redazione il torinese

Da Raffaello a Balla al forte di Bard

 

FINO AL 7 GENNAIO 2018

Bard (Aosta)

Da Raffaello a Balla. Si cavalcano cinque secoli di eccezionale storia dell’arte, visitando la mostra in corso al Forte di Bard ( certamente oggi fra i poli artistico-culturali più interessanti a livello nazionale, e non solo) fino al 7 gennaio del prossimo anno. Datate dal XVI al XX secolo, sono 115 le opere in rassegna concesse in prestito al Forte valdostano dall’Accademia Nazionale di San Luca, una delle più antiche e importanti istituzioni culturali italiane, fondata a Roma da Federico Zuccari nel 1593 e che vanta oggi oltre mille dipinti, trecento sculture, più di cinquemila disegni e stampe e medaglie raccolte nella sede di Palazzo Carpegna attraverso concorsi, doni e lasciti di accademici e collezionisti privati. Curata da Vittorio Sgarbi, Francesco Moschini e Gabriele Accornero, la rassegna è ospitata nelle sette sale delle “Cannoniere” (le più prestigiose dell’antica roccaforte sabauda) seguendo un andamento cronologico attraverso il quale si alternano oli su tela, tavole, bronzi, terrecotte e gessi di notevole interesse storico e artistico appartenenti soprattutto al Sei e Settecento. Mostra grandiosa, per la quantità – mai prima d’ora un corpus tanto ricco di opere aveva lasciato in un sol colpo Palazzo Carpegna – e la

 

“grandezza” dei pezzi esposti, capace di emozionare fin da subito, al via di un percorso che si apre con una replica frammentaria del “Putto reggifestone” (1511-1512) attribuito a Raffaello Sanzio e parte dell’affresco “Il Profeta Isaia”, il più michelangiolesco di Raffaello, commissionato all’Urbinate dal protonotaro apostolico Giovanni Goritz e conservato nella Basilica di Sant’Agostino a Roma. Capolavoro assoluto, insieme ad altri che documentano, fra Toscana e Veneto, i due centri rinascimentali d’eccellenza per quanto riguarda l’arte italiana, con opere del manierista fiorentino – nonché ritrattista ufficiale alla corte di Cosimo I de’ Medici – Agnolo Bronzino e del fiammingo (attivo soprattutto a Firenze) Giambologna, insieme ad altre firmate da Jacopo da Bassano e da Palma il Giovane. Dal Cinquecento al Seicento, il secolo del Barocco è rappresentato in tutto il suo esuberante splendore da opere del Guercino, dall’”Allegoria della Fortuna” con corona in mano, dipinto della maturità (1637) del bolognese Guido Reni e dal possente modello in terracotta per il “Leone” della Fontana dei Quattro Fiumi ( posta al centro di piazza Navona a Roma) realizzata da Gian Lorenzo Bernini nel 1651 su commissione di Papa Innocenzo X. Del Seicento, a Bard si possono ammirare anche capolavori di pittori fiamminghi e olandesi, fra i quali Peter Paul Rubens (“L’Abbondanza coronata dalle Ninfe”) e Anton Van Dyck con la sua simbolica “Vergine con angeli musicanti”, eseguita dal pittore durante uno dei suoi soggiorni romani fra il 1622 e il 1623. Il veneziano Giovan Battista Piazzetta e le splendide vedute archeologiche del piacentino Giovanni Paolo Pannini ben rappresentano la sezione dedicata al Settecento, che si chiude con il bellissimo olio di Angelica Kauffmann (nata in Svizzera, cresciuta in Austria e romana per scelta di vita), “L’Allegoria della speranza” che nel 1763 le spalancò le porte, a soli 23anni, dell’Accademia di San Luca. Sotto il segno del “ritratto” si snoda invece la sezione dell’Ottocento, con dipinti e sculture su cui primeggiano i gessi neoclassici del “nuovo Fidia” Antonio Canova e l’imponente “Atleta Trionfante” di Francesco Hayez, che nel 1859 realizzerà il famoso “Bacio”, conservato a Brera e considerato il manifesto dell’arte romantica italiana. A chiudere la rassegna, opere degli Scapigliati milanesi, da Tranquillo Cremona a Federico Faruffini, insieme a due oli, assai lontani dall’avventura futurista e così “magici” che non smetteresti mai di guardarli del torinese Giacomo Balla: il grande “Contadino” (di stampo divisionista) del 1902 e un intenso “Autoritratto” del 1950, perfino dolente con quella giovane figura femminile riflessa alle spalle che inesorabilmente accentua la distanza con l’immagine gravata dal tempo del vecchio artista.

