Il ritiro di Pentecoste, alla Casa della Madia, ha avuto come tema centrale la riflessione di fr. Enzo Bianchi sullo Spirito Santo, vissuto come pienezza della Pasqua. Il suo intervento ha cercato di riportare questa festa al cuore del mistero cristiano, liberandola da una comprensione ritenuta un po’ troppo abitudinaria.
Fr. Enzo ha mostrato che, nel Vangelo secondo Giovanni, la prospettiva è diversa da quella degli Atti degli Apostoli: Pasqua, Ascensione e dono dello Spirito non vengono separati, ma compresi come parte di un unico mistero. Nel quarto Vangelo, infatti, lo Spirito viene donato già sulla croce. Quando Gesù muore, non “spira” soltanto, ma consegna lo Spirito. Dal suo fianco trafitto escono sangue e acqua, come compimento della promessa dei fiumi di acqua viva. Questa lettura colpisce, perché cambia il modo di pensare la Pentecoste. Lo Spirito Santo non appare come qualcosa di separato dalla Pasqua, ma come il dono più profondo del Cristo crocifisso. Fr. Enzo Bianchi ha insistito anche sul significato della parola Paraclito: lo Spirito Santo è colui che viene chiamato accanto, l’amico inseparabile di Gesù e il compagno fedele del credente.
Nel Vangelo secondo Giovanni, lo Spirito insegna, ricorda, rende testimoni e permette di giudicare la storia. Non giudica le persone, ma aiuta a discernere le situazioni. Davanti al male, alla violenza e all’ingiustizia, la fede non può sempre restare neutrale: a volte è necessaria una parola chiara, capace di distinguere l’aggressore dalla vittima, il male da una pace solo apparente. In questo senso, lo Spirito Santo non è soltanto consolazione interiore, ma una forza che rende più lucidi, liberi e responsabili dinanzi alla realtà.
Nel pomeriggio, Patrizia Valduga ha dato continuità a questa riflessione con un linguaggio diverso: quello della poesia. Ha parlato della guerra e del dolore degli innocenti senza trasformarli in un tema letterario, ma lasciandoli nella loro durezza. Le sue parole sono sembrate nascere dal bisogno di non restare indifferenti davanti a ciò che accade nel mondo. In questo senso, la poesia non rappresenta un modo per allontanarsi dal presente, ma per viverlo con maggiore verità. Forse anche questo appartiene alla Pentecoste: trovare una parola che non copra ciò che fa male, ma aiuti a ricordare, discernere e testimoniare, quando il silenzio rischia di diventare una forma di accettazione implicita.
IRENE CANE
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