e una valorizzazione dell’immagine delle nostre istituzioni museali, contribuendo a un deciso miglioramento della performance economica. Un dato negativo è, invece, la mancanza di criteri uniformi per la determinazione dei finanziamenti pubblici. L’unico criterio su cui sembrano essere basate certe scelte, è la continuità con i finanziamenti degli anni precedenti, mentre andrebbero considerati anche gli obiettivi da perseguire e i risultati raggiunti.

 

Ora che queste positive modalità di organizzazione si sono affermate, potrebbe essere venuto il momento di sperimentare, anche nel campo del patrimonio culturale, l’applicazione di una serie di standard. Per esempio, sulle modalità di assunzione dei dipendenti e figure dirigenziali, ma anche sul loro numero e sui loro stipendi. Oppure nell’ambito della fruibilità e delle procedure di programmazione. Si tratta di un tema di grande delicatezza. Criteri uniformi, infatti, possono favorire una razionalizzazione della gestione, una riduzione degli squilibri e un miglior coordinamento del sistema generale. È anche vero, però, che la naturale competizione tra istituzioni ha mostrato in questi anni di essere un positivo fattore di crescita. La burocratizzazione e l’accentramento delle decisioni sulle attività degli istituti rischia di penalizzare le realtà più vivaci e avanzate.

 

I dati della ricerca, infine, fanno emergere la grave crisi delle istituzioni attive nell’arte contemporanea. Delle due l’una. Si tratta di una crisi dell’attrattività dell’arte più recente, che forse ha perso la carica critica che aveva avuto nel ‘900, quando era arte d’avanguardia? Oppure, al contrario, è il caso di ripensare il tema della forma museo: un luogo forse troppo rigido per contenere le modalità espressive che sono tipiche dell’arte e della cultura attuale? Su questo, un dibattito pubblico sarebbe di grande interesse, anche nella prospettiva della fusione della GAM e del Castello di Rivoli, già in fase avanzata di realizzazione.Un’operazione, questa, che non può e non deve essere ridotta a una questione di razionalizzazione della spesa, ma che dovrebbe, invece, misurarsi con i temi posti dalla produzione e dalla rappresentazione culturale contemporanea.

 

Bene l’industria della cultura, ma per compensare la crisi della manifattura occorre pazienza

Di Sergio Toffetti

 

Quando qualcuno dà i numeri sulla cultura, mi viene sempre in mente la risposta dell’università di Francoforte a Walter Benjamin che chiedeva un posto da professore: “Il genio non basta per l’abilitazione”. E neppure molto meno, oggi.  Sono ormai fuori corso le formule magiche del tardo Novecento: la sperimentazione, la ricerca… “Sospendete le ricerche”, era già il grido di Vittorio Gassman di fronte ai teatranti più improbabili. Oggi, la ricerca commissionata più volentieri resta quella sull’“impatto economico territoriale”, da cui risulta, inderogabilmente, che tutte le manifestazioni hanno una ricaduta miracolosa: 1 a 13, diceva ad esempio uno studio sul Salone del Libro di qualche anno fa. Cioè, per ogni euro di costo del Salone, i prodighi e spensierati visitatori ne spendevano 13 in città. E non c’è niente da ridere. Infatti, con tutta evidenza, si trattava di una raffinata crittografia letteraria con citazione implicita del campo dei miracoli dove il Gatto e la Volpe convincevano quel grullo di Pinocchio a seminare i suoi denari per vederli crescere più in fretta.

 