Gianni Milani

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“I capolavori dell’Accademia Nazionale di San Luca. Da Raffaello a Balla”

Forte di Bard (Aosta), tel. 0125/833811 – www.fortedibard.it

Fino al 7 gennaio 2018

Orari: da mart. a ven. 10/18; sab. e dom. 10/19; dal 31 luglio al 3 settembre, da lun. a dom. 10/21

 

 

 

 

 

Le immagini:

– Raffaello: “Putto reggifestone”, affresco, 1511-1512
– Gian Lorenzo Bernini: “Leone”, terracotta, 1651
– Anton Van Dyck: ” Vergine con angeli musicanti”, olio su tela, 1622-1623
– Angelica Kauffmann: “Allegoria della speranza”, olio su tela, 1763
– Francesco Hayez: “Atleta trionfante”, olio su tela, 1813
– Giacomo Balla: “Autoritratto”, olio su tela, 1950

 

Grave donna trascinata dal Metrò

DAL LAZIO

Ha tentato di salire sul metro’ con le borse della spesa in mano, ma è rimasta incastrata tra le porte del convoglio ed è stata trascinata per alcuni metri. Si è sfiorata  la tragedia ieri sera a Roma alla fermata Termini della linea B  della metropolitana. La donna è una 43enne dell’Est Europa. Una volta soccorsa  è stata trasportata in ospedale in gravi condizioni, ma non rischierebbe la vita. In base a  quanto ricostruito finora dagli investigatori, verso  20.30 la donna avrebbe cercato di prendere ‘al volo’ la metro, quando le porte si sono richiuse ed è  rimasta incastrata. altri passeggeri hanno dato  l’allarme e  hanno tirato il freno d’emergenza evitando il peggio.

Venaria è “più difendibile”. E il Gruppo dei Sette rischia di lasciare Torino per Milano

Si apprende dai giornali che il G7 del lavoro e dell’industria già previsto a Torino dal 26 al 30 Settembre, che rispetto al Lingotto ha visto preferire la Reggia di Venaria come location per il vertice tra i ministri di Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Stati Uniti, Canada e Giappone perché “più difendibile”, rischia di slittare su Milano proprio per una questione di sicurezza.

