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Oscar Green, edizione 2020 “Innovatori per natura

in ECONOMIA E SOCIETA'

La finale regionale per il Piemonte-Valle d‘Aosta degli Oscar Green 2020 si terrà martedì 29 settembre prossimo alle 17 al Circolo dei Lettori a Torino, in via Bogino 9

L’evento, presentato già nella passata edizione dal conduttore Mario Bargi, è promosso dalla Coldiretti Giovani Impresa, dalla Coldiretti Piemonte e Coldiretti Valle d’Aosta e vede anche la partecipazione del fumettista Gabriele Scarafia della Scuola Internazionale diComics.

Oscar Green 2020, che reca il titolo emblematico di “Innovatori per natura”, premia le idee innovatrici dei giovani agricoltori. Il titolo condensa, infatti, il senso di una sfida che, quest’anno, si prefiggequale obiettivo primario la premiazione dei progetti dei giovaniagricoltori che si sono dimostrati capaci di coniugare innovazione e tradizione, e che sono stati in grado di realizzare progetti che hanno portato alla realizzazione di un modello agricolo sostenibile.  

La sostenibilità è stata valutata e premiata sotto gli aspettieconomico, sociale ed ambientale.  È stata, inoltre, premiata la creatività di quei progetti in gara capaci di incanalare una cultura d’impresa esemplare, in cui questa si sposa con l’originalità e conuna grande abilità progettuale,  in direzione di un processo di crescita dell’agricoltura italiana attraverso l’applicazione delle più moderne tecnologie.

Moria dei kiwi: “Piemonte dimenticato”

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L’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Protopapa,  scrive alla ministra alle Politiche agricole a seguito dell’annuncio della costituzione di una task force specifica per affrontare il tema della moria del kiwi, patologia che sta causando gravi danni a una specie frutticola di fondamentale importanza a livello nazionale. Nella comunicazione la ministra dimentica però di citare il Piemonte tra le regioni più colpite in Italia.

L’assessore all’Agricoltura del Piemonte pur apprezzando l’interessamento della ministra sul tema, si trova a constatare, con un certo rammarico, che nella comunicazione inviata dalla ministra, tra le regioni maggiormente coinvolte non viene ricompreso il Piemonte.

Pertanto l’assessore regionale sottolinea a tale proposito che se l’Italia e la Nuova Zelanda sono annoverati tra i maggiori produttori mondiali, a livello nazionale il Piemonte ed il Lazio sono le due Regioni in cui la coltivazione del kiwi si è nel tempo maggiormente affermata.

Le conseguenze della batteriosi prima e, successivamente, della moria, hanno messo a dura prova le maggiori aree frutticole piemontesi. L’assessore specifica che si intende parlare di aree e non di aziende agricole perché la progressiva diminuzione della superficie investita a kiwi, oltre a causare enormi danni ai produttori, ha determinato conseguenze nefaste anche in riferimento agli impianti di lavorazione e condizionamento su cui avevano investito cooperative, organizzazioni dei produttori ed operatori commerciali, che nel complesso avevano dato origine ad un vero e proprio “Distretto del kiwi”.

La Regione Piemonte è da anni fortemente impegnata a sostenere con risorse proprie progetti finalizzati ad individuare una soluzione tecnica al problema della moria. Progetti che sono stati realizzati in collaborazione con le più importanti istituzioni tecnico-scientifiche che operano nel comparto frutticolo a livello regionale e nazionale.

A tale proposito la Regione Piemonte ha anche attivato una misura di intervento economico a sostegno delle aziende costrette ad estirpare gli impianti colpiti da questa grave patologia.

Per tutte queste ragioni l’assessore all’Agricoltura del Piemonte richiede il massimo coinvolgimento del Piemonte in tutte le iniziative che saranno intraprese per la soluzione di un problema che sta particolarmente a cuore all’Amministrazione, rimarcando che i danni subiti dai produttori piemontesi non sono meno gravi di quelli lamentati in altre aree del Paese, tanto da essere dimenticati.

