redazione il torinese

Nuoto, Meeting Open ad Avigliana

pallanuoto2Alla Piscina di Borgaro domenica 12 si sono svolte le gare delle categorie ragazzi, juniores, cba e assoluti, oltre 1000 i giovani partecipanti – Sabato 11 giugno si è concluso il Campionato Master 2016, la giornata si è chiusa con una grande festa, cena e ballo fino a notte con i 700 atleti partecipanti e le loro famiglie, insieme con allegria per il saluto di fine campionato. L’ultimo grande evento della stagione di Nuoto si svolgerà ai Laghi di Avigliana, il MEETING OPEN: nella giornata di sabato 2 Luglio ci saranno il 2° Torneo di Pallanuoto Master, Amatori e U18, ed esibizione di nuoto sincronizzato. Domenica 3 luglio Nuoto di Fondo in Acque Libere. La manifestazione, giunta alla 3^ edizione, è organizzata da Lega Nuoto Uisp Piemonte, Uisp Vallesusa e con il Patrocinio del Comune di Avigliana (To), assessorato All’istruzione, allo Sport e alla Sanità.

(foto: archivio – M- Savini)

Dal caveau alla reputazione delle banche: alla ricerca della fiducia dei risparmiatori

banca2islam moda2Un tempo la fiducia da parte dei risparmiatori si conquistava grazie alla solidità che essa comunicava nell’immaginario collettivo: una solidità concreta, visibile, tangibile. Il caveau delle banche erano il simbolo della sicurezza e della protezione: era il biglietto da visita per presentarsi alla clientela. Ora al caveau si sostituiscono tutta una serie di informazioni, che costituiscono il “patrimonio” reputazionale di una banca e ne certificano o meno la credibilità

Di Paolo Pietro Biancone*

Sotto la spinta della congiuntura si sono modificati gli equilibri strutturali che connotavano, in parte, la morfologia dell’intero sistema finanziario del nostro Paese. Si registra una sorta di “crisi di modello” che va affrontata non solo sotto il profilo degli assetti di governo (cioè, ad esempio, attraverso la creazione di un gruppo economico in grado di offrire alle banche appartenenti ad esso adeguate garanzie patrimoniali e reputazionali da far valere sui mercati del credito e della liquidità), ma anche e soprattutto rivisitando la formula imprenditoriale, l’orientamento strategico di fondo, in modo da poter assicurare uno sviluppo durevole e sostenibile ed una effettiva, riconosciuta permanenza nell’arena competitiva a condizioni economicamente, patrimonialmente e finanziariamente adeguate. In particolare, soprattutto per le banche del territorio, il primo obiettivo è riportare il giusto grado di fiducia tra i risparmiatori per permettere l’instaurarsi di relazioni sociali, giuridiche ed economiche stabili, proficue e trasparenti. Recuperare credibilità e fiducia, insomma.


Un tempo la fiducia da parte dei risparmiatori si conquistava grazie alla solidità che essa comunicava nell’immaginario collettivo: una solidità concreta, visibile, tangibile. Il caveau delle banche erano il simbolo della sicurezza e della protezione: era il biglietto da visita per presentarsi alla clientela. Ora al caveau si sostituiscono tutta una serie di informazioni, che costituiscono il “patrimonio” reputazionale di una banca e ne certificano o meno la credibilità. Gestire l’immagine dell’affidabilità diventa più complesso, coinvolge elementi variegati: La reputazione è un costrutto multidimensionale, cioè è determinata o influenzata da diverse variabili; un unico indicatore non è pertanto in grado di coglierne in modo adeguato l’essenza. Alcune dimensioni che concorrono alla misurazione della reputazione sono, ad esempio: i prodotti/servizi dell’azienda, la performance, la qualità del management, la responsabilità sociale per il territorio.
Le esperienze di questi ultimi tempi hanno mostrato come la mancata considerazione delle Banche abbia fatto vittime eccellenti e per questo, il fattore di rischio reputazionale deve essere affrontato senza possibilità di ulteriori ritardi: rappresenta una grave minaccia per le banche che per loro stessa natura presuppongono il mantenimento della fiducia del mercato. Fallimenti, truffe, licenziamenti nelle più importanti istituzioni bancarie mondiali, fatti di cronaca ed evoluzioni normative hanno dato al rischio di reputazione delle banche un maggior rilievo rispetto al passato e ne hanno ampliato i contenuti, trovando spesso le suddette aziende impreparate nei confronti di un fattore di rischio che da sempre rappresenta uno dei pilastri strategici fondamentali per il successo, e che consente di garantire la continuità aziendale, intesa come “licenza di operare”.