In queste ultime ore da Roma, la Presidenza del Consiglio e il Ministero dello Sviluppo Economico non hanno nascosto preoccupazioni su ciò che potrebbe accadere, visti gli episodi manifestati ad Amburgo per il G20 e considerato appunto lo stato del bassissimo livello di sicurezza che ha raggiunto Torino e per il quale oggettivamente l’attuale amministrazione Cinque Stelle pare non saper (o voler) controllare. L’ennesima umiliazione per Torino. Qualche settimana fa, i capigruppo di tutto il Centrodestra torinese capitanati dal consigliere-notaio Alberto Morano avevano espresso preoccupazione e perplessità sullo svolgimento di un evento di tale portata e in particolare Morano aveva dichiarato attraverso un post su Facebook: “Le gravi minacce di Askatasuna riportate da La Stampa la contiguità tra alcuni esponenti della maggioranza Cinque Stelle ed il movimento Askatasuna, l’ambiguità del Sindaco Appendino che non ha il coraggio e la forza di prendere le distanze dai centri sociali e l’incapacità della Giunta in relazione al tema sicurezza, drammaticamente messa in evidenza dai fallimenti nell’ultimo mese, non lasciano adito a dubbi. Torino non può permettersi in alcun modo di diventare un’altra Genova e non si può chiedere ai Torinesi di vivere nella paura e nell’angoscia di un assedio dagli esiti imprevedibili.” Riflessioni che sembrano pervenire dalle premure del buon padre di famiglia per la salvaguardia dei cittadini e del patrimonio pubblico, benchè sarebbe l’ennesima ferita oltre che all’orgoglio sabaudo, all’immagine gravemente danneggiata della Città dopo la tragedia di Piazza San Carlo e le aggressioni in Piazza Santa Giulia per mano di alcuni individui dei centri sociali. Approccio diverso invece per il capogruppo del PD Stefano Lo Russo, sostenitore del G7 a Torino, che nell’ultima seduta di Consiglio Comunale ha chiesto chiarimenti in merito: “Da parte dell’amministrazione riscontriamo sul tema un’apatia che rischia di pregiudicare l’arrivo del G7 nella nostra città”. Ma nella maggioranza a Cinque Stelle c’è chi non nasconde la contrarietà ad ospitare il vertice a Torino come la consigliera Viviana Ferrero che apertamente prende posizione sul tema: “Torino deve per forza accettare questa ospitalità? Deve per forza chinare la testa ed essere teatro di contestazioni e repressioni? Io sono assolutamente contraria a che le città diventino teatro di scontro tra manifestanti e polizia. Riunitevi altrove”. Tutto bene, non fosse che il sepolcro imbiancato della maggioranza Pentastellata nella seduta di Consiglio Comunale del 26 Giugno scorso affermava: “E’ superficiale chiedere la chiusura dei centri sociali. Fanno parte della Città come gli ospedali”. Tutto bene quindi per chi vuole agire indisturbato contro ogni principio di legalità, supportato da chi invece dovrebbe garantirla. E sempre tutto bene, anche se non si contano più gli eventi che Torino ha perso nell’ultimo anno con tanto di turismo in calo e mancate ricadute economiche in tutti i settori, multe, tasse e tariffe schizzate alle stelle, (il tutto propagandato come un corso di educazione civica 2.0) una dignità svanita nel giro di pochi mesi e i violenti dei centri sociali alla ribalta. Ma andrà sempre tutto bene fintanto che cinismo, arroganza e incapacità avranno l’abito bon ton.

CV

STORIE DI CITTA’ di patrizio Tosetto

Sono letteralmente basito. Di fatto gli amministratori pentastellati hanno detto no alla proposta di fare il G7 su occupazione e lavoro. Pazzesco, con una sola motivazione: paura. Magari di fare una figuraccia. Di non essere all’altezza. Ed e’ vero che con questo  dimostrano di non essere all’ altezza. Scimmiottano i loro colleghi romani dopo il no alle Olimpiadi. Altro colpo inferto alla nostra martoriata Citta’. Addirittura c’e’ chi con supponenza ha detto: perché  dovremmo ospitarli? Credibilita’ internazionale o, per esempio Senso dello Stato, perché no. E poi per creare un’occasione per la nostra città. Tra le altre cose un G7 su lavoro e occupazione dice forse qualcosa ai nostri zelanti signor no? Una volta eravamo capitale del lavoro e oggi cerchiamo di salire la china tentando di crearlo, il lavoro.  Ma no, forse ho capito: e’ una questione ideologica, contro il g7 dei “padroni”. Poi con tutti gli antagonisti pronti nel menar le mani…  Chissà cosa penserà chi ha già ospitato ed ospiterà questi vertici. Ritengo  ignavia e codardia. Appunto, non siamo credibili. Ed ovviamente dividere tra Venaria e Milano non e’ immaginabile, con  una Milano pronta nel dire “non vi preoccupate, si faccia nella nostra città”. E come dargli torto. Qui siamo ad una presunta nuova classe dirigente che abdicando al suo ruolo politico di scegliere…sceglie di non scegliere.  Proprio perché ora non può o potra’ appellarsi al fatidico : la colpa è di chi ci ha preceduto. Povera nostra citta ‘. Un altro colpo pesante inferto. Sono terrorizzato che possa essere il definitivo.

