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Il castello di Agliè, una residenza sabauda nel Canavese

in CULTURA E SPETTACOLI

Bellezza, arte, poesia e un po’ di cinema

Eretto nel XII secolo dalla famiglia dei conti San Martino nell’omonimo borgo, uno dei più famosi del canavese, fino al 1600 il Castello di Agliè mantenne l’aspetto di un forte con tanto di muraglia difensiva e fossato.

I primi interventi per renderlo dimora furono fatti a fine secolo dal Conte Filippo che affidò il progetto all’architetto Amedeo di Castellamonte: venne rivisitata la facciata interna, creata la cappella e le due gallerie. Nel 1764 fu venduto al re Carlo Emanuele III dando inizio così alla prima epoca sabauda e divenendo una delle residenze estive reali. Vengono ricavati nuovi appartamenti, edificata la chiesa parrocchiale della Madonna della Neve, collegata al castello così che i membri della famiglia potessero raggiungerla senza essere visti, ampliato il giardino in stile italiano, costruita la fontana dei Fiumi, Dora Baltea e Po, con le belle sculture dei fratelli Collino. Durante il governo di Napoleone venne ceduto perdendo così il tono regale e sontuoso e venendo utilizzato invece come ricovero per i poveri.

Carlo Felice a inizio del 1800 lo rivolle fortemente e gli ridiede un aspetto sfarzoso grazie anche all’intervento dell’architetto Michele Borda che introdusse gli arredi in stile Carlo X, costruì un teatro gioiello e inserì una bella collezione di opere d’arte. Nello stesso periodo vennero introdotti diversi reperti relativi a vari scavi archeologici che Maria Cristina di Borbone, moglie di Carlo Felice, aveva seguito personalmente nel Lazio.

Nel 1939 il castello fu venduto allo Stato con la gestione della Soprintendenza ai Monumenti e dei Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte che ancora oggi si occupano del suo mantenimento e della sua salvaguardia. Dal 1997 è parte del Patrimonio Unesco e del circuito dei Castelli del Canavese.

Grazie alla sua bellezza ed eleganza i visitatori sono in costante aumento, la varietà di stili architettonici che si sono susseguiti storicamente e i diversi spazi interni ed esterni da visitare: i saloni, la biblioteca, il teatro, la cappella, i giardini pieni di alberi secolari e serre, attraggono turisti e curiosi da tutta Europa.

Al Castello di Agliè furono dedicati alcuni versi dal poeta Guido Gozzano che durante le sue vacanze di bambino giocava sul piazzale antistante ed è stato un meraviglioso sfondo cinematografico dove sono state ambientate alcune fiction come Elisa di Rivombrosa e Maria José, un luogo dunque dove la magia dell’arte, le storie legate alle famiglie reali, la grandiosità architettonica e la bellezza nella natura si intrecciano conferendogli lo status di meraviglia non solo piemontese ma del mondo intero.

Maria La Barbera

Turismo e Via Lattea, un piano per non soccombere

in ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME
L’intervento del sindaco di Pragelato Merlo

“I numeri dei comuni appartenenti alla Unione Montana Via Lattea sono abbastanza noti. I sei comuni contano 4500 abitanti circa e oltre 5 mila persone che lavorano per il settore riconducibile al comparto della ‘neve’ e del turismo più in generale. Ma sono centinaia gli esercizi – ristoranti, alberghi, trattorie, bed & breakfast, casa vacanze, e via discorrendo – che sono collegati direttamente al turismo invernale ed estivo di questi Comuni e che contribuiscono, con la loro attività, a creare reddito ed occupazione per l’intera valle. Oltre ad essere, come tutti sanno, un polo turistico e sportivo tra i più gettonati a livello nazionale ed europeo.