Le banche islamiche garantiscono al momento un’affidabilità reputazionale di alto livello: non si registrano, infatti, casi fallimento e di truffe ai risparmiatori. Nel caso della finanza islamica, la liceità dell’attività di una banca islamica e dei suoi manager viene controllata da appositi organismi denominati “Shari’a Supervisory Board” con funzione consultiva e certificativa, ex ante ed ex post, ma non gestionale (vedasi il caso emblematico del Regno Unito). Ne è un esempio, Al Rayan Bank, prima banca commerciale islamica d’Europa, che possiede uno dei conti di risparmio più competitivi del mercato inglese. Tuttavia, mancano gli sforzi istituzionali fondamentali per regolamentare e incoraggiare questi settori emergenti, che possono essere un’eccellente fonte di ricrescita per le piccole e medie imprese Italiane.

* Director of the European Research Center for Islamic Finance
Editor in Chief European Journal of Islamic Finance
Department of Management
University of Turin

Grandine, pioggia e vento sulla città

Auto al riparo sotto i portici di via Roma

grandineUn violento nubifragio si e’ abbattuto ieri pomeriggio sul centro di Torino. Una forte grandinata con chicchi grossi come noci ha spinto molti automobilisti a ripararsi con la propria vettura sotto i portici in via Roma, per cercare di non danneggiare la carrozzeria. PIOGGIA FINESTRINOMolte cantine sono state allagate dalla pioggia e le chiamate al centralino dei vigili del fuoco sono state numerose. Molti i vetri pericolanti, a causa del forte vento, soprattutto ai piani più alti.

Sosta selvaggia da movida, scatta la linea dura: oltre alle multe le rimozioni

Prima la contravvenzione per divieto di sosta veniva suddivisa tra quattro o cinque amici che arrivavano sulla stessa auto. Ora ci penseranno due volte: la rimozione costa 150 euro
corsomarconi
Le notti della movida a San Salvario erano diventate troppo “calde”, almeno dal punto di vista dei residenti che, oltre al fracasso e alle bottiglie rotte per strada, non riuscivano più a trovare lo spazio per parcheggiare neppure una bici. parcheggiAnzi, a proposito di bici, e’ stata proprio la pista ciclabile di corso Marconi, completamente intasata dalle auto del popolo notturno, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. E così il pattuglione interforze di polizia, civich, carabinieri e fiamme gialle che presidia la zona ha dato il via all’operazione rimozione forzata. Già da qualche sera gli indisciplinati che prima erano anche disposti a pagare una multa per divieto di sosta da dividere tra quattro o cinque passeggeri , ora ci penseranno due volte: la rimozione costa  salata, 150 euro.

VENARIA, APERTO IL NUOVO SPORTELLO PER L’ACCESSO AL MICROCREDITO

PER I SOGGETTI NON BANCABILI. ECCO LE INFORMAZIONI PER PRENDERE APPUNTAMENTO

 