Vendemmia: uve sane, qualità ottima

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Quantità inferiore alle previsioni di un mese fa

 

Fino a un mese fa le previsioni vendemmiali per il Piemonte indicavano un aumento significativo della produzione rispetto a quella dello scorso anno, particolarmente scarsa: in pratica l’annata 2020 avrebbe dovuto essere “normale” dal punto di vista quantitativo, ma il clima dell’ultima parte dell’estate ha modificato il pronostico.

In realtà i dati che stanno affluendo a Confagricoltura dalle cantine dislocate sul territorio piemontese – dichiara il presidente regionale dell’organizzazione Enrico Allasia – riferiscono di una produzione sui livelli dello scorso anno per quanto riguarda le uve vendemmiate entro la prima decade di settembre. In particolare moscato, dolcetto, brachetto, grignolino e cortese non avrebbero fatto registrare aumenti di produzione rispetto all’anno scorso”.

Le temperature estive (in particolare dell’ultima parte della stagione) insolitamente alte e la scarsità di precipitazioni hanno ridotto le rese rispetto alle previsioni; i quantitativi raccolti finora sono generalmente al di sotto del limite massimo fissato dai disciplinari di produzione delle uve doc e docg.

Un aspetto positivo – sottolinea il direttore di Confagricoltura Piemonte Ercole Zuccaro – è la buona sanità delle uve: la vegetazione è in ordine e il legno è maturo, condizioni che sono di buon auspicio anche per la prossima annata”.

In questo periodo – spiegano i tecnici di Confagricoltura Piemonte che stanno monitorando l’andamento delle curve di maturazione delle uve – si sta raccogliendo l’uva barbera nell’Astigiano, nel Monferrato e nelle Langhe, mentre nelle colline del Canavese si sta vendemmiando l’uva erbaluce. Queste operazioni dovrebbero concludersi entro i primi giorni della prossima settimana.

A seguire, già  ai primi di ottobre dovrebbero iniziare, nelle posizioni meglio esposte, le vendemmie delle uve nebbiolo, nelle Langhe, nel Roero e nell’Alto Piemonte. La qualità, per quanto riguarda le uve barbera e le uve nebbiolo si presenta ottima, con punte di eccellenza. Il nebbiolo è in fase di maturazione fenolica e lo stato fitosanitario è ottimo: le piogge misurate nelle aree vitivinicole e le importanti escursioni termiche degli ultimi giorni stanno favorendo la maturazione dei grappoli per un’annata che si preannuncia importante.

 

Agricoltura: nuovi fondi alle aziende

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L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, tramite Arpea ha liquidato nel mese di settembre oltre 9 milioni di euro attraverso i fondi Feasr del Programma di sviluppo rurale 2014-2020.

Nello specifico i contributi erogati dall’Agenzia regionale piemontese per le erogazioni in agricoltura hanno interessato complessivamente circa 900 aziende agricole su tutto il territorio piemontese, che avevano presentato domanda di finanziamento sui bandi 2019 sulle misure del Psr 2014-2020.

I contributi erogati riguardano le misure del Psr per il ripristino dei danni derivanti da calamità naturali, per interventi agroambientali e investimenti in agricoltura biologica, per l’indennità compensativa per le aziende agricole di montagna, investimenti per migliorare la competitività delle aziende sul mercato globale, per la creazione e sviluppo delle aziende, per lo sviluppo delle aree forestali, per l’adesione ai regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, il sostegno alla cooperazione tra soggetti della filiera agroalimentare, lo sviluppo locale in territori più marginali del Piemonte (progetti Leader).

Per l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte Protopapa si tratta di una “ulteriore tranche di contributi che va ad aggiungersi alle continue liquidazioni che sono state effettuate in modo costante dall’Assessorato all’Agricoltura e da Arpea durante il 2020, compresi i mesi estivi, per garantire alle aziende agricole piemontesi la liquidità necessaria per proseguire nelle attività”.