Dalla relazione di Luca Briatore, quel che si capisce, invece, è che le istituzioni “hard”, che non bruciano la loro attività in un pugno di giorni, ma devono macinare con pazienza – a volte contendendo spazi e risorse per “la ricerca” a un’onerosa gestione quotidiana – hanno, generalmente, radici più solide, che potrebbero essere messe in evidenza integrando i dati con una nuova tabella: il costo di gestione diviso per giorni di attività. Il sistema museale dell’area torinese preso in considerazione (con l’esclusione dunque dei musei statali) costa quotidianamente circa 180.000 euro (dividendo brutalmente i 54 milioni di costo totale per 300 giorni lavorativi). Se teniamo conto che stiamo parlano di 9 musei (Egizio, Cinema, Rivoli, Auto, Venaria e i 4 della Fondazione Torino Musei: Gam, Mao, Palazzo Madama e Borgo Medievale), si arriva a 20.000 euro al giorno per struttura. In termini di sistema, è dunque più conveniente fare musei di festival, mostre, saloni, etc, che con quei soldi pagano a stento la comunicazione. Se continuiamo con la “media del pollo” per quanto riguarda gli ingressi, complessivamente entrano ogni giorno nei 9 musei circa 9.000 persone, però con differenze tali da falsare la prospettiva, perché si va dai 2.000 di Venaria o del Museo del cinema ai 110 del Borgo Medievale. Su questo piano, forse vince l’effimero, ma si dovrebbero ponderare i dati.

 

Questi numeri grezzi consentono tra l’altro di rovesciare, almeno in parte, la vulgata politico-giornalistica sulla marginalità del Castello di Rivoli. La gestione quotidiana di Rivoli sembrerebbe infatti generare quasi il doppio di ingressi della GAM, che poi recupera con gli investimenti per le mostre temporanee (la ricerca non offre elementi per capire se il costo delle mostre rientri nei dati di bilancio presentati). E questo apre un tema centrale di riflessione attorno a quella che un tempo si chiamava “politica culturale”, e oggi è forse diventata una sottosezione degli investimenti turistico-produttivi, non so con quale efficacia, non solo rispetto alla cultura, ma anche rispetto all’economia, per motivi che provo almeno a enunciare. Mentre la situazione è evidentemente buona sul piano del “consumo”, da ormai molti anni mi sembra sottovalutata l’importanza della “produzione”.

 

Schematizzando: il sistema degli eventi culturali (anche, come vediamo, a sostegno virtuoso di istituzioni stabili), regge sempre più spesso grazie all’importazione di mostre ideate e realizzate altrove. Mostre attrattive, che generano flussi turistici, ma che dovrebbero essere equilibrate da una corrispondente capacità di produrre cultura ed esportarla, con il risultato di: 1) generare risorse riequilibrando una ipotetica “bilancia dei pagamenti degli eventi culturali” (le mostre si pagano, compreso quelle che compriamo noi); 2) favorire la crescita di una nuova classe dirigente della cultura (abbasso sempre l’autarchia, ma è troppo tempo che oltre alle mostre si importano anche direttori e curatori, mentre se ne esportano troppo di rado di quelli formati a Torino); 3) valorizzare le collezioni museali che, lasciate a se stesse, in alcuni casi risultano scarsamente attrattive. Insomma, il nostro modello di sviluppo culturale non può essere mutuato dagli emirati arabi, che si comprano sedi intere del Louvre o della Guggenheim per attrarre turisti. Intanto ci mancano i soldi, e poi, in linea di massima, avremmo i titoli storici per metterci in fila tra quelli che gli eventi culturali sanno anche venderli.

 

I “numeri di Briatore” ci pongono molte altre domande. Una per tutte: è davvero vero che uno spettatore pagante conta di più che uno gratuito (astraendoci dai soldi)? E gli studenti? Capisco che spesso vengono impacchettati e spediti nei musei, ma davvero si pensa che dall’esperienza non resti loro nulla, magari in un recesso della memoria, che potrà poi spingerli, 20 anni dopo, a comprare almeno una volta nella vita, il biglietto per gli ennesimi Impressionisti? Con questa battuta, non vorrei insinuare che ho qualcosa contro gli Impressionisti, figuriamoci, con Godard penso che siano i veri antesignani dei fratelli Lumière. Però… non sarebbe male dare un’occhiata da vicino all’operazione fatta da Guy Cogeval, presidente del Musée d’Orsay, che gli consente ora di “spacciarci” un impressionista all’anno con crescente successo. Il riallestimento di Orsay con un maggior equilibrio tra le collezioni, ha infatti dato maggiore spazio a quella che potremmo definire, sbrigativamente, la grande arte non d’avanguardia, con tre risultati: 1) offrire una nuova occasione di visitare il museo; 2) rivalutare il patrimonio delle buone famiglie francesi, che di “pompiers” ne hanno piene la pareti di casa; 3) recuperare un “tesoretto” di capolavori a rotazione da vendere a Torino e altrove. Ecco, il nostro sistema culturale potrà dirsi in equilibrio quando anche da noi si sapranno montare operazioni comparabili.

