La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

Sommario: Pannella e il referendum sulla  Magistratura – Il Dio misericordioso dov’è finito? – La bionda – I ragazzi del bosco devono tornare in famiglia – Lettere

Pannella e il referendum sulla  Magistratura

Il clima irrespirabile, oggi si direbbe tossico, che si è creato attorno al referendum di fine marzo mi induce a richiamare  da studioso tutti i contendenti all’equilibrio e alla moderazione. Urlando, le idee non ne escono rafforzate, ma indebolite. Chi scrive voterà sì ed ha spiegato da tempo perché ha fatto questa scelta in assoluta indipendenza. Ho partecipato in modo molto intenso alla campagna referendaria contro l’abrogazione del divorzio nel 1974 a fianco di Marco Pannella. Era un referendum che contrapponeva anche Chiesa e Stato e toccava valori etici e interessi materiali. Posso testimoniare  che mai il referendum rasentò livelli così aspri e nel contempo così  bassi come l’attuale.

Marco Pannella con Pier Franco Quaglieni

 

Gli slogan non spiegano nulla rivelano solo la pochezza intellettiva  di chi vi ricorre. Come presidente del centro Pannunzio sono tenuto a mantenere una riservatezza bipartisan che mi impedisce di accettare gli inviti che ricevo numerosi  a parlare in dibattiti pubblici. La mancanza di responsabilità istituzionale di troppi ha inquinato i pozzi e mette in evidenza la pochezza di chi non è né un magistrato né un politico, ma spesso si rivela  un propagandista o un attivista. Pannella si rivelò un gigante nel 1974 come anche i suoi diretti avversari Fanfani e Almirante. Oggi c’è una classe politica di mediocri che non fa nulla per migliorarsi ed è la causa dell’assenteismo elettorale di molti cittadini.
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Il Dio misericordioso dov’è finito?
Il mandante dell’omicidio del giudice Bruno Caccia non merita attenzioni di sorta . La condanna penale all’ergastolo chiude il caso. Adesso il criminale è morto per malattia dopo essere stato scarcerato, consentendogli di morire a casa. Don Ciotti ha avuto da ridire sui suoi funerali religiosi perché non si sarebbe pentito.
E’ strano che proprio un prete dimostri di non conoscere  i segreti dell’animo umano e non consideri che il pentimento può essere  anche un atto di contrizione estremo e silenzioso in agonia, confidando nella misericordia di Dio. Più spiegabile il divieto a funerali pubblici deciso dal questore. Il cristiano deve avere sempre della pietas verso i morti, lasciando che sia Dio a giudicare.
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La bionda

Una consigliera di circoscrizione è  stata appellata come “la bionda”  da un collega poco elegantemente. Lui si è giustificato, dicendo che non si ricordava il suo nome, ma la consigliera ha considerato “sessista” il termine bionda, dimenticando che l’aggettivo ha anche la sua versione maschile. Vada per il consigliere che parla della fellatio di una collega consigliera con termine usato dal volgo, anche  se il consigliere sessista dicono essere laureato. Ma il colore dei capelli, anche quando siano tinti, non può essere un’offesa.

La Circoscrizione 7 di Torino

 