venariaE’ aperto a Venaria Reale  dal 23 giugno 2016 il nuovo sportello per l’accompagnamento all’erogazione del  “Fondo di garanzia per il microcredito a favore di “soggetti non bancabili”: soggetti che non hanno accesso al credito presso banche e altri istituti finanziari regolamentati, in quanto non hanno la possibilità di fornire alle predette istituzioni una garanzia reale né una valida garanzia personale da parte di terzi. L’ufficio è situato presso il Municipio, in piazza Martiri della Libertà 1, aperto il giovedì dalle ore 13,45 alle ore 17,45 solo ed esclusivamente su appuntamento, in questa prima fase aperto ai soli residenti di Venaria Reale. Per prenotare è necessario telefonare allo 0114072445.È uno strumento fondamentale che rappresenta  una opportunità importantissima  per tutti i soggetti esclusi dai circuiti tradizionali del credito, che vogliono avviare un’attività economica o un’attività professionale.Lo sportello fornirà accoglienza, ascolto, accompagnamento e i servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio. Sarà attivo presso il Comune di Venaria Reale a partire dal mese di giugno e sarà esteso, successivamente alla prima fase aperta ai soli residenti di Venaria Reale, a tutti i cittadini dell’area omogenea della Città metropolitana. Lo sportello, voluto fortemente dall’Assessorato alle Politiche Sociali, è gestito dalla “Fondazione Don Mario Operti” capofila del gruppo di lavoro della Regione Piemonte.Le azioni predisposte secondo il Protocollo tra il Comune di Venaria Reale e la Fondazione Don Mario Operti presso lo Sportello sono: l’accompagnamento al Microcredito Regionale di cui alla L.R. 30/2009, destinato alla promozione e al sostegno delle iniziative imprenditoriali di recente costituzione sul territorio. In aggiunta alle azioni legate all’accompagnamento al “microcredito”, la Fondazione Don Mario Operti metterà a disposizione tutte le azioni  che contraddistinguono la sua storia a partire dal “Prestito della Speranza” 3.0, frutto dell’accordo quadro tra la CEI e l’ABI, finalizzato alle famiglie in situazione di transitoria difficoltà economica e ad eventuali nuove iniziative imprenditoriali che potrebbero riattivare e risolvere un momento di crisi temporanea.

Il caso dei minori in carico ai servizi sociali. Ognuno costa tremila euro al mese

LE INCHIESTE DEL “TORINESE”

bambini ragazzi gioco minori

Sono molti i motivi che spingono i Servizi Sociali a “prendersi cura” di un minore: un tema scritto in classe e segnalato dall’insegnante che faccia pensare ad un abbandono da parte del nucleo famigliare o, un furto in un negozio o il ritrovamento in un dato territorio di un minore straniero non accompagnato.Ci sono diversi modi per prendersene cura, tra gli altri, l’inserimento in una residenza protetta.

In Italia, le strutture che ospitano i minorenni vengono suddivise per tipologia e la gestione è affidata quasi sempre ad una Cooperativa da parte del Comune di residenza del soggetto da tutelare.

La retta media giornaliera in una Comunità nel territorio piemontese, è di 105 euro al giorno, questo significa che ogni minore costa al Comune più di 3000 euro al mese. In quasi tutte le Regioni italiane, la media si aggira alla cifra esposta. Sono molti i direttori delle strutture che lamentano di entrate troppo basse e spese molto alte ma, analizzando i costi di una qualsiasi struttura socio-assistenziale (e non socio-sanitaria o sanitaria come una casa di cura per anziani o Rsa) si nota come questi siano gli stessi di una “normale” gestione di un minore all’interno di una “normale” abitazione familiare.

Una comunità o una casa famiglia è un luogo entro il quale vive un gruppo di ragazzi, ad esempio 10, la cui gestione è affidata a un direttore, agli educatori che sono 1 ogni 4 minori ed a una persona che si occupa delle questioni domestiche e non di tipo educativo, l’Operatore socio-assistenziale.

Le spese sostenute da una cooperativa sono maggiormente per le risorse umane, quindi nel caso di cui sopra: un direttore, tre educatori ed un Oss, costano circa 12-13 mila euro al mese su 30.000 che mensilmente entrano nelle strutture. Le altre uscite economiche per:la spesa alimentare, la manutenzione della struttura,le utenze,un mezzo di trasporto e i rispetti costi (benzina, bollo, assicurazione) e, in molti casi, i regali per le festività; invece, gli incontri con lo psicologo, le visite mediche o l’abbonamento del bus per andare a scuola sono tutti costi che non vengono detratti dalla retta ma, si aggiungono a quelli sostenuti dagli Enti secondo il sistema della ripartizione delle funzioni come ad esempio gli oneri per le visite mediche che sono a carico delle Regione perché appartengono alle prestazioni sanitarie.