Un’ottima annata dopo la vendemmia a Villa della Regina

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L’azienda vitivinicola Balbiano, che gestisce il vigneto della Residenza Sabauda, ha terminata la raccolta delle uve: “Quest’annata avrà un valore di rinascita più significativo del solito”
 

 Si è conclusa ieri la vendemmia 2020 di Vigna della Regina, una vendemmia “storica” come i filari che la compongono. Questo particolare vigneto, all’interno del parco della residenza sabauda Patrimonio Unesco di Villa della Regina, testimonia infatti il susseguirsi dei secoli coi suoi grappoli, memoria vivente della vigna reale impiantata nel ‘600 e che continua, ancora oggi, a scandire le stagioni di vita della Città. 

Ieri pomeriggio è stata ultimata la raccolta delle uve dislocate sul terreno di circa un ettaro a un passo dal centro di Torino, al termine della quale sono stati portati in cantina circa 50 quintali di uve Freisa sane e mature. “Il 2020 sarà un’annata impossibile da dimenticare – commenta Luca Balbiano che, insieme al vigneto urbano, gestisce l’omonima azienda di famiglia produttrice della DOC Freisa di Chieri – Oltre alle normali difficoltà legate all’imprevedibilità del meteo, si sono aggiunti i problemi per le restrizioni partite con il lockdown e, in parte, in vigore ancora oggi. Nonostante tutto la vite è una fonte d’ispirazione sorprendente: non si ferma mai e si “esalta” nelle difficoltà. Un esempio di reazione a cui ho pensato spesso nei mesi passati: anche dagli ostacoli più estremi si possono ottenere risultati straordinari. Mi piacerebbe che questa vendemmia, ancora più del solito, simboleggi un atto di speranza e di rinascita”.

Vigna della Regina è anche capofila della Urban Vineyards Association, la rete internazionale dei vigneti urbani di cui Luca Balbiano è Presidente. L’associazione, i cui membri stanno portando a termine proprio in questi giorni la vendemmia 2020, ha visto l’ingresso di un nuovo associato: dopo Parigi, Lione, Siena, Milano, Palermo e le due vigne di Venezia (San Francesco della Vigna e quelle dell’Associazione Laguna nel bicchiere) da alcune settimane si è infatti aggiunta la prestigiosa e storica Vigna dei Papi di Avignone. Una rete internazionale sempre più strutturata, nata per promuovere il patrimonio storico, culturale e turistico che questi affascinanti vigneti all’interno di città e metropoli rappresentano.

“Inaccettabile il prezzo proposto per la nocciola piemontese”

in ECONOMIA E SOCIETA'

A quindici giorni dalla rilevazione del primo prezzo quotato delle nocciole, varietà Tonda Gentile Trilobata, Cia Piemonte esprime forte dissenso per il mancato aumento della quotazione, che rimane attestato ad € 6,80 punto resa, prezzo sproporzionalmente inferiore a quello dello scorso anno che era oscillato da 9 a 12 euro a fine campagna.

Commenta il presidente regionale Cia Piemonte Gabriele Carenini: “Il comparto corilicolo è di fondamentale importanza per la nostra agricoltura e gli investimenti stanno subendo un forte incremento negli ultimi anni. Il prezzo deve essere corrisposto tenendo conto principalmente delle proprietà e caratteristiche peculiari della nocciola Igp Piemonte che ci contraddistingue. Cia ritiene la quotazione di 300 euro/qle insoddisfacente, non remunerativa e disincentivante per i nostri produttori che affrontano costi di lavoro decisamente superiori ai mercati di Paesi quali la Turchia e la Georgia, per le quali sono corrisposti solamente pochi euro in meno rispetto alle nostre nocciole, con qualità senza pari. Auspicavamo che il prezzo di partenza potesse aumentare nel corso delle settimane in maniera rilevante, ma così non è stato. Esprimiamo, quindi, la nostra preoccupazione e ci rendiamo disponibili ad incontrare le parti coinvolte della filiera, cioè i trasformatori e l’industria, per trovare un accordo che possa valorizzare e rispettare il nostro lavoro. Si organizzi subito un Tavolo di concertazione in modo da poter si sbloccare al più presto la situazione”.