Ora, alla luce di questa drammatica emergenza sanitaria con cui dovremo, purtroppo, convivere a lungo, ritengo sia indispensabile che i vertici politici ed istituzionali della Unione Montana Via Lattea affrontino unitariamente e al più presto possibile questa anomala ed inedita situazione per individuare la strada che permetta da un lato un supporto finanziario concreto ed immediato per tutte queste aziende e, dall’altro, un piano di rilancio di questa infrastruttura che crea sviluppo ed occupazione per le due valli.

Certo, oggi la tutela e la garanzia della salute dei cittadini è indubbiamente l’unica e vera priorità in questa fase difficile per tutti. Però, come amministratori locali di queso comparto territoriale abbiamo anche il dovere, sin da subito, di elaborare un progetto che sia capace di salvaguardare un settore che era e resta decisivo per la conservazione della specificità, della bellezza e della unicità di questi territori. E il confronto, credo, va già avviato anche in questo clima di emergenza nazionale”.

L’avventura del Riviera

in LIFESTYLE

Bonaccia, tempesta, onda, increspature del vento, sciabordio lungo i moli. Bisogna avere nel sangue la trama dell’acqua del lago per capire l’essenza di quei ghirigori che disegnano le correnti in superficie

 

Una storia di rughe cesellate nell’istante stesso che precede l’altra onda che le cancellerà. Storia lunga come quella del servizio di navigazione sul lago d’Orta che, grazie ai mezzi a vapore, ebbe inizio il 1° novembre del 1878, giorno di Ognissanti.

Per un decennio lo specchio del Cusio venne solcato da tre eleganti piroscafi ( Cusio, Mergozzolo e Umberto I ) manovrati da intrepidi marinai d’acqua dolce. Ci fu poi una pausa di qualche anno e, archiviate alcune sfortunate ma lodevoli iniziative private,il servizio riprese nel 1909, all’indomani delle grandi regate del campionato italiano di canottaggio, disputatesi con successo a Orta San Giulio. Ma l’evento che richiamò grande attenzione e partecipazione della stampa e della stessa popolazione locale fu il “viaggio” del piroscafo Riviera, trasportato dal mare della Costa Azzurra alle acque del Cusio. Sfogliando le pagine di un’ingiallita copia del settimanale borgomanerese dell’epoca,“L’Amico” si può leggere il racconto di quest’avventura .

Nel testo, datato 5 agosto 1909 e titolato “La navigazione terrestre del Riviera da Genova al Lago d’Orta”, si narra come la Società Anonima Cooperativa Navigazione sul Lago d’Orta decise di acquistare al porto francese di Marsiglia il battello Riviera, un panfilo di venti tonnellate di stazza, capace di una velocità di dieci nodi. L’imbarcazione venne trasportata su un carro per il trasporto stradale trainato da una locomotiva da sessanta cavalli fino ad Orta. La navigazione terrestre attraversò monti e pianure, colline e risaie, durò quasi un paio di settimane e terminò il 12 agosto 1909 quando, finalmente, il Riviera,giunto sul lago,venne varato alla presenza di tutta la popolazione di Orta.

Per pubblica volontà, mediante votazione, il battello venne quasi subito ribattezzato “Alfredo Olina” e con quel nome solcò lo specchio lacustre cusiano, in compagnia del   vecchio “Cusio”. A distanza di oltre un secolo l’avventura della navigazione sull’Orta continua e affascina ogni qualvolta, nell’ombra di una nuvola che accarezza i monti, irrompe la scia di un’imbarcazione che ne taglia a metà l’immagine riflessa per poi lasciare all’acqua il compito di ricomporla.

Marco Travaglini

A Tonco d’Asti tra pitu e cavalieri di Malta

in CULTURA E SPETTACOLI

A Tonco d’Asti il virus ha sconfitto anche il prode tacchino. Anche il Pitu è finito nella morsa dell’emergenza sanitaria facendo saltare la tradizionale Giostra equestre del tacchino che ogni anno, ad aprile, porta migliaia di persone sulle colline di questo paese di 800 anime a nord ovest del capoluogo

Era stata fissata per domenica 19 aprile ma naturalmente non si farà nulla. Sarà per la prossima volta…ma di Tonco si continuerà a parlare lo stesso, per sempre, non solo per la sua Giostra, ma perchè in paese abitava un personaggio molto importante, più famoso del pitu, che i tonchesi ben conoscono, ne vanno fieri e soprattutto non vogliono farselo portar via da certi storici.

