Quando le scuole spengono le luci

in ECONOMIA E SOCIETA'

Lo slogan simbolico delle scuole di lingue e certificazione linguistica, che hanno chiesto al governo il riconoscimento per il decreto Ristori Bis

Venerdì 13 novembre  scorso le scuole di lingue e i centri di certificazione linguistica hanno spento, in Italia, le luci in segno di disapprovazione nei confronti dell’ultimo Dpcm e del decreto Ristori Bis.

L’ASILS (Associazione delle Scuole di Italiano come lingua seconda), ha lanciato al Governo una petizione, tramite la piattaforma change.org, per tentare il salvataggio in extramis delle scuole di lingue, che sono state piegate dalla crisi Covid 19 e provate altresì dall’esclusione del codice ATECO 855930  (Scuole e Corsi  di Lingue ) dal Decreto Ristori Bis.

Questo mancato inserimento rischia di assumere risvolti drammatici, in quanto ancora una volta, come già durante il primo lockdown, le realtà appartenenti al settore della formazione linguistica in Italia e, in particolare, al settore dell’organizzazione dei soggiorni linguistici e dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri, rischiano la decimazione. Non basta assolutamente la considerazione che queste attività potrebbero teoricamente proseguire utilizzando lo strumento della didattica online; questo tipo di didattica risulta, infatti, non praticabile e non adatta a questo tipo di insegnamento. Purtroppo poi si sta da mesi assistendo ad una dispersione degli studenti e clienti stranieri, alcuni dei quali sono rientrati in patria.

Si calcola che  le scuole di lingue presenti in Italia abbiano subito, a causa della pandemia da Covid 19, perdite di fatturato comprese tra il 75 e il 95%, mettendo a rischio ben 15 mila posti di lavoro. Per questo motivo le scuole linguistiche hanno lanciato, a livello nazionale, un appello nei confronti del Governo Conte per poter essere inserite nel decreto Ristori Bis, fatto che consentirebbe loro di godere degli indennizzi previsti dal Governo, essendo vere e proprie imprese ed avendo dovuto fermare le loro attività  a causa delle misure anti Covid previste dal recente Dpcm.

Mara Martellotta

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