Dopo un’attenta disamina sulle voci di spesa, quelle che poi, in realtà, appartengono anche alle normali famiglie, si nota come il resto siano tutte entrate per le cooperative. Un’ex educatrice di una Comunità sita nel territorio di Torino spiega come la retta giornaliera sia una cifra esorbitante rispetto alle vere prestazioni ricevute dal minore inserito in struttura. La ragazza fino a qualche mese fa, ha lavorato in una Comunità rieducativa; di media il suo stipendio è stato di 1250 euro al mese . Sembrerebbe una cifra molto alta ma,in realtà,come racconta l’educatrice: ” Le notti sono considerate passive quindi, dalle 22 alle ore 6, si percepiscono solo 16 euro nette e, non si dorme quasi mai. Ogni mese si ha solo un week end libero e, ovviamente, si lavora in tutte le festività”. La spesa alimentare si fa nel discount e, se i ragazzi durante la settimana si comportano bene e c’è la possibilità di farli uscire insieme agli educatori turnanti, la merenda o l’entrata al cinema, viene sempre offerta da noi. La comunità dove ho lavorato non ci ha quasi mai lasciato i soldi per le uscite nei week end “.

Non tutte le strutture ovviamente sono in questo modo, infatti, prosegue l’educatrice: “Nella casa famiglia dove ho lavorato appena mi sono laureata, la cooperativa ogni settimana regalava ai ragazzi, che non erano in regime cautelare, ricariche del telefono, gite scolastiche,dvd e, se si usciva nei fine settimana, ci lasciavano i soldi da spendere interamente per i ragazzi”.

Accade,sovente, che i minori entrano nelle strutture da bambini ed escono da adolescenti, questo avviene o perché i genitori non hanno “modificato”lo stile di vita contestato dai Servizi Sociali oppure perché, c’è chi, con disonestà,veste i panni dell’assistenza e ne fa di questa un business a scapito di chi può avere diritto ad essere nuovamente inserito all’interno del proprio nucleo famigliare in tempi molto brevi rispetto a quelli dichiarati da chi, appunto, lo assiste.

 

Bianca Maria

 

Le conifere, queste incomprese!

Nel procedere con le note sul verde, l’argomento di oggi è di costante attualità: le Conifere.

valentino

Innanzitutto cominciamo con il dire che non sono tutti pini! Alcuni lo sono effettivamente ma altri prendono il nome di abeti e cedri. Gli abeti sono il classico albero di Natale. I cedri non producono i frutti che si candiscono, ma sono parenti del famoso Cedro del Libano che i Fenici usavano per costruire le loro navi. Chi vuole approfondire, in rete è facile trovare tutte le info in materia di botanica delle Conifere.Terminate le note più liete, occorre affrontare la dura realtà che questa famiglia botanica deve affrontare…per colpa dell’uomo!

Non si capisce per quale oscuro motivo queste piante che hanno, solitamente altezze e volumi considerevoli, sono piantumate senza criterio e spessissimo in spazi angusti. La loro crescita interferisce con gli spazi assegnati alle aree verdi ma anche dei fabbricati. Da non trascurare poi i possibili intasamenti dei canali di gronda a causa della perdita delle foglie. E’ superfluo dire che la colpa di ciò non è delle piante ma di chi, inesperto ed incauto, non ha tenuto conto della fisiologia degli alberi.

Il loro volume diventa notevole con il tempo? Non c’è alcun problema! Per un altro incomprensibile motivo queste piante sono sottoposte a potature irrazionali e questo perché esse non ricacciano. Altre specie (tigli, platani, ecc.) a seguito dei tagli, ricreano la chioma. Le conifere no!

