Cinquant’anni di Regione. Calleri di Sala, il Presidente

in POLITICA

La Regione Piemonte a cinquantanni dalla sua nascita. Suo primo Presidente fu Edoardo Calleri di Sala, esponente della Democrazia Cristiana, con un’ampia esperienza antecedente di sindaco

Il 13 luglio 1970, esattamente cinquant’anni fa, nasceva la Regione Piemonte, vale a dire quel giorno, che era un lunedì (come quest’anno), i cinquanta membri del primo Consiglio Regionale del Piemonte, riuniti nel palazzo delle Segreterie di piazza Castello, diedero avvio alla fase costituente dell’Ente, previsto dal Carta Costituzionale del 1948.

Dieci giorni dopo la seduta che aveva decretato l’elezione del presidente del Consiglio Regionale, il socialista Paolo Vittorelli, nel corso della seduta del 23 luglio fu nominato primo Presidente della Regione Piemonte il conte Edoardo Calleri di Sala, esponente dell‘allora partito della Democrazia Cristiana.

“Oggigiorno la nascita delle Regioni italiane afferma Guido Calleri di Sala – non rappresenta un avvenimento che venga moltoapprofondito dal punto di vista storico come, invece, si meriterebbe,e, con tutta probabilità, il cinquantesimo anniversario della loro fondazione, coinciso purtroppo con un anno di emergenza sanitaria, certo non ha agevolato la promozione di eventi tali da poterricordare un passaggio storico epocale come fu quello rappresentato dalla nascita delle regioni, nell’avvio del processi di decentramento edi autonomia differenziata.

Calleri a Torino con Maria Callas

“La figura di nostro padre – spiega Maria Clotilde Calleri di Sala – è  sicuramente stata emblematica per l’avvio della Regione Piemonte. Nonostante la sua formazione universitaria fosse maturata in campo medico ( era laureato in Medicina con specializzazione in Otorinolaringoiatria ), la sua passione politica sorse ben presto, tanto da spingerlo ad impegnarsi per il suo territorio,  divenendo sindaco di Bricherasio, dove abitava, e  ricoprendo questo incarico dal 195q al 1960. Successivamente divenne sindaco di Moncalieri nel 1965, ma vi rimase in carica per poco perché nel luglio dello stesso anno fu dimissionario in quanto eletto Presidente del Cassa di Risparmio di Torino. Egli proveniva da una famiglia in cui risultavano centrali l’impegno per il prossimo, per la comunità e per lo Stato. Suo padre, Guido Emilio Calleri di Sala, era ammiraglio della Regia Marina ed i fratelli erano in Marina ed in Aviazione“.

“L’epoca in cui mio padre – aggiunge Guido Calleri di Sala – fu sindaco di Bricherasio coincise con gli anni Sessanta, che rappresentarono un decennio di grande trasformazione e rinascita industriale per il nostro Paese. Furono costruite, a livello locale,alcune vie di comunicazione fondamentali, servizi essenziali evenne introdotta anche, in paesi come Bricherasio, l’elettricità. Mio padre ( Edoardo Calleri di Sala) era un uomo sicuramente progressista per i tempi, nel senso che aveva perfettamente compreso l’importanza rappresentata, per il progresso del territorio,da parte della costruzione di infrastrutture. Quando ricoprì il mandato di Presidente della Regione, promosse, infatti, la costruzione del primo tratto della Torino-Bardonecchia e di un tratto della TorinoPiacenza. Diede anche avvio alla creazione di una società per la costruzione della metropolitana torinese. Negli anni in cui fu Presidente della Regione mantenne anche l’incarico di Presidente della Cassa di Risparmio di Torino, ricoperto dal 1965 “.

“Erano anni – spiega Maria Clotilde Calleri di Sala –  quelli, durante i quali mio padre fu presidente della Regione e, ancor prima,sindaco in cui fare politica aveva un significato abbastanza diverso da quello che ha assunto nella società  odierna. Chi ricopriva incarichi di responsabilità  aveva alle spalle un lungo percorso di preparazione politica, una vera e propria gavetta di “scuola politica, già a partire dagli anni giovanili, che spesso affondata le radici nello stesso associazionismo giivanile. I partiti, come la Democrazia Cristiana in cui papà ( Edoardo Calleri di Sala) militava, erano contraddistinti da correnti interne, ma tra i rappresententanti ed i militanti delle singole correnti era presente un profondo rispetto reciproco. Mio papà faceva parte della corrente dorotea, ma aveva un attimo rapporto di stima e di dialogo con Carlo Donat Cattin, esponente della corrente di sinistra della Dc, e con lo stesso Giorgio Merlo, che avrebbe ricoperto l’incarico di presidente della Commissione di Vigilanza della Rai, ed anche con Gianfranco Morgando.

Intensi e fraterni furono anche i rapporti precisa Guido Calleri di Sala con altri esponenti della Torino intellettuale e politica a lui contemporanea, quali l’esponente democristiano Silvio Lega, che è stato vicepresidente della Delegazione per le Relazioni con i Paesi della Europa dell’Est e membro della Commissione per i Bilanci, l’onorevole Giuseppe Botta, che rivesti’ il ruolo di Presidente della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera, l’onorevoleed eurodeputato Vito Bonsignore, e Rolando Picchioni, dal ’95 al ’98 Presidente del Consiglio regionale del Piemonte“.

Oggi la Fondazione Donat Cattin sta avviando un’ampia ricerca –prosegue Guido Calleri di Sala di documenti che sono la testimonianza diretta del dialogo tra esponenti politici che hanno collaborato con Carlo Donat Cattin. Siamo stati interpellati per poter raccogliere lettere scritte da nostro papà, capaci di testimoniare anche l’attiva collaborazione ed il dialogo presenti tra nostro padre elo stesso Donat Cattin anche negli anni in cui, a Torino, fu sindacoGiovanni Porcellana, esponente della DC“.

Edoardo Calleri di Sala era un politico daltri tempi e preparazione, sempre curioso nei confronti della realtà politica e civile del suo tempo, attento lettore di diversi quotidiani e, soprattutto, uomo dotato di grande temperamento.

Ricordo – conclude la figlia Maria Clotilde – la grande ampiezza di vedute politiche di nostro padre e l’importanza che per lui fu sempre rappresentata dal confronto con le altre compagini politiche. Un giorno mi portò ad assistere in piazza Castello ad un comizio tenuto da Marco Pannella perché, secondo lui, era importante conoscere a fondo il pensiero degli avversari politici, sempre da rispettare.

Mara Martellotta 

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