 

Per chiudere torniamo ai numeri. Questo sistema museale costa 54 milioni di euro l’anno (di cui oltre 19 di entrate proprie) per 2.689.836 ingressi (più o meno paganti). Sono tanti, sono pochi? Per fare un esempio: il Teatro Regio da solo ne cuba (dal consuntivo 2014 on line) circa 39 milioni per 169.000 spettatori. Ogni ingresso in uno di questi musei costa alla collettività 12,78 euro (si va dai 3,80 dell’Egizio ai 34 di Rivoli). Al Teatro Regio, al prezzo di un biglietto venduto, si devono aggiungere altri 228,50 euro di contributo per pagare i costi di rappresentazione.

 

Un sistema museale, tutt’altro che fuori controllo dunque, anche se probabilmente non sarebbe male fare un po’ di “benchmarking” tra le varie istituzioni, come si usa dire oggi. Cioè in parole povere, provare ad allineare maggiormente costi e impegni di personale e di struttura. Ah, certo, il personale. 400 assunti direttamente e 500 “esternalizzati” nei servizi. In attesa che uno studio d’impatto ci conforti sullo straordinario indotto di occupazione a cerchi concentrici in tutti gli anfratti del mercato del lavoro (“milioni, anzi che dico, migliaia”, per citare Totò), restando fermi a questi numeri, vien da concludere che per fare a meno della Fiat ci vuole ancora un po’ di pazienza.

 

Poca neve ma tutto esaurito sulle montagne piemontesi, la stagione turistica è iniziata

setstriere neve montagnaVialattea apre quattro piste a Sestriere e quattro a Sauze d’Oulx, con skipass a prezzo ridotto fino a martedì 8

 

Le previsioni del ponte dell’Immacolata non promettono bene per le montagne piemontesi. Zero neve o quasi. Ma Vialattea apre quattro piste a Sestriere e quattro a Sauze d’Oulx, con skipass a prezzo ridotto fino a martedì 8, per chiudere fino al prossimo weekend. Bardonecchia apre 4 piste a Colomion e Melezet, con il giornaliero a soli 18 euro. L’innevamento artificiale aiuta.

 

Le società degli impianti del Piemonte hanno deciso l’apertura di piste e seggiovie anche se le temperature sono sopra la media stagionale. Manca la neve ma, come a Torino, le prenotazioni di hotel segnano il tutto esaurito o quasi sulle montagne olimpiche dell’alta Val Susa.

 

L’Atl del Cuneese, dove la neve non manca ha illustrato di recente la campagna promozionale per questa stagione, la più significativa nella storia dell’Azienda turistica. Particolare attenzione alla comunicazione, con  il coinvolgimento di blogger e canali web per la promozione dei 32 comprensori. Nuova pagina Facebook per l’Atl, ma anche un profilo Instagram, Twitter e un canale Youtube per dare spazio alle attività invernali delle  montagne con i due hashtag #visitGranda, #skiingGranda.

 

(Foto: Comune di Sestriere)

 

Emorragia causata da clistere? Morta donna di 94 anni

AMBULANZAE’ morta il 3 dicembre e  i familiari hanno presentato una denuncia ai carabinieri

 

Una emorragia interna è la causa della morte di una donna di 94 anni, poco dopo essere stata sottoposta a un clistere. Il pm Raffaele Guariniello ha disposto l’autopsia che stabilirà se esiste un collegamento fra l’intervento e la perforazione rettale che ha provocato la morte. La donna era di Leini, e a ottobre era stata colpita da ictus e si trovava  nella clinica per la riabilitazione. E’ stata portata al pronto soccorso di Rivoli ma non è stato possibile salvarla. E’ morta il 3 dicembre e  i familiari hanno presentato una denuncia ai carabinieri.

