Morte accidentale di un anarchico: la compagnia Eleftheria torna con Dario Fo al Cardinal Massaia

Venerdi 4 aprile al Teatro Cardinal Massaia, la compagnia torinese Eleftheria mette in scena “Morte accidentale di un anarchico” di Dario Fo, prima di partire per una tournee in molte altre città d’Italia.

 

Dopo aver incantato con lo Zoo di Vetro di Tennessee Williams lo scorso anno, la compagnia Eleftheria torna in scena e lo fa con un testo di denuncia sociale e politica. Non è la prima volta che affrontano un mostro sacro come il premio Nobel Dario Fo, e avendo Imparato a conoscere il modo in cui lavorano, c’è da scommettere che lo affronteranno con la meticolosità chirurgica che non lascia spazio al caso.

Gli Eleftheria affrontano con estrema profondità e cura i testi su cui lavorano. Il talento e la bravura sono gli altri due ingredienti che contribuiscono alla notevole qualità dei testi che portano in scena. E questo lo si riscontra facilmente nella risposta del pubblico. Gli Eleftheria sono una realtà tutta torinese che si sta facendo strada a livello nazionale. Morte accidentale di un anarchico parte dal Cardinal Massaia il 4 aprile per poi proseguire il 6 aprile a Rivalta, all’auditorium Franca Rame e poi lascerà il Piemonte con repliche a Forlì, Bologna, e Genova, solo per citare le prime date della tournée.

 

Abbiamo incontrato Claudio Destino e Federica Tucci, regista e attore in scena il primo, regista la seconda, durante una pausa dalle prove per provare ad assaporare ciò che verrà messo in scena.

 

Cosa vi ha spinto a mettere in scena “Morte di un anarchico” in questo momento storico?

 

La nostra curiosità sul testo comincia nel 2019, durante lo studio e l’allestimento di un altro testo di Dario Fo a cura di Franca Rame “Sotto paga non si paga”, e mentre ci addentravamo nello studio delle sue opere e del movimento che hanno creato Fo e Rame, durante quella estate in un viaggio verso la Francia, ci siamo imbattuti in “Morte accidentale di un anarchico”. Da quel periodo, nacque in noi un desiderio di portare prima o poi in scena questa meravigliosa commedia.

Come per magia infatti, come spesso succede in molti dei testi di Fo e Rame, la trama sembra ambientata ai giorni nostri, perché purtroppo alcune tematiche rimangono drammaticamente attuali e questo testo ci ha spiazzati sin da subito. Ci ha stupito intanto l’incredibile lavoro di ricerca di tutti i documenti, testimonianze, atti, etc…che ci fu dietro la scrittura di un testo, di cui Fo non ha avuto di per sé bisogno di inventare poi troppi fatti, in quanto (ed è questa la cosa che ci ha colpito), la farsa si rifà a un fatto storico realmente accaduto nel 1969 a Milano, quando a seguito della strage di Piazza Fontana, la questura di Milano arresta l’anarchico e ferroviere Giuseppe Pinelli poiché sospettato di aver preso parte all’attentato. E a seguito di lungo interrogatorio, il Pinelli volò dalla finestra del quarto piano della questura. Il caso sulla sua morte fu poi archiviato come “malore attivo”, considerando il fatto un “accidente”. Da qui infatti l’idea del titolo a cui fa riferimento in modo ironico e molto provocatorio.

È stato infatti impossibile non sentirci coinvolti da una storia che in qualche modo appartiene a tutti noi, e che abbiamo avuto voglia di raccontare, sposando perfettamente e con entusiasmo la cifra stilistica di Fo, di riportare in scena come un’esperienza quasi corale, ciò che avvenne quel 15 dicembre del ’69 in quella stanza di quella questura di Milano, e attraverso la sua geniale abilità drammaturgica, prendere infine coscienza delle diverse contraddizioni che emersero in seguito alle diverse versioni rilasciate dai questori e commissari presenti quella notte.

 Come nasce il cast per questo lavoro? 

 

La scelta del cast inizia già dai casting della scorsa estate. Abbiamo cercato fortemente di individuare soprattutto un gruppo di lavoro, che avesse voglia di mettersi in gioco con un testo così importante, e che potesse condividere una motivazione comune nell’affrontare una commedia sfacciatamente anarchica come questa. E possiamo ritenerci soddisfatti: è un cast giovane, curioso, che ha approcciato allo studio del testo con grande rispetto e voglia di fare bene, di lavorare in modo proattivo sulla scena. E queste caratteristiche per noi erano fondamentali, anche e soprattutto in vista della tournée.

 

“Morte di un anarchico” affronta temi di abuso di potere e giustizia. Come pensate che il pubblico possa relazionarsi con questi temi oggi?