 

Torino e Siviglia, linea diretta

Per la prima volta Torino e Siviglia sono facilmente raggiungibili grazie al nuovo collegamento aereo diretto operato dal Blue Air, la compagnia aerea che unisce la città della Mole con 20 destinazioni in Italia e in Europa grazie ai 5 aeromobili basati all’Aeroporto di Torino.

Dopo la presentazione della destinazione Torino a Siviglia – alla presenza degli operatori turistici e dei media locali – il 9 maggio al Palacio De Los Marqueses de la Algaba, oggi, mercoledì 12 luglio, è Siviglia che mostra le sue eccellenze nel capoluogo subalpino.

“La vocazione turistica della nostra città è ormai consolidata – sottolinea Alberto Sacco, Assessore al Turismo della Città -. Torino ha un grosso potenziale cha va sviluppato attraverso legami internazionali sempre più stretti. Con Siviglia ad esempio abbiamo avviato una partnership turistico-culturale che porterà a importanti collaborazioni. Siamo orgogliosi di accogliere qui da noi, oggi, gli amministratori della città andalusa di cui siamo stati ospiti qualche mese fa e con i quali stiamo già lavorando per incrementare i flussi turistici anche grazie alla nuova tratta aerea diretta inaugurata a giugno da Blue Air”.

Molte delle iniziative in programma nelle due città rientrano in un più ampio piano di collaborazione. I due centri, infatti, progetteranno azioni congiunte per dare una reciproca visibilità e incrementare i flussi di turistici di entrambi.

Incoraggiando la promozione turistica di Siviglia a Torino e viceversa, auspichiamo il miglioramento della frequenza dei voli – sottolinea Antonio Muñoz Delegado de Hábitat Urbano, Cultura y Turismo Ayuntamiento de Sevilla -. Oggi vi presentiamo Siviglia, com’è accaduto per la promozione di Torino lo scorso maggio nella cittadina andalusa, con l’obiettivo di rafforzare gli scambi fra le due città attraverso una partnership turistica – indica Muñoz -. Con Torino e il resto dell’Italia condividiamo la ricchezza del patrimonio, la passione per lo sport, lo sguardo ai rispettivi fiumi, il Po e il Guadalquivir, la gastronomia, la dieta mediterranea e, sottolineo, l’allegria. Siamo infatti due città e due Paesi che trasmettono gioia, un importante valore per i turisti che ci visitano”.

L’assessore Muñoz, inoltre, ha sottolineato che l’Italia è uno dei principali paesi da cui provengono i viaggiatori diretti a Siviglia.

In questi giorni alcuni giornalisti del centro andaluso visiteranno Torino e successivamente agenti di viaggio e organizzatori di congressi ed eventi piemontesi saranno ospitati a Siviglia.

Economia piemontese tra segnali di ripresa e situazioni di crisi. Preoccupa il caso Savio

Inizio d’anno brillante per i distretti piemontesi, le cui esportazioni sono aumentate del 14,2% tendenziale (239 milioni di euro di export rispetto al primo trimestre 2016), più del doppio rispetto alle esportazioni distrettuali italiane, cresciute nel primo trimestre 2017 del 6,4%. I livelli delle esportazioni e del saldo commerciale hanno toccato nuovi record nel trimestre, salendo rispettivamente a quota 1,9 e 1,2 miliardi di euro.E’ questo il bilancio della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo che ha diffuso i dati sugli 11 distretti del Piemonte. In queste settimane preoccupano però diverse situazioni difficili, come quelle del settore costruzioni nel suo complesso e il caso della Savio Spa di Chiusa San Michele, dove è in ballo il licenziamento di diversi lavoratori. La proprietà dell’azienda nel corso di un incontro svoltosi il 12 luglio in Regione ha confermato al presidente Sergio Chiamparino e all’assessora al Lavoro, Gianna Pentenero, l’indisponibilità a ricorrere agli ammortizzatori sociali.L’azienda ha comunque garantito l’impegno per una ricollocazione diretta di gran parte delle lavoratrici e dei lavoratori in esubero ed a verificarne con cadenza periodica l’esito con la Regione. La Regione metterà a disposizione gli strumenti per il reimpiego previsti dalle norme regionali e nazionali. Sulla vicenda è intervenuta la vicepresidente del Consiglio regionale, Daniela Ruffino, che nei giorni scorsi ha incontrato i lavoratori: “Tutto l’impegno delle istituzioni e della proprietà deve essere mirato a risolvere la situazione di questi lavoratori in difficoltà. E’ anche necessario ripensare alle strategia complessive di rilancio del territorio, favorendo la creazione di nuove attività e professioni che diversifichino l’economia, puntando ad esempio sul turismo”.