“Nonostante le previsioni ottimistiche – spiega Carenini -, le produzioni sembrano attestarsi su valori inferiori a quanto pronosticato: tutta l’Alta Langa è stata penalizzata da un ritorno di freddo a fine marzo con le centraline metereologiche che hanno rilevato la temperatura di – 5°. Si stima che i noccioleti migliori e in piena produzione abbiamo prodotto non più di 15 quintali ad ettaro. In zone con microclima particolare, molte aziende non hanno prodotto più di 10/12 quintali/ettaro. Nella bassa Langa e in pianura, dove la produzione è stata ottima, ci si aggira intorno ai 25 quintali ad ettaro.
In Piemonte sono presenti 23.000 ettari, ma solo una parte di essi è in piena produzione, ipotizzando una produzione di circa 200.000 quintali”.

“La qualità è eccelsa – prosegue Carenini -, dato che nell’anno in corso non c’è stato il problema del cimiciato. Le quotazioni degli altri grandi paesi produttori, come appunto la Turchia e la Georgia, sono poco più basse di quella della Tonda Gentile, nonostante la qualità decisamente inferiore. La stessa Tonda di Giffoni viene ritirata da 6 a 6,50 € a punto resa. E’ vergognoso che una varietà di nicchia, di grandissimo pregio, con i suoi 200.000 quintali su una produzione mondiale di 12.000.000, debba sottostare ad una prova di forza degli sgusciatori e dell’industria consumatrice”.

“Ci si aspettava un prezzo di partenza basso dovuto a problemi di stoccaggio – dice ancora il presidente di Cia Piemonte -, ma con una tendenza al rialzo. Il prezzo attuale, circa 300 €/ql è al limite della sopravvivenza per le aziende agricole e con la produzione avuta non è assolutamente remunerativa. Lo scorso anno, per mancanza di prodotto, la quotazione ha toccato punte molto alte, arrivando sino a 12€ punto resa (540 € al quintale) e mettendo in difficoltà l’industria consumatrice, ma esistono delle vie di mezzo che possono accontentare il trasformatore e permettere alle aziende corilicole di sopravvivere e fare progetti futuri”.

“Da anni c’è una forte spinta da parte dell’industria per incentivare al mondo nuovi impianti – conclude Carenini -, è assurdo in questo momento bloccare iniziative su una varietà di pregio quale la Tonda Gentile che per sue caratteristiche ha minor produzione e costi molto più alti rispetto alle altre ma dà un prodotto di assoluta eccellenza”.    

Il ruolo strategico del CAAT nella filiera agroalimentare

in ECONOMIA E SOCIETA'

Ne hanno parlato, all’interno del palinsesto “Edizione Digitale- L’agricoltura al Centro” condotto da Simona Riccio, Gianluca Cornelio Meglio e Stefano Cavaglia’, rispettivamente Direttore Generale del CAAT e presidente di APGO

Agricoltura e food possono e devono essere al centro dell’attenzione del grande pubblico anche servendosi dell’ausilio dello strumento digitale.

Una dimostrazione, in epoca post Covid, è rappresentata proprio dal palinsesto dal titolo “Edizione Digitale-L’agricoltura al Centro”, che annovera l’intervento di diversi Operatori chiamati a discernere sul peperone di Carmagnola in occasione della 71esima edizione della Fiera nazionale del Peperone di Carmagnola.

A condurre questo palinsesto è la Social Media Manager Simona Riccio, che ha dialogato, lunedì 31 agosto scorso, con il Direttore generale del CAAT Gianluca Cornelio Meglio e il Presidente di A.P.G.O. FedagroMercati Torino ( Associazione Piemontese Grossisti Ortoflorofrutticoli )Stefano Cavaglia’.

