L’opera di Francis Poulenc, che debutta per la prima volta a Torino per la regia di Robert Carsen
Venerdì 31 marzo, alle ore 20, e fino a domenica 12 aprile, va in scena per la prima volta a Torino “Dialogues des Carmélites” di Francis Poulenc, uno dei più grandi capolavori del XX secolo nell’intenso allestimento di Robert Carsen. Debuttano al Teatro Regio di Torino Yves Abel, sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro, e Ekaterina Bakanova nel ruolo della protagonista, di ritorno a Torino dopo il successo in “Manon” di Massenet, ora al debutto nel ruolo di Blanche. Accanto a lei, Jean-François Lapointe (Marchese de La Force), Valentin Thill (Cavaliere de La Force), Sylvie Brunet-Grupposo (Madame de Croissy), Sally Matthews (Madame Lidoine), Antoinette Dennefeld (Madre Marie) e Francesca Pia Vitale (Sorella Constance), oltre a un numeroso cast di solisti chiamati a ricoprire i sedici personaggi dell’opera.
L’opera è ambientata nella regione della Compiègne, nel 1794, quando la rivoluzione irrompe nella clausura e trasforma la vita di un convento in una domanda radicale: che cosa significa avere fede quando tutto crolla? “Dialoghi delle Carmelitane” sono ispirate alla vera storia delle sedici Carmelitane ghigliottinate durante il Terrore giacobino; l’opera di Francis Poulenc, su testo di Georges Bernanos, rappresenta un teatro dell’interiorità, dove la musica alterna tensione e contemplazione, luce e ombra, mettendo a nudo la paura che condiziona, la violenza del potere e la scelta del sacrificio.
La lettura di Robert Carsen, creata per il Dutch National Opera di Amsterdam nel 1997, con scene di Michael Levin, è diventato un riferimento internazionale per l’essenzialità del linguaggio scenico e la forza emotiva con cui restituisce il nucleo centrale, morale e spirituale dell’opera. Per il regista canadese, “Dialogues del Carmélites” è un’opera profondamente atipica, dove al centro non vi è il solito intreccio di passioni e morte, ma una questione esistenziale trattata in forma rarefatta e filosofica. Il dialogo è il vero motore drammaturgico, i personaggi parlano molto, ma non sempre riescono davvero a comunicare. In uno spazio astratto, quasi sacro, sono i corpi, le distanze e la luce a costruire i luoghi dell’azione; nessun realismo descrittivo, nessuna simbologia imposta, per lasciare allo spettatore la possibilità di riempire la scena con la propria esperienza interiore. Evitare oggetti e segni superflui significa sottrarsi a una “iper-teatralità” e accompagnare l’opera verso la sua dimensione più universale, come riflessione sul coraggio, sulla paura e sulla responsabilità individuale.
Figura chiave è Blanche de La Force, personaggio letterario, fragile e timoroso, creato da Gertrud von Le Fort, il cui cammino interiore, dalla paura alla scelta consapevole del sacrificio, rende visibile il cuore del dramma. È proprio questa capacità di parlare a tutti, al di là di ogni appartenenza religiosa, che, secondo Carsen, rende l’opera così potente sul piano umano, spirituale e intellettuale. Anche nella celeberrima scena finale, il regista evita ogni realismo crudo, per cercare nella musica di Poulenc una dimensione ulteriore. Ne nasce un’immagine stilizzata e di intensa bellezza che Carsen ha definito “una danza verso la luce”, non solo tragedia, ma attraversamento, trasformazione, compimento.
Ospite abituale delle più prestigiose orchestre e istituzioni liriche internazionali, Yves Abel è direttore principale della San Diego Opera dalla stagione 2020-2021. Il suo incarico è stato rinnovato fino al 2023. Il governo francese gli ha conferito il titolo di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres.
Opera lirica, prosa e grandi mostre internazionali, il nome di Robert Carsen è associato in tutto il mondo a produzioni di straordinario rilievo. Considerato uno tra i maggiori registi d’opera viventi, ha saputo rinnovare profondamente il linguaggio della regia lirica raggiungendo vertici di assoluta perfezione stilistica e formale. Il Teatro Regio e il regista canadese vantano un rapporto estremamente significativo, avviato nel 1996 con “Cendrillon” e proseguito nel 2002 con “Mefistofele”, nel 2007 con “Rusalka”, nel 2008 con “Salomè” e nel 2016-2017 con “La piccola volpe astuta” e “Katia Kabanova”.
La storia di “Dialogues des Carmélites” affonda le radici in un episodio storico realmente accaduto: l’esecuzione del 17 luglio 1944, a Parigi, nell’ultima e più repressiva fase del regime del Terrore, di sedici suore Carmelitane che rifiutarono di rinunciare ai loro voti religiosi, passate alla storia come le “Martiri di Compiègne”. Il tragico evento ispirò, nel 1931, il romanzo di Gertrud von Le Fort dal titolo “Die Letzte am Schafott” (L’ultima al patibolo), da cui nel 1947, Raymond Bruckberger trasse una sceneggiatura cinematografica affidando a Georges Bernanos la scrittura dei dialoghi. Pubblicati nel 1949, i “Dialogues” ottennero un tale successo teatrale che, nel 1953, l’editore Ricordi propose a Francis Poulenc di trasformarli in un’opera. Affascinato dalla profondità psicologica dei personaggi, in particolare femminili, il compositore completò la partitura nel 1956. La prima rappresentazione avvenne al Teatro La Scala il 1⁰ gennaio 1957, in traduzione italiana. Pochi mesi dopo, il 21 giugno, l’opera andò in scena in lingua originale francese all’Opéra di Parigi. Poulenc dedicò la partitura alla storia della madre e dei compositori che considerava i suoi maestri ideali: “Alla memoria di mia madre che mi ha dischiuso la musica, di Claude Debussy, che mi ha donato il gusto di scriverla, di Claudio Monteverdi, Giuseppe Verdi e Modest Musorgskij, che mi sono serviti da modello”.
Teatro Regio – piazza Castello 215, Torino
Martedì 31 marzo – domenica 12 aprile 2026
Mara Martellotta
Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