 

(foto archivio il Torinese)

A tavola con… Alfred Hitchcock

Per il ciclo di appuntamenti organizzati da FiorFood Coop in Galleria San Federico 6 – Torino, “A tavola con…”, martedì 18 luglio alle ore 19.30 si terrà un evento speciale in cui, per accompagnare la lettura dei gastronoir della giornalista e scrittrice Rosalba Graglia“Gialli Culinari” – di ispirazione Hitchcockiana legati alla cucina con racconti ambientati anche a Torino -, lo Chef di Fiorfood Gianni Spegis ha elaborato un menù che avrebbe sicuramente intrigato, ingolosito e soddisfatto il grande Hitch, famosissimo gourmet oltre che genio del cinema. A seguire, presso il Cinema Lux, la proiezione del celebre film “Psyco” del maestro del brivido. Per partecipare alla serata “A tavola con… Alfred Hitchcock”, al costo di € 35.00, è indispensabile la prenotazione, chiamando il numero 011. 511771. Il biglietto del cinema è acquistabile direttamente al Cinema Lux al costo di 4,00 euro.

Musica nel Bosco “In taberna”

8° Edizione con l’Ensemble Clerici Vagantes, il Coro FormiChieri diretto da Anna Siccardi ed i performers di CaDanTeanell’allestimento di Franca Dorato con lo spettacolo

Il vino in occidente è stato sempre immortalato nella pittura, nelle pagine della grande letteratura, nelle composizioni musicali sia colte che popolari. Il vino impegna tutti i sensi dell’uomo: la mano che afferra il bicchiere, l’olfatto, il gusto e la vista incantata dal suo colore, ma anche l’udito dell’intenditore che percepisce dallo scorrere dalla bottiglia al calice la sua intrinseca qualità. Non c’è da stupirsi che le arti e il vino abbiano avuto continui incontri, perché il vino non è esclusivamente materia, colore e gusto, ma luminosità e metamorfosi: caraffa, bicchiere, fiotto, effervescenza
ma anche grappolo, paesaggio, gioco, ritmo e musica. Una festa, questo concerto, che percorre brani musicali inerenti al vino e alla danza dal medioevo al rinascimento ed oltre, corredato da letture di aforismi sul vino di ogni epoca. I Clerici Vagantes sono un gruppo fondato con lo scopo di riscoprire il grande patrimonio di musica dal XII al XVI secolo. Il gruppo, il cui organico varia in funzione del repertorio, è formato da musicisti di vasta esperienza professionale che si dedicano alla ricerca, allo studio e all’interpretazione di antiche musiche. Essi si sono specializzati nella prassi esecutiva di strumenti storici presso i più importanti centri di studio internazionali e svolgono un’intensa attività concertistica e didattica. Il loro repertorio spazia dalla tradizione monodica dei canti trobadorici alle più complesse composizioni polifoniche dell’Ars Subtilior e del Cinquecento europeo, con l’intento di restituirne la vitalità anche mediante il recupero della tecnica dell’improvvisazione. I musicisti, che si occupano da decenni della prassi esecutiva medioevale e rinascimentale, fanno uso di strumenti copie fedeli
tratte dall’iconografia e ricostruiti secondo la trattatistica coeva Hanno al loro attivo un grande numero di esecuzioni. Il coro FormiChieri si è costituito in Chieri nel 2014 sotto la guida di Anna Siccardi. E’ una corale polifonica amatoriale che si è già esibita in alcuni concerti proponendo un repertorio diverso
dall’usuale e ottenendo l’apprezzamento del pubblico. La maggior parte dei brani è a carattere profano, con alcune inclusioni di pezzi di argomento religioso. Un repertorio cosmopolita che spazia dal medioevo ai giorni nostri, con armonizzazioni di brani classici o popolari in lingua originale.