“I Centri Agroalimentari – spiega il Direttore generale Gianluca Cornelio Meglio – rappresentano un’evoluzione dei vecchi mercati ortofrutticoli sia dal punto di vista delle gamme merceologiche trattate che dei servizi al loro interno erogati. Questa evoluzione non si traduce solo in un adeguamento strutturale, bensì attiene anche all’aspettoculturale; in tal senso, il Grossista di oggi è un operatore più sensibile rispetto alle specificità delle produzioni locali e più attento rispetto alle esigenze di un mercato profondamente mutato.

Il Centro Agroalimentare di Torino – che il Direttore generale ricorda essere tra i primi tre mercati italiani – deve fungere da anello di congiunzione e cassa di risonanza per favorire la distribuzione delle eccellenze del territorio e con esse del made in Italy”.

“Questo sarà il primo anno – aggiunge Cornelio Meglio – in cui il Centro Agroalimentare di Torino prenderà parte alla Fiera del Peperone di Carmagnola; ritengo questa partecipazione fondamentale, in quanto coerente con tutta una serie di iniziative funzionali a far conoscere sempre di più il Centro Agroalimentare di Torino e il ruolo strategico che lo stesso ricopre all’interno della filieraagroalimentare

“La partecipazione a questo palinsesto digitale – prosegue  Gianluca Cornelio Meglio –  consentirà di testimoniare il ruolo centrale e strategico ricoperto dal CAAT – nell’ambitodel segmento B2B – all’interno della filiera agroalimentarecon un focus su quella che è la produzione del territorio con le sue eccellenze”.

Affinchè gli attori all’interno della filiera agroalimentare – prosegue Gianluca Cornelio Meglio – possano esprimere al meglio le proprie potenzialità occorre che anche i diversi soggetti istituzionali coinvolti nel processo concorrano ad ottimizzare talune pratiche amministrative; mi riferisco, inparticolare, all’attività di esportazione di prodotti ortofrutticoli in ambito extra UE – realtà cresciuta nell’ultimo periodo all’interno del Centro – che richiede particolari adempimenti da parte degli Organi di Controllo preposti.

Talvolta le pratiche funzionali al rilascio delle relative attestazioni, da parte dei soggetti all’uopo autorizzati, non si conciliano con i rigidi tempi dettati dagli slot aeroportuali e dalla deperibilità di un prodotto che richiede celerità per conservarne freschezza e qualità; in tal senso è auspicabile un intervento di semplificazione di talune pratiche burocratiche”.

Anche il Presidente del CAAT Marco Lazzarino ha espresso viva soddisfazione per la partecipazione del CAAT alla 71esima Fiera di Carmagnola, sottolineando lo stretto rapporto che intercorre tra il Centro Agroalimentare di Torino, i produttori locali e le eccellenze presenti sul territorio, quale è il peperone di Carmagnola.

“Una delle funzioni fondamentali del CAAT spiega il suo Presidente Marco Lazzarinoè, d‘altronde, quella di promuovere la commercializzazione dei prodotti locali e proprio il peperone rappresenta uno degli esempi più significativi delle eccellenze locali. Gli organizzatori della Fiera di Carmagnola hanno, inoltre, dimostrato la capacità di riformulare, in un tempo piuttosto breve, il format della manifestazione annuale, adattandolo alle esigenze dell’epoca post Covid e garantendone la massima sicurezza, pur senza compromettere la magia, legata ad unprodotto come il peperone.

“La partecipazione quale Presidente dell’A.P.G.O.Fedagromercati Torino (Associazione Piemontese Grossisti Ortoflorofrutticoli) alla Fiera del Peperone di Carmagnola – spiega Stefano Cavaglià – risponde al nuovo ruolo che proprio i grossisti sono chiamati ad assumerequale “snodo” essenziale per la filiera ortofrutticola del nostro Paese, promuovendo la visibilità dei propri prodottinei confronti dei  clienti, nonchè permettendo di sottolinearne l’operato ad un evento di rilevante impatto mediatico e che gode di risalto nel territorio piemontese e a livello nazionale.