"Crescere insieme", com'è buono il panettone per i bimbi del Sant'Anna

PANETTONE

A favore del reparto di neonatologia

 

E’ il settimo anno consecutivo per l’iniziativa  ‘Crescere insieme al Sant’Anna’, la campagna promossa da Codè Crai Ovest con Ascom Confcommercio. Obiettivo raccogliere fondi a favore della Fondazione Crescere Insieme al Sant’Anna e contribuire ai lavori di ristrutturazione del nuovo reparto di neonatologia dell’ospedale. Alena Seredova, in qualità di madrina  ha tagliato un panettone da mezzo quintale offerto da Maina. La raccolta fondi avviene attraverso la vendita dei panettoni, sabato e domenica per le vie del centro di Torino.
   

Un’idea nuova per un dono speciale: REGALATEVI IL REGIO

toro regio teatroA Natale una serata al Regio è un regalo indimenticabile. In occasione delle prossime feste natalizie è possibile, per la prima volta, regalare i biglietti e far scegliere a chi si ama lo spettacolo che più l’appassiona

L’offerta della Stagione 2015-2016 è ampia, a partire da La piccola volpe astuta di Leóš Janáček, Tosca di Giacomo Puccini, Cats di Andrew Lloyd Webber, La Cenerentola di Gioachino Rossini, La donna serpente di Alfredo Casella, Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti e Carmen di Georges Bizet: le più belle storie d’amore, fiabe per grandi e bambini e il musical più famoso.

 

Sarà chi riceve il regalo a scegliere il titolo e la data che preferisce direttamente alla Biglietteria del Regio; le emozioni non mancheranno, tra le avventure di una Volpe astuta in un bosco favoloso e i palpiti di Floria Tosca, le storie della comunità di gatti più famosa del mondo e Cenerentola che riesce a diventar principessa, l’amore assoluto di una fata pronta a farsi trasformare in serpente, il folle amore di Lucia e la voglia di libertà di Carmen.

 

Il regalo perfetto per una serata o un pomeriggio romantici, un’idea per far felice chi ama la musica, un’occasione per far avvicinare le persone cui vuoi bene al magico mondo del teatro.

 

Il calendario delle recite è pubblicato sul sito www.teatroregio.torino.it.regio

 

Chi acquista il voucher, può scegliere tra une serie di prezzi corrispondenti ai vari settori, fino a esaurimento dei posti: Settore A € 95, Settore B € 80, Settore C € 75, Settore D € 70, Settore E € 60.

 

I voucher, contenuti in una speciale busta regalo, potranno essere acquistati alla Biglietteria del Teatro Regio, piazza Castello 215, aperta dal martedì al venerdì dalle ore 10.30 alle ore 18 e il sabato dalle ore 10.30 alle ore 16 (lunedì chiuso).

 

Info: Biglietteria – Tel. 011.8815.241/242 – biglietteria@teatroregio.torino.it

 

 

(Foto: il Torinese)

SANTA CULTURA IN VINCOLI, #defemina A TEATRO

dora palloniStagione teatrale organizzata da ACTI Teatri Indipendenti

 

SANTA CULTURA IN VINCOLI 15.16, giunta alla terza edizione, è la stagione teatrale organizzata da ACTI Teatri Indipendenti, all’interno della quale è  inserita una sezione, denominata #defemina che intende mettere in scena storie di donne raccontate da diversi punti di vista, drammi contemporanei che portano a riflettere sulla condizione della donna. Nello specifico, gli spettacoli inseriti in questa sezione trattano il tema della violenza sulla donna affrontato da tre punti di vista: la violenza all’interno della coppia, la violenza durante le guerre e la violenza in età giovanile e il coraggio di denunciare. Stagione teatrale>>

 

www.comune.torino.it

(Foto: il Torinese)

LAZIO-JUVENTUS 0-2: DYBALA PRIMA METTE IN DIFFICOLTÁ GENTILETTI E POI RADDOPPIA

LAZIO JUVE 22RETI: pt 7’ aut Gentiletti (L), 32’ Dybala (J).