Ne deriva una osservazione di fondo: il livello bassissimo di questi consiglieri/e di circoscrizione molto ben pagati/e per fare un lavoro quasi inutile. Un decentramento reale dei servizi non necessita di consiglieri e di coordinatori. Basta un direttore. Fui contrario ai quartieri e resto più che mai ostile alle circoscrizioni anche a causa dei  molti amministratori che fanno parlare i giornali di se’ solo fanno dei pettegolezzi. Almeno  un bel taglio del loro numero si rende un’operazione benemerita e necessaria. Ma i grillini non hanno pensato di tagliarli, limitandosi ai parlamentari.
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I ragazzi del bosco devono tornare in famiglia
Dei  ragazzi del bosco non si hanno più notizie. Giudici e soprattutto assistenti sociali ritengono che sia necessario tenere lontano i ragazzi dai loro genitori. E’ vero che l’articolo 30 della Costituzione stabilisce che i genitori possono essere sostituiti dallo Stato nel caso di  carenze da parte loro, ma è altrettanto vero che la vita migliore a cui possono aspirare i figli, è quella di vivere in famiglia con i propri genitori. Lo sa bene chi è rimasto orfano.  Questa è la legge di natura che forse ha una prevalenza su ogni altra considerazione . Far vivere dei ragazzi in una  comunità è un estremo rimedio, non certo la soluzione dei loro  problemi. Per la prima volta sono d’accordo con Mauro Corona che è molto meglio di come lo caricaturizza Crozza. Vivere a contatto con la natura e non immersi nell’asfalto delle grandi città è un’opzione di vita rispettabile e magari anche da invidiare. Si provveda a fornire una adeguata e rapida istruzione ai ragazzi del bosco e li si faccia tornare in famiglia. Questa è la scelta  piu’ ovvia e naturale ed anche la più umana.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Il festival dell’insuccesso
Il festival di Sanremo pubblicizzato fino all’esagerazione  segna la caduta  negli ascolti. Carlo Conti è una figurina minore da aver bisogno di copresentatori e di inserimenti politici che vorrebbero essere clamorosi, mentre la vecchietta repubblicana nel ‘46 è  solo penosa.   Rino De Castro
Sanremo Ariston
Non vedo il festival da anni, neppure Baudo mi interessava.  Le canzonette, salvo eccezioni, non mi interessano. Conti lo trovo mediocre. L’inserto politico sul referendum del 1946 del tutto fuori luogo per Sanremo che  dovrebbe limitarsi alle canzoni. L’alternativa è andare a cena con gli amici o guardare un film in Tv o, come faccio io, leggere.
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Annunciare il premio di maggioranza
in un momento di forti polemiche, è un grave errore; inserire  nel dibattito politico la legge elettorale mi sembra un sbaglio politico: troppa carne al fuoco rischia di far esplodere la pentola. Il premio di maggioranza a chi raccoglie il 40 per cento dei voti è ‘“legge truffa“. Vedrete che ritornerà prestissimo quella odiosa definizione dei comunisti del 1953.   Terenzio Senna
Il problema è anche la scarsa affluenza al voto che riduce il 40 per cento dei voti a poca cosa. Nel 1953 la coalizione, per avere il premio, doveva raggiungere il 51 per cento. Le destre e il pci si opposero.  Con il 40  per cento diventa un discorso insostenibile. Pensino a vincere il referendum, poi si dedichino alla legge elettorale. Un po’ di coordinamento non guasta. Altrimenti si fa il gioco del Pd.
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Il principe del gianduiotto
Fanno bene a insignire il principe Emanuele Filiberto con il gianduiotto. La figura di Gianduia gli si addice, anche se lui è uno svizzero e non è certo un  piemontese. In Piemonte quando era in esilio ,veniva di nascosto a mangiare la bagna cauda. Il principe in ogni caso non andrebbe premiato perché non ha mai fatto qualcosa di utile e la regalità gli è estranea del tutto. Si crede l’erede di una dinastia gloriosa che non c’è più.  Vittorio de Blasio

 

Aimone di Savoia
Andava premiato  Aimone di Savoia, l’unico che tiene alto il nome dei Savoia insieme al principe Sergio di Jugoslavia. Ma non con un gianduiotto. La vendita all’asta delle onorificenze di re Umberto è un gesto inqualificabile che avverrà a Ginevra a metà marzo. Basterebbe questo a giudicare certe persone. I monarchici sono indignati.
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Carpanini
Dopo aver celebrato la prima giunta di sinistra del 1975, ora continuano in Sala Rossa  le celebrazioni a senso unico  con un convegno dedicato a Domenico Carpanini un settario e dogmatico che arrivava al pci dal PSIUP . Fu una fortuna non  averlo avuto sindaco, anche se dispiace che morì giovane. Giulio Finetti
Non condivido le sue critiche. Carpanini era un galantuomo e un uomo capace. Anche, a suo modo, libero da pregiudizi. Con me intrattenne una lunga amicizia durata anni. Mi invitava periodicamente a pranzo all’Arcadia per sapere cosa ne pensassi dell’amministrazione Castellani . Non aveva la boria di certi comunisti. Sarebbe stato un ottimo sindaco. La sua tragica morte spianò la strada a Chiamparino che si rivelò inadeguato al compito. Aveva maturato esperienza di amministratore a Moncalieri. Avrebbe dovuto vincere Rosso che rappresentava una novità. Non bastò il massimo del successo berlusconiano alle elezioni  politiche abbinate alle comunali.
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