Agriturismo in crisi, l’allarme degli operatori del settore

RISTORAZIONE. CARENINI (CIA PIEMONTE): AD UN ANNO DA INIZIO PANDEMIA URGE SERIA VALUTAZIONE SU RIAPERTURE

“Ad un anno dall’inizio della pandemia, ci troviamo a fare i conti con un’economia territoriale che va a singhiozzo, con i bilanci inesorabilmente in rosso delle nostre aziende agrituristiche, con la sofferenza di chi lavora soprattutto grazie al canale Horeca. Il 2020 è stato un anno decisamente duro per tutti ed è innegabile che la ristorazione e tutto il suo indotto abbiano pagato un prezzo altissimo in termini di perdite”. Così Gabriele Carini, presidente di Cia Piemonte, esprime preoccupazione per lo stallo del settore.

“Il nuovo Dpcm, il primo del governo Draghi, in vigore dal 6 marzo al 6 aprile, non introdurrà, purtroppo, alcuna novità rispetto al recente passato. Noi, però, crediamo – spiega Carenini – che si debba consentire l’apertura di bar e ristoranti laddove non vi sia rischio di assembramento. Servono provvedimenti mirati che tengano conto del diverso grado di rischio, non si devono accomunare le vie dello shopping e del divertimento tipiche delle grandi città con gli esercizi ubicati nei piccoli paesi e nelle aree rurali.  Ovviamente occorre agire con la massima attenzione alle norme di sicurezza per contrastare il contagio e avendo il massimo rispetto per la salute di ognuno”.

“Un’azienda a cui non viene permesso di lavorare – sottolinea il presidente di Cia Piemonte – è un’azienda che non produce. E di sicuro non è sufficiente il sistema di ristori attuato finora per risolvere i problemi. Si dovrà agire con consapevolezza, offrendo agevolazioni che davvero possano essere d’aiuto. Pensiamo al rimborso dei costi vivi sostenuti, al blocco dei mutui e delle tasse che vada oltre il periodo contingente e prosegua fin quando non ci sarà l’effettiva opportunità di lavorare e produrre reddito”.

“Rivolgiamo un appello ai parlamentari piemontesi – conclude Carenini -, e confidiamo nel fatto che possano portare a Roma le istanze delle centinaia di agriturismi che, loro malgrado, dovranno restare chiusi anche la prossima Pasqua”.

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