Stiamo parlando nientemeno che del fondatore del glorioso Ordine di Malta, il più antico, più potente e più nobile di tutti gli Ordini cavallereschi della storia. Ebbene, fra Gerardo, vissuto nell’XI secolo, sarebbe nato (il condizionale è d’obbligo) proprio a Tonco d’Asti e quasi mille anni fa creò l’Ordine ospitaliero di San Giovanni di Gerusalemme che diventerà in seguito il Sovrano Ordine Militare di Malta. Nella festa del Pitu, antico rito popolare propiziatorio contadino, compare anche lui: la giostra equestre è preceduta dal corteo storico dei nobili che vanno a trovare Gerardo e sono seguiti dai carri dei borghi, dai fantini, da scene di vita contadina e dal povero Pitu (oggi un fantoccio di tessuto) che rappresenta il feudatario locale sul quale il popolo scarica tutta la rabbia accumulata durante l’anno. Nel sito del Comune astigiano si legge che “attualmente tutte le prove dimostrano che Gerardo da Tonco è di famiglia monferrina, uscito dai Signori di Tonco, i quali signori feudali compaiono in numerose carte della regione”. Bufale, fake news? Niente affatto. Gerardo si era trasferito a Gerusalemme per dare una mano ai cristiani e ai pellegrini e, secondo una leggenda, durante l’assedio di Gerusalemme nel 1099 da parte dei crociati gettò loro del pane dalle mura ma quando fu scoperto il pane si trasformò all’improvviso in pietre. Quindi anche il nostro Gerardo, che ha fatto conoscere il nome di Tonco in tutto il mondo, è volato nel Vicino Oriente anticipando le gesta dei celebri marchesi del Monferrato, da Corrado a Bonifacio.

Ma qui divampano le polemiche che dividono gli storici molti dei quali sostengono che fra Gerardo Sasso (e non di Tonco), superiore dell’Ospizio per pellegrini nella Città Santa, nacque ad Amalfi o nei pressi della cittadina, da dove partirono, intorno al 1050, i primi mercanti diretti a Gerusalemme per costruire una chiesa e un ospedale per accogliere e curare i malati. Tra questi studiosi spiccano l’inglese Ernle Bradford, Claudio Rendina e lo stesso Ordine di Malta nel suo sito ufficiale. Gerardo nato sulla costiera amalfitana? I tonchesi non ci stanno e mostrano invece le tesi sostenute dagli storici piemontesi che la pensano ben diversamente. Tanto più “che la partenza di Gerardo di Tonco per Outremer rientra nel quadro della partecipazione di tante famiglie feudali monferrine alle Crociate…” precisa Aldo di Ricaldone nella rivista “Note di storia” della Camera di Commercio di Asti. Lo scrittore e studioso casalese auspica inoltre che “in una prossima edizione della Storia dell’Ordine di Malta si provveda ad inserire un’opportuna appendice dimostrante che Gerardo di Tonco non è né amalfitano né provenzale ma piemontese, dei signori di Tonco Monferrato”. Il mistero continua.

Filippo Re

Dopo sette anni nasce una bimba nel piccolo comune di montagna

in BREVI DI CRONACA

Aurora è la prima bimba nata a Moncenisio dopo sette anni

Nel piccolo Comune, tra i più piccoli d’Italia, è grande festa, nonostante la neve e l’emergenza sanitaria. Il paese è guidato dal Sindaco Mauro Carena.