Noi crediamo che il pubblico sia a conoscenza di questi temi. Anche il pubblico più giovane. Purtroppo però quando si parla di abuso di potere e di giustizia non sempre ci si rende conto da soli, di alcune questioni, anche chi spesso le vive e le subisce, non sempre si accorge ed è cosciente di vivere situazioni in cui il “potere” diventa un’arma, per l’appunto, di cui spesso si abusa e la giustizia certe volte, non arriva o non è poi così “giusta”. Talvolta si ha paura ad affrontare queste situazioni, perché possono in qualche modo diventare pericolose per la nostra quotidianità, dove ad esempio mantenere il proprio lavoro e uno status di vita tranquillo, portare avanti questi ideali è molto difficile. L’abuso di potere in quanto tale, spesso lo si vive nelle sfere anche più private, e risuona ancora di più nel pubblico, dove sentirsi rappresentati e guidati da un riferimento sicuro, non sempre avviene.

Crediamo infatti ad esempio che sempre più i giovani si sentano soli e spaesati, senza una guida forte, che sia essa politica o artistica. E la questione va risvegliata anche e prima di tutto nel mondo artistico, oggi mancano o sono comunque in minoranza le figure e le personalità artistiche che lottano con coraggio come Dario Fo e Franca Rame, che abbiamo la forza di portare avanti certi ideali con autenticità e verità perlopiù le persone più in difficoltà. Si preferisce sempre mettersi dalla parte dei vincenti, perché è più facile. Non è un caso infatti che anche il mercato artistico che parte dall’alto è molto attento ad evitare che possano emergere certi tipi di artisti. È come se si fosse organizzato uno studio preciso per evitare che possa risuccedere. Il pubblico viene educato spesso a nascondersi dietro all’intrattenimento e al divertimento per tornare a casa felici ma vuoti di argomenti, quasi a voler impigrire la nostra voglia di affacciarsi a temi anche scomodi, quasi come se fosse più facile accettarli. In un’era artistica dove quello che sempre più conta sono prima i followers, mentre la qualità e i temi da affrontare passano in secondo piano. Ma è proprio dal teatro che si può ripartire. Il nostro intento infatti è quello di spingere ed invogliare più artisti possibili, ad avere il coraggio di uscire da schemi costruiti e di cominciare a rieducare il pubblico a rivedere l’arte come uno strumento per raccontare quelle verità, che non vengono diffuse. Perché là fuori gli artisti ci sono, abbiamo solo il bisogno di scoprirli.

 

Qual è, secondo voi, il messaggio principale che questo testo continua a trasmettere oggi?

 Il messaggio principale che il testo può trasmettere oggi è lo stesso di ieri. Ma come detto prima, ad oggi, le cose secondo noi stanno peggiorando. Nonostante un’informazione più veloce ed immediata, un’educazione scolastica aperta a tutti, la tecnologia e le medicina che fanno passi da gigante, in realtà ci stiamo impoverendo delle nostre libertà di pensiero e di costruirci un futuro. Sono cambiate le modalità, ma l’abuso di potere e l’informazione spesso distorta che ci viene propinata sono ancora più accanite. Nonostante una formazione universitaria tanto forte oggi, il nostro paese non riesce ad esempio ad oggettivare elementi e fatti storici che oggi stiamo vivendo. Come per esempio la difficoltà a chiamare per nome quello che sta accendendo oggi in Palestina: un genocidio. Eppure la storia la possiamo conoscere tutti. Informarsi è più semplice, ma le verità ad oggi ci fanno paura. Prima c’era più ignoranza e non si sapeva come potersi informare. È come se in un certo senso stessimo tornando indietro anche se all’apparenza andiamo avanti. In questo senso il testo di Fo ci ricorda un messaggio importante, ci esorta a non fermarci alle verità che ci vengono raccontate dalle istituzioni ufficiali, così come accadde per l’anarchico, anche oggi è fondamentale accertarsi, informarsi, scavare più a fondo, spesso in quel fondo in cui non ci vogliono portare. Ci sarebbe da chiedersi perché non ci vogliono portare?

 

Ci so sono stati elementi del testo originale di Dario Fo che avete sentito la necessità di modernizzare o modificare per meglio inserirli nel contesto storico che stiamo vivendo?

Abbiamo cercato di essere abbastanza fedeli al testo di Fo che di per sé è già molto attuale. Abbiamo solo “rinfrescato” qualche battuta del testo, per inserirlo nel contesto attuale e leggermente snellito in alcuni passaggi per renderli più immediati. Abbiamo inoltre deciso di non iniziare con il prologo, come era solito fare Dario Fo, e di catapultare il pubblico nelle scene iniziali in modo da entrare subito nel vivo della commedia.

Come avete lavorato con gli attori per far emergere la comicità e la tragedia di questa pièce? So che mentre Claudio è in scena a interpretare il matto, Federica è colei che più ha diretto sul palco voi attori.

Il lavoro che abbiamo impostato è stato prima di tutto lo studio e la ricostruzione dei fatti legati al testo, intorno alla vicenda della “morte accidentale” dell’anarchico, ripercorrendo anche il periodo storico in cui avvenne il fatto, studiando quindi le figure dei personaggi, di questori ancora legati agli anni del fascismo, di un governo che temeva l’avanzata delle correnti della politica di sinistra. Rievocando quindi quegli anni, di fermento a livello sociale e di tensioni, che hanno caratterizzato gli anni di Piombo.