 

LAZIO (4-2-3-1): Marchetti; Basta, Mauricio, Gentiletti, Radu; Biglia, Parolo; Candreva (dal 1’ s.t. F.Anderson), Milinkovic (dal 23’ s.t. Matri), Kishna (dal 1’ s.t. B. Keita); Klose. A disp.Berisha, Guerrieri, Hoedt, Braafheid, Konko, Cataldi, Djordjevic. All. Pioli.

 

JUVENTUS (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Lichtsteiner, Sturaro, Marchisio, Asamoah (dal 23’ s.t. Evra), Alex Sandro; Mandzukic (dal 37’ s.t. Morata), Dybala (dal 34’ s.t. Cuadrado). A disp.Neto, Rubinho, Rugani, Lemina, Padoin, Vitale, Zaza. All. Allegri.

 

Con la quinta vittoria consecutiva i bianconeri si riaffacciano nella zona scudetto, agganciando temporaneamente la Roma al quarto posto, in attesa della sfida con i granata. La crisi adesso sembra colpire la Lazio, ferma a 19 punti

 

La Lazio parte bene con un buon possesso palla ed una prima conclusione rasoterra da parte di Candreva, da fuori area, ma Buffon senza troppe difficoltà riesce a controllare il tutto. Al 7’ il primo affondo bianconero si tramuta subito in vantaggio: Alex Sandro va via sulla sinistra , crossa in mezzo, Dybala scarica un gran tiro e Gentiletti nel tentativo di anticipare Mandzukic devia il pallone nella propria porta. La Lazio non si scompone, prova a rioccupare la trequarti bianconera, ma la palla gol per pareggiare i conti non viene trovata. Al 16’ da qualche metro fuori area Dybala prova a lanciare uno squillo con il sinistro, ma il tiro è troppo alto. Al 32’ Dybala ci riprova e questa volta il raddoppio arriva: Mandzukic appoggia per l’argentino che si aggiusta palla e da fuori area fulmina Marchetti. Nella ripresa, con due reti di svantaggio, Pioli decide di mettere forze fresche in campo: Keita e Felipe Anderson al posto di Kishna e Candreva. L’ingresso di Felipe Anderson sembra dare una scossa ai biancocelesti: quest’ultimo serve Radu che si scontra con Bonucci in area, ma per il direttore di gara il tutto è regolare. La Juve ben controlla il proprio vantaggio, e appena può riparte con Dybala al 14’ ma il pallone si spegne sul fondo. Il miglior momento della Lazio arriva al 18’: aggancio di Felipe Anderson e assist di tacco sinistro ma Milinkovic non trova la porta. Verso la conclusione i bianconeri si preoccupano di mantenere il risultato e di contenere gli attacchi della Lazio, ancora un tentativo da parte di Marchisio che spedisce altro sopra la traversa, e un tiro da parte di Klose che trova il muro di Chiellini. Un solo punto per la Lazio nelle ultime gare mentre il 2-0 all’Olimpico conferma l’ascesa bianconera.

 

Roberta Perna

Fca si separa da Ferrari e conferma il suv Maserati Levante per il rilancio di Mirafiori

500x fiatL’ad ha parlato  del primo modello ibrido del gruppo, in arrivo a gennaio 2016. Sarà griffato Chrysler e verrà presentato al Salone di Detroit.

 

fiat fca“Questo è l’inizio per Ferrari di un nuovo capitolo, oggi si aprono nuove affascinanti prospettive. Lo spin off aumenterà la capacità di Ferrari di mantenere e accrescere le caratteristiche che la rendono unica”. Parola di Sergio Marchionne, all’assemblea di Fca. Il gruppo Fiat Chrysler Automobiles si separa da Ferrari e strizza ancora l’occhio a General Motors. L’assemblea straordinaria dei soci di Fca,si è tenuta all’hotel Sofitel Legend The Grand Amsterdam e in poco più di 45 minuti ha dato  l’ok quasi unanime alla scorporo del cavallino. 

 

marchionne manifestoMarchionne è tornato sul tema di una possibile fusione con Gm. “E’ un argomento ancora sul tavolo, ma non voglio forzare”. Concorde il presidente Fca, John Elkann. 