Le conifere non si potano!!! O si abbattono o si lasciano integre! E’ tuttavia pur vero che alcuni Cedri possono essere potati ma si tratta di una operazione che va studiata insieme ad un Dottore Agronomo o Forestale competente in materia e che deve fornire indicazioni operative agli operatori, che è sperabile, abbiano adeguate competenze tecniche nonché siano in regola con le vigenti leggi in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

Dott. Enrico Leva

Agronomo – consulente Confabitare

(foto: il Torinese)

 

Villa devastata per nascondere un delitto? Il mistero dell'anziano scomparso a Bibiana

Non è stato ancora possibile risolvere il giallo
carabinieri-caseUn autentico giallo degno di un romanzo. Intere parti di muro sono state abbattute, molti mobili sono spariti, mancano parti delle tubazionii. La scoperta e’ stata fatta dai carabinieri nel sopralluogo dello scorso 27 maggio, nella villa di Maurizio Rigoli, il pensionato di 64 anni di Bibiana  scomparso all’improvviso il primo di aprile del 2014 Sono state rimosse dal posto con cura anche le macerie. Gli inquirenti propendono a ritenere che qualcuno abbia voluto cancellare le prove di un reato. La procura della repubblica torinese aveva aperto un fascicolo per omicidio, ad oggi senza indagati.
La notte della scomparsa di Rigoli alcuni testimoni avevano visto quattro conoscenti dell’uomo portare via da casa un tappeto. L’auto su cui erano stati fermati dai carabinieri, non aveva tracce del tappeto e i quattro affermarono che quella notte avevano trasportato la carcassa di un cervo che avevano investito e se ne erano  quindi liberati. L’inchiesta e’ coordinata dal pm Francesca Traverso

Ragazzo di 18 anni muore nello scontro sulla A 21

Il conducente dell’altra vettura forse superava i limiti dell’alcoltest

soccorsi 118Non c’è stato nulla da fare per un diciottenne francese che è morto la scorsa notte in un incidente sulla A21 Torino-Piacenza. L’auto su cui si trovava con i genitori è stata tamponata all’altezza di Pontecurone (Alessandria) da una vettura guidata da un italiano risultato, in base alle prime informazioni, positivo all’alcoltest, già conosciuto alla polizia per guida sotto effetto di alcolici    Il ragazzo  è stato sbalzato fuori dall’abitacolo ed è morto sul colpo. I genitori sono stati portati in codice giallo all’ospedale di Alessandria.

La “Repubblica” della Val d'Ossola

OSSOLA2OSSOLA

In breve tempo il nuovo governo dà prova dell’ampiezza dei settori sui quali intende intervenire. Non si limita alla normale amministrazione, ma si muove lungo linee profondamente innovatrici, riflettendo “una visione non municipale dei problemi

 

Nel periodo più buio della storia italiana, durante l’occupazione nazifascista dell’Italia del nord, la Repubblica partigiana dell’Ossola ha rappresentato il primo tentativo organizzato di rinascita democratica del paese. Per più di quaranta giorni, dal 10 settembre al 23 ottobre del 1944, oltre ottantamila cittadini furono i protagonisti del governo di un vasto territorio all’estremo nord del Piemonte, al confine con la Svizzera, dandosi un ordinamento repubblicano ed una legislazione che sarà in parte riproposta e rivalutata nella Costituzione italiana del 1946. La vicinanza con la Confederazione Elvetica consentì di seguire  con interesse e attenzione le vicende di questo territorio libero anche da parte della stampa internazionale. Una storia, quella dei “quaranta giorni di libertà”, breve ma ricca di esperienze politico-sociali che trovarono poi un seguito ideale nei primi passi e nelle scelte della nuova Italia repubblicana. Nel territorio liberato dalle formazioni partigiane si trovavano 35 comuni con 85.000 abitanti. I centri principali  erano Domodossola, Pieve Vergonte, Villadossola e poi tutti gli altri nel fondovalle e sulle  vallate laterali.

