IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Ho commentato a caldo le conseguenze immediate del referendum sulla giustizia, ma non avrei mai pensato il festeggiamento un po’ settario e quasi disinvoltamente sessantottino, dei magistrati di Napoli che per mezz’ora hanno messo da parte il loro ruolo istituzionale che hanno invece voluto difendere votando NO. Quel festino euforico, umanamente comprensibile, ha suscitato la critica coraggiosa del senatore Enzo Ghigo, presidente della Regione Piemonte per un decennio. Ghigo ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica, presentandosi come cavaliere di Gran Croce, la più alta onorificenza dello Stato. Giustamente ha fatto riferimento a quel riconoscimento che ebbe dal Presidente Ciampi, ribadendo la sua fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione. Con il suo stile sempre calmo ed equilibrato Ghigo ha a che chiesto l’intervento del Presidente a tutela di due minoranze: quei magistrati e quei cittadini che hanno votato SI’ che oggi vengono considerati dei reietti. In riferimento all’episodio napoletano, quasi un oraziano “Nunc est bibendum”, il senatore ricorda che la forma è anche sostanza, un richiamo importante. Il sommo giurista Mario Allara amava ricordarlo spesso ai suoi studenti.
Un effetto inaspettato dell’esito referendario e’ la richiesta di dimissioni immediate di un ministro e di un sottosegretario, nonché di una capo di gabinetto ministeriale. Sembra quasi un paradosso che la presidente abbia assunto una posizione “giustizialista”, dimenticandosi del diritto costituzionale alla presunzione di innocenza. Questo invito appare l’effetto primo sul governo: imporre le dimissioni senza condanne neppure di primo grado. Paolo Liguori, che ricordo denunciò le aberrazioni di “Mani pulite”, ha giustificato la Meloni, dicendo che desiderava “liberare il governo dalla zavorra“, anche se giustamente Giovanni Sallusti gli ha replicato che così saltavano i principi liberali che dovrebbero animare il centro – destra. Si tratta di temi degni di una riflessione pacata che vada oltre l’emotività del momento che però ai politici non dovrebbe essere concessa. Vedremo quali saranno gli effetti a medio e lungo termine di una sconfitta destinata a pesare, una sconfitta dovuta anche agli errori commessi dai sostenitori del SI’. Può sembrare quasi incredibile che il loquacissimo procuratore di Napoli sia stato silenzioso nel suo ufficio, mentre i suoi sottoposti festeggiavano la vittoria in modo tipicamente
partenopeo, nello spirito quasi di Piedigrotta.
PS Meriterebbero anche una riflessione le dimissioni – non richieste dalla Meloni – della vicepresidente della Regione Piemonte che però resta assessore, mentre è accusata come il sottosegretario biellese, suo sodale in politica e sembra, stando ai giornali, anche in affari.
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