Italia dove vai? Da Atlantia a tutte le grandi opere

in ECONOMIA E SOCIETA'

Il senso, il consenso e la direzione del Bel Paese nel lungo tunnel della crisi – aggravata dalla pandemia del Coronavirus – sono fortemente a rischio.

Non c’è alcuna strategia sulle possibilità e sulle vie da percorrere per uscire dalle crisi che ormai durano da vent’anni.

Si dice tutto e l’esatto contrario e si ragiona solo per slogan e editti che sono privi di buon senso, illogici e deleteri.

Si parla di semplificazioni e solo al pronunciarne la parola, agli italiani, viene male. Perché ormai è assodato che ogni semplificazione sarà un nuovo tormento, complicazione e fonte di stress.

Tutti sappiamo che il ponte Morandi di Genova è crollato con lo sconquasso e perdite umane che ne sono derivate. Non tutti sanno che, nel solo Piemonte, ci sono almeno 20 ponti bisognosi di manutenzione più o meno urgente.

Torniamo al Morandi, il ponte più famoso d’Italia e a quello che lo ha sostuito che tutti vorrebbero fosse messo in funzione, ma non si sa, purtroppo, quando.

Atlantia era un nome che non diceva nulla ai più e ora è sulla bocca di tutti e le sue sorti in borsa sono fortemente penalizzate. CRT che è socia di Atlantia ha fatto uscire un comunicato denso di significati e preoccupante per il Piemonte e per l’Italia.

<<Auspichiamo che le decisioni che il Governo assumerà su ASPI-Autostrade per l’Italia siano inserite in un corretto quadro giuridico e tengano conto di tre elementi fondamentali: la credibilità dell’Italia a livello internazionale, l’impatto economico e sociale sul mondo del lavoro e sulle potenzialità di crescita del sistema infrastrutturale sempre più strategico per il Paese e, per quanto ci riguarda, il valore sociale generato dalla redistribuzione delle risorse delle Fondazioni azioniste a favore degli enti non profit del territorio: un eventuale depauperamento della capacità erogativa della filantropia per il welfare, la cultura, l’istruzione, la ricerca, la tutela dell’ambiente e altri ambiti di intervento cruciali per l’intera collettività, significherebbe una riduzione della capacità di sostegno verso i soggetti più fragili, mettendone a rischio la tenuta proprio in un momento di forte criticità per il Paese>>.

Il Cda di Fondazione CRT ha ricordato che “il territorio ha beneficiato indirettamente degli introiti costanti nel tempo derivanti dalla partecipazione di Fondazione CRT in Atlantia, risalente a 20 anni fa e pienamente coerente con la mission della Fondazione di contribuire allo sviluppo del territorio anche attraverso investimenti nelle infrastrutture”.

Noi possiamo solo aggiungere che speriamo finisca presto questo gioco al massacro e si ricominci a lavorare INSIEME!! Ma la soddisfazione del premier Giuseppe Conte, sulla soluzione trovata, non ci lascia molte speranze.

Tommaso Lo Russo

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