La piccola è stata data  alla luce, all’ospedale di Rivoli. Si uniscono al coro generale di soddisfazione i Presidenti nazionale e regionale, di Uncem, l’Unione degli enti montani che si batte per la rinascita delle terre alte, Marco Bussone e Lido Riba: “È un segno, non certo piccolo, di una comunità viva, di un territorio che non è il margine, di una valle che guarda al futuro. Ci crediamo perché non è l’unico segno in questa direzione. Negli ultimi dieci anni ne abbiamo registrati diversi, nascite dopo tanti anni che i paesi non avevano fiocchi rosa o azzurri, nelle Alpi e negli Appennini. Sono uno stimolo per le Istituzioni, affinché servizi e opportunità vengano garantiti a tutti, anche nelle aree montane, anche nei Comuni più piccoli. Carena lo sa bene e insieme lavoriamo con tutte le forze per rendere vivi i territori. Aurora è una luce”.

I Templari in Monferrato

in CULTURA E SPETTACOLI

Alla scoperta del Piemonte/ Gabiano, centro della Valcerrina è un comune ricco di storia e di tradizioni. Pertanto, nel viaggio alla scoperta della Valcerrina Sconosciuta sarà necessari tornarvi più volte nel prossimo futuro. La chiesa parrocchiale del capoluogo è dedicata a San Pietro Apostolo ma c’è nel borgo anche un altro edificio religioso, sia pure di minori dimensioni merita attenzione. E’ la cappella di San Defendente, situata nel centro storico del paese nella borgata cosiddetta del “Rollino” appena prima dell’ingresso principale del Castello, proprietà dei Cattaneo Adorno. Negli ultimi anni è diventata, la sera del Venerdì Santo, una delle tappe iniziali della Via Crucis Animata che è organizzata dalla parrocchia e che ormai attira molti partecipanti, anche dalle province vicine di Asti, Vercelli o della Città Metropolitana di Torino. Lo scorso anno, venendo incontro ad un’idea del parroco del paese, don Carlo Pavin, alcuni componenti dell’Associazione Templari d’Italia, a titolo assolutamente gratuito, ne hanno ripulito e risistemato gli interni. Intanto è stata avviata una precisa ricerca storica sulle origini dell’edificio di culto dalla quale sono emersi alcuni particolari interessanti. Molti ritrovamenti hanno portato a considerare particolarmente anche la figura di un altro Santo, San Biagio, al quale era dedicata una chiesa eretta sulle fondamenta di un castrum romano situato sulla collinetta che domina la borgata di Case Richetta (Ca’d’Ruchetta). Di questa antica chiesa risalente all’anno 1600 rimane poca cosa: nel luogo dove era sita si intravedono ancora tracce delle fondamenta; i mattoni di cui era fatta furono riutilizzati, dopo la sua decadenza, per costruire l’edificio dell’Asilo Infantile “Durazzo Pallavicini”, ora sede dello Story Park.

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La presenza della bella pala d’altare raffigurante San Biagio, traslata nella cappella di San Defendente insieme a diversi arredi ed oggetti sacri, catalogati scrupolosamente dai Templari, testimoniano quanto anche questo Santo fosse venerato dalla gente locale; inoltre, all’entrata del castello, una formella ritrae e ricorda il Santo Vescovo Biagio. Perciò il Parroco vorrebbe co-intitolare la chiesetta di San Defendente anche al Vescovo Martire San Biagio e ripristinare la festa di S. Defendente (2 gennaio), come da antica tradizione gabianese. Occorre a questo punto aprire un’incidentale e fare un riferimento alla chiesa di San Biagio. Una pregevole pubblicazione, a tiratura molto limitata di Mario Richetta, già sindaco di Gabiano, sulla storia della sua famiglia recupera alla memoria collettiva quanto accaduto e ricorda che “Sul Brik di San Biagio, vie era una chiesetta dedicata al Santo, con un suo quadro che fu poi portato nella chiesa di San Defendente vicino al Castello. Nel 1922 la chiesa era con il tetto distrutto e il fattore del Castello decise di portare il quadro a San Defendente e recuperare gran parte dei mattoni per usarli nella costruzione dell’Asilo Infantile di frazione Serra”. Ritornando a San Defendente giova ricordare che era un soldato della Legione di Tebe d’Egitto, guidata da San Maurizio, che fu martirizzato con alcuni compagni di fede ad Agauno, in Francia, presso l’odierna Marsiglia, dove la Legione era accampata. Il Santo è invocato contro il pericolo dei lupi. L’eccidio avvenne mediante decapitazione sembra intorno al 286 d.C. Durante l’episcopato di Teodoro, vescovo di Martigny, verso il 380, si trovò un cimitero gallo – romano e si pensò che fosse il luogo di sepoltura dei Martiri, per cui il presule fece erigere una chiesa in loro onore trasferendovi le reliquie. Il culto prse a diffondersi e a loro vennero dedicate chiese, basiliche, abbazie. Nell secondo XIV San Defendente gode va di un largo culto nell’Italia Settentrionale, venendo rappresentato vestito da militare.