La preparazione attoriale è stata una ricerca attenta a ricreare in modo puntuale e originale lo stile della commedia dell’arte, con la creazione di lazzi comici e siparietti inaspettati. Una particolare attenzione è stata rivolta alla caratterizzazione dei personaggi, allo studio dei gesti, in un continuo divenire prova dopo prova. La commedia dell’arte vive di regole precise, che vanno gestite e distribuite in scena, in modo tecnico e preciso.

Cerchiamo come sempre in ogni lavoro di far emergere la parte artistica di ogni attore senza spegnere la propria ispirazione e di tenerlo sui binari che a livello di regia abbiamo deciso di perseguire.

Parliamo del Matto. Qual è il suo ruolo nell’equilibrio tra realtà e assurdità? O meglio, nell’era dei social, in cui la follia e le contraddizioni vengono registrate e pubblicate in tempo reale, ci stupiremmo ancora di lui? 

 

Tutti forse vorremmo essere il Matto nella vita, o averlo come angelo custode. Anche in questi tempi di social, che forse hanno schiacciato ancor di più il nostro coraggio di reagire alle avversità e alle ingiustizie. Il Matto è quella voce che ci urla in faccia le verità. È quella maschera di disperazione che come per magia ha il coraggio di affrontare e raccontare le cose come stanno talvolta spiazzandoci, rispettando perfettamente così l’intento del testo di Fo facendoci ridere e anche arrabbiare.

Nello “Zoo di Vetro” di Tennessee Williams che avete portato in scena proprio al Cardinal Massaia lo scorso anno, e che continuate a riproporre con successo, avete lavorato a un tappeto sonoro che inserisce meglio la scena per renderla più familiare al pubblico italiano. Ci possiamo aspettare un lavoro analogo per questo lavoro?

A livello musicale abbiamo voluto in particolare omaggiare ancora una volta la memoria di Giuseppe Pinelli. Abbiamo scelto la ballata intitolata a suo nome per rappresentare la commedia, quasi come se fosse un simbolo, un’altra presenza in scena. All’inizio con un arrangiamento di Marcello Coco e nel finale con una versione più tradizionale che richiamasse gli anni dell’accaduto.

E come avete pensato alla scenografia e ai costumi per supportare il tono del testo?

Con scenografia e costumi abbiamo voluto “giocare” tra i giorni nostri e gli anni ’70. Come per riportare la vicenda di quegli anni ad oggi. Abbiamo deciso di ricreare la stanza della questura in modo essenziale e pulito, quasi scarna e fredda. E per spostare il focus più sui dialoghi serrati e i contenuti del testo. Abbiamo inoltre deciso di ricreare la finestra come un’ampia cornice, quasi come a rappresentare un simbolo, un passaggio oltre il quale non si torna più indietro.

 

C’è un’emozione o un pensiero che sperate resti con il pubblico dopo lo spettacolo? 

Intanto desideriamo, per chi ancora non la conosce, raccontare attraverso la commedia di Fo, che cos’è accaduto a Giuseppe Pinelli e, al contempo, omaggiare la sua memoria a chi invece ha seguito e vissuto in quegli anni la vicenda. Poi, senza giudizio alcuno, vogliamo ricordare e dedicare questo spettacolo a tutte quelle morti accidentali che purtroppo ancora oggi accadono.

Infine, ci auguriamo di poter lasciare una piccola speranza e dose di coraggio per non farsi schiacciare inesorabilmente dalle ingiustizie che ci circondano quotidianamente anche quando sono dettate dal potere.

Morte Accidentale di un anarchico sarà in scena il

4 aprile h 21 Teatro Cardinal Massaia Via Sospello 32c

6 aprile h 21 Auditorium Franca Rame Via del Cadore 133 Rivalta di Torino

19 aprile h 21 Teatro Garage – Sala Diana Via Paggi 43/b Genova

26 aprile h 21 Teatro del Meloncello Via Eugenio Curiel 22 Bologna

27 aprile h 20,30 Teatro Giovanni Testori Via Amerigo Vespucci 13 Forlì

 

Interpreti

Simone Ricci

Claudio Destino

Vincenzo Leone

Francesco Savarino

Beatrice Frattini

 

Regia di:

Claudio Destino

Federica Tucci

 

Musiche: Marcello Coco e Claudio Destino

Luci: Marcello Coco

Locandina: Giorgia Lalomia

Disegno: Diego Lalomia

 

Per lo spettacolo teatrale che verrà realizzato venerdì 4 Aprile 2025 al Teatro Cardinal Massaia per effettuare la prenotazione dei biglietti è possibile consultare il seguente link https://teatrocardinalmassaia.com/morte-accidentale-di-un-anarchico/, telefonando in teatro al numero: 011 2216128 oppure inviando una mail a prenotazioni@teatrocardinalmassaia.it.

Per tutte le altre repliche il costo del biglietto è 15€ INTERO 10€ RIDOTTO (Studenti under 26, over 65). E’ possibile prenotare contattando il numero 340 7896306 o inviando una mail a eleftheria.teatro@gmail.com.

 

Lori Barozzino

Foto Selene Daniele

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