WiFi per tutti grazie alla rete wireless di Università Torino

L’Università di Torino mette a disposizione  la propria rete wireless a tutti i cittadini dotati di credenziali Spid, il Sistema Pubblico di gestione dell’identità digitale (da marzo 2018  obbligatorio per tutte le Pubbliche Amministrazioni). Prima realtà in Italia ad attivare il servizio, l’ateneo subalpino si rivolge  ai suoi 75mila utenti tra studenti e dipendenti, e anche a tutti coloro, residenti o di passaggio in città, che hanno bisogno di collegarsi al WiFi. Sono 1200 gli access point diffusi su un ampio territorio che comprende le 130 sedi di Torino, Piemonte e Valle d’Aosta. Le credenziali Spid (le stesse utilizzate per entrare nei siti dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e in molte altre Amministrazioni) permettono di usufruire della rete universitaria.

 

(foto: il Torinese)

Srebrenica, luglio 1995… il dovere di non dimenticare

Ogni volta che torno da Srebrenica e da Potočari, porto con me le immagini del filmato che documenta lo sporco “lavoro” degli “Scorpioni”, delle truppe paramilitari d’assalto, delle milizie del boia Mladić. Si filmarono da soli, in preda a un delirio di onnipotenza, per testimoniare le loro nefandezze. Si vedono mentre inseguono i fuggiaschi nei boschi, puntando le armi su una fila di bosniaci disperati. Sanno cosa fare: prendono un uomo alla volta, lo portano in mezzo alla boscaglia, gli sparano. S’intuisce la loro richiesta prima di ogni esecuzione: “Guarda per terra”. Poter non guardare in faccia la propria vittima, hanno spiegato gli psicologi, è ciò che serve anche al più duro dei criminali per resistere allo stress di un genocidio.

È una richiesta allucinante, come dire “ora ti sparo. Abbassa gli occhi e muori. Muori, ma non guardarmi”. Le immagini scorrono nella fabbrica di batterie fredda e silenziosa, incollando gli sguardi allo schermo. Un silenzio che si fa ancora più assordante, spezzato di tanto in tanto da qualche rumore metallico (basta appoggiarsi o inciampare in qualche struttura per provocarlo e amplificarlo nel vuoto di questi enormi scatoloni di ferro e cemento). L’atmosfera è sempre pesante e la tensione diventa palpabile, densa. Un grumo di emozioni s’accumula e fatica a sciogliesi in uno stress emotivo. Viene il magone e in fondo è un atto liberatorio, un modo per espellere il veleno inoculato negli animi da queste immagini che non sono tratte da un film ma dalla testimonianza, diretta e cruda, di una realtà violenta e arrogante. Sembra di udire la voce profonda e un po’ rauca di Giovanni Lindo Ferretti. Ne immagino la faccia scavata, senza età mentre canta Memorie di una testa tagliata. Parole che fanno riflettere lì, a Srebrenica. “Chi è che sa di che siamo capaci tutti, vanificato il limite oramai. Vanificato il limite, sotto occhi lontani, indifferenti e bui…Pomeriggio dolce assolato terso, sotto un cielo slavo del Sud. Slavo cielo del Sud non senza grazia”. Un limite oltrepassato, calpestato, negato con un cinismo paragonabile solo alla pianificazione nazista dell’Olocausto. E tutto questo cinquant’anni dopo. Segno che la storia, troppe volte, non insegna niente, nonostante offra un infinità di occasioni su cui riflettere, da cui imparare. Quando si esce da quei capannoni è come s’uscisse da una tomba. Qui è il cuore della memoria rimossa dell’Europa, dove esiste un Islam europeo, ma è un’anomalia che disturba, nello schema dello scontro Oriente-Occidente. Predrag Matvejević, scrittore e grande intellettuale balcanico, nato a Mostar e recentemente scomparso, croato-bosniaco con cittadinanza italiana, un giorno scrisse: “Li hanno fatti fuori per questo. Sono una complessità intollerabile in un mondo fatto di bianco e nero. Oggi esiste solo l’Islam che spaventa. Dell’altro chi se ne frega. I musulmani dal volto umano al massimo si compatiscono, come quelli di Srebrenica. Chi se ne importa di un popolo che si fa massacrare e poi non mette nemmeno una bomba? E invece in Bosnia c’e un Islam europeo, che lascia le donne libere, le gonne corte, che accetta i matrimoni misti e quando c’è del buon vino lo beve, senza problemi. Una risorsa dimenticata, che si sarebbe potuta giocare contro i fondamentalisti”.