Massimo Iaretti

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Si ringraziano per i loro contributi a questa tappa, don Carlo Pavin, Edi Trentin e Mario Richetta.

 

 

Virus, inizia a rallentare il trend in Piemonte

in prima pagina

Se si conferma la tendenza nei prossimi giorni, in Piemonte il trend dei casi di coronavirus è in rallentamento

Un dato che “fa ben sperare”, dice l’assessore alla Sanità della Regione Luigi Icardi, nella video conferenza tenuta dall’Unità di crisi. Quando incomincio’ l’emergenza  i  contagi raddoppiavano ogni 2,2 giorni, mentre  oggi sono 5,1 giorni . Se si conferma questa tendenza, aggiunge l’assessore (che raccomanda di stare a casa)  “inizieremo a vedere la luce in fondo al tunnel”. In calo anche il dato della terapia intensiva, i cui ricoveri ora raddoppiano dopo 5,5 giorni.

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lunedi 23 marzo, ore 19

CORONAVIRUS PIEMONTE,  ALLO STUDIO NUOVE MISURE DI CONTENIMENTO –  BOLLETTINO CONTAGI – MASCHERINE AGLI OPERATORI DELLE CASE DI RIPOSO ALLO STUDIO NUOVE MISURE DI CONTENIMENTO

Alle 12.30 il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha  avuto la conferma della sua guarigione e si è subito recato all’Unità di Crisi.

«Ritenevo giusto – ha sottolineato il presidente Cirio – dopo quindici giorni, essere presente di persona. Ringrazio il vicepresidente Carosso, che mi ha fisicamente sostituito in queste due settimane e tutti quanti hanno supportato la mia attività a distanza. Oggi abbiamo lungamente discusso anche delle nuove misure di contenimento.

Come sapete, ho firmato un’ordinanza ulteriormente restrittiva, che si può sintetizzare in “chiudiamo tutto ciò che la Regione può chiudere”. Fin dal primo giorno ho sostenuto la linea del rigore per contenere il contagio e in attesa che arrivasse un decreto governativo uniforme per tutta Italia ho voluto, come ha fatto anche la Lombardia, emettere un provvedimento più restrittivo per il Piemonte. La nostra ordinanza dovrebbe essere prevalente anche rispetto al decreto emanato da Roma e siamo in attesa di un parere su questo da parte del Governo. Siamo certi di avere ragione, perché la nostra linea è di chiudere davvero e non accogliere le tante deroghe che abbiamo visto nel decreto. Sia chiaro che non siamo in contrasto con il Governo, ma abbiamo il timore che tutte le eccezioni previste possano portare ad una non chiusura reale. In particolare, con le Prefetture stiamo analizzando la sospensione dell’attività degli uffici pubblici regionali e la chiusura degli studi professionali e anche su questi punti siamo in attesa del parere del Ministero degli Interni».