 

Il gruppo ha  confermato gli obiettivi del piano fino al 2018:  7 milioni di auto vendute ma con un livello degli investimenti che dovrebbe essere inferiore nel 2016. Meno modelli in vista ma nessun problema per il Suv Maserati Levante, che sta per partire da Mirafiori dove per il momento non verrà avviata invece la produzione dei modelli Alfa.  Marchionne ha poi parlato  del primo modello ibrido del gruppo, in arrivo a gennaio 2016. Sarà griffato Chrysler e verrà presentato al Salone di Detroit.

 

(Foto: il Torinese)

“Donne che cucinano la vita” di scena ad Almese

donne aviglianaLo spettacolo mette in scena gli aspetti più emotivi, teneri e anche divertenti delle storie di donne migranti, senza negare gli aspetti drammatici dell’immigrazione

 

Sabato 5 dicembre alle ore 21 al Teatro Magnetto di via Avigliana 17 ad Almese, va in scena lo spettacolo “Donne che cucinano la vita”. Si tratta di un’opera che costituisce il quarto appuntamento della stagione teatrale del comune del torinese, “Camaleontika”, a cura della compagnia Fabula Rasa, diretta da Beppe Gromi, sostenuta dal Comune di Almese e dalla Fondazione Live Piemonte dal Vivo.

 

Lo spettacolo mette in scena gli aspetti più emotivi, teneri e anche divertenti delle storie di donne migranti, senza negare gli aspetti drammatici dell’immigrazione.


E’ liberamente tratto dai racconti del Concorso Letterario Lingua Madre. Daniela Finocchi e Laura Malaterra, nella stesura del testo e nella sua sceneggiatura, hanno distillato il cammino, difficile e appassionante, da un passato che sempre riaffiora ad un futuro che talvolta è già raggiunto ma spesso è ancora da inventare.


La riduzione teatrale e la regia sono di Laura Malaterra, i canti e i movimenti sono a cura di Domenico Castaldo con le attrici Ginevra Giachetti, Marta Laneri e Francesca Netto che portano sulla scena desideri, relazione, ascolto, cibo, ma soprattutto speranza, felicità e amore di tre donne.


Canti, danze, movenze, gesti, immagini e profumi costruiscono le storie che si fondono l’una con l’altra trasformando i pensieri di ogni donna in una narrazione coinvolgente ed emozionante, che avvicina  mondi e culture diverse in un cammino a volte doloroso ma non estraneo alla felicità e alla speranza.  Per scoprire che le donne, da qualsiasi Paese provengano e a qualsiasi cultura appartengano, hanno un modo assai simile di affrontare la vita e di viverne gli eventi.

 

Massimo Iaretti

Il trofeo “Sicurezza e Lavoro – Io non rischio”

lavoroDomenica al cimitero monumentale di corso Novara 135 alle ore 9.30 ci sarà la cerimonia per ricordare le sette vite tragicamente stroncate proprio il 6 dicembre del 2007 alla ThyssenKrupp

 

Proseguono la “Settimana della Sicurezza” ed il progetto “Io non rischio” promossi, unitamente a diversi altri soggetti, dall’associazione e dalla rivista Sicurezza e Lavoro. Sabato 5 dicembre, dalle ore 14.30 alle 18.30 l’impianto sportivo Cit Turin di corso Ferrucci 63/A ospita il trofeo “Sicurezza e Lavoro – Io non rischio” di calcio a 7 e di calcio a 5 con rappresentanti di Istituzioni, familiari vittime ThyssenKrupp, Sicurezza e Lavoro, Legamid’Acciaio, Vigili del Fuoco, Polizia Municipale, sindacati, lavoratori, studenti. Alle ore 17 ci sarà la ceriminia conclusiva con la premiazione del Trofeo, la visita alla mostra “L’Italia che muore al lavoro” e la presentazione del progetto “Io non rischio”. Domenica, invece, al cimitero monumentale di corso Novara 135 alle ore 9.30 ci sarà la cerimonia per ricordare le sette vite tragicamente stroncate proprio il 6 dicembre del 2007 alla ThyssenKrupp.

Massimo Iaretti