Il cambiamento del mercato e la sua globalizzazione, impongono al Grossista, da un lato, di puntare su un prodotto di elevata qualità, stringendo relazioni con le produzioni, proprio al fine di meglio valorizzare quanto il nostro territorio è in grado di offrire e, dall’altro, implementare i Servizi, per riuscire a raggiungere anche quelle quote di Mercato ad oggi inesplorate. Il peperone di Carmagnola rappresenta uno dei numerosi prodotti tipici del nostro territorio che, attraverso gli Operatori Grossisti, raggiungono l’ampio bacino d’utenza del Centro Agro Alimentare che comprende, oltre al Piemonte, la Valle d’Aosta, buona parte della Liguria e diversi mercati della Francia subalpina.

Questo obiettivo – prosegue Stefano Cavaglià – si persegue sia attraverso un ampliamento della gamma merceologica offerta all’interno del Centro, sia attraverso l’attivazione di servizi ad elevato valore aggiunto quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, il confezionamento, la lavorazione, il deposito a temperatura controllata ed un moderno sistema di delivery rispondente alle esigenze dell’attuale approccio distributivo.

L’occasione mi permette anche di ricordare il ruolo dei tanti Operatori Grossisti, le loro famiglie, i dipendenti, i facchini e tutti i collaboratori delle aziende, che, durante i mesi più bui dell’emergenza sanitaria, con senso di responsabilità e sacrificio,  pur legittimamente impauriti dal rischio di contagio, hanno continuato a svolgere il loro lavoro, garantendo alle famiglie piemontesi l’approvvigionamento di generi alimentari freschi, così significativi durante questo periodo, adattandosi, con sacrificio, alle misure stringenti adottate per il contenimento dell’epidemia. Inoltre, in questa circostanza, i Grossisti del C.A.A.T. hanno mostrato, ancora una volta ed in modo incisivo, la loro sensibilità verso i concittadini in difficoltà,  tramite costanti donazioni di frutta e verdura ad enti di vario genere. Tra i beneficiari di tali donazioni si annoverano il personale medico e paramedico di 5 ospedali dell’area metropolitana di Torino, il Fondo di solidarietà Covid-19, istituito dal Comune di Torino, diversi enti benefici e mense che si adoperano per offrire pasti ai senza fissa dimora e ai poveri.

Mara Martellotta 

Il Caat alla Fiera del Peperone

in ECONOMIA E SOCIETA'

Il Caat – Centro Agroalimentare di Torino partecipa al panel dedicato all’agricoltura durante la 71^ FIERA NAZIONALE DEL PEPERONE DI CARMAGNOLA condotto da Simona Riccio.

71esima edizione della Fiera nazionale del peperone

“EDIZIONE DIGITALE: L’AGRICOLTURA AL CENTRO”

“Innovazione e tradizione. Il CAAT al centro della filiera agroalimentare”

⦁ Lunedì 31 agosto ore 18.40-19.10 e ore 19.20-19.50

La tendenza di acquistare e consumare quotidianamente prodotti ortofrutticoli sempre più buoni, sani, garantiti e soprattutto di origine italiana, è una tendenza che si è confermata ancora di più in fase di lockdown.

La qualità dei prodotti ortofrutticoli che approdano nelle nostre tavole parte da lontano e risponde alla stessa eccellenza di quel variegato sistema rappresentato dalla filiera che coinvolge molti soggetti, a partire dai produttori, passando attraverso gli Operatori Grossisti dei Centri Agroalimentari che costituiscono un anello di congiunzione fondamentale tra produttori e consumatori. Anello che non si è mai fermato in fase di pandemia.

Il ruolo strategico dei mercati all’ingrosso e dei suoi Operatori, il loro rilievo nella filiera agroalimentare ed il loro essere garanti di sicurezza alimentare e trasparenza dei prezzi, sono stati equanimamente riconosciuti.