VENTUNO DECESSI

Sono 21 i decessi di persone positive al test del “Coronavirus Covid-19” comunicati questo pomeriggio dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte: 10 in provincia di Torino, 2 nel Biellese, 3 nell’Alessandrino, 1 nel Vercellese, 3 nel Novarese, 2 nel Cuneese.

Il totale complessivo è ora di 336 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 92 ad Alessandria, 12 ad Asti, 34 a Biella, 22 a Cuneo, 47 a Novara, 86 a Torino, 19 a Vercelli, 19 nel Verbano-Cusio-Ossola, 5 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

BOLLETTINO DEI CONTAGI ALLE ORE 19.00

Sono 5.094 le persone finora risultate positive al “Coronavirus Covid-19” in Piemonte: 877 in provincia di Alessandria, 215 in provincia di Asti, 262 in provincia di Biella, 381 in provincia di Cuneo, 424 in provincia di Novara, 2.317 in provincia di Torino, 269 in provincia di Vercelli, 204 nel Verbano-Cusio-Ossola, 49 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti  96 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

Le persone ricoverate in terapia intensiva sono 352.

I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 14.619, di cui 9.058 risultati negativi.

MASCHERINE AGLI OPERATORI DELLE CASE DI RIPOSO

Da ieri è in distribuzione la prima tranche di 30 mila mascherine (quelle lavabili, prodotte da Miroglio) agli operatori delle case di riposo piemontesi.

Diecimila mascherine sono inoltre già state acquistate e consegnate da parte dell’Alleanza delle Cooperative. Nei prossimi giorni proseguirà l’azione di reperimento dei presidi, anche grazie alla collaborazione di partners che si sono resi disponibili in questo momento di grande necessità.

Lo comunicano gli assessori regionali alla Sanità, Luigi Genesio Icardi, e al Welfare, Chiara Caucino, sottolineando che si stanno mettendo in campo tutte le risorse e le forze disponibili per soddisfare il fabbisogno dei dispositivi di protezione individuale.

«Chi lotta sul campo ogni giorno – osservano Icardi e Caucino – chi lavora a contatto con persone fragili, anche in termini di salute, deve essere dotato di tutti i dispositivi necessari per garantire sé stesso e gli utenti, tanto più se anziani e disabili».

I due assessori confermano, inoltre, che altre dodicimila mascherine saranno consegnate nei prossimi giorni ai servizi territoriali.

«In questi giorni – concludono Icardi e Caucino – dimostriamo la nostra gratitudine verso i sanitari che si prendono cura dei tanti italiani colpiti dal virus e verso le Forze dell’Ordine che stanno compiendo un grande sforzo. Desideriamo però ringraziare dal profondo del cuore anche tutti gli operatori del mondo del sociale, che ogni giorno combattono in trincea. Il loro lavoro, a volte silenzioso, è prezioso, il loro impegno, raramente agli onori della cronaca, è davvero encomiabile».

Gli industriali: “Chiudere subito è un problema per la sicurezza degli impianti”

in prima pagina

Il  presidente di Confindustria Piemonte, Fabio Ravanelli, commentando con l’agenzia Ansa le nuove misure per contenere il coronavirus afferma:

“Per molti  imprenditori chiudere immediatamente lunedì può essere un grave problema. Sarebbe fondamentale che almeno per un giorno,  anche le aziende dei settori considerati non essenziali possano restare aperte. E’ un problema di sicurezza degli impianti e chiudere immediatamente potrebbe rivelarsi dannoso”.

A livello nazionale le organizzazioni sindacali si sono dette pronte allo sciopero generale se non si farà della tutela della salute dei lavoratori la priorità assoluta.

