“Il cuore oltre l’ostacolo”, i 50 anni dell’ultimo scudetto granata

“Il Toro è un’idea. Un’idea fuori dalle regole, fuori dagli schemi, fuori dal gregge. Trattandosi di un’idea, è importante che tutti la interpretino come tale. Se il Toro finisse di essere un’idea, diventerebbe qualcosa di normale”.

Una frase, questa di Emiliano Mondonico, amatissimo allenatore granata della finale europea ad Amsterdam (1992) e dell’ultima Coppa Italia (1993), che racchiude e definisce il senso di essere del Toro e dell’identificazione nei suoi valori. Il sentimento d’appartenenza a questa maglia non nasce dai numeri, dalle vittorie o dai luminosi riflessi degli albi d’oro, ma dal sentirsi rappresentati, in un continuo racconto tramandato di generazione in generazione, da un simbolo che per l’intera Italia postbellica ha significato il ritorno alla luce dopo tanta oscurità, il desiderio di una rinascita, il lenimento per le profonde ferite. La storia del Grande Torino ha valicato i confini dello sport per prendere posto nella vita di tutti gli italiani, trasformandosi così in un mito di speranza, coraggio e unità che nemmeno la tragedia di Superga ha potuto spezzare. Quell’aereo caduto sulla basilica ha semplicemente contribuito a trasportare le gesta degli Invincibili in una dimensione leggendaria, motivo per il quale, oggi, gli aneddoti sul Grande Torino cambiano sfumature in base alla storia personale di chi li narra: Capitan Mazzola e compagni non sono nomi da ricercare nella cronaca, ma nel tempo infinito, nel vissuto di ogni famiglia e nell’immaginario comune, il mondo degli eroi.

Con questo spirito, nella serata di lunedì 6 luglio, presso il Parco della Tesoriera, a Torino, il regista Giulio Graglia, la giornalista e scrittrice Sabrina Gonzatto, lo scudettato granata del ’76 Roberto Salvadori, Giorgio Navone, figlio dello storico vicepresidente del Torino, l’attore Marcello Spinetta, che ha interpretato alcuni brani tratti dal libro “Cos’era mai questo Toro?”, scritto da Sabrina Gonzatto, i musicisti Oskar, degli Statuto, Francesco Trimani e Fabrizio Maffei/Kronos sono stati protagonisti di una serata dedicata ai cinquant’anni dell’ultimo scudetto del Toro, intitolata “Il cuore oltre l’ostacolo”, organizzata dall’associazione Linguadoc in collaborazione con Evergreen Fest, compresa nel calendario della XX edizione del Festival Nazionale “Luigi Pirandello e del ‘900”.

“Lo scudetto del ’76 è stato magico – ha raccontato il regista Giulio Graglia – non dimentichiamoci che gli anni Settanta, per Torino e per l’Italia, sono stati caratterizzati da molte difficoltà. Erano i tempi delle Brigate Rosse e degli Anni di Piombo, ma l’emozione di quel giorno ha spezzato per un attimo tutte le tensioni e creato un ponte lungo quanto i 27 anni che separavano l’ultimo scudetto del Grande Torino da quello degli uomini guidati da Gigi Radice”.

“Quello è stato il giorno più importante della mia carriera – ha ricordato il campione granata Roberto Salvadori – e ancora più bello è stato il percorso che ci ha condotti alla vittoria. Il Toro convive da sempre con la squadra più titolata d’Italia, conquistare il derby ha lo stesso sapore della vittoria di Davide contro Golia, e arrivare a vincere quello scudetto ha rappresentato una forma di riscatto e un avvicinamento al mito del Grande Torino, di cui respiravamo ancora la presenza negli spogliatoi del Filadelfia, che all’epoca era un tempio sempre aperto ai tifosi. Si poteva percepire un senso di appartenenza che oggi non esiste più, un’identità che si costruiva attraverso il contatto diretto tra le giovanili e la prima squadra”.

Un Toro e un calcio d’altri tempi, una storia, quella dell’ultimo scudetto granata del 1976, che pare un sogno, che avrebbe dell’incredibile se non ci fossero oggi testimonianze certe dell’accaduto, ed è proprio su quest’onda transgenerazionale che si perpetuano i valori e la leggenda del Cuore Granata, perché solo il ricordo consente racconto, memoria, narrazione, il rendere comune a chi continua dopo di noi l’avventura di un tesoro.

Gian Giacomo Della Porta

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