Il Caat – Centro Agroalimentare di Torino – è uno degli esempi italiani.

Nel panel “Edizione Digitale –  L’agricoltura al Centro”, Simona Riccio ne parlerà direttamente dal Caat, durante le normali attività lavorative, con Gianluca Cornelio Meglio – Direttore Generale del Centro e Stefano Cavaglià – Presidente dell’Associazione Piemontese dei Grossisti Ortofrutticoli (APGO-Fedagro Torino).

Vi farà vivere l’experience dall’interno andando a coinvolgere alcuni operatori che trattano in particolare il Peperone di Carmagnola.

Sarà trasmesso anche un video-messaggio inviato in esclusiva dall’Onorevole Salvatore De Meo – Membro del parlamento Europeo presso Parlamento Europeo – dedicato al panel dove andrà a sottolineare l’importante ruolo strategico dei mercati all’interno della filiera agroalimentare.

La conoscenza di un anello fondamentale del segmento distributivo, quale è il CAAT, non può che aumentare la consapevolezza dei consumatori finali sui plurimi fattori che concorrono a connotare l’intera filiera agroalimentare.

 

Lavoro e agricoltura: la Regione vuole rivedere il nuovo voucher

in ECONOMIA E SOCIETA'

Gli assessori regionali al Lavoro e all’Agricoltura hanno scritto ai loro colleghi di tutta Italia per ribadire l’attenzione nei confronti dell’utilizzo delle prestazioni occasionali in agricoltura e della loro efficacia sul sistema agricolo. La richiesta: estendere l’attuale strumento alle imprese con più di 5 addetti.

L’assessore regionale al Lavoro e l’assessore regionale all’Agricoltura del Piemonte hanno scritto ai colleghi di tutte le Regioni italiane per ribadire l’attenzione nei confronti dell’utilizzo delle prestazioni occasionali in agricoltura e della loro efficacia sul sistema agricolo.

Si tratta di un tema molto sentito dal mondo lavorativo e imprenditoriale agricolo, non solo piemontese ma anche nazionale, in questo anno 2020 in cui le aziende hanno incontrato grande difficoltà nel reperimento dei lavoratori stagionali provenienti dall’estero a causa dell’emergenza Covid 19.

In alcuni casi, tali lavoratori provengono da zone che attualmente registrano un aumento dei contagi costringendo gli stessi a periodi di quarantena preliminari prima di iniziare il lavoro, provocando dannose perdite di tempo per le imprese.

L’attivazione di contratti di natura occasionale si ripropone ogni anno ed è legato ai tempi dell’agricoltura.

L’attuale strumento, attivabile attraverso la piattaforma «PrestO» è infatti meno agile rispetto al vecchio voucher agricolo cartaceo, abolito nel 2017 e, secondo i due esponenti della giunta regionale piemontese, rende difficoltoso e farraginoso il reclutamento del personale nel settore agricolo, oltre a limitare la possibilità per molti cittadini in difficoltà economiche di fruire di forme di integrazione al reddito familiare.

Tra gli aspetti che l’assessore regionale al Lavoro e l’assessore regionale all’Agricoltura ritengono debbano essere rivisti c’è, in particolare, il numero di dipendenti a tempo indeterminato che segna il discrimine fra aziende che possono fruire dello strumento e aziende escluse.

Non si comprende la ragione per cui il ricorso alla prestazione occasionale sia limitato alle microimprese con meno di 5 dipendenti. Per i due esponenti di giunta, quindi, non si può escludere a priori una fetta del mondo imprenditoriale dalla platea dei soggetti utilizzatori, ma occorre invece garantire che venga svolta una puntuale attività di controllo sul rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro nonché sul rispetto dei contratti collettivi applicati.

Da qui la richiesta alle altre Regioni di sostenere questa «battaglia» del Piemonte, per una revisione dell’attuale sistema, sollecitando, con una missiva, il governo in modo da chiedere un intervento efficace e tempestivo.