I nuovi morti in Piemonte sono 17, i guariti 14 in totale. 4.541 persone positive

in prima pagina

Il comunicato della Regione, ore 19 di domenica 22 marzo

CORONAVIRUS PIEMONTE, IL NUMERO DEI GUARITI SALE A QUATTORDICI – DICIASSETTE NUOVI DECESSI – IN TERAPIA INTENSIVA 330 RICOVERATI – BOLLETTINO CONTAGI – SPERIMENTAZIONE AVIGAN – TEST NEI LABORATORI PRIVATI – DISPOSITIVI DI PROTEZIONE

QUATTRO NUOVI GUARITI

Nel pomeriggio, l’Unità di crisi della Regione Piemonte ha comunicato la guarigione virologica di altri quattro pazienti contagiati dal “coronavirus covid19”.

Si tratta di un nucleo famigliare del Novarese e di un uomo del Torinese.

Le persone guarite sono in totale 14, di cui 4 dell’Astigiano, 1 del Cuneese, 2 del Novarese, 5 del Torinese, 1 del Vercellese e 1 residente fuori regione.

DICIASSETTE DECESSI

Sono 17 i decessi di persone positive al test del “Coronavirus Covid-19” comunicati questo pomeriggio dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte: 4 in provincia di Torino, 3 nel Biellese, 1 nell’Astigiano, 4 nell’Alessandrino, 1 nel Vercellese, 3 nel Novarese e 1 nel Verbano-Cusio-Ossola.

Il totale complessivo è ora di 300 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 86 ad Alessandria, 11 ad Asti, 31 a Biella, 20 a Cuneo, 43 a Novara, 70 a Torino, 16 a Vercelli, 18 nel Verbano-Cusio-Ossola, 5 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

BOLLETTINO DEI CONTAGI ALLE ORE 18.30

Sono 4.541 le persone finora risultate positive al “Coronavirus Covid-19” in Piemonte: 810 in provincia di Alessandria, 191 in provincia di Asti, 244 in provincia di Biella, 327 in provincia di Cuneo, 399 in provincia di Novara, 2.018 in provincia di Torino, 245 in provincia di Vercelli, 171 nel Verbano-Cusio-Ossola, 48 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti  88 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

Le persone ricoverate in terapia intensiva sono 330, in altri reparti 2.071.

I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 12.869, di cui 7.729 risultati negativi.

In isolamento domiciliare  ci sono 1.826 persone.

SPERIMENTAZIONE AVIGAN

La Direzione Sanità della Regione Piemonte ha invitato le Aziende sanitarie a manifestare la propria disponibilità alla sperimentazione del farmaco Avigan, secondo le indicazioni che verranno emanate domani dall’Agenzia italiana per il farmaco, in modo da favorire il coordinamento delle attività e il dialogo con le autorità nazionali.

TEST NEI LABORATORI PRIVATI

I laboratori privati dotati delle necessarie tecnologie, da domani potranno effettuare esami sui pazienti Covid-19 individuati dalla Regione Piemonte. Sono allo studio le modalità per consentire l’effettuazione del tampone al domicilio del paziente.

Il numero degli esami svolti verrà così essere ulteriormente incrementato.

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE

L’Unità di Crisi della Regione ha finora distribuito alle Aziende sanitarie piemontesi i seguenti dispositivi di protezione: 800.000 mascherine chirurgiche, 130.000 mascherine FFP2, 7.000 mascherine FFP3, 200.000 guanti monouso, 20.000 camici protettivi, 100 pompe siringa, 19 videolaringoscopi (su 55 acquistati), 10.000 occhiali di protezione, 30.000 cuffie, 50.000 calzari.

Sono stati acquistati 5.000 sistemi di respirazione (caschi CPAP).

Il comunicato della Regione, ore 12 di domenica 22 marzo – Sono 28 i decessi di persone positive al test del “Coronavirus Covid-19” comunicati questa mattina dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte

11 in provincia di Alessandria (10 uomini e 1 donna), 3 uomini in provincia di Biella, 1 uomo in provincia di Cuneo, 7 in provincia di Novara (2 uomini e 5 donna), 4 in provincia di Torino (1 uomo e 3 donne), 1 uomo in provincia di Vercelli, 1 uomo residente fuori regionale ma deceduto in Piemonte.,

Il totale complessivo è ora di 283 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 82 ad Alessandria, 10 ad Asti, 28 a Biella, 20 a Cuneo, 40 a Novara, 66 a Torino, 15 a Vercelli, 17 nel Verbano-Cusio-Ossola, 5 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.

