La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO:  Nicola Matteucci  e il liberalismo come metodo – Contro Israele – Ricordi del  Salone del libro: Moravia, Soldati, Bobbio – Lettere

Nicola Matteucci  e il liberalismo come metodo
Se non fossi stato trattenuto a Torino dal premio Soldati sarei intervenuto volentieri al convegno bolognese del Mulino per il centenario della nascita di Nicola Matteucci, il filosofo liberale più importante del ‘900 italiano dopo Croce. Il suo fu un liberalismo adeologico che delineò soprattutto un metodo liberale. Ma fu anche un avvertimento importante contro la “politica del fare”, tipica di un pragmatismo rozzo senza principi, che voleva riempire frettolosamente il vuoto lasciato dalle ideologie presuntuose del Novecento. Matteucci, sommo studioso di Tocqueville, ci ha indicato i pericoli insiti nelle dittature delle maggioranze, ma anche di quelle egemonie  che in termini mass- mediatici  e di piazza soffocano la libertà di pensare.
Anche i cortei in cui si bruciano le immagini degli avversari sono un pericolo per la libertà, avrebbe scritto oggi Matteucci. I cortei che generano violenza e fanatismo sono l’esatto opposto della democrazia liberale. Apprezzava Von Haiek , ma non è mai stato  riconducibile al liberismo sfrenato della scuola austriaca perchè Matteucci aveva il senso dello Stato e del Risorgimento che gli anarco- liberisti rifiutano. Egli semmai vide  con Habermas nella burocratizzazione  dello Stato assistenziale la fine della società civile. Aver incontrato sulla mia strada di studioso  Matteucci è stato per me molto importante. Mi ha portato a superare una concezione progressista del liberalismo che sfociava nel socialismo, non sempre  neppure in quello democratico. Già Bobbio aveva sostenuto, parlando di Gobetti che il dialogo tra liberali e comunisti era più facile di  quello tra liberali e socialisti. E’ stato Matteucci che mi ha confermato nel mio antigobettismo a cui mi aveva avviato l’incontro con Manlio Brosio.
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Contro Israele
E’ la prima volta che sono contro Israele per i noti episodi che un ministro israeliano ha esibito, dimostrando una violenza che neppure i regimi più repressivi manifestano. Un’esibizione muscolare, esemplare, propagandistica che danneggia gravemente  l’immagine di Israele.
Sono solidale con le vittime umiliate ed offese, ma resto distante dalle diverse flottille che sono, a loro volta, esibizione di demagogia e di fanatismo ideologico. La mala pianta del fondamentalismo si è radicata anche in Israele e il ministro che ha ideato la sceneggiata andrebbe allontanato dal governo perché ha offerto agli antisemiti di esibire e sfruttare un episodio  incompatibile con la democrazia e il rispetto della persona umana.
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Ricordi del  Salone del libro: Moravia, Soldati, Bobbio
Mi è tornato alla mente ,visitando  la settimana scorsa il Salone del libro, un episodio di tanti anni fa, quando il Salone era a Torino esposizioni, agli esordi.
Alberto Moravia venne  a presentare un suo libro e Mario Soldati volle assolutamente assistere all’evento. Mario considerava Moravia superiore a lui , mentre era il contrario, come  disse  anche la madre dello scrittore romano. Soldati aveva già una certa difficoltà a camminare e quindi mi chiese di accompagnarlo in auto nel posto più vicino possibile: il salone era dotato di un’uscita di sicurezza retrostante  all’ingresso principale e mi consentirono anche di parcheggiare all’interno. Poi Soldati andò spedito verso l’area dove era previsto l’incontro che – vedemmo con sorpresa – era situato in soppalco che avrebbe obbligato Mario ad affrontare con difficoltà una serie di gradini. Vedendo la situazione, malgrado avesse molto insistito perché lo accompagnassi, disse che rinunciava a salire. Ma come una fata imprevista arrivò l’addetta stampa della Bompiani che pubblicava Moravia.