 

Pure e semplici verità che andrebbero considerate come antidoto al delirio del Califfato che usa anche le vicende dei Balcani per “difendere i musulmani e terrorizzare gli infedeli”, richiamandosi proprio a Srebrenica. Ma ricordare i fatti del luglio di 22 anni fa non basta se non c’è un impegno contro tutte le guerre, contro le violenze nei confronti dei più deboli (bambini, donne, anziani), per ridurre le spese militari, per combattere le diseguaglianze che sono alla radici di tutti i mali.  Senza questo impegno, concreto e tangibile da parte di chi ha responsabilità pubbliche, la memoria non basta più e il rischio che ciò che è stato accada di nuovo diventa dificilmente arginabile. Per questo ciò che in Bosnia iniziò a Visegrad e terminò a Srebrenica – genocidio, stupro etnico, omicidi di massa, violenze – non va mai dimenticato.

Marco Travaglini

 

ASSICURAZIONI SENZA PIU’ VITA: UNA CARROZZERIA SENZA PRESSE

Se penso che sono dovuto arrivare a 59 anni per vedere cose come questa, purtroppo erroneamente percepite come “ottime ” dal Mercato ( nel quale, infatti, si è visto incrementare il valore dell’azione del Leone di Trieste), mi vien da dire: cosa ho studiato e cosa insegno Economia ai miei studenti a fare?

 

Invero, il “momentum” storico post introduzione dell’Euro ha fatto saltare tutte le marcature monetarie sino ad allora note e si è iniziato a navigare a vista su mari perigliosi (nella fattispecie la crisi sovrana e bancaria che ha indotto i vari QE mondiali), tanto che tocca vedere, appunto, una delle primarie Compagnie assicurative internazionali come Generali (ma anche altre, come Allianz, ha fatto lo stesso), cedere a prezzo simbolico( 44 miliardi di polizze, nello specifico, tedesche, a qualche centinaia di milioni) “IL” proprio core business, cioè le polizze vita (sarebbe come per un’impresa che produce carrozzerie alienare a dei concorrenti le presse dei propri stabilimenti), quelle indifferenti da Secoli all’andamento del Mondo, quelle che era un sogno averne montagne per gli assicuratori sin dai tempi delle Scottish Widows, quelle che garantivano una continuità di lungo periodo dei conti aziendali. Tanto poté la finanza adulterata di inizio XXI Secolo, quella dei “tassi zero” per prolungatissimi periodi di tempo al fine di salvare un Sistema marcio, come in gran parte dimostrato dai vari dissesti bancari, andando a generare l’impossibilità della remunerazione capitalizzata delle cosiddette gestioni separate assicurative ramo vita. E questo avrà una ripercussione negativissima per la Previdenza in generale (con quella pubblica che sta man mano ritirandosi) di noi tutti già nel medio periodo.

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PUNTO 1-Generali mette in vendita portafoglio vita tedesco da 44 mld euro – fonti

Generali hamesso in vendita 44 miliardi di euro di portafogli tedeschi diassicurazione vita, nel quadro della ristrutturazionedell’attività in Europa.

it.reuters.com