 

BOLLETTINO DEI CONTAGI ALLE ORE 12

Sono 4.420 le persone finora risultate positive al “Coronavirus Covid-19” in Piemonte: 760 in provincia di Alessandria, 181 in provincia di Asti, 243 in provincia di Biella, 303 in provincia di Cuneo, 398 in provincia di Novara, 1.989 in provincia di Torino, 242 in provincia di Vercelli, 159 nel Verbano-Cusio-Ossola, 47 residenti fuori regione ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 98 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

Le persone ricoverate in ospedale sono 2426, delle quali 308 in terapia intensiva. In isolamento domiciliare ci sono 1.701 persone. Le persone guarite sono 10.

I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 12.701, di cui 7.664 risultati negativ

Coronavirus, il prof. Salizzoni: “Quattro cose che la Regione può fare ora”

in BREVI DI CRONACA

Rigida separazione tra reparti COVID e non-COVID, strutturare comunicazione tra ospedali e territorio, più posti letto nelle strutture private, linee guida per le RSA

 

Alla luce dell’appello rivolto al Presidente Conte da parte dei Presidenti di tutti gli Ordini dei medici del Piemonte, Mauro SALIZZONI e Domenico ROSSI (Pd) hanno scritto al Presidente Alberto Cirio e all’assessore Luigi Icardi, indicando quattro priorità sulle quali adottare urgentemente linee guida di intervento regionali. “Ci sono alcune misure e azioni che dipendono anche da fattori esterni all’Unità di Crisi – scrivono Mauro SALIZZONI e Domanico ROSSI –  come l’approvvigionamento dei DPI o dei macchinari per allestire nuovi posti di terapia intensiva. Ci sono alcune scelte, però, che dipendono dalla nostra capacità organizzativa e che possiamo assumere in totale autonomia. Riteniamo che, qualora fossero messe in  campo, potrebbero contribuire a migliorare la situazione”.

1-      Rigida separazione tra reparti COVID e non-COVID. “Abbiamo appreso che in diversi ospedali piemontesi, oramai da diversi giorni, i turni del personale sanitario sono organizzati non tenendo in considerazione questa separazione. Inutile sottolineare come questo elemento faciliti la diffusione del contagio”;

2-      Strutturare la comunicazione tra ospedali e territorio. “Oggi ogni azienda sanitaria sta facendo per sé. Molti tra i ricoverati meno gravi nei nostri ospedali potrebbero essere curati a domicilio se adeguatamente seguiti da personale dotato dei necessari dispositivi di sicurezza. Attraverso la creazione delle unità speciali e il potenziamento dei servizi di territorio dovremmo incentivare, ove possibile, la cura a domicilio. Questo alleggerirebbe il carico di lavoro e la pressione su  ospedali oramai al limite della loro capacità di ospitalità e di cura. Ma in questo momento non esistono indicazioni e linee guida per la comunicazione e la cooperazione tra aziende ospedaliere e aziende sanitarie locali”;

3-      Aumentare con assoluta determinazione il ricorso ai posti letti disponibili nelle strutture private, così come previsto dalle ultime normative emanate per l’emergenza coronavirus;

4-      Affrontare la situazione delle RSA. “Per le caratteristiche degli ospiti siamo di fronte a situazioni di estrema fragilità. L’unità di crisi valuti linee guida di intervento specifiche anche per queste situazioni con un’attenzione agli ospiti e agli operatori socio-sanitari”.

  • In allegato il testo integrale della lettera

Mauro SALIZZONI

Vice Presidente Consiglio regionale del Piemonte

 

Domenico ROSSI

Vice Presidente IV Commissione – Consigliere regionale Pd

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