Nel giorno stesso dell’occupazione di Domodossola, il 10 settembre 1944, Dionigi Superti, comandante della divisione Val d’Ossola, insediò la giunta di governo. In breve tempo il nuovo governo dà prova dell’ampiezza dei settori sui quali intende intervenire. Non si limita alla normale amministrazione, ma si muove lungo linee profondamente innovatrici, riflettendo “una visione non municipale dei problemi“. Anche nella riorganizzazione del sistema giudiziario ogni provvedimento viene inserito in un progetto di ampio respiro che non solo rimuove la legislazione fascista, ma afferma con chiarezza i principi democratici su cui intende fondarsi. La responsabilità della giustizia venne affidata ad un avvocato di formazione socialista, Ezio Vigorelli, che si dimostrò sempre attento a garantire i diritti degli imputati, compresi i fascisti di Salò. I prigionieri, radunati a Druogno in Val Vigezzo, erano trattati senza durezza, come testimoniato anche dalla “Tribune de Genève“, una delle tante testate internazionali che seguirono con interesse l’esperienza ossolana. In campo scolastico e pedagogico, grazie alla collaborazione di intellettuali antifascisti come Gianfranco Contini e Carlo Calcaterra, vennero sviluppati programmi molto avanzati, fondati su un ciclo iniziale di formazione comune a tutti e sulla successiva distinzione tra studi liceali e studi tecnico-professionali. In pratica vennero gettate le basi per molte riforme e la vita democratica fu molto intensa e partecipata.

Molti progetti restarono sulla carta, data la brevità dell’esperienza maturata nella zona liberata. Sul finire dell’ottobre del 1944 la controffensiva di tedeschi e fascisti provocò la caduta della piccola repubblica dopo giorni di duri combattimenti. Furono 13 mila gli uomini impiegati per la riconquista dell’Ossola, in gran parte truppe fasciste (meno di mille erano tedeschi), con un rapporto di forze di 4 a 1 nei confronti dei partigiani. Alle 17.40 del 14 ottobre i fascisti entrarono in Domodossola e trovarono la città semideserta, abbandonata da più della metà della popolazione stabile. Molti erano fuggiti in Svizzera, dove furono alloggiati a Briga in capannoni militari, per evitare il rischio di gravi rappresaglie. Proprio in quei giorni fu organizzata dal governo Provvisorio , e in modo particolare da Gisella Floreanini ( nome di battaglia, Amelia Valli: la prima donna a ricoprire un incarico governativo in Italia), commissario all’assistenza e ai rapporti con le organizzazioni di massa, un’importante operazione di salvataggio di 2500 bambini che, con alcuni treni, vennero inviati in Svizzera. Contrariamente a quanto avveniva normalmente per gli espatriati in Svizzera, i bambini dell’Ossola non furono trasferiti in campi di concentramento ma vennero accolti da centinaia di famiglie elvetiche che li nutrirono e accudirono come i propri figli. Quasi tutti i bambini rientrarono in Italia dopo la liberazione e la fine della guerra mantenendo , in molti casi,un legame affettivo con le famiglie che li avevano accolti nel “paese del pane bianco”. L’esercito partigiano si divise in tre spezzoni in val Divedro, in Val Formazza e in Valsesia.

L’ultimo combattimento di un certo rilievo  avvenne il 19 ottobre, con il contrattacco partigiano alle Casse del Toce. Di lì a poco, lunedì 23 ottobre 1944, la fine dei “quaranta giorni di libertà” . Restava però, indelebile,  il segno lasciato da quel “piccolo mondo pieno d’amore, di vita, di speranza e verità”. La “repubblica” dell’Ossola, certamente la più nota e prestigiosa delle 18 “zone libere” partigiane che ebbero vita tra estate e autunno 1944 in piena occupazione tedesca, rappresentò un esperimento democratico di straordinaria importanza. In proposito, è utile riportare il lucido sintetico giudizio che, a distanza di anni ( nel 1989) ne dette il filologo e critico letterario domese Gianfranco Contini: «La Resistenza Ossolana è stata un movimento di popolo, sia nei momenti della clandestinità, sia in quello palese della collaborazione al Governo provvisorio. La misura della partecipazione pubblica, in cui ognuno ebbe qualcosa da pagare o da perdere (e poi da non reclamare), fu un fatto civile di rara e non abbastanza sottolineata rilevanza».

Marco Travaglini