Innovazione e tradizione. Il CAAT al centro della filiera agroalimentare 

in ECONOMIA E SOCIETA'

La qualità dei prodotti ortofrutticoli che approdano nelle nostre tavole parte da lontano e risponde alla stessa eccellenza di quel variegato sistema rappresentato dalla filiera che coinvolge molti soggetti, a partire dai produttori, passando attraverso Centri Agroalimentari che costituiscono un anello di congiunzione fondamentale tra produttori e consumatori. Il CAAT, Centro Agroalimentare di Torino, è uno degli esempi italiani di eccellenza.

“Esiste a livello nazionale una rete – spiega il Direttore generale del CAAT, l’avvocato Gianluca Cornelio Meglio – che riunisce i sedici Centri Agroalimentari e Agromercati più grandi d’Italia, tra cui figura anche il CAAT di Torino. Questa rete si chiama Italmercati ed avoca a sé un comparto di eccellenza del Nord Italia, che necessita, oggi, di un sostegno per una ripartenza post Covid, contemplato dal Decreto Agosto del Governo e dagli sforzi da parte del Ministro per le Politiche Agricole Teresa Bellanova”.

“Una delle filiere – prosegue il Direttore generale del CAAT, Gianluca Cornelio Meglio – su cui si deve assolutamente puntare in questa fase temporale post pandemia è quella agroalimentare,  che è risultata in grado di contenere gli effetti negativi della crisi seguita al lockdown ed è ora capace di favorirne uno sviluppo. Il comparto risulta assolutamente variegato, in quanto si compone di molti attori, tra i quali figurano il settore agricolo, l’industria alimentare, il settore della logistica e quello dei trasporti, il commercio dall’ingrosso e quello al dettaglio”.

“Il comparto agroalimentare – aggiunge il Direttore generale del CAAT Cornelio Meglio – è  tra l’altro quello in cui maggiormente, in Italia, si sono conservate e tramandate le tradizioni, attraverso passaggi generazionali, che hanno significato e sono coincisi con la trasmissione di conoscenze pratiche sul campo, nel settore agricolo e della coltivazione, unite ad una comune passione per la terra. Il settore agroalimentare è stato, inoltre, uno dei pochi che, in epoca Covid, non si è mai arrestato e, con lui, ovviamente, i Centri Agroalimentari italiani, tra cui il CAAT, che ha consentito, con la sua operatività, il continuo approvvigionamento di prodotti ortofrutticoli freschi, capaci di raggiungere le nostre tavole, anche durante il periodo del lockdown “.

“Il CAAT – precisa il suo Direttore generale Gianluca Cornelio Meglio – ha fatto poi, da sempre, della sicurezza il punto di forza del suo operato, anche e soprattutto durante il periodo del lockdown, attraverso l’applicazione dei principi previsti dai protocolli dell’emergenza Covid 19, salvaguardando al massimo la salute di tutti quanti quotidianamente hanno fruito degli spazi del Centro Agroalimentare di Torino, e procedendo ad una costante sanificazione dei locali a tutela, anche, del consumatore finale. In tutto questo periodo, peraltro, non sono mai state interrotte le attività di rilevamento prezzi all’interno del Centro; attività che hanno contribuito a connotare il Centro quale “termometro” dell’economia locale, e non solo, all’interno del settore agroalimentare”.

“Proprio alla luce delle migliorate condizioni sono riprese – aggiunge l’avvocato Gianluca Cornelio Meglio – talune visite che concorrono ad aprire le “porte” del Centro Agroalimentare, con l’intento di mostrare – a quanti non conoscano questa realtà – l’attività che ogni notte dalle 3.30 a.m., attraverso il lavoro di quasi duemila persone – anima questa piccola “Città” alle porte di Torino.

La conoscenza di un anello fondamentale di questa filiera, quale è il CAAT, certamente non potrà che aumentare la consapevolezza dei consumatori durante l’acquisto di prodotti ortofrutticoli”.

Mara Martellotta

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