Era donna  di una bellezza e di una  elegante sensualità fuori dal comune .Prese sottobraccio Soldati e gli disse: “Maestro, venga con me”. Fecero la scala e Soldati in risposta  le disse: “ Vengo con te perché sei molto meglio di un’ascensore”.  Moravia presentò il suo libro con straordinaria maestria e anche Soldati fece la sua parte. Partecipò anche Giovanni Spadolini. L’anno dopo era previsto un dialogo tra Norberto Bobbio e Soldati. Per  improvvise ragioni organizzative non era disponibile la sala in cui tenere l’incontro. I due, che erano vecchi amici, non protestarono come forse sarebbe stato necessario e si misero a parlare, sedendosi su una panca senza schienale,  in angolo del grande salone senza avere neppure  un microfono. Fui io a introdurre il dialogo che avrebbe meritato ben altra location. Fu una chiacchierata scintillante  sulla storia, la politica, Torino e tanto altro. Man mano i visitatori si assieparono attorno alla panchina  anche perché Angelo Pezzana, allora promotore del Salone  –  aveva personalmente portato un microfono. Alla fine il dialogo, relegato in un angolo, bloccò il passaggio ai visitatori e dovette finire. Oggi al Lingotto un episodio così sarebbe impossibile. Chi scriverà una storia del Salone non potrà non ricordare almeno il dialogo improvvisato a Torino esposizioni.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Il principe Aimone  di Savoia
Ho letto il suo articolo sul principe Aimone di Savoia e dissento totalmente da lei. E ‘ un personaggio importante , ma io monarchico sto dalla parte del legittimo erede al trono . La monarchia per me è innanzi tutto legittimismo e continuità storica. Gli Aosta sono forse i  migliori , ma i veri Savoia sono altri.       Enrico Antonio Clerici
Io ho espresso un’opinione anche in base ad una conoscenza personale del Principe Aimone e delle cose che scrive e del modo in cui le dice . Per il Principe Aimone ho stima ed apprezzamento come avevo per suo padre, il Duca Amedeo d’Aosta, che portò’ con dignità il nome  del Savoia moralmente più degno del ‘900: l’eroe dell’Amba Alagi che non abbandonò i suoi soldati , rimanendo prigioniero degli Inglesi. Quando ero molto giovane andai a Nairobi a rendere omaggio alla sua tomba e ne ebbi un’emozione indimenticabile . Aimone e ‘ l’erede diretto di quella storia.
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Le buche  di Torino
Le buche nelle strade torinesi potrebbero far perdere le elezioni al sindaco uscente. Non si può più circolare in auto ed è diventata un’avventura pericolosa camminare a piedi. La Fondazione CRT ha messo a disposizione  i fondi per riparare le strade, ma le buche permangono. E’ una città allo sbando. Eugenio Ciliberto
Condivido da cittadino e da automobilista le cose che scrive. Difficilmente però il sindaco perderà le elezioni perché a Torino una maggioranza alternativa vincente non si è mai realizzata. In Regione con Ghigo, Cota e Cirio si. A Torino mai. E questo non ricambio è  un danno grave  per la democrazia e anche  per l’efficienza della pubblica amministrazione.
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Soldati e Dogliotti
Ho ascoltato la sua commemorazione di Mario Soldati al Consiglio provinciale di Torino  e  mi ha colpito la sua capacità di ricordare il suo amico Soldati senza celebrarlo in modo acritico. Nel ricordarlo è stato anche commovente, ma mai zuccheroso.     Donatella Ferrari
Quaglieni e Soldati

 

Ho raccontato episodi di vita vissuta, cercando di inquadrarli in una visione più generale come avevo fatto nel libro “Soldati. La gioia di vivere“ che resta il più bel libro documentario su Mario. Ho aggiunto una testimonianza inedita di Soldati su Achille Mario Dogliotti, il grande chirurgo che presiedette “Italia 61”, il più grande evento torinese  della storia repubblicana. Se uscirà una nuova edizione del libro, aggiungerò la pagina di Soldati su Dogliotti, due grandi torinesi.
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